{"id":26584,"date":"2021-11-26T08:07:00","date_gmt":"2021-11-26T08:07:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/11\/26\/la-storia-senza-dio-nulla-dimentica-e-nulla-impara\/"},"modified":"2021-11-26T08:07:00","modified_gmt":"2021-11-26T08:07:00","slug":"la-storia-senza-dio-nulla-dimentica-e-nulla-impara","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/11\/26\/la-storia-senza-dio-nulla-dimentica-e-nulla-impara\/","title":{"rendered":"La storia senza Dio nulla dimentica e nulla impara"},"content":{"rendered":"<p>Quando la storia \u00e8 fatta da uomini interessati unicamente al denaro e al profitto; quando essi escludono completamente Dio dalla loro prospettiva oppure si servono di Dio per coprire i loro interessi, strumentalizzando la fede religiosa, allora la essa non \u00e8 che <em>un racconto scritto da un idiota, pieno di strepiti e furore, che non significa niente<\/em>, come dice Shakespeare nel <em>Macbeth<\/em> (atto quinto, scena quinta). E quel che \u00e8 peggio, un racconto nel quale nessuno impara qualcosa, ma gli errori si ripetono sempre uguali, e cos\u00ec i crimini: sempre ugualmente insensati, perfino monotoni nella loro esasperante ripetitivit\u00e0. Gli uomini imparano qualcosa dalla storia solo quando hanno l&#8217;amore e il timor di Dio; senza di esso, non sono che canne al vento, e la societ\u00e0 \u00e8 simile a un corpo in disfacimento, nel quale ogni organo bada a se stesso, ma nessuno si prende cura dell&#8217;organismo nella sua totalit\u00e0. E quando societ\u00e0 diverse, culture diverse e civilt\u00e0 diverse entrano in contatto, la pi\u00f9 forte cerca di sfruttare al massimo il vantaggio e s&#8217;impone con la violenza alla pi\u00f9 debole, senza farsi alcuno scrupolo, e anzi creandosi cento alibi e giustificazioni per rendere accettabile a se stessa il proprio modo d&#8217;agire. Tuttavia il male non scorre mai via senza lasciare traccia: sia al livello delle relazioni fra due individui, sia in quello delle relazioni fra due popoli, due culture, due civilt\u00e0, il male inferto intenzionalmente semina frutti velenosi, alimenta sospetti e diffidenze tenaci, e d\u00e0 origine a segreti propositi di vendetta o di rivincita, che si protraggono nel corso delle generazioni e intossicano anche i discendenti di coloro che hanno subito le offese, instillando in essi un miscuglio micidiale di rancori e pregiudizi.<\/p>\n<p>Un caso esemplare di quanto abbiano ora detto \u00e8 rintracciabile nelle due cosiddette guerre dell&#8217;oppio (1839-1842 e 1856-1860), nelle quali la Gran Bretagna della regina Vittoria, o meglio la Compagnia inglese delle Indie Orientali, appoggiata, nel secondo conflitto, dalla Francia di Napoleone III, inferse una sconfitta cocente al Celeste impero cinese, allora retto dalla dinastia Manci\u00f9, imponendogli i cosiddetti trattati ineguali che sarebbero stati all&#8217;origine della brama di rivincita cinese nei confronti dell&#8217;Europa. La cosa pi\u00f9 triste \u00e8 che quelle guerre di aggressione nacquero dal commercio dell&#8217;oppio prodotto nell&#8217;India britannicam che le autorit\u00e0 cinesi avevano cercato di proibire, sequestrando e distruggendo i carichi di alcune navi, visti gli effetti disastrosi che il consumo di tale sostanza aveva sul popolo cinese, nel quale si era diffuso il vizio di fumare l&#8217;oppio sino a rovinarsi completamente la salute fisica e mentale. Chi pu\u00f2 dire che il trauma di quell&#8217;evento disastroso, subito dalla coscienza nazionale cinese, non abbia contribuito a predisporre quel popolo ad un atteggiamento di aggressiva sospettosit\u00e0 nei confronti dell&#8217;Occidente e in qualche modo non abbia alimentato le tendenze autocratiche e totalitarie di quel governo, persuandendolo che il presupposto per essere rispettato a livello internazionale \u00e8 quello di esercitare un ferreo e capillare controllo sui propri cittadini? Ma, si obietter\u00e0, \u00e8 assurdo pensare che vi sia una relazione fra le tendenze del governo cinese del XXI secolo e ci\u00f2 che accadde verso la met\u00e0 del XIX, oltre centocinquanta anni prima. Ma ne siamo sicuri? Cos\u00ec come una grave offesa o una grave ingiustizia non sono scordate nel corso di una vita individuale, n\u00e9 vengono smorzate dal trascorre degli anni, allo stesso modo possiamo pensare che, se le societ\u00e0 sono paragonabili a degli organismi complessi, una vicenda come quella del 1839-1860 