{"id":26510,"date":"2018-04-30T06:55:00","date_gmt":"2018-04-30T06:55:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/04\/30\/la-parte-piu-misera-che-luomo-puo-recitare\/"},"modified":"2018-04-30T06:55:00","modified_gmt":"2018-04-30T06:55:00","slug":"la-parte-piu-misera-che-luomo-puo-recitare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/04\/30\/la-parte-piu-misera-che-luomo-puo-recitare\/","title":{"rendered":"La parte pi\u00f9 misera che l&#8217;uomo pu\u00f2 recitare"},"content":{"rendered":"<p>Qual \u00e8 la parte pi\u00f9 misera che un uomo pu\u00f2 trovarsi a recitare sulla scena dell&#8217;esistenza, in quanto essere umano, allorch\u00e9, per cos\u00ec dire, vengono distribuite le parti nella grande recita universale, e a ciascuno ne tocca una? Secondo Pirandello, seguito (e preceduto) da molti altri, noi siamo gli attori inconsapevoli di una tragicommedia pazza e crudele, organizzata, forse, da un burattinaio folle, nella quale siamo costretti a recitare al buio, senza neppure renderci conto di che cosa si tratti realmente. La nostra opinione \u00e8 diametralmente opposta alla sua: non c&#8217;\u00e8 nessun burattinaio, ma solo un Padre amorevole, che fa di tutto per chiamarci a s\u00e9; e la nostra esistenza \u00e8 tutt&#8217;altro che una recita, non \u00e8 n\u00e9 comica, n\u00e9 tragica, ma semplicemente seria, bella e degna di essere vissuta; noi facciamo tutto da soli, se ci perdiamo o se giungiamo alla meta, ci\u00f2 dipende da una nostra libera scelta. Il fatto, invero, che moltissime persone, come abbiamo pi\u00f9 volte sostenuto, restino del tutto inconsapevoli, per anni e forse sino al termine dei loro giorni, della seriet\u00e0 e soprattutto del significato della vita, non smentisce questa affermazione, perch\u00e9 la consapevolezza \u00e8 frutto del risveglio interiore, e il risveglio interiore non avviene per caso (come pensava Pirandello), ma come risultato di un percorso fatto di tenacia, coraggio, umilt\u00e0 e fede in Dio. Di conseguenza, risvegliarsi e vivere in maniera desta, o restare nel sonno e vivere da dormienti, \u00e8 frutto di una nostra scelta: se scegliere \u00e8 decidere l&#8217;essenziale; e non, necessariamente, comprendere sino in fondo tutti i risvolti e i corollari della decisione presa. Noi possiamo scegliere se destarci o rimanere addormentati: chi sceglie la seconda opzione, ha compiuto anch&#8217;egli una scelta, e sia pure una scelta negativa: la scelta di non scegliere nulla, se non continuare i suoi beati sogni. Chi ha scelto di destarsi ha intuito l&#8217;essenziale, cio\u00e8 il vero significato dell&#8217;esistenza: tutto il resto \u00e8 secondario e in parte lo capir\u00e0 procedendo nella sua strada, in parte dovr\u00e0 accettarlo per fede, come appartenente al disegno benevolo e armonioso cui ogni cosa concorre, anche se le menti umane non possono certo arrivare a comprenderlo interamente &#8212; o, almeno, non in questa vita.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, destarsi \u00e8 un atto della volont\u00e0, ma deve essere illuminato dall&#8217;alto: l&#8217;uomo non pu\u00f2 destarsi da solo: se lo potesse, sarebbe un dio egli stesso. Il sonno in cui trascina la sua esistenza \u00e8, teologicamente parlando, il risultato di un evento ben preciso: il Peccato originale. \u00c8 un sonno misto a false immagini di bene, dunque una mescolanza d&#8217;ignoranza e di concupiscenza: le due cose vanno sempre insieme, l&#8217;ignoranza porta con s\u00e9 la concupiscenza, che consiste nel desiderare le cose sbagliate, oppure anche le cose buone, ma in maniera sbagliata; e la concupiscenza \u00e8 frutto dell&#8217;ignoranza; sono come due sorelle siamesi. Solo quando si \u00e8 risvegliato, l&#8217;uomo \u00e8 capace di riconoscere le cose buone e di distinguerle da quelle che buone non solo; inoltre, siccome l&#8217;appetito vien mangiando, mano a mano che l&#8217;anima si abitua alle cose buone, ne desidera sempre di migliori, finch\u00e9 arriva il momento in cui non sopporta pi\u00f9 neanche la vista di quelle cose che, un tempo &#8212; il tempo dell&#8217;ignoranza &#8212; poneva in cima ai propri desideri. In un certo senso, all&#8217;anima