{"id":26596,"date":"2013-01-30T01:08:00","date_gmt":"2013-01-30T01:08:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/01\/30\/la-tecnologia-non-puo-redimere-luomo-dunque-la-civilta-tecnologica-e-perduta\/"},"modified":"2013-01-30T01:08:00","modified_gmt":"2013-01-30T01:08:00","slug":"la-tecnologia-non-puo-redimere-luomo-dunque-la-civilta-tecnologica-e-perduta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/01\/30\/la-tecnologia-non-puo-redimere-luomo-dunque-la-civilta-tecnologica-e-perduta\/","title":{"rendered":"La tecnologia non pu\u00f2 redimere l\u2019uomo: dunque, la civilt\u00e0 tecnologica \u00e8 perduta"},"content":{"rendered":"<p>La vecchia e ormai stucchevole discussione se la scienza e la sua derivata, la tecnica, siano un bene o un male per la maturit\u00e0 etica dell&#8217;individuo e della societ\u00e0, sempre pi\u00f9 malamente riesce a celare, dietro i suoi veli pretestuosi, il problema di fondo che si cerca di occultare, proprio sommergendoci sotto un mare di chiacchiere insulse: e cio\u00e8 che la scienza e la tecnica, o meglio l&#8217;odierna tecno-scienza, non sono in grado di salvare nessuno, n\u00e9 l&#8217;individuo, n\u00e9 la societ\u00e0, per il loro stesso statuto ontologico; eppure, surrettiziamente, si cerca in continuazione di suggerire proprio questa conclusione, cio\u00e8 che da esse verr\u00e0 la nostra redenzione.<\/p>\n<p>La tecno-scienza ci han gi\u00e0 aiutati in tante circostanze, dalla lotta alle malattie epidemiche ai trapianti d&#8217;organi, e ci ha gi\u00e0 reso la vita comoda in tante maniere, allungando, si dice, la sua durata media, che non si esita a suggerire, sia pure in maniera obliqua e indiretta, che essa, prima o poi, riuscir\u00e0 a sconfiggere anche l&#8217;ultimo nemico: la morte; e che, nel frattempo, possiamo fidarci di essa quanto basta per sottoscrivere una cambiale in bianco: dignit\u00e0, autodecisione, senso morale, tutto pu\u00f2 essere accomodato, aggiustato e, se necessario, sospeso, in nome del bene supremo che la tecno-scienza \u00e8 in grado di offrirci: una vita sempre pi\u00f9 comoda, un benessere sempre pi\u00f9 grande, una sicurezza tale da coprire quasi tutti i fattori di rischio, che rendevano tanto incerta e tribolata l&#8217;esistenza dei nostri nonni e dei nostri progenitori.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 proprio questo: che la comodit\u00e0, il benessere, la sicurezza sono stati realmente accresciuti, nessuno lo nega e nessuno potrebbe farlo; ma, insieme ad essi e contemporaneamente, sono cresciuti anche una serie di effetti collaterali, da essi ineliminabili, di segno negativo, che hanno reso la nostra vita pi\u00f9 difficile, pi\u00f9 problematica, pi\u00f9 angosciosa. Si pensi solo, tanto per fare un esempio, alle malattie iatrogene, provocate, cio\u00e8, dalle cure stesse o dalle strutture sanitarie, che formano una percentuale tutt&#8217;altro che secondarie delle malattie che la nostra tanto vantata medicina moderna si vanta di potere, essa sola, diagnosticare correttamente e curare. Tutto nasce dalla grande illusione e dal grande inganno dell&#8217;Illuminismo: che il benessere sia press&#8217;a poco sinonimo di felicit\u00e0; che il progresso porter\u00e0 a tutti benessere e felicit\u00e0; che la ragione, la ragione critica e spregiudicata, metter\u00e0 in moto la ruota del progresso; e che il metodo empirico e sperimentale, formulato da Galilei oltre un secolo prima, sia il solo modo giusto per accostarsi alla conoscenza del reale, il solo che possa dare risultati esatti e, quindi significativi e utili per l&#8217;umanit\u00e0: insomma, il solo capace di realizzare il progresso.