{"id":26555,"date":"2021-06-29T09:49:00","date_gmt":"2021-06-29T09:49:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/06\/29\/la-salvezza-senza-fede-o-il-ritorno-del-paganesimo\/"},"modified":"2021-06-29T09:49:00","modified_gmt":"2021-06-29T09:49:00","slug":"la-salvezza-senza-fede-o-il-ritorno-del-paganesimo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/06\/29\/la-salvezza-senza-fede-o-il-ritorno-del-paganesimo\/","title":{"rendered":"La salvezza senza fede o il ritorno del paganesimo"},"content":{"rendered":"<p>Non vi \u00e8 alcun dubbio che le vicende della modernit\u00e0, il fallimento dei suoi progetti pi\u00f9 ambiziosi, il senso di frustrazione che si ingenerato nell&#8217;uomo comune davanti al fatto evidente che la tecnica sta scavalcando le persone e che queste stanno perdendo la presa sulla realt\u00e0 e sulla possibilit\u00e0 di incidere su di essa, orientarla e modificarla, hanno creato un vuoto; e che quel vuoto si presta ad essere riempito da un ritorno del religioso o, almeno, del sacro. Naturalmente si tratta di vedere quali saranno i contenuti specifici che prevarranno; ma che ci sia una forte &quot;domanda di Dio&quot;, domanda che era scomparsa da almeno un secolo, secondo la definizione nietzschiana: <em>Dio non sta pi\u00f9 a cuore<\/em>, questo \u00e8 certo. Ora, uno dei contenuti coi quali si vorrebbe riempire quello spazio, potenzialmente assai promettente, e dare una risposta alla rinnovata domanda di senso in termini religiosi, \u00e8, fra i molti altri &#8212; il buddismo, lo yoga, l&#8217;induismo, il tantrismo, il sufismo, l&#8217;esoterismo di matrice pi\u00f9 o meno esplicitamente cabalistica, l&#8217;occultismo, la teosofia, l&#8217;antroposofia, lo spiritismo, la magia, gl&#8217;innumerevoli culti della New Age, il <em>chanelling<\/em>, e perfino la stregoneria e il satanismo &#8212; una riproposizione, variamente declinata e aggiornata, del paganesimo classico, sia esso egiziano, persiano, greco, romano o anche, specialmente nei Paesi anglosassoni, celtico. Come si noter\u00e0, il solo denominatore comune in questo <em>mare magnum<\/em> di svariatissime &quot;offerte&quot; e proposte, in questo guazzabuglio che riflette pienamente l&#8217;estremo grado di confusione dell&#8217;uomo contemporaneo, nonch\u00e9 la sua estrema suggestionabilit\u00e0 e manipolabilit\u00e0, \u00e8 l&#8217;assenza, dovuta a un rifiuto viscerale, emotivo, irrazionale, del cristianesimo, e sia pure nelle forme pi\u00f9 eccentriche ed eterodosse che esso sta assumendo sotto la spinta di un democraticismo che, dopo aver deformato e stravolto la fisionomia dottrinale e morale delle varie chiese protestanti, sta facendo ora breccia nel bel mezzo della Chiesa cattolica, veicolato addirittura dalla gerarchia, che si prodiga nella curiosa operazione di predicare la rivoluzione alla massa dei fedeli. Vedi l&#8217;arcivescovo Paglia che si fa ritrarre nudo in un affresco omoerotico nel duomo di Terni o che biasima la Segreteria vaticana per aver protestato (si fa per dire) contro il disegno di legge Zan-Scalfarotto; o il gesuita James Martin che da anni porta avanti, con successo, la sua battaglia per affermare il principio che <em>omosessuale cattolico \u00e8 bello<\/em>, incoraggiato e approvato dal signore vestito di bianco che abita nella Casa Santa Marta.