{"id":26599,"date":"2008-10-06T12:34:00","date_gmt":"2008-10-06T12:34:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/10\/06\/un-film-al-giorno-la-tenda-rossa-di-michail-konstantinovic-kalatozov-1969\/"},"modified":"2008-10-06T12:34:00","modified_gmt":"2008-10-06T12:34:00","slug":"un-film-al-giorno-la-tenda-rossa-di-michail-konstantinovic-kalatozov-1969","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/10\/06\/un-film-al-giorno-la-tenda-rossa-di-michail-konstantinovic-kalatozov-1969\/","title":{"rendered":"Un film al giorno: \u00abLa tenda rossa\u00bb di Michail Konstantinovic Kalatozov (1969)"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 ammissibile, \u00e8 opportuno che il comandante di una spedizione, dopo che il suo dirigibile \u00e8 precipitato, accetti di mettersi in salvo per primo, lasciando sul ghiaccio il suo equipaggio, e sia pure per delle ragioni umanamente e tecnicamente valide?<\/p>\n<p>\u00c8, questo, l&#8217;interrogativo che ha troncato la brillante carriera di un giovane e ambizioso generale dell&#8217;Aeronautica italiana, nonch\u00e9 uno dei massimi esperti mondiali del \u00abpi\u00f9 leggero dell&#8217;aria\u00bb, quando era ancora aperta la disputa sulla sua eccellenza rispetto al \u00abpi\u00f9 pesante dell&#8217;aria\u00bb (ossia l&#8217;aeroplano), che solo il disastro dell&#8217;<em>Hindenburg<\/em>, al suo arrivo a New York, avrebbe definitivamene chiuso a favore del secondo, alcuni anni dopo.<\/p>\n<p>Tutta la vita del generale Umberto Nobile, dopo quel fatale incidente che, nel 1928, pose fine alla trasvolata del Polo da parte del dirigibile <em>Italia<\/em>, non fu che un continuo, angoscioso interrogarsi con se stesso su quella fatale decisione, presa allorch\u00e9 il pilota svedese Lundborg, che poteva portare con s\u00e9 uno solo dei superstiti, pretese che a salire a bordo del suo velivolo fosse proprio lui, il capo della spedizione.<\/p>\n<p>Era stata la decisione giusta?<\/p>\n<p>Era stata una decisione saggia?<\/p>\n<p>Certo, Nobile era ferito; e, inoltre, egli era l&#8217;uomo pi\u00f9 adatto ad organizzare le operazioni di soccorso, per portare in salvo al pi\u00f9 presto possibile anche gli altri naufraghi dell&#8217;<em>Italia<\/em>, i quali avevano approvato che fosse proprio lui il primo a partire con l&#8217;aereo di Lundborg.<\/p>\n<p>E nessuno di loro avrebbe potuto immaginare che il brusco peggioramento della visibilit\u00e0 e il movimento del <em>pack<\/em> avrebbero fatto s\u00ec che, per altri lunghi giorni, la posizione della \u00abtenda rossa\u00bb dei superstiti (cos\u00ec chiamata perch\u00e9 dipinta di rosso, proprio per richiamare la ricognizione aerea, contro il bianco candido del mare ghiacciato) sarebbe stata nuovamente perduta; e che il dramma del salvataggio si sarebbe gravemente complicato.<\/p>\n<p>Ma, tuttavia, l&#8217;interrogativo, implacabile, rimane: aveva fatto bene Nobile a salire a bordo del velivolo di Lundborg, lasciando a terra i compagni, stremati e infreddoliti?<\/p>\n<p>Un&#8217;ombra, da quel momento, si era posata sulla sua reputazione; l&#8217;intera opinione pubblica mondiale lo aveva giudicato severamente, tanto pi\u00f9 che il generoso esploratore norvegese Roald Amundsen, il conquistatore del Polo Sud, aveva perso la vita proprio nel tentativo di individuare la \u00abtenda rossa\u00bb, precipitando con il suo aereo.