<\/p>\n<p>Il metodo empirico e sperimentale, cos\u00ec come \u00e8 stato formulato da Francis Bacon, Galilei, Cartesio, Newton, e come \u00e8 tuttora divulgato dalla cultura dominante, parte da una premessa rigorosamente meccanicista: l&#8217;universo \u00e8 una macchina; le sue leggi sono fisse e immutabili; sono anche traducibili in termini matematici; dunque, quello matematico \u00e8 il solo metodo corretto per porsi davanti alla natura e, per estensione, davanti a se stessi, davanti al prossimo, davanti a Dio (al punto che Galilei, che si ritiene un buon credente, nel \u00abDialogo sopra i due massimi sistemi\u00bb si spinge ad affermare che, quanto alla certezza delle conoscenze matematiche, quella posseduta dell&#8217;uomo \u00e8 pari a quella di Dio stesso).<\/p>\n<p>E poco importa che fior fiore di scienziati e di filosofi, a cominciare da \u00c9mile Boutroux, abbiano mostrato, da pi\u00f9 di un secolo, tutta l&#8217;inconsistenza e la fallacia di una simile armatura concettuale: della pretesa della scienza, in particolare, di porsi come sapere &quot;certo&quot;, e, a maggior ragione, della pretesa della scienza non solo di poter spiegare, un poco alla volta, i misteri della natura, ma anche di potersi ergere a sapere normativo nel campo della ragion pratica, dell&#8217;etica; in poche parole, di dirci cosa sia bene e cosa sia male, cosa sia lecito e cosa sia illecito, cosa sia giusto e cosa sia ingiusto, e che cosa noi dobbiamo fare e come dobbiamo regolarci davanti alle scelte che ci si pongono nel corso della vita.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che nella natura non ci sono affatto delle &quot;leggi&quot;, perch\u00e9 quelle che noi chiamiamo pomposamente leggi (addirittura costanti e immutabili, secondo Galilei), altro non sono che le etichette che noi applichiamo a una realt\u00e0 che, nella sua intima essenza, ci sfugge inesorabilmente: il &quot;noumeno&quot; kantiano, l&#8217;&quot;in s\u00e9&quot; delle cose, di cui non sappiamo nulla, perch\u00e9, come diceva il buon vecchio Berkeley, &quot;esse est percipi&quot;, essere \u00e8 l&#8217;essere percepito, e tutto ci\u00f2 che noi sappiamo e conosciamo della natura, in realt\u00e0 lo conosciamo per mezzo dei nostri sensi, dentro la nostra mente e non &quot;fuori&quot;. E le scoperte pi\u00f9 recenti nel campo della scienza, specialmente nella fisica delle particelle sub-atomiche, come il principio di indeterminazione di Heisenberg, altro non hanno fatto che confermare questa semplice verit\u00e0: non c&#8217;\u00e8 nessuna legge inerente ai fenomeni della natura, anzi, gi\u00e0 il solo fatto di osservarli significa agire su di essi e modificarli. E dunque tali fenomeni non sono nella natura, o, se lo sono, la loro vera essenza sfugge inesorabilmente al nostro sguardo; noi vediamo solo ci\u00f2 che crediamo di vedere, solo ci\u00f2 che la nostra mente \u00e8 in grado di organizzare e i nostri sensi sono in grado di percepire; ma non vi \u00e8 la minima prova a sostegno del fatto che quanto vi \u00e8 nella nostra mente e nei nostri sensi coincida con quanto esiste realmente al di fuori di noi, in un supposto regno della natura che esista indipendentemente da noi, che lo pensiamo e che lo osserviamo.