{"id":26534,"date":"2019-07-16T11:48:00","date_gmt":"2019-07-16T11:48:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/07\/16\/la-ragione-conduce-alla-stessa-meta-della-fede-dio\/"},"modified":"2019-07-16T11:48:00","modified_gmt":"2019-07-16T11:48:00","slug":"la-ragione-conduce-alla-stessa-meta-della-fede-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/07\/16\/la-ragione-conduce-alla-stessa-meta-della-fede-dio\/","title":{"rendered":"La ragione conduce alla stessa meta della fede: Dio"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono due modi per arrivare all&#8217;idea di Dio: per affermazione e per esclusione. Il primo \u00e8 stato seguito dai filosofi classici, e in particolare da san Tommaso d&#8217;Aquino, con le sue cinque vie. Egli sostiene che si pu\u00f2 provare l&#8217;esistenza di Dio, in base a queste logiche deduzioni:<\/p>\n<p>1) nel mondo esiste il moto, dunque c&#8217;\u00e8 qualcosa che muove ci\u00f2 che viene mosso; e, risalendo la catena delle cause, si arriva al Motore Primo, che muove tutto ed \u00e8 immobile;<\/p>\n<p>2) tutto ci\u00f2 che esiste presuppone una causa efficiente, ma a sua volta, ci\u00f2 che \u00e8 causato deve avere una causa che sia altro da s\u00e9; perci\u00f2 si giunge all&#8217;idea di una Causa Prima;<\/p>\n<p>3) tutto ci\u00f2 che possiamo vedere \u00e8 di natura contingente: esiste, ma potrebbe anche non esistere, e un tempo infatti non esisteva; perci\u00f2 si deve ammettere qualcosa che sia necessario e non contingente, all&#8217;origine di tutto;<\/p>\n<p>4) tutte le cose possiedono un certo grado di perfezione che \u00e8 sempre relativo, mai assoluto; le cose cio\u00e8 non sono mai del tutto vere, giuste, belle, ecc: e ci\u00f2 presuppone che la perfezione esista e che in essa non vi sia alcuna traccia d&#8217;imperfezione;<\/p>\n<p>5) tutte le cose tendono a un fine, ma nessuna mostra di possedere in s\u00e9 la coscienza di esso, in quanto agiscono meccanicamente: la pianta si accresce, l&#8217;animale si nutre e si riproduce, ecc; dunque deve esserci un fine supremo a cui le cose tendono, e che \u00e8 consapevole del disegno complessivo attestato dalla loro tensione, dunque assolutamente intelligente.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un altro modo per arrivare all&#8217;idea della necessit\u00e0 di Dio, in parte simile a quello tracciato da san Tommaso, ma che pone maggiormente l&#8217;accento sulla impossibilit\u00e0 che Dio non esista, proprio perch\u00e9, se non esistesse, il mondo cos\u00ec com&#8217;\u00e8 ci apparirebbe del tutto inspiegabile, casuale e assurdo. Quando osserviamo il fatto di aver sete, la ragione ci dice che esiste ci\u00f2 che spegne la sete, cio\u00e8 l&#8217;acqua. Cos\u00ec pure, se consideriamo il fatto di aver freddo, giungiamo alla conclusione che noi abbiamo la nozione del calore: se non l&#8217;avessimo, non avremmo la sensazione del freddo. E cos\u00ec via. Allo stesso modo, se osserviamo il nostro bisogno di Dio, la ragione ci dice che non possiamo esserci creati da noi stessi l&#8217;idea di un assoluto che non esiste, perch\u00e9, se non esistesse, noi non ne avremmo alcuna nozione. Le filosofie ateiste sostengono che noi, alienandoci, duplichiamo la realt\u00e0, e che ci fabbrichiamo un altrove che non c&#8217;\u00e8, per spiegare il mondo reale che non ci soddisfa. Ma perch\u00e9 non ci soddisfa? Se noi fossimo fatti solo di materia nata dal caso; se in noi non vi fosse alcunch\u00e9 di divino, ma solo la natura animale; se fossimo del tutto casuali e contingenti, effimeri e transeunti, chi o cosa avrebbe posto in noi la nozione di <em>un di pi\u00f9<\/em> che soddisfi le nostre pi\u00f9 profonde aspirazioni? Ce lo siamo costruito da soli, essi dicono, proiettando su un oggetto immaginario ci\u00f2 che vorremmo, perch\u00e9 insoddisfatti del presente. Ma, di nuovo: perch\u00e9 siamo insoddisfatti del presente?