{"id":26521,"date":"2021-09-23T11:46:00","date_gmt":"2021-09-23T11:46:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/09\/23\/la-poverta-assoluta-fa-bene-alla-chiesa-e-alla-societa\/"},"modified":"2021-09-23T11:46:00","modified_gmt":"2021-09-23T11:46:00","slug":"la-poverta-assoluta-fa-bene-alla-chiesa-e-alla-societa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/09\/23\/la-poverta-assoluta-fa-bene-alla-chiesa-e-alla-societa\/","title":{"rendered":"La povert\u00e0 assoluta fa bene alla chiesa e alla societ\u00e0?"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;ideale e la pratica della povert\u00e0 assoluta sono un bene o un male per la Chiesa e per la societ\u00e0 degli uomini? Quante volte si sente dire che se la Chiesa fosse povera, se tutti i ministri di Dio vivessero con coerenza evangelica l&#8217;ideale della povert\u00e0, le cose andrebbero molto meglio sia per la Chiesa stessa, sia per il mondo nel quale essa vive ed opera. E si citano gli scandali finanziari vaticani, lo scandalo dei cardinali che vivono in case lussuose, dei vescovi che percepiscono stipendi fuori misura. Poi si getta uno sguardo all&#8217;indietro, si cita Dante e la sua condanna del clero simoniaco, si cita lo stile di vita vizioso e spendaccione di papi come Alessandro Borgia e si conclude, forse un po&#8217; troppo semplicisticamente, che tutti i problemi nascono da l\u00ec: dall&#8217;incapacit\u00e0 del clero di osservare il precetto cristiano della povert\u00e0. Ma esiste, un tale precetto? Ges\u00f9 ha raccomandato la povert\u00e0 assoluta? Ha immaginato una societ\u00e0 dove tutti rinunciano ai loro beni e scelgono la via della povert\u00e0, in pratica ha prefigurato la societ\u00e0 comunista?<\/p>\n<p>Noi crediamo che ci sia un grosso malinteso dietro simili interrogativi. \u00c8 vero che Ges\u00f9 parla continuamente dei poveri e li porta a modello da imitare, ma i &quot;poveri&quot; dei quali parla non vanno intesi in senso esclusivamente, o principalmente, economico. La povert\u00e0 da prendersi a modello \u00e8 la povert\u00e0 dello spirito, intesa come semplicit\u00e0 del cuore, e sinonimo di &quot;povero&quot; in tal senso \u00e8 &quot;piccolo&quot; (<em>Mt<\/em> 18, 1-5):<\/p>\n<p><em>1<strong>\u00a0<\/strong>In quel momento i discepoli si avvicinarono a Ges\u00f9 dicendo: \u00abChi dunque \u00e8 il pi\u00f9 grande nel regno dei cieli?\u00bb.\u00a0<strong>2<\/strong>\u00a0Allora Ges\u00f9 chiam\u00f2 a s\u00e9 un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse:\u00a03\u00a0\u00abIn verit\u00e0 vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.\u00a0<strong>4<\/strong>\u00a0Perci\u00f2 chiunque diventer\u00e0 piccolo come questo bambino, sar\u00e0 il pi\u00f9 grande nel regno dei cieli. 5\u00a0E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me.<\/em><\/p>\n<p>Ges\u00f9 non ha mai condannato la ricchezza in se stessa; piuttosto, ha ammonito che la ricchezza diviene una trappola mortale per quanti se ne fanno dominare (<em>Mt<\/em> 6,19-21):<\/p>\n<p><em>19<strong>\u00a0<\/strong>Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano;\u00a020\u00a0accumulatevi invece tesori nel cielo, dove n\u00e9 tignola n\u00e9 ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano.\u00a021\u00a0Perch\u00e9 l\u00e0 dov&#8217;\u00e8 il tuo tesoro, sar\u00e0 anche il tuo cuore.<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 vero che Ges\u00f9 chiede al giovane ricco di dare tutti i suoi beni ai poveri e di seguirlo: ma quella richiesta viene fatta a una persona precisa, la quale aveva manifestato il desiderio di voler seguire totalmente Ges\u00f9 (Mc 10, 17-27); ed \u00e8 allora che Ges\u00f9 prorompe nella famosa esclamazione che \u00e8 pi\u00f9 facile che un cammello (o una gomena, secondo la traduzione dal testo greco) passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli. Non \u00e8 una raccomandazione che si possa generalizzare: Ges\u00f9 non si rivolge a tutti, ma ad una persona specifica. Del resto, il gruppo dei discepoli viveva grazie alle sovvenzioni di alcuni ricchi seguaci, in particolare alcune nobildonne; e Giuda Iscariota teneva