{"id":26619,"date":"2018-11-14T09:18:00","date_gmt":"2018-11-14T09:18:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/11\/14\/la-vera-sapienza-e-quella-falsa\/"},"modified":"2018-11-14T09:18:00","modified_gmt":"2018-11-14T09:18:00","slug":"la-vera-sapienza-e-quella-falsa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/11\/14\/la-vera-sapienza-e-quella-falsa\/","title":{"rendered":"La vera sapienza e quella falsa"},"content":{"rendered":"<p>Che cos&#8217;\u00e8 la sapienza, la vera sapienza? Non il sapere; la sapienza. La cultura moderna idolatra il sapere, parla sempre del sapere, che indica soprattutto una conoscenza <em>extensive<\/em>, una conoscenza scientifica, di tipo logico-matematico, o, quanto meno, una conoscenza certa, attestata mediante la comprensione delle cause dei fenomeni, come insegnava il buon Galilei. Ma la sapienza \u00e8 qualcosa di pi\u00f9: \u00e8 pi\u00f9 vasta, pi\u00f9 complessa, pi\u00f9 ricca. \u00c8, per dirla con Pascal, l&#8217;<em>esprit de g\u00e9ometrie<\/em> pi\u00f9 l&#8217;<em>esprit de finesse<\/em>. Non basta conoscere le cause per dire di conoscere davvero; bisogna anche conoscere chi \u00e8 colui che conosce. Alla fine, ogni vera conoscenza riguarda l&#8217;uomo, riguarda noi stessi. <em>Conosci te stesso<\/em>, ammoniva la sapienza greca; altrimenti, tutto il tuo preteso conoscere pogger\u00e0 inevitabilmente sul vuoto.<\/p>\n<p>Ora, \u00e8 impossibile conoscere l&#8217;uomo se lo si disgiunge da Dio: perch\u00e9 l&#8217;uomo \u00e8 la creatura fatta da Dio a somiglianza di Lui stesso, e quindi trova solo in Dio il suo fine e la sua realizzazione, cos\u00ec come da Lui riceve il moto e la causa prima. Non c&#8217;\u00e8 vera conoscenza dell&#8217;uomo e, a maggior ragione, non c&#8217;\u00e8 vera sapienza, senza l&#8217;amore e il timor di Dio; qualunque umano conoscere che pretenda di reggersi su se stesso, di spiegarsi da se stesso, di giustificarsi da se stesso, \u00e8 vano e risibile. Non esprime un vero sapere, ma un delirio; non corrisponde a un vero conoscere, ma ad una vana fantasticheria. Scrive San Paolo (<em>Rm<\/em>, 1, 20-22):<\/p>\n<p><em>Essi sono inescusabili,\u00a0\u00a0perch\u00e9, pur avendo conosciuto Dio, non l&#8217;hanno glorificato come Dio, n\u00e9 l&#8217;hanno ringraziato; ma si sono dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo d&#8217;intelligenza si \u00e8 ottenebrato. Bench\u00e9 si dichiarino sapienti, sono diventati stolti.<\/em><\/p>\n<p>E il <em>Libro della Sapienza<\/em> (1,6):<\/p>\n<p><em>Amate la giustizia, voi che governate sulla terra, rettamente pensate del Signore, cercatelo con cuore semplice. Egli infatti si lascia trovare da quanti non lo tentano, si mostra a coloro che non ricusano di credere in lui.\u00a0I ragionamenti tortuosi allontanano da Dio; l&#8217;onnipotenza, messa alla prova, caccia gli stolti. La sapienza non entra in un&#8217;anima che opera il male n\u00e9 abita in un corpo schiavo del peccato.\u00a0Il santo spirito che ammaestra rifugge dalla finzione, se ne sta lontano dai discorsi insensati, \u00e8 cacciato al sopraggiungere dell&#8217;ingiustizia. La sapienza \u00e8 uno spirito amico degli uomini; ma non lascer\u00e0 impunito chi insulta con le labbra, perch\u00e9 Dio \u00e8 testimone dei suoi sentimenti e osservatore verace del suo cuore e ascolta le parole della sua bocca.