{"id":26549,"date":"2009-04-04T04:01:00","date_gmt":"2009-04-04T04:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/04\/04\/la-ripresa-non-e-il-ritorno-delluguale-ma-il-procedere-ricordando-in-forza-del-religioso\/"},"modified":"2009-04-04T04:01:00","modified_gmt":"2009-04-04T04:01:00","slug":"la-ripresa-non-e-il-ritorno-delluguale-ma-il-procedere-ricordando-in-forza-del-religioso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/04\/04\/la-ripresa-non-e-il-ritorno-delluguale-ma-il-procedere-ricordando-in-forza-del-religioso\/","title":{"rendered":"La ripresa non \u00e8 il ritorno dell&#8217;uguale, ma il procedere ricordando in forza del religioso"},"content":{"rendered":"<p>\u00abLa ripresa\u00bb, definita da Kierkegaard \u00abun saggio di psicologia sperimentale\u00bb, viene pubblicata dal filosofo danese con lo pseudonimo di Constantin Constantius, nel 1843: un anno veramente prodigioso per la sua produzione letteraria, dato che in esso vedono la luce anche \u00abAut-Aut\u00bb (a firma di Victor Eremita), \u00abTimore e Tremore\u00bb (di Johannes de Silentio)\u00bb e \u00abNove discorsi edificanti\u00bb.<\/p>\n<p>L&#8217;anno prima egli aveva rotto il fidanzamento con Regina Olsen, l&#8217;evento pi\u00f9 importante della sua vita di uomo e di pensatore; e \u00abLa ripresa\u00bb ne \u00e8 il riflesso, &quot;a caldo&quot;, e, al temo stesso, l&#8217;espressione di una ferma volont\u00e0 di superamento, ma nel senso specificamente kierkegaardiano del &quot;procedere ricordando&quot;.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0, comunque, del significato biografico di quest&#8217;opera, e di tutto quel che \u00e8 stato detto &#8211; anche troppo &#8211; sul complesso rapporto di amore fra Kierkegaard e Regina Olsen, ci sembra che il concetto della ripresa sia uno di quei lampi di luce che, di tratto in tratto, rischiarano con felice intuizione e con straordinaria potenza la buia notte del pensiero moderno; e che, in tale senso, esso abbia ancora molte cose da dire agli uomini del nostro tempo, anche se ignorato dai pi\u00f9.<\/p>\n<p>In un certo senso, Kierkegaard ha esaminato, e scartato, l&#8217;idea del ritorno dell&#8217;uguale, molto prima che Nietzsche la mettesse al centro della sua dottrina dell&#8217;Eterno ritorno; e l&#8217;ha scartata, sia per ragioni di ordine logico (sul piano del finito, nulla pu\u00f2 tornare identico a se stesso), sia per ragioni di ordine etico (il ritorno dell&#8217;identico sarebbe qualche cosa di insignificante, nel senso etimologico di &quot;privo di significato&quot;).<\/p>\n<p>I due aspetti, quello logico e quello etico, trovano il loro punto d&#8217;incontro nelle riflessioni svolte da Kirkegaard sulla figura biblica di Giobbe. Giobbe, infatti, come premio della propria fedelt\u00e0 a Dio nel momento della prova pi\u00f9 terribile, ritrova i beni perduti, ma non pu\u00f2 ritrovare anche i figli che gli sono stati rapiti dalla morte. Anche Abramo, che stava per sacrificare il figlio Isacco, alla fine dell&#8217;episodio della prova cui \u00e8 sottoposto, lo ritrova, ma non \u00e8 lo stesso Isacco: fra il \u00abprima\u00bb e il \u00abpoi\u00bb, c&#8217;\u00e8 di mezzo una eternit\u00e0.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, nella prospettiva del cristianesimo, le cose non possono ritornare identiche a se stesse nel piano del finito, ossia nelle medesime condizioni spazio-temporali; possono, per\u00f2 ritornare sul piano dell&#8217;assoluto, mediante un movimento volontario, che \u00e8 reso possibile, appunto, \u00abin forza del religioso\u00bb: un balzo formidabile dal contingente all&#8217;eterno, che permette di scavalcare tutte le aporie della vita, a cominciare dallo scarto temporale tra presente e passato e tra presente e futuro.