{"id":26507,"date":"2009-08-17T08:23:00","date_gmt":"2009-08-17T08:23:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/08\/17\/un-film-al-giorno-la-pacifista-di-miklos-jancso-1971\/"},"modified":"2009-08-17T08:23:00","modified_gmt":"2009-08-17T08:23:00","slug":"un-film-al-giorno-la-pacifista-di-miklos-jancso-1971","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/08\/17\/un-film-al-giorno-la-pacifista-di-miklos-jancso-1971\/","title":{"rendered":"Un film al giorno: \u00abLa pacifista\u00bb, di Mikl\u00f3s Jancs\u00f3 (1971)"},"content":{"rendered":"<p>Gli anni di piombo erano appena cominciati, in Italia, con la tragica esplosione alla Banca dell&#8217;Agricoltura in Piazza Fontana, nel dicembre del 1969 (e con le due drammatiche appendici della morte del ferroviere anarchico Pino Pinelli e, pi\u00f9 tardi, del commissario di polizia Luigi Calabresi), che gi\u00e0 il cinema nostrano si gettava sul fenomeno della violenza politica e si addentrava nei complessi meandri che avrebbero dovuto consentire di separare la contestazione \u00abbuona\u00bb, o quanto meno legittima, perch\u00e9 pacifica, da quella \u00abcattiva\u00bb, perch\u00e9 violenta.<\/p>\n<p>A misurarsi nell&#8217;impari e, probabilmente, prematuro tentativo (la cultura italiana non \u00e8 riuscita neppure oggi, a quarant&#8217;anni di distanza, a fare i conti con quelle vicende; figuriamoci se lo poteva il cinema, per di pi\u00f9 a botta calda) non \u00e8 stato un regista italiano, ma un giovane cineasta ungherese di belle speranze, Mikl\u00f3s Jancs\u00f3, che aveva fatto molto parlare di s\u00e9, verso la fine degli anni Sessanta, per due o tre film particolarmente apprezzati dalla critica internazionale.<\/p>\n<p>Il tentativo, ad ogni modo, dimostrava un certo coraggio concettuale e avrebbe meritato, forse, un atteggiamento pi\u00f9 comprensivo e meno arcigno di quello che la critica nostrana si affrett\u00f2 a cucirgli addosso, stroncandolo impietosamente.<\/p>\n<p>La vicenda \u00e8 relativamente semplice.<\/p>\n<p>A Milano, una giornalista televisiva con forti simpatie per la sinistra extraparlamentare, una certa Barbara (interpretata nel film da Monica Vitti), si interessa alle complesse vicende della contestazione, finendo per essere minacciata da un gruppo terroristico di estrema destra, capeggiato da uno Straniero (D. Olbrychski), del quale fa parte anche lo Sconosciuto (P. Clementi), del quale si innamora, riamata.<\/p>\n<p>Lo Sconosciuto ha ricevuto mandato di compiere un delitto politico, ma si rifiuta di eseguire l&#8217;ordine e finisce per pagare con la vita la sua scelta. L&#8217;assassinio \u00e8 stato compiuto da un camerata del giovane; ma la colpa viene fatta ricadere su un giovane dell&#8217;estrema sinistra, del tutto innocente (e qui il richiamo ad alcuni fatti di cronaca \u00e8 abbastanza esplicito).<\/p>\n<p>Barbara, che sa come sono andate in realt\u00e0 le cose, dapprima tenta di indirizzare la polizia sulla pista giusta; poi, frustrata dall&#8217;atteggiamento di totale incomprensione del commissario, decide di farsi giustizia da sola e, adoperando la pistola che lo Sconosciuto le aveva affidato, fredda il mandante del suo omicidio, ossia lo Straniero.