{"id":26630,"date":"2021-01-13T08:04:00","date_gmt":"2021-01-13T08:04:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/01\/13\/la-verita-e-e-resta-la-questione-ineludibile-e-decisiva\/"},"modified":"2021-01-13T08:04:00","modified_gmt":"2021-01-13T08:04:00","slug":"la-verita-e-e-resta-la-questione-ineludibile-e-decisiva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/01\/13\/la-verita-e-e-resta-la-questione-ineludibile-e-decisiva\/","title":{"rendered":"La verit\u00e0 \u00e8 e resta la questione ineludibile e decisiva"},"content":{"rendered":"<p>Il mondo moderno, la cosiddetta cultura moderna e, purtroppo, anche la filosofia moderna, sono il mondo, la cultura e la filosofia della chiacchiera, della <em>d\u00f2xa<\/em>, dell&#8217;opinione, non dell&#8217;<em>epist\u00e9me<\/em>, della certezza e perci\u00f2 della conoscenza certa e sicura. La grande vittima della civilt\u00e0 moderna, se civilt\u00e0 si pu\u00f2 chiamare la distruzione di ogni tradizione, di ogni principio gerarchico ed ogni trascendenza, \u00e8 stata prima di ogni cosa l&#8217;<em>al\u00e9theia<\/em>, la verit\u00e0. Si usa dire che la prima vittima della guerra \u00e8 la verit\u00e0, nel senso che la guerra richiede che ciascuna delle parti combattenti costruisca una narrazione degli eventi che risponde ai fini della propaganda, il che significa automaticamente sacrificare, in parte o del tutto, e non casualmente ma intenzionalmente e sistematicamente, i diritti della verit\u00e0. Ebbene, la stessa cosa si pu\u00f2 dire per la civilt\u00e0 moderna, che \u00e8 il frutto di una guerra permanente dell&#8217;uomo contro se stesso, dell&#8217;uomo contro Dio e di una classe contro l&#8217;altra. Non ci si lasci ingannare dal carattere apparentemente pacifico e dalle declamazione retoriche degli intellettuali moderni: fin dall&#8217;inizio il loro scopo \u00e8 stato quello di condurre a fondo, ossia fino alla distruzione del loro nemico, la triplice guerra di cui abbiamo detto. Si prenda in mano un qualsiasi volume, si legga una qualsiasi voce della <em>Encyclop\u00e9die<\/em>, il testo fondativo della visione moderna del mondo, opera della massoneria illuminista, ovvero dell&#8217;illuminismo massonico (le due cose sono inseparabili): non vi si trover\u00e0, se non in apparenza, un&#8217;esposizione oggettiva dei fatti, ma una narrazione estremamente partigiana e faziosa, profondamente intollerante a dispetto dello sbandierato principio di tolleranza. Vi si trover\u00e0 invece un livore, un astio, un odio patologico per il passato, per la storia, per la tradizione, per lo spirito, per tutto ci\u00f2 che non \u00e8 di natura materiale, n\u00e9 \u00e8 spiegabile e dimostrabile scientificamente, e per tutto ci\u00f2 che non \u00e8 immanente e non si presta alla costruzione di quel Mondo Nuovo che gi\u00e0 filosofi come Francis Bacon avevano immaginato, e che scienziati come Galilei avevano auspicato (si pensi alla sua formula di <em>rifare &#8216;e cervelli<\/em>), il mondo della Fratellanza Universale e dell&#8217;umanesimo col grembiulino. \u00c8 penoso e indigesto leggere voci come quelle dedicate alla religione, a ci\u00f2 che \u00e8 spirituale o soprannaturale: vi si trova una totale incomprensione, una totale ignoranza, un totale rifiuto, atteggiamenti che hanno messo radici e fatto scuola, visto che ancora oggi il tipico intellettuale progressista \u00e8 del tipo di Piergiorgio Odifreddi, il quale pare uscito, pari, pari, dallo stampino della <em>Encyclop\u00e9die<\/em>.<\/p>\n<p>Ora, se si vuole uscire dalla palude malsana della modernit\u00e0; se si vuole riconquistare una vita a misura d&#8217;uomo; se si vogliono affilare le armi con le quali difendersi dalle continue aggressioni provenienti dal potere, sempre pi\u00f9 spietato e sempre pi\u00f9 intenzionato a derubare gli uomini non solo delle cose materiali, ma anche dei beni spirituali e della loro stessa anima; in breve, se si vuole conservare il proprio statuto ontologico di esseri umani e non rassegnarsi a regredire ad una condizione sub-antropologica, \u00e8 assolutamente indispensabile recuperare la nozione della verit\u00e0 e la fiducia di