{"id":26608,"date":"2019-08-29T03:13:00","date_gmt":"2019-08-29T03:13:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/08\/29\/la-tristezza-e-che-non-dovremmo-essere-qui-per-la-mamma\/"},"modified":"2019-08-29T03:13:00","modified_gmt":"2019-08-29T03:13:00","slug":"la-tristezza-e-che-non-dovremmo-essere-qui-per-la-mamma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/08\/29\/la-tristezza-e-che-non-dovremmo-essere-qui-per-la-mamma\/","title":{"rendered":"La tristezza \u00e8 che non dovremmo essere qui per la mamma"},"content":{"rendered":"<p>PER LA MAMMA<\/p>\n<p>Secondo il mito platonico della biga alata, le anime conservano, in diversa misura, un vago ricordo del mondo dell&#8217;Iperuranio, per averlo intravisto prima di incarnarsi nelle condizioni della vita presente. Chi ha visto di pi\u00f9, ricorda di pi\u00f9; e chi ha visto di meno, ricorda di meno. I primi sono agevolati nel compito di riconquistare la sapienza perduta, che illumina la via verso il destino eterno dell&#8217;anima; i secondi, al contrario, son destinati a reincarnarsi nelle forme pi\u00f9 basse e inconsapevoli e praticamente a ripartire da zero nel processo della vera conoscenza. In termini cristiani, invece, e stando, a nostro credere, pi\u00f9 aderenti alla realt\u00e0 e pi\u00f9 lontani da un mondo sostanzialmente di fantasia, come quello immaginato da Platone, persiste, nell&#8217;anima, e specialmente nell&#8217;anima del bambino, ancora fresca di stupore e d&#8217;innocenza (usando sempre questa espressione con molta cautela, perch\u00e9 il bambino pu\u00f2 essere definito innocente solo in un senso relativo, ma non in senso assoluto), pi\u00f9 che del mito della biga alata, bisognerebbe tenere sempre a mente l&#8217;evento decisivo per la condizione umana nella prospettiva del cristianesimo: il Peccato originale; e, prima di esso, la condizione felice non solo dell&#8217;umanit\u00e0, ma di tutto il creato, che esisteva anteriormente alla fatale disobbedienza dei nostri progenitori, ossia la condizione che era propria alle creature nel Paradiso terrestre.<\/p>\n<p>Nella sua situazione attuale, l&#8217;uomo pu\u00f2 essere paragonato ad un principe o un sovrano decaduto, il quale abbia dilapidato sconsideratamente il suo ricco patrimonio, e il cui splendido palazzo sia andato in rovina, con il giardino invaso dai rovi e dalle bestie selvatiche, e le stanze un tempo sontuose, impreziosite da raffinati tappeti, da quadri dalle cornici dorate e da scintillanti specchi e lampadari, siano adesso ricoperte dalla polvere e immerse nell&#8217;oscurit\u00e0, con le imposte chiuse e sconnesse. Un principe decaduto o un sovrano spodestato che adesso si trova ramingo, triste e abbattuto, a vagabondare sulle strade polverose del mondo, con i piedi feriti e sanguinanti avvolti negli stracci, lui che camminava in pantofole di seta e che mai avrebbe potuto ferirsi con i sassi taglienti della via, perch\u00e9 viaggiava in carrozza e perch\u00e9 i suoi servi erano pronti ad accorrere per rimuovere qualsiasi ostacolo, anche il pi\u00f9 blando, si frapponesse davanti a lui. Vedendolo cos\u00ec malridotto e sconsolato, si potrebbe pensare che egli sia sempre stato null&#8217;altro che un pezzente e un vagabondo; si stenterebbe a credere che un tempo egli si godeva le gioie della vita senza avere un pensiero al mondo; che indossava morbide vesti e gioielli, che aveva uno stuolo di servitori a sua disposizione, e che viveva in uno dei palazzi pi\u00f9 belli, pi\u00f9 eleganti e pi\u00f9 confortevoli che mai si fossero visti.