{"id":26622,"date":"2018-10-24T11:47:00","date_gmt":"2018-10-24T11:47:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/10\/24\/la-verita-appare-solo-nella-luce-del-sommo-vero\/"},"modified":"2018-10-24T11:47:00","modified_gmt":"2018-10-24T11:47:00","slug":"la-verita-appare-solo-nella-luce-del-sommo-vero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/10\/24\/la-verita-appare-solo-nella-luce-del-sommo-vero\/","title":{"rendered":"La verit\u00e0 appare solo nella luce del Sommo Vero"},"content":{"rendered":"<p>Dal punto di vista gnoseologico, il problema fondamentale del pensiero moderno \u00e8 la negazione o la dichiarata irraggiungibilit\u00e0 del vero. A tale clamoroso fallimento il pensiero moderno \u00e8 giunto per aver gettato nel cestino dei rifiuto tutta la tradizione del pensiero classico e medioevale, tutta la metafisica e tutta la teologia. \u00c8 tipico, per\u00f2, della cultura moderna, non voler ammettere i propri fallimenti, ma pretendere di contrabbandarli per successi strepitosi: in questo caso, i filosofi moderni si sono premurati di rassicurare tutti quanto circa il fatto che la rinuncia alla verit\u00e0 non equivale a una sconfitta, ma a una vittoria: prima di tutto, perch\u00e9 consente di sbarazzarsi di false certezze ereditate dal passato, e in secondo luogo perch\u00e9 l&#8217;abbandono della verit\u00e0 apre la strada al pluralismo delle conoscenze, quindi a un avanzamento e a un progresso, non a un arretramento e a un regresso del pensiero. Niente di pi\u00f9 facile (si fa per dire): in una cultura, anzi in una ideologia ufficiale, quella del politicamente corretto, che si fonda, programmaticamente, sull&#8217;esaltazione della variet\u00e0, della individualit\u00e0, della differenza e della diversit\u00e0 (anche se in realt\u00e0 persegue l&#8217;obiettivo diametralmente opposto, cio\u00e8 la globalizzazione del pensiero, dell&#8217;economia, della politica, dell&#8217;arte, dello sport e dei modi di vivere), presentare la scomparsa della verit\u00e0 come una conquista \u00e8 facile, perch\u00e9 la verit\u00e0, in un simile contesto, appare come una forma di egemonia autoritaria, se non proprio di tirannia o addirittura di totalitarismo del pensiero. E poco importa che il vero totalitarismo, con il quale si deve fare i conti tutti i giorno, sia, al contrario, quella della cultura dominante e del politicamente corretto: perch\u00e9 non lo si pu\u00f2 dire, bisogna fare finta che sia tutto il contrario, e i servitori zelanti di quest&#8217;ultimo sono proprio quelli che starnazzano pi\u00f9 forte contro l&#8217;intollerabile pretesa dei filosofi del passato di stabilire, in maniera certa e definitiva, cosa sia la verit\u00e0. Ora, la verit\u00e0 di una cosa \u00e8 la sua conformit\u00e0 al giudizio: il che implica che, per dire di una certa cosa che essa \u00e8 vera, \u00e8 necessario averla vita e riconosciuta, non empiricamente, non accidentalmente, ma radicalmente e nella sua essenza. Ebbene: dove si danno simili condizioni, se non in Dio? Chi, se non Dio, essendo la Somma Verit\u00e0, ha in s\u00e9 il criterio di verit\u00e0 di ogni cosa, perch\u00e9 le cose sono vere quando a Lui si conformano, mentre sono false quando da Lui si allontanano?<\/p>\n<p>E allora, mettiamo bene in chiaro una cosa: i filosofi moderni non vedono la verit\u00e0, non la riconoscono, non la accettano, non la vogliono, e se pure la vedessero, la respingerebbero, per la semplice ragione che, per scorgere e riconoscere la verit\u00e0, bisogna essere nella giusta prospet6tiva: bisogna, cio\u00e8, che la ragione sia illuminata dalla luce della Somma Verit\u00e0, la quale comprende in se stessa ogni altra verit\u00e0. Le cose sono vere, in altri termini, nella misura in cui si adeguano, e rispecchiano, il progetto originario della Verit\u00e0; e noi le riconosciamo per vere nella misyra in cui noi stessi ci muoviamo nella luce della Somma Verit\u00e0, e non altrimenti. Se siamo al buio, non vediamo la verit\u00e0, se le cose si discostano dal progetto originario, non sono vere, ma false, perch\u00e9 falsificano quel