poterla ragionevolmente riconoscere, almeno nei termini e nei limiti che sono connaturati alla condizione di creatura. Ora, filosoficamente parlando, il concetto della verit\u00e0 si avvicina molto al realismo gnoseologico, anche se non coincide del tutto con esso, nel senso che bisogna essere sempre consapevoli del fatto che la verit\u00e0 \u00e8 un&#8217;approssimazione, non un possesso pieno e incondizionato, e che le cose potrebbero non essere come sembrano, anche se \u00e8 sbagliato presupporre che non lo siano affatto, mai o quasi mai, secondo la suggestiva immagine del diavoletto di Cartesio, il quale si divertirebbe ad ingannarci, facendoci cadere nella trappola delle false apparenze. E questo per la buona ragione che l&#8217;esperienza, maestra tra di vita, ci mostra che la totale discordanza fra la cosa come appare e la cosa come \u00e8, rappresenta piuttosto l&#8217;eccezione che la regola. La regola \u00e8 che se vediamo del fumo, deve esserci un fuoco; se l&#8217;acqua ghiaccia nelle pozzanghere, deve aver fatto molto freddo; e se una persona lavora seriamente e realisticamente, riesce a portare a termine il compito che si era prefissato.<\/p>\n<p>Certo, a questo punto sarebbe necessario fare una distinzione: perch\u00e9 dire <em>la cosa come \u00e8<\/em> implica una certa quale forzatura logica, anche se, nella sfera della vita pratica, del tutto naturale e necessaria: la cosa in se stessa, infatti, a rigore non la conosce nessuno, se non Dio, che ne \u00e8 il creatore, e nella cui mente era presente ancor prima che il mondo cominciasse ad esistere. Perci\u00f2 quando diciamo, sulla scia della buona filosofia classica, di Aristotele e di san Tommaso d&#8217;Aquino &#8211; buona filosofia che, guarda caso, \u00e8 d&#8217;impianto solidamente realistico, ossia ammette che le cose sono stanzialmente quello che concretamente noi esperiamo e quello che per noi \u00e8 intelligibile -, quando diciamo che di regola vi \u00e8 una concordanza fra la cosa come \u00e8 e la cosa come appare, non intendiamo altro che questo: che la cosa appare cos\u00ec come <em>a noi<\/em> appare, non gi\u00e0 tuttavia in maniera arbitraria e soggettivistica (o addirittura solipsistica), bens\u00ec secondo delle costanti che sono:<\/p>\n<p>a): <em>logiche<\/em>: essenzialmente il principio di non contraddizione;<\/p>\n<p>b) <em>fisiche<\/em>: l&#8217;alta improbabilit\u00e0 teorica, ossia l&#8217;impossibilit\u00e0 pratica, che le cose smentiscano la propria natura;<\/p>\n<p>c) <em>storiche<\/em>: la coscienza che le cose mutano nel tempo, perch\u00e9 la realt\u00e0 \u00e8 movimento, il che non toglie che siano sempre le stesse, anche se assumono apparenze mutevoli nell&#8217;arco degli anni, dei secoli o dei millenni.<\/p>\n<p>Tra i filosofi contemporanei, quello che si \u00e8 maggiormente impegnato per ristabilire il concetto della verit\u00e0 nei termini del realismo (aristotelico e tomistico) \u00e8 stato monsignor Antonio Livi (Prato, 25 agosto 1938-Roma, 2 aprile 2020), gi\u00e0 decano della Facolt\u00e0 di Filosofia della Pontificia Universit\u00e0 Lateranense, la cui scomparsa, durante il <em>lockdown<\/em> per il Covid-19, \u00e8 passata pressoch\u00e9 inosservata, al di fuori della cerchia ristretta dei suoi amici ed estimatori, cos\u00ec come inosservata era stata la persecuzione da lui subita, in silenzio e con estrema dignit\u00e0, ad opera del clero bergogliano, a causa delle sue nette e coraggiose prese di posizione contro la sistematica adulterazione della dottrina cattolica. Basti dire che i giornali che per anni e anni erano stati fieri di ospitare i suoi splendidi articoli, come <em>L&#8217;Avvenire<\/em>, lo avevano completamente scaricato, ospitando al contrario degli articoli nei quali veniva attaccato in maniera vergognosa; che gli era stato tolto lo stipendio di presbitero; che i suoi lavori accademici venivano ignorati o rifiutati dalla librerie cattoliche, le stesse che tanto volentieri espongo i libri di eretici come Enzo Bianchi o di teologi insignificanti come Vito Mancuso; mentre il mondo delle scuole superiori e delle universit\u00e0 ha sostanzialmente ignorato il