{"id":26602,"date":"2019-03-04T11:43:00","date_gmt":"2019-03-04T11:43:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/03\/04\/la-teologia-inizia-a-morire-con-guglielmo-di-ockham\/"},"modified":"2019-03-04T11:43:00","modified_gmt":"2019-03-04T11:43:00","slug":"la-teologia-inizia-a-morire-con-guglielmo-di-ockham","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/03\/04\/la-teologia-inizia-a-morire-con-guglielmo-di-ockham\/","title":{"rendered":"La teologia inizia a morire con Guglielmo di Ockham"},"content":{"rendered":"<p>Ne abbiamo gi\u00e0 parlato in diverse occasioni (cfr. l&#8217;articolo <em>Le radici del modernismo in Guglielmo di Ockham<\/em>, pubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia l&#8217;8\/11\/17), ma non ci stancheremo di ripeterlo: la deriva della teologia progressista e modernizzante comincia fin dal tardo Medioevo, con la figura del francescano inglese Guglielmo di Ockham (1280-1349), quasi contemporaneo di Dante, il quale per primo si \u00e8 completamente scordato la semplice evidenza che la teologia \u00e8 fatta per affiancare, illuminare e sostenere la fede, e non per metterla in crisi e prospettarle difficolt\u00e0 insormontabili. Qualsiasi filosofo, prima di lui, lo sapeva bene e si sarebbe guardato dal mettersi su una tale strada; qualsiasi filosofo avrebbe considerato un cattivo uso della ragione il fatto di adoperarla non per collaborare con la fede, ma per esserle di scandalo. Lui, invece, no: fermo e sicuro nel suo atteggiamento, nelle sue posizioni, guarda con sovrano disprezzo tutto il tesoro che la teologia ha accumulato prima di lui, lo passa in rassegna e lo dichiara non pi\u00f9 utilizzabile, superato, obsoleto, o, quanto meno, bisognoso di radicali riforme. Che cosa ci ricorda, un simile atteggiamento? \u00c8 esattamente lo stesso di Karl Rahner e degli altri teologi modernisti che sono riusciti ad esercitare un influsso decisivo sul Concilio Vaticano II e, con ci\u00f2, sulla vita della Chiesa cattolica, e perfino sulla sua dottrina.<\/p>\n<p>Per Ockham, noi non possiamo avere alcuna esperienza di Dio, perch\u00e9 noi abbiamo esperienza solo delle cose sensibili, e tutto il nostro sapere \u00e8 frutto dell&#8217;esperienza. Il suo, quindi, \u00e8 un empirismo radicale, anzi un vero e proprio sensismo; e affermando che di Dio non si pu\u00f2 avere esperienza, egli non solo svaluta o ignora la via mistica, ma demolisce anche la via razionale che conduce, se non a Dio, quanto meno alla certezza della sua esistenza. Le cinque prove di san Tommaso d&#8217;Aquino? No, per Guglielmo di Ockham nessuna di esse fornisce una dimostrazione convincente della sua esistenza. Egli \u00e8 veramente l&#8217;iniziatore del pensiero moderno, laddove afferma che la ragione e la fede sono due cose del tutto separate e distinte, e che non vi \u00e8 possibile convergenza fra esse. Tutti gli sviluppi materialisti e irreligiosi del pensiero moderno sono contenuti, <em>in nuce<\/em>, in questa idea centrale. Un&#8217;idea che verr\u00e0 sviluppata dai vari Cartesio, Locke, Hume, Kant, e che getta nel cestino della carta straccia secoli e secoli di riflessione teologica e metafisica, non solo cristiana, ma anche pagana, basti pensare a Platone e soprattutto a Plotino. Egli \u00e8 anche il padre dello psicologismo e del soggettivismo, poich\u00e9 sostiene che la conoscenza umana si basa sull&#8217;intuizione immediata e diretta degli enti, sicch\u00e9 non serve provare la loro esistenza, quando se ne ha esperienza diretta. Il conoscere, per lui, si riduce a un prendere atto di quello che c&#8217;\u00e8; ma quello che c&#8217;\u00e8, in sostanza, si riduce a quel che possiamo