{"id":26581,"date":"2011-12-18T01:06:00","date_gmt":"2011-12-18T01:06:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/12\/18\/la-speranza\/"},"modified":"2011-12-18T01:06:00","modified_gmt":"2011-12-18T01:06:00","slug":"la-speranza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/12\/18\/la-speranza\/","title":{"rendered":"La speranza"},"content":{"rendered":"<p>Non si pu\u00f2 vivere senza speranza, questo \u00e8 un fatto.<\/p>\n<p>O meglio: non si pu\u00f2 vivere una vita vera, una vita autentica; si pu\u00f2 solo lasciarsi vivere stancamente, gi\u00e0 morti mentre ancora si vive: morti dentro.<\/p>\n<p>Da questa semplice constatazione sembrerebbe scaturire la logica conseguenza che la speranza sia sempre e comunque un bene, perch\u00e9 quello che aiuta a vivere \u00e8 un bene, mentre \u00e8 un male quello che ostacola e rende difficoltosa la vita.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 proprio cos\u00ec ed \u00e8 sempre cos\u00ec?<\/p>\n<p>Partiamo dalla conclusione: se sia vero che quanto aiuta la vita sia, di per s\u00e9, un bene. Poniamo il caso che, per vivere, sia necessario tradire un amico, venir meno al proprio onore e agli impegni presi, calunniare e denigrare il prossimo: anche in quel caso si tratterebbe di manifestazioni del bene?<\/p>\n<p>Evidentemente no; e allora dobbiamo subito introdurre una importante precisazione: \u00e8 bene ci\u00f2 che aiuta la vita non in qualunque caso ed a qualsiasi prezzo, ma soltanto ci\u00f2 che l&#8217;aiuta ad essere una vita pienamente umana, una vita degna, una vita buona.<\/p>\n<p>Passiamo all&#8217;altra questione: se la speranza rappresenti sempre una forma di bene. Non potrebbe darsi che sperare, pur aiutando la vita, non sia di alcun aiuto a migliorarla e che, pertanto, si risolva in un bene ingannevole, in una illusione, in un vano miraggio?<\/p>\n<p>Se io me ne sto seduto con le braccia conserte e mi limito a sperare, quando invece potrei agire per modificare le cose in meglio, si pu\u00f2 ancora considerare come un fatto positivo quello di conservare la speranza, o \u00e8 vero piuttosto il contrario?<\/p>\n<p>Poniamo che gli esami medici segnalino l&#8217;insorgenza di un tumore nel mio organismo: \u00e8 di maggiore aiuto alla vita il fatto di sperare che la malattia, alla fine, non riuscir\u00e0 a prevalere sulla resistenza del mio organismo, oppure il sottopormi a delle cure ben precise?<\/p>\n<p>La risposta sembrerebbe scontata; e tuttavia: esiste un confine preciso, netto, immediatamente riconoscibile, fra lo sperare deresponsabilizzante, illogico, assurdo, e lo sperare come fatto virtuoso dell&#8217;anima, come fiducia nella bont\u00e0 della vita o, per il credente, come fiducia in Dio?<\/p>\n<p>No, probabilmente quel confine non esiste; o, per dire meglio, si tratta di un confine mobile, continuamente variabile, che non pu\u00f2 essere determinato dall&#8217;esterno, ma solo valutato dall&#8217;interno, caso per caso, situazione per situazione.<\/p>\n<p>Esiste un momento, un momento ben preciso, ma che non pu\u00f2 essere predeterminato, in cui ciascun essere umano sente che \u00e8 arrivato il momento di non lottare pi\u00f9; che \u00e8 giusto smettere di agitarsi e quel che si deve fare, invece, \u00e8 semplicemente assecondare il movimento naturale delle cose, affidarsi al flusso dell&#8217;esistenza.<\/p>\n<p>Il taoista dir\u00e0 che \u00e8 il tempo di seguire la corrente, il cristiano parler\u00e0 dell&#8217;abbandono alla Provvidenza divina, altre tradizioni culturali e religiose useranno un linguaggio ancora diverso; ma il concetto \u00e8 sempre lo stesso: &quot;wu wei&quot;, &quot;non agire&quot;, lasciar fare alla Natura, o a Dio, rimettersi a Qualcosa o a Qualcuno che \u00e8 pi\u00f9 grande di noi e che ne sa pi\u00f9 di noi.