<\/p>\n<p>A parte un certo schematismo ideologico (la sinistra buona e innocente contro la destra cattiva e colpevole) e l&#8217;improbabile finale giustiziero in stile Western, ci sembra che il film risenta di una discutibile commistione, che rischia di diventare un autentico pasticcio, tra la dimensione politica e quella sentimentale della narrazione; mentre la prima sarebbe gi\u00e0 stata pi\u00f9 che bastante a se stessa (e un discorso analogo si potrebbe fare per molti altri film che hanno coltivato la medesima ambizione, a cominciare dal celebre \u00abKap\u00f2\u00bb di Gillo Pontecorvo).<\/p>\n<p>E tuttavia, anche in quel miscuglio di dramma politico e di romanzo sentimentale, bisogna riconoscere che il film rispecchia fedelmente una certa cultura, e non solo cinematografica, di quegli anni; una certa ingenuit\u00e0, se si vuole, che risulta evidente, ad esempio, dai testi di molte canzonette allora di gran moda, in cui la mescolanza fra temi impegnati ed altri strettamente privati era perfino proclamata negli slogan (\u00abmettete dei fiori nei vostri cannoni\u00bb, derivazione in stile 45 giri del pi\u00f9 celebre \u00abfate l&#8217;amore, non fate la guerra\u00bb).<\/p>\n<p>Il giudizio del Morandini \u00e8 una condanna senza appello e senza alcuna attenuante:<\/p>\n<p>\u00abSceneggiato con Giovanni gagliardi, \u00e8 il primo e il peggiore dei quattro film italiani del regista 81921) del regista ungherese. Frutto dell&#8217;insano connubio tra Antonioni e lo sfrenato assillo predicatorio del cinema militante di quegli ani, \u00e8 &quot;uno sconcertante guazzabuglio, esiziale a tutti i livelli, compreso quello politico&quot; (Giovanni Buttafava).\u00bb<\/p>\n<p>Riteniamo di fare cosa utile al lettore, riportando qui di seguito la decima e l&#8217;undicesima sequenza secondo la versione originaria della sceneggiatura del film, affinch\u00e9 egli possa farsene un&#8217;idea personale (Mikl\u00f3s Jancs\u00f3, \u00abLa pacifista\u00bb, a cura di Carlo Di Carlo, Bologna, Cappelli, 1971, pp. 118-122):<\/p>\n<p>\u00ab10a SEQUENZA.<\/p>\n<p>CASA DI BARBARA. ESTERNO. INTERNO. GIORNO.<\/p>\n<p>Descrizione del luogo. Possiamo notare in questa sequenza che la casa di Barbara ha una seconda entrata. Dalla parte del giardino, infatti, dietro ad un&#8217;immensa strada, c&#8217;\u00e8 un vecchio palazzo liberty. Si pu\u00f2 capire che la casa di lei \u00e8 stata ricavata dall&#8217;interno di un cortile. Un modo per stare in mezzo agli altri ma nello stesso tempo isolati.<\/p>\n<p>Barbara e lo Sconosciuto arrivano a casa di lei. L&#8217;uomo si trascina con fatica. Barbara l&#8217;aiuta tenendolo per un braccio. Davanti alla porta di casa gli fa cenno di aspettare. Poi, lentamente, con dolcezza, si avvia verso la casa, apre la porta e dall&#8217;interno lo invita ad entrare. Lo Sconosciuto si appoggia alla parete e, seccamente, domanda:<\/p>\n<p>SCONOSCIUTO: Dov&#8217;\u00e8 il bagno?<\/p>\n<p>BARBARA: Di qua. Ti accompagno. Hai bisogno d&#8217;aiuto?<\/p>\n<p>Lo precede fin sulla porta del bagno, ma l&#8217;uomo la scavalca e, chiudendo, dice:<\/p>\n<p>SCONOSCIUTO: Preferisco restare solo.<\/p>\n<p>Fon riluttanza, controvoglia, Barbara si allontana.<\/p>\n<p>Chiede ancora:<\/p>\n<p>BARBARA: Sai chi erano quelli?<\/p>\n<p>Lui non risponde nemmeno. Con gesti rapidi, tira fuori di tasca una pistola, la carica e se la rimette in tasca.<\/p>\n<p>Ora \u00e8 pi\u00f9 tranquillo.<\/p>\n<p>Si affaccia sulla porta del bagno e Barbara entra subito, sta per dire qualcosa, ma l&#8217;uomo la interrompe incalzante:<\/p>\n<p>SCONOSCIUTO: Perch\u00e9 non mi hai riconosciuto al commissariato? Perch\u00e9 hai detto che non ero io? Dovevo andare in prigione&#8230; \u00c8 colpa tua se adesso sono libero.