{"id":26578,"date":"2018-04-03T09:10:00","date_gmt":"2018-04-03T09:10:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/04\/03\/la-sola-verita-per-cui-merita-di-vivere-e-morire\/"},"modified":"2018-04-03T09:10:00","modified_gmt":"2018-04-03T09:10:00","slug":"la-sola-verita-per-cui-merita-di-vivere-e-morire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/04\/03\/la-sola-verita-per-cui-merita-di-vivere-e-morire\/","title":{"rendered":"La sola Verit\u00e0 per cui merita di vivere e morire"},"content":{"rendered":"<p>Ogni tanto qualche amico ci domanda che ne \u00e8 dei nostri studi filosofici e perch\u00e9 non scriviamo pi\u00f9, se non raramente, articoli e saggi di filosofia. Sanno che la filosofia \u00e8 sempre stata al centro dei nostri interessi e che di ogni cosa ci ha sempre affascinato il lato filosofico, pi\u00f9 che quello storico, o scientifico, o psicologico, sebbene ciascuno di questi abbia la sua importanza e a ciascuno di essi abbiamo dedicato parte delle nostre energie e delle nostre ricerche. Ora, per\u00f2, essi hanno notato che gli scritti di filosofia, un tempo centrali nel nostro lavoro, adesso ci escono dalla penna, per cos\u00ec dire, con il contagocce. In effetti, proviamo una sorta di ritrosia a dedicarci a quegli studi che per tanti anni ci avevano entusiasmato e ai quali attribuivamo il valore di una <em>clavis universalis<\/em> per sollevare il velo del mistero e gettare uno sguardo veritiero sulle cose e sul mondo. In compenso, come essi hanno notato, scriviamo sempre pi\u00f9 spesso, e ormai quasi esclusivamente, su questioni di teologia e di fede, oppure di storia della religione. E un motivo c&#8217;\u00e8, che spiega il crescere di questo nuovo interesse &#8212; nuovo, si fa per dire; l&#8217;interesse \u00e8 vivo e presente da moltissimo tempo &#8212; e il progressivo affievolirsi del precedente.<\/p>\n<p>Per spiegare il fatto, ci serviremo di un episodio storico, affrettandoci a precisare che, con questo esempio, non intendiamo affatto suggerire una analogia fra noi e uno dei pi\u00f9 grandi pensatori di tutti i tempi. Dunque: era il 6 dicembre 1273 e un sacerdote, un frate domenicano, stava celebrando la santa Messa, con il fervore di sempre: san Tommaso d&#8217;Aquino, chiamato il <em>doctor angelicus<\/em>, tanto la sua opera speculativa, filosofica e anche teologica, era considerata universalmente una specie di dono divino, per la sublime altezza cui quella mente eccelsa aveva saputo innalzarsi nello studio delle cose terrene e di quelle ultraterrene. Fino a quel momento, nella sua vita operosissima, tutta dedicata all&#8217;insegnamento e alla composizione di una vastissima opera di pensiero, fra cui spicca come una gemma ineguagliabile la <em>Summa theologiae<\/em>, egli aveva goduto di una buona salute e aveva mostrato una perfetta efficienza. Quel giorno, per\u00f2, mentre sta celebrando l&#8217;ufficio divino, qualche cosa di misterioso e inesprimibile deve essere accaduto; la sua anima deve aver fatto un&#8217;esperienza mistica, estatica, tale da cambiare per sempre tutto il suo modo di vedere le cose e di porsi di fronte alla vita. Sta di fatto che, da allora, egli decide di interrompere bruscamente sia l&#8217;insegnamento, sia la scrittura delle sue opere e si raccoglie tutto in se stesso. I suoi confratelli tetano di fargli cambiare opinione, ma sena alcun risultato. Si sa solo che al suo padre spirituale, Reginaldo da Piperno, ha detto: <em>Non posso riprendere le cose di prima, perch\u00e9 tutto quello che ho scritto \u00e8 come paglia, in confronto a ci\u00f2 che mi \u00e8 stato rivelato. Ora, l&#8217;unica cosa che desidero \u00e8 che Dio, dopo aver posto fine alla mia opera di scrittore, ponga termine presto anche alla mia vita<\/em>. La sua preghiera viene esaudita solo pochi mesi dopo: all&#8217;abbazia di Fossanova, dove aveva fatto sosta sulla via di Lione, per recarsi al concilio, secondo il volere del papa, una breve malattia lo porta in fin di vita. Prima di chiudere gli occhi, riceve la santa Comunione e confessa a Reginaldo: <em>Ho scritto e insegnato tanto su questo sacramento e sugli altri sacramenti, secondo la mia fede in Cristo e nella santa romana Chiesa, al cui giudizio sottopongo tutta la mia dottrina<\/em>. Poi si addormenta nelle braccia del Signore: \u00e8 il 7 marzo 1274, e Tommaso non ha nemmeno compiuto cinquant&#8217;anni.