{"id":26635,"date":"2020-01-21T07:54:00","date_gmt":"2020-01-21T07:54:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/01\/21\/la-via-della-vita-attiva-ma-al-servizio-di-dio\/"},"modified":"2020-01-21T07:54:00","modified_gmt":"2020-01-21T07:54:00","slug":"la-via-della-vita-attiva-ma-al-servizio-di-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/01\/21\/la-via-della-vita-attiva-ma-al-servizio-di-dio\/","title":{"rendered":"La via della vita attiva, ma al servizio di Dio"},"content":{"rendered":"<p>Abbiamo detto pi\u00f9 volte che la vita terrena \u00e8 un pellegrinaggio, nel quale non si deve mai scambiare ci\u00f2 che \u00e8 transitorio per ci\u00f2 che \u00e8 assoluto, il mezzo per il fine: la vita terrena essendo il mezzo e la vita eterna essendo il fine. Abbiamo anche detto che lo strumento fondamentale per liberarsi dalla funesta illusione prospettica che fa scambiare il mezzo per il fine, il transitorio per l&#8217;assoluto, \u00e8 la liberazione dai lacci dell&#8217;io, ossia la lotta vittoriosa contro la pretesa di porre la propria coscienza al centro del mondo e di assumerla quale principio primo del reale. Ora, per spezzare i lacci dell&#8217;io, ci\u00f2 che Schopenhauer indica con il termine di <em>volont\u00e0<\/em>, contrapposta alla <em>rappresentazione<\/em> (o contemplazione distaccata), la via pi\u00f9 breve e apparentemente pi\u00f9 semplice sembrerebbe quella di ritrarsi in disparte, di rifiutare tutto ci\u00f2 che lega all&#8217;io, con le inseparabili compagne di quest&#8217;ultimo, la brama e la paura, e isolarsi in una vita di pura contemplazione. \u00c8 la via del monaco, e particolarmente del monaco di clausura; la vita dell&#8217;eremita e del cenobita; la via degli antichi Padri del deserto e dei monaci del Monte Athos. \u00c8 una via ammirevole, una via santa, una via per animi forti, capaci di puntare diritto all&#8217;essenziale, senza mai lasciarsi distrarre dalle sirene del piacere o del timore: cosa di per s\u00e9 non facile, e ancor meno facile nella temperie culturale che si respira nella societ\u00e0 moderna. La nostra considerazione e la nostra ammirazione per quanti scelgono questa via sono sconfinate: di fronte ad essi ci sentiamo molto, ma molti piccoli.<\/p>\n<p>Vi \u00e8, tuttavia, una obiezione che l&#8217;avvocato del diavolo potrebbe muovere a quel tipo di scelta: se tutti intraprendessero la via del distacco radicale <em>e materiale<\/em> dal mondo, che ne sarebbe del mondo stesso? Che ne sarebbe del matrimonio, delle famiglie, dei bambini, dell&#8217;educazione, del lavoro, delle istituzioni, delle leggi, di tutto ci\u00f2 che rende possibile, e in una certa misura anche gradevole, la vita degli uomini in mezzo ai loro simili? O, quanto meno, che le imprime un certo ordine, una certa concordia, tenendo a bada le mille forze della dissoluzione che sono sempre in agguato, dentro e fuori dall&#8217;animo umano, per distruggere la civile convivenza e per trasformare la societ\u00e0 in una foresta insanguinata di belve sempre pronte a saltare l&#8217;una alla gola dell&#8217;altra, per azzannarla e divorarla? La via del distacco \u00e8 senza dubbio la via perfetta: non vi \u00e8 alcun dubbio, peraltro, che il vero distacco \u00e8 il distacco compassionevole, nel quale l&#8217;asceta, o il monaco, o l&#8217;eremita, dedicano tutto il loro tempo al servizio di Dio, pregandolo incessantemente perch\u00e9 assista e sostenga tutti quelli che sono rimasti avvinti ai lacci dell&#8217;io, e la vita dei quali \u00e8 simile all&#8217;andare a tentoni di un cieco che si muove in un luogo a lui sconosciuto. E