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 traversando l&#8217;Europa per ferrovia, dopo il salvataggio dei superstiti, si vide che l&#8217;atteggiamento dell&#8217;opinione pubblica era ovunque pesantemente critico nei confronti di Nobile e anche degli altri Italiani: come \u00e8 testimoniato &#8211; fra l&#8217;altro &#8211; dal libro di memorie di uno di essi, Felice Trojani: <em>La coda di Minosse.<\/em><\/p>\n<p>Per tentare di rispondere allo scottante interrogativo, il regista Mikahail Konstantinovic Kalatozov ha immaginato, nel suo film <em>La tenda rossa<\/em>, del 1969, che si riunisca una specie di tribunale formato dai principali protagonisti della drammatica vicenda, compreso lo scomparso Amundsen, il che d\u00e0 un tocco di surrealismo a quella gi\u00f9 strana assise.<\/p>\n<p>Il lettore avr\u00e0 notato che, fino ad ora, nella serie di articoli <em>Un film al giorno<\/em> (come anche, del resto, in quella <em>Una pagina al giorno<\/em> e in quella <em>Un film al giorno<\/em>) ci siamo occupati solo ed esclusivamente di opere italiane. E ci\u00f2 non per bieco nazionalismo culturale, ma per ricordare i tesori di arte e capacit\u00e0 creativa della nostra nazione, nonch\u00e9 per reagire a una esterofilia che investe ormai tutti i campi, non solo della cultura, ma anche della vita quotidiana, compresi i prodotti del supermercato, la marca dell&#8217;automobile e la clinica in cui ricoverarsi (beninteso, per chi pu\u00f2 permettersene una in Svizzera o negli Stati Uniti, magari per farsi un prezioso trapianto di capelli&#8230;.).<\/p>\n<p>Se, in questo caso, abbiamo deciso di fare una parziale eccezione (parziale, perch\u00e9 il film <em>La tende rossa<\/em> \u00e8 stato una co-produzione italo-sovietica), \u00e8 perch\u00e9 vi hanno recitato alcuni bravi attori italiani, e perch\u00e9 esso racconta una difficile pagina di storia italiana; che offre, al tempo stesso, l&#8217;opportunit\u00e0 di riflettere su una questione deontologica e morale che varca i confini di una singola nazione, e non cessa di appassionare e dividere le opinioni, a tanti e tanti anni di distanza.<\/p>\n<p>Ricapitoliamo, innanzitutto, la vicenda che port\u00f2 al dramma della \u00abtenda rossa\u00bb, soggetto del bel film di Kalatozov.<\/p>\n<p>Umberto Nobile, nato a Lauro, in provincia di Avellino, nel 1885, era stato l&#8217;ideatore dei nuovi dirigibili semirigidi della classe <em>N<\/em> e ne aveva costruiti diversi per conto di varie nazioni: Stati Uniti, Giappone, Spagna e Argentina.<\/p>\n<p>Alla sua attivit\u00e0 di esperto di questioni aeronautiche aveva affiancato quella di esploratore polare, unendosi nel 1926 ad Amundsen e ad Ellsworth a bordo del dirigibile <em>Norge<\/em>, nella sua trasvolata artica.<\/p>\n<p>Due anni dopo, nel 1928, egli volle ritentare l&#8217;impresa, a fini essenzialmente scientifici, col dirigibile <em>Italia<\/em>, compiendo tre voli sulla calotta polare e portandosi al di sopra di regioni quasi inesplorate a nord della Russia, particolarmente sulla Severnaja Zemlja. Al ritorno dal terzo volo, durante il quale era stato sorvolato con successo il Polo Nord, l&#8217;aeronave, per ragioni che non sono mai state del tutto chiarite, ma assai probabilmente per il peso del ghiaccio formatosi su di essa, si abbatt\u00e9 sul ghiaccio nel corso di una furiosa tempesta.