progetto. Ma \u00e8 chiaro che la cultura moderna, nata da una ribellione contro Dio e da un rifiuto di Dio, non accetta che Dio, la Somma Verit\u00e0, sia garante della verit\u00e0 delle cose e della verit\u00e0 del conoscere; e, non accettandolo, si rinchiude in un circolo vizioso. Come potr\u00e0 trovar ela verit\u00e0 l&#8217;uomo, una volta che abbia respinto la garanzia del vero? Le cose sono vere, e noi le conosciamo come vere, se partecipano della verit\u00e0, e noi con esse; ma se ce ne teniamo fuori, se facciamo di tutto per starne fuori, n\u00e9 le cose saranno vere, n\u00e9 le riconosceremo per vere. Sar\u00e0 tutta una grande finzione, una grande falsificazione: in sostanza, un grande inganno. La cultura moderna \u00e8 un colossale inganno: d\u00e0 a intendere di aver progredito nel cammino della conoscenza, ma, negando la verit\u00e0 assoluta, la verit\u00e0 come tale, e accontentandosi delle piccole verit\u00e0 parziali, di fatto contraddice se stessa e si condanna a quella che Hegel chiamava la <em>coscienza infelice<\/em>. \u00c8 infelice, infatti, la condizione di un pensiero che vorrebbe pensare il vero, ma se ne inibisce da se stessa la possibilit\u00e0, per superbia, per orgoglio e per invidia verso la Somma Verit\u00e0. \u00c8 il peccato di Adamo ed Eva: un peccati si superbia, orgoglio e invidia; un peccato che nasce dalla non accettazione , da parte dell&#8217;uomo, del proprio statuto ontologico. L&#8217;uomo vorrebbe essere Dio, ma non lo pu\u00f2; allora si vendica negando la Verit\u00e0, cio\u00e8 negando Dio. In altre parole, come un bambino capirci coso e viziato, l&#8217;uomo moderno pensa: Se non posso arrivare io alla verit\u00e0, da solo, con le mie forze, allora non ci deve arrivare nessun altro, ma Dio \u00e8 la Verit\u00e0: e allora neghiamo l&#8217;esistenza di Dio. Intanto, per\u00f2, la sete della verit\u00e0 esiste, e rimane: e provoca sofferenza. Tale atteggiamento dell&#8217;uomo moderno \u00e8 veramente maligno e tradisce la natura diabolica della civilt\u00e0 moderna: lui non pu\u00f2 bere, ma non vuole che neppure gli altri si dissetino. Meglio crepare tutti di sete nel deserto infuocato della superbia, che scendere al fiume e spegnere la sete riconoscendo la propria finitezza e la propria dipendenza da un Principio che \u00e8 superiore all&#8217;uomo stesso. Tutto ci\u00f2 \u00e8 di uno squallore intellettuale e morale veramente allucinante.<\/p>\n<p>Per rinfrescare l&#8217;anima e la mente rattristate dalla lettura di questi teorici della <em>hybris<\/em>, della sconfitta e del caos, questi Bacone e questi Cartesio, questi Kant e questi Hegel, questi Comte e questi Heidegger &#8212; pensatori come si vede, diversissimi fra loro ma accomunati dallo stesso atteggiamento di fondo, intimamente e profondamente maligno &#8212; fa bene immergersi, oltre che nella preghiera, nell&#8217;adorazione e nella contemplazione, anche nella lettura dei vecchi, buoni filosofi medievali, Roberto Grossatesta (1175-1253), per esempio, del quale ci piace riportare questo brano, dal suo trattato <em>De veritate<\/em>, il quale illustra a meraviglia i concetti che abbiamo fin qui esposto (da: R. Grossatesta, <em>Metafisica della luce,<\/em> Milano, Rusconi, 1986, pp. 221-223):<\/p>\n<p><em>Poich\u00e9, come si \u00e8 detto, la verit\u00e0 di qualunque cosa \u00e8 la sua conformit\u00e0 alla sua causa nella Parola eterna, \u00e8 chiaro che ogni verit\u00e0 creata si vede solamente nella luce della somma verit\u00e0. In quale modo si potrebbe vedere la conformit\u00e0 di una cosa ad un&#8217;altra se non dopo aver visto anche ci\u00f2 a cui \u00e8 conforme? Oppure, come si conosce che la rettitudine di una cosa \u00e8 tale, dal momento che non \u00e8 rettitudine per se stessa, se non nella sua norma, che \u00e8 retta per se stessa, e secondo la quale essa \u00e8 retta? E questa norma non \u00e8 altro che l&#8217;idea eterna della cosa nella mente divina. O in quale modo si conoscer\u00e0 che una cosa \u00e8 come deve essere, se non si vede l&#8217;idea secondo la quale cos\u00ec deve essere? E se si dicesse che