si sia impressa con caratteri di fuoco nella coscienza del popolo cinese e abbia generato un desiderio di rivalsa direttamente proporzionale all&#8217;entit\u00e0 del trauma subito e capace di auto-alimentarsi, una generazione dopo l&#8217;altra. E il popolo cinese, per le sue caratteristiche psicologiche e culturali, per la sua formazione spirituale e tutta la sua tradizione storica, ci sembra quanto mai portato a immagazzinare le impressioni e le esperienze e a meditarle a lungo, in silenzio, senza rivelare apertamente i suoi stati d&#8217;animo, attendendo con estrema pazienza il momento in cui si presentino delle condizioni favorevoli che gli permettano di riprendere il filo del discorso interrotto.<\/p>\n<p>Scrive nel saggio <em>Il saccheggio del Palazzo d&#8217;Estate di Pechino<\/em> lo storico dell&#8217;arte estremo-orientale Jean Watelet (1926-2001), autore di numerosi saggi sull&#8217;evoluzione del costume in Francia e sull&#8217;influenza della cultura e dell&#8217;arte cinese presso la societ\u00e0 europea nel XVIII e XIX secolo (in: <em>I grandi enigmi delle civilt\u00e0 scomparse<\/em>, a cura di Paul Ulrich, Edizioni Ferni, Ginevra, 1974, vol. 3, pp. 20-22):<\/p>\n<p><em>Le clausole del trattato [il trattato di Pechino del 1860, succeduto ai Trattati di Tientsin del 1858] sono dure. Indipendentemente dagli accordi di ordine politico e commerciale, esse prevedono una forte indennit\u00e0 in oro. Inoltre, come rappresaglia per l&#8217;assassinio di molti Europei, i cui abiti macchiati di sangue sono stati trovati nel Palazzo, si dispone che il Palazzo d&#8217;Estate venga distrutto e che tutto l&#8217;oro e tutte le ricchezze che vi si trovano siamo distribuite alle truppe. Cos\u00ec fu distribuita una somma pari a 800.000 franchi oro. Ogni soldato semplice e ogni marinaio ricevette 180 franchi. Lord Elgin insiste perch\u00e9 sia attuata la distruzione competa del palazzo, dopo aver asportato e distribuito l&#8217;oro trovatovi. Il generale Cousin-Montauban rimane colpito dallo splendore degli appartamenti imperiali. Per questo egli dispone delle sentinelle di guardia per evitare il saccheggio in attesa dell&#8217;arrivo del suo collega inglese, il generale sir Hope Grant. Costui arriva accompagnato da lord Eligin. Immediatamente i capi alleati si pongono il problema della ripartizione delle ricchezze contenute nel palazzo. \u00abSecondo le istruzioni che avevamo ricevuto\u00bb scriver\u00e0 il generale Cousin-Montauban, \u00abdecidemmo di dividerle in parti uguali fra i due eserciti, a patto che ne fosse fatto un uso consentito dai regolamenti. Per questo designammo tre commissari per ciascun esercito, con il compito di mettere da parte gli oggetti pi\u00f9 preziosi e di farne una divisione in parti uguali. Tuttavia era impossibile pensare di portare via tutti gi oggetti, data la scarsit\u00e0 dei nostri mezzi di trasporto. Nella scelta degli oggetti fatta da lord Elgin, feci in modo che la regina d&#8217;Inghilterra scegliesse per prima; era un atto di galanteria della Francia nei suoi confronti\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Messo al corrente dell&#8217;intenzione di lord Elgin circa la distruzione del palazzo, il generale francese tenta di opporsi, considerando il fatto come puro vandalismo, per nulla giustificato dalle necessit\u00e0 della campagna. Egli bens\u00ec accetta che le truppe alleate si dedichino al saccheggio, fa per\u00f2 sommariamente giustiziare i Cinesi che, sulla scia dei soldati, si danno al saccheggio per proprio conto. Questi ultimi riescono ad appiccare un primo incendio, subito estinto, che distrugge solo qualche costruzione di scarso valore architettonico. Invece il generale Cousin-Montauban scriveva, il 17 ottobre1860, al generale sir Hope Grant: \u00abHo riflettuto per tutta la mattina sulla vostra intenzione di coinvolgermi nell&#8217;incendio del palazzo imperiale di Yuan-min-yuen, gi\u00e0 per tre quarti distrutto nei giorni 7 e 8 ottobre dalle mie truppe e dai Cinesi. Credo sia mio dove, in osservanza alle istruzioni che ho ricevuto, esporvi i motivi del mio rifiuto a cooperare con voi in una simile impresa. Innanzi tutto essa apparir\u00e0 come dettata da spirito di vendetta contro gli atti di perfida barbarie commessa nei confronti dei nostri sfortunati compatrioti, senza che questa vendetta raggiunga lo scopo che si propone. Inoltre un nuovo incendio appiccato al palazzo imperiale pu\u00f2 terrorizzare il principe Kong, gi\u00e0 sconvolto dai recenti avvenimenti, e indurlo ad abbandonare i negoziati. In questo caso, l&#8217;attacco al palazzo imperiale diventerebbe una necessit\u00e0, e la sconfitta dell&#8217;attuale dinastia [Qing, o Manci\u00f9] una conseguenza. Ci\u00f2 sarebbe esattamente il contrario delle istruzioni che abbiamo ricevuto.