<\/p>\n<p>Eppure, non si sa come, una certa qual vaga consapevolezza di quell&#8217;antica e felice condizione, pur dopo lunghissimi anni di decadenza e di continue umiliazioni, sopravvive in fondo alla sua coscienza, simile ad un ricordo estremamente sbiadito e quasi irreale, e tuttavia, in alcuni momenti, capace di riemergere talmente vivo e struggente, da farlo quasi piangere amare lacrime di sconsolata nostalgia. In quei rari momenti, per qualche istante, il miserabile vagabondo dalla barba lunga e l&#8217;aspetto emaciato, dal passo incerto e dallo sguardo spento, sembra quasi trasfigurarsi; nel suo sguardo triste e opaco compare una luce d&#8217;infinita dolcezza, ed egli raddrizza le spalle e alza la fronte, come se la bellezza dei ricordi ridestasse in lui, inconsapevolmente, un&#8217;ombra della fierezza e della dignit\u00e0 del tempo passato; come se, per un attimo, la coscienza di ci\u00f2 che egli era, del genere di vita che conduceva, dei luoghi ameni che frequentava e delle scelte compagnie dalle quali era attorniato, tutto ci\u00f2 si riaffacciasse al fondo della sua anima e la investisse con una luce splendente, proprio come fa il sole, in alta montagna, allorquando rompe trionfante un denso mantello di nubi, per poi subito scomparire di nuovo, quasi fosse stato solamente un sogno, una visione, che ha trasfigurato il paesaggio in maniera repentina e insospettata, rivelando in esso una bellezza, un fulgore, un&#8217;armonia suprema.<\/p>\n<p>Lasciamo a coloro che si autodefiniscono psicanalisti, e che sarebbe pi\u00f9 giusto chiamare praticanti di una bassa forma di magia nera, la petulante soddisfazione di &quot;spiegarci&quot; che quella nostalgia, quel ricordo confuso, quella sensazione di un passato meraviglioso e poi semisepolto nell&#8217;oblio, altro non sono che un meccanismo difensivo, o per meglio dire compensativo, elaborato dall&#8217;inconscio, mediante il quale quest&#8217;ultimo vuole risarcire l&#8217;io della delusione, della frustrazione e dell&#8217;amarezza che gli provengono dal duro scontro con la realt\u00e0 e dal crollo di tutte le illusioni che, nell&#8217;infanzia e nella prima adolescenza, esso aveva coltivato incautamente ed esageratamente, determinando un corto circuito che avrebbe rischiato di trascinarlo nella spirale della depressione o nella palude dell&#8217;angoscia permanente. Secondo questi signori, l&#8217;uomo \u00e8 soltanto una povera scimmia nuda che, quando si rende conto della nullit\u00e0 delle sue smanie di onnipotenza e della inevitabilit\u00e0 e inesorabilit\u00e0 della morte, per non impazzire dalla disperazione si fabbrica un mondo illusorio che funge da camera di compensazione. Tale mondo illussorio funziona sia come proiezione verso il futuro di un destino di felicit\u00e0 e d&#8217;immoralit\u00e0, e allora prende la forma delle credenze religiose, sia come proiezione verso il passato, e allora elabora il mito di un mondo felice e di una condizione di piena e perfetta armonia fra l&#8217;io e il tutto, anteriormente alla vita presente ma sempre sulla base del medesimo soggetto, il che implica la credenza nella reincarnazione dell&#8217;anima individuale in una quantit\u00e0 di corpi differenti e perci\u00f2 in una successione di vite, il cui scopo \u00e8 comprendere la vanit\u00e0 dell&#8217;attaccamento e liberarsi dalle catene della materia, ritrovando l&#8217;unione originaria con il Tutto.<\/p>\n<p>Quanto a noi, non crediamo alla psicanalisi come spiegazione filosofica del reale, per il fatto che non condividiamo le sue premesse materialiste, nichiliste e irreligiose, senza le quali le sue speculazioni non starebbero in piedi e che ne fanno, pertanto, non una vera scienza, ma una pseudo-scienza, ossia una &quot;scienza&quot; capace di spiegare il reale solo a patto che si accolgano con un atto di fede i suoi presupposti e la sua prospettiva. Gli psicanalisti dicono: s\u00ec, \u00e8 vero, nell&#8217;uomo ci sono degli pseudo ricordi, c&#8217;\u00e8 una vaga nostalgia di una felice condizione originaria, ed \u00e8 proprio questa la base da cui si sono sviluppati i miti universali della Caduta: ad esempio, nel cristianesimo, il mito del Peccato originale e della cacciata dei primi uomini del Paradiso terrestre. Ma a ci\u00f2 noi ribattiamo: benissimo; ma il fatto che l&#8217;idea di una Caduta originaria sia presente in tutte le mitologie, non potrebbe essere, e a pi\u00f9 buon diritto, una conferma piuttosto che una smentita del fatto che tale Caduta si \u00e8 realmente verificata, e che tutte le civilt\u00e0, sia pure in forme diverse, ne