{"id":26495,"date":"2022-08-03T10:53:00","date_gmt":"2022-08-03T10:53:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/08\/03\/la-noia-e-la-malattia-mortale-delluomo-moderno\/"},"modified":"2022-08-03T10:53:00","modified_gmt":"2022-08-03T10:53:00","slug":"la-noia-e-la-malattia-mortale-delluomo-moderno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/08\/03\/la-noia-e-la-malattia-mortale-delluomo-moderno\/","title":{"rendered":"La noia \u00e8 la malattia mortale dell&#8217;uomo moderno?"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 la noia, insieme al pensiero angoscioso della morte, la malattia mortale dell&#8217;uomo moderno? Le due cose, del resto, sono correlate: perch\u00e9 la noia ha a che fare con il senso della vacuit\u00e0 del tempo, e l&#8217;angoscia della morte deriva precisamente dal pensiero dell&#8217;annullamento finale di tutto ci\u00f2 che \u00e8 terreno. Non solo della <em>propria<\/em> morte, ma la fine e l&#8217;inutilit\u00e0 di ogni vita, di ogni cosa esistente. Come recita il Libro dell&#8217;<em>Ecclesiaste<\/em> (1,3): <em>Vanit\u00e0 delle vanit\u00e0, tutto \u00e8 vanit\u00e0<\/em>; vale a dire: tutto \u00e8 inutile e senza senso apparente.<\/p>\n<p>Gli antichi conoscevano la noia? Certamente s\u00ec; e le avevano anche dato un nome che rivela un&#8217;acuta introspezione psicologica: <em>taedium vitae<\/em>, \u00abnoia dell&#8217;esistenza\u00bb, collegata, appunto, da un lato al senso del nulla e della morte, dall&#8217;altro alla scoraggiante inutilit\u00e0 di ogni passione e di ogni azione. Non era, per\u00f2, un male granch\u00e9 diffuso: mieteva le sue vittime soprattutto fra le classi alte, quelle che potevano, o meglio che dovevano dedicarsi all&#8217;<em>otium<\/em>: cio\u00e8 non all&#8217;ozio nel senso moderno della parola, ma alla tranquillit\u00e0 d&#8217;animo, sgombra da doveri e uffici, necessaria per attendere agli <em>studia humanitatis<\/em>, gli studi umanistici. Lucrezio soprattutto ne fa una penetrante analisi; dalla quale, peraltro, si deduce che doveva essere un male pressoch\u00e9 sconosciuto alla stragrande maggioranza degli uomini. E non solo perch\u00e9 il lavoro necessario al mantenimento della famiglia non doveva lasciare abbastanza tempo da annoiarsi, ma soprattutto perch\u00e9 la noia \u00e8 il tipico male di una societ\u00e0 decadente, che ha smarrito la propria ragion d&#8217;essere e ha perso di vista tutti i valori e i punti di riferimento: a cominciare dall&#8217;istinto della riproduzione, cos\u00ec necessario alla collettivit\u00e0, ma anche all&#8217;equilibrio mentale dell&#8217;individuo, e specialmente della donna. Tutte le societ\u00e0 &quot;evolute&quot;, nelle quali la donna smette di avere figli per avere, in cambio, dei problemi, secondo l&#8217;icastica freddura di Oswald Spengler, imboccano al strada della decadenza, la cui prima avvisaglia \u00e8 data dalla diffusione della noia.<\/p>\n<p>Nella civilt\u00e0 medievale la noia non esisteva, a quanto ne sappiamo, se non, talvolta, fra le mura del convento, sotto forma di tentazione diabolica: perci\u00f2 l&#8217;abate, o il direttore spirituale, la trattavano alla stregua di un peccato, scaturente dalla negazione della bont\u00e0 e della bellezza del mondo creato da Dio, e presupposto per la tentazione e il peccato, che trovano in essa un terreno reso fertile dallo sbrigliarsi ozioso dell&#8217;immaginazione. Tutto il contrario di quel che avviene ai nostri d\u00ec, quando pare che la societ\u00e0 moderna abbia deciso di lanciare una crociata contro tutto ci\u00f2 che potrebbe distrarre l&#8217;anima dall&#8217;inerzia e dalla noia esistenziale, richiamandola al senso del dovere e pi\u00f9 in generale alla seriet\u00e0 della vita. Laddove vige la diffusa convinzione che la vita \u00e8 una cosa seria, e che essa ha uno scopo e un fine, non vi sono le condizioni per