{"id":26537,"date":"2022-03-11T10:58:00","date_gmt":"2022-03-11T10:58:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/03\/11\/la-realta-esiste-la-verita-e\/"},"modified":"2022-03-11T10:58:00","modified_gmt":"2022-03-11T10:58:00","slug":"la-realta-esiste-la-verita-e","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/03\/11\/la-realta-esiste-la-verita-e\/","title":{"rendered":"La realt\u00e0 esiste, la verit\u00e0 \u00e8"},"content":{"rendered":"<p>La filosofia che rende ragione del reale \u00e8 il realismo, e tutta la concezione cristiana della vita presuppone una lettura realistica della realt\u00e0. Fin qui \u00e8 tutto chiaro, o almeno dovrebbe esserlo. Bisogna per\u00f2 precisare, a scanso di equivoci, che il realismo aristotelico e tomista, e dunque il realismo cristiano, non equivale ad una passiva registrazione della realt\u00e0: per cui, quando si dice che, per esso, la realt\u00e0 \u00e8 quella che \u00e8 (principio di identit\u00e0: una mela \u00e8 una mela) e non \u00e8 altro da s\u00e9 (principio di non contraddizione: una mela non \u00e8 un&#8217;arancia) non s&#8217;intende dire che la realt\u00e0 come appare, cio\u00e8 il fenomeno, coincide senz&#8217;altro con la verit\u00e0 profonda della cosa. Ciascun ente presenta un lato esteriore e visibile e un lato interiore nascosto, e cos\u00ec in particolare l&#8217;uomo, creatura anfibia, fatta di corpo e spirito, il cui mistero \u00e8 talmente abissale che prevede sia la possibilit\u00e0 ch&#8217;egli s&#8217;innalzi fino quasi al livello degli Angeli, sia che si sprofondi fino quasi al livello dei demoni. Pertanto, siamo ben consapevoli, quando diciamo che la visione cristiana della vita \u00e8 prettamente realistica, che il suo &quot;realismo&quot; \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 ampio e complesso della pura e semplice percezione e riproduzione della realt\u00e0 visibile: per il cristiano, il reale \u00e8 fatto sia di ci\u00f2 che si vede, e che appartiene all&#8217;ordine naturale, sia di ci\u00f2 che \u00e8 invisibile all&#8217;occhio, e tuttavia \u00e8 la parte essenziale, quella di ordine soprannaturale. Se si perde di vista questo fatto; se sci si scorda, anche solo per un attimo, la doppia cittadinanza dell&#8217;uomo e, in generale, il duplice ordine di cose che permea di s\u00e9 l&#8217;intero universo, si cade nel materialismo e nel pragmatismo calcolante, opportunistico, banale. L&#8217;uomo \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 del suo corpo e delle sue funzioni biologiche, e la stessa materia, parlando in generale, \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 delle sue propriet\u00e0 fisiche e chimiche e delle sue reazioni fisiologiche.<\/p>\n<p>In altre parole, vi \u00e8 un mistero al fondo del reale, e per rendere conto di tale mistero non bastano gli strumenti delle scienze fisiche: \u00e8 necessaria la metafisica. Bisogna sempre tener presente che ogni singolo ente, anche il pi\u00f9 umile, come un filo d&#8217;erba, rimanda alla trascendenza; e che pertanto conoscere veramente la realt\u00e0 non equivale a fotografarla e a catalogarla, ma a coglierne anche l&#8217;aspetto invisibile, l&#8217;aspetto essenziale, che coincide con la peculiarit\u00e0 del suo statuto ontologico. Nel caso dell&#8217;uomo, tale peculiarit\u00e0 \u00e8 fatta di ragione e volont\u00e0, ma con il necessario presupposto della libert\u00e0: infatti sia la ragione che la volont\u00e0 sarebbero inutili se non vi fosse la libert\u00e0, in quanto solo la libert\u00e0, ossia la possibilit\u00e0 di scegliere, e di scegliere consapevolmente e responsabilmente (ch\u00e9 altrimenti non di scelta autentica si tratterebbe, ma di giocare alla <em>roulette<\/em>, puntando a casaccio su questa o quella opzione) danno un senso, un fine e uno scopo all&#8217;una e all&#8217;altra. Si provi ad immaginare l&#8217;uomo privato della libert\u00e0, come immaginano certe scuole filosofiche e anche certi indirizzi teologici, primo fra tutti il protestantesimo, e si avr\u00e0 lo spettacolo di un essere preso in trappola, in quanto dotato di due strumenti formidabili, che lo distinguono e lo innalzano rispetto a tutte le altre creature viventi, condannati per\u00f2 a girare inutilmente su se stessi, senza produrre altro che una crescente consapevolezza della loro sterilit\u00e0 e impotenza e quindi un&#8217;angoscia insopportabile, sfociante inevitabilmente nella disperazione.