{"id":26603,"date":"2022-10-28T12:49:00","date_gmt":"2022-10-28T12:49:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/10\/28\/la-teologia-culmine-della-metafisica\/"},"modified":"2022-10-28T12:49:00","modified_gmt":"2022-10-28T12:49:00","slug":"la-teologia-culmine-della-metafisica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/10\/28\/la-teologia-culmine-della-metafisica\/","title":{"rendered":"La teologia, culmine della metafisica"},"content":{"rendered":"<p>La filosofia moderna, in modo netto ed esplicito a partire da Kant, ma in forma apparentemente meno drastica da molto prima, in particolare con Guglielmo di Occam, ha accantonato la metafisica, riducendosi a un empirismo radicale (o, il che \u00e8 in definitiva lo stesso, anche se non pare, anzi pare l&#8217;opposto) ad un idealismo altrettanto radicale, come avviene con Hegel. La metafisica, per\u00f2, non \u00e8 una parte della filosofia, una parte che si possa in qualche modo sacrificare, come il capitano di una nave il quale, per tenerla a galla nella tempesta, decida di gettare a mare il carico, dando la precedenza alla salvezza degli uomini: \u00e8 il cuore ed il culmine della filosofia, perch\u00e9 senza metafisica non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 la vera immagine del mondo e questo diviene, come di fatto \u00e8 accaduto negli ultimi secoli, qualcosa d&#8217;incomprensibile e assurdo, un enigma, un labirinto, una sfinge che si beffa del nostro bisogno di verit\u00e0.<\/p>\n<p>Abbiamo detto, in un precedente scritto, che l&#8217;intelletto cerca il vero e la volont\u00e0 vuole il bene; e che, se cos\u00ec non accade, \u00e8 perch\u00e9 l&#8217;intelletto e la volont\u00e0 sono stati deviati dal loro fine naturale, e l&#8217;anima \u00e8 ammalata, si \u00e8 smarrita e ha capovolto la giusta prospettiva esistenziale. Ora, c&#8217;\u00e8 un solo oggetto del pensiero in cui la sforzo e la tensione del conoscere si placano e si rasserenano in una letizia e armonia perfette, ed questo \u00e8 Dio, che \u00e8 l&#8217;essenza del vero, del bene e del bello, atto puro, senza alcun residuo di potenza, che sarebbe come dire d&#8217;imperfezione. Nondimeno, la differenza ontologica che separa Dio dall&#8217;uomo \u00e8 tale, che l&#8217;intelletto umano non pu\u00f2 cogliere quello divino nella sua essenza: pu\u00f2 solo arrivare a dire che esso \u00e8, che esiste, e non che cosa sia, quali propriet\u00e0 possieda; e se tuttavia lo fa, lo fa in senso figurato, per analogia con se stesso: ma ben sapendo che si tratta di una similitudine impropria e di una forzatura, perch\u00e9 Dio, in Se stesso, \u00e8 per l&#8217;uomo l&#8217;inintelligibile).<\/p>\n<p>Ma che dire dell&#8217;Intelletto divino rispetto al <em>proprio<\/em> pensiero? Dio, pensando Se stesso, pensa tutto l&#8217;intelligibile: atto puro, non potrebbe pensare ci\u00f2 che \u00e8 potenza, perch\u00e9 in Lui non vi \u00e8 alcuna potenza, ma sempre e solamente atto. Pertanto, quando l&#8217;uomo pensa qualcosa, si innalza al di sopra del suo stato ordinario, perch\u00e9 si libera, fino ad un certo punto, dai condizionamenti della materia (fino ad un certo punto, anche perch\u00e9 ogni pensiero ha inizio dalla sensazione, e dunque dipende dalla materia!). Ma se Dio, pensando Se stesso, \u00e8 nel suo proprio elemento, beatifico e vitale, anche l&#8217;uomo, pensando e conoscendo Dio, \u00e8 a sua volta beato, come mai potrebbe esserlo altrimenti: beatitudine che sar\u00e0 perfetta al cospetto di Dio, dopo la morte, ma che gi\u00e0 talvolta \u00e8 concessa, come un raro privilegio, alle anime sante gi\u00e0 in questa vita, e sia pure in maniera discontinua e quanto mai fuggevole.