esperire con i sensi. \u00c8 evidente che ci\u00f2 contrasta con le fondamenta stesse del sentimento religioso, oltre che della Rivelazione: forse che noi abbiamo avuto la conoscenza immediata e diretta dell&#8217;Incarnazione del Verbo, o della Santissima Trinit\u00e0? Si direbbe che Ockham non si renda conto sino in fondo della portata devastante del suo modo d&#8217;impostare la relazione tra fede e ragione, anzi, che non si accorga neppure di quanto limitante e mortificante sia la sua idea di ragione. La ragione, in ultima analisi, si riduce a psicologia, e pi\u00f9 precisamente ad &quot;accettazione&quot; dei dati che i sensi inviano alla mente. Qui non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 alcuno spazio n\u00e9 per la metafisica, n\u00e9, a ben guardare, per la teologia stessa: che ci sta a fare un teologo il quale, come san Tommaso (l&#8217;apostolo) crede solo a ci\u00f2 che vede, e se non mette le dita nelle piaghe di Cristo, non crede alla sua Resurrezione? Evidentemente, in una simile prospettiva la teologia \u00e8 diventata inutile, e se ne potrebbe fare benissimo a meno. Perch\u00e9 non compiere l&#8217;ultimo passo, allora, e non tagliare l&#8217;ultimo, esile filo che la tiene ancora in vita? Un residuo di pudore o una mancanza di coerenza, magari dovuta a poco nobili ragioni di ordine pratico?<\/p>\n<p>Non vogliamo metterci a fare, a nostra volta, della psicologia: ci limitiamo a constatare il fatto. Un teologo il quale riduce la conoscenza a sensismo non \u00e8 pi\u00f9 un teologo, puramente e semplicemente: se avesse un po&#8217; di coerenza, dovrebbe dichiarare finita le teologia e cambiare mestiere. Ma Guglielmo di Ockham non si limita a decostruire tutto l&#8217;edificio del soprasensibile, fa anche di pi\u00f9: inventa quel marchingegno infernale che \u00e8 passata alla storia della filosofia come il &quot;rasoio di Ockham&quot;. La pluralit\u00e0 degli enti metafisici gli d\u00e0 noia; non arriva a dichiarare la svendita fallimentare di tutta la metafisica, per\u00f2 decide di attuare una ristrutturazione radicale, eliminandone quanti pi\u00f9 enti possibili: merce avariata, buona per le teste dure e superstiziose dei monaci medievali. Ma cos&#8217;\u00e8 il rasoio di Ockham, infine? Lo si pu\u00f2 riassumere in queste due formule del nostro pensatore: <em>Frustra fit per plura quod potest fieri per pauciora<\/em>, &quot;si fa inutilmente con molto ci\u00f2 che si pu\u00f2 fare con poco&quot;; e <em>Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem<\/em>, &quot;gli enti non si devono moltiplicare senza necessit\u00e0.&quot; Siccome noi moderni siamo tutti nipotini di Guglielmo di Ockham e viviamo immersi nel clima antimetafisico e nell&#8217;orizzonte immanentistico che sono tipici della modernit\u00e0, questi concetti ci paiono delle perle di saggezza e siamo portati a vedere nel loro autore, o almeno cos\u00ec ci hanno suggerito i nostri professori di liceo, un simpatico precursore del pensiero moderno (il che rappresenta, di per se stesso, un pregio e una credenziale di nobilt\u00e0); tanto che ci sembra quasi impossibile che lui solo vedesse una cosa tanto semplice ed evidente, mentre nessuno prima di lui ne era stato capace. Tuttavia, se si assume il punto di vista della filosofia classica, compresi Platone e Aristotele, ci si accorge che la &quot;riduzione&quot; proposta da Ockham \u00e8 qualcosa di simile a una potatura talmente rozza e selvaggia, da provocare la morte di tutte le piante del giardino. Il suo difetto fondamentale \u00e8 di pretendere che la psicologia soggettiva possa riflettere l&#8217;ordine dell&#8217;universo. Se a me, singolo uomo, pu\u00f2 