{"id":26548,"date":"2007-05-31T08:39:00","date_gmt":"2007-05-31T08:39:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/05\/31\/la-rimozione-della-colpa-malattia-mortale-della-modernita\/"},"modified":"2007-05-31T08:39:00","modified_gmt":"2007-05-31T08:39:00","slug":"la-rimozione-della-colpa-malattia-mortale-della-modernita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/05\/31\/la-rimozione-della-colpa-malattia-mortale-della-modernita\/","title":{"rendered":"La rimozione della colpa, malattia mortale della modernit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Le cronache degli ultimi tempi ci hanno scaraventato addosso un campionario degli orrori quale mai avremmo potuto immaginare, pur cos\u00ec induriti al clima di crescente crudelt\u00e0 cui siamo purtroppo abituati. Delitti spietati, delitti gratuiti: delitti, cio\u00e8, nei quali il massimo della malvagit\u00e0 si coniuga con un minimo di motivazione; come se, ormai, uccidere e infierire su un essere umano fosse una reazione &#8216;naturale&#8217; alla pi\u00f9 minima offesa, reale o presunta. Tuttavia non sono questi due aspetti quelli che maggiormente destano in noi un profondo sentimento di orrore; e nemmeno quella che i sociologi chiamerebbero &#8216;la banalit\u00e0 del male&#8217;, ossia l&#8217;assoluta piattezza e mediocrit\u00e0 tanto dei carnefici, quanto delle loro motivazioni e del contesto socio-culturale in cui tali fatti avvengono (figli che pianificano l&#8217;assassinio della propria madre per questioni di eredit\u00e0, figlie che uccidono la madre per una sgridata, madri che uccidono il figlio per il suo pianto insistente, ecc.). E neppure il fatto che si tratti, in buona parte dei casi, di delitti intenzionali, freddamente preparati ed eseguiti con lucida determinazione: come quel narcotrafficante messicano che, per propiziarsi i suoi loschi traffici nella zona di Matamoros, alla frontiera con gli Stati Uniti d&#8217;America, faceva rapire, uccidere e bollire in pentola vittime umane da offrire al demonio.<\/p>\n<p>Quel ci lascia veramente sconcertati, in tutto questo campionario di orrori che si sta propagando come una specie di epidemia e che Maurizio Blondet ha paragonato all&#8217;ammonimento della Prima lettera di Pietro (5,8): <em>&quot;Siate sobri e state in guardia! Il demonio, vostro avversario, si aggira, simile a un leone ruggente, in cerca di chi divorare&quot;, \u00e8 un&#8217;altra cosa. Si tratta della pervicace e radicale rimozione del senso di colpa<\/em>, cosa che rappresenta, a nostro giudizio &#8211; in moltissimi dei casi di cui discorrevamo &#8211; una vera e propria &#8216;mutazione antropologica&#8217;. Ci spieghiamo: delitti atroci, nella storia dell&#8217;umanit\u00e0, se ne sono visti in ogni epoca e sotto ogni cielo; anche delitti gratuiti e delitti ferocemente premeditati. Non si erano mai visti, invece &#8211; che noi sappiamo- delitti cos\u00ec atroci, cos\u00ec gratuiti e cos\u00ec premeditati i cui autori negassero ostinatamente non gi\u00e0 la gravit\u00e0 del male compiuto (cercando, magari con l&#8217;aiuto di costosissimi avvocati difensori e con perizie di parte ancor pi\u00f9 costose, di minimizzare le proprie responsabilit\u00e0), <em>ma il fatto stesso di averli compiuti.