tuttavia, si potrebbe obiettare, senza con ci\u00f2 sminuire in alcun modo l&#8217;efficacia della preghiera &#8212; la quale anzi, ne siamo convinti, \u00e8 come un parafulmine che protegge l&#8217;umanit\u00e0 da calamit\u00e0 ancor peggiori di quelle che l&#8217;affliggono &#8212; che l&#8217;uomo \u00e8 pur sempre una creatura socievole; e che pertanto il ritiro drastico dal mondo implica una sorta di menomazione della sua facolt\u00e0 naturale ed essenziale, e si configura, perci\u00f2, almeno sotto un certo punto di vista, come qualcosa d&#8217;innaturale. Davvero Dio chiede agli uomini un tale sacrificio, una tale rinuncia? O, per dir meglio: davvero la chiede a <em>tutti<\/em> gli uomini, senza discriminare fra quelli che la sanno affrontare con lo spirito giusto, e quelli che, pur adattandovisi, ne soffrirebbero intimamente e perci\u00f2 non sarebbero di vera utilit\u00e0 n\u00e9 a se stessi, n\u00e9 agli altri? La natura umana, anche questo \u00e8 un concetto che abbiamo ribadito pi\u00f9 e pi\u00f9 volte, tende alla felicit\u00e0. Ora, se nella natura umana \u00e8 inscritto come essenziale l&#8217;istinto della socialit\u00e0, spezzare un tale istinto e calpestarne l&#8217;intimo bisogno equivale certamente a una forzatura, a una violenza, che, se pu\u00f2 dare frutti straordinari in alcune anime elette, in altre non potr\u00e0 mai mettere saldamente radici, e, anche se lo facesse, darebbe vita a una pianta contorta, ripiegata su se stessa, palesemente sofferente, ed ad una vita assai infelice. Una contro-obiezione \u00e8 che l&#8217;uomo non potr\u00e0 mai essere felice finch\u00e9 si ostina restar legato alle brame e alle paure dell&#8217;io e non compie il passo decisivo che gi\u00e0 in questo pellegrinaggio terreno lo pu\u00f2 trasformare da bruco in una meravigliosa farfalla. \u00c8 un discorso ragionevole. Resta per\u00f2 il fatto che, per molti esseri umani, il distacco radicale dal mondo comporterebbe il sacrificio della loro natura pi\u00f9 profonda; e inoltre resta l&#8217;obiezione che, se tutti scegliessero questa via, la societ\u00e0 imploderebbe nel giro di pochi mesi, di pochi giorni. Se la via \u00e8 perfetta, non pu\u00f2 avere risultati disastrosi: dunque, \u00e8 chiaro che questa via \u00e8 perfetta, ma solo per una piccola minoranza di persone; mentre non lo \u00e8 per tutte le altre. Resta la necessit\u00e0 di mettere a fuoco il vero scopo e il vero significato della vita terrena: una preparazione all&#8217;eternit\u00e0, e quindi una preparazione al distacco dal mondo. Il distacco, alla fine della vita terrena, ci sar\u00e0 comunque; e anche nel corso di essa, non vi \u00e8 forse una serie continua di distacchi dalle persone care, dalle cose e dalle abitudini pi\u00f9 dolci e amate? E dunque: non \u00e8 forse cosa saggia, non \u00e8 cosa umana, predisporre l&#8217;animo, mediante una sana disciplina, a vedere il distacco scelto volontariamente, giorno per giorno, non come la via del masochismo (come predica la cultura moderna; o della nevrosi, come insegna la psicanalisi) ma come la via della chiarificazione interiore e della fortificazione spirituale? Chi non si prepara mai al distacco, fatalmente si trover\u00e0 impreparato quando giunger\u00e0: e non \u00e8 un&#8217;amara ironia sapere che alla fine ci attende un&#8217;ardua prova, e non dedicare mai un po&#8217; di tempo, concentrazione ed energia per imparare ad affrontarla?