{"id":26494,"date":"2015-07-29T12:42:00","date_gmt":"2015-07-29T12:42:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/la-noia-e-la-nemica-che-tutto-insozza-e-distrugge-e-ci-fa-mancare-il-terreno-sotto-i-piedi\/"},"modified":"2015-07-29T12:42:00","modified_gmt":"2015-07-29T12:42:00","slug":"la-noia-e-la-nemica-che-tutto-insozza-e-distrugge-e-ci-fa-mancare-il-terreno-sotto-i-piedi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/la-noia-e-la-nemica-che-tutto-insozza-e-distrugge-e-ci-fa-mancare-il-terreno-sotto-i-piedi\/","title":{"rendered":"La noia \u00e8 la Nemica che tutto insozza e distrugge e ci fa mancare il terreno sotto i piedi"},"content":{"rendered":"<p>La civilt\u00e0 moderna \u00e8 attanagliata da una malattia insidiosa, strisciante, implacabile, che la corrode dall&#8217;interno, silenziosamente, ne guasta la polpa, ne offusca l&#8217;orizzonte, ne spegne o ne infiacchisce le energie: la noia. E, insieme ad essa, il rifiuto ostinato di qualunque consolazione.<\/p>\n<p>La noia \u00e8 una malattia moderna: ne parla, fra i primi, Francesco Petrarca; tra la sua &quot;accidia&quot; e il fastidio esistenziale di Alfieri, Foscolo, Leopardi, fino al male di vivere di Montale, alla nausea di Sartre, e, di nuovo, all&#8217;indifferenza e alla noia di Moravia, si tratta sempre dello stesso male, chiamato con nomi diversi, oppure non riconosciuto, frainteso, equivocato.<\/p>\n<p>Kierkegaard lo aveva diagnosticato con estrema lucidit\u00e0 e precisione, e aveva anche formulato la prognosi: se l&#8217;angoscia degenera nella disperazione, la malattia sar\u00e0 mortale; se l&#8217;inquietudine dar\u00e0 luogo alla &quot;conversione&quot;, alla &quot;ripresa&quot;, alla fede, sar\u00e0 strumento di salvezza. Dobbiamo scegliere, siamo al bivio: le scelte esistenziali non sono frutto di mediazione dialettica, ma &quot;salto&quot;, e salto nel buio; bisogna assumersi i rischi, rinunciare alle garanzie. C&#8217;\u00e8 poco da fare: vivere in senso etico, vuol dire fare a meno del paracadute. Compreso il paracadute della ragione, o quello del progresso, o della scienza, e cos\u00ec via. Bisogna andare nudi incontro al proprio destino, scegliere quel che si deve essere, quel che si \u00e8 chiamati a essere; oppure scegliere il nulla. Questa \u00e8 la tragicit\u00e0 dell&#8217;esistenza &#8212; ma anche la sua incomparabile bellezza.<\/p>\n<p>Anche Dostoevskij ha visto tutto ci\u00f2 con una chiarezza quasi disumana, la chiarezza di un entomologo che osserva i suoi campioni al microscopio: gli uomini moderni sono altrettanti ossessi; sono, alla lettera, degli indemoniati; per salvarsi, devono deporre l&#8217;orgoglio dell&#8217;Io &#8212; che, in filosofia, ha un nome preciso: l&#8217;Idealismo di Fichte, Schelling, Hegel, dal quale sono derivate tutte le cose pi\u00f9 brutte del XX secolo, i totalitarismi di sinistra e di destra &#8212; e tornare a Dio, tornare alla fede dei padri, tornare all&#8217;umilt\u00e0 intellettuale e morale. Devono farsi passare la sbronza maligna, la cattiva ubriacatura che consiste nel voler essere gli dei di se stessi; in pratica, bisogna liberarsi dalla idolatria delle cose, del potere, del successo, che si traduce nell&#8217;oblio dell&#8217;essere, proprio per poter tornare all&#8217;essenziale, vale a dire all&#8217;essere.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo moderno si annoia in entrambi i significati della parola: quello di provare fastidio per l&#8217;esistenza (rifiutando, per\u00f2, di lasciarsi consolare) e quello di non saper come trascorrere il proprio tempo libero. L&#8217;uomo moderno ha guadagnato tempo (almeno in apparenza), grazie ad una rigorosa pianificazione della societ\u00e0 e all&#8217;impiego sempre pi\u00f9 massiccio delle macchine, che lo sostituiscono (anche troppo&#8230;) nelle incombenze pratiche del lavoro, e non solo di quello, ma di cento altre cose della vita quotidiana: per\u00f2 codesto tempo in sovrappi\u00f9 \u00e8 diventato la sua maledizione, perch\u00e9 non sa che farsene; gli serve solo per sentire con pi\u00f9 evidenza e raccapriccio il vuoto esistenziale in cui \u00e8 sprofondato, cio\u00e8 per accrescere la sua disperazione.