annoiarsi; il compiacimento masochista e depressivo di vedere l&#8217;assoluta inutilit\u00e0 del tutto trova la sua espressione esemplare nei versi del <em>Sabato del villaggio<\/em> di Leopardi (<em>diman tristezza e noia \/ recheran l&#8217;ore, ed al travaglio usato \/ cascuno in suo pensier far\u00e0 ritorno<\/em>) e, venendo pi\u00f9 vicini a noi nel tempo, nelle pagine deliranti e deprimenti de <em>La nausea<\/em> di Jean-Paul Sartre. La poesia di Leopardi \u00e8 del 1829, il romanzo di Sartre del 1938: poco pi\u00f9 di un secolo separa le due testimonianze, ma \u00e8 facile vedere quanta strada abbia fatto la diffusione di una tale lebbra morale, e quanto abbia infiacchito l&#8217;animo; basta confrontare il pessimismo agonistico del primo con l&#8217;esistenzialismo nichilista del secondo. Se l&#8217;Europa del primo Ottocento era malata, l&#8217;Europa alla vigilia della Seconda guerra mondiale (e, a tanta maggior ragione, dopo di essa) \u00e8 praticamente in coma, e pare che nemmeno le cure pi\u00f9 energiche la possano ridestare.<\/p>\n<p>Citiamo parte di un piccolo saggio di Amedeo Vigorelli, <em>Perch\u00e9 ci si annoia?<\/em>, tratto dal testo <em>I filosofi e le idee. Esperienze filosofiche e storia del pensiero<\/em>, Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori, 2005, vol. 2, <em>L&#8217;et\u00e0 moderna<\/em>, p. 304):<\/p>\n<p><em>\u00c8 stato detto (a partire dal Romanticismo) che la noia esprime uno stato d&#8217;animo tipico dell&#8217;uomo moderno, una MALATTIA DEL SECOLO (l&#8217;Ottocento), che colpisce soprattutto le classi sociali elevate, gli intellettuali e gli artisti, che hanno pi\u00f9 tempo per riflettere sulla condizione umana. La noia \u00e8 infatti il sentimento rivelatore di una ASPIRAZIONE VAGA ALLA FELICIT\u00c0, di un tendere (&quot;streben&quot;) senza oggetto, destinato a venire costantemente frustrato dalla realt\u00e0. Essa \u00e8 affine alla MELANCONIA, allo stato d&#8217;animo nostalgico dei poeti romantici, che sovente reagiscono a essa con l&#8217;umorismo, ma talvolta con il pessimismo.<\/em><\/p>\n<p><em>Si dice che gli antichi non conoscessero l&#8217;universalit\u00e0 di un tale stato d&#8217;animo, e che esso sia un contrassegno della modernit\u00e0. Il Medioevo cristiano conosce in realt\u00e0 la noia, che stigmatizza come peccato (&quot;acedia&quot;): \u00e8 l&#8217;APATIA MORALE, di cui si rimproverano spesso i monaci, votati alla vita contemplativa, e di cui san Benedetto trover\u00e0 la terapia nel lavoro manuale (&quot;ora et labora&quot;). Ma la concezione cristiana del tempo, fortemente orientata in senso escatologico (la vita \u00e8 solo un breve passaggio, una prova dolorosa, in vista dell&#8217;eternit\u00e0) impediva agli uomini del Medioevo di sentirsi seriamente minacciati dal &quot;taedium vitae&quot; (sinonimo, appunto, della noia: spinta all&#8217;estremo del fastidio e del ribrezzo nei confronti della vita stessa, di cui si avverte la fondamentale nullit\u00e0)<\/em>. <em>(&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 Pascal a dare voce filosofica al sentimento della noia, come universale condizione umana: \u00abDescrizione dell&#8217;uomo, dipendenza, desiderio d&#8217;indipendenza, bisogno. Condizione dell&#8217;uomo: incostanza, noia, inquietudine\u00bb (&quot;Pensieri&quot;, 126-127). Egli colloca tale sentimento (di cui sono vittima specialmente le persone altolocate) all&#8217;interno della propria pi\u00f9 personale disamina della miseria dell&#8217;uomo senza Dio. Posto tra due infiniti (quello che precede la nascita e quello che succede alla morte), l&#8217;uomo avverte il senso della propria NULLIT\u00c0. La sua aspirazione alla felicit\u00e0 e alla stabilit\u00e0 (di cui \u00e8 simbolo l&#8217;eternit\u00e0 della vita beata di Dio) \u00e8 definitivamente frustrata dal peccato. Solo la grazia SOPRANNATURALE pu\u00f2 venire in soccorso, ma di essa non abbiamo nessuna garanzia psicologica. Sul piano puramente immanente del vivere, sperimentiamo appunto la noia, che segue immancabilmente ogni nostro piacere e distrazione. Essa ci fa avvertire il &quot;VUOTO DEL CUORE&quot;, ossia la sproporzione tra la nostra aspirazione alla felicit\u00e0 e qualsiasi possibilit\u00e0 di un suo positivo riempimento oggettivo.