<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 vano, dunque, cercare la sapienza, se non si conduce una vita onesta, se non si \u00e8 trasparenti di fronte a Dio: elemento, questo, la purezza, che la scienza moderna non calcola minimamente, anzi, del quale \u00e8 pronta a ridere, se lo si fa presente. Eppure \u00e8 cos\u00ec: la sapienza \u00e8 resa possibile dall&#8217;amicizia con Dio; quindi, per aspirare ad essa, bisogna essere, o sforzarsi di essere, quali Lui ci vuole. Non si pu\u00f2 vivere immersi nel fango delle passioni disordinate, la lussuria, la superbia, l&#8217;avarizia, e pretendere di arrivare alla sapienza; quindi, non si giunger\u00e0 mai neppure alla conoscenza di se stessi. Per aver conoscenza di se stessi, bisogna essere amici di se stessi; ma per essere amici di se stessi, bisogna essere amici di Dio, e quindi improntare la propria vita al disegno che Egli ha per ciascuno di noi. Nessuno nasce a caso, nessuno vive a caso; tutti siamo chiamati a svolgere la nostra parte, a rispondere alla nostra personale chiamata; tutti siamo necessari all&#8217;opera, ma nessuno vi \u00e8 obbligato. Si pu\u00f2 anche rifiutarsi di ascoltare e seguire la chiamata; solo che, in tal caso, non si conoscer\u00e0 un bel nulla, ma si condurr\u00e0 una vita nelle tenebre dell&#8217;ignoranza. Anche se si possiede una laurea, o magari due, rilasciata dalla migliore universit\u00e0 di questo mondo. C&#8217;\u00e8 una bella differenza fra il conoscere le cose e il conoscere l&#8217;essenziale: la vera conoscenza \u00e8 conoscenza dell&#8217;essenziale, non del superfluo. E, con tutto rispetto per la scienza, conoscere le fasi di Venere o il teorema di Pitagora \u00e8 certo esaltante e corrisponde a una legittima attivit\u00e0 dell&#8217;intelligenza, ma non esprime affatto l&#8217;essenziale. L&#8217;essenziale \u00e8 ci\u00f2 di cui non si pu\u00f2 fare a meno per vivere bene. Si pu\u00f2 vivere bene anche senza la scienza, senza sapere quale sia il nome della montagna pi\u00f9 alta o dell&#8217;abisso marino pi\u00f9 profondo; anche senza aver letto la <em>Divina Commedia<\/em> o la <em>Summa teologica<\/em> di San Tommaso d&#8217;Aquino.<\/p>\n<p>Ecco cosa manca alla cultura moderna, o per dir meglio, che cosa ha perso lungo la strada, nella costruzione del proprio sapere: l&#8217;umilt\u00e0 di fronte a Dio. Quella <em>humilitas<\/em> che faceva dire a Dante (<em>Inf<\/em>., XXVI, 21-24):<\/p>\n<p><em>e pi\u00f9 lo &#8216;ngegno affreno ch&#8217;i&#8217; non soglio,\u00a0\/ perch\u00e9 non corra che virt\u00f9 nol guidi; \/ s\u00ec che, se stella bona o miglior cosa \/ m&#8217; ha dato &#8216;l ben, ch&#8217;io stessi nol m&#8217;invidi<\/em>.\u00a0<\/p>\n<p>Ed \u00e8 appunto l&#8217;assoluta mancanza di umilt\u00e0, la tracotanza, la <em>hybris<\/em>, che faceva dire a Galilei, nel <em>Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo<\/em>, per bocca di Salviati:<\/p>\n<p><em>&#8230; l&#8217;intendere si pu\u00f2 pigliare in due modi, cio\u00e8\u00a0intensive\u00a0o vero\u00a0extensive: e che\u00a0extensive, cio\u00e8 quanto alla moltitudine degli intelligibili, che sono infiniti, l&#8217;intender umano \u00e8 come nullo, quando bene egli intendesse mille proposizioni, perch\u00e9 mille rispetto all&#8217;infinit\u00e0 \u00e8 come uno zero; ma pigliando l&#8217;intendere\u00a0intensive, in quanto cotal termine importa intensivamente, cio\u00e8 perfettamente, alcuna proposizione, dico che l&#8217;intelletto umano ne intende alcune cos\u00ed perfettamente, e ne ha cos\u00ed assoluta certezza, quanto se n&#8217;abbia l&#8217;istessa natura; e tali sono le scienze matematiche pure, cio\u00e8 la geometria e l&#8217;aritmetica, delle quali l&#8217;intelletto divino ne sa bene infinite proposizioni di pi\u00fa, perch\u00e9 le sa tutte, ma di quelle poche intese dall&#8217;intelletto umano credo che la cognizione agguagli la divina nella certezza obiettiva, poich\u00e9 arriva a comprenderne la necessit\u00e0, sopra la quale non par che possa esser sicurezza maggiore.<\/em><\/p>\n<p>Addirittura! Fra l&#8217;altro, si noter\u00e0 che Galilei, dapprima, asserisce che <em>l&#8217;intelletto umano ne intende alcune [proposizioni] cos\u00ed perfettamente, e ne ha cos\u00ed assoluta certezza, quanto se n&#8217;abbia l&#8217;istessa natura<\/em>; e subito dopo, nello stesso periodo, precisa: <em>credo che la cognizione agguagli la divina nella certezza obiettiva.