{"id":26544,"date":"2021-12-08T09:42:00","date_gmt":"2021-12-08T09:42:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/12\/08\/la-responsabilita-dei-padri-nel-destino-dei-figli\/"},"modified":"2021-12-08T09:42:00","modified_gmt":"2021-12-08T09:42:00","slug":"la-responsabilita-dei-padri-nel-destino-dei-figli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/12\/08\/la-responsabilita-dei-padri-nel-destino-dei-figli\/","title":{"rendered":"La responsabilit\u00e0 dei padri nel destino dei figli"},"content":{"rendered":"<p>Un vecchio adagio afferma che le colpe dei padri ricadono sui figli; e per quanto possa suonare sgradevole ai delicatissimi orecchi delle ultime generazioni, che sono state irrorate di buonismo in quantit\u00e0 tale da non poter quasi respirare un&#8217;aria diversa, e che specialmente in ambito educativo detestano concetti come responsabilit\u00e0, disciplina, colpa e castigo, si tratta pur sempre di un&#8217;idea fondamentalmente giusta, che descrive fedelmente quanto accade nella realt\u00e0. Certo, se si parte dal sacro dogma che la colpa non esiste e che tanto meno pu\u00f2 esistere una colpa trasmissibile da una generazione all&#8217;altra, una simile idea risulta semplicemente inaccettabile: che razza di mondo \u00e8 quello in cui la giustizia non si applica a chi sgarra dalla retta via, ma ai suoi figli o ai suoi nipoti completamente innocenti? Eppure, sbaglia chi se la prende coi fatti per dar ragione alle teorie, perch\u00e9 sono le teorie che devono fare i conti coi fatti, piaccia o no. E la realt\u00e0 fattuale dice che le cose vanno proprio cos\u00ec: che le colpe dei padri, o, se non \u00e8 gradita la parola colpe, le responsabilit\u00e0 dei padri, ricadono inevitabilmente sui figli. Con buona pace di quei filosofi buonisti e giusnaturalisti secondo i quali l&#8217;essere umano nasce gi\u00e0 con una sfilza di diritti lunga cos\u00ec, e null&#8217;altro pu\u00f2 attendesi dalla vita se non di vederli pienamente rispettati da parte degli uomini, delle istituzioni e delle circostanze.<\/p>\n<p>La modernit\u00e0 \u00e8 una terribile macchina di distruzione che \u00e8 passata come un rullo compressore sulle cose pi\u00f9 belle e pi\u00f9 necessarie all&#8217;integrit\u00e0 e alla pace degli uomini. La prima ad essere presa nel tritacarne della modernit\u00e0 \u00e8 stata la famiglia. Da luogo privilegiato degli affetti e della protezione, dell&#8217;educazione e della maturazione, della solidariet\u00e0 e della collaborazione, \u00e8 divenuta il campo di battaglia di tutte le tensioni, le frustrazioni e le promesse mancate, nel quale ciascuno scaglia la sua rabbia sugli altri o proietta di su di essi i propri fantasmi. Il rapporto genitori-figli \u00e8 stato stravolto e quasi capovolto; quello fra marito e moglie \u00e8 stato anch&#8217;esso radicalmente sovvertito, con un impressionante scambio di ruoli, che ha reso entrambi pi\u00f9 soli e infelici di prima. Questo drammatico cambiamento \u00e8 avvenuto, nel caso della societ\u00e0 italiana, nel corso delle ultime due generazioni: fino a cinquant&#8217;anni fa la famiglia era ancora, in moltissimi casi, un luogo sicuro e protetto, dove i coniugi si aiutavano e i figli si sentivano protetti. L&#8217;attacco contro la famiglia \u00e8 stato condotto sia dalla cultura dominante, la cultura progressista e massonica di radice anticristiana, sia dai meccanismi materiali della modernit\u00e0, ad esempio dalla necessit\u00e0 di portare a casa un altro stipendio e quindi con l&#8217;aggravio, per la donna, di farsi scarico del ruolo di lavoratrice oltre che di madre. Ma soprattutto la cultura veicolata dalle agenzie d&#8217;informazione, dalla scuola e dall&#8217;universit\u00e0, nonch\u00e9 da romanzi e opere letterarie, ha scatenato la conflittualit\u00e0 all&#8217;interno della famiglia e ha messo gli uni contro gli altri, in particolare le mogli contro i mariti e i figli contro i genitori. Il tutto mentre ovunque si respira l&#8217;atmosfera libertina e permissiva della trasgressione eretta a nuovo stile di vita: trasgressione che stuzzica le voglie proibite