{"id":26577,"date":"2019-08-15T01:36:00","date_gmt":"2019-08-15T01:36:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/08\/15\/o-accettare-lo-scandalo-della-sofferenza-o-impazzire\/"},"modified":"2019-08-15T01:36:00","modified_gmt":"2019-08-15T01:36:00","slug":"o-accettare-lo-scandalo-della-sofferenza-o-impazzire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/08\/15\/o-accettare-lo-scandalo-della-sofferenza-o-impazzire\/","title":{"rendered":"O accettare lo scandalo della sofferenza o impazzire"},"content":{"rendered":"<p>Il grande problema, inutile girarci attorno, il pi\u00f9 grande problema per credenti e non credenti, ma soprattutto per i credenti, \u00e8 quello della sofferenza, e in modo particolare di quella sofferenza che a noi, giudicando le cose dall&#8217;esterno, appare inutile, priva di senso e di scopo. Di conseguenza, o gli uomini giungono ad accettare lo scandalo della sofferenza &#8212; perch\u00e9 si tratta, senza alcun dubbio, di uno scandalo, cio\u00e8 di una sfida drammatica a tutto il nostro essere, che esige una risposta, ma esso non \u00e8 in grado di darla &#8212; o finiscono per impazzire. Siamo convinti che la societ\u00e0 occidentale, con l&#8217;avvento del cristianesimo, fosse giunta non a capire, ma ad accettare lo scandalo della sofferenza; e siamo altrettanto convinti che il problema numero uno della civilt\u00e0 moderna \u00e8 quello di aver rifiutato lo scandalo della sofferenza, e con ci\u00f2 d&#8217;essersi messa, necessariamente e ineluttabilmente, sulla strada che conduce alla follia.<\/p>\n<p>Avete mai fatto l&#8217;esperienza di assistere una persona cara nel calvario di una malattia terminale: vederla trasformarsi, fisicamente e mentalmente, fino a diventare irriconoscibile; e avete mai provato lo strazio dell&#8217;impotenza, di non poter far nulla per alleviare le sue sofferenze, ma di poter solo aspettare con lei, accanto a lei, la fine pietosa del suo lungo e apparentemente inutile soffrire? Se non avete fatto questa esperienza, non sapete ancora nulla della vita. Certo, potete aver assistito alla malattia terminale di moltissime persone; per medici e infermieri \u00e8 il pane quotidiano, specie nei reparti geriatrici; ma se si trattava di estranei, la cosa \u00e8 ben diversa. Solo chi ha vissuto l&#8217;esperienza di veder spegnersi lentamente, inesorabilmente, una persona cara, e ha visto la morte giocare a rimpiattino con lei e con voi come il gatto col topo, stringendo il vostro cuore nella sua morsa spietata sino a spremerne tutta l&#8217;angoscia possibile, solo costui sa di che cosa stiamo parlando. Stiamo parlando qualcosa di vivo, che ci tocca nell&#8217;intimo; non di libri o di teorie. Sui possono costruire bellissimi filosofemi sul tema della sofferenza e si possono perfino comporre dei poemi, dei romanzi o dei film estremamente coinvolgenti e commoventi sulla dolorosa separazione da una persona cara, qualora essa avvenga in questo modo (ed \u00e8 il caso ormai pi\u00f9 frequente: non si muore velocemente, ma lentamente e dolorosamente, non a casa ma in un letto d&#8217;ospedale); ma solo chi ne ha fatto l&#8217;esperienza personale sa come essa sia la pi\u00f9 dura prova che ci \u00e8 data da sopportare in tutto il corso della nostra esistenza. Anche pi\u00f9 dura della nostra stessa malattia e della nostra stessa morte, quando verr\u00e0 l&#8217;ora.