{"id":26528,"date":"2022-08-01T05:14:00","date_gmt":"2022-08-01T05:14:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/08\/01\/la-prova-ontologica-di-s-anselmo-e-risolutiva\/"},"modified":"2022-08-01T05:14:00","modified_gmt":"2022-08-01T05:14:00","slug":"la-prova-ontologica-di-s-anselmo-e-risolutiva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/08\/01\/la-prova-ontologica-di-s-anselmo-e-risolutiva\/","title":{"rendered":"La prova ontologica di S. Anselmo \u00e8 risolutiva?"},"content":{"rendered":"<p>La cosiddetta prova ontologica di sant&#8217;Anselmo d&#8217;Aosta (1033-1109) \u00e8 stata, praticamente fin dall&#8217;inizio, cio\u00e8 quando, verso il 1077, egli scrisse il <em>Proslogion<\/em>, al centro di accesi dibattiti fra quanti l&#8217;accettavano e quanti non la consideravano realmente risolutiva e negavano che sulla base di essa si potesse affermare razionalmente l&#8217;esistenza di Dio.<\/p>\n<p>Anche altri filosofi si erano in precedenza cimentati nello stesso sforzo speculativo, in particolare Parmenide, con la sua filosofia dell&#8217;Essere; ma \u00e8 con la civilt\u00e0 cristiana che la dimostrazione della esistenza di Dio acquista un carattere di particolare intensit\u00e0, poich\u00e9, anche se quanti trattavano la questione si guardavano bene dal negarla, tanto pi\u00f9 che le persone di cultura e di pensiero, fin dopo l&#8217;affermazione delle prime universit\u00e0, appartenevano quasi tutte al clero regolare (e, in minor misura, a quello secolare), lo studio di Platone e la riscoperta di Aristotele, perlopi\u00f9 attraverso la mediazione araba, avevano immesso nella cultura europea una rinnovata esigenza di rigore logico, per cui dichiarare impossibile la dimostrazione dell&#8217;esistenza di Dio &#8212; ma non, ovviamente, le ragioni di fede a suo favore &#8212; appariva come una sconfitta vera e propria di quella ragione naturale della quale Dio stesso ha fatto all&#8217;uomo splendido dono appunto perch\u00e9 rafforzi la fede e riduca al silenzio gli atei e gli scettici, peraltro rarissimi e ben dissimulati dietro le interpretazioni averroiste di Aristotele.<\/p>\n<p>A ben guardare, l&#8217;essenza del discorso coinvolge il rapporto tra fede e ragione. Nel <em>Monologion<\/em> (ovvero <em>Soliloquio<\/em>), Anselmo elabora delle dimostrazioni <em>a posteriori<\/em> dell&#8217;esistenza di Dio, tali cio\u00e8 da convincere anche il dubbioso: <em>intelligo ut credam,<\/em> \u00abComprendo per poter credere\u00bb); mentre nelle <em>Proslogion<\/em> (<em>Colloquio<\/em>) la dimostrazione \u00e8 <em>a priori<\/em> e la prospettiva appare rovesciata: <em>Credo ut intelligam<\/em>, \u00abCredo per poter comprendere\u00bb.<\/p>\n<p>Scrive dunque San Anselmo d&#8217;Aosta nel secondo capitolo del <em>Proslogion<\/em> (Migne, P. L., 158, col. 227-228):<\/p>\n<p><em>Perci\u00f2, o Signore, tu che dai comprensione alla fede, fa che io possa comprendere, nella misura nella quale tu pensi mi sia utile, che tu esisti, come crediamo, e che tu sei quello che crediamo.<\/em><\/p>\n<p><em>In realt\u00e0, noi crediamo che tu sia qualcosa di cui non si pu\u00f2 pensare nulla di maggiore. Forse non esiste una tale natura per il fatto ha detto che \u00ablo stolto ha detto nel suo cuore: Dio non esiste\u00bb? Ma, certo, quello stesso stolto quando ascolta ci\u00f2 che io dico, e cio\u00e8 l&#8217;espressione \u00abqualcosa di cui nulla si pu\u00f2 pensare di maggiore\u00bb, comprende ci\u00f2 che ascolta; e ci\u00f2 che egli comprende \u00e8 nel suo intelletto, anche se egli non intende che quell&#8217;essere esista. Altro, infatti, \u00e8 che una cosa sia nell&#8217;intelletto, altro intendere che questa cosa esista. Giacch\u00e9, quando un pittore si rappresenta ci\u00f2 che si accinge a dipingere, ha certo nell&#8217;intelletto la sua opera, ma non intende che esista quello pera che ancora egli non ha fatto. Invece, quando l&#8217;ha gi\u00e0 dipinta, non solo l&#8217;ha nell&#8217;intelletto, ma intende inoltre che l&#8217;opera che ha fatto esiste.