<\/em><\/p>\n<p><em>Pascal distingue due forme di NOIA:<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; quella comune e SUPERFICIALE, che cerchiamo di scacciare nel gioco, nei passatempi, nelle occupazioni quotidiane (&quot;divertissement&quot;);<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; quella PROFONDA, che si rinnova e si accentua allo spegnersi di ogni piacere, e che ci fa percepire, nel suo fondo, il sentimento di nullit\u00e0 e di mortalit\u00e0 che ci caratterizza (la morte \u00e8 infatti la conseguenza prima del peccato).<\/em><\/p>\n<p>Il primo moderno nella cui vita interiore la noia occupi uno spazio decisivo \u00e8 senza dubbio Petrarca: seguiranno, fra gli altri, Montaigne e Rousseau. Abbiamo detto che la noia ha a che fare con il sentimento del nulla e lo scorrere vano del tempo, e perci\u00f2 con l&#8217;angoscia della morte, come si vede in <em>Orologio da rote<\/em> di Circo di Pers, dove allo scorrere inesorabile del tempo, scandito dal ticchettio dell&#8217;orologio, si associa l&#8217;avvicinarsi della morte e l&#8217;immagine della tomba, evocatrice del nulla che inghiotte ogni cosa terrena:<\/p>\n<p><em>Mobile ordigno di dentate rote<\/em><\/p>\n<p><em>lacera il giorno e lo divide in ore,<\/em><\/p>\n<p><em>ed ha scritto di fuor con fosche note<\/em><\/p>\n<p><em>a chi legger le sa: sempre si more&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Aggiungiamo che la noia ha a che fare anche e specialmente con l&#8217;ego. Si annoiano coloro i quali sono afflitti da un&#8217;ipertrofia dell&#8217;ego, coloro i quali vedono la propria immagine riflessa in cento e cento specchi, ovunque volgano lo sguardo: perch\u00e9 tale assolutizzazione dell&#8217;io, che corrisponde a una soggettivizzazione radicale del mondo (vedi Cartesio), svuota il reale di ogni nota diversa, di ogni voce o immagine differente da quella del soggetto stesso, col risultato di creare una terribile, ossessionante monotonia esistenziale.<\/p>\n<p>Infine la noia, come aveva visto Lucrezio, deriva dall&#8217;impossibilit\u00e0 di soddisfare i propri desideri. E in una societ\u00e0, come quella del consumo, che \u00e8 letteralmente dominata dalla frenesia di sempre nuovi desideri e sempre nuovi capricci, fatti per\u00f2 passare, anche alla coscienza di chi li nutre in se stesso, per legittimi e normalissimi bisogni, \u00e8 logico che tante persone finiscano per ammalarsi di quella malattia che \u00e8 la costante, sistematica frustrazione, generatrice a sua volta di noia e disgusto per il grigiore dell&#8217;esistenza.<\/p>\n<p>Da quanto abbiamo fin qui detto dovrebbe risultare anche quale sia la strada per vincere la noia ed espellerla dalle nostre vite: combattere il sentimento del nulla riscoprendo il fine del nostro esistere, e limitare lo straripamento patologico dell&#8217;ego con l&#8217;imporgli una bella cura dimagrante, ad esempio riscoprendo il valore del &quot;tu&quot; e l&#8217;importanza delle relazioni non utilitaristiche con l&#8217;altro, quelle fondate sull&#8217;umana simpatia, il rispetto e l&#8217;amore disinteressato (fermo restando che l&#8217;amore \u00e8 <em>sempre<\/em> disinteressato, se no \u00e8 un&#8217;altra cosa). \u00c8 impossibile che una persona sana, ben centrata in se stessa, non &quot;compensi&quot; la malinconia del tempo che scorre e tutto divora con il pensiero rasserenante dei figli e dei nipoti, della vita che continua e di una parte di noi che sopravvive in loro