hanno conservato il ricordo? Che cosa \u00e8 pi\u00f9 difficile, che cosa \u00e8 pi\u00f9 improbabile: che in tutte le civilt\u00e0 sia nata una tale idea sulla base di un falso ricordo, di un&#8217;illusione psicologica e di una nevrosi esistenziale nei confronti dello <em>shock<\/em> della morte, oppure che vi sia stata <em>davvero<\/em> una felice condizione originaria dell&#8217;uomo nel mondo, e che questa si sia poi irrimediabilmente incrinata, provocando il sopraggiungere di una condizione esistenziale assai pi\u00f9 tribolata e imperfetta, nella quale tuttora si trova l&#8217;umanit\u00e0? In fondo, tutto dipende dal valore di conoscenza che si vuol dare al mito. Per chi pensa che il mito sia solo una costruzione fantastica elaborata dagli uomini, non vale neanche la pena di chiedersi se esso non sia invece, per caso, una maniera simbolica di narrare dei fatti sostanzialmente reali.<\/p>\n<p>La maggiore difficolt\u00e0 a vedere nel mito la narrazione simbolica di accadimenti reali, e perci\u00f2 a vedere nel mito della Caduta il riflesso di un&#8217;esperienza reale dell&#8217;umanit\u00e0 originaria, deriva dal fatto che tale interpretazione del mito presuppone un processo d&#8217;involuzione dell&#8217;umanit\u00e0, da uno stato superiore di esistenza a uno stato inferiore: il che urta frontalmente contro uno dei capisaldi della cultura moderna, ossia l&#8217;evoluzionismo. Secondo le teorie evoluzioniste, l&#8217;umanit\u00e0 attuale \u00e8 il frutto di un progressivo processo di accrescimento, di organizzazione e di perfezionamento della natura umana; mentre invece prendere i miti delle origini perfettamente sul serio significa ammettere che le cose siano andate nella maniera diametralmente opposta, cio\u00e8 dall&#8217;ordine verso il disordine, proprio come si verifica nei processi entropici della materia fisica. Ora, l&#8217;evoluzionismo \u00e8 talmente penetrato nel DNA della cultura moderna, che l&#8217;idea stessa di una degenerazione dell&#8217;uomo, anzich\u00e9 di una sua crescita, risulta concettualmente irricevibile e inammissibile: se l&#8217;evoluzionismo \u00e8 la legge costante di ci\u00f2 che esiste, uomo compreso, non si pu\u00f2 concepire, neanche in via d&#8217;ipotesi, che sia accaduto il contrario. D&#8217;altra parte, chi non \u00e8 evoluzionista, ossia chi rifiuta di vedere nell&#8217;evoluzionismo la chiave interpretativa di tutti i fenomeni biologici e anche di quelli psicologici, \u00e8 libero da questo ricatto intellettuale, e pu\u00f2 benissimo ipotizzare che gli uomini, alle loro origini, fossero assai pi\u00f9 perfetti di quanto lo sono oggi. Ma per un evoluzionista convinto, non ci sono &quot;origini&quot;, nel senso che non si danno un prima e un poi, nettamente definiti, bens\u00ec un passaggio graduale e quasi indistinto da forme pi\u00f9 semplici a forme pi\u00f9 complesse di vita, senza che se ne possa indicare l&#8217;inizio come una singolarit\u00e0. Per gli evoluzionisti, non ha senso neanche la domanda in quale preciso momento abbia avuto origine la vita, perch\u00e9 la vita, per essi, non \u00e8 un evento, ma un processo, appunto un processo evolutivo, del quale si pu\u00f2 seguire lo sviluppo, si possono riconoscere le tappe, ma non si pu\u00f2 dire quando, esattamente, essa sia iniziata, a partire dalla non vita: non lo si pu\u00f2 dire pi\u00f9 di quanto si possa affermare se sia nato prima l&#8217;uovo o la gallina.<\/p>\n<p>A noi sembra che l&#8217;universalit\u00e0 dei miti, come del resto anche l&#8217;universalit\u00e0 delle religioni, sia un forte argomento a favore della loro realt\u00e0, cos\u00ec come dell&#8217;esistenza di Dio. Pure, anche se \u00e8 il riflesso di un evento reale, nondimeno ogni mito deve essere interpretato, appunto perch\u00e9 si \u00e8 costituito nelle forme di un racconto allegorico e simbolico. E ci sembra che la via maestra per interpretarlo sia quella che parte dalla memoria dell&#8217;io infantile, intendendo quest&#8217;ultima parola in senso tecnico e cronologico e non come giudizio di valore, dato sulla