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo moderno \u00e8 disperato, ma non vuole consolazione: la disdegna, la rifiuta, la deride. Chiama &quot;consolatorie&quot;, con ironia e sarcasmo, quelle cose che potrebbero aiutarlo a stare meglio, a recuperare il proprio equilibrio compromesso, e tratta da cialtroni e da manigoldi coloro che gli offrono una carezza o un goccio d&#8217;acqua fresca nell&#8217;arsura che lo divora. Al contrario, preso da una forma di autolesionismo che sfiora la pazzia, va in cerca di tutti quei sedicenti maestri dai quali non pu\u00f2 udire che parole di relativismo, di nichilismo, di tristezza, di bruttezza, di ulteriore angoscia e disperazione: e costoro chiama nobili e grandi, davanti ad essi si inchina riverente, ne fa le proprie guide e i propri modelli. Cieco, prende dei ciechi come guide; disperato, sceglie dei disperati per attraversare le bassure e i passi pi\u00f9 infidi dell&#8217;esistenza: con quali risultati, \u00e8 anche troppo facile immaginare &#8212; e, del resto, lo vediamo tutti i giorni.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo che viene afferrato, risucchiato e stritolato nei meccanismi perversi della noia esistenziale (che alcuni chiamano anche &quot;depressione&quot;, come se ridurla allo status di deviazione o patologia psicologica servisse ad esorcizzarne il terribile potere dirompente e potesse rassicurarci quanto al fatto di tenerla sotto controllo), si sente mancare il terreno sotto i piedi: \u00e8 come se si trovasse gettato in una insidiosa e mefitica palude, ove ad ogni passo rischia di perdersi, scivolare, sprofondare e annegare miseramente, inghiottendo fango e acqua sporca.<\/p>\n<p>Per noia si arriva fare qualsiasi cosa: guerre, rivoluzioni, attentati; a calunniare, a odiare, a disprezzare; per la noia si pu\u00f2 tradire, mentire, assassinare; si pu\u00f2 correre dietro una bandiera qualsiasi, entrare in una setta, diventare satanisti; si pu\u00f2 evocare il demoniaco e scimmiottare il sacro; ci si pu\u00f2 abbrutire col sesso, con la droga, con l&#8217;alcool; si pu\u00f2 giocare con la propria vita, tentare la sorte alla roulette russa, oltrepassare i semafori rossi correndo a cento all&#8217;ora; ci si pu\u00f2 suicidare, si possono mandare lettere anonime, diventare persecutori occulti o palesi; tormentare il prossimo, rendergli la vita un inferno e stare a guardare l&#8217;effetto; speculare in borsa, fondare un giornale, mettersi a scrivere, a dipingere, a trinciare sentenze su tutto e su tutti; inventare una religione, elaborare una filosofia, sviluppare una intera letteratura (come Fernando Pessoa, che, sotto diversi pseudonimi, ha fatto di s\u00e9 una legione di scrittori); si pu\u00f2 diventare vegetariani o rapinatori, sposarsi o divorziare, mettere al mondo dei figli o abbandonarli.<\/p>\n<p>Una sola cosa non si pu\u00f2 fare per noia: decidersi per la seriet\u00e0 della vita; prendere sul serio la chiamata dell&#8217;essere; destarsi alla consapevolezza interiore. Per noia si pu\u00f2 scivolare verso il basso, mai salire verso l&#8217;alto; anche se intraprende qualcosa di rischioso, di pericoloso, come gettarsi da un altissimo ponte con le caviglie legate a una corda elastica appena un poco pi\u00f9 corta della distanza che separa il ponte dal fondo dell&#8217;abisso sottostante, nessun uomo, per noia, sar\u00e0 mai capace di compiere qualcosa di grande: potr\u00e0 solo giocare con la vita, come farebbe un aspirante suicida. Perch\u00e9 la noia nasce dal disprezzo della vita, o, quanto meno, dalla sua radicale, totale incomprensione: nasce dall&#8217;erronea convinzione che la vita ci sia data per soddisfare ogni nostro desiderio e ogni nostro capriccio: e questo \u00e8 non solo impossibile, ma anche terribilmente noioso. La saziet\u00e0, di qualunque genere, provoca una noia infinita. Meglio rischiare la vita, e magari gettarla, &#8211; pensano in molti &#8211; che sopportare una vita dominata interamente dalla noia, dalla saziet\u00e0, dall&#8217;assurdo, e lasciarsi logorare dal male sottile e corrosivo della noia; piuttosto che soccombere un poco alla volta allo spegnimento di ogni interesse per la vita, all&#8217;oscurarsi di ogni speranza, al venir meno di qualunque orizzonte futuro.