la cassa (e rubava). Inoltre, quando si parla della &quot;povert\u00e0 evangelica&quot;, non la si dovrebbe contrapporre alla ricchezza: fra i poveri e i ricchi ci sono i membri delle classi medie, cio\u00e8 la stragrande maggioranza della popolazione di allora e di oggi, che vivono dignitosamente del proprio lavoro. E non \u00e8 corretto suggerire l&#8217;idea che Ges\u00f9 disapprovi questo tipo di &quot;ricchezza&quot;, che non \u00e8 tale, ma semplicemente il tenore di vita di quanti, lavorando, hanno raggiunto un certo grado di autonomia e la relativa agiatezza, e che, grazie alle loro attivit\u00e0 commerciali, artigianali o imprenditoriali, creano lavoro anche per gli altri e tengono in piedi l&#8217;economia della societ\u00e0. Perch\u00e9, gira e rigira, il nodo della questione \u00e8 tutto qui: si pu\u00f2 proporre il modello della povert\u00e0 assoluta, sapendo benissimo che se qualcuno non produce un po&#8217; di ricchezza la societ\u00e0 implode, e i poveri sarebbero ancor pi\u00f9 abbandonati a se stessi, ad esempio privati delle cure mediche in caso di bisogno?<\/p>\n<p>E tuttavia, obietteranno quei sedicenti cattolici che vorrebbero equiparare il cristianesimo al comunismo, negli <em>Atti degli Apostoli<\/em> (2,44-45) si dice che nella primissima comunit\u00e0 cristiana la propriet\u00e0 privata era stata abolita: <em>^44^Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune;\u00a0^45^vendevano le loro propriet\u00e0 e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno.<\/em> Per\u00f2, oltre al fatto che l&#8217;abolizione della propriet\u00e0 privata \u00e8 cosa diversa dal rifiuto della ricchezza, resta il fatto che quella fu una scelta individuale, quando la Chiesa nascente stava ancora muovendo i primi passi e cercava, a tentoni, la giusta via da seguire nel mondo, attraversata da opposte tensioni interne: quella verso l&#8217;attesa escatologica, ritenuta di breve durata perch\u00e9 la rivelazione del Regno di Dio era creduta imminente, e quella verso una sorta di accomodamento con la dimensione terrena, cio\u00e8 con la necessit\u00e0 di seguitare a lavorare e a guadagnare per poter sostenere se stessi e i membri pi\u00f9 bisognosi della comunit\u00e0, come le vedove e gli orfani. Se tutti avessero rifiutato il lavoro e spregiato i beni materiali in vista della Parusia, che ne sarebbe stato di costoro? La Chiesa dunque, fin dalle origini, dovette fare una scelta: e fece la scelta giusta, quella di arrivare a un ragionevole compromesso fra legittime necessit\u00e0 materiali e la dimensione spirituale, insofferente di lacci e condizionamenti derivanti dai bisogni economici. Avrebbe potuto fare una scelta diversa, e di fatto fu ci\u00f2 che fecero prima il manicheismo, con la &quot;coda&quot; del bogomilismo, poi il catarismo. Alla base dell&#8217;atteggiamento pro o contro un certo grado di compromesso con il modo c&#8217;era, e c&#8217;\u00e8, la concezione pi\u00f9 o meno radicale e intransigente del regno di Dio come realt\u00e0 totalmente separata e contrapposta al mondo. Se c&#8217;\u00e8 un tale radicalismo, allora non solo il denaro, ma tutte le cose di quaggi\u00f9, a cominciare dalla sessualit\u00e0 e la riproduzione, vanno rifiutate, quanto meno se si vuol essere &quot;perfetti&quot;: e tale fu l&#8217;assurda dottrina dei catari, oggi tanto sbandierati come esempio di uomini puri liberi contro la Chiesa corrotta, mentre la verit\u00e0 \u00e8 che si trattava di fanatici odiatori della vita, che consideravano lasciarsi morire di fame come il massimo della purificazione dalla lordura di questo basso mondo materiale. Con buona pace degli storici strabici, che pur di dare addosso al cattolicesimo esaltano anche le eresie pi\u00f9 aberranti, fu una gran fortuna che il catarismo sia stato sradicato in maniera totale dalla civilt\u00e0 europea, perch\u00e9, se si fosse imposto, avrebbe condotto l&#8217;intera societ\u00e0 al suicidio.