<\/em> Anche davanti ai crimini pi\u00f9 efferati, ad es. ai danni di parenti stretti e con l&#8217;aggravante dei futili motivi, sempre pi\u00f9 spesso si assiste a questa imperturbabilit\u00e0, a questa ostinazione nel negare ogni e qualsiasi coinvolgimento, ogni e qualsiasi responsabilit\u00e0. Specialmente in quei casi giudiziari ove mancano le prove schiaccianti della colpevolezza, ad es. per la scomparsa dell&#8217;arma del delitto o per l&#8217;assenza di testimoni, sempre pi\u00f9 spesso assistiamo a questo copione sconcertante: la negazione pura e semplice del fatto, la sua attribuzione ad &#8216;altri&#8217;: dal vicino di casa che l&#8217;aveva con gli indagati, agli zingari o agli immigrati slavi (o marocchini, o albanesi) che sono entrati in casa per rubare. Anche quando ogni evidenza fa pensare a un tipico delitto familiare, consumato interamente entro le mura domestiche, si assiste a questa demoniaca negazione che si protrae per ore, giorni, settimane, mesi, anni. Sempre con la stessa determinazione, sempre con la stessa incrollabile fermezza: senza una lacrima, senza un sospiro, senza un istante di cedimento, di debolezza, di rimorso. Non a caso abbiamo usato l&#8217;aggettivo &#8216;demoniaco&#8217;: tutto ci\u00f2 \u00e8 demoniaco nel senso letterale della parola: demoniaco \u00e8 l&#8217;atteggiamento di chi, dopo aver compiuto il male, non si limita a cercare di minimizzarlo o a negarlo in quanto tale, cio\u00e8 in quanto atto malvagio, ma lo nega <em>in toto<\/em>, affermando di non aver fatto proprio nulla, di essere anzi vittima di un&#8217;orribile congiura e cercando di scaricare su terzi &#8211; quando non, addirittura, sulla vittima stessa &#8211; la responsabilit\u00e0 del crimine.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 abbiamo parlato di mutazione antropologica? Perch\u00e8 comportamenti del genere, seppure sono accaduti altre volte nel passato, costituivano delle rarissime eccezioni e perch\u00e9 quasi mai, se non proprio mai del tutto, un tale comportamento veniva tenuto non da criminali di professione, da persone comuni che avevano infierito contro le proprie vittime, specialmente se si trattava di congiunti. Sempre, prima o dopo, al delitto seguiva una confessione liberatoria. Perch\u00e9 crollare, confessare, liberarsi dal peso della colpa \u00e8 un comportamento semplicemente <em>umano<\/em>: anche il criminale pi\u00f9 incallito &#8211; e, a maggior ragione, un individuo qualsiasi, magari dalla fedina penale assolutamente immacolata &#8211; non pu\u00f2 non sentirne la profonda necessit\u00e0.<\/p>\n<p>Raskolnikov, in <em>Delitto e castigo<\/em> di Dostojevskij, finisce per crollare e per confessare il suo duplice delitto &#8211; della vecchia usuraia e della sorella di lei: la prima vittima intenzionale, la seconda casuale &#8211; non perch\u00e9 l&#8217;ispettore di polizia, che ha compreso tutto ma non ha le prove, riesca ad &#8216;incastrarlo&#8217;, bens\u00ec per un bisogno di espiazione che sale dal suo intimo.<\/p>\n<p><em>&quot;Raskolnikov sentiva che su di lui era come piombato addosso qualcosa e l&#8217;aveva schiacciato.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Siete di nuovo, sembra, impallidito. Qui da noi c&#8217;\u00e8 un&#8217;aria cos\u00ec chiusa&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; S\u00ec, per me \u00e8 tempo, &#8211; mormor\u00f2 Raskolnikov &#8211; scusate, v&#8217;ho disturbato&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Oh,, per carit\u00e0, quanto vi garba&#8230; M&#8217;avete procurato un piacere e son lieto di dichiararlo&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Ilia Petrovic tese perfino la mano.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Io volevo soltanto&#8230; Ero venuto da Zamiotov&#8230; &#8211;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Capisco, capisco, e m&#8217;avete fatto piacere.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Io&#8230; lietissimo. A rivederci&#8230; &#8211; sorrideva Raskolnikov.