<\/em><\/p>\n<p><em>Anche lo stolto, dunque, deve ammettere che vi \u00e8, almeno nell&#8217;intelletto, qualcosa di cui non sui pu\u00f2 pensare nulla di maggiore, perch\u00e9 ci\u00f2 lo comprende nel momento stesso che l&#8217;ascolta, e poich\u00e9 tutto ci\u00f2 che si comprende \u00e8 nell&#8217;intelletto. Ma quello di cui non si pu\u00f2 pensare nulla di maggiore, non pu\u00f2 esistere soltanto nell&#8217;intelletto. Se, infatti, esistesse solo nell&#8217;intelletto, si potrebbe pensare che esistesse anche nella realt\u00e0; e questo sarebbe qualcosa di maggiore. Perci\u00f2, se ci\u00f2 di cui non si pu\u00f2 penare nulla di maggiore esiste soltanto nell&#8217;intelletto, ci\u00f2 di cui non si pu\u00f2 pensare nulla di maggiore sarebbe una cosa della quale se ne pu\u00f2 pensare un&#8217;altra maggiore. Il che \u00e8 senza dubbio contraddittorio. Esiste, dunque, indubbiamente, qualcosa di cui non si pu\u00f2 pensare nulla di maggiore, ed esiste tanto nell&#8217;intelletto quanto nella realt\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>Come \u00e8 noto, il monaco benedettino Gaunilone (994-1083) dell&#8217;abbazia di Mamotiers presso Tours non accett\u00f2 la prova ontologica di Anselmo e la contest\u00f2 <em>in radice<\/em>, scrivendo un apposito libello, il <em>Liber pro insipiente<\/em>, nel quale affermava che alla intelligibilit\u00e0 di una cosa non corrisponde necessariamente la sua esistenza. E per provarlo fece la famosa similitudine con le isole beate, delle quali non si pu\u00f2 pensare alcuna isola che sia maggiore e pi\u00f9 perfetta, vale a dire maggiormente beata, senza con ci\u00f2 aver provato che una tale isola beatissima esista nella realt\u00e0; n\u00e9, anche ammettendolo, che non se ne possa pensare, ancora e sempre, un&#8217;altra pi\u00f9 beata ancora. Un tal genere di obiezione in effetti era gi\u00e0 stata considerata da sant&#8217;Anselmo stesso nell&#8217;appendice al <em>Proslogion<\/em>, ritenendo tuttavia d&#8217;averla confutata.<\/p>\n<p><em>Dicono che in un certo luogo dell&#8217;Oceano: per la difficolt\u00e0 o piuttosto per l&#8217;impossibilit\u00e0 di trovare quel che non esiste, la chiamano Isola Perduta, favoleggiando che per l&#8217;inestimabile abbondanza di ricchezza e di ogni genere di delizie che vi si trovano, sia ancor pi\u00f9 doviziosa delle stesse Isole Fortunate non ha padroni n\u00e9 abitanti, e supera ogni terra abitata per la straordinaria abbondanza di ogni bene<\/em> (cit. da <em>Wikipedia<\/em>).<\/p>\n<p>Ma lasciamo che la disputa fra sant&#8217;Anselmo e Gaunilone sia rievocata da Paolo Minotti e Valter Moro (in: Rendere ragione. <em>Corso di religione cattolica per il Triennio<\/em>, Marietti Scuola, 1992, e Petrini Editore, Torino, 1994, pp. 144-145; da qui abbiamo tratto anche la citazione del Migne dello stesso S. Anselmo):<\/p>\n<p><em>Alla dimostrazione di Anselmo il monaco Gaunilone oppone l&#8217;argomento che l&#8217;idea di Dio come essere perfettissimo \u00e8 priva di ogni garanzia di oggettivit\u00e0 perch\u00e9 dell&#8217;essere perfettissimo non si ha esperienza e inoltre se anche si ammettesse l&#8217;idea di Dio come essere perfettissimo non ne deriverebbe necessariamente l&#8217;esistenza come dall&#8217;idea delle isole beate, le pi\u00f9 perfette delle isole, non ne segue che queste necessariamente esistano anche nella realt\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>La risposta alla confutazione di Gaunilone da parte di Anselmo spiega che non sempre vi \u00e8 necessit\u00e0 logica tra l&#8217;idea di &quot;perfezione&quot; e l&#8217;esistenza ma solo per l&#8217;ente che raccoglie in s\u00e9 ogni perfezione.