{"id":26513,"date":"2019-06-16T12:05:00","date_gmt":"2019-06-16T12:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/06\/16\/la-persona-e-morta-resta-solo-il-personaggio\/"},"modified":"2019-06-16T12:05:00","modified_gmt":"2019-06-16T12:05:00","slug":"la-persona-e-morta-resta-solo-il-personaggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/06\/16\/la-persona-e-morta-resta-solo-il-personaggio\/","title":{"rendered":"La persona \u00e8 morta, resta solo il personaggio"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 noto che Pirandello considerava il personaggio pi\u00f9 vero, pi\u00f9 forte, pi\u00f9 sostanziale della persona, perch\u00e9 dotato di una <em>essenza<\/em>, di una logica, di una coerenza interna; mentre la persona gode solo del bene effimero (se pure \u00e8 un bene) della semplice <em>esistenza<\/em>, una cosa labile, fuggevole, aleatoria, oggi c&#8217;\u00e8 e domani non ci sar\u00e0 pi\u00f9. Invece il personaggio, roccioso, perenne, incrollabile, resta e, talvolta, sfida i secoli e i millenni. Sbaglierebbe, pertanto, chi pensasse che il personaggio pirandelliano abbia qualcosa in meno della persona; al contrario, possiede molte cose in pi\u00f9; ed \u00e8 qui, probabilmente, la radice di quell&#8217;atteggiamento di malcelata insofferenza, di fastidio e di disprezzo appena trattenuti, che lo scrittore siciliano sembra nutrite verso i suoi personaggi. Suoi? Niente affatto. Egli era convinto che il personaggio non solo vive assai pi\u00f9 a lungo della persona; ma che la precede, perch\u00e9 vive gi\u00e0 di vita propria, non si sa dove, prima che qualche scrittore si decida a fermarlo sulla carta e ad attestare la sua esistenza. Allora quel fastidio, quel sordo rancore di Pirandello cessano di apparirci come una stranezza e diventano una cosa perfettamente spiegabile e comprensibile: qualcosa di simile a ci\u00f2 che provano gli uomini d&#8217;oggi, o meglio alcuni di essi, nei confronti del calcolatore elettronico. Il calcolatore \u00e8 una forma d&#8217;intelligenza e, in qualche modo, una forma di vita, che prescinde dall&#8217;esistenza concreta, bastandogli quella virtuale: che non \u00e8 meno, ma pi\u00f9 efficiente e pi\u00f9 invasiva dell&#8217;esistenza materiale. L&#8217;uomo sente, intuisce, che prima o poi il computer prender\u00e0 il suo posto; per ora esso si &quot;accontenta&quot; di sopravvivergli, ma ben presto potr\u00e0 svolgere praticamene tutto quel che ora fa l&#8217;uomo, con maggior precisione e con rapidit\u00e0 infinitamente superiore. La persona, dunque, far\u00e0 la fine dell&#8217;uomo di Neanderthal, si estinguer\u00e0, e la sua nicchia verr\u00e0 presa da un essere pi\u00f9 evoluto, l&#8217;elaboratore elettronico appunto.<\/p>\n<p>Ora, la domanda che dobbiamo porci \u00e8 la seguente: vi sono i presupposti perch\u00e9 il personaggio di sostituisca alla persona, allo stesso modo, per le stesse cause e con le stesse modalit\u00e0, o con modalit\u00e0 perfettamente equivalenti, a quelle con cui il calcolatore elettronico sta prendendo il posto dell&#8217;uomo e si avvia a sostituirlo e rimpiazzarlo? Secondo noi, s\u00ec; diremo di pi\u00f9: si tratta di un processo che \u00e8 gi\u00e0 in atto, si sta svolgendo sotto il nostro sguardo (distratto) ed \u00e8 gi\u00e0 in fase avanzata di realizzazione. In effetti, la persona non pu\u00f2 essere sostituita, a meno che non sia lei stessa ad abdicare al proprio statuto ontologico e scelga di esser qualcosa di meno di ci\u00f2 che le spetta. Alla persona spettano intelligenza, volont\u00e0, sensibilit\u00e0, memoria, creativit\u00e0, immaginazione; se essa ritiene di non poter realizzare queste facolt\u00e0, o se ritiene di poter delegare qualcun altro a svolgerle per lei &#8211; ad esempio, qualcuno che pensi al suo posto, che ricordi per lei, che scelga per lei &#8212; la persona finir\u00e0 per abituarsi a non esser pi\u00f9 necessaria, comincer\u00e0 a ritrarsi e, un poco alla volta, a sparire. Alla fine resteranno solo i suoi surrogati, le funzioni che sono state chiamate a prendere il suo posto per svolgere gli stessi lavori. Ebbene, a tutto ci\u00f2 si presta meravigliosamente il personaggio. Esso ha tutti i vantaggi rispetto alla persona, perfino quello di