<\/p>\n<p>Accanto alla via del distacco radicale c&#8217;\u00e8 dunque un&#8217;altra possibile via, sempre fondata sul distacco dal mondo, per\u00f2 senza cercare l&#8217;isolamento da esso: la via della vita attiva, spesa per\u00f2 nel costante servizio di Dio, cio\u00e8 vissuta come se altro scopo non avesse &#8212; e in effetti non ha &#8212; che uniformarsi in tutto e per tutto alla volont\u00e0 divina. \u00c8 la via del guerriero o, per usare l&#8217;espressione della <em>Bhagavad-Gita<\/em>, la via del <em>servizio devozionale<\/em>, ossia del Karma-yoga, che non va inteso come sinonimo di sevizio sacerdotale, ma come sinonimo di servizio totale, di offerta totale di s\u00e9, pur rimanendo al proprio posto nella societ\u00e0: come moglie o marito, come padre o figlio, come lavoratore o soldato, adottando, per\u00f2, una prospettiva totalmente nuova rispetto a quella di prima: la prospettiva di chi ha compreso che Dio \u00e8 l&#8217;Alfa e l&#8217;Omega di ogni cosa e che tutto ci\u00f2 che si conforma a Lui, \u00e8 buono, mentre tutto ci\u00f2 che a Lui si ribella o resiste, non pu\u00f2 essere che cattivo. Le due vie del distacco, la via del distacco radicale e quella della vita attiva, ma vissuta nella totale confidenza in Dio, sono bene illustrate nel quinto capitolo del <em>Canto del Divino<\/em>, parte del grandioso poema epico-religioso <em>Mahabaratha<\/em>. In esso il dio Krsna in persona fornisce al nobile Arjuna &#8212; uno dei fratelli Pandava, figlio del dio Indra -, nell&#8217;imminenza della battaglia di Kuruksetra, che durer\u00e0 ben diciotto giorni, le istruzioni necessarie a vivere una vita attiva, e perfino ad affrontare uno scontro sanguinoso contro gente della sua stessa stirpe, senza mai perdere il distacco dalle cose terrene e restando intimamente unito a Lui, il Signore Supremo (da: <em>La Bhagavad-Gita cos\u00ec com&#8217;\u00e8<\/em>, traduzione di Bhaktivedanta Swami Prabhupada, The Bhaktivedanta Book Trust International, 1997, pp. 217-246):<\/p>\n<p><em>1. Arjuma disse: Krsna, prima Tu mi chiedi di rinunciare all&#8217;azione, poi mi consigli di agire cin devozione. Per favore, spiegami ora in modo definitivo quale delle due vie \u00e8 la migliore.<\/em><\/p>\n<p><em>2. Dio, la Persona Suprema, rispose: La rinuncia all&#8217;azione e l&#8217;azione devozionale conducono entrambe alla liberazione, ma tra le due l&#8217;azione devozionale \u00e8 la migliore.<\/em><\/p>\n<p><em>3. Chi non disdegna n\u00e9 desidera i frutti delle proprie attivit\u00e0 \u00e8 sempre situato nella rinuncia. O Arjuna dalle braccia potenti, tale persona, libera da ogni dualit\u00e0, scioglie facilmente i legami della materia ed completamente liberata.<\/em><\/p>\n<p><em>4. Soltanto l&#8217;ignorante sosterr\u00e0 che il servizio devozionale [karma-yoga] \u00e8 differente dallo studio analitico del modo materiale [sankhya]. I veri eruditi affermano che seguendo con seriet\u00e0 una di queste vie si ottiene il medesimo risultato.<\/em><\/p>\n<p><em>5. La persona consapevole che il fine raggiunto con lo studio analitico pu\u00f2 essere ottenuto anche col servizio devozionale, e perci\u00f2 considera sullo stesso piano la via dello studio analitico e la via del servizio devozionale, vede le cose nella loro realt\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>6. La semplice rinuncia all&#8217;attivit\u00e0, sena l&#8217;impegno nel servizio di devozione al Signore, non pu\u00f2 rendere felici. Una persona riflessiva, impegnata nel servizio devozionale, raggiunge invece il Supremo senza indugio.<\/em><\/p>\n<p><em>7. L&#8217;uomo che agisce in devozione, l&#8217;anima pura, maestro dei sensi e della mene, \u00e8 caro a tutti e tutti sono cari a lui. Sebbene sia sempre attivo, non \u00e8 mai condizionato.