non solo dei giovani, ma anche dei meno giovami; non solo dei figli, ma anche dei genitori, in una babilonia infernale dove ciascuno cerca di strappare qualche brandello di piacere a spese degli altri. Perch\u00e9 inevitabilmente qualcuno soffre quando non si rispettano pi\u00f9 gli impegni presi e i ruoli stabiliti dalla natura e dalla societ\u00e0; quando i genitori invece di dare il buon esempio vanno a caccia di emozioni forti e i figli, invece di rispettare i genitori, li disprezzano, li usano e li sfruttano per ottenere ci\u00f2 che desiderano, senza dover lavorare o con il minimo della fatica strettamente necessaria. Oggi la fase dello scontro aperto \u00e8 passata; \u00e8 stata tipica degli anni &#8217;60 e &#8217;70 del secolo scorso, poi si \u00e8 smorzata; ma in un certo senso le cose sono ulteriormente peggiorate, perch\u00e9 \u00e8 come se le generazioni successive abbiano dato per scontato che una famiglia degna di questo nome, dove ci si ascolta, ci si aiuta e ci si rispetta reciprocamente, \u00e8 solo un&#8217;utopia regressiva, da relegare nella soffitta polverosa dei nonni. Del resto, oggi il matrimonio quasi caduto in disuso; vigono le unioni temporanee, che pretendono gli stessi diritti di quelle matrimoniali, ma non intendono sobbarcarsi gli stessi doveri: e sulla base della provvisoriet\u00e0 non si pu\u00f2 costruire alcunch\u00e9 di solido e durevole, tanto meno una rete di relazioni sociali calde e disinteressate, fondate sull&#8217;affetto e non sull&#8217;interesse.<\/p>\n<p>In questa sede, per delimitare un argomento che sarebbe vastissimo, ci limiteremo a una breve riflessione sulle &quot;colpe&quot;, o le responsabilit\u00e0, dei padri nei confronti dei figli. Se dovessimo allargare lo sguardo alle colpe delle madri, sia chiaro, non finiremmo pi\u00f9: perch\u00e9, con buona pace della cultura femminista, sulla base dei fatti e della esperienza di vita che ci ha fatto conoscere numerosi psicologi e psicoterapeuti, osiamo affermare che il grande problema \u00e8 rappresentato oggi dalle madri, le quali tirano su dei figli pieni di complessi; e che i danni causati dalle madri alle future generazioni sono immensamente maggiori di quelli causati dai padri. Tuttavia, adesso \u00e8 sui padri che faremo una riflessione; delle madri, delle loro nevrosi e delle frustrazioni che riversano senza piet\u00e0 sui figli, e soprattutto sulle figlie, parleremo un&#8217;altra volta.<\/p>\n<p>I padri, dunque. Non \u00e8 che essi abbiano la vita molto facile, da quando la psicanalisi ha diffuso lo stereotipo del padre\/padrone che i figli invidiano e odiano <em>naturalmente<\/em>, anche perch\u00e9 gelosi del suo rapporto sessuale con la madre. Immenso \u00e8 il danno che la cosiddetta cultura freudiana, pi\u00f9 o meno ortodossa, pi\u00f9 o meno spuria, ha causato al rapporto fra padri e figli: giacch\u00e9 il freudismo, lungi dall&#8217;essere una scienza, \u00e8 innanzitutto un&#8217;ideologia (e una moda culturale) che odia intimamente la famiglia e che detesta innanzitutto il ruolo del padre, ammantando tale odio sotto una vernice di teorie pi\u00f9 o meno arzigogolate, pi\u00f9 o meno mostruose e aberranti, che solo una societ\u00e0 corrotta e impazzita come la nostra poteva prendere per buone e farne addirittura la base per una sedicente terapia dei disturbi mentali. Da parte loro, non si pu\u00f2 dire che i padri, a partire dalla seconda met\u00e0 del XX secolo, siano stati immuni da critiche: molti di loro si son fatti trascinare dalla smania, tipicamente moderna, della ricerca della felicit\u00e0 indipendentemente dal loro ruolo di mariti e di genitori, anzi spesso calpestando i doveri e le responsabilit\u00e0 che tali ruoli comportano, per inseguire miraggi di &quot;felicit\u00e0&quot; consistenti nel disorganizzare la propria famiglia a vantaggio di relazioni e avventure extraconiugali, se non addirittura piantando moglie e figli per creare nuove unioni. Sempre con donne molto pi\u00f9 giovani e spesso assumendo la paternit\u00e0 di altri figli, nati da precedenti matrimoni.