<\/p>\n<p>BARBARA: Tu non dici la verit\u00e0.. Se volevi andare in prigione non avevi che da schiaffeggiare un poliziotto. Che cosa vuoi da me?<\/p>\n<p>Si aspetta un risposta, ma l&#8217;uomo, come se seguisse il filo dei suoi pensieri, alla domanda di lei risponde con un&#8217;altra domanda:<\/p>\n<p>SCONOSCIUTO: Non sei mai stata presa e picchiata da un poliziotto?<\/p>\n<p>Anche lei, come lui, segue il filo dei suoi pensieri, quindi, insistendo, richiede:<\/p>\n<p>BARBARA: Cosa vuoi da me?<\/p>\n<p>L&#8217;uomo le mette una mano nei capelli, l&#8217;accarezza. Parla a scatti, senza fermarsi mai.<\/p>\n<p>SCONOSCIUTO: Non hai mai dormito su un marciapiede? Io s\u00ec, ma da qualche giorno, da quando ti ho vista da lontano, ho capito&#8230; ho capito che ti posso amare. Ho voluto fare all&#8217;amore con te ogni giorno. Ti amo.<\/p>\n<p>Sembra vero quello che dice e Barbara sembra convinta. Per la prima volta il suo viso \u00e8 disteso, sereno. Sorride. Si allontana da lui. Si muove per la stanza. Nei suoi movimenti, sentiamo una liberazione, una gioia.<\/p>\n<p>BARBARA (emozionata): Era solo per questo&#8230; E io ho avuto tanta paura, ho chiamato la polizia, ho pensato le cose pi\u00f9 terribili&#8230; Invece era solo&#8230;<\/p>\n<p>Si appoggia sulla vetrata che d\u00e0 sul giardino. Fuori, un gruppo di amici sta ballando. Uno di loro le fa un segno d&#8217;invito. Barbara ritorna verso l&#8217;uomo, forse per dirgli se, davvero, anche lui, avrebbe voglia di uscire nel giardino e di stare con i suoi amici. Ma l&#8217;espressione tesa di lui le fa cambiare idea.<\/p>\n<p>BARBARA: Ma allora perch\u00e9 sei triste?<\/p>\n<p>Lui, naturalmente, non risponde. Soltanto, le stringe forte le mani e poi l&#8217;abbraccia.<\/p>\n<p>11a SEQUENZA.<\/p>\n<p>GIARDINO DINTORNI CASA BARBARA. ESTERNO. GIORNO.<\/p>\n<p>Descrizione del luogo.<\/p>\n<p>\u00c8 un parco n\u00e9 grande n\u00e9 piccolo, cintato da una cancellata bassa. Forse non \u00e8 lontano dalla casa di Barbara.<\/p>\n<p>A lato del parco c&#8217;\u00e8 una casa gialla a due piani. Al centro vialetti, giardini pensili, alberi. In fondo al parco una grande vasca un po&#8217; barocca che si cala quasi completamente nell&#8217;erba. Dalla strada arrivano di tanto in tanto i rumori del traffico.<\/p>\n<p>Eccoli in giardino. Ci sono alcune coppie che ballano, loro che le guardano e una ragazza che allegramente corre in bicicletta. La ragazza \u00e8 Yvonne. Si avvicina a loro, fa un paio di giri, osserva con ambigua malizia lo Sconosciuto. Lui nota subito lo sguardo della ragazza. Infatti domanda:<\/p>\n<p>SCONOSCIUTO: Hai visto quella in che strano modo mi ha guardato?<\/p>\n<p>Ma Barbara non gioca con i sospetti; poi, conosce Yvonne. Perci\u00f2, tranquillamente, risponde:<\/p>\n<p>BARBARA: Hai ragione. Sei bello. Le piaci.<\/p>\n<p>Probabilmente non \u00e8 sufficiente per tranquillizzarlo, perch\u00e9 il ragazzo, sempre pi\u00f9 cupo, risponde:<\/p>\n<p>SCONOSCIUTO: No. Non \u00e8 per questo. C&#8217;\u00e8 qualche ragione.<\/p>\n<p>Ora barbara si comporta come una donna che vuole soltanto sentirsi a suo agio con l&#8217;uomo che ha scelto, perci\u00f2 continua:<\/p>\n<p>BARBARA: Ma tu sei sempre cos\u00ec scontento, preoccupato. Non sorridi mai. Hai detto che mi ami, a me non piacciono gli uomini cos\u00ec.<\/p>\n<p>SCONOSCIUTO: Vuoi che cambi?<\/p>\n<p>Quasi come a se stessa, Barbara dice:<\/p>\n<p>BARBARA: Mi piacerebbe.