<\/p>\n<p>Ha osservato in proposito Vittorino Andreoli nel suo ampio studio \u00abPrincipia. La caduta delle certezze\u00bb (Milano, Rizzoli, 2007, pp. 46-50):<\/p>\n<p>\u00abSi ammetteva che la scienza genera la tecnologia: con i suoi vantaggi ma anche danni altrettanto evidente. E proprio in questa relazione si intravide persino il male della scienza. &quot;Sapere \u00e8 potere, \u00e8 stato detto; ma, ahim\u00e8, se il potere p bene, \u00e8 anche potere il male&quot; (L: De Broglie, &quot;Materia e luce&quot;, Bompiani, Milano, 1943). Non \u00e8 facile separare le due espressioni, e sovente i danni della tecnica si riversano negativamente sulla scienza. Johann Wolfgang von Goethe stesso fa s\u00ec che Faust, l&#8217;eroe del secolo, esplorati i campi dello spiriti e della vita terrena, rivolga alla tecnica il suo ultimo pensiero: morente, placato, davanti allo spettacolo delle vaste lande demoniacamente bonificate, sa che nella tecnica si adempir\u00e0 il destino dell&#8217;economia, ma non dello spirito. Faust non si \u00e8 redento e la maledizione mefistofelica ha continuato a tormentare i suoi seguaci: la tecnica non \u00e8 sufficiente a redimere. Non pu\u00f2 certamente essere la sola tecnica a salvare una civilt\u00e0.<\/p>\n<p>Un esempio: se la civilt\u00e0 greco-romana cadde, ci\u00f2 fu per il lento oscuramento e per la dispersione di un patrimonio culturale faticosamente accumulato, e non per ragioni esterne come le invasioni barbariche. Finch\u00e9 il desiderio di fedelt\u00e0 alla propria storia sar\u00e0 vivo, e forse oggi non lo \u00e8 pi\u00f9 nella nostra civilt\u00e0 non vi \u00e8 da temere una decadenza e una fine e ci\u00f2 indipendentemente dalla tecnologia.<\/p>\n<p>La Serenissima Repubblica di Venezia crolla dopo un millennio di dominio e non si riesce trovare alcu fatto notevole che ne giustifichi la fine. A venire meno sono la perdita di &quot;fiducia&quot; nelle istituzioni che ne erano state alla base e il modo stesso di percepire Venezia e il suo ruolo. Insomma, la caduta \u00e8 prima di tutto legata alla stanchezza, all&#8217;esaurimento dei principi e della cultura che l&#8217;aveva vista nascere e dominare con uno stile proprio e mai pi\u00f9 ripetutosi nella storia.<\/p>\n<p>Jos\u00e9 Ortega y Gasset grida l&#8217;allarme della specializzazione ne &quot;La ribellione delle masse&quot; (1929-30). Ha parlati di &quot;barbarie della specializzazione&quot;, che \u00e8 un fenomeno tipico delle scienze e delle tecnologie sia pure considerate in senso ampio Insomma, non \u00e8 alla tecnologia che si pu\u00f2 legare una civilt\u00e0, e nemmeno la sua fine. Il problema del nostro tempo \u00e8 se la civilt\u00e0, FONDATA SULLA RAGIONE, possa sopravvivere mentre la ragione crolla o \u00e8 del tutto scomparsa.<\/p>\n<p>Quando la scienza del mondo classico decadde, i contemporanei non se ne resero conto, essi pensavano anzi di avere progredito sostituendo vaste e ben ordinate enciclopedie agli scritti disordinati e frammentari dei precursori. E quando la superstizione domin\u00f2, con i neopitagorici e con gi ultimi rappresentanti del neoplatonismo, gli uomini del tempo non si resero conto che stavano perdendo qualcosa di prezioso, la sobria chiarezza della ragione e i tesori del sapere, al contrario erano convinti di scoprire o riscoprire nuovi mondi e ben pi\u00f9 ricchi. La decadenza morale vera e propria si ha quando il senso dell&#8217;onesto si ottunde e non quando i moralisti tuonano contro la corruzione dei tempi. Che oggi la scienza sia in crisi \u00e8 indubbio, ma occorre vedere in che cosa consista questa crisi. I grandi risultati che la scienza continua ad accumulare sono fuori discussione, sono prodigiosi, ma riguardano la vita materiale, e non il sapere vero e proprio. Innanzitutto costituiscono essi stessi un problema, per il differente uso che se ne pu\u00f2 fare: non sono il bene in s\u00e9, ma devono servire al bene che per\u00f2 le scienze del mondo fisico non sanno da sole