{"id":26579,"date":"2018-03-04T10:23:00","date_gmt":"2018-03-04T10:23:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/03\/04\/la-sola-autorita-credibile-e-rispettosa-della-verita\/"},"modified":"2018-03-04T10:23:00","modified_gmt":"2018-03-04T10:23:00","slug":"la-sola-autorita-credibile-e-rispettosa-della-verita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/03\/04\/la-sola-autorita-credibile-e-rispettosa-della-verita\/","title":{"rendered":"La sola autorit\u00e0 credibile \u00e8 rispettosa della verit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;autorit\u00e0 \u00e8 necessaria: di questo sono convinte tutte le persone di buon senso, vale a dire tutte quelle che sono rimaste immuni, o che sono rinsavite, dall&#8217;ubriacatura ideologica della modernit\u00e0, dall&#8217;illuminismo al &#8217;68; quella, tanto per capirci, della libert\u00e0 assoluta, cio\u00e8 del <em>proibito proibire<\/em>. Nondimeno, c&#8217;\u00e8 autorit\u00e0 e autorit\u00e0; resta pertanto il problema di chiarire quale autorit\u00e0 sia credibile, legittima, necessaria, e quale non lo sia, cio\u00e8 quale falsa autorit\u00e0 usurpi l&#8217;autorit\u00e0 vera. Non tutte le autorit\u00e0 sono credibili e non tutte sono legittime; ve ne sono di bugiarde e contraffatte, come lo sono alcuni Stati moderni, anche e soprattutto di matrice liberaldemocratica; come lo \u00e8 la neochiesa pseudo cattolica, in realt\u00e0 modernista e quindi apostatica; e come lo \u00e8 una &quot;famiglia&quot; che famiglia non \u00e8, ad esempio quella formata da due omosessuali che si sono procurati, per vie pi\u00f9 o meno traverse, dei bambini da crescere come &quot;figli&quot;.<\/p>\n<p>Allora la domanda \u00e8: come si riconosce la vera autorit\u00e0, l&#8217;autorit\u00e0 legittima e necessaria, da quella falsa e illegittima? Crediamo che il criterio fondamentale sia l&#8217;aderenza dell&#8217;autorit\u00e0 alla verit\u00e0. Diciamo, pertanto, che la sola autorit\u00e0 credibile e legittima \u00e8 quella che scaturisce dal rispetto della verit\u00e0; \u00e8 falsa e illegittima quella che contraddice o falsifica la verit\u00e0. Naturalmente, a questo punto si alzeranno in piedi a protestare, indignati, tutti quelli &#8212; e sono legione &#8212; i quali, avendo fatto proprio il relativismo e il soggettivismo estremi che ci sono stati scodellati, per decenni, come verit\u00e0 rivelata &#8212; si noti la contraddizione intrinseca: la sola verit\u00e0 &quot;autorizzata&quot; \u00e8 l&#8217;assenza di verit\u00e0 &#8212; non sono disposti neppure a sentir parlare della verit\u00e0 e tanto meno a costruire qualche cosa su di un tale fondamento. <em>Ma come!<\/em>, ci diranno quei signori, con l&#8217;aria di sufficienza, e quasi d&#8217;incredulit\u00e0, dell&#8217;uomo civilizzato nei confronti di un naufrago che, rimasto su un&#8217;isola disabitata per un paio di decenni, si sia perso tutte le novit\u00e0 sopraggiunte nel mondo &quot;civile&quot;, <em>non lo sapete che la verit\u00e0 \u00e8 morta da un pezzo ? E che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 nessuno tanto ignorante o tanto presuntuoso da pronunciare ancora quella parola, retaggio di altre epoche e di altri sistemi di pensiero? Ora viviamo nel migliore dei mondi possibili, quello fluido, liquido e anche gassoso, dove niente \u00e8 certo fino a domani, e dove ciascuno ha il diritto &#8212; il diritto garantito per legge, come il diritto alla vita, alla libert\u00e0 e alla propriet\u00e0 &#8212; di avere per s\u00e9 la propria verit\u00e0, senza che alcuno possa insidiargliela e senza che alcuno abbia l&#8217;audacia di sottoporla a verifica<\/em>; cos\u00ec come nessuno si sognerebbe di sottoporre a verifica l&#8217;ossigeno che ciascun essere umano respira, e senza il quale non potrebbe neppure sopravvivere.