<\/p>\n<p>Osservando il comportamento degli animali, anche i pi\u00f9 intelligenti, non si percepisce in essi alcuna forma d&#8217;insoddisfazione: essi prendono la vita come viene, l&#8217;accettano e aderiscono al loro vivere giorno per giorno, minuto per minuto. Le loro aspettative sono proporzionate a ci\u00f2 che l&#8217;esperienza dice loro di potersi aspettare. L&#8217;esperienza, ad esempio, insegna loro che, osservando certi accorgimenti, riusciranno a procurarsi il cibo, a trovare o costruirsi un riparo, ad accoppiarsi con la femmina, eccetera. L&#8217;esperienza dice loro quel che sanno e quel che possono attendersi, e niente di pi\u00f9. Ora, se l&#8217;uomo \u00e8 soltanto un animale un poco pi\u00f9 evoluto degli altri, come fa ad avere aspirazioni, desideri, speranze, che vanno molto al di l\u00e0 di ci\u00f2 che il mondo reale presenta loro come possibile e realizzabile? Bisogna ammettere, volenti o nolenti, che in lui vi \u00e8 l&#8217;idea di <em>un di pi\u00f9<\/em> che varca il limite della natura e che non \u00e8 pura immaginazione, perch\u00e9 l&#8217;immaginazione lavora sempre sulla base dell&#8217;esperienza. Nessuno \u00e8 in grado d&#8217;inventare qualcosa dal nulla, qualcosa che non esiste. Viceversa, \u00e8 cosa logica e normale, avvertire la mancanza di qualcosa di cui si ha la nozione, come nel caso, sopra citato, dell&#8217;acqua. In altre parole: se s&#8217;immagina qualcosa che non c&#8217;\u00e8, lo si fa sulla base di quello che \u00e8 possibile alla luce dell&#8217;esperienza; e se si avverte l&#8217;assenza di qualcosa, ci\u00f2 accade perch\u00e9 si ha la nozione, sempre in base all&#8217;esperienza, di quella certa cosa, e che si percepisce mancante proprio perch\u00e9 si sa che esiste. La creatura non pu\u00f2 inventarsi qualcosa d&#8217;inesistente, se con ci\u00f2 s&#8217;intende qualcosa di cui non abbia, n\u00e9 abbia mai avuto, la bench\u00e9 minima esperienza, perch\u00e9 non ne avrebbe neppure la nozione; ma pu\u00f2 solo aspirare a qualcosa di reale, della quale percepisce l&#8217;assenza.<\/p>\n<p>Ora, gli uomini hanno perfettamente la nozione di ci\u00f2 che manca loro per essere felici: hanno cio\u00e8 la nozione della verit\u00e0, imbattendosi continuamente nella menzogna; la nozione della giustizia, dovendo fare cos\u00ec spesso i conti con l&#8217;ingiustizia; della bont\u00e0, in mezzo alle cattiverie; e della bellezza, circondati come sono da tante se brutte Chi ha dato loro l&#8217;idea che tali cose esistono? L&#8217;esperienza, ma per esclusione: come la sete li fa consapevoli che l&#8217;acqua esiste, altrimenti non la proverebbero, cos\u00ec la bruttezza, la malvagit\u00e0, l&#8217;ingiustizia e la falsit\u00e0 li rendono consci del fatto che esiste uno stato dell&#8217;essere in cui tali disarmonie vengono superate e l&#8217;aspirazione al superamento trova la sua realizzazione. Giungiamo cos\u00ec alla conclusione che l&#8217;uomo, a differenza delle altre creature viventi, possiede in se stesso <em>un di pi\u00f9<\/em> che gli fa intravedere un fine superiore della sua esistenza: partendo dal dato naturale dell&#8217;esperienza, egli giunge a concepire e ad aspirare a un qualcosa che non c&#8217;\u00e8, e di cui non avvertirebbe nemmeno la mancanza, se il suo fine fosse semplicemente quello di adattarsi alla vita cos\u00ec com&#8217;\u00e8. Pertanto, c&#8217;\u00e8 qualcosa in lui che non appartiene a questo modo: un barlume di consapevolezza, che pu\u00f2 essere allargato e chiarito, in parte, dalla ragione, del fatto che egli \u00e8 chiamato a grandi cose, ossia a cose che non si inscrivono esclusivamente sul piano della natura; \u00e8 chiamato a trascendere la natura, cosa che evidentemente non pu\u00f2 fare da solo, con le sue sole forze, che sono appunto naturali. A quel punto, egli si rende conto d&#8217;esser giunto in un vicolo cieco: vorrebbe andare oltre, vorrebbe superarsi, ma non lo pu\u00f2; la sua ragione allora gli pare una beffa, perch\u00e9 sembra che gli sia stata data solo per misurare l&#8217;abisso incolmabile che separa le sue aspirazioni dalla realt\u00e0 concreta del mondo in cui si muove., e del quale fa parte. Sia guardando intorno a s\u00e9, sia guardando dentro di s\u00e9, egli non vede altro che cose incomplete, imperfette e transitorie; eppure sente una spinta verso la perfezione, \u00e8 divorato da un fuoco di assoluto, che con la sola esperienza non si spiega, perch\u00e9 va oltre l&#8217;esperienza. \u00c8 come se avesse intravisto in sogno uno squarcio di paradiso, e poi si fosse risvegliato, e gli fosse rimasto nell&#8217;anima quel pungolo, e non riuscisse a darsi pace di dover seguitare a vivere sprofondato nel presente e nel contingente,ora che sa, che ha visto, che ci sono l&#8217;assoluto e l&#8217;eterno. \u00c8 a quel punto che scaturisce, dalla logica stessa della sua contraddizione, l&#8217;evidenza di Dio. \u00c8 da Dio che gli viene quella inquietudine, ed \u00e8 in Dio che potr\u00e0 spegnere la sete di perfezione che lo divora, e in nient&#8217;altro.