risvegliata accade la stessa cosa che si verifica per il buongustaio: imparare ad apprezzare i buoni piatti e a disdegnare quelli mal cucinati diventa un&#8217;abitudine, un atteggiamento sempre pi\u00f9 esigente, un vero e proprio stile di vita. E come colui il quale, una volta che ha imparato ad apprezzare i meriti della buona cucina, non si adatterebbe mai pi\u00f9 a mangiare le schifezze di McDonald&#8217;s, allo stesso modo l&#8217;anima risvegliata, una volta che abbia incominciato a gustare il sapore delle cose buone, delle cose che le fanno del bene, la innalzano, la purificano e le permettono di scorgere porzioni sempre pi\u00f9 ampie di assoluto, ben difficilmente potr\u00e0 adattarsi a ritornare alle precedenti abitudini, ad accontentarsi di cose scadenti. La legge del progresso spirituale vuole che non si torni mai indietro: le cadute sono sempre possibili, ma, di norma, temporanee e accidentali. A chi ha respirato il profumo del giardino in primavera, non verr\u00e0 mai la nostalgia del tanfo di chiuso che ristagna nei sotterranei: \u00e8 logico ed \u00e8 giusto che sia cos\u00ec.<\/p>\n<p>Scriveva il romanziere e saggista Kazimierz Brandys (Lodz, 27 ottobre 1916-Parigi, 11 marzo 2000) in un suo racconto (da <em>La difesa della &quot;Grenada&quot;<\/em>; titolo originale: <em>Obrona &quot;Grenady&quot;<\/em>; traduzione dal polacco di Franca Wars, Milano, Mondadori, 1961, pp. 29-30):<\/p>\n<p><em>Furono distribuite le parti, cominciarono giorni di dure esperienze. Il 1950. Per molto tempo ancora torneremo a quegli anni. Non \u00e8 stato pronunciato su di essi un giudizio definitivo e chiss\u00e0 che non appartengano a un periodo che sempre susciter\u00e0 polemiche. \u00c8 un periodo di scontro tra forze agli antipodi, di pressioni da pi\u00f9 parti. In quei momenti il bene e il male insidiano l&#8217;uomo nei suoi lati da poco vulnerabili. Finora nessuno lo aveva colpito su questi lati, egli deve quindi cambiare il suo sistema di difesa. Gli dicono: il tuo vecchio equipaggiamento oggi non \u00e8 utilizzabile, la tua morale \u00e8 un prodotto di classe. Ti giudica la storia, da lei non ti salvi. &quot;Se mi giudica la storia&quot;, pensa allora l&#8217;uomo, &quot;se il mio cuore \u00e8 solo un frutto dell&#8217;albero della mia classe, se le mie azioni valgono solo per la durata del tempo che le approva, cosa mi resta allora? La coscienza? A che mi serve la coscienza se in ogni caso dovranno giudicarmi gli altri? Mi restano l&#8217;olfatto e l&#8217;udito.&quot;<\/em><\/p>\n<p><em>Parole come queste sono un grido d&#8217;allarme; un gran pericolo viene da simili parole,. Questa parte, la pi\u00f9 misera che l&#8217;uomo possa recitare, un mimo in un episodio muto, deve essere cancellata dalla nostra vita. Nel costruire la realt\u00e0 lasciavamo spuntare le utopie. Una delle pi\u00f9 folli cercava di buttare a mare il concetto di buona volont\u00e0, giudicando l&#8217;attivit\u00e0 umana esclusivamente alla luce dei suoi risultati esteriori: &quot;La tua azione \u00e8 nociva, dunque volevi nuocere&quot;. Di questo l&#8217;uomo ha paura, di fronte a questo egli capitola; vi intuisce un abuso contro la natura umana un&#8217;invasione nel territorio della sua condizione di uomo. Esiste nella natura dell&#8217;uomo un confine inferiore sotto al quale non si deve scendere. Non bisogna sottoporre l&#8217;uomo a ogni sorta di prove. Ci sono delle sofferenze che lo spezzano, c&#8217;\u00e8 un grado di paura che lo raggela. Questa capitolazione dell&#8217;uomo pu\u00f2 essere oggetto di una descrizione ma non di un giudizio. Se non ha resistito a una grande sofferenza, vuol dire che non ha resistito a una grande sofferenza, e non una parola di pi\u00f9. Una cosa \u00e8 sicura: l&#8217;uomo ridotto all&#8217;olfatto e all&#8217;udito diventa pi\u00f9 stupido di una gallina; traccia da solo attorno a s\u00e9 un cerchio sempre pi\u00f9 stretto e ha paura di oltrepassarlo. Se vogliamo sviluppare la rivoluzione liberiamo la gente dai cerchi magici tracciati con il gesso degli utopisti.