sembrare una cosa utile non moltiplicare gli enti per non rendermi troppo difficile la comprensione del reale, chi mi d\u00e0 il diritto d&#8217;inferire che il mondo segue il medesimo ordine dei miei pensieri, e che non contempla l&#8217;esistenza di enti <em>non necessari<\/em>? Ma chi stabilisce la necessit\u00e0 di un ente: l&#8217;uomo o Dio? Qui si va a toccare la radice irreligiosa della speculazione di Ockham, che egli peraltro sa ben dissimulare, forse perfino a se stesso. Infatti, \u00e8 ben vero che il Nostro si premura di specificare che il suo &quot;rasoio&quot; si applica solo alla ricerca speculativa e non all&#8217;universo creato da Dio: misera astuzia, che sa pi\u00f9 di scappatoia formale che di coerenza logica. Siamo coerenti: se \u00e8 inutile alla mente moltiplicare gli enti, \u00e8 anche inutile a Dio crearli. Dire che non si devono moltiplicare gli enti, ma ci\u00f2 solo sul piano concettuale e non sul piano ontologico, dopo aver ridotto la conoscenza ad esperienza, \u00e8 un voler salvare capra e cavoli: una debolezza del pensiero, o un&#8217;ipocrisia. Se il reale \u00e8, per noi, solo ci\u00f2 che di esso possiamo conoscere empiricamente e psicologicamente, ammettere che forse Dio ragiona in modo diverso, e consente l&#8217;esistenza di enti &quot;necessari&quot; che a noi, per\u00f2, non sembrano tali, \u00e8 mettere una foglia di fico sulla propria incredulit\u00e0. Che cosa sia necessario, lo sa Dio; se pretende di deciderlo l&#8217;uomo, allora non solo la metafisica, ma anche la fede in Dio diventano inutili. Per salvare le apparenze, non resta che introdurre la dottrina della doppia verit\u00e0, come sempre hanno fatto tutti gli eretici, dai seguaci di Averro\u00e8 fino a Giordano Bruno e oltre: una cosa \u00e8 quel che appare alla ragione umana, e un&#8217;altra cosa \u00e8 la realt\u00e0 in s\u00e9. Dopo Kant, degno successore di Ockham, non ci sar\u00e0 pi\u00f9 bisogno nemmeno di questa foglia di fico: la metafisica verr\u00e0 messa fra parentesi e spostata in soffitta, dove non dar\u00e0 pi\u00f9 fastidio a nessuno; e la filosofia sar\u00e0 libera di procedere spedita, senza pi\u00f9 anticaglie, remore e scrupoli di sorta nei confronti della Cosa in S\u00e9 &#8212; che, in ultima analisi, \u00e8 l&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Ma sentiamo quel che dice Guglie,mo di Ockham, direttamente dalla sua bocca (da: <em>Quodlibeta<\/em>, II, q. 1; I,, q. 1; traduzione in: A.A. V.V., Galassia filosofia, Firenze, Casa Editrice Bulgarini, 2015, vol. 1, pp. 653-654):<\/p>\n<p><em>Affermo in primo luogo che non pu\u00f2 essere dimostrato dalla ragione naturale che Dio \u00e8 causa efficiente immediata di tutte le cose. Sia perch\u00e9 non pu\u00f2 essere sufficientemente dimostrato che altre cause, ad esempio i corpi celesti, non siano sufficienti a spiegare i molti effetti, e che, quindi, non si ponga invano una causa efficiente IMMEDIATA di essi. Sia perch\u00e9, se si potesse dimostrare con la ragione naturale che Dio \u00e8 causa efficiente di tutte le cose, e non si potesse dimostrare con la ragione naturale che egli \u00e8 causa efficiente di tutte le cose, e se non si potesse dimostrare con la ragione naturale che egli \u00e8 causa parziale necessaria, o insufficiente, del tutto, si potrebbe con uguale facilit\u00e0 dimostrare, con la ragione naturale, che \u00e8 causa sufficiente di tutto, e allora le altre cause efficienti sarebbero poste inutilmente.