morire al suo posto &#8212; suicidandosi, per esempio &#8212; e poi seguitare a esistere, in un certo senso risorgendo dalla propria morte, cosa che la persona, evidentemente, non pu\u00f2 fare. Cos\u00ec, se una certa persona &#8212; il poeta Ugo Foscolo, per esempio &#8212; \u00e8 tentata dall&#8217;idea di por fine, col suicidio, alle proprie pene e alla propria angoscia esistenziale, ecco che il personaggio, un certo Jacopo Ortis, pu\u00f2 prendere il suo posto e morire per lei; e cos\u00ec la persona potr\u00e0 seguitare a vivere, dopo aver fatto l&#8217;esperienza catartica di vivere la propria morte &#8212; ma per interposta persona, cio\u00e8 attraverso il personaggio. Pi\u00f9 in generale, il personaggio pu\u00f2 fare tutto ci\u00f2 che la persona non pu\u00f2, ma lo vorrebbe: pu\u00f2 scendere a ventimila leghe sotto i mari, o salire fino alla Luna; pu\u00f2 viaggiare nel tempo, a ritroso o nel futuro, e vedere ci\u00f2 che nessun occhio umano mai vide, e anticipare quel che accadr\u00e0 fra cento generazioni; pu\u00f2 gioire o soffrire, ma solo nella misura desiderata, e pu\u00f2 amare ed essere amata, quando vuole e come vuole; pu\u00f2 compiere il delitto perfetto, pu\u00f2 passare attraverso i muri, pu\u00f2 sottomettere uomini e popoli, o anche farsi sottomettere, se ci\u00f2 risponde ai desideri masochisti che si agitano torbidi in fondo al suo animo. Perci\u00f2, come di Giuliano l&#8217;Apostata si tramanda che abbia esclamato, prima di more (ma \u00e8 probabilmente un aneddoto spurio): <em>Vicisti, Galilee!<\/em>, si potrebbe dire: <em>Hai vinto, Pirandello!<\/em> Sei stato un buon profeta: il personaggio ha superato la persona, l&#8217;ha resa obsoleta, si \u00e8 insediato al suo posto, come un aereo a reazione prende il posto d&#8217;un piccolo apparecchio bimotore, o come un sofisticato televisore a colori prende il posto del vecchio, in bianco e nero.<\/p>\n<p>Scriveva Corrado Simioni (Venezia 1934-Truinas, Francia, 2008), uno dei maggiori studiosi italiani di Pirandello, filosofo e critico d&#8217;arte, nella introduzione a<em>\u00a0Il teatro di Luigi Pirandello\u00a0<\/em>(<em>La vita che ti diedi; Ciascuno a suo modo<\/em>),\u00a0Milano, Mondadori 1951 1975, pp. XXX-XXXI):<\/p>\n<p><em>&quot;La natura si serve dello strumento della fantasia umana per proseguire la sua opera di creazione. E chi nasce merc\u00e9 questa attivit\u00e0 creatrice che ha sede nello spirito dell&#8217;uomo \u00e8 ordinato da natura a una vita di gran lunga superiore a quella di chi nasce dal grembo mortale d&#8217;una donna. chi nasce personaggio chi ha la ventura di nascere personaggio vivo&#8230;&quot; Cos\u00ec Pirandello formulava quella distinzione fra persona e personaggio che sta alla base della sua arte. distinzione fra due momenti dell&#8217;animo umano: il primo, della persona, ancora informe disponibile ad assumere ogni forma che gli venga imposta dall&#8217;interno o dall&#8217;esterno; il secondo, del personaggio, ruotante intorno a un perno fissato nel gioco\u00a0 delle parti destinato a ripetere ogni giorno gli stessi gesti a ripetere per sempre lo stesso dramma.<\/em><\/p>\n<p><em>Massimo Bontempelli chiariva: &quot;Insomma i personaggi sono le sole verit\u00e0. Col personaggio l&#8217;umanit\u00e0 ha ritrovato l&#8217;inconfondibile l&#8217;immodificabile, l&#8217;indistruttibile l&#8217;eterno&quot;. La tensione dell&#8217;arte pirandelliana nasce per\u00f2 dall&#8217;altalena\u00a0 fra persona e personaggio e dall&#8217;impossibilit\u00e0 dell&#8217;uomo a essere definitivamente l&#8217;una o l&#8217;altro. E per ripetere una distinzione cara ai primi esegeti di Pirandello a essere o &quot;vita&quot; o &quot;forma&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;arte pirandelliana si colloca per\u00f2 al di l\u00e0 di questa distinzione: e deriva direttamente dall&#8217;atteggiamento dell&#8217;autore verso i suoi personaggi. \u00c8 stato notato che Pirandello mostra verso i suoi personaggi ostilit\u00e0 e astio quasi destassero in lui ripugnanza. Ne mette in evidenza particolari sgradevoli, si accanisce nel descriverne le miserie fisiche e spirituali li colloca in ambienti che prima d&#8217;essere illuminati dalla luce della tragedia o della