<\/p>\n<p>Scrive Blaise Pascal nei <em>Pensieri<\/em> (sez. XI, p. 693; tradizione di V. E. Alfieri, Milano, Editoriale Opportunity Book, 1995, p. 208):<\/p>\n<p><em>Vedendo l&#8217;accecamento e la miseria degli uomini, considerando tutto l&#8217;universo muto, e l&#8217;uomo senza luce, abbandonato a se stesso e come smarrito in questo angolo dell&#8217;universo, senza sapere chi ve lo ha messo, che cosa vi \u00e8 venuto a fare, che cosa diventer\u00e0 morendo, incapace di qualsiasi conoscenza, io resto sgomento come un uomo che fosse stato portato nel sonno in un&#8217;isola deserta e spaventosa, e vi si svegliasse senza saper dove \u00e8, e senza veder mezzo per uscirne. A questo pensiero mi meraviglio che non si cada nella disperazione per uno stato cos\u00ec miserando. Vedo accanto a me altre persone, di natura simile; domando loro se sono pi\u00f9 informati di me, e mi rispondono di no; e nondimeno, questi miseri sperduti, avendo guardato intorno a s\u00e9 e visto taluni oggetti piacevoli, si sono dati e attaccati a quelli. Quanto a me, non ho potuto provare questo attaccamento, e considerando come sia pi\u00f9 verosimile che esista qualche altra cosa oltre quello che io vedo, ho cercato se Dio non avesse lasciato qualche segno di s\u00e9.<\/em><\/p>\n<p><em>Vedo molte religioni contrarie tra loro, e pertanto false tutte, tranne una. Ognuna vuol essere creduta in base alla sua propria autorit\u00e0, e minaccia gli increduli. Io non credo loro, dunque, su tale fondamento. Ognuno pu\u00f2 dire questo, ognuno pu\u00f2 dirsi profeta. Ma vedo la religione cristiana in cui trovo delle vere profezie, e questo non pu\u00f2 essere fatto da chiunque<\/em>.<\/p>\n<p>L&#8217;antropologia di Pascal \u00e8 alquanto pessimistica, tuttavia \u00e8 difficile dargli torto, quando paragona la condizione umana a quella di chi sia stato trasportato, nel sonno, in un luogo buio e spaventoso, e che risvegliandosi, si senta come precipitato in un incubo divenuto realt\u00e0, dal quale non sa come uscire. Ecco: questo \u00e8 il punto centrale. Per gli animali, creature assolutamente naturali, la realt\u00e0 non \u00e8 un incubo; essi non provano tristezze o malinconie, perch\u00e9 prendono la vita come viene e dedicano ogni loro abilit\u00e0 ad adattarsi ad essa, nel modo migliore possibile. L&#8217;uomo, creatura anfibia, si adatta e non si adatta: una parte di lui trova il modo di giungere a un compromesso con la realt\u00e0, anche quando essa \u00e8 sgradevole o dolorosa, che gli permetta di seguitare a vivere <em>in qualche modo<\/em>; ma un&#8217;altra parte non si adatta, non si rassegna, si protende oltre se stessa per trovare la maniera di trasformare difficolt\u00e0 e dolori in elementi di crescita e di realizzazione spirituale: cosa che, di nuovo, si accorge di non poter fare da solo. In quelle circostanze egli tocca il limite, il proprio limite ontologico; lo tocca, e ne soffre; lo tocca, e cerca un aiuto per oltrepassarlo, e cercando, lo trova in qualcosa che \u00e8 fuori di s\u00e9, che non appartiene alla natura, ma ad un piano di realt\u00e0 al di sopra della natura: in altre parole, in Dio. Si pensi a una madre che vede morire il proprio figlio e non pu\u00f2 fare nulla per aiutarlo. La femmina dell&#8217;animale accetta la realt\u00e0 sino in fondo, per quanto dolorosa, e si concentra sugli altri figli, o sulla lotta per la sopravvivenza: la sua esistenza procede oltre, non perch\u00e9 abbia superato la perdita del figlio, ma perch\u00e9 l&#8217;ha dimenticata o rimossa. In ogni caso, non ne \u00e8 condizionata; e, del