<\/em><\/p>\n<p><em>In secondo luogo affermo che non pu\u00f2 dimostrarsi con la ragione naturale che Dio \u00e8 causa efficiente di alcun effetto, perch\u00e9 non pu\u00f2 dimostrarsi in modo soddisfacente che esistono fenomeni effettibili che non siano quelli generabili e corruttibili le cui cause efficienti sono i corpi naturali inferiori e celesti; perch\u00e9, non si pu\u00f2 sufficientemente dimostrare che una qualunque sostanza separata o un qualunque corpo celeste \u00e8 causato da una qualunque causa efficiente. Neppure si pu\u00f2 dimostrativamente affermare che l&#8217;anima intellettiva (che \u00e8 tutta in tutto, e tutta in ogni parte) sia causata da qualche efficiente, poich\u00e9 non pu\u00f2 dimostrarsi che tale anima si trova in noi. Da questo segue necessariamente che non si pu\u00f2 dimostrare che Dio sia la causa MEDIATA di alcun effetto, perch\u00e9 se si potesse dimostrare che Dio \u00e8 causa mediata di un effetto, si potrebbe dimostrare anche che \u00e8 causa immediata di un altro nel genere della causa efficiente. Ma questa seconda tesi non si pu\u00f2 dimostrare, perci\u00f2 neppure la prima. Per cui si conclude che non pu\u00f2 naturalmente dimostrarsi che Dio \u00e8 causa efficiente totale o parziale di alcun effetto.<\/em><\/p>\n<p><em>Taluni sostengono che \u00e8 possibile perch\u00e9 &#8212; come detto nel libro XII della Metafisica (di Aristotele) &#8212; un solo mondo non pu\u00f2 avere che un solo principe; ora, poich\u00e9 si pu\u00f2 dimostrare filosoficamente che c&#8217;\u00e8 un mondo solo, come attesta Aristotele nel primo libro &quot;Del cielo&quot;, si pu\u00f2 anche dimostrare filosoficamente che c&#8217;\u00e8 un signore solo, ma tale Signore \u00e8 Dio; dunque ecc.<\/em><\/p>\n<p><em>Si pu\u00f2 tuttavia opporre che un articolo di fede non \u00e8 mai dimostrabile in modo evidente, e siccome la proposizione che vi \u00e8 un solo Dio \u00e8 un articolo di fede, quindi ecc. Accingendoci a risolvere tale questione, spiegher\u00e0 innanzitutto che cosa si debba intendere con il termine &quot;Dio&quot;; risponder\u00f2, quindi, alla questione.<\/em><\/p>\n<p><em>Quanto al primo punto dico che del termine &quot;Dio&quot; possiamo dare due diverse definizioni. La prima \u00e8 questa: Dio qualcosa che supera ogni altra cosa diversa in eccellenza ed in perfezione. La seconda \u00e8 questa: Dio \u00e8 l&#8217;essere di cui non ne esiste uno migliore e pi\u00f9 perfetto..<\/em><\/p>\n<p><em>Quanto al secondo punto dico che, se prendiamo il termine &quot;Dio&quot; nella prima definizione, non possiamo dimostrare in via apodittica che esiste un solo Dio. La ragione \u00e8 che non si pu\u00f2 sapere in maniera evidente se Dio, inteso in tal modo, esista, e quindi non possiamo neppure sapere se Dio, inteso in tal senso, sia soltanto uno. La conseguenza \u00e8 chiara. La premessa si dimostra cos\u00ec: la proposizione &quot;Dio esiste&quot; non \u00e8 immediatamente evidente, poich\u00e9 molti dubitano di essa; non si pu\u00f2 neppure dedurre da premesse immediatamente evidenti, poich\u00e9 ogni argomentazione implica qualcosa di dubbio o di accettare per fede; e non \u00e8 neppur evidente per l&#8217;esperienza, come \u00e8 chiaro.<\/em><\/p>\n<p><em>Dico inoltre che se si potesse dimostrare in modo evidente l&#8217;esistenza di Dio &#8212; intendendo &quot;Dio&quot; nel senso indicato dalla prima definizione -, in tal caso si potrebbe anche dimostrare la sua unicit\u00e0. Infatti, se esistessero due Dei A e B, A sarebbe, in base a quella definizione, un essere pi\u00f9 perfetto di qualunque altro, e quindi anche pi\u00f9 perfetto di B, e B meno perfetto di A. Nello stesso modo, tuttavia, anche B sarebbe, per definizione, pi\u00f9 perfetto di A, e A di B; cosa che \u00e8 evidentemente contraddittoria. Sicch\u00e9, ove fosse possibile dimostrare in modo apodittico che Dio