{"id":26523,"date":"2022-09-08T05:30:00","date_gmt":"2022-09-08T05:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/09\/08\/la-presenza-delluomo-allessere-e-un-bisogno-vitale\/"},"modified":"2022-09-08T05:30:00","modified_gmt":"2022-09-08T05:30:00","slug":"la-presenza-delluomo-allessere-e-un-bisogno-vitale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/09\/08\/la-presenza-delluomo-allessere-e-un-bisogno-vitale\/","title":{"rendered":"La presenza dell&#8217;uomo all&#8217;essere \u00e8 un bisogno vitale"},"content":{"rendered":"<p>La presenza dell&#8217;uomo all&#8217;essere, ovvero la fiducia e la capacit\u00e0 dell&#8217;uomo di conoscere la realt\u00e0, di dare un fondamento oggettivo alla sua idea del mondo, \u00e8 sempre stata viva nella filosofia greca e poi nella filosofia cristiana: in pratica, nessun pensatore e nessuna scuola le hanno mai negate frontalmente. Perfino nei suoi esponenti pi\u00f9 scettici, come i sofisti, o, nel caso della Scolastica, i nominalisti, le riserve da essi avanzate riguardavano i contenuti del conoscere, ma non arrivarono mai a porre in dubbio che esiste un mondo esterno all&#8217;uomo e che l&#8217;uomo ne ha la percezione irrefutabile, ancorch\u00e9 talvolta confusa.<\/p>\n<p>Nessuno si \u00e8 mai spinto a negare che esistano le cose e meno ancora che esista una mente unitaria che le percepisce, le giudica e le organizza. Per arrivare a tanto bisogna aspettare la modernit\u00e0: con Cartesio, secondo il quale noi conosciamo il mondo a partire dal nostro io; a Berkeley, che nega la realt\u00e0 materiale del mondo esterno e lo riduce alle nostre percezioni visive, uditive, tattili, olfattive, eccetera, cio\u00e8 a &quot;idee&quot; della nostra mente; e a Hume, che dubita di tutto e anche della mente che farebbe da soggetto all&#8217;atto del conoscere. Poi viene Kant, il quale, per riportare ordine nel disordine, e per fissare dei limiti &quot;ragionevoli&quot; all&#8217;intellegibile, d\u00e0 il colpo di grazia all&#8217;oggettivit\u00e0 del mondo, taglia via senza piet\u00e0 tutta la metafisica e dichiara totalmente inconoscibile la cosa in s\u00e9, come un medico che per curare i calli al paziente, gli taglia il piede e magari anche la gamba. Nessuno si era mai spinto tanto lontano nell&#8217;ambito della filosofia antica e medievale, neppure Guglielmo di Ockham con il suo empirismo radicale e il suo proclamato divorzio tra fede e ragione, che di fatto aveva vanificato e annullato il gigantesco sforzo speculativo degli ultimi mille anni, culminato nella superba sintesi tomista.<\/p>\n<p>Dopo Kant, il percorso della filosofia occidentale \u00e8 segnato, cos\u00ec come lo era stato da Cartesio fino a Kant: ormai il restringimento dell&#8217;orizzonte ontologico \u00e8 cos\u00ec grande che, accettando simili basi, non resta altro da fare che o assolutizzare l&#8217;immanente, come fa Fichte (il quale elimina il noumeno kantiano, ultimo striminzito residuo della vecchia metafisica) o immanentizzare l&#8217;assoluto, come fa Hegel con il suo panlogismo: insomma ridurre tutta la realt\u00e0 a Pensiero e sostenere, con la massima imperturbabilit\u00e0, che non l&#8217;essere crea ogni altra cosa, e dunque anche il pensiero, ma che il pensiero (pensiero di chi, poi, se Dio e il mondo sono di fatto una cosa sola?) crea l&#8217;essere. A quel punto il cerchio si chiude e lo scacco matto che il pensiero dell&#8217;essere da a se stesso, riducendosi a pensiero dell&#8217;<em>idea<\/em> di essere (e anche Rosmini cade in questa trappola) \u00e8 definitivo e non ammette se non operazioni di dettaglio, come le varie logiche formali e filosofie del linguaggio, la cui saggezza suprema, per bocca di Wittgenstein, si riassume nella malinconica raccomandazione di tacere quel che non pu\u00f2 essere detto. Ormai ai filosofi non resta altro da fare che formulare enunciati e verificare che non contengano errori. Dell&#8217;antichissima fiducia dell&#8217;uomo di conoscere il mondo, o per lo meno di sapere che esiste, che \u00e8 intorno a lui e d\u00e0 uno sfondo e in ultima analisi un significato al suo vivere, non resta pi\u00f9 nulla: solo le ceneri fredde di un fuoco che ha divorato tutto il combustibile e si \u00e8 spento per consunzione.