<\/p>\n<p>Come ha efficacemente osservato Salvatore Spera (in: \u00abKierkegaard\u00bb, Bari, Editori Laterza, 1983, 1986, p. 80):<\/p>\n<p>\u00abSono i presupposti di una filosofia della storia dove il &quot;momento&quot; (passato-presente-futuro) d\u00e0 un significato nuovo alla temporalit\u00e0, tra realt\u00e0 e possibilit\u00e0, necessit\u00e0 e libert\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 Kierkegaard sostiene che la ripresa \u00e8, nello stesso tempo, l&#8217;interesse ed il limite della metafisica, nonch\u00e9 il compito della libert\u00e0: infatti, mediante la ripresa, la libert\u00e0 umana si pone davanti al compito di passare dal non essere all&#8217;Essere, alla non verit\u00e0 alla Verit\u00e0; ossia, in altri termini, di portarsi sul piano della trascendenza.<\/p>\n<p>E qui si verifica il secondo \u00absalto\u00bb dell&#8217;itinerario kierkegaardiano verso Dio; il primo era stato quello dalla sfera estetica a quella etica; ora si palesa quello tra quest&#8217;ultima e la sfera del religioso. \u00c8 solo quest&#8217;ultima, infatti, che rende possibile la rinascita dell&#8217;uomo, giunto a confrontarsi con l&#8217;impossibilit\u00e0 di realizzare la ripresa sul piano del finito.<\/p>\n<p>\u00abLa malattia mortale\u00bb (pubblicata nel 1849, a firma di Anti-Climacus), ossia la disperazione, nasce dalla percezione di quel salto, di quella discontinuit\u00e0, e rappresenta lo smarrimento dell&#8217;anima davanti all&#8217;incommensurabilit\u00e0 del compito che le viene richiesto; e solo abbandonandosi alla categoria del religioso (e, quindi, all&#8217;aiuto divino) pu\u00f2 compiere l&#8217;ultima e decisivo salto verso la salvezza.<\/p>\n<p>Solo chi riesce a compiere quel salto, riesce a realizzarsi realmente come uomo; perch\u00e9 l&#8217;uomo, in quanto tale, non \u00e8 altro che una possibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Kierkegaard lo dice nel modo pi\u00f9 esplicito proprio nelle prime righe de \u00abLa malattia mortale\u00bb (titolo originale: \u00abSygdommen Til D\u00f6den\u00bb; traduzione di Meta Corssen, Milano, Edizioni di Comunit\u00e0, 1965, 1981, p. 19)<\/p>\n<p>\u00abL&#8217;uomo \u00e8 spirito. Ma che cos&#8217;\u00e8 lo spirito? Lo spirito \u00e8 l&#8217;io. Ma che cos&#8217;\u00e8 l&#8217;io? \u00c8 un rapporto che si mette in rapporto con se stesso oppure \u00e8, nel rapporto, il fatto che il rapporto si metta in rapporto con se stesso; l&#8217;io non \u00e8 il rapporto, ma il fatto che il rapporto si mete in rapporto con se stesso. L&#8217;uomo \u00e8 una sintesi dell&#8217;infinito e del finito, del temporale e dell&#8217;eterno, di possibilit\u00e0 e necessit\u00e0, insomma, una sintesi. Una sintesi \u00e8 un rapporto fra due elementi. Visto cos\u00ec l&#8217;uomo non \u00e8 ancora un io.\u00bb<\/p>\n<p>Ma ecco come Kierkegaard si esprime circa il concetto filosofico della ripresa (che alcuni traducono, secondo noi poco felicemente, con il vocabolo \u00abripetizione\u00bb, ne \u00abLa ripresa\u00bb (titolo originale: \u00abGjentagelsen\u00bb, traduzione italiana di Angela Zucconi, Milano, Edizioni di Comunit\u00e0, 1983, pp. 15-17 e 32-33):<\/p>\n<p>\u00abCome i greci insegnavano che conoscenza \u00e8 reminiscenza, cos\u00ec la filosofia moderna insegner\u00e0 che tutta la vita \u00e8 una ripresa. Leibniz \u00e8 il solo filosofo moderno che ne abbia avuto il presentimento. Ripresa e reminiscenza rappresentano lo stesso movimento ma in direzione opposta, perch\u00e9 ci\u00f2 che si ricorda \u00e8 stato, ossia si riprende retrocedendo, mentre la vera ripresa \u00e8 un ricordare procedendo. Perci\u00f2 la ripresa, ammesso che sia possibile, rende l&#8217;uomo felice, mentre la reminiscenza lo rende infelice, a condizione per\u00f2 che l&#8217;uomo si dia tempo per vivere e non cominci appena nato a trovare un pretesto per riandarsene, magari con la scusa di aver dimenticato qualcosa.