<\/p>\n<p>Scrive Aristotele nella <em>Metafisica<\/em> (trad. a cura di G. Reale, Napoli, Loffredo, 1968, vol. 1, pp, 179-180; vol. , pp. 231-232, 239):<\/p>\n<p><em>Tutte le scienze ricercano, relativamente a ciascuno degli oggetti che rientrano nel loro ambito di conoscenza, determinate cause e determinati principi: cos\u00ec la medicina, la ginnastica e ciascuna delle atre scienze poietiche e matematiche. Ognuna di queste, infatti, si limita a indagare un determinato genere di cose, e, di questo, ognuna si occupa come di qualcosa di reale e di esiste, ma non lo considera IN QUANTO ESSERE: infatti la scienza dell&#8217;essere in quanto essere \u00e8 diversa da queste scienze e da esse distinta. Ciascuna delle scienze sopra menzionate assume in qualche modo l&#8217;essenza che \u00e8 propria del genere di cose di cui si occupa e cerca di dimostrare tutto il resto con pi\u00f9 o meno rigore. Ed alcune di queste scienze assumono l&#8217;essenza tramite le sensazioni, altre, invece, tramite l&#8217;ipotesi. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Ora, poich\u00e9 esiste una scienza dell&#8217;essere IN QUANTO ESSERE E IN QUANTO SEPARATO, bisogna esaminare se essa si debba considerare come identica alla fisica, oppure come diversa. Ma la fisica studia le cose che hanno in se medesime il principio del movimento; la matematica \u00e8 scienza teoretica che studia enti non soggetti al divenire, ma non separati. C&#8217;\u00e8, dunque, un&#8217;altra scienza, diversa sia dalla fisica sia dalla matematica, che studia L&#8217;ESSERE SEPARATO E IMMOBILE, posto che veramente ossia una sostanza SEPARATA E IMMOBILE, come cercheremo di dimostrare. E se fra gli esseri esiste una realt\u00e0 di questo genere, in essa dovr\u00e0 consistere anche il divino e dovr\u00e0 essere il principio primo e supremo.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 chiaro, dunque, che esistono tre generi di scienze teoretiche: FISICA, MATEMATICA e TEOLOGIA. Ora, fra tutti i generi di scienze il genere delle scienze teoretiche \u00e8 il pi\u00f9 eccellente, PERCH\u00c9 HA PER OGGETTO QUELL&#8217;ESSERE CHE PI\u00d9 DI TUTTI HA VALORE, e ogni scienza viene qualificata come superiore o inferiore in base al suo oggetto. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Dobbiamo dimostrare che necessariamente esiste una sostanza eterna ed immobile. Le sostanze, infatti, hanno priorit\u00e0 rispetto a tutti gli altri modi di essere, e, se fossero corruttibili, allora sarebbe corruttibile tutto quanto esiste. Ma \u00e8 impossibile che il MOVIMENTO si generi o si corrompa, perch\u00e9 esso \u00e8 sempre stato; n\u00e9 \u00e8 possibile che si generi o si corrompa il TEMPO, perch\u00e9 non potrebbero esserci il &quot;prima&quot; e il &quot;poi&quot; se non esistesse il tempo. Dunque, anche il movimento \u00e8 continuo come il tempo: infatti il tempo o \u00e8 la stessa cosa che il movimento o una caratteristica del medesimo. E non c&#8217;\u00e8 altro movimento continuo se non quello locale, anzi, di questo, continuo \u00e8 solo quello circolare.<\/em><\/p>\n<p><em>Se, poi, esistesse un principio motore ed efficiente, ma che non fosse IN ATTO, non ci sarebbe movimento; infatti \u00e8 possibile che ci\u00f2 che ha potenza NON passi all&#8217;atto (pertanto non avremo alcun vantaggio se introdurremo sostanze eterne, come fanno i sostenitori della teoria delle Forme, se non \u00e8 presente in esse un principio capace di produrre mutamento; dunque, non \u00e8 sufficiente questo tipo di sostanza, n\u00e9 l&#8217;altra sostanza che essi introducono oltre le Idee [cio\u00e8 i numeri ideali]; se queste sostanze non saranno attive, non esister\u00e0 movimento). Ancora, non basta neppure che essa sia IN ATTO, se la sua sostanza implica potenza: infatti, in tal caso potrebbe non esserci un movimento eterno, perch\u00e9 \u00e8 possibile che ci\u00f2 che \u00e8 in potenza non passi all&#8217;atto. \u00c8 DUNQUE NECESSARIO CHE CI SIA UN PRINCIPIO, LA CUI SOSTANZA SIA L&#8217;ATTO STESSO. Per conseguenza, \u00e8 anche necessario che queste sostanze siano SCEVRE DI MATERIA, perch\u00e9 devono essere eterne, se mai esiste qualcosa di eterno. Dunque, devono essere ATTO. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Dunque il primo motore muove come OGGETTO DI AMORE, mentre tutte le altre cose muovono senza essere mosse.