{"id":26499,"date":"2022-11-29T07:21:00","date_gmt":"2022-11-29T07:21:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/11\/29\/la-nostra-civilta-letteraria-e-tutta-da-riscrivere\/"},"modified":"2022-11-29T07:21:00","modified_gmt":"2022-11-29T07:21:00","slug":"la-nostra-civilta-letteraria-e-tutta-da-riscrivere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/11\/29\/la-nostra-civilta-letteraria-e-tutta-da-riscrivere\/","title":{"rendered":"La nostra civilt\u00e0 letteraria? \u00c8 tutta da riscrivere"},"content":{"rendered":"<p>Siamo sicuri che quel che impariamo a scuola; quel che viene insegnato ai nostri figli alle medie, al liceo e all&#8217;universit\u00e0 rispecchi fedelmente lo sviluppo della nostra civilt\u00e0 letteraria (per limitarci a parlare di quella); che evidenzi e valorizzi i movimenti, gli autori e le opere pi\u00f9 significativi, quelli che hanno dato il contributo pi\u00f9 fecondo e pi\u00f9 originale all&#8217;insieme della nostre lettere e della nostra cultura, e, attraverso questa, alla nostra societ\u00e0? Siamo sicuri che a restarne fuori, esclusi, dimenticati, siano stati gli scrittori e i testi di minor valore, i pi\u00f9 superficiali, i pi\u00f9 trascurabili, quelli insomma che hanno seguito le mode ma che non hanno saputo interpretare per niente il sentire profondo del nostro popolo, i suoi valori, il suo orizzonte esistenziale?<\/p>\n<p>Il dubbio \u00e8 pi\u00f9 che legittimo confrontando i libri scolastici di quando eravamo ragazzi con quelli di oggi, che abbiamo passato la sessantina. In meno di due generazioni certi nomi che parevano irrinunciabili sono gradualmente scivolati nell&#8217;oblio; altri, sbucati fuori quasi dal nulla, ne hanno preso il posto; e ora anche questa seconda tornata mostra segni d&#8217;indebolimento e di crisi. In genere, si nota che agli scrittori &quot;individualisti&quot;, quelli che si limitavano a parlare di tematiche personali, o a descrivere la vita cos\u00ec com&#8217;\u00e8, alla Cechov, si sono sovrapposti gli scrittori &quot;impegnati&quot;, socialmente arrabbiati, contestatori, sprezzanti di ogni traduzione e specialmente dei detestati valori borghesi: Dio, patria e famiglia. Ma negli ultimi anni si notano segni di riflusso: il marxismo duro e puro \u00e8 passato di moda, ha fallito troppe volte per essere ancora credibile, e sia pure in salsa ereticale: piuttosto si nota una curiosa convergenza fra il vecchio liberalismo, che dopotutto garantisce un certo grado di libert\u00e0 a tutti, e il vecchio comunismo, magari in versione cattolica e populista, che tiene alta, almeno a parole, la bandiera della giustizia e della fraternit\u00e0. Sono i miracoli della Scuola di Francoforte: vino nuovo in otri vecchi.<\/p>\n<p>E dunque, proviamo a riconsiderare la nostra civilt\u00e0 letteraria, partendo da Dante e Petrarca, ma con speciale attenzione agli ultimi centocinquanta anni, per vedere se gli scrittori che vanno per la maggiore siano davvero degni di occupare le posizioni che occupano, di far tanto parlare di s\u00e9, di dare il tono all&#8217;insieme del dibattito letterario, sia sul piano specifico della forma (del romanzo, del racconto, del verso), sia su quello ideologico dei contenuti, del ruolo dello scrittore nella societ\u00e0, degli obiettivi che si deve prefiggere la diffusione della cultura. E proviamo a vedere se e quanto ha pesato, nell&#8217;apprezzamento dei nostri scrittori, il giudizio ideologizzato della critica straniera; un po&#8217; come ha pesato, se ci si consente l&#8217;accostamento, il giudizio politico, nel 1945, di governi stranieri su uomini politici italiani che avevano scelto la via dell&#8217;esilio per diffondere l&#8217;immagine di un Paese (che non conoscevano pi\u00f9 da vent&#8217;anni) soffocato nelle spire di un regime totalitario intollerabile, mentre la stragrande maggioranza di quel popolo viveva la sua vita tranquillamente e non aveva mai avuto tanta fiducia nel proprio governo (n\u00e9 