suo eccellente manuale in tre volumi <em>La filosofia e la sua storia<\/em>, sul quale migliaia di giovani avrebbero potuto entrare nel mondo degli studi filosofici da una prospettiva autenticamente cristiana e al tempo stesso apprendere l&#8217;amore per il pensiero razionale attraverso una metodologia speculativa rigorosa, chiara, impeccabile. Ma lasciando da parte, in questa sede, il triste capitolo del silenzio voluto, con il quale si \u00e8 voluto punire il sacerdote coerente e il filosofo indisponibile ai compromessi, proprio come era gi\u00e0 accaduto all&#8217;ottimo Cornelio Fabro, dobbiamo ricordare che ad Antonio Livi spetta il vanto, in questi tempi di relativismo e pensiero debole, d&#8217;aver rimesso in auge il fondamento stesso del &quot;pensare forte&quot;, vale a dire quella che \u00e8 conosciuta come la filosofia del senso comune, della quale \u00e8 stato uno dei massimi esponenti (come il suo maestro \u00c9tienne Gilson).<\/p>\n<p>Secondo Livi, ciascuno possiede delle certezze intime, naturali e incontestabili, anteriormente a qualsiasi ragionamento; certezze che derivano dall&#8217;esperienza immediata e che, essendo universali e necessarie, sono a loro volta la base di ogni ulteriore conoscenza. Le certezze fondamentali sono:<\/p>\n<p>a) l&#8217;esistenza del mondo, formato da un insieme di enti in movimento;<\/p>\n<p>b) l&#8217;esistenza dell&#8217;io, che si coglie nell&#8217;atto di conoscere il mondo (cosa ben diversa dal <em>cogito<\/em> cartesiano, che \u00e8 il risultato di una riflessione <em>ad exludendum<\/em> e non di un dato immediato della coscienza);<\/p>\n<p>c) la certezza di altri soggetti, riconosciuti come simili a s\u00e9;<\/p>\n<p>d) la certezza di una legge morale che regola i rapporti di libert\u00e0 e responsabilit\u00e0 fra l&#8217;io e gli altri;<\/p>\n<p>e) la certezza di Dio quale causa prima e causa finale di tutto ci\u00f2 che esiste.<\/p>\n<p>Ciascuna di queste certezze costituisce, di per s\u00e9; un&#8217;evidenza: non il risultato di una speculazione, ma un dato della coscienza che si pone come fondamento di ogni altro dato di realt\u00e0 e di ogni atto del pensare, del volere e dell&#8217;agire. Monsignor Livi ha dedicato gran parte della sua attivit\u00e0 di ricerca all&#8217;analisi di queste evidenze ed \u00e8 arrivato a dimostrare che esse, in effetti, sono il telaio sul quale si fonda e si sviluppa ogni altra conoscenza, e senza il quale nessun conoscere sarebbe possibile. Gli uomini, pertanto, se non disponessero di tali evidenze, vagherebbero a tentoni nel buio, come ciechi o ubriachi: e il dramma della civilt\u00e0 moderna \u00e8 appunto quello di aver dapprima posto in dubbio (il dubbio sistematico delle filosofie razionaliste, Cartesio <em>in primis<\/em>), e poi demolito e abbandonato, ogni fede nella possibilit\u00e0 di una conoscenza immediata e naturale, come quella descritta e studiata da Antonio Livi. Il metodo da questi utilizzato \u00e8 stato quello della <em>presupposizione<\/em> e <em>della logica aletica<\/em>: possiamo considerare la conoscenza umana da qualsiasi lato, ma non riusciremo mai ad ammettere che l&#8217;uomo effettivamente conosce qualcosa, e che questo suo conoscere gli permette di agire razionalmente nel mondo, se non ammettiamo che \u00e8 reso possibile da un substrato di evidenze naturali, che sono la base di partenza per tutti i movimenti ulteriori della sua mente, da quelli del bambino che arriva a toccare gli oggetti visti per la prima volta, a quelli del matematico o del filosofo che spingono i loro ragionamenti sino alle soglie del concetto d&#8217;infinito. La logica aletica, poi, ha permesso a Livi di indagare non solo la possibilit\u00e0 di conoscere veracemente, ma anche di stabilire <em>in che modo<\/em> una determinata affermazione deve considerarsi vera o non vera. Infatti ci sono molti casi nei quali una proposizione non \u00e8, di per se stessa, n\u00e9 vera n\u00e9 falsa, ma diviene vera o falsa a seconda del sistema olistico nel quale \u00e8 inserita, e che ha a che fare con la categoria della possibilit\u00e0, una tipica categoria esistenziale (che ci permette di stabilire