definire o indicare. La &quot;Scientia&quot; deve essere guidata dalla &quot;Sapientia&quot;, avrebbe detto uno stoico. Ed ecco ancora come dalla scienza nasca un problema filosofico, che deve assolutamente coinvolgere lo scienziato in quanto egli \u00e8 anche uomo. Inoltre, se non si pu\u00f2 andare contro la scienza, pretendendo di correggerla in base alle nostre esigenze e ai nostri principi, non ci deve neppure aspettare che la scienza possa fornirci la soluzione di quei problemi insopprimibili che sono veramente e genuinamente filosofici. Non si pu\u00f2 nutrire l&#8217;illusione scientista che i problemi che toccano pi\u00f9 da vicino l&#8217;umanit\u00e0 possano essere risolti, o che lo saranno un giorno, ma grazie a qualche scoperta scientifica. I fatti, campo esclusivo della scienza sperimentale, non bastano pi\u00f9 a se stessi: per spiegarli \u00e8 necessario introdurre uno straordinario numero di ipotesi, e queste sono attualmente cos\u00ec contrastanti tra loro da costituire da sole un problema, e di una tale complessit\u00e0 che non pu\u00f2, almeno per ora, essere risolta sperimentalmente. La scienza, insomma, ha scoperto in s\u00e9 tutto un mondo di problemi che sono di natura filosofica ed \u00e8 cos\u00ec divenuta essa stessa, nel suo costituirsi e svilupparsi, un problema filosofico. [&#8230;] Quanto siamo lontani dalla &quot;pacifica filosofia sicura&quot; del Settecento, quando sembrava che ogni segreto della natura fosse stato svelato o stesse per esserlo. [&#8230;] Dunque non c&#8217;\u00e8 dubbio, la scienza non ha risolto i problemi della conoscenza, semmai li ha complicati e, a parte i progressi nella vita pratica e i disagi che si mescolano, ha lasciato l&#8217;uomo nel dubbio, nel&#8217;incertezza e nella disperazione. In questo senso si parla di crisi di una civilt\u00e0 e certo a farlo non sono delle Cassandre, ma gi\u00e0 Oswald Spengler, nel &quot;Tramonto dell&#8217;Occidente&quot;, parla di una decadenza della civilt\u00e0 legata all&#8217;incertezza della scienza e all&#8217;indeterminazione di ci\u00f2 che ci racconta. Non siamo lontani da quanto affermava un medico veronese del Cinquecento, Girolamo Fracastoro, lo scopritore delle cause della sifilide (il &quot;treponema pallidum&quot;) nell&#8217;epistola a &quot;Flaminium et Galeatum Florimintium&quot;: &quot;che dir\u00f2 mai ch&#8217;io faccia, qual vita dir\u00f2 chi&#8217;io conduca, se, misero, inquieto, indago sempre ed invano il mondo che mi sfugge, se, appena per poco si mostra, a me, s\u00ec come Proteo, gi\u00e0 presto mutato d&#8217;aspetto, in mille modi m&#8217;inganna?&quot;\u00bb<\/p>\n<p>Il libro di Vittorino Andreoli \u00e8 stato strapazzato malamente da certa critica saccente e superciliosa, vuoi per l&#8217;uso disinvolto delle fonti, vuoi per la pesantezza dell&#8217;impianto e la scarsa profondit\u00e0 delle tesi filosofiche; \u00e8 stato rimproverato all&#8217;autore il fatto che egli, come psichiatra, non avrebbe dovuto avventurarsi su un terreno non suo &#8211; argomento che per noi vale zero, perch\u00e9 quello che conta in un libro non \u00e8 il titolo di studio di chi lo ha scritto, ma la bont\u00e0 di quanto vi \u00e8 esposto. E, anche se \u00e8 vero che non si tratta di un&#8217;opera particolarmente profonda e originale, nondimeno \u00e8 una buona sintesi delle vicende storico-culturali che hanno portato alla odierna crisi delle certezze, partendo dalla matematica e dalle scienze e giungendo fino all&#8217;ambito religioso e morale; di un&#8217;opera sostenuta da chiarezza di idee e da uno stile limpido, scorrevole e comprensibile a tutti &#8212; il che non ci sembra affatto un limite, semmai un pregio, anche se forse \u00e8 proprio questa una delle cose che danno tanto fastidio a certi filosofi di professione, i quali si ha l&#8217;impressione che amino esprimersi in modo quanto mai criptico, proprio per tenere alla larga dalla loro riserva di caccia gi estranei non autorizzati e i non addetti ai lavori.