<\/p>\n<p>Il solo amore felice \u00e8 l&#8217;amore-ricordo, ha detto un certo scrittore [cio\u00e8 lo stesso Kierkegaard in &quot;Enten-Eller&quot;]. Bisogna convenire che \u00e8 giusto, purch\u00e9 non si dimentichi che esso al principio ha reso l&#8217;uomo infelice. L&#8217;amore-ripresa \u00e8 in verit\u00e0 il solo amore felice, perch\u00e9 non porta con s\u00e9, al pari dell&#8217;amore-ricordo, l&#8217;inquietudine della speranza, n\u00e9 la venturosa trepidazione della scoperta, n\u00e9 la commozione della rimembranza, ma soltanto la felice certezza del momento. La speranza \u00e8 un vestito nuovo fiammante, che non fa pieghe n\u00e9 grinze, ma non puoi sapere se ti va, n\u00e9 come ti va, perch\u00e9 non l&#8217;hai mai indossato. Il ricordo \u00e8 come un vestito smesso, per quanto bello non puoi indossarlo, perch\u00e9 non ti entra pi\u00f9. La ripresa \u00e8 una veste che non si pu\u00f2 consumare, che non stringe n\u00e9 insacca, ma dolcemente aderisce alla figura. La speranza \u00e8 una bella fanciulla che ci guizza via dalle mani. La ricordanza \u00e8 una bella vecchia che non ci offre mai quel che ci serve nel momento. La ripresa \u00e8 una sposa amata di cui non accade mai di stancarsi, perch\u00e9 ci si stanca solo del nuovo, mai del vecchio e la presenza delle cose a cui si \u00e8 abituato rende felici. Ma riesce ad essere interamente felice soltanto chi non si inganna col pensiero che la ripresa debba dargli qualcosa di nuovo; chi si inganna con questo pensiero ben presto si stanca della ripresa. \u00c8 necessaria la giovinezza per poter sperare, giovinezza per ricordare, ma \u00e8 necessario il coraggio per volere la ripresa. Chi vuole soltanto sperare \u00e8 vile; chi vuole soltanto ricordare \u00e8 un voluttuoso; chi vuole la ripresa \u00e8 un uomo, tanto pi\u00f9 degno di questo nome quanto pi\u00f9 vigorosamente ha saputo proporsela. Ma chi non comprende che la vita \u00e8 una ripresa, e che in questo consiste tutta la bellezza della vita, merita soltanto il destino che lo attende: perire. Perch\u00e9 la speranza \u00e8 un frutto che tenta e non sazia, il ricordo una stentata moneta che non basta al bisogno, ma la ripresa \u00e8 il pane quotidiano che generosamente soddisfa. Chi ha navigato i mari della vita pu\u00f2 dire che possiede, o meno, coraggio di capire che la vita \u00e8 una ripresa e se ha disposizione a compiacersene. Chi non ha conosciuto quei mari ancor prima di cominciare a vivere, non arriver\u00e0 mai a vivere. Chi li ha conosciuti e ne \u00e8 rimasto saziato, ha una costituzione cattiva; soltanto chi ha scelto la ripresa vive. Costui non corre come un bambino dietro le farfalle, n\u00e9 sta in punta di piedi a guardare le meraviglie del mondo, perch\u00e9 le conosce; non se ne sta in poltrona filando come una vecchia la ricca del ricordo, ma segue fiducioso il suo cammino lieto della ripresa. Se non esistesse la ripresa, che cosa sarebbe la vita? Chi vorrebbe essere una tavola sulla quale il tempo a ogni istante scrive una nuova frase o prende a ogni istante nota di quello che \u00e8 passato? Chi vorrebbe essere in balia di tutte le fugacit\u00e0, , di tutte le novit\u00e0, che continuamente rinnovandosi vengono a blandire e a svagare l&#8217;anima? Se Dio stesso non avesse voluto la ripresa, il mondo non sarebbe mai stato. Egli avrebbe seguito allora i facili piani della speranza oppure avrebbe ritratto tutto a s\u00e9, conservandone soltanto la memoria. Ma poich\u00e9 Dio non fece n\u00e9 l&#8217;una n\u00e9 l&#8217;altra, il mondo esiste ed esiste come ripresa. La ripresa \u00e8 la realt\u00e0 della vita, \u00e8 la seriet\u00e0 della vita. [&#8230;]<\/p>\n<p>La ripresa \u00e8 una nuova categoria che deve essere ancora scoperta. Chi ha una certa conoscenza della filosofia moderna e non \u00e8 del tutto digiuno di filosofia greca, vede facilmente che proprio questa categoria spiega il contrasto tra gli eleati ed Eraclito; che la ripresa \u00e8 ci\u00f2 che per errore fu chiamato mediazione. Non si pu\u00f2 credere come la filosofia hegeliana abbai gonfiato la parola mediazione e quante chiacchiere vane sotto quell&#8217;insegna abbiano goduto fama ed onore. Bisognerebbe piuttosto tentare una revisione del concetto di mediazione e rendere