<\/p>\n<p>Tale, infatti, \u00e8 la condizione dell&#8217;uomo secondo la maggior parte delle filosofie moderne, non a caso private della dimensione metafisica; e tale \u00e8 la condizione umana che si riflette nella maggior parte delle opere letterarie, poetiche, teatrali e cinematografiche. Se l&#8217;uomo disponesse della ragione e della volont\u00e0, ma non della libert\u00e0, la sua condizione sarebbe quella di una drammatica, atroce beffa esistenziale: la ragione gli servirebbe solo a misurare il vicolo cieco nel quale egli si troverebbe chiuso, e la volont\u00e0 non servirebbe assolutamente a nulla, sarebbe del tutto superflua e perfino distruttiva, dato che essa \u00e8 lo strumento per la realizzazione dei fini, ma una vita senza scopo \u00e8 anche una vita senza alcun fine, e in tal caso la volont\u00e0, riducendosi a girare a vuoto, finirebbe per rivolgersi contro l&#8217;uomo stesso.<\/p>\n<p>Un filosofo italiano del &#8216;900, oggi poco ricordato e quindi pochissimo conosciuto, specie dai giovani, il quale ha dedicato ampie riflessioni sul tema del rapporto fra realt\u00e0 e verit\u00e0, nel contesto di una visione metafisica d&#8217;ispirazione cristiana, \u00e8 stato il siciliano Pietro Mignosi (Palermo, 28 giugno 1895-Milano, 15 luglio 19337), professore a Palermo e infine incaricato alla Cattolica di Milano e prima fondatore, nel 1928, della rivista <em>La Tradizione.<\/em> Ricordiamo di lui, nell&#8217;ambito speculativo, <em>L&#8217;unit\u00e0 filosofica<\/em> (1920), <em>Etica del cristianesimo<\/em> (1924), <em>Introduzione alla dialettica<\/em> (1925), <em>Critica dell&#8217;identit\u00e0<\/em> (1926), <em>Conoscenza e trascendenza<\/em> (1927), <em>Ragione e Rivelazione<\/em> (1930) e <em>Arte e Rivelazione<\/em> (1933); mentre in ambito letterario &#8212; poich\u00e9 egli fu anche un critico letterario di notevole finezza &#8211; <em>L&#8217;eredit\u00e0 dell&#8217;Ottocento<\/em> (1925), <em>La poesia italiana di questo secolo<\/em> (1929), <em>Linee di una storia della nuova poesia italiana<\/em> (1933) e <em>Il segreto di Pirandello<\/em> (1937), ai quali si devono aggiungere un paio di romanzi, <em>Perfetta letizia<\/em> (1931) e <em>Gioia d&#8217;agave<\/em> (1934) e il racconto lungo <em>L&#8217;Azzolora<\/em> (1931), i quali attestano in lui anche uno spiccato talento narrativo, a completamento d&#8217;una personalit\u00e0 veramente poliedrica.<\/p>\n<p>La posizione metafisica di Mignosi, che si focalizza nella dialettica e nella convergenza sostanziale di arte e filosofia, \u00e8 stata sintetizzata da Salvatore Di Marco, classe 1932, poeta e storico della letteratura di Sicilia, una specie di memoria vivente della cultura della sua isola, nel saggio <em>Il cristianesimo &quot;difficile&quot; di Pietro Mignosi<\/em>, di cui riportiamo il passaggio centrale (in: <em>Oltre il muro. Rivista quadrimestrale di letteratura e teologia<\/em>, anno VI, n. 1, gennaio 2008, interamente dedicato alla rievocazione della figura del filosofo, pp. 6-7):<\/p>\n<p><em>\u00abDisgiungere l&#8217;arte dalla filosofia &#8212; oltre ad essere fatica vana &#8211; \u00e8 opera di distruzione: LA FILOSOFIA \u00c8 LA VITA DELL&#8217;INDAGINE SULLA VITA, L&#8217;ARTE \u00c8 L&#8217;ESPRESSIONE DELLA VITA STESSA (&#8230;). La vita \u00e8 spirito e materia, cos\u00ec come l&#8217;arte \u00e8 contenuto e forma. L&#8217;errore di tutte le costruzioni estetiche deriva da un errore puramente filosofico, specie nella questione che deve passare tra contenuto e forma e che da una serie di deduzioni puramente logiche ed organiche, ci porr\u00e0 di fronte alle due formule: L&#8217;ARTE FINE A SE STESSA, L&#8217;ARTE CON FINALIT\u00c0 ETICA.\u00bb [da: P. Migliosi, &quot;Monismo estetico&quot;, n. 1 della rivista &quot;Nuovo Romanticismo&quot;, luglio 1914].