{"id":26624,"date":"2022-03-02T10:10:00","date_gmt":"2022-03-02T10:10:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/03\/02\/la-verita-esiste-e-accessibile-e-irrinunciabile\/"},"modified":"2022-03-02T10:10:00","modified_gmt":"2022-03-02T10:10:00","slug":"la-verita-esiste-e-accessibile-e-irrinunciabile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/03\/02\/la-verita-esiste-e-accessibile-e-irrinunciabile\/","title":{"rendered":"La verit\u00e0 esiste, \u00e8 accessibile, \u00e8 irrinunciabile"},"content":{"rendered":"<p>La questione della verit\u00e0 non \u00e8 una questione filosofica, ma \u00e8 <em>la<\/em> questione filosofica: senza la verit\u00e0 cade la filosofia, almeno se per filosofia s&#8217;intende la ricerca razionale del vero. Ma se il vero non c&#8217;\u00e8, non si d\u00e0, non \u00e8 umanamente raggiungibile? Chi pensa questo, dovrebbe rinunciare alla filosofia: e di fatto gran parte della sedicente letteratura filosofica della modernit\u00e0 \u00e8 viziata da questa aporia di fondo: pretende di essere ci\u00f2 che non \u00e8, perch\u00e9 non crede alla verit\u00e0, o giudica che la verit\u00e0 non sia accessibile all&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Ma che cos&#8217;\u00e8 il vero, se non cogliere la realt\u00e0 per quella che \u00e8, e formulare un giudizio eguale al dato di fatto del reale? Se un fiore \u00e8 rosso, io colgo il vero, e dico la verit\u00e0, affermando che \u00e8 rosso; mentre non colgo il vero e non dico la verit\u00e0 se affermo che \u00e8 verde, giallo o di qualsiasi altro colore. Dunque il vero \u00e8 la realt\u00e0 dell&#8217;essere, e la verit\u00e0 \u00e8 la piena concordanza fra l&#8217;essere e il giudizio che noi formuliamo si di esso. Ne consegue che la verit\u00e0 non solo \u00e8 possibile, ma \u00e8 un fatto, e i fatti esistono per definizione: non hanno bisogno che noi li approviamo n\u00e9, tantomeno, che noi li giudichiamo possibili o impossibili. E la verit\u00e0 \u00e8 un fatto perch\u00e9 il vero \u00e8 la realt\u00e0 dell&#8217;essere; sta a noi cogliere, attraverso un retto giudizio, il vero come vero, e affermare che la cosa \u00e8 come \u00e8, e che non \u00e8 come non \u00e8. Possiamo fare questo? Certo che lo possiamo, purch\u00e9 adoperiamo la logica, preferibilmente la logica aletica: perch\u00e9 mentre la logica classica ci dice solo se una cosa \u00e8 vera o falsa, la logica aletica prende in considerazione anche la categoria della possibilit\u00e0, e ci aiuta a capire e a chiarire in che modo una cosa \u00e8 vera o non \u00e8 vera: ossia come essa \u00e8 <em>necessariamente<\/em> vera oppure come \u00e8 <em>possibilmente<\/em> vera; e inoltre purch\u00e9 sappiamo servirci del principio d&#8217;identit\u00e0 e del principio di non contraddizione.<\/p>\n<p>Se io dico, per esempio, che un mela non \u00e8 una mela, ma una banana, non dico la verit\u00e0, ma una menzogna: se dico che sul tavolo potrebbe esserci una mela oppure una banana, allora dico una verit\u00e0, e pi\u00f9 precisamente una verit\u00e0 possibile, vale a dire una verit\u00e0 che va ulteriormente verificata, perch\u00e9 ora come ora non dispongo degli elementi sufficienti e necessari per stabilire come la cosa realmente \u00e8. Si capisce allora che tutta o quasi tutta la cultura moderna non \u00e8 che una guerra incessante contro la verit\u00e0; non \u00e8 che un tentativo di cancellare la verit\u00e0 e di sostituire la verit\u00e0 con la sospensione sistematica del giudizio o con l&#8217;ammissione di numerose verit\u00e0 che si contraddicono a vicenda, cosa di per s\u00e9 contraddittoria e quindi intrinsecamente falsa. Alla cultura del nichilismo, la negazione della verit\u00e0, e del relativismo, l&#8217;affermazione di tante verit\u00e0 soggettive, bisogna pertanto sostituire la cultura della verit\u00e0 certa, determinata, precisa, che l&#8217;uomo pu\u00f2 conoscere perch\u00e9 lo strumento della ragione gli \u00e8 dato proprio per questo, e non per lamentare l&#8217;impossibilit\u00e0 di giungere al vero. Ci\u00f2 sarebbe intrinsecamente contraddittorio: lo strumento \u00e8 dato a colui che lo utilizza per compiere l&#8217;opera nella quale \u00e8 impegnato, non per renderla impossibile: e immaginare che la ragione serva soltanto a provare e dimostrare che la verit\u00e0 \u00e8 impossibile, o irraggiungibile, o che esistono solo delle verit\u00e0 relative e soggettive, equivale a dire che lo strumento della ragione ci \u00e8 dato non per svolgere la propria funzione, ma per svolgere la funzione opposta a quella che la ragione stessa presuppone: giungere alla comprensione del vero ed escludere mediante il giudizio ci\u00f2 che \u00e8 falso.