<\/em> Ma insomma sta paragonando il perfetto intendere dell&#8217;uomo a quello della natura, o a quello di Dio? Perch\u00e9, evidentemente, non sono la stessa cosa: nessun filosofo farebbe una simile confusione. Ma Galilei, che non \u00e8 filosofo, e che pure vuol fare, oltre allo scienziato, anche il teologo, li confonde; e questa confusione tradisce l&#8217;essenza riposta del suo pensiero: che, dietro la facciata di un ossequio formale alla religione cattolica, \u00e8, in effetti, pienamente naturalistico, degno erede delle premesse poste da Telesio, Bruno e Campanella. Ma se si confonde Dio con la natura, non si giunger\u00e0 mai al vero sapere; tanto pi\u00f9 se si guarda alla natura, come fa Galilei, come ad un inerte meccanismo, o, peggio, ad un nemico da sottomettere e da manipolare a piacimento. Come pu\u00f2 giungere al vero sapere chi si pone in opposizione alla natura, quando l&#8217;uomo stesso \u00e8, per la sua dimensione fisica, parte integrante di essa? Si ricordi la cicala di Galilei nella &quot;favola dei suoni&quot; contenuta nel <em>Saggiatore<\/em>: dove l&#8217;animaletto viene vivisezionato e ucciso, senza che vi sia un bench\u00e9 minimo cenno di rammarico, al solo scopo (peraltro rimasto vano) di strapparle il segreto del suo frinire. Era nel giusto San Francesco, quando vedeva una fratellanza fra tutte le creature; ed \u00e8 invece nel torto la scienza moderna, quando pensa di poter strappare alla natura i suoi segreti, trattandola alla stregua di un prigioniero da interrogare e, se necessario, anche da torturare, affinch\u00e9 riveli ci\u00f2 che l&#8217;uomo non sa ancora. E, di nuovo, il problema \u00e8 la fondamentale ignoranza riguardo a se stessi. Perch\u00e9 vuoi conoscere le cose, se non sai e non hai compreso nulla di te stesso? Anche Socrate confessa di essere stato attratto, in giovent\u00f9, dallo studio della natura; si \u00e8 volto interamente alla filosofia quando ha compreso che solo cos\u00ec avrebbe potuto appagare la sete di una conoscenza vera e piena, non parziale, ma totale.<\/p>\n<p><em>Ti manca ancora molto in fatto di sapienza, se non sei sapiente nei riguardi di te stesso.<\/em> Questa folgorante osservazione non \u00e8 di Socrate o di qualche altro filosofo illustre, greco o moderno; \u00e8 di un grandissimo Santo, sant&#8217;Antonio di Padova, che tutti conoscono, o forse credono di conoscere, per le sue virt\u00f9 straordinarie, e tutti invocano per ottenere grazie e miracoli, ma pochi conoscono come Dottore della Chiesa, come maestro di Sapienza Santa. E quella osservazione, di straordinaria acutezza e profondit\u00e0, fa parte di uno dei suoi tanti <em>Sermones<\/em>, le prediche che teneva per le domeniche e le feste consacrate ad un pubblico di fedeli nel quale erano presenti i dotti e gli ignoranti, gli intellettuali e i semplici, e ai quali tutti si rivolgeva, indifferentemente, toccando le corde dello spirito pi\u00f9 che quelle della ragione pura, come avrebbe potuto fare, nella sua aula di lezione, in un professore di teologia. Riteniamo che valga la pena di riportare per esteso quella predica, pronunciata davanti a un uditorio devoto in una domenica di quasi otto secoli fa, quando i fedeli non guardavano l&#8217;orologio e non si spazientivano, n\u00e9 sbadigliavano, se il celebrante si attardava qualche minuto in pi\u00f9 per la loro personale edificazione morale e spirituale (da: Giordano Tollardo, <em>Cos\u00ec parlava Sant&#8217;Antonio di Padova. Brani scelti dai Sermoni<\/em>, Padova, Messaggero di Sant&#8217;Antonio Editrice, 2006, pp. 137-138):<\/p>\n<p><em>Scrive l&#8217;Apostolo Paolo: &quot;Per la grazia che mi \u00e8 stata concessa, io dico a ciascuno di voi&quot;, filosofi, sapienti, letterati, nobili e simili, &quot;di non voler sapere pi\u00f9 di quanto conviene sapere&quot; (Rm 12,3); e altrove dice: &quot;Non montare in superbia, ma temi!&quot; (Rm 11,20).