<\/p>\n<p>Con seriet\u00e0, lo Sconosciuto si alza, sale a bordo di una motocicletta e comincia a correre attraverso il guardino. Sembra un gioco. Un gioco al quale Barbara crede.<\/p>\n<p>Chiss\u00e0 se ci crede anche lui! Corre in motocicletta, lei lo rincorre, lo saluta col braccio, si siede su una panchina. Lo guarda.<\/p>\n<p>E lo Sconosciuto fa qualche giro, qualche piroetta, poi torna verso di lei, si ferma, scende dalla motoretta, si siede accanto a lei sulla panchina. \u00c8 calmo ma preoccupato. Dice<\/p>\n<p>SCONOSCIUTO: Devo andare.<\/p>\n<p>Con naturalezza la donna propone:<\/p>\n<p>BARBARA: No, resta. Resta con me.<\/p>\n<p>SCONOSCIUTO: Mi piacerebbe, ma devo andare<\/p>\n<p>BARBARA: Allora vengo con te.<\/p>\n<p>Ma lui si alza e ribadisce:<\/p>\n<p>SCONOSCIUTO: No, non puoi. Devo andare solo.<\/p>\n<p>BARBARA: Perch\u00e9?<\/p>\n<p>Fa qualche passo, torna indietro, posa una mano sulle spalle di Barbara:<\/p>\n<p>SCONOSCOIUTO: La mia vita \u00e8 finita e prima di morire volevo stare un po&#8217; con te.<\/p>\n<p>Lei non sorride pi\u00f9.<\/p>\n<p>Per trattenerlo gli prende un lembo della giacca:<\/p>\n<p>BARBARA: Perch\u00e9 la tua vita \u00e8 finita?<\/p>\n<p>SCONOSCIUTO: Perch\u00e9 \u00e8 deciso!<\/p>\n<p>Ma lei vuole risposte precise.<\/p>\n<p>BARBARA: Chi era quel tipo che ti ha dato un colpo? Non me l&#8217;hai detto.<\/p>\n<p>Forse non avrebbe voglia di risponderle.<\/p>\n<p>SCONOSCIUTO: Era per caso. Devo andare, ma se vuoi puoi venire con me. Dovresti per\u00f2 fare una cosa. Tenermi questa.<\/p>\n<p>Dalla tasca tira fuori una pistola, e la mette nelle mani di Barbara.<\/p>\n<p>La donna osserva l&#8217;arma.<\/p>\n<p>Non vuole credere a quello che vede, a quello che lui dice. Sorride ancora.<\/p>\n<p>SCONOSCIUTO: Perch\u00e9 ridi?<\/p>\n<p>E lei risponde:<\/p>\n<p>BARBARA: Ma non \u00e8 vera&#8230;<\/p>\n<p>Si mette a correre mentre sentiamo la voce dello Sconosciuto.<\/p>\n<p>SCONOSCIUTO (F.C.): Avrei dovuto uccidere qualcuno.<\/p>\n<p>Barbara si volta. Adesso ride davvero. Guarda ancora la pistola e dice:<\/p>\n<p>BARBARA: \u00c8 un giocattolo!<\/p>\n<p>E ricomincia a correre.<\/p>\n<p>SCONOSCIUTO (F. C.): Io devo andare. Avrei dovuto uccidere un uomo&#8230;<\/p>\n<p>BARBARA: Uccidere un uomo&#8230; Sei matto?<\/p>\n<p>Barbara corre nel giardino e, ridendo, getta la pistola nella fontana.<\/p>\n<p>Sul fondo, quattro ragazzi si muovono in un ambiguo rituale.\u00bb<\/p>\n<p>Durissimo, su questo film di Jancs\u00f3, si \u00e8 abbattuto anche il giudizio di Paolo Mereghetti (nel \u00abDizionario dei film\u00bb, Milano, Baldini &amp; Castoldi):<\/p>\n<p>\u00ab[&#8230;] Sceneggiato con Giovanna gagliardo (ai tempi compagna del regista) e Gyula Hern\u00e1di, \u00e8 un clamoroso infortunio di Jancs\u00f3 che, catapultato in Italia, si trova a cercare una sintesi impossibile fra la sua ricerca linguistica, la diva ex antonioniana Monica Vitti e il cinema italiano di impegno civile. Probabilmente il peggior film di Jancs\u00f3&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Meno truculento, ma anch&#8217;esso alquanto severo, infine, il giudizio di un altro importante critico cinematografico italiano, Tullio Kezich (che pure, come triestino, avrebbe potuto avere, forse, un po&#8217; pi\u00f9 di ricettivit\u00e0 nei confronti delle ragioni del malcapitato regista ungherese (in \u00abIl Millefilm\u00bb, Milano, Mondadori):<\/p>\n<p>\u00abC&#8217;\u00e8 un tipo di artista che \u00e8 come certi vini intrasportabili, da bere sul posto