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la differenza fondamentale che stacca la filosofia moderna da quella classica e medievale: un arretramento pauroso, una rovina intellettuale, un ripiegamento dell&#8217;uomo su se stesso, esitante ad affermare perfino di possedere un io, oltre che di essere posto in un mondo oggettivo, fatto di enti che esistono (<em>actus essendi<\/em>, direbbe san Tommaso d&#8217;Aquino) e non solo nella mente di colui che li pensa, ma in senso oggettivo e reale.<\/p>\n<p>Tale quadro \u00e8 stato ben evidenziato da Paul-Bernard Grenet, professore all&#8217;Institut Catholique di Parigi, insigne studioso tomista, nel suo volume <em>Ontologia<\/em> (titolo originale: <em>Ontologie<\/em>, Paris, Beauchesne et Ses Fils, 1959; traduzione a cura delle Benedettine del Monastero di Santa Scolastica a Civitella del Tronto, Brescia, Paideia, 1967, pp. 19; 22-24):<\/p>\n<p><em>Le filosofie antiche hanno in generale professato un bell&#8217;ottimismo intellettuale. Gli uni affermano che l&#8217;essere totale ci \u00e8 dato in una sola volta, in un&#8217;intuizione semplice ed esauriente. Non solo l&#8217;essere ci \u00e8 presente, ma possiamo affrontarlo senza alcuna difficolt\u00e0. Questa \u00e8 la &quot;rivelazione&quot; di Parmenide. Altri confessano che ci \u00e8 difficile raggiungere l&#8217;essere, perch\u00e9 la nostra conoscenza dipende da un&#8217;esperienza sempre limitata e costituita da tappe successive. Ma nulla impedisce che, di grado in grado, noi finiamo con l&#8217;esplorare tutta la realt\u00e0. Questi sono i consigli di &quot;coraggio intellettuale&quot; seguiti da Empedocle. Presto nacque l&#8217;idea che il reale si divida in due zone: una tutta luce e verit\u00e0, in cui l&#8217;evidenzia sazia lo spirito; l&#8217;altra mista d&#8217;ombra dove l&#8217;errore \u00e8 rischio continuo. \u00c8 lo spirito del platonismo, per il quale il grande problema di metodo \u00e8 di risalire dal sensibile all&#8217;intellegibile. Aristotele si oppone al platonismo, in quanto rifiuta di separare le due zone: l&#8217;evidenza del necessario e dell&#8217;eterno pu\u00f2 apparire direttamente nel sensibile. Cos\u00ec fin nello stoicismo e nell&#8217;epicureismo, l&#8217;uso di un criterio scelto saggiamente permette di esser sicuri della realt\u00e0. Ora, la cosa notevole \u00e8 che, attraverso tutte le divergenze di particolare, si fa strada una certezza comune: gli Antichi sono convinti che il minimo atto di conoscenza li immerge in pieno reale. Persino gli scettici precisano che il loro dubbio riguarda non l&#8217;esistenza di qualche cosa, ma ci\u00f2 che noi diciamo che questa cosa sia. Dunque anche lo scettico antico \u00e8 sicuro che l&#8217;essere \u00e8 reale, indipendentemente dalla conoscenza che noi possiamo averne. L&#8217;uomo \u00e8 immerso in un mondo ed \u00e8 capace di esplorarlo o almeno \u00e8 capace di vivervi. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>La crisi moderna ha inizio con Cartesio. Il dubbio metodico rese sospetto il valore della conoscenza sensibile, come conoscenza. Il dubbio iperbolico rese sospetta ogni evidenza, finch\u00e9 non si potesse avere un evidenza privilegiata di cui fosse impossibile dubitare. Il risultato imprevisto fu che non si trov\u00f2 pi\u00f9 alcuna evidenza immediata dell&#8217;essere in s\u00e9, all&#8217;infuori del &quot;io penso&quot;. Di conseguenza sono stati tagliati i ponti fra la mente umana e l&#8217;essere dell&#8217;universo. Soltanto una &quot;deduzione&quot; nel senso cartesiano potr\u00e0 ristabilirli, sospendendo all&#8217;evidenza del &quot;io sono&quot; l&#8217;evidenza del &quot;Dio \u00e8&quot;, e all&#8217;evidenza del &quot;Dio \u00e8&quot; il carattere il carattere naturale della mia fede nel Mondo. Ma in realt\u00e0, la mente umana non ha esperienza che di una sola esistenza: la sua, comprendendovi quella delle sue idee. Non conosciamo che le nostre idee. E la stessa scienza non ci fa usciere da questo sogno: la matematica universale, la meccanica universale non sono che dei possibili, e fanno benissimo a meno del controllo dell&#8217;esperienza. Il fatto \u00e8 che il mondo non \u00e8 che una favola: non vi \u00e8 essere in lui. La crisi si amplifica con Berkeley. Se io non conosco che le mie ide, il Mondo non \u00e8 che l&#8217;insieme delle mie idee. Esistere allora si riduce o a percepire, se si tratta dell&#8217;&quot;io&quot;, o ad essere percepito, se si tratta del mondo: ESSE EST PERCIPI, AUTO PERCIPERE. La crisi raggiunge il suo punto culminante con Hume: lo stesso &quot;io penso&quot; non \u00e8 che un&#8217;idea fra tante altre. Ci\u00f2 significa che l&#8217;idea che ho di &quot;me&quot; non mi mette in presenza di un &quot;me&quot; diverso dall&#8217;idea che ne ho. L&#8217;io non \u00e8 dunque niente altro che la successione delle idee che ho, compresa l&#8217;idea di me. Ed \u00e8 il fenomenismo assoluto, che non differisce in nulla dallo scetticismo. La scienza non \u00e8 pi\u00f9 soltanto un sogno: \u00e8 impossibile. Non vi \u00e8 pi\u00f9 sostanza, non vi \u00e8 pi\u00f9 causa, non vi \u00e8 pi\u00f9 necessit\u00e0, non vi \u00e8 pi\u00f9 legge. Kant pensa di aver trovato rimedio alla crisi: egli mostrer\u00e0 come la scienza \u00e8 possibile e valevole se verte, non sulle cose della natura in s\u00e9, Cartesio l&#8217;esclude; n\u00e9 sui fenomeni, cio\u00e8 sulle impressioni che io subisco, Hume lo proibisce; ma su una regione intermedia fra le mie impressioni soggettive e l&#8217;essere in s\u00e9: la zona dell&#8217;&quot;oggetto&quot;. Sostanza, causa, necessit\u00e0, e infine &quot;essere&quot;, tutto ci\u00f2 non appartiene n\u00e9 alle impressioni soggettive n\u00e9 all&#8217;essere in s\u00e9 delle cose, appartiene esclusivamente all&#8217;attivit\u00e0 costruttrice della mente. Le leggi della natura sono le leggi del pensiero. Il Mondo come cosa in s\u00e9, l&#8217;Io come cosa in s\u00e9, Dio come cosa in s\u00e9 sono semplicemente inconoscibili, non ne ho alcun concetto. E l&#8217;&quot;Idea&quot; che ne ho mi \u00e8 fornita dalla natura per dispensarmi dall&#8217;andare oltre: queste idee sono dei limiti, i limiti dell&#8217;uso puro della ragione. La filosofia europea non ha allora pi\u00f9 che la scelta fra due vie: o assorbire ogni esistenza nel pensiero, o fare uscire ogni esistenza dal pensiero. La prima via \u00e8 quella dell&#8217;idealismo assoluto tedesco: il Pensiero assoluto non pensa che se stesso: e questo \u00e8 il Mondo. La seconda \u00e8 quella del panlogismo hegeliano: lo Spirito assoluto si nega e si aliena: e questo Spirito negato, questo inverso negativo dello Spirito, \u00e8 la Natura. Al termine della prima via, Dio appare in tutto, indistinto e impersonale. Nel corso della seconda, Dio si fa in tutto: lo Spirito si libera progressivamente dalla Natura. La storia del pensiero umano \u00e8 la storia della fabbricazione di Dio. Ora, in tutte queste teorie, l&#8217;esistenza \u00e8 dimenticata, a vantaggio o delle nostre idee, o del Pensiero assoluto, o dello Spirito assoluto.