{"id":26580,"date":"2008-11-17T08:12:00","date_gmt":"2008-11-17T08:12:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/11\/17\/la-speranza-si-leva-gioiosa-come-un-vento-fresco-quando-il-buio-dellanima-sembra-farsi-piu-fitto\/"},"modified":"2008-11-17T08:12:00","modified_gmt":"2008-11-17T08:12:00","slug":"la-speranza-si-leva-gioiosa-come-un-vento-fresco-quando-il-buio-dellanima-sembra-farsi-piu-fitto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/11\/17\/la-speranza-si-leva-gioiosa-come-un-vento-fresco-quando-il-buio-dellanima-sembra-farsi-piu-fitto\/","title":{"rendered":"La speranza si leva gioiosa come un vento fresco quando il buio dell&#8217;anima sembra farsi pi\u00f9 fitto"},"content":{"rendered":"<p>Cara Sabina,<\/p>\n<p>chiss\u00e0 perch\u00e9 mi torna alla mente quella sera a Rio de Janeiro, ormai cos\u00ec lontana nel tempo che la credevo confinata in un altro luogo della memoria, in un cassetto lontano e quasi inaccessibile; di quelli che si lasciano ricoprire lentamente dalla polvere, senza mai andarli ad aprire, come se non appartenessero pi\u00f9 a noi, ma a qualcun altro.<\/p>\n<p>O forse, c&#8217;\u00e8 una ragione.<\/p>\n<p>Questi tramonti di fine autunno, che gi\u00e0 preludono all&#8217;inverno, hanno &#8211; alle nostre latitudini &#8211; quei colori vividi e struggenti, quei forti e poetici contrasti di arancio, di indaco e di viola, che rammentano un poco i tramonti dei Tropici, allorch\u00e9 le ombre scendono improvvise e quasi a tradimento, inghiottendo in pochi istanti l&#8217;interminabile luce dei giorni abbaglianti e sempre uguali e nascondendo il volto delle cose nelle ombre inquietanti della notte.<\/p>\n<p>S\u00ec, inquietanti.<\/p>\n<p>Tutto il Brasile \u00e8 un immenso, misterioso, inquietante Paese: vasto come un continente e percorso da fremiti antichi e quasi animaleschi, cos\u00ec come da raggi inaspettati di luce smagliante, da promesse, da potenzialit\u00e0 inespresse&#8230; E, su ogni cosa &#8211; sulla musica, sui tramonti, sulle facce, sulle strade sporche, sulle danze indiavolate, sulle architetture dai colori sgargianti &#8211; su tutto, una profonda, inestinguibile malinconia.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un Paese allegro e solare, come potrebbe crederlo il turista frettoloso; no davvero.<\/p>\n<p>Il turista che, di Rio, ha visto solo la spiaggia di Copacabana, i grattacieli all&#8217;americana e, tutt&#8217;al pi\u00f9, \u00e8 salito fino alla base del Redentore, che spalanca le sue immense braccia di pietra bianca in cima al Corcovado, come ad abbracciare tutta la splendida, azzurra immensit\u00e0 della Baia di Guanabara, il Pan di Zucchero e le cento e cento isole &#8211; ebbene, quel turista non sa proprio nulla.<\/p>\n<p>L&#8217;anima brasiliana &#8211; questo incredibile amalgama di sensualit\u00e0 africana, fatalismo lusitano e indecifrabilit\u00e0 india &#8211; \u00e8 malata di malinconia: malata da morirne.<\/p>\n<p>Quella sera ho scoperto i luoghi pi\u00f9 strani e impensati della metropoli carioca, nella scia di una persona che vi abitava da anni e che desiderava farci vedere, con i nostri occhi, una delle suggestive e un po&#8217; tenebrose cerimonie <em>Umbanda.<\/em><\/p>\n<p>Mano a mano che il traffico del centro scompariva dietro di noi, e l&#8217;autobus sovraccarico si addentrava negli immensi, interminabili quartieri periferici, pareva di passare in un altro regno, in un altro mondo; e intanto scendevano rapide le ombre della notte, ad accrescere la sensazione di spaesamento che s&#8217;insinuava, poco a poco, a fior di pelle.