mai l&#8217;avrebbe avuta in seguito) di quanta ne avesse allora<\/p>\n<p>Per fare un esempio concreto e cos\u00ec spiegare meglio quel che intendiamo dire, prendiamo il caso di quello che ci \u00e8 sempre stato presentato come un meteorico caso letterario: quello di Aron Hector Schmitz, nome assai poco italiano di quello che tutti gli studenti conoscono con lo pseudonimo di Italo Svevo. Dominato dal demone della scrittura, aveva stampato a sue spese, e pubblicato in un ristretto numero di esemplari, due romanzi dalle tinte fortemente autobiografiche, che muovevano (specie il primo) da un clima naturalista alla Zola per immergersi nei gorghi del sottosuolo dostoevskiano, ma senza la genialit\u00e0 di Dostoevskij, soprattutto senza neppure l&#8217;ombra della sua forte problematica morale, anzi con un tono di grigiore quasi crepuscolare; ma, in compenso, immettendovi a piene mani il nuovo verbo di salvezza della psicoanalisi freudiana, un po&#8217; come Arthur Schnitzler, ma con meno leggerezza e pi\u00f9 pedanteria e ipocondria. Entrambi, <em>Una vita<\/em> (1892) e <em>Senilit\u00e0<\/em> (1898) erano scivolati via del tutto inosservati.<\/p>\n<p>Le cose stavano a questo punto e l&#8217;autore si era concentrato sulle sue attivit\u00e0 commerciali e sul violino, quando, nella sua Trieste, decise di prendere lezioni private per migliorare la sua pratica dell&#8217;inglese, incontrando cos\u00ec James Joyce, che aveva eletto la citt\u00e0 giuliana sua seconda patria, per poi recarsi a Vienna con l&#8217;intenzione di farsi curare da Freud, del quale aveva tradotto <em>L&#8217;interpretazione dei sogni,<\/em> ma dovendo &quot;accontentarsi&quot; del suo discepolo Wilhelm Stekel. Joyce frattanto lo ha incoraggiato a persistere con la letteratura, ed egli scrive il suo terzo romanzo, <em>La coscienza di Zeno<\/em>, nel 1923. Di nuovo senza successo. Ma a questo punto Svevo non \u00e8 pi\u00f9 un signor nessuno; ha amici che contano nella cultura internazionale, e Joyce &quot;passa&quot; il romanzo ad alcuni critici parigini molto importanti, in particolare Val\u00e9ry Larbaud che lo recensisce sulla prestigiosa <em>Nouvelle Revue Fran\u00e7aise<\/em>, e B\u00e9njamin Cr\u00e8mieux.<\/p>\n<p>Ed ecco il colpo di fulmine: scoppia il &quot;caso &quot;Svevo&quot; e si accende la polemica intorno a questo sconosciuto. Il solo Montale ne prende le difese fin da subito; altri si mostrano assai poco convinti e fanno notare, fra l&#8217;altro, che Svevo scrive piuttosto male, in un italiano da ufficio di copisteria, e che le vicende narrate sono prolisse, stranamente ironiche, quasi sconclusionate, insomma senza capo n\u00e9 coda. Qualcuno si incuriosisce per il fatto che la critica straniera d&#8217;avanguardia &quot;decida&quot; di proiettare uno scrittore italiano, che parla e scrive l&#8217;italiano, da sempre, come una seconda lingua, al vertice dell&#8217;Olimpo letterario (una critica spocchiosa che, per dirne una, non si \u00e8 affatto accorta d&#8217;un grandissimo scrittore come Federigo Tozzi, n\u00e9 di un poeta come Dino Campana) e si chiede se non sarebbe il caso che la critica di ciascun Paese non s&#8217;interessasse maggiormente ai fatti di casa propria, dei quali, si presume, dovrebbe avere maggiore competenza. Per cui la situazione che viene a crearsi \u00e8 di fatto la seguente: o unirsi al coro delle lodi incondizionate, riconoscendo che i critici e gli scrittori italiani erano stati i soliti &quot;provinciali&quot; e non avevano saputo riconoscere il cigno in mezzo ai brutti anatroccoli, vuoi per distrazione, vuoi per piccineria e segreta invidia; o persistere in un atteggiamento cauto, prudente, attirandosi non solo il sospetto d&#8217;essere invidiosi del nuovo arrivato, ma anche l&#8217;accusa di credersi pi\u00f9 bravi e intelligenti di gente come Joyce, Larbaud e Cr\u00e9mieux.