<\/em><\/p>\n<p>Qui lo scrittore polacco, astraendo dalle circostanze particolari in cui fu composto questo brano di prosa &#8212; il 1950, l&#8217;utopia del &quot;mondo nuovo&quot; comunista, il fervore e le speranze di rinascita di un popolo che aveva duramente sofferto per conservare la propria identit\u00e0 e la propria anima in mezzo agli sconvolgimenti del &quot;secolo breve &#8212; pone alcune questioni di portata universale, una delle quali suona cos\u00ec: \u00e8 vero che <em>non bisogna sottoporre l&#8217;uomo a ogni sorta di prove, perch\u00e9 ci sono delle sofferenze che spezzano, c&#8217;\u00e8 un grado di paura che lo raggela<\/em>? E un&#8217;altra, cos\u00ec: \u00e8 vero che <em>esiste nella natura dell&#8217;uomo un confine inferiore sotto al quale non si deve scendere<\/em>? Ed \u00e8 vero, infine, che <em>si pu\u00f2 o si deve giudicando l&#8217;attivit\u00e0 umana esclusivamente alla luce dei suoi risultati esteriori<\/em>, e che la buona volont\u00e0, le rette intenzioni non contano nulla? Rispondiamo alla prima: no, non ci sono sofferenze che possano spezzare l&#8217;uomo, se questi \u00e8 moralmente e spiritualmente integro. Ci sono sofferenze che possono spezzare il suo corpo; forse anche la sua volont\u00e0: mai la sua anima, la sola cosa che conta. Chi conserva la propria anima, anche in mezzo alla sofferenza, \u00e8 salvo; perch\u00e9 l&#8217;anima non appartiene al mondo, appartiene all&#8217;eterno, mentre tutto ci\u00f2 che appartiene al mondo \u00e8 destinato a perire, prima o dopo. Alla seconda: s\u00ec: esiste nella natura umana un confine al di sotto del quale non si deve scendere; pure, accade sovente che quel confine venga superato; non solo: accade che delle persone scendano al di sotto di esso, convinte, da se stesse o da altri, che il loro sia un salire, un innalzarsi al di sopra della propria natura. \u00c8 il capolavoro del diavolo: ma \u00e8 un capolavoro assai pi\u00f9 frequente di quanto non s&#8217;immagini. E alla terza: no: non si pu\u00f2, n\u00e9 si deve giudicare l&#8217;attivit\u00e0 umana solo in base ai risultati, perch\u00e9 l&#8217;intenzione \u00e8 la cosa principale. Da ci\u00f2, tuttavia, non scaturisce la conclusione opposta, ossia che il risultato non conta nulla, mentre l&#8217;intenzione \u00e8 tutto. In altre parole: non \u00e8 vero che se faccio del male, invece che del bene, la cosa non ha alcuna importanza, purch\u00e9 la mia intenzione fosse buona; ma non \u00e8 vero nemmeno che io meriti senz&#8217;altro di andare all&#8217;inferno, nonostante la rettitudine delle mie intenzioni, se alla fine il mio agire ha provocato degli effetti negativi. Non si deve ignorare l&#8217;importanza della retta intenzione, ma neppure sottovalutare la gravit\u00e0 degli errori. Questi ultimi, infatti, sono di due tipi: maligni e benigni. Sono errori benigni quelli nei quali si sbaglia, ma per una incongruenza tra mezzi e fini; sono maligni quelli nei quali l&#8217;intenzione non \u00e8 buona, per cui, indipendentemente dai mezzi adoperati, il risultato finale non potr\u00e0 che essere cattivo. A una volont\u00e0 maligna corrispondono sempre risultati dannosi, per s\u00e9 o per gli altri; ad una volont\u00e0 benevola, possono corrispondere effetti negativi, ma solo se intervengono circostanze particolarmente sfortunate oppure se \u00e8 stato commesso qualche errore di adeguamento dei mezzi ai fini.<\/p>\n<p>Ma tutte queste domande, poste da Kazimierz Brandys, riconducono a una sola domanda di fondo: <em>il solo giudice dell&#8217;uomo \u00e8 la storia?<\/em> Perch\u00e9, se a poter giudicare l&#8217;uomo \u00e8 solo la storia, ne consegue che il giudizio non dipende dalla bont\u00e0 dell&#8217;intenzione, e nemmeno, necessariamente, dalla concordanza tra i mezzi e i fini, ma solo e unicamente dalla sintonia, o dalla distonia, con la morale vigente in quel luogo e in quel momento. E allora, come osserva lo scrittore polacco, i nostri giudici saranno sempre gli altri, non la nostra coscienza, che \u00e8 solamente un prodotto storico anch&#8217;essa; mentre a noi, in quanto singoli individui, non restano altro che i sensi, l&#8217;olfatto, l&#8217;udito. Ma se l&#8217;uomo si ridice al suo olfatto e al suo udito, diventa pi\u00f9 stupido di una gallina: <em>traccia da solo attorno a s\u00e9 un cerchio sempre pi\u00f9 stretto e ha paura di oltrepassarlo.