<\/p>\n<p>Ma venendo al brano che abbiamo sopra riportato, ci sembra che esso si presti a una utile riflessione sul rapporto tra lo sviluppo delle scienze, culminato, a partire dal XVII secolo, nella loro franca dittatura, e la crisi non solo di certezze, ma anche di valori, nella quale ci stiamo dibattendo e dalla quale sembra che niente e nessuno siano in grado di risollevarci, restituendoci sia pure un minino di serenit\u00e0 per il futuro e di fiducia nel senso della nostra vita.<\/p>\n<p>Non si tratta, \u00e8 vero e lo ripetiamo, di concetti nuovi; Drieu La Rochelle, fra gli altri, lo aveva gi\u00e0 detto almeno ottant&#8217;anni fa, allorch\u00e9 affermava che l&#8217;umanit\u00e0 ha bisogno di ben altro che di macchine, per ritrovare l&#8217;equilibrio e la pace con se stessa; pure, nel coro desolante degli asini conformisti che ragliano a comando, tutti insieme, le stesse stupidaggini neopositiviste, imbevute di materialismo grossolano e di meccanicismo ingenuo e superato dai fatti, nondimeno sgradevole e arrogante, il fatto che qualcuno li riprenda e li sappia esporre con sufficiente chiarezza e capacit\u00e0 argomentativa, non pu\u00f2 che essere considerato in maniera positiva.<\/p>\n<p>La conclusione a cui necessariamente si arriva, dopo aver preso atto che nessuna tecnica pu\u00f2 redimere l&#8217;uomo, n\u00e9 potrebbe salvare il nostro mondo, \u00e8 che la nostra civilt\u00e0, nella misura in cui si fonda sulla pretesa, o sull&#8217;illusione, che la tecnologia ci possa redimere, sta letteralmente poggiando sul vuoto; e, quindi, che essa \u00e8 perduta, e noi con lei.<\/p>\n<p>Se vogliamo scongiurare una simile prospettiva, se vogliamo allontanare lo spettro del tramonto, del collasso, dell&#8217;implosione, non ci resta altra strada che quella di riconoscere l&#8217;errore commesso, di fare ammenda della nostra presunzione, di purificarci con un salutare bagno di umilt\u00e0; e ritirare al pi\u00f9 presto la cambiale in bianco che, imprudentemente, abbiamo rilasciato al Dio falso e bugiardo della tecno-scienza, investendo quest&#8217;ultima di un ruolo che non le compete e che non appartiene al suo statuto ontologico.<\/p>\n<p>La tecnica, per definizione, \u00e8 un mezzo: e come potrebbe un semplice mezzo, una tecnica appunto, sostituirsi ai valori e indicarci quali fini dobbiamo perseguire, quali dobbiamo evitare, e che cosa dobbiamo ritenere giusto e degno di essere realizzato nella nostra vita?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La vecchia e ormai stucchevole discussione se la scienza e la sua derivata, la tecnica, siano un bene o un male per la maturit\u00e0 etica dell&#8217;individuo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[142,232],"class_list":["post-26596","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-francesco-bacone","tag-renato-cartesio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26596","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26596"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26596\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26596"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26596"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26596"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}