{"id":26486,"date":"2019-12-05T11:56:00","date_gmt":"2019-12-05T11:56:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/12\/05\/la-negazione-della-legge-e-la-morte-della-societa\/"},"modified":"2019-12-05T11:56:00","modified_gmt":"2019-12-05T11:56:00","slug":"la-negazione-della-legge-e-la-morte-della-societa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/12\/05\/la-negazione-della-legge-e-la-morte-della-societa\/","title":{"rendered":"La negazione della legge \u00e8 la morte della societ\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Ogni societ\u00e0 si fonda sulla legge. La societ\u00e0 cristiana si reggeva sul duplice fondamento della legge divina e della legge morale naturale, che sostanzialmente coincidevano, caso unico nella storia (il che vorr\u00e0 pur dire qualcosa, se ci si prende il disturbo di riflettervi sopra). Il cristianesimo non negava e non nega la legge naturale, anzi la conferma, salvo completarla e perfezionarla. In questo senso &#8212; e non nel senso degli illuministi, ad esempio di Locke o di Toland &#8212; si pu\u00f2 parlare di una <em>ragionevolezz<\/em>a del cristianesimo. L&#8217;essenza del cristianesimo come <em>Rivelazione<\/em>, infatti, \u00e8 e resta infinitamente misteriosa: Dio che si fa uomo; che vive, soffre e muore come uomo, non cessando di essere Dio; che risorge e che apre, con il suo Sacrificio, la possibilit\u00e0 della Redenzione agli uomini, non per\u00f2 automaticamente, ma stimolandoli ad essere perfetti come lo \u00e8 stato Lui, quando era Uomo oltre che Dio, nell&#8217;aderire alla volont\u00e0 del Padre Suo. Invece la <em>morale<\/em> del cristianesimo si fonda sugli stessi presupposti della legge naturale, arricchendola e perfezionandola, immettendovi quella capacit\u00e0 di perdonare, quella mitezza e quella benevolenza verso l&#8217;altro, che non si trovano in alcun&#8217;altra legge morale di tipo meramente naturale, e promettendo agli uomini di donare loro gli strumenti soprannaturali necessari a perseverare in un tale stile di vita, ci\u00f2 che essi, da soli, non saprebbero fare. <em>Onora il padre e la madre<\/em>, oppure: <em>non mentire, non rubare, non uccidere<\/em>, sono precetti del cristianesimo, ma lo sono anche per la legge naturale, e infatti li si ritrova, con qualche piccola variante, anche nelle altre culture e nelle altre religioni. Ci\u00f2 che in esse non si torva &#8212; nel giudaismo o nell&#8217;islamismo, ad esempio &#8212; \u00e8 quel &quot;di pi\u00f9&quot; di comprensione, di sollecitudine, di capacit\u00e0 di perdonare le offese che \u00e8 la carica specifica del Discorso della Montagna (<em>Avete udito che fu detto&#8230; ma io vi dico<\/em>). Peggio: lo si trova, ma solo nei confronti dei membri del proprio gruppo e della propria fede; per gli altri; verso gli altri, i <em>goyim<\/em>, gli infedeli, non vi \u00e8 che disprezzo, e la liceit\u00e0 di agire come se appartenessero ad un&#8217;umanit\u00e0 inferiore. Vadano a leggersi certi versetti del <em>Talmud<\/em> e certe <em>sure<\/em> del <em>Corano<\/em> i banditori del dialogo integrale, dell&#8217;interreligiosit\u00e0 d&#8217;accatto cos\u00ec cara al falso papa Bergoglio, e vedranno cosa si dice dei <em>goyim<\/em> e degli infedeli, e come si giustifica, nei loro confronti, ogni genere di violenze e crudelt\u00e0 &#8212; per non parlare delle bestemmie riservate al Dio dei cristiani. Nulla di ci\u00f2 si potrebbe trovare nel Vangelo e in tutto il Nuovo Testamento, anche a passarlo con la lente d&#8217;ingrandimento: e basterebbe la parabola del Buon