<\/em><\/p>\n<p><em>Ora, se qualcosa si muove, pu\u00f2 anche essere diverso da come \u00e8. Pertanto il primo movimento di traslazione, anche se \u00e8 in atto, pu\u00f2 tuttavia essere diverso da come \u00e8, almeno in quanto \u00e8 movimento: evidentemente diverso secondo il luogo, anche se non secondo la sostanza. Ma, poich\u00e9 esiste qualcosa che muove essendo, esso medesimo, immobile ed in atto, non pu\u00f2 essere in modo diverso da come \u00e8 in nessun senso. Il movimento di traslazione, infatti, \u00e8 la prima forma di mutazione, e la prima forma di traslazione \u00e8 quella circolare: e tale \u00e8 il movimento che il primo motore produce. Dunque, questo \u00e8 un essere che esiste di necessit\u00e0; e in quanto esiste di necessit\u00e0, esiste come bene, ed in questo modo \u00e8 Principio. (Infatti, il &quot;necessario&quot; ha i seguenti significati: ci\u00f2 che si fa PER COSTRIZIONE contro l&#8217;inclinazione, CI\u00d2 SENZA CUI NON ESISTE IL BENE, e, infine, CI\u00d2 CHE NON PU\u00d2 ASSOLUTAMENTE ESSERE DIVERSO DA COME \u00c8).<\/em><\/p>\n<p>Aristotele prosegue affermando che il pensiero \u00e8 la cosa pi\u00f9 eccellente rispetto all&#8217;agire (superiorit\u00e0 della contemplazione disinteressata sulla sfera pratica dell&#8217;azione), il quale \u00e8 sempre un agire in base al movimento e quindi un mutamento, che \u00e8 qualit\u00e0 essenziale delle cose materiali; e che il pensiero di s\u00e9 \u00e8 il pi\u00f9 eccellente di tutti i pensieri, perch\u00e9 in esso l&#8217;intelligenza coincide con l&#8217;intelligibile, mentre in tutti gli altri casi l&#8217;intelligenza deve fare uno sforzo per afferrare l&#8217;intelligibile, che \u00e8 un oggetto esterno ad essa.<\/p>\n<p>Si tenga presente che cosa \u00e8 la conoscenza per Aristotele, ossia un processo che parte dalla sensazione (<em>nihil est in sensu quod prius non fuerit in sensu<\/em>); tuttavia nel caso del pensiero che pensa se stesso non si d\u00e0 sensazione, ma solo il piacere di conoscersi e riconoscersi; o meglio, se si vuol essere ancor pi\u00f9 precisi, bisogna dire che sensazione e pensiero formano un tutto unico (cosa evidentemente impossibile, e quasi inimmaginabile, per il soggetto umano). Tale \u00e8 la realt\u00e0 di Dio: pensiero di pensiero, atto senza alcun residuo di potenza e, pertanto, atto puro; un piacere infinito che deriva dalla totale coincidenza fra il conoscente e il conosciuto, e quindi lo sciogliersi della conoscenza in assoluta autoconsapevolezza. Si tengano a mente anche le parole di Dante nell&#8217;ultimo canto della <em>Divina Commedia<\/em>, ove il poeta erompe in un grido d&#8217;incontenibile esultanza (vv.124-125): <em>O luce etterna che sola in te sidi \/ sola t&#8217;intendi, e da te intelletta \/ e intendente te ami e arridi!<\/em><\/p>\n<p>Da ultimo, il ragionamento di Aristotele compie un passo che, in un certo senso, non ci si aspetterebbe, allorch\u00e9 introduce, accanto ai concetti di contemplazione, atto puro e coincidenza di pensiero e intelligibile, il concetto di vita. Il pensiero, egli dice, \u00e8 sinonimo di vita: perch\u00e9 dove non c&#8217;\u00e8 pensiero non c&#8217;\u00e8 vita. Dio, pertanto, \u00e8 qualche cosa di pi\u00f9 di un pensiero puro (e astratto) che si auto-contempla e gode infinitamente di se stesso e di null&#8217;altra cosa (idea, quest&#8217;ultima, assai lontana dall&#8217;idea cristiana di Dio creatore e, pertanto, sommamente amorevole e pietoso verso le sue creature): \u00e8 Vita al sommo grado, Vita per cos\u00ec dire assoluta, molto pi\u00f9 &quot;vera&quot; di quella, effimera, degli esseri finiti.<\/p>\n<p>Dice testualmente il grande filosofo (cit., vol. II, p. 244):<\/p>\n<p><em>Se, dunque, in questa felice condizione in cui noi ci troviamo talvolta, Dio si trova perennemente, \u00e8 meraviglioso; e se Egli si trova in una condizione superiore, \u00e8 ancor pi\u00f9 meraviglioso. E in questa condizione Egli effettivamente si trova. Ed Egli \u00e8 anche VITA, perch\u00e9 l&#8217;attivit\u00e0 dell&#8217;intelligenza \u00e8 vita, ed Egli \u00e8 appunto quell&#8217;attivit\u00e0. E la sua attivit\u00e0, che sussiste di per s\u00e9, \u00e8 vita ottima ed eterna. Diciamo, infatti, che Dio \u00e8 vivente, eterno ed ottimo, cosicch\u00e9 a Dio appartiene una VITA PERENNEMENTE CONTINUA ED ETERNA: questo \u00e8, dunque, Dio<\/em>.