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Egli usc\u00ec; barcollava. Aveva il capogiro. Non sentiva le gambe sotto di s\u00e9: Prese a scender la scala, appoggiandosi con la mano destra al muro. Gli parve che un certo portiere, con un libretto in mano, l&#8217;avesse urtato, salendo, incontro a lui, nell&#8217;ufficio; che un certo cagnuzzo abbaiasse a perdifiato in qualche posto al piano inferiore e che una certa donna gli avesse tirato contro il mattarello e si fosse messa a gridare. Egli scese abbasso \u00e8 usc\u00ec in cortile. L\u00ec in cortile, non lontano dall&#8217;uscita, stava Sonia, pallida, tutta tramortita, e lo guard\u00f2 attonita. Egli le si ferm\u00f2 davanti. Un che di doloroso e di accasciato si dipinse sul volto di lei, un che di disperato. Ella giunse le mani. Un informe, smarrito sorriso affior\u00f2 sulle labbra di lui. Egli sost\u00f2 un poco, sogghign\u00f2 e volt\u00f2 di nuovo in su, verso l&#8217;ufficio.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ilia Petrovic s&#8217;era posto a sedere e rovistava certe carte. Davanti a lui stava quello stesso tipo di contadino che dianzi aveva urtato Raskolnikov, salendo la scala.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; A &#8211; a &#8211; ah! Di nuovo voi! Avete lasciato qualcosa?&#8230; ma che avete?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Raskolnikov, con labbra sbiancate, con uno sguardo immobile, s&#8217;avvicin\u00f2 piano alui, s&#8217;accost\u00f2 proprio alla tavola, vi s&#8217;appoggi\u00f2 con una mano, e voleva dire qualcosa, ma non poteva, si udivano solo certi suoni sconnessi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Vi prende male, una sedia! Ecco, sedete qui, sedete! Dell&#8217;acqua!<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Raskolnikov s&#8217;era lasciato andare sulla sedia, ma non levava gli occhi dal viso di Ilia Petrovic, molto spiacevolmente meravigliato. Entrambi si guardarono l&#8217;un l&#8217;altro circa un minuto, aspettando. Fu portata dell&#8217;acqua.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Sono io&#8230; &#8211; gi\u00e0 stava cominciando Raskolnikov.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Beve dell&#8217;acqua.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Raskolnikov scost\u00f2 l&#8217;acqua con la mano e piano, con pause ma distintamente, profer\u00ec:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Sono io che quel giorno uccisi la vecchia vedova dell&#8217;impiegato e la sorella di lei, Lisaveta, con un&#8217;accetta, e le derubai.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Iija Petrovic apr\u00ec la bocca. Da tutte le parti accorsero.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Raskolnikov ripet\u00e9 la sua confessione&#8230;&quot;<\/em> (traduzione di Silvio Polledro, Rizzoli ed.).<\/p>\n<p>Si dir\u00e0 che questa \u00e8 letteratura, come \u00e8 letteratura il doppio suicidio-omicidio dei due &#8216;amanti diabolici&#8217; che, in <em>Th\u00e9rese Raquin<\/em> di \u00c9mile Zola, pone fine a lunghi e strazianti rimorsi per l&#8217;assassinio del povero marito della protagonista. Si dir\u00e0 che, nell&#8217;Ottocento, il pubblico voleva vedersi sciorinare davanti dei sentimenti edificanti, come il senso di colpa e la relativa espiazione, e che gli scrittori gli fornivano la &#8216;mere&#8217; richiesta. Chi facesse questa obiezione, per\u00f2., dimenticherebbe che se \u00e8 vero che non si d\u00e0 offerta senza domanda, \u00e8 vero pure il contrario: non v&#8217;\u00e8 domanda che non nasca da una esigenza, magari inconsapevole, e dunque non v&#8217;\u00e8 domanda che non presupponga una offerta. In altre parole, se questo voleva il pubblico ottocentesco, \u00e8 perch\u00e9 in quei valori credeva, o almeno voleva credere; e se pure essi venivano spesso e volentieri negati e calpestati nella prassi quotidiana, cionondimeno nessuno osava negarli <em>in quanto tali.