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, se la sofferenza \u00e8 inutile, allora il mondo \u00e8 semplicemente assurdo, dal momento che il mondo \u00e8 pieno di sofferenza. Da un problema morale si passa cos\u00ec a una questione logico-filosofica: che ragione ha di esistere un mondo assurdo? Evidentemente, non pu\u00f2 essere che il frutto del caso; oppure di un dio malvagio, che gode allo spettacolo incessante della sofferenza dei suoi abitanti. E quando parliamo della sofferenza, sia chiaro che intendiamo la sofferenza in generale; perch\u00e9 se \u00e8 logico che gli esseri umani, per ragioni psicologiche ed emotive, siano colpiti soprattutto dallo scandalo della <em>loro<\/em> sofferenza, in quanto \u00e8 una sofferenza perfettamente autocosciente, non di meno riteniamo, e abbiano sempre ritenuto, che sotto il profilo etico e filosofico la sofferenza degli animali ponga una questione altrettanto grave e che rappresenti uno scandalo che esige, anch&#8217;esso, una qualche spiegazione, pena l&#8217;inesorabile conclusione circa l&#8217;assurdit\u00e0 del mondo (cfr. specialmente gli articoli: <em>Che senso ha, dal punto di vista morale, la sofferenza degli animali?<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice l&#8217;11\/0610 e su quello della Accademia Nuova Italia il 09\/11\/17; <em>Perch\u00e9 soffrono gli animali?<\/em>, e <em>Forse anche l&#8217;animale ha un&#8217;anima, come quella umana, bisognosa di redenzione<\/em>, entrambi sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia, rispettivamente il 02\/11\/17 e il 05\/12\/17).<\/p>\n<p>Scriveva il filosofo Luigi Pareyson (1918-1991) nel <em>suo Dostoevskij. Filosofia, romanzo ed esperienza religiosa<\/em> (Torino, Einaudi, 1993, pp. 210-212):<\/p>\n<p><em>Quando Ivan afferma che il mondo \u00e8 inaccettabile, intende dire, in fondo, che la sofferenza \u00e8 incomprensibile: \u00e8 per l&#8217;incomprensibilit\u00e0 della sofferenza che il mondo, per i mali ch&#8217;esso contiene, si presta assai pi\u00f9 a una satanodicea che a una teodicea. Il senso dell&#8217;inesistenza di Dio \u00e8 l&#8217;incomprensibilit\u00e0 della sofferenza, \u00e8 il fatto che il dolore appare SOLTANTO come uno scandalo. Questa incomprensibilit\u00e0 non si pu\u00f2 n\u00e9 sanare n\u00e9 dissipare. Nemmeno il redentore l&#8217;ha dissipata: egli non \u00e8 venuto a spiegare la natura e le ragioni della sofferenza, ma a fare qualcosa di molto di pi\u00f9 e di molto pi\u00f9 decisivo: \u00e8 venuto per caricarla su di s\u00e9 e per liberare l&#8217;umanit\u00e0. Questa \u00e8 la grande confutazione dell&#8217;ateismo avanzata da Al\u00ebsa. Egli \u00e8 d&#8217;accordo con Ivan nel considerarla sofferenza come uno scandalo e nell&#8217;affermarne l&#8217;incomprensibilit\u00e0; ma non ne trae la medesima conseguenza, cio\u00e8 la negazione dell&#8217;esistenza di Dio; anzi, ci\u00f2 ch&#8217;egli intende fornire \u00e8 appunto la pi\u00f9 solenne smentita di questa legittima conclusione, e la rinviene nel fatto straordinario che il redentore libera l&#8217;umanit\u00e0 dalla sofferenza trasportandola interamente su di s\u00e9 e vivendola sino in fondo. Se non ci fosse il redentore, cio\u00e8 il Dio sofferente, il nostro dolore resterebbe senza senso, e la sofferenza inutile rimarrebbe uno scandalo, allo stesso modo che se non ci fosse Dio le nostre colpe resterebbero senza perdono. Infatti non c&#8217;\u00e8 nulla di pi\u00f9 rigido, e inflessibile, di meno propenso al perdono e indulgente alla sofferenza, che la riflessione puramente razionale, quale vuol essere quella del pensiero euclideo. L&#8217;etica razionale e autonoma ignora il perdono, che va oltre la legge, e non si cura del dolore, giudicato incomprensibile: per il pensiero euclideo la sofferenza \u00e8 uno scandalo senza senso e il perdono una concessione impossibile, come attesta il rifiuto opposto da Ivan alla creazione e alla redenzione, entrambe fallimentari, l&#8217;una per l&#8217;assurdit\u00e0 del mondo, l&#8217;altra per la persistente infelicit\u00e0 degli uomini.