o da lasciar perdere. Questa \u00e8 anche la caratteristica di Mikl\u00f3s Jancs\u00f3, la rivelazione del giovane cinema ungherese, salutato come un maestro dopo &quot;I disperati di S\u00e1ndor&quot; e &quot;L&#8217;armata a cavallo&quot;. Impaziente dei troppi impacci politico-burocratici del suo paese, bench\u00e9 sinceramente impegnato nel dibattito socialista, Jancs\u00f3 ha voluto tentare un&#8217;avventura all&#8217;estero. Ma chi vede &quot;La pacifista&quot; si accorge subito che il regista \u00e8 in difficolt\u00e0: alle prese con un mondo che non capisce, immerso in una problematica che afferra fino a un certo punto, Jancs\u00f3 non \u00e8 pi\u00f9 lui. B E Monica Viti \u00e8 un&#8217;immagine ritagliata da un fotogramma di Antonioni, non l&#8217;incarnazione di un&#8217;idea originale. Figuriamoci poi che cosa ne ricava il pubblico, ormai abituato alla Vitti tutta diversa di &quot;Nin\u00ec Tirabusci\u00f2&quot;: nelle deambulazioni della pacifista tra un fronte e l&#8217;altro della contestazione giovanile (ma chi siano i buoni e i cattivi non si riesce proprio a stabilirlo) lo spettatore non si raccapezza. Se aspettava di farsi quattro risate, ci resta male. Meglio avvertire gli ignari, insomma, che &quot;La pacifista&quot; non \u00e8 il seguito de &quot;La supertestimone&quot; e che Mikl\u00f3s Jancs\u00f3 non \u00e8 un giovane regista un po&#8217; pasticcione del gruppo &quot;Cinema e film&quot;.\u00bb<\/p>\n<p>Come dire che si condannava senza sfumature il film, ma si concedeva al regista una prova d&#8217;appello, probabilmente in grazia della sua ideologia di sinistra, che gli faceva perdonare difetti altrimenti immeritevoli di clemenza; ci chiediamo che cosa avrebbe detto la critica italiana di allora, tutta rigorosamente imbevuta di dialettica marxista-leninista, se il regista ungherese fosse stato un espatriato anticomunista.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, piuttosto che imbarcarci nella discutibile impresa di separare un Mikl\u00f3s Jancs\u00f3 \u00abbuono\u00bb da uno \u00abcattivo\u00bb, come sono sembrati intenzionati a fare alcuni critici, ci sembra pi\u00f9 giusto e corretto domandarci se tutti i pregi e i difetti di un film come \u00abLa pacifista\u00bb non siano, piuttosto, la testimonianza di una naturale evoluzione del personalissimo stile di questo regista d&#8217;Oltrecortina che &#8211; questa almeno \u00e8 la nostra opinione personale &#8211; ha incominciato a perdere le simpatie degli intellettuali nostrani politicamente corretti, ossia rigorosamente marxisti, allorch\u00e9 ha accentuato gli aspetti formali e stilistici e la dimensione psicologica e morale \u00abuniversalistica\u00bb della sua ricerca, lasciando in un clima di crescente astrazione (non diremmo astrattezza) il dato storico e sociale contingente.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, quegli aspetti narrativi de \u00abLa pacifista\u00bb che hanno fatto storcere il naso a quasi tutta la critica cinematografica, non sono che il logico sviluppo delle premesse che gi\u00e0 esistevano nei film che avevano rivelato la maturit\u00e0 di questo regista, ossia i tanto lodati \u00abI disperati di S\u00e1ndor\u00bb , \u00abL&#8217;armata a cavallo\u00bb e \u00abSilenzio e grido\u00bb.