<\/p>\n<p>Ahim\u00e8, pur sapendo benissimo di fare la figura del naufrago con la barba lunga e vestito di stracci in mezzo a persone istruite e raffinate, persone che sono abituate a leggere il giornale e ad ascoltare la radio tutti i giorni, non siamo disposti a cedere di un millimetro su questo punto, pena, a voler essere coerenti, dover abbandonare non solo qualsiasi pretesa di fare filosofia, ma anche la pretesa di fare alcun discorso su qualsiasi soggetto, o di non saper motivare neanche la pi\u00f9 piccola azione: la verit\u00e0 esiste, eccome; e il fatto che non sia sempre facile determinarla non significa affatto avere motivi sufficienti per metterne in dubbio l&#8217;esistenza. Non pi\u00f9 di quanto la difficolt\u00e0 di trovare in giro una persona veramente onesta ci autorizzi a mettere in dubbio l&#8217;esistenza dell&#8217;onest\u00e0; o la difficolt\u00e0 d&#8217;incontrare un uomo veramente buono ci autorizzi a negare che la bont\u00e0 esiste. Si racconta che san Tommaso d&#8217;Aquino, il pi\u00f9 grande filosofo del Medioevo e uno dei pi\u00f9 grandi pensatori di tutti i tempi, entrando un giorno nell&#8217;aula ove si apprestava a tenere la sua lezione, abbia posto sul tavolo una mela e abbia detto agli studenti: <em>Questa \u00e8 una mela. Chi non \u00e8 d&#8217;accordo pu\u00f2 uscire da questa stanza<\/em>. Quale grande lezione di realismo, di logica e di coerenza, e anche di umilt\u00e0 intellettuale, egli diede, quel giorno, pronunciando quelle due semplicissime frasi: <em>Questa \u00e8 una mela. Chi non \u00e8 d&#8217;accordo pu\u00f2 uscire da questa stanza<\/em>. E come avrebbero fatto bene, e farebbero bene ancor oggi, tutti i professori di filosofia, a pronunciarle a loro volta, ripetendole spesso, magari ogni mattina, entrando in classe, magari con la stessa insistenza con cui Catone il Censore in Senato concludeva ogni discorso, sulle pi\u00f9 disparate questioni, dicendo invariabilmente: <em>Ceterum censeo Carthaginem esse delendam<\/em>. Perch\u00e9, a volte, le cose pi\u00f9 ovvie sono proprio quelle che dovrebbero essere rammentate pi\u00f9 spesso, agli altri ed anche a se medesimi: e questa \u00e8 una di quelle. Una mela \u00e8 una mela; semplice, vero? Non \u00e8 una pera, non \u00e8 una banana; e non \u00e8 neppure un bicchiere, o un apriscatole, o un libro: non \u00e8 nessuna di queste cose, ma sempre e solo una mela. Potr\u00e0 succedere che, se le condizioni d&#8217;illuminazione sono incerte, io non riesca a capire, da una certa distanza, di che cosa si tratta: ma sar\u00e0 una incertezza del mio giudizio, che non muter\u00e0 affatto la natura di quell&#8217;oggetto, la sua propriet\u00e0 di essere una mela. Oppure, se sar\u00e0 stata dimenticata sul tavolo per qualche settimana, potr\u00e0 essersi ridotta ad un frutto rinsecchito, putrefatto, persino polverizzato: ma continuer\u00e0 ad essere sempre e solo una mela &#8212; e sia pure una mela raggrinzita, disfatta, sbriciolata.<\/p>\n<p>Naturalmente, ci sarebbero tantissime altre cose da dire su questo argomento, ma non \u00e8 questa la sede adatta. Del resto, lo abbiamo sostenuto in una quantit\u00e0 di altre occasioni: la verit\u00e0 esiste, per cui le cose sono quelle che sono, e non altro da ci\u00f2 che sono; verit\u00e0 e menzogna giacciono su due piani ontologici diversi: la verit\u00e0 \u00e8 la corrispondenza fra le cose e il giudizio; la menzogna \u00e8 una alterazione, pi\u00f9 o meno grave, pi\u00f9 o meno intenzionale, di quella corrispondenza. Ora, per tornare al nostro discorso, non esiste autorit\u00e0 legittima e credibile che non sia fondata sulla verit\u00e0, vale a dire sulla corrispondenza fra le cose e il giudizio. Per fare un esempio semplicissimo, perfino banale, ma chiaro: se una madre dice alla sua bambina: <em>Non prendere quella pentola con le mani, perch\u00e9 \u00e8 bollente<\/em>, ma quella non l&#8217;ascolta e si scotta le dita, risulter\u00e0 evidente che la madre aveva detto a sua figlia la verit\u00e0, e che la piccola avrebbe dovuto crederle: questo \u00e8 un esempio di autorit\u00e0 legittima e credibile. La prossima volta quella bambina sa che le converr\u00e0 dare ascolto alle raccomandazioni di sua mamma, avendo fatto l&#8217;esperienza che ella \u00e8 solita dire il vero, e dirlo per il suo bene. La stessa cosa vale per il medico che prescrive una certa cura al suo paziente; per il comandante della nave che ordina la rotta al nostromo; per la maestra che insegna l&#8217;addizione allo scolaro; per il prete che tiene l&#8217;omelia domenicale ai fedeli; per il giornale che