<\/p>\n<p>Vale tuttavia la pena di porsi questa domanda: quando il fior fiore della critica francese decideva di promuovere Svevo al livello di grande scrittore europeo, che cosa precisamente rilevava ed apprezzare nel suo modo di scrivere? Senza scomodare complotti massonici o simili, ma restando sul puro e semplice terreno delle simpatie e delle analogie obiettive: che cos&#8217;hanno in comune le opere di Joyce, di Kafka, di Musil, di Proust, di Woolff, a parte i monologhi interiori, i flussi di coscienza, la figura dell&#8217;inetto, la nevrosi e cos\u00ec via? Il primo elemento comune \u00e8 la totale assenza di Dio, del sacro, della trascendenza. Il secondo \u00e8 la visione &quot;liquida&quot; dell&#8217;esistenza e la frammentazione dell&#8217;io, ridotto a un fascio di emozioni e di d\u00ec sensazioni e sostanzialmente privato della via unitaria della coscienza. Il terzo elemento \u00e8 l&#8217;insignificanza del tutto, l&#8217;insignificanza del vivere, l&#8217;inutilit\u00e0 di desideri e ambizioni, la mancanza di libero arbitrio, l&#8217;imprevedibilit\u00e0 del reale, la maniera casuale (e non di rado grottesca) con cui le cose accadono, in apparenza senza che siano state scelte, che siano state decise e volute. Tutto questo non va soltanto contro la tradizione, specificamente la tradizione religiosa e morale e la stessa tradizione estetico e letteraria, che contiene pur sempre un senso e degli insegnamenti (mentre nella rivisitazione parodistica dell<em>&#8216;Odissea<\/em> fatta nell<em>&#8216;Ulysses<\/em> mancano sia l&#8217;uno che gli altri), ma contro l&#8217;istinto pi\u00f9 elementare del vivere, contro tutto ci\u00f2 che d\u00e0 una qualit\u00e0 umana all&#8217;esistenza, contro un qualunque orizzonte di speranza. Precorrendo Sartre, i personaggi di questi scrittori si muovono come manichini allucinati in un mondo nel quale a stento si rendono contro d&#8217;essere ancora vivi, pi\u00f9 che altro per il gioco di reazioni quasi meccaniche che scaturiscono dai loro reciproci urti (<em>Quando noi morti ci destiamo<\/em>, per citare il titolo dell&#8217;ultimo dramma di Ibsen, del 1899).<\/p>\n<p>Tutto questo potr\u00e0 anche suscitare un certo interesse (in un certo tipo d&#8217;intelligenze, attratte appunto dal patologico, come i freudiani)., Ma cosa ha a che fare coi bisogni veri, coi sentimenti autentici, con il senso della vita ed il radicamento in essa di un popolo, come quello italiano, la cui societ\u00e0 \u00e8 ancora fortemente caratterizzata in senso cattolico, rurale, pre-moderno, familiare e locale quale contributo positivo pu\u00f2 dare all&#8217;operaio, al contadino, al padre di famiglia?<\/p>\n<p>Queste riflessioni, peraltro ovvie, se non fossero state cloroformizzate da quasi un secolo di saccente cultura progressista, ci sono tornate spontanee alla mente leggendo con estremo piacere, e quasi con incredulit\u00e0, il profilo riservato a Italo Svevo nel sintetico, ma chiaro e ben fatto <em>Compendio di storia della letteratura italiana<\/em> di Giulio Dolci (1883-1965), un critico e letterato livornese del quale si \u00e8 altrimenti perduta la memoria e che solo una modesta iscrizione ricorda sulla facciata di casa sua, in Piazza 2 Giugno, al n. 23 (Milano, Casa Editrice La Prora, 1954, pp. 592-593), espresso con una semplicit\u00e0 e una naturalezza che, appena qualche anno dopo, sarebbero state pressoch\u00e9 impossibili, poich\u00e9 avrebbero scatenato l&#8217;ira della muta conformista e politicamente corretta che si andava proprio allora consolidando:<\/p>\n<p><em>Nel 1926 uno scrittore francese, il Cr\u00e9mieux, scopr\u00ec e rivel\u00f2 la novit\u00e0 dell&#8217;arte di Italo Svevo di cui gli Italiani non si erano accorti.<\/em><\/p>\n<p><em>Il triestino Italo Svevo, al secolo Ettore Schmitz (1861-19289, \u00e8 stato il primo autore, cronologicamente parlando, di quell&#8217;arte, non solo italiana, ma europea, che si addentra nei sotterranei della coscienza, dell&#8217;anima, e ce ha trovato in Proust, Joyce e Freud i suoi pi\u00f9 noti teorici e attuatori, l&#8217;arte della Psicanalisi.