<\/em> Allo stesso modo, \u00e8 legittimo affermare che l&#8217;ideale umano del Medioevo \u00e8 stato quello della santit\u00e0; e se San Francesco e Santa Chiara furono personaggi abbastanza rari nel panorama di quella civilt\u00e0, dedita a violenze e crudelt\u00e0 quasi inimmaginabili, \u00e8 pur vero che nessuno osava negare che a quell&#8217;ideale umano fosse giusto aspirare, anche se la vita concreta della stragrande maggioranza elle persone non vi si avvicinava neanche lontanamente. Questo paragone, sia detto per inciso, ci porterebbe a domandarci quale sia l&#8217;ideale umano cui tende la tanto decantata modernit\u00e0: ma non \u00e8 questa la sede appropriata per sviluppare un tale discorso, e ci ripromettiamo di riprenderlo in altro momento.<\/p>\n<p>Perfino ne <em>I fiori del male<\/em> di Charles Baudelaire, che sub\u00ec un processo e una condanna per oltraggio alla morale, si staglia esplicito un intento moralizzatore, anzi forse nessuno come Baudelaire ha saputo descrivere con potenza drammatica i frutti amari del rimorso e la condizione di auto-punizione che il peccato reca con s\u00e9, (come afferma San Paolo nella <em>Lettera ai Romani,<\/em> 1, 24-25): <em>&quot;Perci\u00f2 Dio, lasciando che essi seguissero i perversi desideri dei loro cuori, li abbandon\u00f2 all&#8217;impurit\u00e0, di modo che essi disonorarono i loro corpi tra di loro, scambiarono la verit\u00e0 di Dio con la menzogna e adorarono e servirono le creature anzich\u00e9 il Creatore, che \u00e8 benedetto nei secoli. Amen.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Ad esempio nella poesia <em>Femmes damn\u00e9es (Delphine et Hyppolite),<\/em> che fa parte di <em>Lesbos<\/em>, esplicitamente si descrive la condizione psicologica di chi, consapevole del peccato commesso, si crea gi\u00e0 qui ed ora il proprio Inferno, un Inferno fatto di lussuria mai interamente appagata e di oscura coscienza della violazione di una legge etica superiore, che l&#8217;incapacit\u00e0 di reagire non attenua ma anzi rende pi\u00f9 cocente e torturante (trad. di Claudio Rendina, Newton Compton ed.).<\/p>\n<p><em>&quot;(&#8230;) Ma Ippolita allora, alzando la giovane testa:<\/em><\/p>\n<ul>\n<li><em>Non sono affatto ingrata e non mi pento,<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p><em>mia Delfina: soffro e sono inquieta<\/em><\/p>\n<p><em>come dopo un notturno terribile festino<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Mi precipitano addosso gravi spaventi<\/em><\/p>\n<p><em>e neri battaglioni di fantasmi sparsi<\/em><\/p>\n<p><em>che vogliono portarmi per strade scoscese<\/em><\/p>\n<p><em>chiuse ovunque da un orizzonte sanguinante.&quot; (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;(&#8230;)&#8230; Che abisso si spalanca<\/em><\/p>\n<p><em>in me! \u00c8 l&#8217;abisso del mio cuore<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;che brucia, come un vulcano, profondo come il vuoto!<\/em><\/p>\n<p><em>Nulla sazier\u00e0 mai questo mostro in lacrime<\/em><\/p>\n<p><em>E nulla sazier\u00e0 la sete dell&#8217;Eumenide<\/em><\/p>\n<p><em>Che lo brucia fino al sangue con la torcia in mano! (&#8230;) &#8211;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Vittime in lamento, calate gi\u00f9, calate lungo il sentiero dell&#8217;eterno inferno!