<\/p>\n<p>Tale \u00e8 la funzione della ragione: per cui bisogna vedere nel cosiddetto pensiero debole, e pi\u00f9 in generale nelle filosofia soggettiviste e relativiste della modernit\u00e0, da Cartesio e da Kant in poi, il trionfo dell&#8217;irrazionalit\u00e0, poich\u00e9 esse negano in radice, assieme alla metafisica, la possibilit\u00e0 di giungere alla verit\u00e0 oggettiva e si imitano alla verit\u00e0 soggettiva, anzi alle verit\u00e0 soggettive (cogito ergo sum) e a quella fenomenica (il fenomeno invece del noumeno), che \u00e8 come dire che rinunciano all&#8217;idea della verit\u00e0 e introducono la pazzia di un mondo nel quale ogni verit\u00e0 particolare pretende riconoscimenti ed omaggi come se ciascuna di esse rappresentasse un assoluto, il che \u00e8 una contraddizione in termini.<\/p>\n<p>Scrive san Tommaso d&#8217;Aquino nel <em>De Veritate<\/em> (a.1; traduzione italiana di M. Mamiani, Padova, Editrice Liviana, 1970):<\/p>\n<p><em>L&#8217;anima, poi, esercita la potenza conoscitiva e appetitiva. Ora, il termine &quot;bene&quot; esprime la convenienza di un ente con l&#8217;appetito, come vien detto all&#8217;inizio dell&#8217;&quot;Etica&quot;: \u00abIl bene \u00e8 ci\u00f2 a cui tutte le cose appetiscono\u00bb. Mentre il termine &quot;vero&quot; esprime la convenienza di un ente all&#8217;intelletto. Ogni conoscenza, pi, si compie per assimilazione del conoscente alla cosa conosciuta, cosicch\u00e9 l&#8217;assimilazione \u00e8 detta causa della conoscenza. Allo stesso modo, la vista conosce i colori, perch\u00e9 si modifica secondo la specie del colore.<\/em><\/p>\n<p><em>Dunque la prima comparazione di un ente all&#8217;intelletto \u00e8 questa: che quell&#8217;ente corrisponda all&#8217;intelletto. Tale corrispondenza, in cui \u00e8 determinata formalmente la nozione di vero, viene chiamata &quot;adeguazione della cosa e dell&#8217;intelletto&quot;. \u00c8 questo, dunque, ci\u00f2 che il vero aggiunge all&#8217;ente ossia la conformit\u00e0, o l&#8217;adeguazione, della cosa e dell&#8217;intelletto. Come si \u00e8 detto, la conoscenza di una cosa \u00e8 una conseguenza di questa conformit\u00e0: in tal modo, dunque, l&#8217;entit\u00e0 della cosa precede la nozione della verit\u00e0, ma la conoscenza \u00e8 un ceto effetto della verit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>In accordo a quanto detto, quindi, si sono trovate tre definizioni della verit\u00e0 e del vero.<\/em><\/p>\n<p><em>La prima concerne ci\u00f2 che precede la nozione della verit\u00e0, e su cui il vero si fonda. Proprio questa \u00e8 la definizione di Agostino nei &quot;Soliloqui&quot;: \u00abil vero \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8\u00bb; e di Avicenna nell&#8217;undicesimo libro della &quot;Metafisica&quot;: \u00abLa verit\u00e0 di ciascuna cosa \u00e8 la propriet\u00e0 di quell&#8217;atto di esistere (&quot;esse&quot;), che \u00e8 stato assegnato alla cosa&quot;; e di altri cos\u00ec: \u00abLa verit\u00e0 \u00e8 l&#8217;indivisione dell&#8217;atto di esistere (&quot;esse&quot;) e di ci\u00f2 che \u00e8\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>La seconda definizione concerne ci\u00f2 che determina formalmente la nozione di vero. Cos\u00ec Isaac dice che \u00abla verit\u00e0 \u00e8 l&#8217;adeguazione della cosa e dell&#8217;intelletto\u00bb; e Anselmo nel libro &quot;De Veritate&quot;: \u00abLa verit\u00e0 \u00e8 la rettitudine percettibile della sola mente\u00bb. Questa rettitudine, infatti, significa una certa adeguazione, e concorda con quanto dice il Filosofo nel quarto libro della &quot;Metafisica&quot;: definiamo il vero, quando diciamo che \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8, o che non \u00e8 ci\u00f2 che non \u00e8.