<\/em><\/p>\n<p><em>Tutte queste considerazioni, anche se non chiaramente esplicitate, sono contenute nella replica di Al\u00ebsa. Al\u00ebsa non si restringe alla tesi banale che nessuno ha diritto di lamentarsi di soffrire di fronte alle sofferenze del Cristo. Ci\u00f2 ch&#8217;egli intende affermare \u00e8 che perfino la sofferenza inutile perde molto del suo carattere di scandalo di fronte a uno scanalo infinitamente pi\u00f9 grande, quale pu\u00f2 essere quello della sofferenza del redentore, cio\u00e8 di Dio stesso. Ogni altro scandalo cessa se anche Dio soffre e vuol soffrire. Dio ha voluto soffrire lui stesso, e dopo questo fatto &quot;d&#8217;un altro modo&quot;, dopo questo scandalo inaudito, niente pu\u00f2 pi\u00f9 essere scandalo, n\u00e9 c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 nulla da dire sul problema della sofferenza. La sofferenza di Dio \u00e8 l&#8217;unica risposta che si pu\u00f2 dare al problema del dolore: \u00e8 LA risposta in generale al problema della sofferenza. Allo scandalo della sofferenza inutile del puro paziente, Al\u00ebsa contrappone lo scandalo del redentore, cio\u00e8 del Dio che soffre e muore. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Dostoevskij si ferma qui. Ma si pu\u00f2 e si deve andare oltre: il significato di ci\u00f2 ch&#8217;egli dice trascende di molto l&#8217;esplicitezza del suo discorso, ed \u00e8 bene tentare di svolgerlo proprio per comprendere bene il senso della sua lezione. L&#8217;idea del Dio sofferente \u00e8 l&#8217;unica che possa resistere all&#8217;obiezione della sofferenza inutile come dimostrazione dell&#8217;assurdit\u00e0 del mondo, e che anzi possa capovolgere l&#8217;intera problematica della sofferenza, nel senso di trarre dalla stessa incomprensibilit\u00e0 del dolore la possibilit\u00e0 ch&#8217;esso dia un senso alla vita dell&#8217;uomo. L&#8217;idea fondamentale di Dostoevskij \u00e8 che se per un verso l&#8217;umanit\u00e0 \u00e8 liberata dalla sofferenza perch\u00e9 la stessa sofferenza \u00e8 portata in Dio, per l&#8217;altro verso il senso della sofferenza dell&#8217;umanit\u00e0 \u00e8 la consofferenza col redentore che col suo dolore ha soppresso quello dell&#8217;umanit\u00e0 (1 Petr 2,19, 21-24).<\/em><\/p>\n<p><em>La sofferenza del Cristo \u00e8 un evento tremendo e immane che riesce a spiegare la tragedia dell&#8217;umanit\u00e0 solo in quanto estende la tragedia alla divinit\u00e0. In questo senso la sofferenza inutile \u00e8 esemplare: essa \u00e8 un caso in cui il male \u00e8 in Dio e quindi Dio deve soffrire. Con l&#8217;idea del Dio sofferente la sofferenza non \u00e8 pi\u00f9 limitata all&#8217;umanit\u00e0, ma diventa infinita e s&#8217;insedia nel cuore stesso della realt\u00e0. Dostoevskij. Nel partecipare allo scandalo di Ivan per la sofferenza inutile, riconosce che il cuore del creato \u00e8 dolorante: nella sofferenza inutile il dolore acquista per lui una portata non solo umana, com&#8217;\u00e8 nella sofferenza in generale, bens\u00ec anche cosmica. Ma quando egli indica nel Cristo sofferente l&#8217;unica risposta possibile alla domanda sull&#8217;inutilit\u00e0 della sofferenza, mostra di ritenere che il dolore acquista per lui anche un significato divino, anzi teologico. La sofferenza del Cristo ha conosciuto culmini particolarmente tragici e dolorosi, e indubbiamente il pi\u00f9 drammatico \u00e8 il momento in cui egli sulla croce si \u00e8 sentito abbandonato da Dio. E s&#8217;\u00e8 trattato d&#8217;un reale abbandono, ci\u00f2 che, come osserva Kierkegaard, pu\u00f2 succedere non a un uomo, ma solo al Dio-uomo; Dio ha risposto col suo silenzio al grido del Cristo, il che \u00e8 doppiamente crudele da parte di Dio, perch\u00e9 Dio non soltanto ha voluto che il Figlio soffrisse, ma lo ha abbandonato nel momento della sofferenza. Ci\u00f2 significa che Dio \u00e8 crudele anzitutto con s\u00e9: egli stesso vuol soffrire, e si abbandona perci\u00f2 alla crocifissione; non ha risparmiato suo Figlio, cio\u00e8 se stesso, e in una forma di sublime masochismo s&#8217;\u00e8 messo contro