<\/p>\n<p>Era il 24 maggio del 1928; e, mentre nove uomini venivano scaraventati a terra, con pochissimo materiale (fra cui la preziosa tenda), tosto il vento sollev\u00f2 nuovamente il dirigibile, che si perdette all&#8217;orizzonte, con altri sei uomini a bordo. N\u00e9 il mezzo n\u00e9 i suoi occupanti sarebbero mai pi\u00f9 stati trovati; cos\u00ec come non venne mai ritrovato l&#8217;aereo con il quale Amundsen volle mettersi alla ricerca del suo vecchio amico e collaboratore.<\/p>\n<p>A corto di viveri e con un apparecchio radio rice-trasmettitore che era stato gravemente danneggiato nella caduta, i nove uomini della \u00abtenda rossa\u00bb attesero angosciati l&#8217;arrivo dei soccorsi, in condizioni sempre pi\u00f9 proibitive, tanto che, alla fine, tre di essi &#8211; Zappi, Mariano e Malmgren -decisero di mettersi in cammino per cercare personalmente aiuto.<\/p>\n<p>Male equipaggiati, con pochi viveri e una protezione insufficiente contro il freddo, il loro era un tentativo disperato, bench\u00e9 fossero quelli nelle migliori condizioni fisiche. Nobile li aveva sconsigliati di partire, ma non ritenne di poterglielo ordinare, vista l&#8217;incertezza della situazione: e, anche in questo caso, qualcuno potrebbe obiettare che un comandante, bench\u00e9 ferito, ha il dovere di assumersi la responsabilit\u00e0 di dare degli ordini, in base a ci\u00f2 che ritiene pi\u00f9 idoneo per assicurare la salvezza di tutti.<\/p>\n<p>In seguito, Malmgren sarebbe morto di fatica; e nemmeno gli altri due ce l&#8217;avrebbero fatta a raggiungere le Svalbard, se non fossero stati soccorsi dai Sovietici quando le loro condizioni &#8211; con Mariano semicongelato &#8211; erano ormai chiaramente disperate.<\/p>\n<p>Intanto, le ricerche continuavano da parte delle forze aeree e navali di vari Paesi.<\/p>\n<p>L&#8217;idrovolante <em>Latham-47<\/em> con a bordo Amundsen, decollato da Troms\u00f6 il 18 giugno, non fece pi\u00f9 ritorno alla base, perdendosi nel Mare di Barents.<\/p>\n<p>Il 22 giugno due idrovolanti italiani, guidati dagli aviatori Maddalena e Penzo, avvistarono la \u00abtenda rossa\u00bb e scaricarono numerosi viveri e materiali ai loro compagni sul ghiaccio; ma, sul momento, non poterono fare altro.<\/p>\n<p>Poi, finalmente &#8211; come si \u00e8 detto -, la sera del 23 giugno, il pilota svedese Lundborg avvist\u00f2 la \u00abtenda rossa\u00bb, atterr\u00f2 con notevole abilit\u00e0 e con rischio personale; e, assicurando che presto anche gli altri sarebbero stati tratti in salvo, insistette perch\u00e9 sull&#8217;unico posto disponibile salisse il generale Nobile, che, oltretutto, era seriamente ferito.<\/p>\n<p>Ecco come lo stesso Nobile ha rievocato l&#8217;episodio nel suo libro di memorie <em>Ali sul Polo<\/em>, scritto con l&#8217;evidente scopo di difendersi dalle aspre accuse che, dopo il rientro in Italia, gli erano state mosse per il suo comportamento (<em>Ali sul Polo. Storia della conquista aerea dell&#8217;Artide<\/em>, Mursia Editore, Milano, 1975, pp. 251-53):<\/p>\n<p><em>Lo straniero, in tenuta di aviatore, aveva un aspetto simpatico: un volto un po&#8217; rude ma aperto, gli occhi cerulei. Sentii Viglieri dirgli in inglese: \u00abQui \u00e8 il generale\u00bb. Lo straniero salut\u00f2 rispettosamente, e si present\u00f2: \u00abTenente Lundborg\u00bb. Gli risposi ringraziandolo a nome di tutti, poi sembrandomi che le parole fossero insufficienti, mi feci sollevare per poterlo abbracciare. Indi mi feci rimettere a giacere.