<\/p>\n<p>Tuttavia risulter\u00e0 estremamente difficile riconoscere quel momento, se si \u00e8 trascorsa tutta la propria vita nell&#8217;attaccamento agli enti e nella febbre dell&#8217;azione compulsiva; come in tutte le cose, il modo in cui ci si confronta con le situazioni eccezionali \u00e8, in un certo senso, la risultante della filosofia di vita quotidiana che si \u00e8 assunta: non si diventa eroi all&#8217;improvviso, n\u00e9 si imbastisce la saggezza in quattro e quattr&#8217;otto, ma ci si allena giorno per giorno, nelle situazioni abituali, a sviluppare la propria parte migliore, sapendo che prima o poi essa ci diverr\u00e0 necessaria e dovremo dispiegarla sotto l&#8217;incalzare di circostanze avverse, di turbamenti interiori.<\/p>\n<p>\u00abNatura non facit saltus\u00bb, la natura non procede a sbalzi: questa \u00e8 l&#8217;aurea massima da ricordare.<\/p>\n<p>Tuttavia non vogliamo eludere la domanda che ci eravamo posta all&#8217;inizio: la speranza \u00e8 una virt\u00f9 e, come tale, dobbiamo sforzarci di coltivarla nell&#8217;animo?<\/p>\n<p>La speranza \u00e8 certamente una virt\u00f9, una delle pi\u00f9 grandi e, vorremmo dire, delle pi\u00f9 eroiche; sta a noi, peraltro, adoperarla bene.<\/p>\n<p>Sappiamo che ogni virt\u00f9, se male adoperata, degenera nel vizio opposto: il coraggio diventa temerit\u00e0; la generosit\u00e0, dissipazione; la prudenza, pavidit\u00e0; e cos\u00ec via: anche la capacit\u00e0 di sperare, spinta oltre il limite del giusto, degenera in un atteggiamento negativo, fatto d&#8217;inerzia, d&#8217;illusione e di sterile astrazione dalla realt\u00e0.<\/p>\n<p>E nondimeno, il fatto che le virt\u00f9 possano trasformarsi in vizi non significa, evidentemente, che sia cosa intelligente il tenersene lontani, accontentandosi di una vita grigia, mediocre, consumata nell&#8217;avaro e sospettoso centellinare i propri talenti.<\/p>\n<p>No, la vita \u00e8 fatta per mettersi in gioco, per osare e per rischiare, se necessario; per essere vissuta a pieno, il che non significa compiere imprese straordinarie, ma sviluppare al massimo le proprie potenzialit\u00e0 e goderne sino in fondo l&#8217;infinita bellezza.<\/p>\n<p>Certo, la vita non \u00e8 sempre rose e fiori; vi sono momenti di grave difficolt\u00e0, di profondo scoraggiamento; a volte, poi, non si tratta di momenti, ma di situazioni stabili e non modificabili, quali una grave malattia o una pesante forma depressiva, che infliggono dolorose ferite anche nell&#8217;anima delle persone vicine.<\/p>\n<p>Tuttavia, bisogna avere l&#8217;equanimit\u00e0 di giudicare la vita nel suo insieme; non la si deve calunniare quando le cose vanno male, ma ricordare tutti i benefici che essa ci ha generosamente elargito, anche se sovente noi, per colpevole inconsapevolezza, non ce ne siamo neppure resi conto e non abbiamo saputo apprezzarli al loro giusto valore.<\/p>\n<p>Comunque, \u00e8 nei momenti di grave difficolt\u00e0 che la dimensione della speranza reca un effettivo sollievo all&#8217;anima e la riconcilia con la vita; e guai se cos\u00ec non fosse: privata della speranza, l&#8217;anima avvizzisce e muore, addirittura incomincia a imputridire dentro un corpo ancor vivo.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 il mondo dovrebbe benedire i seminatori di speranza: c&#8217;\u00e8 bisogno di essi tanto quanto c&#8217;\u00e8 bisogno della pioggia che bagna la terra e la rende fertile, oppure quanto c&#8217;\u00e8 bisogno della dell&#8217;aria, della luce e del calore del sole, che rinnovano la vegetazione e rendono la terra abitabile e generosa dispensatrice di frutti.