<\/p>\n<p>La domanda \u00e8 perci\u00f2 se il paganesimo, o meglio il neopaganesimo, perch\u00e9 perfino i suoi fautori si rendono contro dell&#8217;assurdit\u00e0 di voler riproporre tale e quale la religiosit\u00e0 del mondo antico, senza contare che essi per primi non la vogliono n\u00e9 la vorrebbero (anche perch\u00e9 essa era pur sempre una cosa sbagliata, ma seria, e di serio c&#8217;\u00e8 ben poco in questa proposta) possieda i requisiti per riempire questo vuoto, o una porzione di esso, assumendo un ruolo significativo nella prossima evoluzione culturale e spirituale della nostra societ\u00e0. Sul piano filosofico, una delle voci pi\u00f9 coerenti che si fanno sentire auspicando questo ritorno alla spiritualit\u00e0 pagana \u00e8 quella di Salvatore Natoli, del quale ci eravamo gi\u00e0 occupati un&#8217;altra volta (cfr. l&#8217;articolo: <em>L&#8217;etica del finito come neopaganesimo nella proposta di Salvatore Natoli<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 13\/06\/08 e ripubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 19\/08\/17). Ma come vede questo pensatore la possibilit\u00e0 concreta di un simile ritorno? Per rispondere a questa domanda, facciamo ricorso alla conclusione di uno dei suoi libri pi\u00f9 significativi, <em>La salvezza senza fede<\/em> (Milano, Feltrinelli, 2007, pp. 257-259):<\/p>\n<p><em>Ormai, da tempo, dare o chiedere prove dell&#8217;esistenza di Dio \u00e8 andato in disuso. Di ci\u00f2 Nietzsche ha fornito la ragione: DIO NON STA PI\u00d9 A CUORE. Si dibatteva su Dio quando la sua esistenza era rilevante per quella degli uomini: oggi non si dibatte pi\u00f9 sulla sua esistenza perch\u00e9 di lui non si sente pi\u00f9 il bisogno. Il moderno nel suo sviluppo ha estinto l&#8217;ontoteologia &#8212; Kant e la prova di ragione &#8212; ma ha soprattutto secolarizzato la teologia. La secolarizzazione ha riassettato le categorie teologiche in termini di filosofia e in particolare quelle della salvezza. Per converso la filosofia nel corso della modernit\u00e0 diventata a suo modo una teologia, ha rimpiazzato quella che la precedeva e per questo l&#8217;ha dissolta. Il moderno si \u00e8 assunto il compito di realizzare nel tempo quel che il cristianesimo aveva promesso ma non adempiuto. La filosofia teologica &#8212; nella forma dell&#8217;autoaffermazione dell&#8217;uomo e quindi del potenziamento incondizionato della soggettivit\u00e0 &#8212; trova nel movimento hegeliano della coscienza, e in quello operaio di Marx, alcune delle sue determinazioni pi\u00f9 precise e paradigmatiche: qui si individua il soggetto &#8212; e il soggetto operaio motore della storia. Il SOGGETTO coincide con la dinamica dell&#8217;auotaffermazione liberatrice e redentiva, ed \u00e8 in questa chiave che il moderno elabora grandi narrazioni, scrive grandi romanzi teologici. Ma il soggetto onnipotente oggi paga il fio della sua presunzione fino a disperare della salvezza. Pi\u00f9 che mai inquietante, allora, la domanda di Nietzsche: \u00abDa Copernico in poi, si direbbe che l&#8217;uomo \u00e8 finito su un piano inclinato &#8211; ormai va rotolando sempre pi\u00f9 rapidamente lontano da un punto centrale &#8212; dove? nel nulla? nel &quot;trivellante sentimento del proprio nulla&quot;?