e nelle nostre opere. Se ci\u00f2 non accade, significa che quella persona non ha raggiunto un normale equilibrio esistenziale e, in particolare, che \u00e8 letteralmente soffocata nel proprio egoismo, il quale le impedisce di vedere il mondo pi\u00f9 in l\u00e0 del suo naso. Un artigiano, un commerciante, un insegnante, un imprenditore che fanno il loro lavoro con passione, che cercano di dare il meglio di s\u00e9 e di essere d&#8217;esempio ai colleghi o ai dipendenti, non trovano il tempo d&#8217;annoiarsi; n\u00e9 lo trovano il genitore che si occupa dei figli, o il nonno che pensa ai nipotini, e neppure il pensionato che finalmente si pu\u00f2 dedicare al suo passatempo preferito, coltivare una sua passione, o impegnarsi in qualche opera parrocchiale o di volontariato sociale. La mala pianta della noia, figlia del disincanto e del disgusto verso la vita, non trova il terreno adatto per affondare le sue radici velenose, n\u00e9 il nutrimento per alimentarsi. Perch\u00e9 il cibo di cui si nutre la noia \u00e8 la frustrazione mescolata al risentimento, e tale miscela esplosiva non trova luogo in un animo ben educato e ricco di valori, conscio che la vita ha un senso, uno scopo ed un fine.<\/p>\n<p>Giunti a questo punto bisogna seriamente domandarsi se la pianta mortifera, ma fortunatamente rara in natura, della noia esistenziale, non sia oggi cos\u00ec diffusa perch\u00e9 un disegno scellerato di chi controlla e indirizza il sentire comune, attraverso il monopolio della cultura, dello spettacolo e dei mezzi d&#8217;informazione, consiste precisamente nella sua diffusione sistematica, allo scopo di sradicare e distruggere il normale senso di amore per la vita e il sano orizzonte di speranza che accompagna da sempre la condizione umana. Persone annoiate dalla vita ce ne sono sempre state, in tutte le epoche; ma una societ\u00e0 sana ha in s\u00e9 gli anticorpi per difendersene. Quando la societ\u00e0 si ammala, perde gli anticorpi ed \u00e8 costretta a inventarsi sempre nuove, e talvolta perverse, distrazioni, per dare ai suoi membri l&#8217;illusione di salvarsi dalla noia. Tali erano i crudeli spettacoli del circo nell&#8217;antica Roma, e tale \u00e8 anche la moderna passione del calcio, perlomeno nei termini alienanti e deliranti nei quali si esprime sovente a livello di tifoserie fanatiche, vero e proprio surrogato della fede religiosa. Perch\u00e9 l&#8217;anticorpo pi\u00f9 efficace era, ed \u00e8, quello della fede religiosa: dove la societ\u00e0 nutre in se stessa un autentico sentimento del sacro e del divino, e vede la vita sotto la luce soprannaturale che la illumina e la riempie di significato, e attenua perfino il naturale orrore della morte, l\u00ec si pu\u00f2 dire che la noia non riesce a mettere radici e non \u00e8 in grado di attentare all&#8217;equilibrio complessivo delle persone comuni, ad offuscare in esse il normale amore per la vita, pur con tutti i suoi rischi e le sue incertezze.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 qui che s&#8217;intravede il ghigno infernale dell&#8217;antico avversario, il quale da sempre induce l&#8217;uomo in tentazione, e ora pi\u00f9 che mai ha trovato la maniera pi\u00f9 efficace e radicale d&#8217;indurvelo: servendosi di una cultura degenerata e di un sistema di vita immorale e innaturale che conduce gli uomini, servendosi di quelli che dovrebbero fare da guida, cio\u00e8 i sedicenti intellettuali, a provare nausea, disgusto e odio per la vita, dono inestimabile che Dio fa all&#8217;uomo affinch\u00e9 questi ne abbia cura e lo usi per amare i suoi simili e per conoscere, adorare e servire Colui che <em>move il sole l&#8217;altre stelle.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 la noia, insieme al pensiero angoscioso della morte, la malattia mortale dell&#8217;uomo moderno? 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