<\/em><\/p>\n<p><em>Ti manca ancora molto in fatto di sapienza, se non sei sapiente nei riguardi di te stesso. Non sei sapiente, se pretendi di sapere pi\u00f9 di quanto conviene. Sapere ci\u00f2 che conviene vuol dire &quot;discendere&quot;, abbassarsi, andare a Nazaret, abbassarsi e obbedire incondizionatamente. Questo dev&#8217;essere tutto il tuo sapere, e questo sapere realizza in te la moderazione, la sobriet\u00e0. (cf. Rm 12,3). la convenienza richiesta dall&#8217;Apostolo, Il voler sapere di pi\u00f9 produce solo &quot;ebbrezza&quot;, esaltazione, nella quale ogni sapienza \u00e8 insensata. Il sapere e lo scrutare pi\u00f9 di quanto sia necessario fa &quot;errare&quot;, porta fuori strada l&#8217;animale separato dal branco, il novizio precipitoso, e il sapiente ancora agli inizi, come &quot;erra&quot; e va qua e l\u00e0 chi \u00e8 ubriaco e vomita.<\/em><\/p>\n<p><em>Dice Bernardo: l&#8217;obbedienza perfetta, soprattutto nel principiante, \u00e8 quella indiscussa, acritica, vale a dire quella che non cerca di sapere che cosa o perch\u00e9 la tal cosa venga comandata, ma si sforza soltanto di compiere fedelmente e umilmente ci\u00f2 che viene ordinato dal superiore. Tutta la sua voglia di sapere consista nel non voler sapere nulla in questo campo. Tutta la sua sapienza consista nel non averne per nulla in questa materia. E questo vuol dire: &quot;sapere nella giusta misura&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>La pura semplicit\u00e0, che \u00e8 l&#8217;acqua di Siloe che scorre silenziosa (cf. Is 8,6), rende sobria l&#8217;anima; se il vino della sapienza dei sapienti di questo mondo verr\u00e0 annacquato e diluito, il loro sapere rientrer\u00e0 nella giusta misura.<\/em><\/p>\n<p><em>E se nella religione ci sono dei sapienti, Dio li ha attirati per mezzo dei semplici. Infatti egli ha scelto ci\u00f2 che nel mondo \u00e8 stolto, meschino, debole e disprezzato per associare ad essi i sapienti, i forti e i nobili, perch\u00e9 nessun uomo possa gloriarsi di se stesso (cf. 1 Cor 1,27-29), ma solo in colui &quot;che discese e and\u00f2 a Nazaret, ed era loro sottomesso&quot;<\/em>.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la vera concezione della sapienza: un sapere che viene da Dio, che riguarda Dio e che permette all&#8217;uomo di scendere nelle proprie profondit\u00e0. Altro che psicanalisi, altro che inconscio, subconscio e superconscio. Senza l&#8217;amicizia con Dio, la discesa nei gorghi fangosi dell&#8217;inconscio rischia di trasformarsi in una discesa agli inferi: dalla quale non \u00e8 detto che si sappia poi risalire. Non si scherza con certe potenze; non ci si prende gioco del diavolo, \u00e8 lui che si prende gioco di noi. Di quante intelligenze si \u00e8 preso gioco, facendo leva sulla loro smodata ambizione di sapere <em>pi\u00f9 di quello che \u00e8 conveniente sapere<\/em>. Un elogio dell&#8217;oscurantismo? Semplicemente, un richiamo al senso del limite umano. E quindi un richiamo all&#8217;umilt\u00e0. Se quel che conta fosse il solo sapere, la scienza varrebbe pi\u00f9 della fede e Galilei ne saprebbe pi\u00f9 della vecchina che recita devotamente il rosario tutti i giorni. Invece \u00e8 la sapienza del cuore che conquista le intelligenze, e non viceversa&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cos&#8217;\u00e8 la sapienza, la vera sapienza? Non il sapere; la sapienza. La cultura moderna idolatra il sapere, parla sempre del sapere, che indica soprattutto una<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[117],"class_list":["post-26619","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-dio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26619","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26619"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26619\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26619"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26619"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26619"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}