<\/em><\/p>\n<p><em>In questa prima fase, al centro del ragionare di Pietro Mignosi troviamo situato degnamente l&#8217;uomo inteso come &quot;base della vita morale&quot; che, diversamente da Kant, vede nella vita la sintesi di &quot;carne e spirito&quot;, quella sintesi che egli poneva al fondamento della concezione dell&#8217;estetica affermata dal movimento palermitano dei &quot;nuovi romantici&quot;. Perci\u00f2, contestando a Kant la distinzione tra l&#8217;io empirico e l&#8217;io assoluto, Mignosi recuperava integralmente quella medesima idea della persona umana elaborata nella &quot;Summa Teologica&quot; di san Tommaso, e cos\u00ec &#8211; pertanto &#8211; scriveva:<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abAlla perfettissima concezione tomistica dell&#8217;io in hominibus ex unione animae ad corpus constituntur persona, si opponeva una concezione irreale, e che prescindeva da ogni attivit\u00e0 fenomenica e pratica della vita: e ad una rigida unit\u00e0 di concezione veniva sovrapposto un dualismo con basi aprioristicamente gratuite. Ammalata la filosofia, si ammal\u00f2 l&#8217;estetica. La vita \u00e8 spirito e materia: un dualismo nominale e un monismo sostanziale\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Partendo da tale posizione teoretica, il giovane Mignosi penava dunque ad un&#8217;arte capace di tornare ad un \u00ablavoro di introspezione\u00bb poich\u00e9 &#8212; sulla base della lezione tomistica &#8211; \u00abnoi non possiamo abbandonare la carne per lo spirito, n\u00e9 lo spirito per la carne\u00bb. Ed \u00e8 molto interessante, onde poter capire il futuro Mignosi, riprendere qui un passaggio come questo:<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abRitorniamo all&#8217;uomo! Ma l&#8217;uomo non \u00e8 espressione solamente fenomenica: egli vive ed ha in s\u00e9 tutti i germi della trascendenza. Non sola carne, non solo spirito, ma armonica fusione di carne e di spirito: ecco la vita\u00bb. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>E l&#8217;arte non poteva che essere lo specchio della vita, essa stessa vita, su questi temi, e lungo tale linea di pensiero, Mignosi ritorn\u00f2 in un altro scritto su &quot;Nuovo Romanticismo&quot; del settembre di quel&#8217;anno: si tratta di &quot;Guazzabuglio&quot; scritto in gran parte sul calco dei modelli aforistici,spesso epigrammatici e talvolta sinteticamente paragrafici: un modello di scrittura che utilizzer\u00e0 in talune sue opere di pensiero quali, ad esempio, &quot;Arte e Rivelazione&quot; del 1933. Egli scrive:<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abIl primigenio concetto di tutte le cose \u00e8 il concetto di Vita; da esso derivano tutti i concetti accessori che sono la sua espressione. PER ARRIVARE ALLA CONOSCENZA DEL CONCETTO DI VITA, NON ABBIAMO CHE UNA STRADA: LA METAFISICA, perocch\u00e9 la vita \u00e8 concetto assoluto per eccellenza.\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>E poich\u00e9, come gi\u00e0 aveva detto, l&#8217;arte \u00e8 espressione diretta della vita, il passaggio che affronta il Mignosi \u00e8 non solo impegnativo suo piano teoretico, ma anticipa quegli sviluppi dl suo pensiero (penso a opere come &quot;Introduzione alla dialettica&quot; del 1925), alla contemporanea &quot;Etica del cristianesimo&quot;, a &quot;Conoscenza e trascendenza&quot; del 1928, per non parlare di &quot;Ragione e Rivelazione&quot; del 1930). Rileggiamo i punti essenziali di &quot;Guazzabuglio&quot;, a partire dalla affermazione preliminare che :<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abper esprimere la vita bisogna arrivare alla sua conoscenza per metafisica ambulazione: ecco perch\u00e9 l&#8217;are presuppone la trascendenza\u00bb. Non abbiamo ancor ai fondamenti per un teoria cattolica dell&#8217;estetica, anche perch\u00e9 un obiettivo cos\u00ec ambizioso sarebbe stato sproporzionato rispetto alle possibilit\u00e0 concrete di fronteggiarlo da parte di un giovane studioso che ancora non aveva raggiunto i suoi vent&#8217;anni. Ne abbiamo per\u00f2 certi presupposti, e quelli ci portano a confrontarci con alcuni concetti essenziali quali la nozione tomistica di persona, e ora l&#8217;idea di trascendenza. In quella fase di pensiero di Mignosi andava tuttavia attestandosi una serie di punti