<\/p>\n<p>Tornando al discorso della povert\u00e0, sta di fatto che l&#8217;aver accettato di essere Chiesa nel mondo, e sia pure per convertire il mondo e non certo per farsi convertire da esso (cosa che purtroppo \u00e8 accaduta e sta accadendo, a partire dal Concilio Vaticano II) ha causato una serie di sbandamenti e una progressiva corruzione, specie dell&#8217;alto clero, perch\u00e9 si \u00e8 verificato puntualmente ci\u00f2 contro cui Ges\u00f9 aveva ammonito: che accumulando tesori, i consacrati si fecero prendere la mano dai beni materiali, destinati originariamente a sovvenire le necessit\u00e0 della Chiesa e quelle dei poveri, e ne divennero schiavi, dando gravissimo scandalo alle anime. Le cose erano giunte a questo punto, e la sola alternativa possibile allo scandalo di un clero corrotto e sempre pi\u00f9 avido di ricchezze pareva quella degli eretici valdesi e degli anticattolici catari, quando sorsero contemporaneamente due campioni della fede quali Francesco d&#8217;Assisi e Domenico di Guzm\u00e1n, fondatori dei rispettivi ordini mendicanti, che sposarono l&#8217;ideale monastico della povert\u00e0 insieme a quello della vita nel mondo, a differenza del monachesimo &quot;ufficiale&quot;, che, sul modello benedettino, aveva scelto la via della separazione dal mondo (sia pure una separazione relativa, perch\u00e9 furono i benedettini a rivitalizzare l&#8217;economia europea nei secoli del grande crollo demografico e produttivo). Infatti francescani e domenicani fondarono i loro conventi in citt\u00e0 e non nelle campagne, attirando molte vocazioni fra i membri delle classi sociali emergenti, come nel caso di Francesco che era figlio d&#8217;un ricco mercante e anche in quello di Domenico, che veniva da una famiglia agiata). Con ci\u00f2 la Chiesa riacquist\u00f2 credibilit\u00e0 e tolse di mano agli eretici il principale argomento di polemica contro di s\u00e9.<\/p>\n<p>Il pi\u00f9 grande storico della Roma medievale e della civilt\u00e0 cristiana dell&#8217;et\u00e0 di mezzo, Ferdinand Gregorovius, fa queste osservazioni sulla nascita degli ordini mendicanti (da: F. Gregorovius, <em>Storia della citt\u00e0 di Roma nel Medioevo<\/em>, a cura di Luigi Trompeo, Roma, Editrice Frezza, 1941, vol. 8, pp. 126-130 e 138-140):<\/p>\n<p><em>Una dottrina fanatica, nemica mortale di ogni societ\u00e0 pratica e di ogni civilt\u00e0, che gli uomini hanno in orrore come la peste, fece allora la sua comparsa per la seconda volta nel mondo [il pauperismo dei catari, riproposizione del dualismo manicheo]; prese forma di idealit\u00e0 religiosa, ed accese d&#8217;entusiasmo gli animi pi\u00f9 pii. Il principio della povert\u00e0 assoluta, considerata virt\u00f9 dei veri successori di Cristo, era preso come base dogmatica dalle sette di eretici di quell&#8217;epoca, fra i quali pericolosi soprattutto alla Chiesa erano i &quot;poveri di Lione&quot;, cio\u00e8 i valdesi. Quella dottrina pare tuttavia al indo verit\u00e0 apostolica, e dette un&#8217;arma poderosa ai nemici della monarchia pontificia. Allo spettacolo delle pompe, delle ricchezze e della potenza non apostolica della Chiesa, si ridest\u00f2 il desiderio del&#8217;idea cristiana, e gli eretici evangelici ne contrapposero il purissimo esemplare di fronte a ci\u00f2 che era divenuto sconcia realt\u00e0. Il papato romano, venuto in lotta contro il sentimento, che s&#8217;era diffuso, della riforma della quale aveva bisogno la Chiesa, sarebbe caduto nell&#8217;estrema decadenza, se questa non avesse potuto trovare di nuovo in se stessa l&#8217;impulso della abnegazione cristiana, e se non l&#8217;avesse fatta rifiorire come pensiero cattolico e suo proprio. All&#8217;ora propizia, dal suo grembo sorsero due uomini mirabili, profeti della povert\u00e0 apostolica, e d&#8217;un tratto infusero nuova forza nelle vene della Chiesa; ai lati di Innocenzo III si eressero Francesco e Domenico, figure celebri di quest&#8217;epoca. La leggenda rappresent\u00f2 le relazioni che ebbero con la Chiesa in una visione che sarebbe apparsa in sogno al papa; nel sonno per due volte egli scorgeva due uomini di miserabile apparenza puntellare con le loro mani il Laterano crollante; e al risveglio riconosceva subito in essi i due santi. La loro repentina comparsa, la loro indole leggendaria, la loro operosit\u00e0 tra le battaglie della vita pratica del mondo, la loro influenza religiosa, sono vero fenomeni nella storia della religione. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>I due patriarchi del monachesimo mendicante, le due lampade di luce che splendono sul monte, cos\u00ec li chiama la Chiesa, furono a fianco di Innocenzo III gli apostoli della nuova religione universale ecclesiastica; furono ci\u00f2 che era stato il monaco romano Benedetto accanto a papa Gregorio: Mentre i fondatori di ordini pi\u00f9 antichi avevano creato degli eremitaggi o delle abbazie in cui i monaci convivevamo vita contemplativa; mente gli abati, ammassando ricchezze, dominavano su vassalli, come principi dell&#8217;impero e come feudatari, Francesco e Domenico, al contrario, sdegnarono un sistema che aveva traviato l&#8217;istituto monastico dai suoi princip\u00ee, ridicendolo ad una cosa secolaresca. La loro riforma consistette nell&#8217;idea di far rivivere l&#8217;idea dell&#8217;abnegazione e della povert\u00e0, e al tempo steso nel bandire il sistema di una vita puramente eremitica. Il nuovo monacato piant\u00f2 le sue tende nel mezzo della citt\u00e0, si mescol\u00f2 fra tutte le classi del popolo, accolse in s\u00e9 perfino dei laici sotto forma di terziari. Queste relazioni pratiche multiformi, che gli ordini mendicanti ebbero con ogni cerchia della vita umana, diedero loro una forza immensa. Gli ordini antichi erano diventati aristocratici e feudali; Francesco e Domenico ridussero il monachesimo ad un istituto democratico; e in ci\u00f2 consistette la potenza davvero portentosa di quei due uomini Le dottrine degli eretici, lo spiriti democratico delle citt\u00e0, il sorgere delle classi lavoratrici e di tutti gli elementi volgari, fin nella lingua, avevano preparato il terreno all&#8217;opera di quei due santi. I loro insegnamento furono accolti come manifestazioni dell&#8217;indole popolare, ed il popolo li ritenne riforme della Chiesa, sicch\u00e9 si poteva imporre silenzio alle giuste accuse degli eretici Il popolo oppresso vide infatti sublimata sugli altari la disprezzata povert\u00e0, la vide sollevata alla gloria del cielo, perci\u00f2 grandissima fu la moltitudine di quelli che s&#8217;arruolarono nei nuovi ordini. Gi\u00e0 nel 1219, in una riunione generale tenuta ad Assisi, Francesco poteva contare cinquemila fratelli che, con entusiasmo, seguivano il suo vessillo; e presto l&#8217;erezione di frati mendicanti divent\u00f2 nelle citt\u00e0 cosa cos\u00ec importante, come forse oggi sarebbe l&#8217;applicazione di qualche nuovo trovato che recasse una rivoluzione alle necessit\u00e0 della vita. Uomini illustri e gente minuta entrarono in quei conventi, e moribondi di ogni ceto si fecero vestire della tonaca di san Francesco per avere sicuro transito in paradiso.<\/em><\/p>\n<p><em>In poco tempo gli ordini mendicanti esercitarono un grande ascendente su tutti gli ordini sociali: Nei confessionali e sui pulpiti soppiantarono il clero secolare; ebbero cattedre nelle universit\u00e0, e monaci mendicanti furono i maggiori maestri di scolastica, quali Tomaso di Aquino, Bonaventura, Alberto Magno, Bacone. Sedettero nel collegio dei cardinali, e, papi, salirono alla santa sede&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Bench\u00e9 la sua prospettiva sia viziata dai tipici pregiudizi luterani verso il cattolicesimo, qui il Gregorovius si mostra abbastanza obiettivo. In effetti, sarebbe difficile sopravvalutare il ruolo decisivo svolto dalla nascita degli ordini monacali medicanti nell&#8217;Europa fra il XII e XIII secolo: \u00e8 stato senza dubbio il fatto pi\u00f9 notevole nell&#8217;arco di mille anni della storia della Chiesa fra la riforma benedettina e la rivoluzione protestante. \u00c8 molto difficile dire cosa sarebbe accaduto se non vi fossero state quelle due eccezionali vocazioni alla santit\u00e0 e quella straordinaria intuizione, di portare il monachesimo in mezzo al mondo associandolo a uno stile di vita improntato alla povert\u00e0 assoluta, cosa che rendeva autorevoli quei monaci, in contrasto col disprezzo riservato dai fedeli al clero mondanizzato della Curia pontificia e delle corti vescovili. Se poi si aggiunge che proprio da quei due ordini uscirono i massimi teologi, filosofi e studiosi del basso Medioevo, improntando di s\u00e9 tutta la cultura del loro tempo e dando alla dottrina cattolica un indirizzo preciso, nel quale ragione e fede potevano e dovevano andare di pari passo, si comprende come tutta la successiva storia d&#8217;Europa e della Chiesa sia stata influenzata in modo radicale dalla nascita e dalla straordinaria espansione degli ordini mendicanti.