farsa, sono immersi in un ossessivo grigiore. E neppure sono vittime di un destino sociale come presso i naturalisti o di un destino religioso come in Verga. essi piuttosto sembrano artefici della propria sventura talvolta in modo consapevole e determinato. E poich\u00e9 dall&#8217;esterno non possono attendersi riscatto e salvezza ci appaiono irrimediabilmente dannati. Ma quale peccato stanno scontando? Una risposta penetrante ci viene da Giacomo Debenedetti quando alludendo al protagonista di &quot;vittoria delle formiche &quot; che vive in uno stato di bislacca, ma serena solitudine, annota: &quot;d&#8217;improvviso \u00e8 diventato brutto, \u00e8 andato a raggiungere la media dei suoi fratelli: davvero qualcosa di ripugnante \u00e8 suppurato in lui. Ed \u00e8 semplicemente successo che da &#8216;uomo solo&#8217; qual era di qua dal mondo della convivenza umana con i suoi inevitabili confronti e giudizi quell&#8217;individuo \u00e8 decaduto &#8211; sia pur soltanto col pensiero e col rammarico &#8211; nella gazzarra cieca di quella convivenza. \u00c8 voluto tornare a essere una &#8216;parte&#8217; nel &#8216;gioco delle parti&#8217;.<\/em> <em>Questa nostalgia della &quot;persona&quot;, dello stato di primitivit\u00e0 dell&#8217;uomo, di ci\u00f2 che non \u00e8 ancora condizionato e contaminato dalla convivenza, costituisce il polo ideale dell&#8217;arte pirandelliana, quasi il limite &#8216;esterno&#8217; al quale lo scrittore si riporta per trovare i termini di riferimento della sua realt\u00e0 letteraria. Ma, come abbiamo detto, questo \u00e8 soltanto il &#8216;limite&#8217;\u00a0 esterno: perch\u00e9 l&#8217;opera pirandelliana si svolge tutta intorno\u00a0 alla tematica del personaggio al suo modo di esistere.\u00a0 \u00c8 attraverso la parola che si diventa personaggi. Infatti il connotato stilistico pi\u00f9 evidente nell&#8217;opera pirandelliana \u00e8 un dialogo fittissimo e incessante che soltanto di rado lascia spazio alla contemplazione o all&#8217;azione.<\/em><\/p>\n<p>Proprio cos\u00ec: e questo frenetico parlare, parlare, parlare; questa incapacit\u00e0 di tacere, di riflettere, di raccogliere i pensieri, che \u00e8 la caratteristica pi\u00f9 appariscente dei personaggi pirandelliani, \u00e8 anche la caratteristica pi\u00f9 evidente dei personaggi che, al giorno d&#8217;oggi, hanno preso il posto delle persone. Tutto questo diventa particolarmente chiaro se si tiene presente che l&#8217;essenza del chiacchierare, del parlare in maniera incessante e compulsiva, ovviamente senza dir nulla di significativo e soprattutto senza dir nulla di autentico, non \u00e8 l&#8217;emissione dei suoni per mezzo delle parole, ma la parola in se se stessa. Quindi, un uomo o una donna che stiano tutto il giorno attaccati al loro telefonino; che non guardino neppure la strada mentre camminano, n\u00e9 quel che accade intorno a loro quando siedono al ristorante, perch\u00e9 sono troppo impegnati a inviare messaggini, o a condividere mail e materiali d&#8217;ogni genere, oppure ancora a inviare fotografie di qualsiasi cosa, magari del piatto di pastasciutta che hanno davanti, o del bollettino meteorologico di domani, o dell&#8217;oroscopo della settimana, o di una frase, o di un filmato che hanno pescato in rete, unite a commenti e giudizi d&#8217;ogni genere, sono esattamente nella situazione che abbiamo descritto e che Pirandello ha cos\u00ec bene illustrato (e anticipato): hanno rinunciato a essere persone, cio\u00e8 a interagire con l&#8217;ambiente circostante, e si sono ripiegate su se stesse per lasciarsi dolcemente sostituire da un personaggio (o da nessuno, o da centomila, sempre per dirla con Pirandello). \u00c8 il personaggio che recita la parte del chiacchierone irrefrenabile, che vuol stare sempre sulla ribalta, che vuol avere migliaia di <em>amici<\/em> sui social: non la persona. La persona pu\u00f2 fare una cosa alla volta, e sempre all&#8217;interno di un determinato limite. La persona, per esempio, non pu\u00f2 essere contemporaneamente in due luoghi diversi; ma il personaggio, grazie alla tecnologia elettronica, pu\u00f2 essere in dieci, in cento, in mille luoghi diversi contemporaneamente. \u00c8 il personaggio, non la persona, che desidera di poter