<\/p>\n<p>I seminatori di speranza, per\u00f2, sono relativamente rari, e tanto pi\u00f9 efficaci quanto meno si rendono visibili; di solito essi agiscono con discrezione e quasi nell&#8217;ombra, cos\u00ec che solo un ristretto numero di persone ha la fortuna di venirsi a trovare nel raggio benefico della loro azione, perch\u00e9 la speranza \u00e8 pi\u00f9 facile predicarla a parole che darne l&#8217;esempio, vivendola.<\/p>\n<p>In compenso, molti possono essere portatori di speranza in circostanze specifiche: una parola buona, un gesto di umana solidariet\u00e0 e simpatia, perfino un semplice sguardo, possono trasmettere speranza a colui che ne \u00e8 terribilmente affamato e assetato, recandogli un beneficio incommensurabile e tanto pi\u00f9 prezioso, quanto meno era atteso.<\/p>\n<p>Sorge spontanea la domanda su che tipo di speranza si possa avere quando ci si trova in situazioni che, umanamente, non concedono la minima possibilit\u00e0 di sperare nel futuro, ad esempio nel caso di una malattia terminale o, semplicemente, quando si \u00e8 nell&#8217;et\u00e0 pi\u00f9 avanzata e si sa che ogni mese, ogni settimana, ogni giorno, potrebbero essere gli ultimi.<\/p>\n<p>Ebbene, la dimensione autentica della speranza non \u00e8 legata a circostanze materiali contingenti: certo, si pu\u00f2 sperare di vincere una grossa somma di denaro alla lotteria, cos\u00ec come si pu\u00f2 sperare di guarire da una grave malattia; ma la vera speranza non \u00e8 legata a queste cose, bens\u00ec proiettata verso la dimensione dell&#8217;infinito e dell&#8217;eterno.<\/p>\n<p>La vera speranza \u00e8 l&#8217;attesa che si compia una promessa, una promessa che ci \u00e8 stata fatta nel momento in cui siamo stati chiamati alla vita: che tutto ha un senso; che il dolore non \u00e8 inutile; che nessuna lacrima e nessun sorriso andranno perduti, ma che qualsiasi cosa accada, essa avviene nel contesto di una finalit\u00e0 positiva, di un progetto benevolo, di una prospettiva luminosa.<\/p>\n<p>La vera speranza \u00e8 quella che ci fa presentire come ciascun essere sia chiamato alla vita per svolgere una missione, nel modo migliore possibile; e che gli vengono date forze bastanti per svolgerla, non importa se in forme che noi non sempre riusciamo a comprendere, e secondo tempi e modi che, talvolta, ci sembrano assurdi e perfino crudeli.<\/p>\n<p>Essa, pertanto, ci aiuta a capire che nessuno ci chieder\u00e0 conto di non aver potuto fare questa o quella cosa che eccedeva realmente le nostre possibilit\u00e0, ma piuttosto che la nostra coscienza ci far\u00e0 sentire se avremo fatto del nostro meglio, nei tempi e nei modi che la vita avr\u00e0 deciso per noi e non secondo i nostri orgogliosi progetti basati sulla ragione calcolante.<\/p>\n<p>Le nostre vie, infatti, non sono necessariamente le vie della Verit\u00e0, della Bont\u00e0 e della Bellezza; quello che a noi sembra giusto, pu\u00f2 non essere giusto in assoluto; quello che ora ci sembra il nostro bene, pu\u00f2 non essere il nostro vero bene, ma soltanto una sua contraffazione, che ci lascer\u00e0 vuoti e disgustati di noi stessi.<\/p>\n<p>La nostra vista \u00e8 corta, la nostra intelligenza \u00e8 limitata, la nostra saggezza \u00e8 ben poca cosa in confronto all&#8217;infinita ricchezza e complessit\u00e0 della vita cosmica, di cui facciamo parte e della cui trama rappresentiamo un filo; sono molte, moltissime le cose che non arriveremo a capire con il solo strumento della ragione, ma piuttosto facendoci piccoli e umili e affidandoci alla voce del Maestro Interiore, che dal profondo dell&#8217;anima ci parler\u00e0 al momento opportuno.