<\/p>\n<p>Un caso molto particolare, e tuttavia interessante perch\u00e9 riassume svariati aspetti della crisi della figura del padre, \u00e8 quello degli intellettuali, specialmente di area progressista e perci\u00f2 aperti a idee anticonformiste e fortemente polemiche con la cultura e i valori diffusi a livello popolare. Ne scegliamo uno fra i pi\u00f9 significativi del &#8216;900, quello di James Joyce. Per farsi un&#8217;idea del suo rapporto con la cultura e i valori del suo ambiente di origine, giova ricordare che sua madre, sul letto di morte, lo supplic\u00f2 di riaccostarsi alla fede cattolica, dalla quale si era allontanato, e di confessarsi e comunicarsi: egli non solo rifiut\u00f2, ma dopo la morte di lei, rifiut\u00f2 anche d&#8217;inginocchiarsi a pregare col resto della famiglia presso il capezzale della defunta. Questo pu\u00f2 dare un&#8217;idea dell&#8217;odio che egli doveva provare per la religione dei padri e della durezza di cuore che seppe mostrare nei confronti della madre morente. Uomo irrequieto, sempre in movimento attraverso l&#8217;Europa, egli trascin\u00f2 la moglie e i due figli nella sua vita irrequieta e movimentata; tormentato da pulsioni dissociative, rivers\u00f2 nei suoi libri e in una vita di societ\u00e0 apparentemente allegra e spensierata il proprio dissidio intimo. Invece i suoi figli, che non avevano una tale valvola di sfogo, soffrirono del clima poco equilibrato che si respirava in famiglia ed ebbero un&#8217;esistenza triste e fallimentare; anche perch\u00e9 cercarono di seguire le orme del padre soprattutto in ambito canoro &#8211; Joyce era un ottimo tenore e da giovane aveva esitato fra la carriera musicale e quella letteraria &#8212; ma non ebbero alcun successo.<\/p>\n<p>Citiamo dalla biografia <em>Joyce<\/em> di Chester G. Anderson (titolo originale: <em>Joyce<\/em>, Thames and Hudson Ltd.1967; traduzione di Maria Teresa Marenco, Milano, Edizioni CDE, 1989, pp. 100-104):<\/p>\n<p><em>Giorgio, adesso quindicenne [nel 1920], e Lucia, di due anni pi\u00f9 giovane, stavamo avvicinandosi alla crisi dell&#8217;adolescenza. Avevano avuto la loro dose di guai: crescere come stranieri in paesi continuamente doversi con l&#8217;inevitabile confusione di lingue, l&#8217;interruzione continua degli studi, il senso di solitudine, il perenne traslocare da una casa all&#8217;altra, l&#8217;avere per padre un uomo impegnato a scrivere libri difficili e poco redditizi, a sfuggire ai creditori e a cercare sollievo quotidiano in allegre compagnie e frequenti sbronze. Inoltre Joyce commise frequenti &quot;errori&quot; nel&#8217;educazione dei figli, trascurando ogni forma di disciplina al di fuori di esplosioni d&#8217;ira. I figli furono costretti a cercare un&#8217;identit\u00e0 all&#8217;ombra del genio del padre, un genio insolito, di natura complessa, essenzialmente portato alla dissociazione e tenuto insieme da continui atti &#8216;topografici&#8217; della volont\u00e0. Le vite dei figli riflettono parte del pathos della vita di Joyce, un pathos di cui lui stesso era pienamente cosciente, ma dal quale cercava sempre di proteggersi con l&#8217;humour e i suoi scritti.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma la componente eroica della lotta di Joyce aveva l&#8217;effetto di inficiare lo sviluppo dei figli. Nel 1920 la schizofrenia di Lucia cominci\u00f2 a essere evidente e si sarebbe aggravata divenendo per certi verso un&#8217;immagine distorta delle tendenze dissociative del padre &#8212; nonostante le attente cure di cui fu oggetto. Giorgio, d&#8217;altra parte, che a sedici anni stava per completare i suoi burrascosi studi, non vedeva davanti a s\u00e9 grandi opportunit\u00e0 di carriera. Sia lui che Lucia fecero sforzi pi\u00f9 o meni futili per imitare il padre, Giorgio come cantante il cui massimo successo fu la National Broadcasting Corporation di New York, Lucia in campo artistico, prima come cantante, poi come ballerina, scrittrice e infine come disegnatrice di lettering miniato per libri. Questi miseri tentativi fallirono con gran sconforto sia dei genitori sia dei figli. Joyce trasform\u00f2 questo sconforto nell&#8217;allegria e nella riconciliazione di &quot;Finnegans Wake&quot;, ma sotto l&#8217;ambivalenza complessa e baroccamente predace di quel libro &quot;umoroso&quot; si nasconde il dolore.