di s\u00e9; v&#8217;\u00e8 in lui una crudelt\u00e0 radicale e originaria, che lo induce anzitutto a negare se stesso e a ergersi contro di s\u00e9. Una legge di espiazione grava sull&#8217;umanit\u00e0: come suo destino di sofferenza; e su questa tragica vicenda giunge come una grazia inaspettata il perdono di Dio. Ma il perdono \u00e8 possibile in virt\u00f9 d&#8217;una tragedia anche pi\u00f9 immane di quella umana, ed \u00e8 la tragedia immanente alla vicenda di Dio: la sofferenza del Cristo e il suo abbandono da parte di Dio nel momento estremo del suo abbassamento. Alla tragedia umana e storica donata da una misteriosa legge di espiazione s&#8217;aggiunge una tragedia divina e teogonica: Dio contro se stesso.<\/em><\/p>\n<p>Ora, per prima cosa bisogna ammettere che non \u00e8 giusto parlare della sofferenza in astratto, come se tutte le sofferenze fossero uguali; e che in particolare la sofferenza provocata da agenti naturali, come le malattie, la vecchiaia e la morte, \u00e8 cosa ben diversa da quella provocata dalla furia delle passioni umane, l&#8217;avidit\u00e0, la superbia e la lussuria, perch\u00e9 quest&#8217;ultima deriva dalla libert\u00e0 umana e dal suo cattivo uso, e pertanto \u00e8, in linea teorica, eliminabile o rimediabile, mentre la prima pesa sui viventi come una imperscrutabile fatalit\u00e0 e viene vissuta come un arbitrio assoluto e come uno scandalo incomprensibile (ad es. la morte di un bimbo nella culla, che lascia affranti e attoniti i suoi genitori). Ma Se Dio stesso si \u00e9 fatto uomo per mostrarci, vivendolo sulla sua pelle, il valore della sofferenza; se non ha esitato a sacrificare il suo Figlio, dopo averlo mandato sulla terra a rimettere i peccati del mondo (<em>Agnus Dei, qui tollis peccata mundi<\/em>, <em>miserere nobis<\/em>: dove <em>tollere<\/em> significa &quot;prendere su di s\u00e9&quot; e non gi\u00e0 &quot;togliere&quot;, mediante una specie di gioco di prestigio) con il suo stesso sacrificio; e se ha abbandonato il Figlio nell&#8217;ora pi\u00f9 buia, affinch\u00e9 il suo sacrificio fosse completo e toccasse il vertice del sublime in un modo che nessun&#8217;altra religione arriva neanche lontanamente a concepire: allora va da s\u00e9 che bisogna domandarsi di nuovo, e con estrema seriet\u00e0, se il mondo sia la casa della follia o se sia il luogo dove la giustizia e l&#8217;amore &#8212; che poi sono le due facce della stessa medaglia &#8212; si completano e si rafforzano a vicenda.<\/p>\n<p>Limitiamoci, in questa sede, alla riflessione sulla sofferenza causata all&#8217;uomo dall&#8217;uomo stesso; perch\u00e9 la sofferenza che viene da fattori naturali non pone un problema morale, ma filosofico, e su di essa l&#8217;uomo non ha altra possibilit\u00e0 se non la rassegnazione; mentre sulla prima egli pu\u00f2 esercitare niente meno che un potere, il potere del perdono. <em>Padre, non imputar loro questo peccato, ma perdonali, perch\u00e9 non sanno quello che fanno<\/em>: cos\u00ec prega Ges\u00f9 Cristo mentre lo stanno inchiodando alla croce. Il perdono redime la sofferenza dall&#8217;inferno dell&#8217;inutilit\u00e0; perdonando, la si trasforma in strumento di redenzione. Ma chi ha il potere di perdonare, chi ha il potere di redimere? Evidentemente, non l&#8217;uomo: l&#8217;uomo non pu\u00f2 perdonarsi, perch\u00e9 vi sono peccati che, umanamente parlando, non meritano alcun perdono; e neppure pu\u00f2 redimersi, perch\u00e9 non pu\u00f2 trascendere il proprio statuto ontologico, e la creatura non pu\u00f2 impossessarsi del pi\u00f9 caratteristico attributo del Creatore: la capacit\u00e0 di perdonare che viene da un amore sovrabbondante e inesauribile. Solo Dio pu\u00f2 perdonare, perch\u00e9 solo Dio pu\u00f2 perdonarsi di aver abbandonato il Figlio sulla croce. Gli uomini non possono perdonarsi perch\u00e9 la cosa