informa dei fatti i suoi lettori; per il generale che guida l&#8217;esercito in guerra. Tutte queste persone possiedono un certo grado di autorit\u00e0; ma esse la esercitano in modo legittimo e credibile se sono solite dire la verit\u00e0 e agire conformemente alla verit\u00e0. E questo, \u00e8 vero, non lo si pu\u00f2 sapere in anticipo: bisogna verificarlo sul terreno pratico &#8212; purch\u00e9 se ne abbia la sia la competenza, che la maturit\u00e0. D&#8217;altra parte, \u00e8 ragionevole credere che, se quelle persone esercitano la rispettiva autorit\u00e0, ci\u00f2 accade perch\u00e9 qualcun altro, a suo tempo e luogo, le ha messe alla prova, le ha sottoposte a verifica: il medico, per diventare medico, ha dovuto studiare e sottoporsi a degli esami, e cos\u00ec il capitano navale, eccetera. Un marinaio potrebbe trovare sbagliata, o discutibile, la rotta decisa dal comandante: e tuttavia, prima di concludere che quel capitano \u00e8 inaffidabile, dovrebbe anche essere certo che altre ragioni, di natura superiore, non lo abbiano indotto a scegliere proprio quella rotta, invece di quella normale: dovrebbe cio\u00e8 possiede tutte le informazioni al riguardo, cosa che nessun capitano \u00e8 tenuto a dimostrare, spiegando ogni volta ai membri del suo equipaggio le ragioni di ogni singola decisione. L&#8217;autorit\u00e0, per essere funzionale, necessita di un certo grado di fiducia che la ponga al riparo dalla necessit\u00e0 di giustificare in continuazione le sue decisioni. Se dovesse accadere un a cosa del genere, l&#8217;autorit\u00e0 sarebbe, di fatto, distrutta. Per\u00f2 abbiamo detto che l&#8217;autorit\u00e0 \u00e8 necessaria per il funzionamento della via sociale, e lo si vede gi\u00e0 dalla vita della societ\u00e0 fondamentale, che \u00e8 la famiglia: sono infatti disfunzionali quelle famiglie nelle quali non vi \u00e8, da parte dei genitori, alcun esercizio di autorit\u00e0. Nello stesso tempo, l&#8217;autorit\u00e0, per essere autorevole, deve poggiare sul solido fondamento della capacit\u00e0 e della coerenza di chi la esercita. Se il capitano della nave si presentasse in plancia ubriaco, anche per una sola volta, minerebbe irreparabilmente la propria credibilit\u00e0, e la sua autorevolezza ne uscirebbe distrutta. I marinai devono essere certi, al di l\u00e0 di ogni possibile dubbio, che il loro comandante \u00e8 una persona capace, coerente e disinteressata, e che mai metterebbe in pericolo la nave per negligenza o incoscienza. La stessa cosa vale per l&#8217;educazione: genitori, insegnanti, sacerdoti devono essere irreprensibili, altrimenti non sono credibili.<\/p>\n<p>A questo proposito ci paiono degne di interesse le considerazioni di un filosofo e teologo oggi completamente dimenticato, Jean Rimaud (Lione, 1889-ivi, 1972), collaboratore della rivista <em>\u00c9tudes<\/em>, in un aureo libro di pedagogia degli anni Quaranta del &#8216;900, che, se si pu\u00f2 considerare, per taluni aspetti, superato, nel senso che risente di un ambiente sociale e di un clima culturale evidentemente assai diversi da quelli odierni, per altri aspetti, quelli cio\u00e8 della visione educativa generale, e della sana impostazione del rapporto che lega il bambino e l&#8217;adolescente alla figura dell&#8217;educatore, non ci sembra affatto superato, ma, al contrario, meritevole di essere letto e meditato da genitori, maestri, professori, sacerdoti e, in genere, da tutti gli adulti interessati, praticamente o teoricamente, alla crescita armoniosa delle pi\u00f9 giovani generazioni (da: J. Rimaud, <em>L&#8217;educazione, guida dello sviluppo giovanile<\/em>; titolo originale: <em>L&#8217;education, direction de la croissance<\/em>, Paris, Aubier, Editions Montaigne, 1946; traduzione dal francese di Geremia Dalla Nora, Torino, S.E.I., 1961, pp. 41-42):<\/p>\n<p><em>[&#8230;] Il fanciullo non \u00e8 nelle mani degli educatori uno strumento di un&#8217;opera qualunque, ma \u00e8 insieme il soggetto dell&#8217;educazione e l&#8217;opera da realizzare. Lo scopo dell&#8217;educazione infatti non \u00e8 fare qualcosa all&#8217;educando, ma facendogli fare molte cose, farlo crescere, e attraverso questa crescita renderlo un uomo. Tutto ci\u00f2 che abbiamo detto a proposito del rispetto dell&#8217;indole, del carattere, della vocazione, della coscienza, aiuter\u00e0 a far comprendere che dipendendo moralmente dai suoi genitori, il fanciullo non \u00e8 propriamente il loro subordinato nell&#8217;opera della propria educazione, nel senso che la sua attivit\u00e0 sia diretta da loro, dal di fuori, in vista di un risultato da raggiungere. Qui conviene l&#8217;analisi di qualche esempio.