{"id":26502,"date":"2017-09-19T11:37:00","date_gmt":"2017-09-19T11:37:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/09\/19\/la-nostra-proiezione-sinterpone-fra-noi-e-laltro\/"},"modified":"2017-09-19T11:37:00","modified_gmt":"2017-09-19T11:37:00","slug":"la-nostra-proiezione-sinterpone-fra-noi-e-laltro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/09\/19\/la-nostra-proiezione-sinterpone-fra-noi-e-laltro\/","title":{"rendered":"La nostra proiezione s&#8217;interpone fra noi e l&#8217;altro"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;ostacolo principale alla nostra relazione con l&#8217;altro \u00e8 rappresentato dalla nostra proiezione di noi stessi, che si allunga come un&#8217;ombra davanti al nostro sguardo e ci impedisce di vedere l&#8217;altro per quello che \u00e8, ma ci rimanda sempre un riflesso di noi stessi. In altre parole, quando crediamo di osservare l&#8217;altro, \u00e8 noi che stiamo osservando: siamo prigionieri dei mille specchi del nostro ego, e questo ci rende impossibile una relazione autentica con l&#8217;altro. E come potrebbe essere diversamente, se noi non riusciamo nemmeno a vedere l&#8217;altro per ci\u00f2 che \u00e8, ma soprapponiamo continuamente la nostra immagine alla sua? Noi &quot;imprestiamo&quot; all&#8217;altro le nostre aspettative, buone o cattive, lo rivestiamo con i nostri stessi coloroi, lo rendiamo simile a una copia di noi, di una parte di noi, quella che brama e spera e vuole ci\u00f2 che non \u00e8, ma che vorrebbe essere: ne facciamo il campo di battaglia del conflitto che segna il nostro io diviso, lacerato, schizofrenico. Logico che la relazione ne risenta, ne soffra: non \u00e8 una relazione autentica, ma una relazione malata, riflesso della malattia che coviamo in noi stesi, del nostro sdoppiamento, della nostra incapacit\u00e0 di essere ci\u00f2 che dovremmo essere. Invece di sforzarci di realizzare la nostra vocazione, proiettiamo sull&#8217;altro quel che non abbiamo, quel che vorremmo essere o quel che temiamo di essere: lo &quot;carichiamo&quot; delle nostre frustrazioni, delle nostre velleit\u00e0 e delle nostre illusioni.<\/p>\n<p>L&#8217;unica cosa che potrebbe rendere il nostro sguardo puro e veritiero \u00e8 proprio quella che ci guardiamo bene dal fare: lasciar andare il nostro io, placare le nostre aspettative, rinunciare alle nostre brame irragionevoli; in altre parole, provare ad essere delle persone autentiche, mentre \u00e8 assai pi\u00f9 facile, pi\u00f9 comodo e pi\u00f9 rassicurante insistere nella finzione e nella menzogna, raccontarci un sacco di fandonie e recitare una parte che non ci appartiene, che non \u00e8 la nostra, ma che ci consente di tirare avanti, in qualche modo, senza doverci sobbarcare la fatica pi\u00f9 improba e il lavoro pi\u00f9 temuto: quello di metterci seriamente in discissione. Anche se sentiamo che qualcosa non va come dovrebbe, anche se intuiamo che, per questa strada, non arriveremo mai alla pienezza di noi stessi, ma soltanto a fabbricare dei misteri palliativi e delle forme d&#8217;autoinganno, la prospettiva di rinunciare alle nostre ipocrisie e di sbarazzarci dei nostri miseri paraventi \u00e8, per la maggior parte di noi, cos\u00ec terrorizzante, che preferiamo insistere sulla strada sbagliata, ma ormai ben conosciuta, piuttosto che affrontare il rischio di cercare la strada mai percorsa prima, e farci carico dell&#8217;ignoto. L&#8217;abitudine, il conformismo, la vilt\u00e0, la pigrizia e la pusillanimit\u00e0 cospirano insieme per trattenerci dal gesto risolutore, dalla virile presa di coscienza che cos\u00ec non si pu\u00f2 andare avanti, che bisogna fare i conti con se stessi, ma in maniera onesta, rinunciando alle carte truccate; e invece preferiamo barare al gioco sino all&#8217;ultimo, prendendo in giro noi stessi, per poter seguitare a prendere in giro gli altri. Ma non c&#8217;\u00e8 da stupirsi che la nostra relazione con l&#8217;altro sia cos\u00ec cattiva: finch\u00e9 il nostro sguardo non ci d\u00e0 l&#8217;immagine dell&#8217;altro, ma solo quella delle nostre aspettative, \u00e8 inevitabile che si accumulino i fallimento, gli insuccessi, le delusioni, le amarezze. Siamo diventati, alla lettera, delle mine vaganti, pronte a deflagrare alla minima sollecitazione, perch\u00e9 ogni incontro diventa un equivoco, un malinteso, e quindi o uno scontro, o una solenne delusione, portatrice di uno strascico di sentimenti e pensieri negativi, che abbassano la nostra autostima, ma anche la stima che abbiamo degli altri.