<\/em><\/p>\n<p>Ed ecco la risposta di Sant&#8217;Anselmo nelle sue stesse parole (nel <em>Liber apologeticus contra Gaunilonem respondentem pro insipiente<\/em>, 4-5, trad. T. Gregory citato in Michele Federico Sciacca (a cura di), <em>Con Dio e contro Dio. Raccolta sistematica degli argomenti pro e contro l&#8217;esistenza di Dio<\/em>, Marzorati, Milano, 1990, vol. I, p. 209; la nostra citazione \u00e8 sempre da P. Minotti e V. Moro, op. cit., p. 145):<\/p>\n<p><em>Tu spesso mi fai dire che l&#8217;ente pi\u00f9 grande di tutti \u00e8 nell&#8217;intelletto, e se \u00e8 nell&#8217;intelletto \u00e8 anche nella realt\u00e0, altrimenti ci\u00f2 che \u00e8 il pi\u00f9 grande di tutti non sarebbe il pi\u00f9 grande di tutti, ma in nessun passo del mio scritto si pu\u00f2 trovare tale argomento. Infatti, non \u00e8 la stesa cosa dire \u00abil pi\u00f9 grande di tutti\u00bb, e \u00abci\u00f2 di cui non si pu\u00f2 pensare il maggiore\u00bb, per dimostrare che questo ente esiste anche in realt\u00e0. Se infatti qualcuno dice che ci\u00f2 di cui non si pu\u00f2 pensare il maggiore non esiste in realt\u00e0, o pu\u00f2 non esistere, o almeno pu\u00f2 venir pensato non esistente, lo si pu\u00f2 facilmente confutare. Infatti ci\u00f2 che non \u00e8, pu\u00f2 non essere, e ci\u00f2 che pu\u00f2 essere, pu\u00f2 venir pensato non esistente, Qualsiasi cosa che pu\u00f2 venir pensato non esistente, se \u00e8, non \u00e8 ci\u00f2 di cui non si pu\u00f2 pensare il maggiore; perch\u00e9, giacch\u00e9 non \u00e8, se fosse, certamente non sarebbe ci\u00f2 di cui non si pu\u00f2 pensare il maggiore, se \u00e8, non \u00e8 ci\u00f2, di cui non si pu\u00f2 pensare il maggiore, o che, se fosse, non sarebbe ci\u00f2 di cui non si pu\u00f2 pensare il maggiore: \u00e8 dunque chiaro che n\u00e9 esso non \u00e8, n\u00e9 pu\u00f2 non essere o venir pensato non esistente; altrimenti se esso \u00e8, non \u00e8 ci\u00f2 che si dice, e se fosse, non lo sarebbe. Ma la stessa argomentazione non regge a proposito dell&#8217;ente che si dice maggiore di tutti, infatti non \u00e8 cos\u00ec chiaro che ci\u00f2 che pu\u00f2 venir pensato come non esistente non \u00e8 il pi\u00f9 grande di tutti, come \u00e8 invece chiaro a proposito dell&#8217;ente di cui non si pu\u00f2 pensare il maggiore.<\/em><\/p>\n<p>Alcuni dei maggiori filosofi delle epoche successive hanno negato carattere risolutivo alla prova ontologica di san Anselmo d&#8217;Aosta, e fra essi san Tommaso d&#8217;Aquino, il quale osserva acutamente che una prova che sia solo <em>a priori<\/em> si colloca sul piano dell&#8217;assoluto, che \u00e8 il piano di Dio stesso, ma non \u00e8 tale per gli uomini, i quali sono immersi nel relativo e la cui conoscenza necessariamente deve partire dai dati dell&#8217;esperienza: <em>nisi in intellectu quod prius non fuerit in sensu<\/em> (\u00abnulla vi \u00e8 nella mente che non sia passato attraverso i sensi\u00bb). Altri l&#8217;hanno sostanzialmente accolta, sia pure modificandola e adattandola alla loro particolare prospettiva, come Cartesio, il quale afferma che Dio, essendo per definizione la somma di tutte le perfezioni, non pu\u00f2 mancare di quella perfezione che \u00e8 l&#8217;esistenza. E aggiunge, nelle <em>Meditazioni metafisiche<\/em> (V,9), con tipica spiritosaggine francese (brillante, ma non troppo profonda, e filosoficamente nulla), che pensare un Dio perfettissimo, privo tuttavia dell&#8217;esistenza, sarebbe lo stesso che pensare un monte senza valle. Resta il fatto che, per Cartesio, tutto l&#8217;edificio del conoscere e della realt\u00e0 poggia sul <em>cogito<\/em> soggettivo, per cui il suo pensiero resta preso nel circolo vizioso di porre l&#8217;io per poter porre tutto il resto, e al tempo stesso di porre Dio per garantire l&#8217;io. A quel punto, per\u00f2, non si capisce a cosa gli serva dimostrare l&#8217;esistenza di Dio, visto che l&#8217;esistenza dell&#8217;io, col suo <em>cogito<\/em>, a lui sembra gi\u00e0 sufficiente a garantire ogni altra cosa.