\u00bb<\/em>_3C/p>\n<p><em>L&#8217;ontologizzazione dell&#8217;evento ha dato luogo alla teologia naturale, ma Dio resta l&#8217;imponderabile e per conoscerlo non \u00e8 sufficiente la via del solo pensiero. Di questo divino si pu\u00f2 avere cognizione non perch\u00e9 a essi si perviene, ma perch\u00e9 a esso si appartiene. E qui vale la pena di ricordare &quot;Atti&quot;, 17, 28, ove Paolo dice: \u00abIn Lui infatti viviamo, ci muoviamo, ed esistiamo, come alcuni dei vostri poeti hanno detto &quot;Poich\u00e9 di Lui stirpe noi siamo\u00bb. Siamo interamente in Dio e Dio \u00e8 in noi: tutta la grande simbologia rinascimentale \u00e8 giocata su questo, qui la &quot;coincidentia oppositorum&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Nella disillusione a cui ci hanno condotto le ambizioni di un&#8217;ormai consumata modernit\u00e0, l&#8217;esperienza del divino ha la possibilit\u00e0 di ritornare nella percezione della divinit\u00e0 del tutto. Una versione modificata del detto di Talete: non pi\u00f9 tutto \u00e8 pieno di dei, ma invece il senso del comune appartenere e del reciproco appartenersi, liberi da ogni presunzione di onnipotenza. In questa configurazione il sentimento religioso si dispiega come pratica del legame, come un reciproco prendersi in custodia degli uomini e insieme un prendere in custodia il mondo come dimora del nostri transitare. Nel deficit della fiducia oggi si ha bisogno di speranza. E allora, nella dissoluzione del&#8217;ontoteologia, nel fallimento delle filosofie teologiche, qual \u00e8 la potenza che salva? Il sentimento alto della provvisoriet\u00e0 e della contingenza oggi consente il riemergere di forme di vita religiosa: la &quot;pietas&quot;pagana, l&#8217;&quot;eus\u00e9beia&quot;, il sentire ogni cosa come divina proprio perch\u00e9 degna di rispetto. Nella &quot;pietas&quot; si fa esperienza del divino come &quot;grembo&quot;, ove la gioia dell&#8217;appartenere disattiva l&#8217;istinto a predominare e ad asservire. Nel reciproco prendersi cura ogni uomo muove in soccorso dell&#8217;altro e in ci\u00f2 ognuno pu\u00f2 rivelarsi all&#8217;altro come un dio. Divina, infatti, \u00e8 la relazione originaria in cui siamo posti, e non tanto la relazione con un&#8217;alterit\u00e0 fuori dal mondo, ma con gli ALTRI dentro il mondo, nello spazio sconfinato dell&#8217;imponderabile in cui dimoriamo da ospiti. Il tutto \u00e8 dunque UNO, non per\u00f2 nel senso che c&#8217;\u00e8 un solo Dio, ma nel senso che Dio \u00e8 lo spazio aperto in cui tutto pu\u00f2 convergere e legarsi nella forma primaria della concordia e in quella piena della &quot;caritas&quot;. Tutto ci\u00f2 non \u00e8 facile, in un presente fatto di egoismi e di separazione: per gli uomini \u00e8 difficile contrarre legami, mantenersi fedeli e perci\u00f2 capaci di fiducia. Una societ\u00e0 slegata ha difficolt\u00e0 a essere religiosa, e perci\u00f2 \u00e8 incapace di immaginare la possibilit\u00e0 di un mondo tutto divino: il mondo felice o Dio come LA FELICIT\u00c0 DEL MONDO. Trascendersi dunque nella reciprocit\u00e0 e non restare isolati nella separazione: chi separa \u00e8 infatti il &quot;di\u00e1bolos&quot;, colui che disunisce, il sedizioso, il distruttore. E chi \u00e8 Dio? Nessuno lo ha mai visto, ma come si legge nella prima lettera di Giovanni: &quot;Se ci amiamo gli uni gli altri Dio rimane in noie l&#8217;amore di lui in noi \u00e8 perfetto&quot;(1 G 4,12). E allora, davvero, tutto il modo \u00e8 pieno di dei.<\/em><\/p>\n<p>Che dire di questa proposta di ritorno al panteismo e alla &quot;gaia scienza&quot; nietzschiana in versione neopagana, assumendo come base di partenza il criticismo kantiano (il brutto termine <em>ontolteologia<\/em> viene dalla <em>Critica della ragion pura<\/em>)? Vediamo.