<\/p>\n<p>In particolare, fin dai primi successi internazionali, Mikl\u00f3s Jancs\u00f3 aveva chiaramente rivelato una tendenza verso l&#8217;astrazione concettuale e una progressiva, per cos\u00ec dire, smaterializzazione della storia, accompagnata da una ricerca formale sempre pi\u00f9 rigorosa e quasi geometrica, che, nelle opere dell&#8217;ultimo periodo, sfocer\u00e0 addirittura in una estetica di tipo barocco, il cui limite \u00e8 appunto il prevalere della forma sul contenuto e, quindi, un certo virtuosismo tendenzialmente fine a se stesso.<\/p>\n<p>Ammettiamo pure che l&#8217;essersi trovato \u00abcatapultato\u00bb in Italia abbia un po&#8217; confuso le idee al regista ungherese, il quale ha voluto misurarsi con il tema della violenza all&#8217;interno della contestazione politica senza avere, forse, tutti gli strumenti necessari a valutare e comprendere la situazione italiana; tuttavia, non bisognerebbe sopravvalutare questo aspetto, ai fini della riuscita di un film come \u00abLa pacifista\u00bb: tanto pi\u00f9 che (lo diciamo senza irriverenza, anzi, con una certa malinconia) neppure la maggioranza degli intellettuali nostrani \u00e8 riusciti, n\u00e9 allora, n\u00e9 poi, a valutare e comprendere adeguatamente tutti i risvolti di quella problematica.<\/p>\n<p>Molto penetrante, a questo proposito, ci sembra lo schizzo che, dell&#8217;itinerario artistico di Mikl\u00f3s Jancs\u00f3, traccia l&#8217;Enciclopedia Garzanti del Cinema (Milano, edizione 2004, vol.. 1, p. 587), che qui parzialmente riportiamo:<\/p>\n<p>\u00ab[&#8230;] Il film che lo impone sulla scena internazionale \u00e8 la pellicola &quot;I disperati di S\u00e1ndor&quot; (1965), ambientata nell&#8217;Ungheria del secondo Ottocento. Con questi lavori sviluppa uno stile assolutamente personale, caratterizzato dall&#8217;uso ridottissimo dei dialoghi e da lunghi piani-sequenza realizzati da sinuosi movimenti di macchina, che combina l&#8217;analisi storica con simboli, metafore e coreografia, in cui i balli e le canzoni popolari danno vita a un genere definito musical-politico, &quot;L&#8217;armata a cavallo&quot; (1967) e &quot;Silenzio e grido&quot; (1968) riflettono invece la tendenza che si far\u00e0 sempre pi\u00f9 marcata, di spostarsi verso una forte astrazione nella quale convivono punti di vista rivoluzionari e una forma filmica altamente strutturata. Il visibile che pende il sopravvento \u00e8 il risultato della sua convinzione che l&#8217;immagine sia pi\u00f9 eloquente e quindi pi\u00f9 importante del dialogo. J. Dimostra di aver sviluppato un consistente modello narrativo, in cui gli avvenimenti storici vengono utilizzati per isolare e analizzare specifici contrasti politici che sono presentati in maniera astratta, quasi privi di spiegazione circa le loro origini o circa i personaggi coinvolti nelle vicende. Nel suoi cinema l&#8217;astrazione \u00e8 fondamentale e supportata da uno stile altamente visivo che funge da destabilizzatore delle convenzioni narrative, nel tentativo di stimolare l&#8217;analisi e la riflessione sulle complesse idee che circolano nel film. [&#8230;].\u00bb<\/p>\n<p>Non ci sembra giustificato, pertanto, gridare allo scandalo per gli esiti registici de \u00abLa pacifista\u00bb rispetto ai film precedenti del cineasta ungherese; l&#8217;itinerario cinematografico di Jancs\u00f3 \u00e8 molto pi\u00f9 unitario e coerente di quanto taluno non voglia ammettere.