<\/p>\n<p>Resta comunque la domanda: quel modello \u00e8 replicabile, \u00e8 ulteriormente espansibile, \u00e8 adeguato alle necessit\u00e0 materiali e soprattutto spirituali del nostro tempo? Torna sempre la vecchia, ineludibile domanda: la povert\u00e0 radicale \u00e8 il modello vincente della dimensione cristiana? Per essere credibile, la Chiesa deve essere radicalmente povera e deve scegliere i poveri (in senso materiale) quali interlocutori privilegiati? A noi sembra che la Chiesa \u00e8 stata viva e vitale fino a quando ha tenuto il punto dell&#8217;indissolubile unit\u00e0 fra la propria missione spirituale e la necessit\u00e0 di sovvenire i bisogni dei poveri, facendosi povera anch&#8217;essa, ma sempre in una prospettiva spirituale, mai in una prospettiva materiale o, peggio, materialista. Per &quot;aiutare&quot; i poveri in senso materialista bastano le ideologie progressiste della modernit\u00e0, dal liberalismo al marxismo. Ci\u00f2 che rende unico il messaggio cristiano non \u00e8 la sollecitudine verso i poveri intesi in senso economico, ma verso la povert\u00e0 complessiva di un mondo senza Cristo, che \u00e8 prima di tutto povert\u00e0 spirituale, poi anche povert\u00e0 materiale. In altre parole: non si aiutano i poveri riempiendo loro lo stomaco, ma indicando loro la via per vita di grazia, che comprende la santit\u00e0 del lavoro e la legittima aspirazione a un giusto grado di sicurezza materiale. La Chiesa fallisce, e tradisce la propria missione, sia quando si disinteressa dei bisogni materiali degli uomini, sia quando riduce tutti i loro bisogni al solo aspetto materiale. Nel quale aspetto materiale rientra, ovviamente, anche la salute; e ci\u00f2 che sta accadendo in questi mesi con lo stravolgimento del Vangelo in senso vaccinista, dove alla salvezza di Ges\u00f9 Cristo si sostituisce la salvezza portata da Pfizer e dalle altre multinazionali farmaceutiche, ne d\u00e0 la tremenda testimonianza. Quel che accade oggi \u00e8 un ammonimento: se la Chiesa si uniforma al mondo sino a chiudere fuori i fedeli non vaccinati e ad escluderli dalla santa Comunione, in nome di un salutismo totalitario, essa perde la propria ragione di esistere. Questo \u00e8 il tremendo capolavoro del diavolo: aver insinuato nella Chiesa l&#8217;idea che la dimensione materiale \u00e8 cos\u00ec importante, che chi non la riconosce, chi non s&#8217;inginocchia davanti ad essa, chi non l&#8217;adora, come Cristo avrebbe dovuto adorare lui, nel deserto, in cambio del potere, non ha un vero spirito cristiano (come dice Bergoglio: <em>chi non si vaccina non ha la carit\u00e0 cristiana<\/em>). Orribile stravolgimento, ma del tutto prevedibile. Se la Chiesa dimentica di essere annuncio, fatto nel mondo, del Regno di Dio, che non appartiene a questo mondo, a nulla le giova l&#8217;essere ricca, con le ignobili speculazioni della banca vaticana e le sconce ostentazioni di certi cardinali, n\u00e9 l&#8217;essere povera, come vogliono i tanti, troppi teologi e preti in odor di marxismo e d&#8217;indigenismo, primitivismo, ecologismo, come gli adoratori della Pachamama e quei missionari che si vantano di non aver mai convertito n\u00e9 battezzato un solo indigeno. Perch\u00e9 il problema non \u00e8 la ricchezza o la povert\u00e0, ma lo spirito con cui la Chiesa vive l&#8217;ideale e la pratica del Vangelo: che si rivolge all&#8217;uomo integrale, e non al solo <em>homo oeconomicus<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;ideale e la pratica della povert\u00e0 assoluta sono un bene o un male per la Chiesa e per la societ\u00e0 degli uomini? 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