<\/p>\n<p>Non \u00e8 questa la sede per discutere ci\u00f2 che Leibniz, Kant, Hegel e Schelling han detto, direttamente o indirettamente, circa la prova ontologica; proviamo piuttosto a riflettervi noi stessi. Anselmo imposta tutta la sua dimostrazione partendo dall&#8217;assunto che di Dio, <em>se esiste<\/em>, non si pu\u00f2 pensare nulla di pi\u00f9 grande: e giunge facilmente alla conclusione che la sola cosa pi\u00f9 grande di un Dio meramente intelligibile \u00e8 un Dio davvero esistente. Tutto per\u00f2 si basa su quel condizionale, <em>se Dio esiste<\/em>, che rende vana ogni pretesa di dimostrazione: almeno se la logica si applica al mondo reale e non solo ad una realt\u00e0 astratta ove non esiste alcuna distanza fra il dover essere e l&#8217;essere effettivo. Secondo il classico enunciato del teorema di Pitagora, ad esempio, <em>in ogni triangolo rettangolo il quadrato costruito sull&#8217;ipotenusa \u00e8 equivalente alla somma dei quadrati costruiti sui cateti<\/em>. Ora, ci\u00f2 \u00e8 senza dubbio vero: ma lo \u00e8 solo nella geometria, che \u00e8 fatta a sua volta di assiomi e postulati; anzi \u00e8 vero solo in quella particolare forma di geometria che \u00e8 quella di Euclide. Ma vero anche nella realt\u00e0? Certamente no, e per la buona ragione che, nella realt\u00e0, figure perfette come quelle geometriche, costruite a partire da punti e da rette, semirette o segmenti ideali, non ce ne sono. Ora, anche la &quot;prova&quot; di Anselmo, a nostro giudizio, appartiene a quel mondo ideale e perfetto che \u00e8, analogamente alla matematica, il mondo della logica formale. E come la matematica (e la geometria), anch&#8217;esso ha bisogno di assiomi e postulati: ad esempio del presupposto, sia pure condizionato, che Dio esista. Infatti \u00e8 vero che si pu\u00f2 rifiutare la sua dimostrazione, argomentando che negare Dio \u00e8 come negare qualcosa che si pone, sia pure implicitamente e involontariamente, come reale, poich\u00e9 nessuno si sognerebbe di negare il non essere, cio\u00e8 il nulla. Ma questo \u00e8 un ragionamento valido nel campo della logica formale, fatta di <em>a priori<\/em>: mentre il mondo che noi diciamo reale \u00e8 fatto di osservazioni e ragionamenti costruiti sull&#8217;<em>a posteriori<\/em>, vale a dire partendo dal dato sensibile.<\/p>\n<p>Lasciando da parte la soluzione proposta da Kant coi suoi <em>giudizi sintetici a priori<\/em>, che sono qualcosa di simile a un <em>escamotage<\/em> linguistico, perch\u00e9 di fatto i giudizi sono o sintetici, cio\u00e8 costruiti sull&#8217;esperienza sensibile e quindi <em>a posteriori<\/em> oppure meramente mentali e dunque a <em>priori,<\/em> come appunto quelli della matematica, resta il fatto che non si pu\u00f2 dimostrare l&#8217;esistenza di Dio presupponendo per\u00f2, per necessit\u00e0 logica, la sua esistenza. Molto pi\u00f9 accettabile \u00e8 il metodo intrapreso da san Tommaso, il quale, infatti, non parla di <em>prove<\/em> dell&#8217;esistenza di Dio, bens\u00ec di <em>vie<\/em> (cinque) che permettono d&#8217;intravvedere ci\u00f2 che la ragione, giudicando <em>a priori<\/em>, non pu\u00f2 collocare sul terreno concreto dell&#8217;esistenza. In fondo la &quot;prova&quot; di sant&#8217;Anselmo \u00e8 una dimostrazione per assurdo, basata sul principio (a priori) di non contraddizione, valido nel campo della logica ma non della realt\u00e0 empirica, e su quello del terzo escluso, secondo il quale l&#8217;opposto di un&#8217;affermazione falsa deve per forza esser vero. Il che di per s\u00e9 mostra la necessit\u00e0 logica della realt\u00e0 di Dio, ma non la sua esistenza effettiva. Come vide san Tommaso, si deve procedere sia <em>a priori<\/em> che <em>a posteriori<\/em>&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La cosiddetta prova ontologica di sant&#8217;Anselmo d&#8217;Aosta (1033-1109) \u00e8 stata, praticamente fin dall&#8217;inizio, cio\u00e8 quando, verso il 1077, egli scrisse il Proslogion, al centro di accesi<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[97,117,217,221],"class_list":["post-26528","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-aristotele","tag-dio","tag-parmenide","tag-platone"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26528","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26528"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26528\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26528"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26528"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26528"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}