<\/p>\n<p>Le case si facevano sempre pi\u00f9 basse, sempre pi\u00f9 vecchie, sempre pi\u00f9 squallide, di un misero stile coloniale che nulla aveva a che fare con le facciate eleganti e risplendenti di magnifici colori della Bahia di Jorge Amado. I muri screpolati, i miseri cortili, gli stenti alberelli che si affacciavano da dietro di essi, i sudici portoni, gli angoli desolati: tutto parlava un linguaggio di povert\u00e0 non solo materiale, ma anche spirituale, come se Dio avesse abbandonato quei sobborghi e se ne fosse andato altrove, portando via con s\u00e9 tutta la luce, la gioia e la bellezza del mondo.<\/p>\n<p>Anche la folla per le strade si andava diradando, si faceva sempre pi\u00f9 misera e vagamente inquietante. Donne dall&#8217;et\u00e0 indefinibile, negri dagli occhi bianchissimi che brillavano nel buio, tutta un&#8217;umanit\u00e0 che pareva emergere da un altrove senza storia e senza tempo, carica di dolori e solitudine, per nulla affatto allegra e spensierata, come quella che s&#8217;immaginano i turisti attratti dagli echi del famoso Carnevale e dai ritmi frenetici delle scuole di <em>samba<\/em>&#8230;<\/p>\n<p>Ma non si vedevano fabbriche, n\u00e9 negozi, tranne poche botteghe polverose: di che viveva, dunque, tutta quella umanit\u00e0 senza storia e senza tempo? Non erano ancora le <em>favelas<\/em> &#8211; quelle, sono tutta un&#8217;altra cosa, un mondo a parte &#8211; ma, certo, erano gi\u00e0 i quartieri della povert\u00e0, del degrado, dell&#8217;alcolismo e della prostituzione.<\/p>\n<p>Dov&#8217;erano, adesso, le splendide ragazze di Copacabana, con i loro bikini mozzafiato e i loro corpi simili a sculture d&#8217;ebano, perfetti nella loro lucida levigatezza?<\/p>\n<p>Dov&#8217;erano i grattacieli, le banche, i ristoranti, gli uffici di viaggi; dov&#8217;erano le vetrine colorate, i parchi pubblici dal verde rigoglioso, i venditori ambulanti di mille oggetti strani, le folle all&#8217;imbocco della metropolitana?<\/p>\n<p>Dov&#8217;erano quella leggerezza, quella vaporosa spensieratezza, quella atmosfera di dolcissima indolenza, che sembrano pervadere ogni cosa sotto il sole di Rio, come una sorta di mal\u00eca distesa sulla citt\u00e0 da una fata languidamente voluttuosa?<\/p>\n<p>Pareva di aver lasciato indietro ogni cosa bella e desiderabile, ogni profumo e ogni dolcezza, per imboccare una strada senza speranza, dominata dalla desolazione e dall&#8217;abbandono, dove ogni cosa si faceva informe, triste, opprimente.<\/p>\n<p>Forse la stanchezza accumulata in tanti giorni di continui spostamenti, di interminabili camminate, di pasti fuori orario, cominciava a farsi sentire; forse quella pioggerella triste e tiepida, che cadeva monotona sulla polvere delle strade, sui grigi marciapiedi, sui balconi appassiti, sui tetti sconnessi, aggiungeva una nota di mestizia e quasi di lutto su quella periferia tropicale che scivolava inesorabilmente nella buia umidit\u00e0 di una sera di sconforto.<\/p>\n<p>Le inferriate alle finestre, dalle volute poveramente pretenziose in ferro battuto, quelle misere tende sbiadite, quegli alberi striminziti tra le facciate: ogni cosa pareva imbevuta di rassegnazione, di tristezza, di un pianto appena trattenuto, antico come il mondo.<\/p>\n<p>E intanto l&#8217;autobus andava e andava, sempre pi\u00f9 carico di una umanit\u00e0 dolente, silenziosa, con lo sguardo perso nel vuoto.<\/p>\n<p>Sul sedile pi\u00f9 vicino, due ragazze che parevano estranee a quella folla triste, chiuse in un loro mondo intangibile: l&#8217;una che, rotta dalla stanchezza, dormiva con la testa posata sulla spalla dell&#8217;amica; e questa che ne vegliava il riposo con la fierezza di una leonessa, come a tener lontano ogni altro animale da preda e a rimarcare il suo possesso di quel viso, di quel calore, di quel corpo giovane, premuto contro il suo, nella complicit\u00e0 inconsapevole di quel sonno abbandonato, nei due fiati che quasi si fondevano in uno solo.