un ponte ideale fra il pensiero di Livi, quello del suo collaboratore Cornelio Fabro e quello del filosofo pi\u00f9 amato e studiato da Fabro stesso, Kierkegaard). Nella realt\u00e0 fattuale dell&#8217;esistenza, i fatti, le cose, non si pongono come veri o falsi in senso astratto, ma acquistano verit\u00e0 o falsit\u00e0 in base a come vengono declinati nella categoria del possibile. Dal punto di vista della logica aletica, per esempio, bisogna prima stabilire se la vetta di una certa montagna, in un certo momento, \u00e8 materialmente accessibile, o no; se non lo \u00e8, poniamo per un&#8217;eruzione vulcanica che ha provocato una colata di lava bollente, l&#8217;affermazione che Mario l&#8217;ha conquistata percorrendo proprio quel versante assume immediatamente un connotato di non verit\u00e0. Ricordiamo che la verit\u00e0 di una cosa consiste nella concordanza fra il giudizio e la cosa stessa: e se \u00e8 vero che i fatti si impongono alle teorie, \u00e8 altrettanto vero che i fatti logicamente impossibili devono essere esclusi dal panorama della conoscenza, perch\u00e9 servono solo ad ingombrarlo di materiali inutili.<\/p>\n<p>Citiamo dalla <em>Enciclopedia della Matematica<\/em> della Treccani, edizione 2013:<\/p>\n<p><em>[La] logica aletica (dal greco al\u00e9theia, &quot;verit\u00e0&quot;) particolare una logica modale, che non si limita, come la logica classica, a determinare se una proposizione \u00e8 vera o falsa, ma si spinge a indagare le modalit\u00e0 con cui una proposizione pu\u00f2 essere vera o falsa. Per esempio, una frase come \u00abMarco potrebbe perdere il posto di lavoro\u00bb non rientra nei canoni della logica classica perch\u00e9, contenendo un&#8217;idea di possibilit\u00e0, non \u00e8 definitivamente vera o falsa. Il modo in cui una proposizione \u00e8 vera (NECESSARIAMENTE o POSSIBILMENTE vera) \u00e8 chiamato &quot;aletica&quot; ed \u00e8 stato oggetto di studio di logici e filosofi a partire da Aristotele. I concetti di POSSIBILIT\u00c0 e di NECESSIT\u00c0 sono formalizzati per mezzo dei cosiddetti OPERATORI ALETICI: gli operatori del POSSIBILE (\u00ab\u00e8 possibile che&#8230;\u00bb e del NECESSARIO (\u00abnon \u00e8 possibile che non&#8230;\u00bb).<\/em><\/p>\n<p>In definitiva, monsignor Livi ha avuto l&#8217;immenso merito di rimettere il <em>senso comune<\/em>, inteso non come banale buon senso (che \u00e8 una cosa completamente diversa) ma il senso comune della normale esistenza umana, a fondamento di ogni sistema gnoseologico. Inutile dire che la sua posizione \u00e8 stata criticata tanto dai sostenitori del pensiero debole, come Gianni Vattimo, quanto dai fautori di una concezione di tipo parmenideo, come Emanuele Severino; gli uni e gli altri, da versanti opposti, hanno lanciato contro la filosofia del senso comune l&#8217;accusa di semplicismo e di non tener conto dell&#8217;effettiva complessit\u00e0 e problematicit\u00e0 del fenomeno del conoscere. Ma sono parole che abbiamo gi\u00e0 sentito tante, troppe volte: il reale \u00e8 complesso, il reale \u00e8 problematico; dunque bisogna negare ogni valore di certezza al conoscere e contentarsi dell&#8217;opinione. Ma se davvero il pensiero deve ridursi ad opinione, tanto vale gettare nel cestino la filosofia, e dedicarsi a passatempi pi\u00f9 utili.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mondo moderno, la cosiddetta cultura moderna e, purtroppo, anche la filosofia moderna, sono il mondo, la cultura e la filosofia della chiacchiera, della d\u00f2xa, dell&#8217;opinione,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[97,141,241,263],"class_list":["post-26630","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-aristotele","tag-filosofia","tag-san-tommaso-daquino","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26630","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26630"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26630\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26630"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26630"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26630"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}