giustizia ai greci. Lo sviluppo greco della dottrina dell&#8217;essere e del nulla, dell&#8217;attimo e del non essere, e cos\u00ec via, mette fuori gioco Hegel. &quot;Mediation&quot; \u00e8 una parla straniera, &quot;Gjentagelsen&quot; (ripresa) \u00e8 una buona parola danese ed io mi congratulo con la lingua danese per la bont\u00e0 di questo termine filosofico. Nessuno dei moderni ha spiegato come avvenga la mediazione, se risulti dal moto dei due momenti e in che senso la mediazione sia gi\u00e0 contenuta in essi o se essa costituisca piuttosto un nuovo elemento e in che modo questo nuovo elemento intervenga. Sotto questo riguardo l&#8217;esame al quale i greci sottoposero il concetto di \u03c7\u03af\u03bd\u03b7\u03c3\u03b9\u03c2 corrispondente alla moderna categoria di &quot;passaggio&quot; \u00e8 degno di ogni considerazione. La dialettica della ripresa \u00e8 facile, quello che si pu\u00f2 riprendere \u00e8 gi\u00e0 stato, altrimenti non si potrebbe riprendere, ma proprio in questo essere gi\u00e0 stato consiste la novit\u00e0 della ripresa. Quando i greci dicevano che conoscenza \u00e8 reminiscenza, intendevano: tutto questo che \u00e8, \u00e8 stato. Quando si dice che la vita \u00e8 una ripresa, si intende: quel che \u00e8 stato, sar\u00e0. Per chi non possiede la categoria della reminiscenza o quella della ripresa, tutta la vita si dissolve in uno strepito vano e vuoto. La reminiscenza rappresenta la concezione pagana della vita, la ripresa la concezione cristiana. La ripresa \u00e8 l&#8217;interesse della metafisica e al tempo stesso l&#8217;interesse sul quale la metafisica si arena; la ripresa \u00e8 la chiave di ogni concezione etica, la ripresa \u00e8 la &quot;conditio sine qua non&quot; di ogni problema dogmatico.\u00bb<\/p>\n<p>Infatti, la concezione circolare del tempo, che verr\u00e0 ripresa da Nietzsche nella dottrina dell&#8217;Eterno ritorno, \u00e8 la concezione propria del paganesimo, e la dottrina platonica della reminiscenza non ne \u00e8 che un corollario (si ricorda ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 avvenuto).<\/p>\n<p>Anche la concezione giudaica, per Kierkegaard, rimane al di qua dell&#8217;orizzonte del finito: perch\u00e9 l&#8217;idea che Giobbe ritrovi tutto quello che aveva perduto, o che Abramo riabbia il figlio Isacco tale e quale com&#8217;era prima del sacrificio (e come era egli stesso) si colloca, secondo il filosofo danese, in un orizzonte immanente: \u00e8 pur sempre questa vita che fa valere i suoi diritti, e sia pure quando tutto sembrava ormai perduto.<\/p>\n<p>\u00c8 solo con il cristianesimo, per Kierkegaard, che la categoria della libert\u00e0 rende possibile all&#8217;uomo compiere il superamento del contingente e, quindi, il superamento del dramma della storia immanente e chiusa in se stessa; ed \u00e8 in questo senso che egli sostiene il punto di vista secondo cui il concetto della ripresa compendia in se stesso tutta la seriet\u00e0 della vita e la ripresa \u00e8, in se stessa, la realt\u00e0 della vita.<\/p>\n<p>Ne consegue che solo una vita in cui l&#8217;uomo sia capace di eseguire il movimento dialettico della ripresa, ossia il procedere ricordando, \u00e8 una vita realizzata; altrimenti, si tratter\u00e0 ineluttabilmente di una vita mancata.<\/p>\n<p>Possiamo domandarci, a questo punto, quante siano le vite mancate e le vite inautentiche, in quanto incapaci di eseguire il movimento della ripresa.<\/p>\n<p>Nel precedente articolo \u00abLa &quot;vita mancata&quot; come problema filosofico\u00bb (consultabile anch&#8217;esso sul sito di Arianna Editrice) ci eravamo posti il problema, giungendo alla conclusione che una vita mancata (o fallita, o inautentica) \u00e8 una vita che non ha saputo rispondere alla chiamata. E a chi pensasse di poter liquidare la domanda sul perch\u00e9 di una tale mancata risposta, adducendo il richiamo smodato per il potere, il possesso, il piacere e simili, noi replicheremmo che ci\u00f2 non fa altro che spostare i termini della domanda, che diventerebbe: per qualche ragione l&#8217;attrazione smodata verso il potere, il possesso, ecc. pu\u00f2 impedire ad un essere umano di udire la chiamata e di rispondervi positivamente?