<\/p>\n<p>Per prima cosa, notiamo che per l&#8217;autore, come per Nietzsche, Dio coincide con il problema di Dio: cio\u00e8 non importa la discussione sulla sua esistenza, che, egli dice, \u00e8 passata di moda e non interessa pi\u00f9 ad alcuno, ma il bisogno che si ha di Lui, o meno. Per\u00f2 allo stesso tempo l&#8217;autore afferma che di Dio non si sente pi\u00f9 il bisogno, ed \u00e8 per questo che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 alcun dibattito sulla sua esistenza: il che, in apparenza, chiuderebbe il discorso, senza bisogno di ulteriori approfondimenti. Infatti se Dio non \u00e8 importante, di che cosa stiamo parlando? \u00c8 evidente che tutto quel che seguir\u00e0 del ragionamento non riguarder\u00e0 Dio in se stesso, e neppure ci\u00f2 che Dio, se esiste, rappresenta nella vita degli uomini, ma semplicemente il ruolo che gli uomini sono intenzionati ad attribuirgli, e disposti a riconoscergli, in base ai loro bisogni e alle loro necessit\u00e0. Dunque non un Dio che \u00e8, ma un Dio che si pone al servizio dell&#8217;idea che gli uomini hanno di Lui e del ruolo che pu\u00f2 svolgere, se credono e se ne hanno voglia, non Lui, ma la credenza che essi ne hanno. Quindi in effetti non si sta parlando pi\u00f9 di Dio, ma dell&#8217;idea di Dio, che \u00e8 cosa ben diversa.<\/p>\n<p>Nel passo successivo Natoli dice quale Soggetto gli uomini moderni sono disposti a riconoscere come centrale nella loro vita: non un Dio creatore e trascendente, onnisciente e onnipotente, bens\u00ec un &quot;dio&quot; (a questo punto, fra virgolette) capace di potenziare illimitatamente l&#8217;individuo, come hanno insegnato Hegel e Marx &#8212; i quali, pertanto, si rivelano come i veri referenti culturali del nostro. A noi sembrano referenti un po&#8217; vecchiotti: partire da Hegel e Marx per rifare un discorso su Dio nel XXI secolo ci sembra, francamente, voler versare vino vecchissimo nella botte nuova: perch\u00e9 se il Dio del cristianesimo si \u00e8 usurato, ha impiegato per\u00f2 quasi due millenni ad usurarsi, e ha prodotto le cattedrali, la <em>Divina Commedia<\/em> e la <em>Summa Teologica<\/em>, mentre l&#8217;hegelismo e il marxismo, nel corso di centocinquanta anni, ci appaiono gi\u00e0 preistoria e non hanno prodotto se non confusione, tentativi velleitari di rifare il mondo e tragiche disillusioni. Ma tant&#8217;\u00e8: ciascuno sceglie liberamente i propri numi tutelari. Resta una curiosa espressione: la volont\u00e0 dell&#8217;uomo moderno, proiettata in un tale assoluto, dopo la lezione di quei maestri si \u00e8 fatta <em>autoaffermazione liberatrice e redentiva<\/em>. Vada per la volont\u00e0 liberatrice, anche se non viene precisato da cosa l&#8217;uomo moderno vorrebbe liberarsi; ma il concetto di redenzione rimanda al religioso in senso classico, e pi\u00f9 specificamente al cristianesimo. \u00c8 chiaro che qui si tratta di auto-redenzione; e infatti che altro \u00e8 la <em>salvezza senza fede<\/em>, per parafrasare il titolo del libro, se non un&#8217;auto-redenzione dell&#8217;uomo? Il che ci riporta alla fatale aporia d&#8217;un simile concetto, da noi gi\u00e0 esaminata a proposito di Nietzsche, l&#8217;altro nume tutelare della proposta neopagana (vedi in particolare <em>La redenzione del passato, culmine dell&#8217;&quot;eterno ritorno&quot; di Nietzsche<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 14\/07\/07 e ripubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 31\/12\/17). Se non che, l&#8217;uomo moderno, che per un momento si \u00e8 creduto onnipotente, ora, nell&#8217;epoca delle cocenti disillusioni, si rende conto di scivolare verso il nulla, e si domanda chi o cosa lo potr\u00e0 mai salvare.