<\/em><\/p>\n<p><em>Sprofondatevi nel pi\u00f9 profondo abisso,<\/em><\/p>\n<p><em>con tutti i crimini sbattuti da un vento non celeste<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;che ribollono alla rinfusa con rombo d&#8217;uragano!<\/em><\/p>\n<p><em>Ombre folli, correte al fine dei vostri desideri!<\/em><\/p>\n<p><em>Quando mai la vostra rabbia sar\u00e0 sazia?<\/em><\/p>\n<p><em>Dai vostri piacere nascer\u00e0 la vostra pena!<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Mai un raggio fresco illumin\u00f2 le vostre grotte:<\/em><\/p>\n<p><em>miasmi febbrili filtrano dai muri,<\/em><\/p>\n<p><em>per le fessure, e s&#8217;accendono come lanterne<\/em><\/p>\n<p><em>penetrando nel vostri corpo con profumi orrendi!<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La sterilit\u00e0 aspra della vostra gioia<\/em><\/p>\n<p><em>esaspera la sete e fa rigida la pelle;<\/em><\/p>\n<p><em>il vento furioso della concupiscenza<\/em><\/p>\n<p><em>fa schioccare la carne come vecchia bandiera!<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Lontano da chi \u00e8 vivo, dannate senza pace!<\/em><\/p>\n<p><em>Via per deserti, come lupi!<\/em><\/p>\n<p><em>Con il vostro destino, anime sfrenate,<\/em><\/p>\n<p><em>fugge l&#8217;infinito che sta dentro di voi!&quot;<\/em><\/p>\n<p>Ci\u00f2 a cui si assiste oggi, sempre pi\u00f9 spesso, \u00e8 al contrario la rimozione dell&#8217;idea stessa della propria colpevolezza, non della colpa in generale e neanche di <em>quella<\/em> colpa specifica: piuttosto, la responsabilit\u00e0 ne viene addossata ad altri. Quel che conta \u00e8 cancellare l&#8217;idea stessa, anzi la medesima <em>possibilit\u00e0<\/em> di aver commesso una colpa: sono gli altri a commetterne, sempre e solo gli altri. Che si tratti di un delitto assolutamente gratuito commesso ai danni di un perfetto sconosciuto (come la povera studentessa dell&#8217;Universit\u00e0 &quot;La Sapienza&quot; che venne uccisa da un colpo di pistola alla testa mentre camminava nel cortile dell&#8217;ateneo), oppure che riguardi una tragedia consumata entro le pareti domestiche e avente come vittime dei bambini piccolissimi, i propri figli, sempre pi\u00f9 spesso assistiamo allo stesso copione: la negazione totale, la rimozione totale. Un imperterrito atteggiamento di assoluta innocenza, di assoluta estraneit\u00e0, non di rado accompagnato da una strategia ben precisa di delegittimazione nei confronti delle autorit\u00e0 inquirenti o dell&#8217;autorit\u00e0 giudiziaria. La propria innocenza viene sostenuta mirando a sostenere l&#8217;incapacit\u00e0 o addirittura la malafede degli accusatori, presentati come personaggi cinici alla ricerca di un capro espiatorio qualsiasi. Ora, l&#8217;innocentismo \u00e8 un atteggiamento mentale che pu\u00f2 contare su una diffusa simpatia negli umori della cosiddetta opinione pubblica e si sposa con un altro vizio mascherato da virt\u00f9 civica: il garantismo, che non \u00e8 rispetto dei diritti della persona (quelli sono gi\u00e0 assicurati allo Stato di diritto) ma tesi precostituita dell&#8217;innocenza di tutti e di ciascuno, <em>a meno che qualcuno riesca a dimostrare il contrario.<\/em> E sia l&#8217;innocentismo che il garantismo a oltranza, mediante il quale \u00e8 possibile rimettere in libert\u00e0 persone indiziate di reati gravissimi e chiaramente nelle condizioni di poter reiterare il reato o di sottrarsi alla giustizia, nascono da una stessa filosofia: la filosofia secondo la quale il cittadino \u00e8 soggetto di sempre nuovi diritti, <em>ai quali per\u00f2 non vengono fatti corrispondere, in misura uguale e contraria, altrettanti doveri.