<\/em><\/p>\n<p>Ora, la domanda che ci si deve porre \u00e8 se l&#8217;uomo, antropologicamente, psicologicamente, spiritualmente e moralmente, possa vivere in uno stato d&#8217;incertezza permanente e di dubbio radicale, cio\u00e8 su un piano di esistenza caratterizzato da insicurezza, confusione, smarrimento e soprattutto frustrazione del suo naturale bisogno di verit\u00e0 e di chiarezza. Ma se l&#8217;uomo fosse capace di vivere immerso in una simile nebbia, in una simile palude, non avrebbe in s\u00e9 la naturale aspirazione al vero, che porta con s\u00e9 anche l&#8217;aspirazione al bene e al bello. Non possiederebbe una ragione che incessantemente fa domande, cerca risposte, e si affanna e si adopera per trovarle; ma si contenterebbe di vivere cos\u00ec, alla giornata, senza porsi problemi che \u00e8 incapace di risolvere, e che provocano in lui inquietudine e angoscia. Il fatto che egli formuli quelle domande e provi quella inquietudine \u00e8 la migliore dimostrazione del fatto che le risposte esistono e che la sua mente \u00e8 in grado di afferrarle in misura tale da poter trovare la pace; anche se poi, di fatto, pochissimi vi riescono, perch\u00e9 pochissimi sono disposti a pagare il prezzo del cercare, del vedere e del conoscere. Il prezzo \u00e8 alto: bisogna abituarsi a una disciplina; rinunciare all&#8217;effimero e puntare all&#8217;essenziale; vivere l&#8217;esperienza costante della solitudine, dell&#8217;incomprensione altrui, della sofferenza, e lasciarsi purificare da quest&#8217;ultima. Se la sofferenza viene vissuta come una maledizione invece che come una purificazione, non solo \u00e8 inutile, ma controproducente: inasprisce l&#8217;animo, incattivisce la volont\u00e0, offusca la ragione.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 \u00e8 valido per l&#8217;individuo e lo \u00e8 anche per la vita complessiva di una societ\u00e0, i cui membri sono pur sempre individui. La societ\u00e0 non pu\u00f2 permettersi di vivere nell&#8217;incertezza, nella confusione e nell&#8217;amarezza di un orizzonte chiuso e privo di speranza; non pu\u00f2 adattarsi a rinunciare alle grandi mete, senza impazzire e produrre dei disadattati, degli spostati, dei mostri. La societ\u00e0, come l&#8217;individuo, ha bisogno di un equilibrio, e non di un equilibrio qualsiasi, ma di un equilibrio fondato sulla verit\u00e0 e sul rispetto della natura. La natura umana pone domande: \u00e8 dunque un bisogno autentico quello di dare ad esse delle risposte; ignorarle, pervertirle, ridicolizzarle, significa andare contro la natura. E se l&#8217;uomo va contro la natura, finisce per distruggersi. La societ\u00e0 pertanto ha bisogno di un centro unificatore: che non pu\u00f2 risiedere nell&#8217;effimero, come accade nel consumismo, n\u00e9 in un dovere inumano imposto dall&#8217;ideologia e da un&#8217;autorit\u00e0 esterna, come nel comunismo. La societ\u00e0 a misura d&#8217;uomo \u00e8 quella in cui viene promosso, protetto e onorato ci\u00f2 che \u00e8 autenticamente umano, a cominciare dalla vita nascente. Se viene promosso ci\u00f2 che \u00e8 disumano solo perch\u00e9 appare utile, essa si logora, si impoverisce delle sue energie migliori, mortifica lo slancio vitale dei suoi membri e finisce per distruggersi.