questa \u00e8 l&#8217;idea retta per la quale la cosa deve essere in questo modo, si potrebbe ancora domandare: dove si vede che questa idea \u00e8 la causa retta di questa cosa e tale quale deve essere, se non di nuovo nella sua causa? E cos\u00ec si proceder\u00e0 fino a che si vedr\u00e0 che la cosa \u00e8 come deve essere nella sua causa prima, che \u00e8 retta per se stessa. Perci\u00f2 la cosa \u00e8 come deve essere, perch\u00e9 \u00e8 conforme a questa. Ogni verit\u00e0 creata dunque in tanto si manifesta, in quanto a colui che guarda \u00e8 presente la luce della sua causa eterna, come afferma Agostino. (De Trin., XII, 14). N\u00e9 una cosa pu\u00f2 essere vista vera solamente nella sua verit\u00e0 creata, come un corpo non pu\u00f2 essere visto colorato soltanto nel suo colore, se non \u00e8 inondato da una luce esterna.<\/em><\/p>\n<p><em>La verit\u00e0 creata, dunque, mostra ci\u00f2 che \u00e8, non per\u00f2 nella sua luce, ma nella luce della somma verit\u00e0, come il colore manifesta il corpo, ma solamente quando \u00e8 inondato dalla luce. E non \u00e8 per inadeguatezza della luce che essa manifesta il corpo mediante il colore, dal momento che il colore stesso non \u00e8 luce splendente che si aggiunge alla luce che \u00e8 ricevuta; ma la potenza della luce sta nel fatto che essa non offusca il colore, che senza di essa brilla, mentre illumina quello che non brilla di luce propria. Similmente \u00e8 la potenza della luce della somma verit\u00e0 che illumina la verit\u00e0 creata cos\u00ec che essa rafforzata nel suo splendore mostri la cosa vera. La luce della somma verit\u00e0, dunque, non \u00e8 rispetto alle altre verit\u00e0 come \u00e8 il sole rispetto agli altri astri luminosi, che sono offuscati dal suo splendore, ma piuttosto come il sole rispetto ai colori che illumina. La luce della somma verit\u00e0 quindi in primo luogo e per se stessa manifesta ci\u00f2 che \u00e8, come la sola luce manifesta i corpi. Ma per mezzo di questa luce anche la verit\u00e0 della cosa manifesta ci\u00f2 che \u00e8, come il colore manifesta i corpi per mezzo della luce del sole. \u00c8 vero, quindi, come afferma Agostino, che non si vede verit\u00e0 alcuna se non nella luce della somma verit\u00e0. Ma come gli occhi malati del corpo non vedono i corpi colorati se non sono investiti dalla luce del sole, e non possono guardare in se stessa la luce del sole, bens\u00ec solo quella che si riversa sui corpi colorati, cos\u00ec gli occhi malati della mente non vedono le cose vere se non nella luce della somma verit\u00e0; non possono tuttavia guardare la somma verit\u00e0 in se stessa, ma soltanto in quanto \u00e8 unita in un certo qual modo e si riversa sulle cose vere<\/em>.<\/p>\n<p>Il ragionamento \u00e8 chiaro, semplice, persuasivo, purch\u00e9 si abbia la mente sgombra da pregiudizi antimedievali e si sia disposti a imparare da chi ne sa di pi\u00f9 di tanti moderni, perch\u00e9 ha riflettuto su questi problemi con maggiore consequenzialit\u00e0, e, allo stesso tempo, con maggiore umilt\u00e0. Le cose hanno una causa? S\u00ec: non esistono da se stesse, dunque sono state prodotte, e produrre le cose \u00e8 la stessa cosa che esserne la causa. Ne deriva che le cose sono quel che dovrebbero essere, nella misura in cui rispondono al fine cui mira la loro causa. Per esempio, un tavolo \u00e8 come dovrebbe essere se risponde ai requisiti che deve possedere per essere un buon tavolo; e lo stesso vale per un quadro, una casa, un aereo, una macchina. Ora, l&#8217;essere quel che devono essere corrisponde al grado di verit\u00e0 delle cose: sono tanto pi\u00f9 vere, quanto pi\u00f9 si avvicinano al loro dover essere; sono tanto pi\u00f9 false, quanto pi\u00f9 se ne allontanano. Un orologio \u00e8 falso se non funziona per niente; una affermazione \u00e8 falsa se non risponde per nulla a ci\u00f2 che pretende di descrivere. Se diciamo che una certa casa \u00e8 alta quattro piani, mentre \u00e8 alta tre piani, diciamo una cosa non vera, cio\u00e8 falsa; e cos\u00ec pure se affermiamo che nel giardino \u00e8 piantato un ciliegio, mentre \u00e8 un melo. Comunque, fra una casa di tre piani e una di quattro non vi \u00e8 una differenza abissale; e fra un melo e un ciliegio neppure, sono pur sempre alberi da frutto. Questo significa che esistono diversi gradi di falsit\u00e0 e anche di verit\u00e0, diversi livelli di approssimazione alla verit\u00e0, perch\u00e9 noi ci muoviamo pur sempre nell&#8217;ambito di ci\u00f2 che \u00e8 relativo, e se nel nostro mondo tutto \u00e8 relativo, anche la verit\u00e0 tende ad esserlo. Tende, per\u00f2 non \u00e8 detto che lo sia: perch\u00e9 vi \u00e8 una parte dell&#8217;uomo, quella spirituale, che \u00e8 suscettibile di giungere alla verit\u00e0 tutta intera, e sia pure nel contesto delle cose finite, che \u00e8 un contesto finito. Per\u00f2, in quel contesto, gli uomini possono giungere alla verit\u00e0 perfetta, come accade, per esempio, nella formulazione di un teorema di geometria, beninteso mediante la sua dimostrazione. Diciamo allora che la verit\u00e0 di una cosa esprime la sua corrispondenza con l&#8217;idea di essa, che scaturisce dalla sua causa. La causa di un&#8217;opera umana \u00e8 l&#8217;idea di rispondere a un certo fine: se quell&#8217;opera vi risponde, allora essa \u00e8 vera. Lo stesso vale per i sentimenti: sono veri i sentimenti che rispondono al fine dell&#8217;uomo, determinato dalla sua causa. La causa dell&#8217;uomo \u00e8 Dio, e Dio, oltre che il Sommo Vero, \u00e8 anche il Sommo Bene. Ne consegue che tutto ci\u00f2 che \u00e8 veramente bene per l&#8217;uomo, \u00e8 vero; tutto ci\u00f2 che \u00e8 male, \u00e8 falso. Ma l&#8217;uomo, lo abbiamo detto, \u00e8 un essere anfibio: per un lato \u00e8 immerso nel finito, per l&#8217;altro lato si protende verso l&#8217;infinto, cui anela. Se un uomo si sprofonda totalmente nel finito, smarrisce ogni luce di verit\u00e0 e si allontana sempre pi\u00f9 da ci\u00f2 che deve essere, cio\u00e8 dal Vero, che \u00e8 Dio; se l&#8217;uomo alza gli occhi verso l&#8217;alto e cerca la luce, allora vede le cose per ci\u00f2 che devono essere, vede se stesso per ci\u00f2 che deve essere, e partecipa della verit\u00e0 della creazione. L&#8217;uomo, dotato di libero arbitrio, \u00e8 quindi responsabile del proprio grado di verit\u00e0 o falsit\u00e0: possiamo anche dire che un uomo che rifiuta interamente di essere ci\u00f2 che deve essere, un corpo unito ad un&#8217;anima razionale, il cui fine \u00e8 realizzare il bene, \u00e8 un uomo falso, nel senso di uomo mancato, un uomo fasullo. Molti uomini se ne vanno in giro, magari a petto gonfio, ma non sono che dei simulacri di ci\u00f2 che un uomo dovrebbe essere. Un uomo che vive immerso nella lussuria, nella superbia e nell&#8217;avarizia, in effetti, \u00e8 un semi-uomo: ha realizzato la sua parte animale, ma non quella propriamente umana. L&#8217;uomo \u00e8 realmente uomo, dunque realmente vero, se realizza ci\u00f2 che \u00e8 specifico dell&#8217;essere uomo, cio\u00e8 se risponde al fine per cui \u00e8 stato chiamato ad esistere. Per la stessa ragione, l&#8217;uomo \u00e8 nel vero, cio\u00e8 capace di riconoscere la verit\u00e0, se, ponendosi nella luce della Verit\u00e0, vede le cose per quel che devono essere e non per come sono quando non realizzano il proprio fine. Per fare esempio: un uomo vede realmente un altro essere umano, poniamo una donna, quando vede in lei ci\u00f2 che deve essere e non semplicemente ci\u00f2 che essa attualmente \u00e8. Una prostituta \u00e8 una donna mortificata nella verit\u00e0 del proprio essere, una donna non vera, ma artificiosamente deformata; se un uomo si compiace di vederla come prostituta, non vede in maniera veritiera, ma falsa, perch\u00e9 non vede l&#8217;essenziale, che \u00e8 la verit\u00e0. Un essere umano senza verit\u00e0 \u00e8 una creatura deforme, che stravolge in se stesso la bellezza che gli era stata destinata&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal punto di vista gnoseologico, il problema fondamentale del pensiero moderno \u00e8 la negazione o la dichiarata irraggiungibilit\u00e0 del vero. 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