<\/em><\/p>\n<p><em>Il professore di latino non ha per missione di ottenere buone versioni di latino, come se le versioni latine avessero in se stesse un valore per l&#8217;umanit\u00e0, distino dal loro valore per gli allievi, come nel caso di un&#8217;automobile, di una raccolta, di una scoperta geografica, di una frontiera difesa: neppure sono da considerarsi quale mezzo per procacciare alla societ\u00e0 i cittadini colti di cui ha bisogno. Lo scopo dell&#8217;esercizio di latino \u00e8 di sostenere l&#8217;allievo nella sforzo di formazione dell&#8217;intelligenza.<\/em><\/p>\n<p><em>Una mamma esige dal suo bambino la gentilezza nelle maniere e nel parlare; ella sa senza dubbio l&#8217;importanza della gentilezza, che rende umana e degna la vita in comune e soprattutto in famiglia; forse anche ritiene necessaria alla tradizione una certa gentilezza; ma non l&#8217;esige perch\u00e9 la consideri una qualit\u00e0 utile per se stessa alla societ\u00e0 e alla famiglia, e per conseguenza al fanciullo, allo steso modo di una cosa: essa la considera un mezzo atto a rendere il fanciullo padrone di s\u00e9 ed uno strumento capace di impartirgli esteriormente quella perfezione sensibile che \u00e8 propria dell&#8217;uomo gi\u00e0 interiormente sociale.<\/em><\/p>\n<p><em>Questo direttore di collegio esige, &#8211; talvolta severamente, &#8212; una disciplina rigida, che \u00e8 rispetto dei maestri, condizione di lavoro e onesta pubblicit\u00e0 per l&#8217;istituzione. Questa esigenza cesserebbe di essere educativa, se la disciplina dovesse servire principalmente ad assicurare il reclutamento del collegio, a mantenere una percentuale di promossi, a fornire un buon salario agli insegnanti. Una disciplina educa se ogni allievo cresce umanamente disciplinandosi, rispettando i propri compagni, lavorando lui e rispettando il lavoro altrui, facendo caso alla fama del proprio collegio.<\/em><\/p>\n<p><em>Questo scout infine, deve riparare la tenda della propria pattuglia: una tenda in buono stato \u00e8 un oggetto utile alla propria pattuglia. I programmi di prova non sono stati tuttavia stabiliti per permettere al capo di servirsi di uno scout svelto al fine di mantenere a minor spesa il materiale della truppa; ci\u00f2 che conta per un vero capo, \u00e8 che questo scout, imparando a servirsi delle proprie mani, pur con qualche rischio del materiale diventi abile, cio\u00e8 diventi un uomo libero.<\/em><\/p>\n<p>Quanto buon senso, quanta chiarezza in queste parole, in questi concetti. I non addetti ai lavori resterebbero alquanto stupiti se sapessero quale immenso spreco di tempo ed energia avviene ad esempio nella scuola italiana per la definizione degli obiettivi didattici, le riunioni di aggiornamento del personale docente, eccetera. Ma in questo mare di chiacchiere, ci\u00f2 che viene spesso dimenticato \u00e8 il vero obiettivo dell&#8217;educazione: formare uomini liberi, cio\u00e8 capaci di agire e riconoscere il vero&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;autorit\u00e0 \u00e8 necessaria: di questo sono convinte tutte le persone di buon senso, vale a dire tutte quelle che sono rimaste immuni, o che sono rinsavite,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[241,263],"class_list":["post-26579","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-san-tommaso-daquino","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26579","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26579"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26579\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26579"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26579"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26579"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}