<\/p>\n<p>Per avere un indizio su quel che pu\u00f2 essere accaduto tre mesi prima, mentre stava celebrando la santa Messa, bisogna tener presente che egli incominciava sempre la sua giornata con la preghiera e con la santa Messa; e che, mentre scriveva le sue opere, ispirate ad una logica rigorosa, degna di Aristotele, ogni qualvolta s&#8217;imbatteva in una difficolt\u00e0 concettuale, posava la penna, si recava in chiesa e, in ginocchio, abbracciava il tabernacolo supplicando Ges\u00f9 Cristo, fio alle lacrime, di rivelargli ci\u00f2 che la sua mente non riusciva a comprendere in maniera adeguata. Appare perci\u00f2 abbastanza probabile che l&#8217;esperienza vissuta da Tommaso in quel 6 dicembre del 1273 sia consistita in una visione di Ges\u00f9 Cristo, il quale gli ha mostrato lo splendore della Verit\u00e0 con una chiarezza cos\u00ec nitida, cos\u00ec cristallina, cos\u00ec luminosa, da fargli apparire come dei poveri balbettamenti, appunto come &quot;paglia&quot;, tutte le cose che egli aveva sino ad allora pensato, scritto e insegnato. E quando si pu\u00f2 contemplare la Verit\u00e0 divina, senza filtri e senza mediazioni, ma cos\u00ec, a tu per Tu con Colui che \u00e8 la Verit\u00e0 stessa, il lavoro dell&#8217;intelligenza umana, per quanto, nel suo ambito, possa essere considerato eccelso e perfino geniale, si rivela per ci\u00f2 che \u00e8 realmente: un goffo tentativo di comprendere, con concetti e parole inadeguati, stentati, ci\u00f2 che \u00e8 evidente in se stesso, per chi possiede la grazia di coglierlo spiritualmente. Come dice Dante nell&#8217;ultimo canto della <em>Divina Commedia<\/em> (<em>Par<\/em>. XXXIII, 58-93):<\/p>\n<p><em>Qual \u00e8 col\u00fci che sognando vede, \/ che dopo &#8216;l sogno la passione impressa \/ rimane, e l&#8217;altro a la mente non riede, \/\/ cotal son io, ch\u00e9 quasi tutta cessa \/ mia vis\u00efone, e ancor mi distilla \/ nel core il dolce che nacque da essa.\u00a0\/\/ Cos\u00ec la neve al sol si disigilla; \/ cos\u00ec al vento ne le foglie levi \/ si perdea la sentenza di Sibilla. \/\/ O somma luce che tanto ti levi \/ da&#8217; concetti mortali, a la mia mente \/ ripresta un poco di quel che parevi,\u00a0\/\/e fa la lingua mia tanto possente, \/ ch&#8217;una favilla sol de la tua gloria \/ possa lasciare a la futura gente;\u00a0 \/\/ ch\u00e9, per tornare alquanto a mia memoria \/ e per sonare un poco in questi versi, \/ pi\u00f9 si conceper\u00e0 di tua vittoria.\u00a0 \/\/ Io credo, per l&#8217;acume ch&#8217;io soffersi \/ del vivo raggio, ch&#8217;i&#8217; sarei smarrito, \/ se li occhi miei da lui fossero aversi.\u00a0\/\/ E&#8217; mi ricorda ch&#8217;io fui pi\u00f9 ardito \/ per questo a sostener, tanto ch&#8217;i&#8217; giunsi \/ l&#8217;aspetto mio col valore infinito. \/\/ Oh abbondante grazia ond&#8217; io presunsi \/ ficcar lo viso per la luce etterna, \/ tanto che la veduta vi consunsi!\u00a0\/\/ Nel suo profondo vidi che s&#8217;interna, \/ legato con amore in un volume, \/ ci\u00f2 che per l&#8217;universo si squaderna: \/\/ sustanze e accidenti e lor costume \/ quasi conflati insieme, per tal modo \/ che ci\u00f2 ch&#8217;i&#8217; dico \u00e8 un semplice lume.\u00a0\/\/ La forma universal di questo nodo \/ credo ch&#8217;i&#8217; vidi, perch\u00e9 pi\u00f9 di largo, \/ dicendo questo, mi sento ch&#8217;i&#8217; godo.\u00a0<\/em><\/p>\n<p>S\u00ec, possiamo bene immaginarlo: qual \u00e8 l&#8217;arista, il quale, dopo aver contemplato, e sia pure per un istante, la Bellezza assoluta, ha ancora voglia di dipingere, scolpire, costruire, comporre musica? E qual \u00e8 il giurista che, dopo aver contemplato la Giustizia assoluta, si sente ancora l&#8217;animo bastante a balbettare oltre, a proposito di giustizia, andando a tentoni in mezzo alle cose umane? Cos\u00ec anche colui che si occupa di filosofia e di teologia, se fa un&#8217;esperienza mistica in cui gli appare l&#8217;essenza di quelle cose che, fino ad allora, ha studiato, ma vedendole