<\/p>\n<p>Per noi, non vi sono dubbi circa il fatto che, al di l\u00e0 dei modi in cui una vita pu\u00f2 fallire, la causa ultima \u00e8, sostanzialmente, sempre una ed una sola: l&#8217;incapacit\u00e0, da parte dell&#8217;essere umano, di ri-conoscersi come persona, ossia &#8211; per dirla, ancora, con Kierkegaard &#8211; come singolo e come interiorit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 quando l&#8217;essere umano si scorda, o non si accorge, di essere molto di pi\u00f9 che un aggregato di molecole e un prodotto di cause <em>naturali<\/em>, che si vengono a configurare le condizioni per il fatale ottenebramento della coscienza, che lo porter\u00e0 a divenire sordo e cieco alla voce della chiamata e a rinchiudersi in un orizzonte esistenziale sempre pi\u00f9 circoscritto ed asfittico, sempre pi\u00f9 penosamente insufficiente; fino a morire &#8211; letteralmente &#8211; per mancanza di ossigeno.<\/p>\n<p>Da ci\u00f2 deriva, inoltre, che l&#8217;essere umano, quando si rinchiude in un orizzonte disperatamente immanentistico, che non lo appaga e che lo induce a rivolgere <em>contro se stesso<\/em> quelle energie spirituali che gli sono state date per realizzarsi e per trascendersi &#8211; giacch\u00e9 l&#8217;uomo, paradossalmente, si realizza solo andando oltre se stesso &#8211; non di rado tenta di comprimere la ferita che incessantemente lo fa sanguinare, reagendo con un accresciuto e mal diretto desiderio di potenza, grazie al quale sentirsi grande ed eroico.<\/p>\n<p>La volont\u00e0 di potenza di Nietzsche \u00e8 un tipico esempio di questo tipo di reazione patologica e distruttiva.<\/p>\n<p>Al termine di queste riflessioni, possiamo dire che il nostro rapporto con il passato \u00e8 decisivo per la realizzazione della nostra vita. Un rapporto basato esclusivamente sul rimpianto \u00e8 tanto fallimentare quanto un rapporto basato sulla eterna speranza nel futuro; sono due modi diversi di fuggire davanti alla stessa responsabilit\u00e0: quella del presente.<\/p>\n<p>La nostra vita \u00e8 qui e ora, ma non si esaurisce nel qui e nell&#8217;ora. Diciamo che il qui e l&#8217;ora sono una sorta di trampolino da cui l&#8217;io pu\u00f2 lanciarsi, mediante un atto di libera volont\u00e0, verso la dimensione dell&#8217;assoluto: dimensione in cui egli ritrover\u00e0, intatte, tutte le cose che ha amato, e anche quelle alle quali ha saputo rinunciare, se le sue scelte sono state motivate non dalla smania di afferrare tutto quanto era a portata di mano, ma da una gerarchia di valori riflettente la sua stessa natura essenziale: sintesi, come diceva Kierkegaard, di infinito e di finito, di temporale e di eterno, di possibilit\u00e0 e di necessit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abLa ripresa\u00bb, definita da Kierkegaard \u00abun saggio di psicologia sperimentale\u00bb, viene pubblicata dal filosofo danese con lo pseudonimo di Constantin Constantius, nel 1843: un anno veramente<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30152,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[67],"tags":[117,253],"class_list":["post-26549","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-esoterismo-e-occultismo","tag-dio","tag-soren-kierkegaard"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-esoterismo-e-occultismo.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26549","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26549"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26549\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30152"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26549"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26549"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26549"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}