<\/p>\n<p>Esistono numerosi piani o livelli della coscienza, e quello della ragione \u00e8 solo uno di essi, e non certo il pi\u00f9 elevato.<\/p>\n<p>Vi sono altri piani e altri livelli al di sopra di esso, cos\u00ec come vi sono numerosi piani in un grande palazzo o in un castello che si protende verso il cielo: e noi dobbiamo esplorarli tutti, abitarli tutti, ma sempre salendo verso l&#8217;alto.<\/p>\n<p>La mancanza o la perdita della speranza \u00e8 la tentazione di tornare indietro, di discendere i piani del castello e di ridursi ad abitare gi\u00f9 in basso, nei piani inferiori o addirittura nelle cantine: senza mai vedere il cielo, senza contemplare le stagioni, senza respirare un poco di aria pura.<\/p>\n<p>La speranza, invece, \u00e8 la forza che ci sorregge nella salita e che ci fa tenere costantemente lo sguardo rivolto verso l&#8217;alto, verso le finestre e i balconi spalancati sull&#8217;azzurro, verso i raggi caldi del sole che irrompono a fiotti, verso il canto degli uccelli, verso i rami del pesco e del mandorlo che si protendono con i loro fiori rosa e bianchi<\/p>\n<p>Essa ci conforta nei momenti pi\u00f9 bui; ci ricorda che sopra le nuvole splende la luce, che dopo il ghiaccio dell&#8217;inverno ritorner\u00e0 a fiorire la primavera.<\/p>\n<p>Al termine della notte sorger\u00e0 l&#8217;alba: udremo il canto del gallo e il nostro cuore si riempir\u00e0 di consolazione e di rinnovata fiducia nella vita.<\/p>\n<p>Sappiamo che neanche la pi\u00f9 piccola piuma dell&#8217;ala di un passero cade senza un motivo; sappiamo che tutto \u00e8 ordine, armonia, grazia.<\/p>\n<p>E la speranza \u00e8 il sentimento che ci aiuta a vedere il mondo sotto questa luce, in questa gioiosa prospettiva.<\/p>\n<p>Come una musica solenne e al tempo stesso leggera, come un preludio o una fuga di Bach, la speranza irrompe nelle stanze pi\u00f9 segrete del nostro cuore affaticato e le rinfresca, le rinnova, le trasfigura di luce palpitante.<\/p>\n<p>La speranza \u00e8 non aver paura: guardare avanti ai giorni che ci restano da vivere, siano essi tanti o pochi &#8211; ma questo, chi pu\u00f2 dirlo con certezza? &#8211; e non provare turbamento, n\u00e9 rammarico, n\u00e9 angoscia.<\/p>\n<p>Se abbiamo compreso che tutto \u00e8 per il bene, che tutto \u00e8 grazia, allora capiremo che anche la morte \u00e8 per il bene, che anche la morte \u00e8 grazia; e che non ci deve spaventare.<\/p>\n<p>Cos\u00ec come non ci devono spaventare la malattia, la vecchiaia, la solitudine; e, soprattutto, non ci deve turbare il dubbio della mancanza di senso.<\/p>\n<p>Il senso c&#8217;\u00e8, c&#8217;\u00e8 sempre stato, era l\u00ec accanto a noi, anche nei momenti pi\u00f9 sofferti e difficili; e ci accompagner\u00e0 fino all&#8217;ultimo passo di questa vita &#8211; ed oltre.<\/p>\n<p>Dobbiamo solo imparare a vedere meglio, a sviluppare la facolt\u00e0 della seconda vista; dobbiamo solo ritrovare la fiducia nei nostro sensi interni, che non mentono e che sanno, sentono in profondit\u00e0, che vi sono molte altre cose oltre a quelle che vediamo, che udiamo, che tocchiamo, che odoriamo e che gustiamo; che il reale \u00e8 immensamente pi\u00f9 ricco e vario di quel che non ci appaia abitualmente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non si pu\u00f2 vivere senza speranza, questo \u00e8 un fatto. 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