<\/p>\n<p>Osserviamo le persone sagge, pacificate, amiche di se stesse: il loro sguardo \u00e8 limpido e trasparente, non proietta il loro io sull&#8217;altro, ma lo vede per quello che \u00e8, lo riconosce nella sua alterit\u00e0, prende atto del suo <em>tu<\/em> che \u00e8 cosa diversa dal proprio <em>io<\/em>. Esse sono capaci d&#8217;istaurare relazioni autentiche, perch\u00e9 non sovrappongono all&#8217;immagine dell&#8217;altro la proiezione di se stesse; non rivestono l&#8217;altro con lo spettro dei propri fantasmi interiori; non scaricano sull&#8217;altro, inconsapevole, il lavoro che avrebbero dovuto fare su se stesse, quello di guardarsi con occhio veritiero, di abbandonare le menzogne e assumersi la responsabilit\u00e0 del proprio essere e del proprio dover essere. Dall&#8217;incontro con simili persone, infatti, non derivano mai delusioni, amarezze o rancori.<\/p>\n<p>Ha notato il pensatore indiano R. P. Kaushik nel suo libro <em>Alchimia organica<\/em> (traduzione di Enzo Pollonio, Roma, Casa Editrice Astrolabio, 1977, p. 99):<\/p>\n<p><em>Avete mai visto quale sia nella vostra mente il rapporto tra \u00a0osservatore e osservato? Quando guardo il mondo o guardo voi, io sono l&#8217;osservatore e voi l&#8217;osservato. Ma cosa avviene? Non vi sto guardando, vi sto classificando e interpretando. In altre parole, nel momento in cui comincio a guardare, c&#8217;\u00e8 una proiezione. A livello della mente umana non c&#8217;\u00e8 osservazione, ma solo proiezione. Non lo fate consciamente. Non vorrei proiettare, vorrei osservare, comprendere ci\u00f2 che siete. Ma proiettare \u00e8 nella natura dell&#8217;osservatore; non appena volete osservare qualcosa, ha inizio una proiezione involontaria. Non siete in grado di guardare l&#8217;osservato, state solo guardando l&#8217;osservatore. Ogni volta che vi guardo, proietto il mio proprio contenuto conscio e inconscio su di voi. Questa \u00e8 la ragione per cui \u00e8 tanto difficile vedere.<\/em><\/p>\n<p><em>Ci si pu\u00f2 chiedere cosa sia questo &quot;vedere&quot;. \u00e8 qualcosa di mistico, di speciale? \u00e8 molto semplice, se capite cos&#8217;\u00e8 il non vedere. Quando c&#8217;\u00e8 proiezione, non vedo. La proiezione impedisce di vedere, distorce la visione. Le stesse proiezioni non sono stabili. L&#8217;osservatore proietta pensieri e immagini, a volte a livello conscio, a volte a livello inconscio, dividendo, valutando e confrontando. Questa fluidit\u00e0 e inconsistenza dell&#8217;osservatore \u00e8 il pi\u00f9 grande ostacolo nella percezione. Qui si crea l&#8217;illusione, perch\u00e9 non posso mai approdare all&#8217;osservato. L&#8217;osservato, il principio femminile, \u00e8 sempre separato dall&#8217;osservatore.\u00a0O possiamo anche dire che osservatore e osservato sono frammisti e confusi l&#8217;uno con l&#8217;altro. L&#8217;osservatore crede di vedere l&#8217;osservato e di corrispondere con esso, ma \u00e8 preso nella trappola dell&#8217;illusione. La proiezione dell&#8217;osservatore non \u00e8 neppure completa, poich\u00e9 vede qualcosa dell&#8217;osservato e qualcosa di se stesso. C&#8217;\u00e8 confusione e mescolanza tra i due, una massa informe.<\/em><\/p>\n<p>Come abbiamo detto, l&#8217;unica maniera di rendere limpido lo sguardo di colui che osserva e di evitare che la nostra proiezione si sovrapponga all&#8217;immagine dell&#8217;altro, sospingendoci in un mondo d&#8217;illusioni, consiste nel liberarci dal nostro io ipertrofico e nel lasciar andare l&#8217;incessante produzione di aspettative irrealistiche e, non di rado, patologiche, che accompagna quel sonno sonnambolico che \u00e8 la nostra vita. In altri termini, dobbiamo destarci. Finch\u00e9 resteremo dei dormienti che credono di essere desti, non arriveremo mai a liberarci dalla gabbia d&#8217;illusioni che ci siamo costruiti intorno, e che rende cos\u00ec poco appagante, cos\u00ec frustrante, cos\u00ec carico di amarezza il nostro cammino esistenziale. Noi camminiamo ogni giorno sulle macerie fumanti dei nostri sogni infranti, ma non vogliamo ammettere che siamo noi stessi la causa di tutto questo spreco, di questa rovina, di questa incessante distruzione.