<\/p>\n<p>Quanto alla scelta di Monica Vitti come protagonista, possiamo criticarla oppure elogiarla, a seconda che guardiamo alle prove dell&#8217;attrice in film come \u00abL&#8217;avventura\u00bb di Antonioni (che la volle anche nei successivi \u00abLa notte\u00bb , \u00abL&#8217;eclisse\u00bb e \u00abDeserto rosso\u00bb) o come \u00abDramma della gelosia, tutti i particolari in cronaca\u00bb di Ettore Scola; passando, naturalmente, per \u00abModesty Blaise, la bellissima che uccide\u00bb, di Joseph Losey.<\/p>\n<p>I pareri sulle doti drammatiche dell&#8217;attrice romana, come \u00e8 noto, sono vari e discordi, cos\u00ec come lo sono sull&#8217;insieme della sua carriera artistica e sul suo valore di interprete; un po&#8217; spiazzati, d&#8217;altronde, dalla quantit\u00e0 e dalla diversit\u00e0 dei film in cui si \u00e8 misurata, indossando di volta in volta le maschere dei generi pi\u00f9 disparati.<\/p>\n<p>Come attrice drammatica, ci sembra che la sua resa molto dipenda dal regista e dal copione; e che effettivamente, in questa pellicola di Jancs\u00f3, ella appaia piuttosto perplessa e frastornata, certamente non del tutto a suo agio nei panni della giornalista politicamente impegnata, ma non restia ad imbarcarsi in una storia sentimentale un po&#8217; garibaldina.<\/p>\n<p>N\u00e9 la prova degli altri attori &#8211; Pierre Cl\u00e9menti nella parte dello Sconosciuto, Daniel Olbrychiski nella parte dello Straniero, e inoltre Peter Pasetti, Piero Faggioni, Gino Lavagetto, Francesco Carnelutti, Luigi Pignatelli &#8211; imposti dalla coproduzione italo-franco-tedesca, appare tale da segnalarsi al di sopra di una stentata mediocrit\u00e0.<\/p>\n<p>Una parola conclusiva sul film?<\/p>\n<p>\u00c8 un tipico prodotto di quella particolare stagione ideologica, con gli inevitabili pregi e difetti che l&#8217;hanno caratterizzata.<\/p>\n<p>Fra i primi, ci sentiremmo di mettere la ricerca di strade nuove, anche a livello formale; un sincero anelito di giustizia e di verit\u00e0; un atteggiamento complessivo di ingenuit\u00e0, che non pu\u00f2 non destare simpatia e perfino commuovere, pensando al seguito da Gran Guignol cui la societ\u00e0 italiana si apprestava ad andare incontro, nell&#8217;inevitabile cozzo fra l&#8217;ideale e il reale.<\/p>\n<p>Fra i secondi, non esiteremmo a mettere una fastidiosa verbosit\u00e0 narrativa (non in senso letterale, data la stringatezza perfino manierata della sceneggiatura), una saccenteria ideologica alquanto conformista, una mediocrit\u00e0 di interpretazione che non riesce a compensare i difetti di una storia gi\u00e0 di per s\u00e9 costruita in modo discutibile e approssimativo.<\/p>\n<p>Un film da vedere, comunque: per ricordarci come eravamo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli anni di piombo erano appena cominciati, in Italia, con la tragica esplosione alla Banca dell&#8217;Agricoltura in Piazza Fontana, nel dicembre del 1969 (e con le<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30143,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[14,26],"tags":[92],"class_list":["post-26507","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-un-film-al-giorno","category-cinema","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-cinema.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26507","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26507"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26507\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30143"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26507"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26507"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26507"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}