<\/em> Ma quest&#8217;ordine di riflessioni ci porterebbe troppo lontano dal nostro assunto, e &#8211; per il momento &#8211; ci fermiamo qui.<\/p>\n<p>Vogliamo invece evidenziare quali siano le conseguenze, sul piano psicologico e morale, della rimozione della colpa da parte di chi ha infranto la legge morale. Se la colpa viene negata, viene negata anche la possibilit\u00e0 dell&#8217;espiazione e, quindi, della redenzione; viene negata la possibilit\u00e0 che il male compiuto, riconosciuto come tale, venga rielaborato e trasformato in pentimento e rinascita morale dell&#8217;individuo. Ora, il fatto che la colpa venga negata a parole, o anche nei propri pensieri, non vale a rimuoverla realmente alle profondit\u00e0 della coscienza: essa vi rimane, pesante come un corpo estraneo, e lentamente marcisce, intossicando con la sua negativit\u00e0 tutta la vita interiore della persona. Anche nel caso che la rimozione sia cos\u00ec drastica da portare all&#8217;autoconvincimento della propria innocenza, sotto il livello della consapevolezza essa continua a covare come un fuoco sotto la cenere: nulla potr\u00e0 farla scomparire o tacitarla per sempre.<\/p>\n<p>A quel punto, la persona cadr\u00e0 nell&#8217;inferno che si \u00e8 fabbricato con le proprie mani: l&#8217;inferno della distruzione di ogni speranza di redenzione. La persona che viene a trovarsi in un tale stato di coscienza diviene, alla lettera, <em>posseduta dal male commesso<\/em>; e il male cos\u00ec fermentato finir\u00e0 per divenire tutt&#8217;uno col grande Male, col Male che \u00e8 all&#8217;origine di tutti i mali. Costei potr\u00e0 anche farla franca nel mondo degli uomini, ingannando i suoi simili ed eludendo la punizione terrena; ma cadr\u00e0 in preda di mille diavoli scatenati, i diavoli della colpa senza redenzione che si agitano, ruggendo e graffiando, nelle profondit\u00e0 della coscienza, celebrando il proprio infernale trionfo. Perch\u00e9, a quel punto, l&#8217;anima della persona sar\u00e0 letteralmente <em>perduta<\/em>: anzi si potrebbe dire che di quella persona non rimane che il simulacro esterno, mentre nulla di veramente umano \u00e8 rimasto in essa. Vi sono degli individui &#8211; satanisti praticanti, ad esempio &#8211; che hanno cessato di essere umani: non sono ormai altro che fantocci nelle mani del Male, che di essi si serve per perseguire i suoi disegni di caos e distruzione. Ebbene, anche la rimozione totale di una colpa grave pu\u00f2 produrre un analogo risultato: la persona si disumanizza, perde i suoi connotati di creatura umana e diviene un essere diabolico, che dal male attinge la forza di non provare alcun rimorso.<\/p>\n<p>Ora, quello che caratterizza l&#8217;esistenza umana \u00e8 la realizzazione di una struttura di possibilit\u00e0, di relazioni con l&#8217;altro e con s\u00e9 stesso, di cadute e di riprese: in linguaggio cristiano, di peccato e di grazia. Come scrive, da un punto di vista fenomenologico-esistenzialista, Giuseppe Semerari (in <em>Scienza nuova e ragione<\/em>, Milano, Silva Editore, 1966, p.85): <em>&quot;(&#8230;) la norma esistenzialmente coerente \u00e8 quella perla quale diventa possibile la struttura della coerenza in quanto struttura di possibilit\u00e0. Il significato della norma si spiega in tutta la sua estensione, quando ricordiamo che il possibile \u00e8 relativit\u00e0, struttura di relazione. Rendere normativamente possibile la struttura della esistenza significa rendere positive le possibilit\u00e0 di relazione, onde le scelte saranno autentiche o inautentiche nella misura i cui avranno reso o no possibili le relazioni. Chi sceglie in modo da precludersi la possibilit\u00e0 della relazione (&#8230;) o in modo da delimitarla arbitrariamente, sceglie contro la struttura e la norma, sceglie inautenticamente.