come in uno specchio, sbiadite e confuse, e ora le vede in tutta la loro sfolgorante magnificenza, non ha pi\u00f9 alcuna voglia di seguitare con le sue ricerche, ma prova una immensa nostalgia per il momento in cui, slegato dai lacci del corpo, potr\u00e0 essere immerso interamente in quell&#8217;onda ineffabile che \u00e8 la Verit\u00e0 divina. Di quel che ha visto in quell&#8217;istante di rara felicit\u00e0, non ricorda quasi pi\u00f9 nulla; pure, come il sognatore che, al risveglio, ha scordato il contenuto del suo sogno, e tuttavia si sente ancora il cuore pervaso da un&#8217;indicibile dolcezza, anche lui sente, avverte, intuisce, che quel che ha visto \u00e8 il traguardo, il premio e la consolazione di tutte le strade terrene, la meta di ogni cammino, il fine e, lo scopo e il significato di ciascuna vita umana, dalla pi\u00f9 umile alla pi\u00f9 nobile.<\/p>\n<p>Noi siamo ben lungi dall&#8217;aver fatto una esperienza anche solo lentamente paragonabile a quelle dei mistici, e a quella che, molto probabilmente, fece anche Tommaso d&#8217;Aquino: il quale era un formidabile pensatore e una mente lucida e razionale, ma era anche un santo e un mistico, e ben sapeva che fra le due facolt\u00e0 dell&#8217;anima, la ragione e la fede, \u00e8 la prima che deve inchinarsi di fronte alla seconda, e cederle il testimonio, perch\u00e9 \u00e8 la fede che compie l&#8217;ultimo tratto di strada verso Dio, non la ragione da sola. Infatti, se la sola ragione fosse sufficiente per giungere alla Verit\u00e0, non vi sarebbe stato bisogno che il Verbo s&#8217;incarnasse. Come dice ancora Dante (<em>Purg<\/em>., III, 34-44):<\/p>\n<p><em>Matto \u00e8 chi spera che nostra ragione \/ possa trascorrer la infinita via \/ che tiene una sustanza in tre persone. \/\/ State contenti, umana gente, al quia; \/ ch\u00e9, se potuto aveste veder tutto, \/ mestier non era parturir Maria; \/\/ e dis\u00efar vedeste sanza frutto \/ tai che sarebbe lor disio quetato, \/<br \/>\nch&#8217;etternalmente \u00e8 dato lor per lutto: \/\/ io dico d&#8217;Aristotile e di Plato \/ e di molt&#8217;altri&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 un altro motivo, oltre alla speranza di poter contemplare la Verit\u00e0 al di l\u00e0 dei limiti del pensiero razionale (al di l\u00e0 e al di sopra, non <em>contro<\/em> di esso: perch\u00e9 la fede non \u00e8 contraria alla ragione, semmai la completa); un motivo, se si vuole, di tipo completamente razionale. Dopo aver dedicato gran parte della nostra vita allo studio della filosofia e a quello della storia della filosofia, principalmente nell&#8217;ambito del pensiero occidentale, ma con parecchie e non superficiali escursioni in quello orientale, soprattutto indiano, siamo giunti, per esclusione, o per dir meglio siamo ritornati, di fronte alla Verit\u00e0 di Ges\u00f9 Cristo, dalla quale eravamo partiti, negli anni dell&#8217;infanzia, in grazia dell&#8217;educazione ricevuta. E come un uomo che abbia molto viaggiato per terre e mari lontani, e abbia visitato una parte non piccola della superficie terrestre, e sia infine ritornato a casa, dopo moltissimi anni di assenza, divenuto uomo fatto, mentre era solo un ragazzo quando si era spinto fuori della terra natia, e che, alla fine dei suoi viaggi, sia giunto alla conclusione che il paese pi\u00f9 bello di tutti era proprio quella dal quale era partito, cos\u00ec \u00e8 accaduto a noi. Dopo aver visitato molti luoghi dello spirito e dopo aver esaminato numerose costruzioni del pensiero, e dopo averle vagliate attentamente, cercando di scoprirne i punti deboli, perch\u00e9, esigenti come siamo, non c&#8217;interessava se non ci\u00f2 che \u00e8 perfetto, puro e privo di qualsiasi imperfezione, e ritenevamo sconsiderato aver tanto viaggiato per poi accontentarci di qualcosa di approssimativo e malsicuro, ma volevamo ritornare solo a patto di aver caricato a bordo le merci pi\u00f9 preziose e pi\u00f9 belle, ebbene siamo giunti alla conclusione che nessuna delle filosofie e delle religioni da noi studiate, nessuna delle verit\u00e0 nelle quali ci siamo imbattuti, presentava quelle caratteristiche di purezza e perfezione, che noi desideravamo. Nessuna, tranne una: la Rivelazione cristiana e la visione cristiana della vita, secondo l&#8217;insegnamento della Chiesa cattolica.