scorta di un io adulto. Chi di noi, ripensando alla propria infanzia, non trova in se stesso un riflesso del mito platonico della biga alata, o anche del mito cristiano (e giudaico) della Caduta conseguente al Peccato originale? Non vi \u00e8 forse, nel bambino, di quando in quando, ma come costante presenza di fondo, la nostalgia di un tempo felice e di uno stato beato? Per noi, ad esempio &#8212; questa \u00e8 una nota personale &#8212; tale nostalgia si lega a uno dei pi\u00f9 remoti ricordi d&#8217;infanzia, quello di un bellissimo giardino perennemente verdeggiante, sotto un cielo azzurro e sereno, popolato da una quantit\u00e0 di alberi e piante dalle figure maestose e tuttavia gentili: ci\u00f2 che di pi\u00f9 simile al paradiso si possa umanamente immaginare, restando sul terreno dell&#8217;analogia con oggetti materiali. Certo, \u00e8 possibile collocare i ricordi infantili nel quadro della memoria storica; nel nostro caso, una gita all&#8217;antico santuario mariano di Barbana, nella laguna di Grado, isola che \u00e8 in buona parte coperta da un bosco di bagolari, pini marittimi, magnolie, olmi e cipressi. E tuttavia, siamo sicuri che ci\u00f2 non sia un voler razionalizzare ad ogni costo la nostalgia di una cosa non tanto ricordata, quando presentita, o forse vista, s\u00ec, ma non con gli occhi del corpo, bens\u00ec con quelli dell&#8217;anima? Per fare un esempio: quasi tutti gli studiosi di Dante Alighieri ci dicono che i canti finali del <em>Purgatorio<\/em>, nei quali viene descritta la dolce foresta primeva dell&#8217;Eden, sono una rielaborazione poetica di una foresta reale e concreta, vista da Dante coi suoi propri occhi, ossia la Pineta di Ravenna. Tuttavia (e tralasciando il fatto che il <em>Purgatorio<\/em> era gi\u00e0 stato ultimato verso il 1316, mentre Dante si rec\u00f2 a Ravenna, su invito di Guido Novello da Polenta, solo nel 1319) a noi pare che il ragionamento si pu\u00f2 benissimo capovolgere, e con risultati assai pi\u00f9 persuasivi: anche se somigliante a una foresta che Dante pu\u00f2 aver visto in un certo luogo e in un certo tempo, <em>la divina foresta spessa e viva<\/em> della seconda cantica della <em>Commedia<\/em> \u00e8 la descrizione di una foresta che nessun occhio umano ha mai visto, ma della quale ogni anima reca una segreta e profonda nostalgia: la foresta dei nostri primi antenati, donde furono cacciati in seguito alla Caduta. Senza scomodare l&#8217;Inconscio collettivo di Jung, si pu\u00f2 benissimo ipotizzare che l&#8217;anima individuale conservi un frammento della coscienza umana originaria, tramandato segretamente di generazione in generazione. E del resto, che cos&#8217;\u00e8 il nostro senso del bello, del buono, del giusto e del vero, che c&#8217;impedisce di appagarci delle singole cose belle, buone, giuste e vere, perch\u00e9 cogliamo in esse un grado d&#8217;imperfezione che non si accorda con le nostre aspettative? E da dove mai ci verrebbero tali aspettative, se davvero vivessimo in un mondo in evoluzione? Non si spiega invece facilmente che le abbiamo, se si ammette che il mondo \u00e8 in fase d&#8217;involuzione? Solo ammettendo che esso sta regredendo si pu\u00f2 giustificare il fatto che in noi c&#8217;\u00e8 la nostalgia d&#8217;un modo luminoso e perfetto. La tristezza, allora, nasce dal fatto che la nostra patria non \u00e8 di quaggi\u00f9&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PER LA MAMMA Secondo il mito platonico della biga alata, le anime conservano, in diversa misura, un vago ricordo del mondo dell&#8217;Iperuranio, per averlo intravisto prima<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-26608","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26608","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26608"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26608\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26608"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26608"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26608"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}