<\/p>\n<p>Ora, si metta per un momento fra parentesi ci\u00f2 che ci hanno insegnato a scuola, cio\u00e8 che il Dio di Aristotele \u00e8 freddo, disumano, distaccato e inaccessibile; che \u00e8 infinitamente egoista, perch\u00e9 non solo non ha creato il mondo, ma neppure se ne cura; e che non se ne <em>pu\u00f2<\/em> curare, perch\u00e9 ci\u00f2 sarebbe in contrasto con la sua eterna, immutabile, assoluta felicit\u00e0 e perfezione. Si metta fra parentesi questa immagine, che un po&#8217; tutti abbiamo introiettato, fin dagli anni del liceo, del Dio aristotelico, e si rilegga attentamente l&#8217;ultima frase del brano sopra citato: <em>[Dio] \u00e8 anche vita. (&#8230;) Diciamo, infatti, che Dio \u00e8 vivente, eterno ed ottimo, cosicch\u00e9 a Dio appartiene una VITA PERENNEMENTE CONTINUA ED ETERNA.<\/em><\/p>\n<p>Non vi \u00e8 una sostanziale consonanza (per ci\u00f2 che la ragione naturale di un pagano, con le sue sole forze, poteva consentire) con le Parola del divino Maestro (<em>Lc<\/em> 20, 28): <em>Dio non \u00e8 Dio dei morti, ma dei vivi: perch\u00e9 tutti vivono per lui<\/em>? Infatti, in quanto causa finale, Dio attira a s\u00e9 ogni cosa: ogni cosa ed ogni essere tendono a Lui come alla propria meta ultima. La sola differenza sostanziale fra le due concezioni (che, certo, non \u00e8 una differenza da poco: ma fin l\u00ec poteva e pu\u00f2 arrivare la ragione naturale senza l&#8217;aiuto della grazia; e non oltre) \u00e8 che il Dio di Aristotele attira ogni cosa a s\u00e9, o meglio Egli \u00e8 il fine di ogni cosa (mentre il Dio cristiano, oltre ad attirare, \u00e8 anche amore e provvidenza verso le creature, e quindi, pur non essendone &quot;attirato&quot;, perch\u00e9 Egli \u00e8 infinitamente libero, di una libert\u00e0 assoluta) nondimeno si protende, per Sua libera scelta, verso di esse (fino al punto di essersi incarnato in un corpo mortale, e di aver scelto la morte per amore degli uomini!), e quindi si realizza un duplice movimento: delle cose verso Dio e di Dio verso le cose. Il che, per Aristotele, \u00e8 impossibile, poich\u00e9 il movimento appartiene solo alle cose finite e quindi non si addice in alcun modo a Dio.<\/p>\n<p>Mentre gi\u00e0 nell&#8217;<em>Antico Testamento<\/em> (<em>Deut<\/em>, 5,26) \u00e8 scritto: <em>Chi infatti, tra tutti i mortali, ha udito come noi LA VOCE DEL DIO VIVENTE parlare dal fuoco ed \u00e8 rimasto vivo?<\/em><\/p>\n<p>E san Pietro, a una precisa domanda del Maestro (<em>e voi, chi dite che io sia?),<\/em> risponde (<em>Mt<\/em> 16,15-16<em>): Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente<\/em>.<\/p>\n<p>E san Paolo, al popolo di Listra che voleva adorarlo, insieme a Barnaba, come fosse un dio <em>(At<\/em> 14,15):<\/p>\n<p><em>Uomini, perch\u00e9 fate questo? Anche noi siamo esseri umani, mortali come voi, e vi annunciamo che dovete convertirvi da queste vanit\u00e0 al Dio vivente,\u00a0che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che in essi si trovano.<\/em><\/p>\n<p>Ora, per Aristotele, la vita \u00e8 movimento, ma il movimento \u00e8 generazione e corruzione. \u00c8 dunque gi\u00e0 notevolissimo che, muovendo da tali presupposti, sia giunto a intuire che Dio, atto puro, al tempo stesso \u00e8 Vita, piena ed assoluta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La filosofia moderna, in modo netto ed esplicito a partire da Kant, ma in forma apparentemente meno drastica da molto prima, in particolare con Guglielmo di<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[117,199,263],"class_list":["post-26603","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-dio","tag-metafisica","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26603","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26603"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26603\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26603"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26603"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26603"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}