<\/em><\/p>\n<p><em>Lundborg cominci\u00f2 a parlare: \u00ab Generale, sono venuto a prendervi tutti. Il campo \u00e8 eccellente. Vi trasporter\u00f2 tutti nella nottata. Deve venire lei per primo\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00ab\u00c8 impossibile\u00bb risposi. E additandogli Cecioni: \u00abTrasportate prima lui, cos\u00ec ho stabilito\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Lundborg disse: \u00abNo, ho l&#8217;ordine di portare lei per primo, perch\u00e9 lei deve dare istruzioni per la ricerca degli altri compagni\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Proprio due o tre giorni innanzi il comando della<\/em> Citt\u00e0 di Milano <em>mi aveva chiesto istruzioni per la ricerca del dirigibile scomparso, ma non ero riuscito a trasmetterle per il cattivo funzionamento della radio. Fui portato a mettere le parole di Lundborg in relazione con quella richiesta e a pensare che gli aviatori volessero approfittare delle eccezionali condizioni atmosferiche di quei giorni per quello scopo. Tuttavia, pur convinto di essere assai pi\u00f9 utile ai compagni sulla<\/em> Citt\u00e0 di Milano <em>che non sul pack, l&#8217;idea di tornare alla terraferma per primo mi ripugnava,. Insistei con fermezza nel diniego.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abLa prego, prenda prima lui. Cos\u00ec ho deciso\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Lundborg replic\u00f2: \u00abGenerale, non insista. La condurremo alla nostra base aerea non lontano da qui. Cos\u00ec potr\u00f2 tornare presto per trasportare gli altri\u00bb. E, poich\u00e9 io accennavo ad insistere ancora perch\u00e9 pendesse Cecioni, egli tagli\u00f2 corto, e recisamente disse:<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abNo, ora non posso pendere lui. \u00c8 troppo pesante. Sarebbe impossibile prenderlo senza lasciare qui il mio compagno e questo non posso farlo. Pi\u00f9 tardi torner\u00f2 solo e allora potr\u00f2 portarlo. D&#8217;altronde ci vorrebbe troppo tempo per trasportare lui fino all&#8217;aeroplano, e non possiamo aspettare. La prego, venga. Nel giro di poche ore, vi porter\u00f2 via tutti. Faccia presto, prego.\u00bb E mi indicava l&#8217;apparecchio, di cui si vedeva sempre l&#8217;elica in movimento. \u00abLa prego, faccia alla svelta\u00bb. Mi rivolsi ai compagni. Viglieri, Behounek mi incitarono ad andare. Biagi disse: \u00abMeglio che vada lei per primo. Saremo pi\u00f9 tranquilli\u00bb. Cecioni aggiunse: \u00abVada lei. Qualunque cosa accada, ci sar\u00e0 chi pensa alle nostre famiglie\u00bb. Mi trascinai nella tenda per interpellare Trojani. \u00ab\u00c8 meglio cos\u00ec. Vada lei\u00bb. Allora mi decisi.<\/em><\/p>\n<p><em>Non era stato facile risolversi.. Ci voleva assai pi\u00f9 coraggio a partire che a restare; ma avevo finito col convincermi che consentire a Lundborg, che asseriva essere io atteso per la ricerca degli altri due gruppi di compagni [quello della \u00abtenda rossa\u00bb e quello di Zappi], era per me un preciso dovere. Non potevo assumermi la responsabilit\u00e0 di un rifiuto. Dovevo andare.<\/em><\/p>\n<p><em>I fatti provarono che questa decisone, penosa per me, fu provvidenziale per i miei compagni., E non vi \u00e8 altro da dire.