<\/em><\/p>\n<p><em>Per tutti questi motivi io credo, signor generale in capo, di non potermi associare in alcun modo a ci\u00f2 che vi accingete a fare, considerando questa azione nociva agli interessi del governo francese<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>La risposta del generale Hope Grant fu che se non si fosse impartita al governo cinese una lezione esemplare, esso non si sarebbe riconosciuto veramente sconfitto e sarebbe stato tentato di ripetere le violenze contro gli europei: la distruzione del Palazzo d&#8217;Estate era dunque una necessit\u00e0 politica pi\u00f9 che militare, il cui scopo era non vanificare i frutti della campagna ed evitare che un gesto di clemenza venisse interpretato dai cinesi come debolezza. Davanti a simili argomentazioni il generale francese Cousin-Montauban, forse anche per non incrinare l&#8217;intesa fra le due nazioni alleate, dovette cedere e acconsentire alla rappresaglia, ma solo dopo aver concordato che l&#8217;incendio sarebbe stato preceduto da una sistematica spoliazione delle ricchezze contenute nel palazzo da parte dei due eserciti. Perch\u00e9 sprecare un simile ben di Dio, lasciando divorare dalle fiamme oggetti che, trasportati in Europa, avrebbero reso dei profitti tutt&#8217;altro che indifferenti? Dopotutto, la seconda guerra dell&#8217;oppio, come anche la prima, era scaturita da ragioni puramente commerciali e mercantili, che non avevano niente a che fare n\u00e9 con un progetto politico, n\u00e9, meno che mai, con ragioni di tipo etico, nonostante l&#8217;ipocrisia di averla presentata come una punizione per le violenze perpetrate dai cinesi contro cittadini europei: sarebbe stato perci\u00f2 illogico bruciare dei beni per il puro gusto di bruciarli, senza ricavarne niente. Cos\u00ec, oggetti di squisita fattura e d&#8217;inestimabile valore, dal baldacchino imperiale a una quantit\u00e0 sterminata di porcellane, giade lavorate e altri capi di arredamento, vennero asportati in un clima simile a quello che aveva caratterizzato, pi\u00f9 di tre secoli prima, i saccheggi dei <em>conquistadores<\/em> presso le corti degli aztechi e degli inca: pi\u00f9 disordinato e quasi caotico il saccheggio compiuto dalle truppe francesi, estremamente preciso e metodico quello dei britannici, sempre fedeli alle ragioni squisitamente economiche che li avevano condotti a portare la guerra in terra cinese. I mercanti locali a loro volta gabbarono sovente i vincitori, riacquistando da loro oggetti pregiati, dei quali essi ignoravano l&#8217;effettivo valore, pagandoli solo pochi spiccioli oppure scambiandoli con ninnoli d&#8217;infima qualit\u00e0, ma appariscenti.<\/p>\n<p>Infine, dopo aver celebrato un rito funebre in omaggio alle vittime civili europee, i due eserciti partirono da Pechino, carichi di un immenso bottino: come scrisse il generale Hope Grant, si era trattato di <em>una delle pi\u00f9 riuscite tra le piccole guerre condotte dalla Gran Bretagna<\/em>; un perfetto esempio di spedizione coloniale dell&#8217;et\u00e0 dell&#8217;imperialismo, i cui costi furono compensati da profitti proporzionalmente smisurati. Comunque c&#8217;era stato un precedente, per quanto riguarda l&#8217;incendio &quot;a freddo&quot; del Palazzo d&#8217;Estate imperiale di Pechino, da parte dell&#8217;esercito britannico. Nel corso della guerra anglo-americana del 1812, quando le truppe inglesi s&#8217;impadronirono di Washington, esse ricevettero l&#8217;ordine d&#8217;incendiare tutti gli edifici pubblici della capitale americana, e cos\u00ec fecero il 24 agosto 1814. L&#8217;ammiraglio sir George Cockburn fece irruzione nel Campidoglio abbandonato e, stando in piedi sulla poltrona del Presidente della Camera, chiese alle sue truppe che gi\u00e0 brandivano le torce: <em>Dobbiamo dar fuoco a questo rifugio della democrazia degli Yankee<\/em>?; ed esse urlarono: <em>S\u00ec!