<\/p>\n<p>Ma come fa a destarsi un dormiente, quel particolare tipo di dormiente che pensa d&#8217;essere perfettamente sveglio? Come fa a capire che, quando si parla della necessit\u00e0 di rendere limpido il proprio sguardo, si sta parlando proprio di lui; che <em>de te fabula narratur<\/em>? Perch\u00e9, di norma, egli si guarda attorno e cerca con lo sguardo colui al quale si pu\u00f2 riferire un tale invito, una tale esortazione: non lo sfiora neppure la mente che \u00e8 proprio lui quegli che si dovrebbe destare, e che dovrebbe uscire dal proprio sonnambulismo. Questo \u00e8 il vero problema. Certo, pu\u00f2 provarci qualcuno dal di fuori: ma sappiamo quanto sia difficile, per non dire impossibile. Se anche fosse un autentico maestro spirituale a prendersi cura di lui, nulla potrebbe fare di fronte a un dormiente che si ostina a dormire, credendo, per\u00f2, di essere perfettamente sveglio. Sarebbe come se il pi\u00f9 grande maestro di musica cercasse d&#8217;insegnare un po&#8217; della sua arte a un discepolo totalmente privo di orecchio musicale, e tuttavia convinto, convintissimo, di essere un eccellente cantore e di possedere tutti i requisiti per farsi strada con onore nel mondo delle sette note. In casi del genere, ogni sforzo risulta vano, perch\u00e9 viene a mancare la premessa medesima dell&#8217;apprendimento: la coscienza del discente di essere bisognoso di apprendere. Non c&#8217;\u00e8 nemico pi\u00f9 grande dell&#8217;ignoranza di se stessi; non c&#8217;\u00e8 impresa pi\u00f9 ardua, pi\u00f9 disperata, che quella di far prendere coscienza della sua condizione a colui che \u00e8 del tutto inconsapevole di s\u00e9. Sarebbe pi\u00f9 facole ripulire le stalle di Augia, o uccidere l&#8217;idra di Lerna, le cui teste ricrescono pi\u00f9 numerose quando vengono tagliate, che far capire a un dormiente che si deve destare, cio\u00e8 che egli sta dormendo ed \u00e8 profondamente immerso in chiss\u00e0 mai quali sogni, incubi e allucinazioni.<\/p>../../../../n_3Cp>Dunque, siamo arrivati a capire che la sola possibilit\u00e0 di ridestare il dormiente \u00e8 che qualcosa si insinui nella sua coscienza; che una scintilla di consapevolezza riesca a farsi strada oltre la corazza delle sue illusioni, della sua ignoranza e del suo istinto difensivo, che lo porta a negare la realt\u00e0 e a rinchiudersi nella cittadella di un io ingannevole e farneticante, altamente distruttivo nella sua inconsapevolezza. Una simile scintilla pu\u00f2 partire dall&#8217;esterno, pu\u00f2 essere innescata dalle parole, dai gesti, dallo sguardo di un altro, intenzionali oppure no; tuttavia, se non trova un&#8217;eco adeguata nelle profondit\u00e0 della coscienza, non servir\u00e0 a nulla e si spegner\u00e0 senza lasciare tracce. Pertanto, anche un incontro significativo con una persona benevola e illuminata, che si trovi ad un livello superiore di consapevolezza, pu\u00f2 favorire il risveglio del dormiente, ma solo se sar\u00e0 costui a volerlo, e a volerlo fortemente. Nulla, nella vita, viene dato gratis; tutto deve essere guadagnato con sacrificio personale; e se qualcosa pare che arrivi gratis, in un secondo momento &#8212; magari a distanza di anni &#8212; arriver\u00e0 il conto da pagare, e sar\u00e0 salato. D&#8217;altra parte, solo le cose che costano sforzo e che implicano sacrificio insegnano qualcosa a colui che le realizza e le conquista; le cose che non costano alcuna fatica e che non richiedono alcun sacrificio, scivolano via senza lasciare tracce e senza concorrere affatto alla formazione del carattere e al rafforzamento della volont\u00e0. Pertanto, \u00e8 necessario che sia proprio il