<\/em><\/p>\n<p><em>8-9. L&#8217;uomo situato in una coscienza divina, sebbene sia impegnato nel vedere, toccare, odorare, mangiare, spostarsi dormire e respirare, sa interiormente che in realt\u00e0 non sta agendo affatto. Mentre parla, evacua, riceve, apre o chiude gli occhi \u00e8 sempre consapevole che soltanto sensi materiali sono impegnati con i loro oggetti, mentre lui non ha alcun legame con queste azioni.<\/em><\/p>\n<p><em>10. Chi compie il proprio dovere senza attaccamento, offrendo i frutti al Signore Supremo, non \u00e8 toccato dal peccato, come la foglia del loto non \u00e8 toccata dall&#8217;acqua.<\/em><\/p>\n<p><em>11. Abbandonando ogni attaccamento, gli yogi agiscono col corpo, con la mente, con l&#8217;intelligenza e anche con i sensi al solo scopo di purificarsi.<\/em><\/p>\n<p><em>12. L&#8217;anima fissa nella devozione raggiunge una pace perfetta perch\u00e9 offre a Me il risultato di tutte le sue attivit\u00e0, mentre una persona che non \u00e8 unita col Divino, ed \u00e8 avida dei frutti del proprio lavoro, rimane condizionata.<\/em><\/p>\n<p><em>13. Quando l&#8217;essere incarnato domina la sua natura e con la mente rinuncia a ogni azione, risiede felicemente nella citt\u00e0 dalle nove porte [il corpo materiale] senza compiere o causare alcuna azione.<\/em><\/p>\n<p><em>14. L&#8217;anima incarnata, maestra della citt\u00e0 del corpo, non genera alcuna attivit\u00e0, non indice gli altri ad agire n\u00e9 crea i frutti dell&#8217;azione. Tutto ci\u00f2 \u00e8 opera delle influenze della natura materiale.<\/em><\/p>\n<p><em>15. Il Signore Supremo non \u00e8 mai responsabile delle attivit\u00e0 pie o colpevoli di qualcuno. Gli esseri incarnati, invece, rimangino confusi a causa dell&#8217;ignoranza che copre la loro vera conoscenza.<\/em><\/p>\n<p><em>16. Ma quando si \u00e8 illuminati dalla conoscenza, da cui l&#8217;ignoranza \u00e8 distrutta, sar\u00e0 questa conoscenza a rivelare ogni cosa, come il sole illumina ogni cosa durante il giorno.<\/em><\/p>\n<p><em>17. Quando l&#8217;uomo ripone l&#8217;intelligenza, la mente, la fede ne Supremo, e trova in lui il proprio rifugio, si libera da ogni dubbio grazie alla conoscenza completa e cos\u00ec procede con passo sicuro sul sentiero della liberazione.<\/em><\/p>\n<p><em>18. Illuminati dalla vera conoscenza, gli umili saggi vedono con occhio uguale il brahamana nobile ed erudito, la mucca, l&#8217;elefante, il cane e il mangiatore di cani [l&#8217;intoccabile].<\/em><\/p>\n<p><em>19. Coloro che hanno la mente sempre equilibrata ed equanime hanno gi\u00e0 vinto la nascita e la morte. Infallibili come il Brahman, sono gi\u00e0 situati nel Brahman.<\/em><\/p>\n<p><em>20. La persona che non si rallegra nell&#8217;ottenere ci\u00f2 che \u00e8 piacevole e non si lamenta nel subire ci\u00f2 che \u00e8 spiacevole, che ha l&#8217;intelligenza fissa sull&#8217;anima, che non \u00e8 mai confusa e conosce la scienza di Dio, \u00e8 gi\u00e0 situata nella Trascendenza.<\/em><\/p>\n<p><em>21. Questa persona liberata non \u00e8 attratta dal piacere materiale dei sensi, ma \u00e8 sempre in estasi perch\u00e9 gode di un piacere interiore. Cos\u00ec la persona realizzata prova una felicit\u00e0 senza limiti perch\u00e9 si concentra sul Supremo.<\/em><\/p>\n<p><em>22. La persona intelligente si tiene lontana dalle fonti della sofferenza, determinate dal contatto dei sensi con la materia. O figlio di Kunti, tali piaceri hanno un inizio e una fine, perci\u00f2 l&#8217;uomo saggio non se ne compiace.<\/em><\/p>\n<p><em>23. Colui che prima di lasciare il corpo impara a tollerare le spinte dei sensi materiali e a frenare l&#8217;impulso del desiderio e della collera \u00e8 ben situato ed \u00e8 felice anche in questo mondo.