<\/p>\n<p>L&#8217;una dormiente, l&#8217;altra vigile e agguerrita, con una sfumatura di sfida nello sguardo; la sfida istintiva di chi ama, di chi ormai ha raggiunto la meta dei propri desideri e per nulla al mondo se la lascerebbe portar via da anima viva.<\/p>\n<p>E poi, scesi finalmente in un sobborgo che pareva gi\u00e0 quasi campagna &#8211; ma una campagna sempre triste e desolata, come lo erano state le vie della periferia urbana -, iniziammo la ricerca a piedi, sempre sotto la pioggerella.<\/p>\n<p>Vagammo da una casa all&#8217;altra, da un portone all&#8217;altro, a tentoni, quasi come ubriachi nella nebbia, sempre inseguendo il miraggio dei misteriosi riti <em>Umbanda<\/em>; sempre per vedere qualche vecchierella scuotere il capo e stringersi nelle spalle, con finto dispiacere: ma perch\u00e9 non avevamo domandato prima, purtroppo era ormai tardi, non si poteva interrompere un rito gi\u00e0 iniziato. Un&#8217;altra volta, forse&#8230; S\u00ec, certo, un&#8217;altra volta&#8230;<\/p>\n<p>E avanti, avanti, sempre pi\u00f9 stanchi, sempre pi\u00f9 bagnati, sempre pi\u00f9 demoralizzati: da un edificio all&#8217;altro, da un cortile all&#8217;altro, da una scala all&#8217;altra, come in un buio girone dantesco, popolato di presenze impalpabili, ma non amiche.<\/p>\n<p>Ma tutto pareva essersi coalizzato contro le nostre speranze: le persone cercate non c&#8217;erano, i passanti interrogati non sapevano o, forse, pi\u00f9 probabilmente, fingevano di non sapere; il nostro aspetto doveva destare pi\u00f9 di qualche sospetto &#8211; eravamo stranieri, dopotutto: ma stranieri che, pur in quel Paese dalle cento razze, destavano subito diffidenza, con quell&#8217;aria da Europei giunti freschi freschi in quell&#8217;America che non \u00e8 America, in quell&#8217;Africa che non \u00e8 Africa, in quell&#8217;emisfero australe ove brillano le quattro stelle della Croce del Sud <em>&#8211; non viste mai<\/em>, dice Dante, <em>fuor ch&#8217;alla prima gente<\/em>: ma lui come faceva a conoscerle?<\/p>\n<p>Finalmente giungemmo ad un bar che apriva le sue vetrate sulla notte, al limite estremo della citt\u00e0 addormentata: in faccia, solo il vento umido del <em>sert\u00e2o<\/em>, le grandi ombre nere della notte e le colline che si perdevano all&#8217;orizzonte, nella distanza infinita.<\/p>\n<p>Ecco, ricordo &#8211; chiss\u00e0 perch\u00e9 &#8211; quel preciso momento in cui, esasperato dalla stanchezza e da quella inutile, affannosa ricerca, invaso da un senso di sconforto molto simile alla disfatta, circondato da quella strana umanit\u00e0 crepuscolare, che ambiguamente andava e veniva da chiss\u00e0 dove a chiss\u00e0 dove, qualcosa accadde&#8230;<\/p>\n<p>Niente di visibile, di tangibile, di esteriore: la pioggia continuava uguale, e cos\u00ec la linea nera delle colline, le pochi luci del marciapiede, quella desolazione tropicale antica come il mondo, senza passato e senza futuro: tutto era uguale a prima.<\/p>\n<p>Ma dentro, nell&#8217;anima, si era levato il vento.<\/p>\n<p>Un vento fresco, gioioso, vivificante; un vento di bellezza e di speranza: un vento amico, che si levava da remote lontananze, odoroso di cose buone, di fiducia nelle cose, negli uomini, nel mondo&#8230; Un vento di salvezza.