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Parafrasando questa definizione, potremmo dire che chi sceglie in modo da precludersi la possibilit\u00e0 della redenzione agisce in modo da precludersi la possibilit\u00e0 ella relazione con l&#8217;altro, includendovi la parte pi\u00f9 profonda della coscienza morale, gli altri individui e lo stesso ordine cosmico, che \u00e8 fatto di una rete di relazioni interrelate per mille e mille fili. In altri termini, la rottura della legge morale provoca uno squilibrio nell&#8217;intera struttura dell&#8217;esistente la quale invoca, per ritrovare la perduta armonia, una riparazione sotto forma di ammissione della trasgressione e di aspirazione alla redenzione mediante il ristabilimento della Legge (i comandamenti del cristianesimo, il tao dei taoismo, il dharma dei buddhismo e cos\u00ec via). Si pu\u00f2 discutere, ovviamente, se la redenzione si debba intendere solo come relazione con il trascendente, o anche come fatto puramente immanentistico: ci\u00f2 dipende dalla visione che si ha della relazione esistente fra gli enti. Se la si ritiene puramente naturalistica, l&#8217;armonia nasce dall&#8217;ordinato funzionamento dell&#8217;insieme e la redenzione si persegue mediante la ricostituzione dell&#8217;equilibrio perturbato. Il fatto \u00e8 che tale ricostituzione, in un orizzonte puramente immanentistico, non pu\u00f2 essere ottenuta al cento per cento: non solo perch\u00e9 l&#8217;ordine spezzato produce conseguenze che si ripercuotono ovunque e che \u00e8 impossibile annullare, pur con la miglior buona volont\u00e0 (una persona uccisa, ad es., non potr\u00e0 resuscitare, per quanto l&#8217;omicida si penta del suo gesto); ma anche perch\u00e9, al di sopra degli enti che possono anche essere riportati allo stato precedente la rottura, vi \u00e8 un principio superiore che \u00e8 stato offeso, il principio che sottende l&#8217;armonia reciproca fra gli enti e che fonda la loro stessa possibilit\u00e0 esistenziale. A nostro parere, \u00e8 necessario riconoscere che esiste una Legge con la lettera maiuscola, che garantisce l&#8217;ordinato svolgimento della vita morale della coscienza: una Legge che \u00e8 superiore a ciascuna legge contingente e storicamente determinata e che \u00e8, per sua essenza, mistero rispetto alla nostra facolt\u00e0 di comprendere; una Legge che permea ogni cosa di s\u00e9 e che richiede la nostra fattiva collaborazione, presupponendo la nostra capacit\u00e0 di compiere scelte responsabili. Se non vi fosse tale capacit\u00e0, non vi sarebbero colpe e tanto meno peccati, ma solo errori d&#8217;inadeguatezza.<\/p>\n<p>La civilt\u00e0 moderna ha ristretto sempre pi\u00f9 e, alla fine, abolito il concetto della colpa. Caduto il concetto della colpa, cade anche l&#8217;esigenza della redenzione e dello strumento ad essa necessaria, che \u00e8 la grazia. L&#8217;essere umano, ente finito, vuol farsi norma e legge a s\u00e9 medesimo; ma non sa ove fondare le sue proprie leggi, data la natura sempre transeunte delle norme morali. Da quella mutevolezza, egli trae la conclusione che non esiste alcuna Legge e cade nella forma pi\u00f9 orgogliosa e distruttiva di antropocentrismo: come se il mondo intero fosse fatto a suo uso e consumo. E cos\u00ec \u00e8 stato: senza gratitudine per gli altri enti, senza alcun senso di moderazione nei loro confronti, l&#8217;essere umano fattosi Dio a s\u00e9 medesimo ha costituito la pi\u00f9 rande calamit\u00e0 per tutti gli enti non-umani (oltre che, beninteso, per moltissimi esseri umani: Hiroshima \u00e8 un crimine contro il creato, ma lo \u00e8 anche contro l&#8217;uomo). Questo \u00e8 il terreno fertile ove \u00e8 maturata la mutazione antropologica consistente nella rimozione della colpa.