<\/em><\/p>\n<p><em>La terza definizione del vero concerne l&#8217;effetto che ne consegue. Tale \u00e8 la definizione di Ilario: \u00abIl vero \u00e8 ci\u00f2 che manifesta e dichiara l&#8217;esistenza\u00bb, e di Agostino nel libro &quot;De vera religione&quot;: \u00abLa verit\u00e0 \u00e8 ci\u00f2 per cui si mostra quel che \u00e8\u00bb; e nello stesso libro: \u00abLa verit\u00e0 \u00e8 ci\u00f2 quanto a cui giudichiamo riguardo alle cose inferiori\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Splendida, ammirevole chiarezza e trasparenza del pensiero del Dottore angelico, a sua volta modellata sulla logica impeccabile del <em>Maestro di color che sanno<\/em>: non c&#8217;\u00e8 un enunciato che non sia rigorosamente soppesato e giustificato, non c&#8217;\u00e8 una parola di troppo, un&#8217;espressione che sia ridondante o retorica o puramente decorativa. Questa \u00e8 filosofia: asciutta, limpida, persuasiva, perch\u00e9 perfettamente in accordo con la logica aletica, con il principio d&#8217;identit\u00e0 ed il principio di non contraddizione.<\/p>\n<p>Dunque, ricapitolando,<\/p>\n<p>1) il vero \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8;<\/p>\n<p>2) la verit\u00e0 \u00e8 l&#8217;adeguazione, o se si preferisce un vocabolo pi\u00f9 semplice la corrispondenza della cosa e dell&#8217;intelletto (<em>adaequatio rei et intellectus<\/em>);<\/p>\n<p>3) la verit\u00e0 consiste nel giudicare conforme alla realt\u00e0 delle cose: ci\u00f2 che \u00e8, per come \u00e8, e ci\u00f2 che non \u00e8, cos\u00ec come non \u00e8.<\/p>\n<p>E invece quanti compromessi penosi, quante ipocrisie, quante mezze verit\u00e0 dominano la cultura moderna e il cosiddetto pensiero moderno; quante capriole e doppi e tripli salti mortali per dire e non dire ci\u00f2 che non si ha il coraggio di esprimere pienamente, e per tacere ci\u00f2 di cui non si ha il coraggio di parlare. Si direbbe che il pensiero moderno sia preso in ostaggio da mille e mille rimorsi e sensi di colpa, da mille e mille tab\u00f9 e zone vietate, di fronte alle quali bisogna solamente inchinarsi, perch\u00e9 cos\u00ec vuole la cultura dominante, anche se si tratta di menzogne belle e buone, incredibilmente e spudoratamente spacciate per altrettante verit\u00e0. E viceversa, quante verit\u00e0 sacrosante restano nella lingua e nella penna, inespresse, perch\u00e9 non si il coraggio di dirle, temendo la reazione delle masse, a loro volta istupidite e manipolate dall&#8217;ideologia del politicamente corretto.<\/p>\n<p>Il guaio \u00e8 che un mondo senza verit\u00e0 \u00e8 qualcosa di simile a un unico, gigantesco manicomio, o se si preferisce, a una nave dei folli, sulla quale si balla e si canta, mentre la nave va alla deriva e le correnti la trascinano verso gli scogli e l&#8217;inevitabile naufragio. Somiglia anche, il mondo moderno, ad un carcere, ad un immenso campo di concentramento, perch\u00e9 dove manca la verit\u00e0, gli uomini non sono affatto liberi, anche se credono di esserlo e vien fatto loro credere di esserlo, ma sono schiavi, cos\u00ec come ammonisce Ges\u00f9 Cristo (<em>Gv<\/em>, 8,31-36):<\/p>\n<p><em>31<strong>\u00a0<\/strong>Ges\u00f9 allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: \u00abSe rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli;\u00a032\u00a0conoscerete la verit\u00e0 e la verit\u00e0 vi far\u00e0 liberi\u00bb.\u00a033\u00a0Gli risposero: \u00abNoi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi tu dire: Diventerete liberi?\u00bb.\u00a034\u00a0Ges\u00f9 rispose: \u00abIn verit\u00e0, in verit\u00e0 vi dico: chiunque commette il peccato \u00e8 schiavo del peccato.\u00a035<strong>\u00a0<\/strong>Ora lo schiavo non resta per sempre nella casa, ma il figlio vi resta sempre;\u00a036\u00a0se dunque il Figlio vi far\u00e0 liberi, sarete liberi davvero.