<\/em> Ebbene: pare che proprio questa sia la manovra n atto ai danni dell&#8217;uomo, da parte di quei poteri che sono in grado di condizionare i suoi pensieri e i suoi sentimenti, di creare intorno a lui il cerchio magico che non deve essere oltrepassato, ampio quanto un cerchio di gesso tracciato in terra attorno a lui. Quali poteri? Tutti quelli che concorrono a formare il suo orizzonte intellettuale, spirituale, morale, in assenza di una presa di coscienza autonoma da parte sua, cio\u00e8 mentre egli si trova ridotto allo stato di &quot;gallina&quot;, le cui funzioni si riducono all&#8217;olfatto, all&#8217;udito e agli altri sensi fisici. Parliamo dell&#8217;informazione, della scuola, dell&#8217;universit\u00e0, ma anche della chiesa e perfino della famiglia; parliamo anche della televisione, del telefonino, del computer, dei giochi elettronici, mediante i quali l&#8217;uomo viene addestrato, fin da quando \u00e8 un bambino di pochi anni, a istupidirsi e a scendere al livello di una gallina. Esiste una strategia mondiale per condurre ogni singolo uomo al livello di un gallinaceo, per abbrutirlo, per mortificare la sua intelligenza, per intorpidire la sua sensibilit\u00e0, per paralizzare il suo volere; e tutto questo viene ottenuto a forza di carezze, di blandizie, di lusinghe e di volutt\u00e0 d&#8217;ogni genere: perch\u00e9 il mezzo pi\u00f9 sicuro per indurre l&#8217;essere umano a degradarsi e a disonorarsi \u00e8 vecchio quanto il modo, e consiste nel sollecitare le sue passioni disordinate e poi nel dichiarare che non esistono pi\u00f9 il bene e il male, ma solo ci\u00f2 che \u00e8 utile e ci\u00f2 che non lo \u00e8, e che lui ha il diritto di essere finalmente se stesso, di rifiutare proibizioni e tab\u00f9, di assaporare la dolcezza di ogni sorta di esperienza, di piacere, di godimento, tutte cose che la societ\u00e0 repressiva gli ha finora negato per poterlo tenere sottomesso. E non vede, la povera gallina umana, che gli sta accadendo esattamente il contrario: che a tenerlo sottomesso non \u00e8 la societ\u00e0 <em>repressiva<\/em>, ma la societ\u00e0 <em>permissiva<\/em>; e che ci\u00f2 accade per un disegno ben preciso, del quale egli \u00e8 lo zimbello, la vittima e anche, al tempo stesso, il volonteroso collaboratore. Ma come pu\u00f2 esistere, mio Dio &#8212; domander\u00e0 la nostra gallina spaventata, nel cui sguardo traluce, per un attimo, un bagliore umano &#8211; una congiura talmente vasta, talmente mostruosa, talmente diabolica? Da parte di chi, e perch\u00e9? Chi mai dovrebbe darsi tanto disturbo per far s\u00ec che tutto, letteralmente, proceda in tale perversa direzione? Leggendo la <em>Bibbia<\/em>, apprendiamo che l&#8217;uomo, sin dall&#8217;indomani della sua creazione, ha un terribile nemico, fermamente intenzionato a provocare sua rovina; un nemico che, sin dal principio, \u00e8 riuscito a separarlo da Dio, anche se in maniera non definitiva. Gli resta, perci\u00f2, da completare il lavoro: da rendere quella separazione irreparabile. Sono migliaia d&#8217;anni che ci prova, in tutti i modi. Incominciava quasi a scoraggiarsi, quando gli si \u00e8 aperta, insperatamente, una breccia: superbia e orgoglio, che gi\u00e0 furono la rovina di Adamo ed Eva, hanno creato la civilt\u00e0 moderna; e ora si sono insinuate nel cuore stesso della Chiesa di Cristo. Quale magnifica occasione, per lui, di trionfare!&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qual \u00e8 la parte pi\u00f9 misera che un uomo pu\u00f2 trovarsi a recitare sulla scena dell&#8217;esistenza, in quanto essere umano, allorch\u00e9, per cos\u00ec dire, vengono distribuite<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-26510","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26510","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26510"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26510\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26510"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26510"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26510"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}