pi\u00f9 piccola, la coscienza, non pu\u00f2 contenere la cosa pi\u00f9 grande, l&#8217;Essere: e quando essi compiono il male, offendono l&#8217;Essere, non solo le singole creature. Perci\u00f2, se Cristo non fosse morto sulla croce, noi non saremmo redenti; ma se il Padre non si fosse perdonato di averlo abbandonato, non saremmo perdonati. Redenzione e perdono sono due facce della stessa medaglia: per questo abbiamo detto che gli uomini non possono redimersi, n\u00e9 perdonarsi da soli. Gli uomini possono forse perdonare chi ha fatto loro del male, ma non sanno perdonare a se stessi, se hanno fatto del male ad altri o anche a se medesimi. Per fare tanto, ci vuole la presenza di un Altro. E chi se non Dio, che ha voluto offrirsi in sacrificio per la salvezza dei peccatori?<\/p>\n<p>Anche da questo lato, comunque, cio\u00e8 dalla necessit\u00e0 e allo stesso tempo dall&#8217;impossibilit\u00e0, da parte dell&#8217;uomo, di perdonarsi, si arriva alla stessa conclusione: che la sofferenza <em>\u00e8<\/em> un valore. La sofferenza vicaria \u00e8 l&#8217;offerta amorevole del proprio soffrire in riparazione al male morale che affligge il mondo. Il male commesso esige di essere espiato: se non vogliono espiare quelli che l&#8217;hanno commesso, bisogna che lo faccia qualcun altro. Esiste un preciso equilibrio fra il bene e il male, che raggiunge dimensioni cosmiche, per quanto piccoli e quasi insignificanti siano stati i suoi inizi. Ogni azione malvagia deve essere espiata e ogni peccato deve essere rimesso, cio\u00e8 perdonato e preso su di s\u00e9 da qualcuno L&#8217;espiazione pu\u00f2 esser fatta dagli uomini, dopo che Ges\u00f9, il Figlio di Dio, ne ha dato l&#8217;esempio totale, sacrificandosi sul legno della croce. Da tempo si \u00e8 smesso di parlare della teologia della croce, su cui pure Ges\u00f9 \u00e8 stato talmente chiaro, da non lasciar margine a dubbi; e cos\u00ec pure si \u00e8 smesso di parlare della sofferenza vicaria, perch\u00e9 da tempo si \u00e8 attuata nella pastorale la svolta antropologica di Karl Rahner: se l&#8217;uomo \u00e8 al centro di tutto, perch\u00e9 dovrebbe offrire le proprie sofferenze per trasformarle in offerta a Dio? E cos&#8217;\u00e8 questo Dio crudele, che gradisce l&#8217;offerta della sofferenza? Eppure s\u00ec, Dio \u00e8 crudele: manda alla morte il suo unico Figlio, poi si sottrae alle sue richieste d&#8217;aiuto. \u00c8 crudele con se stesso. Chi sarebbe capace di chiudere gli orecchi ai lamenti del proprio figlio morente, e poi di perdonarsi il fatto d&#8217;averlo mandato fra quei vignaioli omicidi e d&#8217;averlo abbandonato mentre essi lo uccidevano? Solo Dio, anzi solo il Dio cristiano. E questo perch\u00e9 Egli ci ha talmente amato, da spingere questo suo amore per noi fino al sacrificio, alla rinunzia totale di S\u00e9: <em>Padre, non quello che voglio io, ma sia fatto quello che vuoi tu<\/em>, prega Ges\u00f9 nell&#8217;orto del Getsemani, poco prima di essere arrestato.<\/p>\n<p>E questo \u00e8 appunto il cuore del Vangelo: <em>Non ci\u00f2 che voglio io, ma sia fatto ci\u00f2 che vuole Dio da ciascuno di noi<\/em>&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il grande problema, inutile girarci attorno, il pi\u00f9 grande problema per credenti e non credenti, ma soprattutto per i credenti, \u00e8 quello della sofferenza, e in<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[92],"class_list":["post-26577","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26577","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26577"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26577\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26577"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26577"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26577"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}