esiste nel senso della prima definizione, sarebbe pure possibile dimostrarne l&#8217;unicit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>In terzo luogo dico che non \u00e8 dimostrabile l&#8217;unicit\u00e0 di Dio, se intendiamo Dio nel senso della seconda definizione. Per\u00f2 anche questa proposizione negativa &#8212; &quot;non si pu\u00f2 dimostrare con evidenza che esiste un solo Dio&quot; &#8212; non pu\u00f2 essere dimostrata a sua volta in modo apodittico; giacch\u00e9 \u00e8 possibile dimostrare che l&#8217;unicit\u00e0 di Dio \u00e8 indimostrabile solo confutando tutti gli argomenti contrari. Cos\u00ec come non \u00e8 possibile dimostrare in modo apodittico che le stelle sono di numero pari, o che le persone divine sono tre. N\u00e9, tuttavia, si possono dimostrare in modo evidente le proposizioni negative: e cio\u00e8 che non \u00e8 possibile dimostrare che le stelle sono pari, e che in Dio vi sono tre Persone.<\/em><\/p>\n<p><em>Dobbiamo per\u00f2 sapere che \u00e8 possibile dimostrare l&#8217;esistenza di Dio se intendiamo &quot;Dio&quot; nel significato della seconda definizione. Altrimenti, infatti, si verificherebbe un processo all&#8217;infinito se tra tutti gli esseri ve ne fosse uno del quale non potesse darsene un altro anteriore o pi\u00f9 perfetto. Da ci\u00f2, per altro, non consegue affatto che di tali esseri ne esista uno solo; noi lo teniamo solamente per fede.<\/em><\/p>\n<p>Questa citazione, crediamo, era necessaria affinch\u00e9 il lettore possa farsi un&#8217;idea del modo di ragionare del Nostro. Senza entrare troppo nel merito ci vorrebbe uno studio apposito &#8212; ci limitiamo a notare con quanto disinvoltura egli riduce le cose a noni, a definizioni, sfuggendo continuamente al dovere di coerenza di trarre delle precise conclusioni da determinate premesse. La teologia, per lui, \u00e8 ormai solo un guscio vuoto; un guscio dal quale ogni lumaca pu\u00f2 andarsene a spasso per il mondo, nella direzione che pi\u00f9 le pare e piace, lasciandosi dietro la sua lunga scia bavosa. Chi \u00e8 Dio? Questo teologo, questo frate francescano, questo uomo di Dio, non lo sa pi\u00f9; riduce la domanda a una questione nominale, puramente accademica, e d\u00e0 la risposta che darebbe un professore parlando di cose neutre e astratte: di Dio, dice, si possono dare due definizioni. Come, due definizioni? Ma chi \u00e8 Dio, per lui? Chi \u00e8 Dio, per la fede cattolica? Chi \u00e8 Dio, per la ragione speculativa? Non si sa. Poi egli passa a esaminare le due definizioni, e arriva alla conclusione che nessuna delle due pu\u00f2 essere dimostrata in maniera pienamente soddisfacente a lume di ragione. Quindi, conclude impassibile, non resta che appellarsi alla fede. Par di sentire il signor Bergoglio, il quale osa dire, davanti alla folla dei fedeli, che la morte di Ges\u00f9 \u00e8 una certezza della storia, mentre la sua resurrezione \u00e8 un atto di fede. Complimenti vivissimi: questo falsi teologi e questi falsi preti sanno solo confondere le acque a un punto tale che il credente, ascoltandoli, non saprebbe pi\u00f9 in cosa credere, e gli verrebbe il dubbio d&#8217;esser stato preso in giro, lui e i suoi avi, per un paio di migliaia d&#8217;anni. Quanto alla teologia, si direbbe che ormai serva solo a sollevare dubbi e a suscitare incredulit\u00e0. Si noti come Guglielmo di Ockham adoperi la sua notevole dialettica scolastica solo per demolire la verit\u00e0, mai per affermarla. La sua \u00e8 un&#8217;intelligenza negativa: ama distruggere, non ama costruire. La fede \u00e8 quella cosa che si crede; ma la ragione, eh, via, la ragione non conduce nella stessa direzione. Con la ragione