<\/em><\/p>\n<p><em>24. Colui che gode di una felicit\u00e0 interiore, che \u00e8 attivo e gioisce all&#8217;interno di s\u00e9 e il cui scopo \u00e8 interiore, \u00e8 veramente il mistico perfetto. \u00c8 liberato nel Supremo e alla fine raggiunger\u00e0 il Supremo.<\/em><\/p>\n<p><em>25. Coloro che hanno superato la dualit\u00e0 che nasce dal dubbio, che volgono la mente verso l&#8217;interno, che agiscono sempre per il bene di tutti gli esseri e sono liberi da ogni colpa, raggiungono la liberazione nel Supremo.<\/em><\/p>\n<p><em>26. Coloro che sono liberi dalla collera e dai desideri materiali, che sono spiritualmente realizzati, che hanno il controllo di s\u00e9 e si sforzano costantemente di raggiungere la perfezione, sono scuri di ottenere la liberazione nel Supremo in un futuro molto prossimo.<\/em><\/p>\n<p><em>27-28. Chiudendosi agli oggetti esterni dei sensi, tenendo gli occhi e lo sguardo fisso tra le sopraciglia, sospendendo l&#8217;aria inspirata e l&#8217;aria espirata all&#8217;interno delle narici e controllando cos\u00ec la mente, i sensi e l&#8217;intelligenza, lo spiritualista che aspira alla liberazione si svincola dal desiderio, dalla paura e dalla collera. Chi rimane sempre in questa condizione \u00e8 certamente liberato.<\/em><\/p>\n<p><em>29. Sapendo che Io sono il beneficiario supremo di tutti i sacrifici e di tutte le austerit\u00e0, il Signore Supremo di tutti i pianeti e di tutti gli esseri celesti, l&#8217;amico e il benefattore di tutti gli esseri viventi, la persona pienamente cosciente di Me trova sollievo alle miserie materiali e ottiene la pace.<\/em><\/p>\n<p>Al di l\u00e0 dei motivi dottrinari specifici, tutti interni al bramanesimo, con gli sforzi dell&#8217;autore per far convergere le dottrine del Vedanta, del Samkhya e dello Yoga, nella <em>Bhagavad-Gita<\/em> in generale, e in questo capitolo in particolare, ci troviamo in presenza di un testo dalla spiritualit\u00e0 superba, una di quelle opere ispirate che parlano alla mente e al cuore di tutti gli uomini e che possono fornire materia di riflessione e di edificazione anche per un cristiano. Nessuno si meravigli di questa nostra affermazione, che non ha nulla a che vedere col relativismo culturale o con l&#8217;indifferentismo religioso e tanto meno col sincretismo. Anche se abbiamo sempre sostenuto che, specie in questi tempi di somma (e voluta) confusione dottrinale e morale, bisogna assolutamente evitare ogni commistione fra il cattolicesimo e le altre religioni; anche se per questo motivo abbiamo sempre considerato il dialogo interreligioso, che nasce con la <em>Nostra aetate<\/em> del 1965, come l&#8217;inizio di una pericolosissima deriva relativista e auto-dissolutrice del cattolicesimo; e l&#8217;introduzione dell&#8217;idolo Pachamama nella basilica di San Pietro, nell&#8217;ottobre 2019, come l&#8217;inizio della fine per la Chiesa cattolica (tanto che monsignor Vigan\u00f2 ha dichiarato, giustamente, che la basilica di San Pietro dovrebbe essere riconsacrata, dopo quella incredibile profanazione pagana), qui \u00e8 di tutt&#8217;altra cosa che stiamo parlando. Che in alcune &#8212; <em>alcune<\/em>, non tutte &#8211; delle altre religioni possa risplendere un raggio della luce divina; che in alcuni testi non cristiani, anche se non divinamente ispirati, possa rifulgere lo splendore della Verit\u00e0 che guida e chiama a s\u00e9 tutti gli uomini di retto sentire, questa \u00e8 una convinzione che non occorre essere fautori entusiasti del Concilio Vaticano II o del