Samaritano a chiarire il concetto, considerando che i Samaritani, per gli Ebrei, erano solo degli infedeli e dei disprezzatissimi nemici: nemici al punto che era rischioso recarsi dalla Galilea a Gerusalemme passando per il loro territorio. Dunque, nelle altre religioni e negli altri sistemi di leggi vi \u00e8 una doppia morale, ma non nel cristianesimo. E per favore non si tirino fuori, per contestare questa affermazione, n\u00e9 i roghi dell&#8217;Inquisizione, n\u00e9 gli eccessi delle Crociate, n\u00e9 le azioni sanguinose dei <em>conquistadores<\/em>: perch\u00e9 le violazioni alla morale di Ges\u00f9 Cristo, che pure vi furono, anche se non nella misura caricaturale sostenuta dai nemici professionali del Vangelo, non solo non smentiscono, ma confermano, facendola ulteriormente risaltare, quella morale, e dimostrano solo che gli uomini, anche se si dicono cristiani, se non hanno realmente Ges\u00f9 nel cuore, se non hanno una fede viva e intatta, sono sempre e soltanto uomini, come tutti gli altri, e in quanto tali sono capaci di commettere peccati di ogni sorta, perch\u00e9 non li sostiene, non li illumina e non li consiglia la luce soprannaturale dello Spirito Santo.<\/p>\n<p>Ma la societ\u00e0 moderna si \u00e8 allontanata dalle sue radici, le ha rifiutate e disprezzate, le ha respinte e insultate, e ha voluto costruire una legge del tutto nuova, fondandola, assurdamente, su una vera e propria contro-legge: <em>Fa&#8217; quel che vuoi<\/em>. Beninteso, specialmente all&#8217;inizio, quei signori si sono premurati di aggiungere: <em>Fa&#8217; quel che vuoi, ma restando nell&#8217;ambito di ci\u00f2 che la legge ti permette, affinch\u00e9 tu non rechi danno agli altri<\/em>. Tale era la morale degli illuministi, di Voltaire e del gi\u00e0 citato Locke; e tale l&#8217;essenza della concezione liberale, incentrata sulla libert\u00e0 della persona e quindi tale da respingere, per sua stessa natura, ogni &quot;imposizione&quot; morale proveniente dall&#8217;alto o dall&#8217;esterno. Poi, un po&#8217; alla volta, la prima parte del messaggio, <em>Fa&#8217; quel che vuoi<\/em> (era il motto della cosiddetta abbazia di Thelema, fondata dal satanista e mago nero Aleister Crowley; ma era anche il motto dei signorini <em>Beatles<\/em>, di tutta la musica leggera a partire da quegli anni e di tutta la generazione del &#8217;68) ha preso totalmente il sopravvento e ha fatto quasi scomparire la seconda, <em>ma restando nell&#8217;ambito di ci\u00f2 che la legge ti permette.<\/em> E se quest&#8217;ultima non \u00e8 scomparsa dal codice, \u00e8 scomparsa per\u00f2 dall&#8217;orizzonte mentale delle persone e perci\u00f2 dal loro agire pratico. Da ultimo, per sua vergogna suprema e imperitura, \u00e8 scomparsa anche dalle parole del clero che si dice ancora cattolico, ma che cattolico non lo \u00e8 pi\u00f9, da quando ha spalancato porte e finestre alla cultura liberale moderna e ha trasformato le chiese in luoghi di spettacoli osceni, e il pulpito in uno strumento per la diffusione di dottrine pestifere e immorali. Potremmo pertanto definire la societ\u00e0 moderna come la prima societ\u00e0 della storia che si fonda, ci si perdoni l&#8217;ossimoro, sul rifiuto e sulla negazione della legge: la sua legge, almeno al livello pratico dei suoi membri, \u00e8 quella di non avere una legge, di non riconoscere una legge e di aborrire dall&#8217;accettazione di una legge. Esaltando l&#8217;individualismo, la cultura liberale ha favorito anche il rifiuto della legge, perch\u00e9 questa si esplicita sempre in un insieme di norme che