<\/p>\n<p>Ricordo come la stanchezza si sciolse, la tristezza si ritir\u00f2, lo scoraggiamento si dissolse davanti al suo soffio benevolo, puro, generoso, restituendo ad ogni cosa un volto amichevole, un volto fraterno, quasi emergendo da una meravigliosa piega del passato &#8211; dell&#8217;infanzia, forse, di quando il mondo ci appare ancora amico ed infinitamente affascinante, chiaro nella sua luminosit\u00e0 aurorale, come fosse appena uscito dalla mano di Dio&#8230;.<\/p>\n<p>Niente: in apparenza, nulla era ambiato; tutto era come prima.<\/p>\n<p>Ma dentro, dentro&#8230; Era cambiato tutto, splendeva tutto, sorrideva tutto; e pensieri e sentimenti buoni ritornavano in frotta, come uno stormo di colombi che uno spavento improvviso avesse fatto allontanare e che ora, passato l&#8217;allarme, obbedissero a un richiamo misterioso&#8230;<\/p>\n<p>Ecco, \u00e8 tutto qui.<\/p>\n<p>Come ho detto, non so bene perch\u00e9 questo ricordo mi sia tornato in mente, n\u00e9 per qual motivo abbia voluto raccontartelo.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 ci deve essere sempre un motivo? O meglio: perch\u00e9 vogliamo sempre imporre un motivo alle cose, invece di ascoltarle in silenzio e di lasciare che ci parlino e c&#8217;interroghino, esse che hanno fatto tanta strada per venire fino a noi?<\/p>\n<p>Perci\u00f2, la domanda che potrei fare a me stesso \u00e8, semmai: che cosa ha voluto dirmi quel ricordo, venendo fino a me, dopo un cos\u00ec lungo volgere di anni?<\/p>\n<p>Forse, Sabina, ha solo voluto rammentarmi che noi non siamo mai abbandonati a noi stessi, alla nostra angoscia e alla nostra solitudine.<\/p>\n<p>Anche nei momenti pi\u00f9 difficili &#8211; e quello non era certo tale: era, piuttosto, una specie di avvertimento, di allusione a tante cose tristi, che sarebbero venute dopo &#8211; dobbiamo avere sempre la consapevolezza che il buon vento amico della speranza pu\u00f2 levarsi in nostro aiuto e disperdere i fantasmi oscuri che si annidano nelle tenebre dell&#8217;anima.<\/p>\n<p>Nessun male esterno pu\u00f2 colpirci veramente, se noi non permettiamo alle tenebre, che gi\u00e0 sono in noi, di udirne il richiamo e di rispondergli. Nessuna ferita pu\u00f2 abbatterci, se siamo ben decisi a camminare nelle luci della nostra anima, a coltivare e rafforzare la nostra parte bella e luminosa, come un amico dal quale non intendiamo separarci.<\/p>\n<p>Non \u00e8 poi cos\u00ec difficile come pu\u00f2 sembrare.<\/p>\n<p>Alcuni lo chiamano preghiera, altri meditazione; altri ancora, ascolto delle voci amiche e abbandono al vento benevolo della speranza, che soffia da dentro di noi, per restituirci forza e buona volont\u00e0, quando ne abbiamo bisogno.<\/p>\n<p>E poi, essere disponibili a farsi docili strumenti della chiamata, simili a della creta che si lascia modellare da quella forza buona, che alcuni chiamano Grazia.<\/p>\n<p>E nient&#8217;altro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cara Sabina, chiss\u00e0 perch\u00e9 mi torna alla mente quella sera a Rio de Janeiro, ormai cos\u00ec lontana nel tempo che la credevo confinata in un altro<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30188,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[32],"tags":[92],"class_list":["post-26580","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-costumi-e-societa","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-costumi-e-societa.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26580","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26580"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26580\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30188"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26580"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26580"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26580"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}