fermi che egli chiamava verit\u00e0 preliminari, e che sintetizzava (forse troppo) cos\u00ec:<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abLA VERIT\u00c0 NON \u00c8 UGUALE ALLA REALT\u00c0. LA VERIT\u00c0 \u00c8 INDIPENDENTE DALLA REALT\u00c0. LA REALT\u00c0 ESISTE. LA VERIT\u00c0 \u00c8. LA FILOSOFIA HA L&#8217;ASSOLUTO DOMINIO DELLA VERIT\u00c0. LA SCIENZA EMPIRICA \u00c8 IL RELATIVO DOMINIO DELLA REALT\u00c0\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Ricapitolando. Mettendo fra parentesi, in questa sede, perch\u00e9 non ci interessa, la teoria estetica di Pietro Mignosi, cogliamo lo spunto, di sapore squisitamente tomista, a proposito della dialettica di carne e spirito, o, se si preferisce, di materia e spirito, che poi rinvia alla concezione pirandelliana -e da ci\u00f2, senza dubbio, il particolare interesse di Mignosi per il grande drammaturgo, nel quale vedeva uno spirito essenzialmente religioso &#8211; della dialettica inconciliabile tra forma e vita: il personaggio ha la forma, ma non ha la vita; la persona, viceversa, ha la vita, ma non possiede una forma, perch\u00e9 la vita non si lascia imbrigliare e imprigionare in una forma definita (inutile dire che il termine <em>forma<\/em>, in Pirandello, ha un significato ben diverso da quello che ha in san Tommaso, sia in s\u00e9 stesso, sia nel rapporto con la materia; lo si potrebbe accostare, per taluni aspetti, al concetto di <em>rappresentazione<\/em> nella filosofia di Schopenhauer). Pietro Mignosi vuole appunto superare tale inconciliabilit\u00e0 e mostrare, secondo la lezione di Tommaso, che la persona \u00e8 uno spirito incarnato. Da ci\u00f2 il suo rifiuto tanto di uno spiritualismo astratto e irrazionale, quanto di un realismo che smarrisce la dimensione metafisica e si riduce a identificare il reale con l&#8217;essere. Invece, e questa \u00e8 la sua intuizione pi\u00f9 feconda, il reale non coincide con l&#8217;essere, cos\u00ec come la realt\u00e0 con coincide con la verit\u00e0. C&#8217;\u00e8 una verit\u00e0 esteriore ed apparente delle cose, e c&#8217;\u00e8 una verit\u00e0 profonda, che sfugge allo sguardo e appare solo al pensiero e alla luce della Rivelazione. L&#8217;artista \u00e8 colui che sa cogliere la rivelazione (con la lettera minuscola, ma implicitamente anche con la maiuscola) perch\u00e9 sa vedere la totalit\u00e0 delle cose, la parte visibile e la parte nascosta, e quindi sa esprimere la complessit\u00e0 e la ricchezza infinita della vita, andando direttamente al cuore delle cose, alla loro intima verit\u00e0. Ed ecco perch\u00e9 \u00e8 fatica vana voler distinguere e separare nettamente ci\u00f2 che \u00e8 arte e ci\u00f2 che \u00e8 filosofia: poich\u00e9 l&#8217;opera d&#8217;arte, come il pensiero speculativo, &quot;salta&quot; le apparenze esteriori ed ingannevoli e giunge ad afferrare il volto segreto delle cose, cogliendo i nessi che le legano l&#8217;una all&#8217;altra, e tutte quante alla Sorgente donde hanno tratto l&#8217;esistenza. \u00c8 importante, dunque, ricordare che la verit\u00e0 non coincide con la realt\u00e0, perch\u00e9 la verit\u00e0 delle cose \u00e8 pi\u00f9 ampia, pi\u00f9 articolata, pi\u00f9 ricca della realt\u00e0, laddove per realt\u00e0 s&#8217;intende generalmente la realt\u00e0 fenomenica. Se invece per &quot;realt\u00e0&quot; s&#8217;intende la totalit\u00e0 dell&#8217;essere di una cosa, allora il discorso cambia: perch\u00e9 l&#8217;essere totale di ciascuna cosa \u00e8 tutt&#8217;uno con la sua essenza, e dunque con la sua verit\u00e0. La verit\u00e0 infatti \u00e8 la conformit\u00e0 della cosa a se stessa (principio d&#8217;identit\u00e0), ci\u00f2 che la fa essere diversa da tutte le altre (principio di non contraddizione); in termini di giudizio, \u00e8 la conformit\u00e0 del giudizio alla cosa. E mentre le scienze colgono solo la verit\u00e0 fenomenica, l&#8217;arte e il pensiero vanno all&#8217;anima delle cose&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La filosofia che rende ragione del reale \u00e8 il realismo, e tutta la concezione cristiana della vita presuppone una lettura realistica della realt\u00e0. 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