<\/p>\n<p>Al processo di Norimberga abbiamo visto degli esseri umani, responsabili di crimini orrendi, negare che quelle azioni fossero colpe. (Tralasciamo, in questa sede, gli aspetti aberranti di quel processo dal punto di vista giuridico; e tralasciamo pure il fatto, storicamente inoppugnabile, che le potenze giudicanti commisero, nella seconda guerra mondiale, crimini che sarebbero stati altrettanto meritevoli di una dura sanzione internazionale, a cominciare dalle distruzioni aeree compiute ai danni delle popolazioni civili). Quella imperturbabilit\u00e0, quella fredda determinazione a negare ogni addebito li abbiamo visti dipinti sui volti di molti esseri umani che le tristi cronache di violenza dei nostri giorni ci hanno mostrato in continuazione. Si arriva al punto di uccidere un essere umano, per futili motivi, trafiggendogli un occhio con la punta di un ombrello: e di cercare di far ricadere la responsabilit\u00e0 dell&#8217;accaduto su una presunta violenza compiuta dalla vittima. Qualunque cosa, qualunque menzogna pur di negare la colpa, pur di sfuggire alla pena. Abbiamo visto amministratori e finanzieri corrotti, che da anni gestivano giri perversi di tangenti d&#8217;ogni tipo, assumere i toni dell&#8217;innocenza ferita e sbraitare che i veri delinquenti erano i giudici che li perseguivano. Abbiamo visto capi ella malavita organizzata, responsabili della morte di decine di esseri umani, arringare senza pudore il pubblico nelle aule di giustizia, vantando le loro benemerenze di brave persone, oneste e laboriose. Abbiamo visto e vediamo governi e addirittura popoli (come quello turco) negare crimini collettivi come il genocidio, ove persero la vita milioni d&#8217;individui. E vediamo capi di Stato dare inizio a operazioni di guerra (senza avere il coraggio di chiamarle tali) che dovrebbero, secondo le loro parole, portare alla vittoria del Bene sul Male: il tutto provocando sofferenze indicibili e la morte di un numero incalcolabile di persone, senza parlare dell&#8217;uso sistematico della tortura, della menzogna, dell&#8217;impiego di armi proibite dalle leggi internazionali, della manipolazione della verit\u00e0.<\/p>\n<p>Come stupirsi se, in un tale contesto culturale, sempre pi\u00f9 assistiamo allo spettacolo di singoli individui che, dopo aver commesso il male, si dicono assolutamente innocenti, e a questo doppio delitto aggiungono quello di accusare persone totalmente estranee per depistare la ricerca della verit\u00e0?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le cronache degli ultimi tempi ci hanno scaraventato addosso un campionario degli orrori quale mai avremmo potuto immaginare, pur cos\u00ec induriti al clima di crescente crudelt\u00e0<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[92],"class_list":["post-26548","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26548","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26548"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26548\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26548"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26548"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26548"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}