<\/em><\/p>\n<p>L&#8217;aereo dello svedese rientr\u00f2 alla base, nella Baia del Re (Isole Svalbard); ma, poi, le cose non andarono come previsto.<\/p>\n<p>Nonostante la gara di solidariet\u00e0 accesasi fra le varie potenze, e nonostante il governo italiano avesse inviato in soccorso la nave <em>Citt\u00e0 di Milano<\/em>, appositamente attrezzata, al comando del capitano di fregata Romagna, l&#8217;accampamento dei superstiti fu di nuovo perso di vista, e le avverse condizioni atmosferiche costrinsero i soccorritori a sospendere i voli di ricognizione. Quando essi furono ripresi, la deriva dei ghiacci sui cui era stata allestita la \u00abtenda rossa\u00bb aveva reso di nuovo imprecisabile il luogo ove avrebbero dovuto concentrarsi le ricerche.<\/p>\n<p>Lo stesso Lundborg, tornato alla \u00abtenda rossa\u00bb, ebbe un incidente al suo idrovolante e rimase prigioniero dei ghiacci, con gli Italiani; sarebbe stato poi salvato da un aereo dei suoi compatrioti che, per\u00f2, non pot\u00e9 prendere a bordo nessun altro.<\/p>\n<p>Solo molto pi\u00f9 tardi il rompighiaccio sovietico <em>Krassin<\/em> riusc\u00ec a individuare e prendere a bordo sia Zappi e Mariano (quest&#8217;ultimo con un piede congelato che, pi\u00f9 tardi, dovete essergli amputato), sia gli altri, rimasti in attesa nella tenda. Il salvataggio di questi ultimi avvenne il 12 luglio, dopo che il viaggio del <em>Krassin<\/em> era stato messo pi\u00f9 volte in serie difficolt\u00e0 dalle condizioni sempre pi\u00f9 minacciose della banchisa artica.<\/p>\n<p>Il ritorno dei superstiti in Italia fu accompagnato da roventi polemiche circa il comportamento del comandante della spedizione, che portarono all&#8217;istituzione di una commissione d&#8217;inchiesta. Nonostante fosse stato difeso da esperti sia italiani che stranieri, Nobile si vide costretto a rassegnare le dimissioni dall&#8217;Aeronautica, in seguito alla conclusioni a lui sfavorevoli formulate dalla commissione stessa (1929).<\/p>\n<p>Nel 1931 egli si un\u00ec alla spedizione artica della nave russa <em>Malighin<\/em>, nella speranza &#8211; risultata poi vana &#8211; di individuare i resti dell&#8217;<em>Italia<\/em>; e continu\u00f2 a lavorare, in Unione Sovietica, a progetti di dirigibili. Solo nel 1945, a seconda guerra mondiale terimnata, sarebbe stato riassunto nell&#8217;Aeronautica, venendo anche eletto deputato all&#8217;Assemblea Costituente come indipendente nelle liste del Partito Comunista. \u00c8 morto a Roma nel 1978.<\/p>\n<p>Questi, i fatti.<\/p>\n<p>Nel film, la parte di Nobile \u00e8 interpretata dall&#8217;attore inglese Peter Finch, artista noto per la sua fiera indipendenza, che lo ha portato a rifiutare film commerciali per scegliere solo produzioni di buon livello. Molti lo ricorderanno, probabilmente, per la sua intensa interpretazione del personaggio di Oscar Wilde nel film <em>Il garofano verde<\/em>; qui \u00e8 un generale Nobile dalla personalit\u00e0 amletica e tormentata, che bene ha saputo rendere la sofferta umanit\u00e0 del protagonista.<\/p>\n<p>La parte dell&#8217;esploratore Amundsen, invece, \u00e8 affidata a un altro attore britannico, Sean Connery: sono queste le due uniche concessioni, nel <em>cast<\/em> degli attori, alle esigenze di un pubblico internazionale, che si aspetta di vedere comunque qualche <em>star<\/em> di grande richiamo.