<\/em><\/p>\n<p><em>Italo Svevo \u00e8 di razza ebraica, di educazione in parte slava [meglio: tedesca], in parte italiana: le complicazioni psicologiche che caratterizzano la sua arte sono forse spiegabili da questa mescolanza che non si svolge in limpida e serena corrente, ma rimane piuttosto limacciosa. Voglio dire che l&#8217;arte dello Svevo ha carattere individuale, si basa sull&#8217;analisi del proprio, Io complicato e non si slarga su terreno sociale e umano.<\/em><\/p>\n<p><em>Ne4l 1892 lo Svevo scrive il suo primo romanzo, &quot;Una vita&quot;, nel 1898 il secondo, &quot;Senilit\u00e0&quot;. Incompreso, nel momento in cui trionfava il dannunzianesimo, si d\u00e0 a vita pratica da uomo d&#8217;affari. Quando conosce le teorie del consanguineo Freud, comprende meglio se stesso e scrive con pi\u00f9 abilit\u00e0 letteraria, ma forse non con pi\u00f9 drammaticit\u00e0 e potenza, &quot;La Coscienza di Zeno&quot; (1928). Conosciuto e ammirato prima da critici stranieri, acquista a un tratto fama europea di precursore dell&#8217;intimismo, della psicanalisi, del romanzo &quot;monologo interiore&quot;. L&#8217;arte di lui, fondamentalmente pessimistica, lascia la bocca amara<\/em>.<\/p>\n<p>E come potrebbe non lasciare la bocca amara l&#8217;arte di uno scrittore che, dopo aver descritto l&#8217;assurdo suicidio del suo primo, ventenne protagonista (Alfonso Nitti), indi il suicidio morale del secondo, il trentacinquenne Emilio Brentani, nel terzo ci mostra un uomo adulto che giunge, s\u00ec, ma per sbaglio, alla sicurezza e al benessere, e nondimeno conclude le sue solitarie elucubrazioni fantasticando il suicidio collettivo dell&#8217;umanit\u00e0, in una scena apocalittica che non solo Leopardi e Schopenhauer, ma lo stesso Eduard von Hartmann, avrebbe lasciato senza parole?<\/p>\n<p><em>Qualunque sforzo di darci la salute \u00e8 vano. Questa non pu\u00f2 appartenere che alla bestia che conosce un solo progresso, quello del proprio organismo. (&#8230;) Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno pi\u00f9, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventer\u00e0 un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quasi innocenti giocattoli,. Ed un uomo fatto anche lui come gli altri, ma degli altri un po&#8217; pi\u00f9 ammalato, ruber\u00e0 tale esplosivo e s&#8217;arrampicher\u00e0 al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potr\u00e0 essere il massimo. Ci sar\u00e0 un&#8217;esplosione enorme che nessuno udr\u00e0 e la terra ritornata alla forma di nebulosa errer\u00e0 nei cieli priva di parassiti e di malattie.<\/em><\/p>\n<p>Non \u00e8 curioso che pi\u00f9 d&#8217;un secolo fa questo sconosciuto romanzo sia stato innalzato ai massimi onori della critica internazionale? Un romanzo nel quale non si profetizzava, \u00e8 vero, che per vivere l&#8217;uomo avrebbe finito col nutrirsi di scarafaggi e cavallette, ma in compenso, avrebbe avuto il buon senso e la decenza di levare il disturbo in massa, liberando la Terra dal suo molesto parassitismo? 100 anni prima di Klaus Schwab e dei teorici del Great Reset qualcuno forse gi\u00e0 studiava il terreno&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Siamo sicuri che quel che impariamo a scuola; quel che viene insegnato ai nostri figli alle medie, al liceo e all&#8217;universit\u00e0 rispecchi fedelmente lo sviluppo della<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[110,179],"class_list":["post-26499","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-civilta","tag-james-joyce"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26499","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26499"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26499\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26499"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26499"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26499"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}