<\/em> Bisogna pur dire, per amore del vero, che quella decisione fu severamente criticata da una parte della stampa britannica, che la giudic\u00f2 come una vendetta stupida e barbarica, della quale ci si sarebbe dovuti vergognare. La Casa Bianca non and\u00f2 interamente in cenere solo perch\u00e9 un violento temporale contribu\u00ec a spegnere le fiamme. Molti libri, tolti dalla Biblioteca del Congresso, carte ed altri oggetti infiammabili furono gettati nel rogo dagli inglesi. Alcuni volumi vennero trafugati per ricordo dall&#8217;esercito inglese; lo stesso ammiraglio Cockburn ne prese alcuni per s\u00e9, e fece dono a suo fratello di una relazione del Tesoro. Il libro, pi\u00f9 di un secolo dopo, fu rinvenuto presso un negozio di Londra da un antiquario americano, che lo acquist\u00f2 e lo restitu\u00ec alla Biblioteca del Congresso, nel 1940.<\/p>\n<p>Gli americani, comunque, hanno perdonato l&#8217;incendio degli edifici pubblici di Washington. La comune origine, la lingua comune, il senso di appartenere alla stessa civilt\u00e0 hanno sanato le ferite: in fondo, le due guerre che hanno opposto Gran Bretagna e Stati Uniti, quella d&#8217;indipendenza e quella del 1812, sono state simili alle liti tra padre e figlio allorch\u00e9 questi vuole affermare la propria autonomia nei confronti di un genitore autoritario e possessivo; ma alla fine prevale il senso di appartenere alla stessa famiglia e di avere troppe cose in comune per tracciare un solco di odio permanente. Molto diverso \u00e8 il caso della Cina. Il popolo cinese aveva assunto un atteggiamento di diffidenza e di chiusura nei confronti dei &quot;diavoli bianchi&quot; fin dal 1600, dopo che era sfumato il tentativo d&#8217;inculturazione condotto soprattutto dai gesuiti, in particolare con il padre Matteo Ricci. Nel XIX secolo i cinesi erano consci tanto della loro debolezza quanto di una loro superiorit\u00e0 spirituale e culturale, vera o presunta che fosse; e guardavano con un misto di paura, odio e disprezzo alla progressiva avanzata degli europei nel controllo delle loro faccende interne. La civilt\u00e0 cinese si era sviluppata in maniera del tutto indipendente da quella europea; non esistevano radici comuni, non c&#8217;era neppure un codice di valori condivisi, n\u00e9 a livello estetico, n\u00e9 a livello politico, economico e religioso. In breve, Cina ed Europa erano due mondi perfettamente estranei l&#8217;uno all&#8217;altro, quasi quanto avrebbe potuto esserlo, rispetto alla Terra, un&#8217;ipotetica civilt\u00e0 marziana. Pertanto l&#8217;impressione che gli europei produssero sulla Cina al momento del primo impatto, senza considerare i contatti sporadici che c&#8217;erano stati al tempo dei romani e nel corso del medioevo lungo la via della seta, era destinata a entrare in maniera permanete nella sensibilit\u00e0 e nell&#8217;immaginario collettivo dei cinesi. E tale impatto, sfortunatamente, ebbe luogo nelle condizioni pi\u00f9 negative possibili: con una potenza europea che, forte della sua superiorit\u00e0 tecnica e commerciale, e resa quanto mai dinamica e aggressiva dalla Rivoluzione industriale, si comport\u00f2 nei confronti della Cina con tutta l&#8217;arroganza e l&#8217;ipocrisia del <em>parvenu<\/em> che si accanisce contro un&#8217;antica dinastia aristocratica ormai ridotta in piena decadenza, spogliandola senza piet\u00e0 delle sue ultime ricchezze e imponendole delle condizioni di pace umilianti.<\/p>\n<p>Ribadiamo il concetto: quando una societ\u00e0 vive nella noncuranza o nel disprezzo di Dio, e gli uomini pretendono di essere i soli protagonisti della storia, escludendo dal loro orizzonte Colui che \u00e8, invece, il Re dell&#8217;universo, e dunque anche della storia, ci\u00f2 che accade \u00e8 una cupa e desolata ripetizione di errori, crimini e brama di vendetta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando la storia \u00e8 fatta da uomini interessati unicamente al denaro e al profitto; quando essi escludono completamente Dio dalla loro prospettiva oppure si servono di<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[110,144],"class_list":["post-26584","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-civilta","tag-francia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26584","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26584"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26584\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26584"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26584"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26584"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}