<\/p>\n<p>Disprezzare la vita ed annoiarsi, in fondo, significa disprezzare se stessi, vergognarsi di se stessi, sentirsi in colpa per qualcosa che, molte volte, non dipende da noi. Quando si vive sotto il grigio tallone della noia, l&#8217;incanto del mondo si ottunde e svanisce, e non resta altro che arida sabbia e polvere soffocante. C&#8217;\u00e8 da chiedersi se un male cos\u00ec grande e cos\u00ec generalizzato nasca spontaneo nel cuore dell&#8217;uomo o se qualcuno, qualcosa, lo stia favorendo, lo stia sollecitando, lo stia alimentando, consapevolmente e deliberatamente. Propendiamo per questa ipotesi: sospettiamo fortemente che la noia abbia un ispiratore, un suggeritore, un sinistro e instancabile propagandista. Un essere che ha scelto le tenebre per se stesso, e che vorrebbe vedere smarrite in esse anche le creature umane, allo scopo di prendersi la rivincita contro tutto ci\u00f2 che \u00e8 bene. Un essere che vuole sporcare, insozzare, spogliare dell&#8217;anima la creazione e ridurre alla disperazione gli esseri umani.<\/p>\n<p>La noia, infatti, \u00e8 la subdola nemica della gioia e dell&#8217;amore: subdola perch\u00e9 non attacca frontalmente, ma per vie oblique: cerca il punto pi\u00f9 debole dell&#8217;anima umana e vi introduce il suo pungiglione velenoso, guastandone ogni autentico piacere, incrinando la sua intima coerenza ed armonia. L&#8217;uomo moderno, accecato dal proprio orgoglio faustiano, crede di aver soppresso in se stesso la nostalgia delle altezze, ma ha potuto auto-ingannarsi solo a met\u00e0; per l&#8217;altra met\u00e0, sente di barare al gioco della propria coscienza e attende il meritato castigo. Eppure, \u00e8 anche convinto di essere giustificato, come insegna Machiavelli, perch\u00e9 il fine era altissimo: incoronarsi dio al posto di Dio, prendere la storia &#8212; la propria storia individuale e la grande storia collettiva dei popoli, delle nazioni, delle civilt\u00e0 &#8212; nelle sue mani, senza senso del limite, spronato solo da una terrena, meschina ed oziosa &quot;curiositas&quot;. Una curiosit\u00e0 che conduce alla morte, perch\u00e9 disgiunta dal fine morale; inutilmente, pericolosamente lasciata a se stessa, libera di girare a vuoto, senza pace, senza bellezza, senza onest\u00e0 d&#8217;intenzioni, senza purezza di cuore. Una siffatta curiosit\u00e0 non vale nemmeno la carta sulla quale essa magnifica se stessa: si fa passare per una elevatissima facolt\u00e0 dell&#8217;animo umano, ma non \u00e8 altro che furto e inganno. Ladro, dice l&#8217;immortale saggezza della \u00abBhagavad-Gita\u00bb, non \u00e8 soltanto colui che si dedica al furto, al rubare; ma chi riceve le cose buone da Dio e poi non lo ringrazia, non si pone al servizio degli altri, non vuole restituire quello che ha ricevuto, impegnandosi con tutto se stesso, con tutto l&#8217;impeto vigoroso della sua anima; ma rinserra gelosamente quanto gli \u00e8 stato dato gratuitamente, senza condividerlo con nessuno, preoccupandosi sempre e solo di se stesso. Costui \u00e8 certamente un ladro e un bugiardo: si \u00e8 sottratto alla catena virtuosa del dare, prende senza restituire, rifiuta di restituire all&#8217;essere ci\u00f2 che gli \u00e8 stato affidato in usufrutto, non in propriet\u00e0; ed \u00e8 un bugiardo, perch\u00e9 non confessa che tutto ci\u00f2 di cui va fiero, tutto ci\u00f2 per cui viene ammirato, tutto ci\u00f2 che lo mette in grado di capire e di sapere, non \u00e8 un suo merito personale, non \u00e8 una sua creazione e, dunque, non dovrebbe dargli alcun motivo di vanto; al contrario, egli dovrebbe sentire il dovere di renderlo, di offrirlo a sua volta, di metterlo a disposizione degli altri.