<\/p>\n<p>Quanto all&#8217;Unione Sovietica, che ha firmato la regia e contribuito alla produzione con una parte dei capitali, essa \u00e8 rappresentata da un unico attore, Juri Solomin (che sar\u00e0, qualche anno dopo, coprotagonista del bellissimo <em>Dersu Uzala<\/em> di Akira Kurosawa) nella parte del comandante della nave salvatrice, la <em>Krassin<\/em>.<\/p>\n<p>Quasi tutti gli altri sono italiani.<\/p>\n<p>La bella Claudia Cardinale, per la verit\u00e0, \u00e8 stata inserita ella pure, crediamo, per ragioni pi\u00f9 che altro di pubblico: la vicenda della \u00abtenda rossa\u00bb \u00e8 una tipica storia avventurosa al maschile, come lo sarebbero la grande maggioranza di quelle del genere <em>western<\/em>; il regista Kalatozov ha voluto inserire un personaggio femminile (nella fattispecie, la fidanzata di un membro svedese della spedizione, il professor Malmgren, che faceva parte del gruppo di Zappi e che morir\u00e0 di stenti sulla neve) allo scopo di introdurre una nota romantica e gentile in un contesto austeramente virile. \u00c8 lei che, disperata per la sorte del suo uomo, si reca ad Oslo, a casa dell&#8217;ormai anziano Amundsen, e lo convince, con le sue lacrime, a mettere a repentaglio la vita per cercar di individuare il luogo in cui si trovano i naufraghi dell&#8217;<em>Italia.<\/em><\/p>\n<p>Il resto del <em>cast<\/em> italiano \u00e8 formato da alcuni dei pi\u00f9 bei nomi del nostro cinema di quegli anni: Luigi Vannucchi, Massimo Girotti, Mario Adorf (quest&#8217;ultimo \u00e8 svizzero tedesco, ma di padre italiano, e la sua carriera di attore con numerosi registi italiani lo ha reso cos\u00ec popolare presso il nostro pubblico, da averlo fatto idealmente \u00abadottare\u00bb).<\/p>\n<p>Luigi Vannucchi (Caltanissetta, 1930 &#8211; Roma, 1978) \u00e8 stato un attore notevole, troppo presto &#8211; a nostro parere &#8211; dimenticato sia dal pubblico, che dalla critica. Veniva dal teatro, dove aveva lavorato nella compagnia di Vittorio Gassmann e Luigi Squarzina, e aveva raggiunto la notoriet\u00e0 interpretando una serie di sceneggiati televisivi, spesso tratti da importanti opere letterarie. Era stato un allucinato e convincente Raskolnikov in <em>Delito e castigo<\/em>, da Dostojevskij(1963), e un altrettanto persuasivo don Rodrigo ne <em>I promessi sposi<\/em> (1967), prestando poi la sua voce di narratore fuori campo in <em>Cristiforo Colombo<\/em> di Cottafavi (1968).<\/p>\n<p>Sempre per la televisione avrebbe recitato, dopo la partecipazione a <em>La tenda rossa,<\/em> nella riduzione del romanzo di Emilio De Marchi <em>Il cappello del prete<\/em> (1970), nel ruolo del barone di Santafusca; nello sceneggiato di fantascienza, ispirato a un lavoro di Fred Hoyle, <em>A come Andromeda<\/em> (1972); e, nello stesso anno, ne <em>I demoni<\/em>, dal romanzo di Dostojevskij, nel ruolo del freddo e spietato Stavroghin.<\/p>\n<p>Sarebbe poi morto suicida, nel momento di maggiore successo della sua carriera, poco dopo aver portato sul piccolo schermo una biografia di Cesare Pavese, <em>Il vizio assurdo<\/em>, togliendosi la vita proprio come lo scrittore torinese: in una camera d&#8217;albergo, solo, e con un libro di Pavese posato accanto al letto, sul comodino.<\/p>\n<p>La sua interpretazione di Filippo Zappi \u00e8 vigorosa, ma sobria, e bene rispecchia il carattere irruento, ma generoso dell&#8217;uomo (che sarebbe divenuto oggetto di atroci sospetti, dopo la fine della vicenda dell&#8217;<em>Italia<\/em>, per via della morte di Malmgren).