entrare nella Casa del <em>Grande Fratello<\/em> televisivo, o sbarcare sull&#8217;<em>Isola dei Famosi<\/em>; \u00e8 il personaggio, e non la persona, che vorrebbe superare un provino per essere accolto in un cast cinematografico e recitare o esibirsi come cantante, attore, eccetera; \u00e8 il personaggio, non la persona, che vuol essere ammirato perch\u00e9 indossa solo capi firmati, e porta al polso un orologio di gran marca, e sale a bordo di un&#8217;autovettura potente e costosissima. Ed \u00e8 sempre il personaggio che vuol farsi la fama di grande seduttore, vuol vedere le donne (o gli uomini) cadere ai suoi piedi, vuol essere ammirato, invidiato, imitato, trasformandosi in un <em>influencer<\/em>, in un modello e un punto di riferimento per milioni di giovani che navigano in rete.<\/p>\n<p>La natura detesta il vuoto e dove c&#8217;\u00e8 un vuoto, tende a riempirlo, magari coi materiali che trova a pi\u00f9 immediata disposizione, vale a dire coi materiali di risulta dello scavo che ha prodotto il vuoto. I materiali di risulta della distruzione della persona sono le forme posticce e artificiali, ma ambitissime e ammiratissime, della moda, dell&#8217;apparenza, dell&#8217;essere visti, ammirati, invidiati dal maggior numero possibile di persone. I rapporti umani sono alterati, falsati e stravolti dal fatto che sempre pi\u00f9 persone rinunciano a esser persone e si trasformano in personaggi, prendendo a modelli altre persone che hanno fatto la stessa cosa prima di loro, diventando personaggi mediatici e sollecitando dei processi di identificazione da parte della folla. In generale, la societ\u00e0 di massa produce un numero di personaggi inversamente proporzionale a quello delle persone: queste diminuiscono, pi\u00f9 cresce il numero di quelli. Alla fine, e quel momento non \u00e8 affatto lontano, un nuovo personaggio prender\u00e0 il posto dell&#8217;ultima persona: questa, ben contenta d&#8217;aver trovato il modo di togliersi di dosso la fatica di vivere, saggiamente si far\u00e0 da parte, e il personaggio ne prender\u00e0 il posto, vivr\u00e0 la sua vita. Intanto le persone che sono stanche di restar tali si esercitano inconsciamente alla prossima trasformazione, diventando delle chiacchierone compulsive. Tenete d&#8217;occhio gl&#8217;individui che parlano sempre, parlano, parlano e non son capaci di fermarsi e tacere pi\u00f9 di qualche minuto. Sono gli aspiranti suicidi, che cercano il modo pi\u00f9 semplice di sbarazzarsi della propria natura di persone e assumere quella di personaggi. Chiacchierano per mezzo dei messaggini telefonici, e passando ore e ore sui social, ovviamente senza dir nulla di serio; e chiacchierano profondendosi in vaniloqui che hanno il solo scopo di far credere d&#8217;essere ancor vivi, mentre un indizio infallibile della morte interiore di qualcuno \u00e8 la sua loquela straripante, lo spasmodico bisogno di condividere, a qualsiasi ora del d\u00ec e della notte, ogni minuzia tocchi loro la mente. Un altro indizio \u00e8 il rifiuto sistematico di assumesi le proprie responsabilit\u00e0. Perch\u00e9 farlo, del resto, se si pu\u00f2 delegare il personaggio proprio ? Il telefonino pu\u00f2 sembrare un oggetto quasi innocente, oltre che utile; ma guardiano un bambino di sei anni che ne possiede uno: quanto durer\u00e0, come persona? Tale \u00e8 il futuro che ci attende, se non reagiamo: divenir personaggi, emigrando nell&#8217;altrove virtuale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 noto che Pirandello considerava il personaggio pi\u00f9 vero, pi\u00f9 forte, pi\u00f9 sostanziale della persona, perch\u00e9 dotato di una essenza, di una logica, di una coerenza<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[192],"class_list":["post-26513","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-luigi-pirandello"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26513","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26513"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26513\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26513"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26513"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26513"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}