<\/p>\n<p>La filosofia esercita un influsso pi\u00f9 grande di quello che generalmente non si creda. Anche se la maggior parte delle persone non legge libri di filosofia, tutti, per\u00f2, sono portati a riflettere, sia pure in forma episodica ed embrionale: tutti si fanno domande, almeno qualche volta, e cercano di darsi delle risposte per la propria vita, anche se in genere non le formulano in maniera chiara e forse non ne sono neanche del tutto consapevoli. Eppure, ci\u00f2 che credono gli uomini di pensiero ha un grande influsso sulla vita di ciascuno: forma una sorta di clima, di atmosfera complessiva, e ci\u00f2 determina un certo orizzonte esistenziale. Se gli uomini di pensiero sono privi di speranza, perch\u00e9 ritengono impossibile giungere alla conoscenza del vero, anzi addirittura ritengono incerta l&#8217;esistenza del mondo e la stessa esistenza dell&#8217;io, tale disperazione si riflette nell&#8217;orizzonte comune, lo abbassa, lo rimpicciolisce, toglie o diminuisce nelle persone il desiderio di vivere: perch\u00e9 si ha pienezza di vita solo l\u00e0 dove la vita poggia i piedi sulla solida realt\u00e0 e non dubita di ci\u00f2 che vede, di ci\u00f2 che percepisce, di ci\u00f2 che pu\u00f2 ragionevolmente pensare come esistente. Il dubbio sistematico \u00e8 incompatibile con la vita. Una filosofia che dubita di ogni cosa e che nega pi\u00f9 di quanto sia capace di affermare, \u00e8 una filosofia maligna, parassitaria, velenosa, che corrode il corpo sociale come un cancro.<\/p>\n<p>I filosofi che non sanno vedere come la presenza dell&#8217;uomo all&#8217;essere sia un bisogno primario, un bisogno vitale e assolutamente spontaneo e naturale, che non ha nulla di artificioso o di eccessivo, checch\u00e9 ne pensino i vari Kant, non hanno capito l&#8217;essenziale e vanno dietro al secondario. Peggio ancora: non entrano loro e impediscono di entrare a quanti lo vorrebbero (cfr. <em>Luca<\/em>, 11,52). Sono ancor peggio che dei parassiti: sono pericolosi. Gli uomini cercano la verit\u00e0, ed essi dicono che non \u00e8 accessibile ai nostri poveri mezzi; gli uomini cercano l&#8217;essere, ed essi affermano che non si sa neppure se esista. Dobbiamo lasciarli soli, ad avvoltolarsi nella loro disperazione; non ascoltarli, non degnarli pi\u00f9 nemmeno d&#8217;uno sguardo che non sia di compassione. E andare avanti, con l&#8217;aiuto di Dio, senza di loro e nonostante loro.<\/p>\n<p>E ci\u00f2 vale anche nei confronti di quei pessimi teologi contemporanei che, cresciuti alla scuola dei filosofi moderni, gettano la confusione nei credenti e fanno loro smarrire la presenza del necessario e dell&#8217;eterno nelle cose del mondo sensibile. E pi\u00f9 ancora per quei fasi preti modernisti che, ingannando le pecorelle del gregge che era stato loro affidato, sostituiscono la verit\u00e0, meraviglioso connubio di ragione e fede (perch\u00e9 nulla vi \u00e8 nella fede che sia contrario alla ragione naturale: la grazia perfeziona la natura, non l&#8217;abolisce), a forza di chiacchiere si sforzano di persuaderle che la loro fede \u00e8 inutile, \u00e8 ridicola, \u00e8 anacronistica, \u00e8 tutta da rifare su base completamente nuove. Quelle di Cartesio, Kant, Hegel e Heidegger, che conducono allo scetticismo e al nichilismo; e non pi\u00f9 quelle del Vangelo di Ges\u00f9 Cristo, della Tradizione apostolica, dei Padri della Chiesa e soprattutto dei Santi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La presenza dell&#8217;uomo all&#8217;essere, ovvero la fiducia e la capacit\u00e0 dell&#8217;uomo di conoscere la realt\u00e0, di dare un fondamento oggettivo alla sua idea del mondo, \u00e8<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[153,154,173,232,241],"class_list":["post-26523","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-georg-wilhelm-friedrich-hegel","tag-george-berkeley","tag-immanuel-kant","tag-renato-cartesio","tag-san-tommaso-daquino"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26523","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26523"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26523\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26523"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26523"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26523"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}