<\/p>\n<p>Massimo Girotti, che nel film di Kalatozov interpreta il comandante del <em>Citt\u00e0 di Milano<\/em>, Giuseppe Romagna (Mogliano, Macerata, 1918 &#8211; Roma, 2003), \u00e8 un attore troppo noto perch\u00e9 qui se ne delinei un ritratto. Baster\u00e0 dire che era divenuto un beniamino del pubblico sin dal 1941, quando Alessandro Blasetti lo aveva chiamato a recitare ne <em>La corona di ferro<\/em>, e aveva poi lavorato con i migliori registi italiani: Visconti (<em>Ossessione<\/em>, 1943, e <em>Senso<\/em>, 1954), Germi (<em>In nome della legge<\/em>, 1949), Antonioni (<em>Cronaca di un amore<\/em>, 1950), Pasolini (<em>Teorema<\/em>, 1968, e <em>Medea<\/em>, 1970), Bertolucci (<em>Ultimo tango a Parigi<\/em>, 1972), Scola (<em>Passione d&#8217;amore<\/em>, 1981).<\/p>\n<p>Ma Girotti era stato anche molto amato dal pubblico televisivo, avendo interpretato, per il piccolo schermo, personaggi indimenticabili, come Heatcliff in <em>Cime tempestose<\/em> (1956, regia di Mario Landi), fra Crisoforo ne <em>I promessi Sposi<\/em> (1967, regia di Sandro Bolchi), l&#8217;avvocato Utterson in <em>Jekyll<\/em> (1969, regia di Giorgio Albertazzi) e Powell, un amico solo in apparenza svagato del protagonista Edward Foster, nel celeberrimo <em>Il segno del comando<\/em> (1971, regia di Daniele D&#8217;Anza), insieme a molti altri.<\/p>\n<p>Nel film di Kaltozov, Girotti \u00e8 un capitano Romagna freddo e diffidente, che tratta il redivivo generale Nobile come uno che \u00e8 venuto meno ai suoi doveri, abbandonando l&#8217;equipaggio per la fretta di mettersi in salvo. Forse \u00e8 un ritratto ingiusto: ma bisogna pensare che le circostanze erano, all&#8217;apparenza, contro il generale; e che, molto probabilmente, chiunque altro, al posto di Romagna, avrebbe nutrito analoghe diffidenze.<\/p>\n<p>N\u00e9 bisogna dimenticare il clima politico di quegli anni e la dimensione politica e propagandistica della missione dell&#8217;<em>Italia<\/em>, che rischiava di trasformarsi per il regime fascista &#8211; e specialmente per il Ministro dell&#8217;Aviazione, Italo Balbo &#8211; in un vero e proprio <em>boomerang<\/em> di fronte all&#8217;opinione pubblica internazionale.<\/p>\n<p>Infine Mario Adorf (Zurigo, 1930) attore di solida formazione teatrale, che ha lavorato con alcuni dei maggiori registi a livello mondiale, \u00e8 stato molto amato dal pubblico italiano quale eccellente caratterista presente in moltissime produzioni, soprattutto per il piccolo schermo. Nel film <em>La tenda rossa<\/em> \u00e8 il radiotelegrafista Giuseppe Biagi: personaggio umano, simpatico, commovente per una sua certa ingenua fedelt\u00e0 e per un senso della disciplina che non lo abbandona mai, neppure nelle circostanze pi\u00f9 drammatiche.<\/p>\n<p>La sceneggiatura \u00e8 di Ennio De Concini, che si avvale della collaborazione di Nicola Badalucco e Robert Bold.<\/p>\n<p>La regia di Kalatozov \u00e8 di sicuro mestiere e non priva di accenti epici e di squarci di autentica poesia, come nella scena (immaginaria) in cui Amundsen, precipitato col suo aereo, ritrova i resti di un dirigibile e si appresta ad attendervi la morte con stoica rassegnazione.<\/p>\n<p>Non siamo d&#8217;accordo con il severo giudizio di Paolo Mereghetti, il quale definisce il film una<\/p>\n<p><em>Megaproduzione italosovietica (&#8230;), sopportabile quando esalta l&#8217;epicit\u00e0 dell&#8217;uomo che lotta contro la Natura, approssimativa quando caratterizza i personaggi.