<\/p>\n<p>A questo punto, citando addirittura due passi del <em>Nuovo Testamento<\/em>, e strumentalizzandoli ampiamente, uno di san Paolo e uno di san Giovanni, il nostro suggerisce che la soluzione del problema era gi\u00e0 stata avanzata dallo stesso Ges\u00f9 Cristo (e quindi, implicitamente, che tutto il cristianesimo \u00e8 una gigantesca mistificazione, o un tragico fraintendimento, della Parola del Maestro), e cio\u00e8: <em>nel reciproco prendersi cura ogni uomo muove in soccorso dell&#8217;altro e in ci\u00f2 ognuno pu\u00f2 rivelarsi all&#8217;altro come un dio.<\/em> Una tale relazione fra uomo e uomo, infatti, \u00e8 divina, e tale da rendere ogni uomo simile a un Dio per l&#8217;altro uomo. Ecco dunque da dove attingere le forze per l&#8217;auto-redenzione dell&#8217;umanit\u00e0: dalla reciproca solidariet\u00e0 e dal reciproco amore. Non \u00e8 un concetto molto originale: lo aveva gi\u00e0 espresso, e assai meglio, il Leopardi de <em>La ginestra<\/em>; e, prima di lui, Epicuro e Lucrezio, Spinoza e Kant. Roba vecchia; ma, quel che \u00e8 peggio, aspirazioni vaghe e un po&#8217; zuccherose, ma nessun ragionamento filosofico, nessun aggancio con la realt\u00e0. Cosa ci dice la realt\u00e0? Che l&#8217;uomo \u00e8 lupo per l&#8217;altro uomo: <em>homo homini lupus<\/em>. E cosa ci dice la buona filosofia? Che non basta esprimere dolci auspici di fratellanza universale, n\u00e9 vagheggiare l&#8217;et\u00e0 dell&#8217;oro in cui ciascuno \u00e8 sollecito del bene altrui: e qui non serve rifarsi a questo o quel filosofo, basta osservare la realt\u00e0 di tutti i giorni; basta osservare il comportamento <em>spontaneo<\/em> di un bambino, che \u00e8 l&#8217;uomo allo stato originario. Il fatto \u00e8 che l&#8217;uomo non pu\u00f2 redimersi da solo, perch\u00e9 in se stesso non trova, non ha mai trovato, e non <em>pu\u00f2<\/em> trovare, quella fonte di purezza e di bont\u00e0 che, sola, pu\u00f2 far scaturire la possibilit\u00e0 della redenzione. Ostinarsi a cercare la redenzione nell&#8217;uomo, magari &quot;divinizzando&quot;, a parole, il creato, significa bruciare definitivamente l&#8217;ultima possibilit\u00e0 che resta di vera redenzione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non vi \u00e8 alcun dubbio che le vicende della modernit\u00e0, il fallimento dei suoi progetti pi\u00f9 ambiziosi, il senso di frustrazione che si ingenerato nell&#8217;uomo comune<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[117,141,148,173,257],"class_list":["post-26555","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-dio","tag-filosofia","tag-friedrich-nietzsche","tag-immanuel-kant","tag-teologia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26555","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26555"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26555\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26555"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26555"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26555"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}