<\/p>\n<p>La catena della generazione non pu\u00f2 fermarsi mai: dagli esseri pi\u00f9 piccoli ai pi\u00f9 grandi, dai pi\u00f9 semplici ai pi\u00f9 complessi, dai pi\u00f9 egoisti ai pi\u00f9 generosi, essa si rinnova ogni volta che viene concepito (concepito, non messo al mondo) un bambino, ogni volta che qualche anima modesta e generosa si offre come veicolo per l&#8217;espressione del divino e per la trasmissione della vita. Nessun uomo o donna \u00e8 in grado di creare la vita: ciascuno l&#8217;ha ricevuta gratuitamente; e, come l&#8217;ha ricevuta, vorrebbe darla a sua volta; o, per meglio dire, vorrebbe affermare il principio che nessun uomo \u00e8 un&#8217;isola e che ciascuno dovrebbe rendersi disponibile a non interrompere la catena, a consentire che essa continuamente si rinnovi. Questo, almeno, secondo giustizia e secondo natura: il fatto che, oggi, numerosi uomini e donne non sentano, o, per meglio dire, sopprimano in s\u00e9 questo istinto, mettano a tacere la voce del cuore per chiudersi nel proprio mondo autosufficiente, dimostra fino a che punto la malattia dell&#8217;uomo moderno sia divenuta grave, fino a che punto lo stia conducendo lontano dalla vita &#8212; e, in ultima analisi, anche da se stesso.<\/p>\n<p>La noia non \u00e8 solo una condanna, \u00e8 un vizio e una colpa. Chi si annoia, si arrende ad essa e non \u00e8 vittima, ma carnefice: poco importa se di se stesso o degli altri. Importa che egli armi la mano che infligge una sanguinosa ferita alla gioia di vivere, alla bellezza del mondo, e vi stenda sopra il lugubre manto della tristezza, della perdita di senso. L&#8217;uomo, da solo, forse non sarebbe capace di tanta malizia, pur cos\u00ec astuto ed abile contro se stesso: per questo bisogna ipotizzare un gran Nemico, che della noia si serva per intorbidare, inquinare e avvelenare, l&#8217;una dopo l&#8217;altra, tutte le sorgenti della bellezza, della bont\u00e0 e della verit\u00e0. L&#8217;uomo buono non si annoia mai, ed \u00e8 in pace con se stesso. Per annoiarsi, bisogna essere anche malvagi &#8212; almeno un poco. I grandi malvagi scelgono il delitto; quelli piccioli, scelgono la noia. Sono dei delinquenti timidi, dei criminali paurosi o non ancora interamene convinti.<\/p>\n<p>Non esistono tecniche per sconfiggere la noia, e chi lo afferma \u00e8 uno sciocco o un disonesto. (o entrambe le cose), perch\u00e9 essa \u00e8 l&#8217;espressione visibile di un male pi\u00f9 profondo: la perdita di amore per la vita, di gratitudine verso Dio e d&#8217;incanto per lo splendore del mondo. Non si tratta, perci\u00f2, di escogitare delle strategie allo scopo di non annoiarsi: si pu\u00f2 provare noia anche facendo molte cose; l&#8217;unico modo per non annoiarsi \u00e8 amare la vita, essere grati a Dio e provare stupore e meraviglia per la bellezza del mondo. In altre parole, si tratta di sbarazzarsi del superfluo e del deleterio per riscoprire l&#8217;essenziale.<\/p>\n<p>Ma come trovarlo, codesto essenziale? \u00c8 pi\u00f9 semplice di quel che non si creda: infatti, non siamo noi a cercarlo, a noi si chiede solo di non chiudergli la porta. L&#8217;essenziale, lo abbiamo gi\u00e0 detto, \u00e8 l&#8217;essere: ed \u00e8 appunto l&#8217;Essere che ci viene incontro, per avvolgerci nel suo abbraccio caldo e luminoso&#8230; se noi siamo disposti a lasciarci abbracciare, consolare, trasfigurare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La civilt\u00e0 moderna \u00e8 attanagliata da una malattia insidiosa, strisciante, implacabile, che la corrode dall&#8217;interno, silenziosamente, ne guasta la polpa, ne offusca l&#8217;orizzonte, ne spegne o<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[92],"class_list":["post-26494","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26494","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26494"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26494\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26494"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26494"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26494"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}