non si possono dimostrare le cose della fede, neppure l&#8217;esistenza e l&#8217;unicit\u00e0 di Dio. E si noti con quanta disinvoltura egli fa appello, ma solo quando ci\u00f2 rientra nella sua linea di pensiero, al senso comune: siccome, dice, non vi \u00e8 consenso generale sull&#8217;esistenza di Dio, poich\u00e9 <em>molti la negano<\/em> (nel XIV secolo!), allora bisogna rassegnarsi a considerare l&#8217;esistenza di Dio come una cosa tutta da vedere e tutta da chiarire. Come se, per un filosofo, il consenso della gente avesse il bench\u00e9 minimo valore di prova! Ma tutto questo \u00e8 logico: una volta stabilito, come lui fa, che la realt\u00e0 \u00e8 ci\u00f2 che appare a noi come evidente, \u00e8 naturale dedurre che l&#8217;esistenza di Dio non rientra in tale categoria di enti, o, almeno, non vi rientra per la totalit\u00e0 degli esseri umani.<\/p>\n<p>Guglielmo di Ockham, dunque, riduce il discorso teologico a psicologismo e a nominalismo: al punto che era conosciuto, al suo temo, come <em>Princeps Nominalium<\/em>, il principe dei nomi. \u00c8 comodo, per un teologo, spostare la riflessione sul piano dei nomi, cio\u00e8 delle parole e dei concetti; ci si pu\u00f2 lavare le mani, come Ponzio Pilato, quanto agli enti, cio\u00e8 quanto al reale. Inoltre, in tutto i casi, egli pu\u00f2 sempre difendersi dietro il suo stesso nominalismo<em>: Ma io stavo parlando solo del significato delle parole, non delle cose in se stesse!<\/em>, dir\u00e0, con aria offesa, se qualcuno gli domandasse conto delle conseguenze devastanti della sua dottrina. Povera teologia, su quale strada rovinosa si \u00e8 messa, a partire da Guglielmo di Ockham. Come stupirsi che sia arrivata alle presenti sconcezze e assurdit\u00e0? A un sedicente papa il quale afferma che Dio non potrebbe esistere senza l&#8217;uomo, che Dio non \u00e8 Dio senza l&#8217;uomo? E come stupirsi se, da una simile &quot;teologia&quot;, deriva una morale che non ha pi\u00f9 niente a che fare con la morale cristiana? Ed ecco il signor Bergoglio affermare, come se lo avesse morso una tarantola: <em>Io non accetto che si parli dell&#8217;aborto partendo da un punto di vista religioso. L&#8217;aborto \u00e8 un problema sociologico, e bisogna affrontarlo dal punto di vista della sociologia<\/em>. Cos\u00ec, dallo psicologismo di Guglielmo di Ockham, passando per Karl Rahner, siamo arrivati al sociologismo della contro-chiesa gnostica e apostatica dei nostri giorni. Dubbi, ancora dubbi e sempre dubbi: la teologia non \u00e8 pi\u00f9 il luogo delle risposte, ma delle domande senza risposta: del <em>silenzio di Dio<\/em>. Ai nuovi teologi piace ascoltare il suono della propria voce mentre formulano domanda alle quali nessuno pu\u00f2 rispondere: neanche Dio, visto che nessuno pu\u00f2 averne conoscenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ne abbiamo gi\u00e0 parlato in diverse occasioni (cfr. l&#8217;articolo Le radici del modernismo in Guglielmo di Ockham, pubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia l&#8217;8\/11\/17), ma non<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[173,241,257],"class_list":["post-26602","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-immanuel-kant","tag-san-tommaso-daquino","tag-teologia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26602","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26602"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26602\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26602"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26602"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26602"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}