<\/em><\/p>\n<p>Il quadro di questa famiglia disfunzionale \u00e8 impietoso: con un padre &quot;geniale&quot; ma inaffidabile, imprevedibile, con forti tendenze dissociative della personalit\u00e0 e con un grumo di conflitti irrisolti, anche di natura sessuale (non disdegnava, da giovane, prendere la futura sposa alla maniera dell&#8217;amore greco, registrando poi sul diario anche dettagli come i peti che lei emetteva in tali circostanze), una moglie che verr\u00e0 sposata solo molto tardi e per ragioni testamentarie, e due figli destinati a una vita infelice, schiacciati dal confronto con la figura paterna, e una di loro assediata dalla schizofrenia. Sorge spontaneo il confronto con una famiglia assai pi\u00f9 numerosa, ma eccezionalmente serena e collaborativa: quella di Johann Sebastian Bach. Da due matrimoni (la prima moglie lasci\u00f2 il musicista vedovo a soli quarant&#8217;anni) nacquero venti figli, e non risulta che uno solo di essi abbia subito effetti negativi dalla vicinanza del genio paterno. Al contrario: cinque figli divennero musicisti assai apprezzati, perfino pi\u00f9 apprezzati del &quot;vecchio&quot; Bach, almeno fino alla sua riscoperta da parte di Mendelssohn. Ogni giorno la famiglia si riuniva per fare musica: il padre suonava e i figli e la moglie cantavano in coro; l&#8217;armonia era perfetta, il clima sereno e raccolto. E non \u00e8 che il buon Johann Sebastian non avesse le sue gatte da pelare, anche di natura economica: doveva sempre stare vigile e se necessario litigare coi superiori per vedersi riconosciuto il pieno diritto allo stipendio di organista e maestro del coro. La potente personalit\u00e0 di quell&#8217;uomo non mise mai in ombra i suoi figli, che, al contrario, furono valorizzati al massimo: e ci\u00f2 smentisce l&#8217;idea, tipicamente moderna, che il genio sia sinonimo di sregolatezza. Bach \u00e8 stato il genio pi\u00f9 regolato, pi\u00f9 responsabile e, se si vuol pronunciare l&#8217;orribile parola, pi\u00f9 borghese che l&#8217;Europa abbia mai visto: e la sua musica parla al cuore di ogni essere umano, intatta nella sua profondit\u00e0 e nella sua bellezza, attraverso lo scorrere degli anni e dei secoli. Che dire dell&#8217;opera letteraria di James Joyce? Rester\u00e0 intatta nella sua profondit\u00e0 e nella sua bellezza per le generazioni future? Anche se la cultura progressista dominante nel XX secolo, e, per forza d&#8217;inerzia, anche al principio del XXI, lo ha innalzato nel Pantheon dei maggiori scrittori, e forse ancor pi\u00f9 dei maggiori intellettuali, vi \u00e8 ragione di credere che una tale fama sia a dir poco esagerata; che sia stata gonfiata artificialmente, come nel caso di altri pretesi &quot;geni&quot; novecenteschi, da Svevo a Kafka e da Woolf a Montale; e che un giorno il suo nome sparir\u00e0 dalle antologie o sar\u00e0 relegato in fondo pagina, o in una nota, pi\u00f9 quale fenomeno culturale (come nel caso di Byron, per intenderci) che come genio letterario, quale non fu. La narrativa di Joyce \u00e8 difficile non perch\u00e9 sia particolarmente profonda, ma perch\u00e9 la comprendono solo le intelligenze contorte e le personalit\u00e0 problematiche, come era lui.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un vecchio adagio afferma che le colpe dei padri ricadono sui figli; e per quanto possa suonare sgradevole ai delicatissimi orecchi delle ultime generazioni, che sono<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[92],"class_list":["post-26544","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26544","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26544"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26544\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26544"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26544"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26544"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}