<\/em><\/p>\n<p>Al contrario, e senza nulla togliere alla bravura del direttore della fotografia e alla superba bellezza delle immagini, ci sembra che proprio la parte psicologica sia la pi\u00f9 originale e quella meglio caratterizzata.<\/p>\n<p>Molto interessante, come dicemmo, l&#8217;idea del \u00abprocesso\u00bb al comportamento di Nobile da parte dei maggiori protagonisti della vicenda, che ha il taglio inusitato e la sottile inquietudine di uno psicodramma.<\/p>\n<p>Il che ci riporta alla domanda iniziale che ci eravamo posta, e attorno alla quale ruota l&#8217;intera problematica morale del film: fu giusta, fu saggia la decisione del generale Nobile di partire con Lundborg, lasciando i suoi uomini, da soli, sul ghiaccio?<\/p>\n<p>Domanda difficile, e per tentar di rispondere alla quale bisogna tener conto di svariati fattori esterni: dalla fretta dell&#8217;aviatore svedese, ansioso di guadagnarsi la celebrit\u00e0 salvando anzitutto un famoso esploratore artico, ai risvolti politici dell&#8217;impresa dell&#8217;<em>Italia<\/em>, nel particolare clima politico di allora (e con Balbo che scommetteva sull&#8217;aereo a scapito del dirigibile).<\/p>\n<p>Forse, fatta salva la buona fede e la coscienziosit\u00e0 professionale di Nobile, le ragioni pro e contro la sua decisione stanno &#8211; e stavano &#8211; quasi in equilibrio.<\/p>\n<p>La spinta decisiva a partire con Lundborg fu data, probabilmente, da una umanissima, comprensibile debolezza psicologica, che viene messa chiaramente in luce da una domanda di Amundsen-Connery a Nobile-Finch, e dalla risposta di quest&#8217;ultimo:<\/p>\n<p><em>\u00abQuale fu la cosa a cui pens\u00f2 per prima, quando fu a bordo dell&#8217;idrovolante che la stava riportando in salvo, verso la civilt\u00e0?\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abLa prima cosa?&#8230; Non so&#8230; A un bel bagno caldo, credo\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>E Amundsen-Connery, con un sorriso indulgente: <em>\u00abAppunto. Il salvataggio degli altri superstiti sembrava questione di poche ore. E chiunque altro, nei suoi panni, avrebbe avuto lo stesso pensiero che ebbe lei: quello di immergersi al pi\u00f9 presto in un bel bagno d&#8217;acqua bollente\u00bb.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 ammissibile, \u00e8 opportuno che il comandante di una spedizione, dopo che il suo dirigibile \u00e8 precipitato, accetti di mettersi in salvo per primo, lasciando sul<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30143,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[14,26],"tags":[92],"class_list":["post-26599","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-un-film-al-giorno","category-cinema","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-cinema.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26599","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26599"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26599\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30143"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26599"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26599"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26599"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}