dormiente a intravedere la necessit\u00e0 del proprio risveglio, a desiderarlo e a volerlo; gli altri potranno essergli d&#8217;aiuto, ma solo in forma complementare e sussidiaria. La legge fondamentale della vita \u00e8 questa: siamo noi che dobbiamo farci carico di noi stessi; nessun altro lo pu\u00f2 fare al posto nostro. Da ci\u00f2 si comprende quanto siano fallaci, ingannevoli e truffaldine tutte le ricette preconfezionate, tutte le scorciatoie che vengono offerte sotto forma di sedicenti corsi di consapevolezza, di spiritualit\u00e0, di meditazione, sotto la guida di sedicenti maestri, i quali, sovente, altro non sono che furbi profittatori delle illusioni altri (e del loro portafogli), oppure dormienti anch&#8217;essi, che vivono nell&#8217;illusione di poter risvegliare gli altri, quando i primi a vivere in uno stato di sonnambulismo sono proprio loro. Ciechi che pretendono di guidare altri ciechi; illusi che pretendono di mostrare la strada ad altri illusi; dormienti che pretendono di risvegliare altri dormienti: gli uni e gli altri intrappolati nel loro ego, nel loro narcisismo, nella loro vanit\u00e0, e sprofondati nei loro vizi. Perch\u00e9 bisogna dire anche questo: che i vizi capitali &#8212; la lussuria, l&#8217;ira, la superbia, l&#8217;avidit\u00e0, la gelosia, l&#8217;invidia, la frode &#8212; si accompagnano quasi sempre all&#8217;inconsapevolezza, e quanto pi\u00f9 essi spadroneggiano sulla coscienza, fino ad ottunderla completamente e sovvertire ogni senso morale, tanto pi\u00f9 essa \u00e8 imprigionata nella trappola dell&#8217;ego e continua a dormire il suo sonno artificiale. Quasi sempre il disordine morale \u00e8 una causa, o una concausa, della mancanza di consapevolezza di s\u00e9, del proprio stato, dei propri autentici bisogni, e, indirettamente, della mancanza di autostima. Molte persone non si vogliono bene, anzi, si disprezzano, proprio perch\u00e9 intuiscono di essere sprofondate in una palude fangosa e nauseabonda, ma non hanno il coraggio di guardarsi dentro con un poco di onest\u00e0; preferiscono fingere di essere in un bel giardino e di sentirsi fiere e soddisfatte del proprio stato. In questo modo, per\u00f2, \u00e8 assolutamente certo che non si risveglieranno mai: sono anime perse, e, in un certo senso, sono gi\u00e0 morte quando credono di essere ancor vive.<\/p>\n<p>Esiste un&#8217;altra strada per uscire dalla palude: una strada che non richiede corsi di meditazione trascendentale, n\u00e9 la ricerca di maestri spirituali veri o fasulli (e nemmeno il possesso di un portafogli ben fornito): quella che consiste nel domandare, umilmente, e devotamente, l&#8217;aiuto di Dio. L\u00e0 dove gli uomini non possono fare niente, Lui pu\u00f2 fare tutto: pu\u00f2 trasformare un neghittoso in un&#8217;anima ardente, un codardo in un audace, un meschino e un egoista, in un magnanimo e un generoso. Per\u00f2, a che in questo caso, \u00e8 necessario che sia la coscienza a ridestarsi: la grazia di Dio pu\u00f2 gettare un gran fascio di luce, ma ci\u00f2 produrr\u00e0 dei frutti solo se trova una coscienza disposta a lasciasi illuminare. L&#8217;uomo deve fare la propria parte; nemmeno Dio lo pu\u00f2 salvare, se non \u00e8 disposto ad esser salvato. La misericordia di Dio \u00e8 immensa, ma non si attua mai nostro malgrado&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;ostacolo principale alla nostra relazione con l&#8217;altro \u00e8 rappresentato dalla nostra proiezione di noi stessi, che si allunga come un&#8217;ombra davanti al nostro sguardo e ci<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[268],"class_list":["post-26502","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-virtu-di-speranza"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26502","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26502"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26502\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26502"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26502"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26502"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}