pluralismo religioso per ammettere e riconoscere. Non vi \u00e8 alcun dubbio che Dio, nella sua infinita misericordia, fornisce agli uomini tutti gli strumenti possibili perch\u00e9 essi vedano e riconoscano la Verit\u00e0 e possano guadagnare la salvezza; e oltre alla sua Rivelazione, interamente compiuta con l&#8217;Incarnazione del suo Figlio, si \u00e8 compiaciuto di parlare agli uomini delle diverse culture anche per mezzo della retta ragione naturale. Ora, siamo certi &#8212; \u00e8 una nostra personale convinzione, ma riteniamo che possa essere largamente condivisa &#8212; che nel testo sopra riportato brilla appunto quella luce divina che aiuta gli uomini a rivolgere i passi nella giusta direzione per la ricerca dell&#8217;unico e vero Dio. Per farne la prova, si rilegga il testo e lo si mediti alla luce della coscienza cristiana: siamo certi che il novanta per cento delle cose che dice sono perfettamente compatibili con il Vangelo e con la luce portata nel mondo da Ges\u00f9 Cristo. In quelle frasi non vi \u00e8 nulla che contrasti irrimediabilmente con la sana teologia cattolica, da san Paolo, a sant&#8217;Agostino, a san Tommaso d&#8217;Aquino. E quel dieci per cento che non si adatta (in particolare, la dottrina della reincarnazione delle anime, la quale peraltro qui non viene esplicitata) pu\u00f2 essere tranquillamente tralasciato, in un&#8217;ottica cristiana, senza che ne soffrano la coerenza e la validit\u00e0 dell&#8217;insieme. Ci\u00f2 che ha scritto l&#8217;autore della <em>Bhagaavad-Gita<\/em> ha un significato universale, che trascende i limiti della cultura in cui \u00e8 nata e tocca le corde dell&#8217;autentica spiritualit\u00e0. La spiritualit\u00e0 \u00e8 l&#8217;orientamento dell&#8217;anima verso il divino; e bench\u00e9 naturalmente esista una specifica spiritualit\u00e0 cristiana, vi \u00e8 pure una spiritualit\u00e0 generale che trascende i singoli ambiti religiosi e avvicina a Dio tutte le anime che Lo cercano con purezza di cuore. Esistono anche delle forme spurie di spiritualit\u00e0, delle spiritualit\u00e0 farlocche, ad esempio quelle dei vari culti New Age; ma il discorso, per la <em>Bhagavad-Gita<\/em>, \u00e8 ben altro. Qui siamo in presenza di una riflessione teologica e di una ricerca di Dio che hanno una storia millenaria e nelle quali si riversa quanto di meglio ha elaborato la ragione naturale, guidata da una fede profonda anche se non ancora diretta verso l&#8217;unico e vero Dio. E il messaggio che ricaviamo dal capitolo quinto \u00e8 che il distacco dell&#8217;anima dalle cose terrene si pu\u00f2 raggiungere, oltre che per la via dell&#8217;ascesi, anche per la via del servizio devozionale. L&#8217;autore si spinge a dire che questa \u00e8 la pi\u00f9 perfetta. Noi non arriviamo a tanto: \u00e8 certo che entrambe conducono alla meta, la pace del Signore&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo detto pi\u00f9 volte che la vita terrena \u00e8 un pellegrinaggio, nel quale non si deve mai scambiare ci\u00f2 che \u00e8 transitorio per ci\u00f2 che \u00e8<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[117],"class_list":["post-26635","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-dio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26635","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26635"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26635\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26635"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26635"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26635"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}