<\/p>\n<p>D&#8217;altronde, la nostra ricerca non era solo ed esclusivamente di tipo astrattamente intellettuale; nelle sue motivazioni, era dettata da un&#8217;ansia di sopravvivenza, non solo per noi personalmente, ma per la societ\u00e0 alla quale apparteniamo. Cercavamo, per questa umanit\u00e0 impazzita e abbrutita dagli idoli crudeli della modernit\u00e0, una via di fuga, una via di salvezza, osservando come il suo cammino conduca inesorabilmente verso l&#8217;autodistruzione, e vedendo di ci\u00f2 continuamente dei nuovi segni rivelatori. Inoltre, nel corso della nostra indagine, ci siamo imbattuti in qualcosa che \u00e8 nostra ferma convinzione sia un essere reale, spirituale, immensamente malvagio, il quale soffia sul fuoco delle passioni disordinate e spinge senza posa gli uomini a compiere un male che \u00e8 superiore a quello concepibile sotto il profilo puramente naturale. Della sua diabolica presenza abbiamo colto svariati indizi, uno dei quali \u00e8 proprio il fatto che gli uomini moderni non ci credono pi\u00f9, mentre i loro avi ci credevano fermamente. Allora ci \u00e8 apparso chiaro come egli eserciti su di essi una influenza veramente terribile, e come, per mezzo di un pugno d&#8217;individui ricchissimi e potentissimi, stia tramando per portare alla rovina l&#8217;intera umanit\u00e0, sia sul piano materiale che su quello spirituale. Occorreva, dunque, trovare una forza potente, benefica, luminosa, capace di contrastare quell&#8217;essere e scongiurare un tale destino: e ci siamo accorti di quanta verit\u00e0 vi fosse nel racconto biblico che ci era stato insegnato fin da bambini e che poi, divenuti adulti, solo per orgoglio e un fraintendimento del retto uso della ragione, avevamo considerato alla stregua di un insieme di pie leggende. A quel punto ci \u00e8 apparso chiaro come solo nella Chiesa cattolica, fedele custode della Rivelazione divina, vi sia tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 mettere gli uomini in grado di vivere la vita buona, animata da un soffio di autentica speranza; mentre in tutte le altre fedi e in tutte le altre filosofie non vi sono che favole, orgoglio, crudelt\u00e0, inganno, vaneggiamenti, e sia pure, in alcuni casi mescolati a qualche frammento di verit\u00e0, e in parecchi altri, abbelliti da un sontuoso apparato mitologico.<\/p>\n<p>E tuttavia, il nostro viaggio non \u00e8 ancora finito. Rientrati nel bellissimo giardino che avevamo lasciato dopo l&#8217;infanzia, non vi abbiamo trovato che rovi, cardi e spine; sassi ovunque, e un generale, desolante abbandono. La chiesa, nel corso degli ultimi cinquant&#8217;anni, non \u00e8 rimasta fedele alle consegne di Ges\u00f9 Cristo: <em>di nova vivanda \u00e9 fatta ghiotta<\/em>, come direbbe Dante; e, orgogliosa della sua ragione, e pi\u00f9 che mai desiderosa di arrivare ad un accomodamento con il mondo, sta svendendo per un piatto di lenticchie il suo patrimonio millenario. Solo che non ne ha il diritto: la Verit\u00e0 di cui \u00e8 custode, non \u00e8 cosa sua, ma esclusivamente di Ges\u00f9. Il paradosso \u00e8 che bisogna far capire ai cattolici quanto \u00e8 luminosa la Verit\u00e0 cristiana, al cui confronto tutto il resto \u00e8 come paglia&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ogni tanto qualche amico ci domanda che ne \u00e8 dei nostri studi filosofici e perch\u00e9 non scriviamo pi\u00f9, se non raramente, articoli e saggi di filosofia.<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[157,241,242],"class_list":["post-26578","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-gesu-cristo","tag-san-tommaso-daquino","tag-santa-messa"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26578","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26578"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26578\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26578"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26578"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26578"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}