<\/em><\/p>\n<p>Ecco dunque che quei filosofi che da anni sostengono l&#8217;agnosticismo della ragione, ossia che sostengono che la ragione non serve ad affermare o a negare la verit\u00e0, ma solo ad esprimere degli enunciati che non siano contraddittori, senza entrare nella questione della loro corrispondenza al vero, ci appaiono per quello che realmente sono; dei cattivi maestri che hanno preparato da tempo le catene della nostra schiavit\u00f9. Da ultimo, alcuni di essi hanno definitivamente gettato la maschera e si sono realmente mostrati per ci\u00f2 che sono, anche se il pubblico, disabituato a pensare secondo verit\u00e0, pare non rendersene conto e non ne trae le debite conclusioni. Quando Umberto Galimberti, ad esempio, afferma con arroganza che la libert\u00e0 non esiste, ma esiste, semmai, solo <em>una certa idea<\/em> della libert\u00e0, mostra la sua natura di filosofo funzionale a un sistema politico, economico e culturale che detesta la verit\u00e0, perch\u00e9 vuole tenere nella schiavit\u00f9 della menzogna i cittadini, retrocessi a gregge bovino, incapace di giudicar da s\u00e9 e scegliere liberamente il proprio destino. E quando Massimo Cacciari ha un soprassalto di dignit\u00e0 filosofica e dichiara che le imposizioni del governo sono illegittime ed esorbitanti rispetto ai pericoli della situazione reale, ma poi fa prontamente retromarcia e dichiara che il cittadino deve inchinarsi davanti alla legge, anche se si tratta di una legge sbagliata, perch\u00e9 le leggi dello Stato vanno obbedite e non contestate, anch&#8217;egli mostra di che pasta \u00e8 realmente fatto: e si noti che un simile concetto \u00e8 precisamente quello che lui e la sua parte ideologica hanno sempre duramente criticato contro quanti affermavano, dopo la caduta dei totalitarismi novecenteschi, di non aver fatto nulla di moralmente censurabile allorch\u00e9 si limitavano ad obbedire alle leggi e alle disposizioni dei governi. E incautamente ha citato Socrate, come esempio di filosofo che s&#8217;inchina alla legge per quanto essa sia ingiusta, anche quando tale legge lo condanna a morte. Peccato non si sia ricordato dell&#8217;<em>Antigone<\/em> di Sofocle, gi\u00e0 che aveva voglia di citare i greci: Antigone che, davanti alla crudelt\u00e0 di una legge che vieta di dare sepoltura ai morti, sfida la legge per rendere le estreme onoranze al fratello Polinice, morto combattendo sotto le mura della sua citt\u00e0, ma in veste di nemico; e fieramente risponde a Creonte, il quale spietatamente la condanna per ci\u00f2 che fatto:<\/p>\n<p><em>Perch\u00e9 io, con le mie mani ho rialzato i corpi, li ho lavati, ho sparso le bevande sulle fosse. Oggi, Polinice, ho seppellito il tuo cadavere: ed ecco il frutto. Doveroso rito, direbbe la ragione; certo avessi avuto in me forza di madre, e figli miei, o fosse sposo mio putrido di morte, non avrei tentato questa prova, sfidando il potente. A che logica obbedisce, e a che diritto, quanto dico? Fosse stato lo sposo, a cadermi, trovavo altri. E altri figli, da diverso uomo, se restavo senza figli. Ma padre e madre, uniti, posano nel profondo Nulla, e rifiorire di fratelli non \u00e8 dato. Ecco il diritto per cui t&#8217;ho scelto, t&#8217;ho nobilitato, fratello caro: e Creonte lo giudica colpa, e scatto assurdo.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La questione della verit\u00e0 non \u00e8 una questione filosofica, ma \u00e8 la questione filosofica: senza la verit\u00e0 cade la filosofia, almeno se per filosofia s&#8217;intende la<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[141,263],"class_list":["post-26624","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-filosofia","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26624","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26624"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26624\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26624"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26624"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26624"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}