resto, il presente le presenta un campo di esperienze pi\u00f9 che sufficiente a tenerla interamente assorbita. L&#8217;animale \u00e8 cos\u00ec impegnato che non gli avanzano tempo n\u00e9 energie per rimpiangere ci\u00f2 che \u00e8 stato o per aspirare a qualche cosa d&#8217;altro, che sia diverso. Subisce senza residui le leggi dell&#8217;immanenza, perch\u00e9 tale \u00e8 la sua natura. Ma la madre umana non reagisce a quel modo. La sua ferita \u00e8 immedicabile, pertanto esige una medicina assoluta, che non esiste al livello dell&#8217;immanenza, perch\u00e9 non proviene dalla natura. La natura d\u00e0 sempre e solo natura; ma l&#8217;uomo, giunto all&#8217;esperienza del limite, ha bisogno di qualcosa d&#8217;altro: sente che solo l&#8217;assoluto pu\u00f2 spegnere la sua sete, dargli le risposte, consolare le sue lacrime &#8212; e che non gli baster\u00e0 nulla che sia di meno.<\/p>\n<p>Pascal ha ragione anche quando constata che un gran numero di persone sono distratte, per cos\u00ec dire, da oggetti piacevoli, che attraggono la loro attenzione e che diventano fonti di desiderio, cos\u00ec da polarizzare tutta la loro esistenza. Queste persone non si accorgono che si stanno aggrappando a delle cose fuggevoli e incomplete, e che prima o poi il senso di vuoto si ripresenter\u00e0, e forse sar\u00e0 ancora pi\u00f9 sconfortante, perch\u00e9 si erano illuse d&#8217;aver trovato quel che cercavano, e di non aver pi\u00f9 bisogno di nient&#8217;altro. Che far\u00e0 un marito il quale rimane vedovo, magari a causa di una malattia devastante, a settanta, a ottanta anni, dopo che sua moglie era stata tutto per lui, fin dalla loro giovinezza, tanto che si era abituato a considerarla come una parte essenziale di se stesso? Non cadr\u00e0 forse nella disperazione? Se le cose diventano tutto per l&#8217;uomo, allora l&#8217;uomo \u00e8 destinato alla disperazione, perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 cosa che, presto tardi, non se ne vada. Allora l&#8217;uomo rester\u00e0 solo, torner\u00e0 ad essere solo, e avr\u00e0 la sensazione di essere stato trasportato, nel sonno, in un&#8217;isola orribile, dalla quale vorrebbe fuggire, ma non ha la minima idea di come si possa fare. Solo quando l&#8217;uomo capisce che non deve attaccarsi alle cose, neppure le pi\u00f9 dolci, perch\u00e9 tutte le cose sono destinate a passare; solo quando si rende conto che la sete che lo divora non pu\u00f2 essere spenta dalle cose terrene, ma esige un&#8217;acqua viva, che scaturisce per la vita eterna: solo allora l&#8217;uomo spezza l&#8217;incantesimo, o piuttosto l&#8217;incubo, dell&#8217;isola spaventosa sulla quale si vede confinato, e trova la pace, perch\u00e9 vede il fine della propria esistenza. Il fine dell&#8217;esistenza umana \u00e8 cercare, conoscere, adorare e lodare Dio, fonte dell&#8217;esistenza di ogni singola cosa. \u00c8 quella la fonte zampillante d&#8217;acqua viva, che spegne la sete dell&#8217;uomo, anche la pi\u00f9 bruciante. Il cristiano ne ha avuto un anticipo: \u00e8 il Vangelo, nel quale incontra Colui che spegne la sete, perch\u00e9 \u00e8 Egli stesso la fonte d&#8217;acqua viva per la vita eterna. Ci sono, come osserva Pascal, diverse religioni, ma \u00e8 chiaro che una sola deve essere vera, le altre no. E, come dice san Pietro: da chi mai andremo? Solo Ges\u00f9 ha parole di vita eterna&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono due modi per arrivare all&#8217;idea di Dio: per affermazione e per esclusione. Il primo \u00e8 stato seguito dai filosofi classici, e in particolare da<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[117,241],"class_list":["post-26534","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-dio","tag-san-tommaso-daquino"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26534","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26534"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26534\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26534"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26534"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26534"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}