riguardano tutti i membri della comunit\u00e0 e che s&#8217;innalzano al disopra della decisione strettamente individuale su ci\u00f2 che \u00e8 giusto e ci\u00f2 che non lo \u00e8. Invece, nella societ\u00e0 moderna ciascuno si arroga il diritto di stabilire da s\u00e9 la propria legge e quindi anche di respingere le richieste degli altri, in quanto non riconosce ad alcuno il diritto di prescrivergli ci\u00f2 che \u00e8 libero e ci\u00f2 che non \u00e8 libero di fare. E anche qui brilla tristemente, tra gli alfieri della dissoluzione, il clero della contro-chiesa del signor Bergoglio, specie da quando il falso papa ha dichiarato a Eugenio Scalfari che, in caso di dubbio morale, ciascuno deve seguire la propria coscienza e quella soltanto; e ci\u00f2 fin dalla sua prima intervista al capo del partito massonico e anticristiano, cio\u00e8 a pochi mesi di distanza dalla sua illegittima elezione. Con quelle parole, anche il sedicente capo della chiesa cattolica ha dato la sua brava picconata all&#8217;universalit\u00e0 e alla ragionevolezza delle legge cristiana, che conferma, per la parte terrena, semmai addolcendola e mitigandola, la legge naturale: e se il papa non difende pi\u00f9, ma anzi abbandona, l&#8217;universalit\u00e0 della legge, chi mai la potr\u00e0 sostenere? In questo appunto sta la tristezza pi\u00f9 profonda dei discorsi di Bergoglio, Paglia, Galantino, Sosa, Kasper, Sch\u00f6nborn, Martin, Kr\u00e4utler, Zuppi, Bianchi, nonch\u00e9 dei mille e mille preti che cantano <em>Bella ciao<\/em> a Messa, che fanno dormire e mangiare i rifugiati dentro le chiese, che benedicono le unioni omosessuali e che inveiscono contro chi prega affinch\u00e9 Dio apra i loro cuori e li faccia rinsavire. Essi proclamano infatti esattamente le stesse cose degli illuministi di tre secoli fa, abolendo, di fatto, la specificit\u00e0 cristiana e dissolvendo totalmente l&#8217;elemento sacro e soprannaturale, per abbassare il cristianesimo al livello di una sistema fra i tanti, oltretutto con una morale liquida, esattamente come lo \u00e8 quella di tutti gli altri sistemi moderni.<\/p>\n<p>Vale la pena di rileggersi quel che pensava Aristotele, filosodfo pagano per\u00f2 ben radicato nell&#8217;idea della legge naturale quale fondamento della legge umana, a proposito del rapporto esistente fra legge e societ\u00e0; ne riassumiamo al massimo i termini servendoci delle parole di William David Ross (1877-1971), uno dei maggiori filosofi e filologi britannici del Novecento, grande studioso del pensatore greco (da: W. D. Ross, <em>Aristotele<\/em>; titolo originale: <em>Aristotle<\/em>, London, Methuen e Co., 1923; traduzione di Altiero Spinelli, Bari, Laterza, 1946, e Milano, Feltrinelli, 1971, pp.155-156):<\/p>\n<p><em>La negazione della legge deve essere o totale o parziale. Se \u00e8 parziale si ammette che la legge regga in certi casi. Se \u00e8 totale, allora a) qualsiasi cosa possa affermarsi si pu\u00f2 negare e qualsiasi cosa possa negarsi si pu\u00f2 affermare; oppure b) qualsiasi cosa si possa affermare si pu\u00f2 negare, ma non ogni cosa che possa essere negata si pu\u00f2 affermare. Ma quest&#8217;ultima alternativa implica che qualcosa in modo definito non \u00e8, e che il suo opposto in modo definito \u00e8; cio\u00e8 si ammette che la legge abbia valore in alcuni casi. E se il nostro avversario adotta la prima alternativa, egli dice con ci\u00f2 che nulla possiede una natura definita, cio\u00e8 che nulla \u00e8. \u00c8 come se dicesse che tutte le asserzioni sono vere e che tutte (inclusa la propria negazione della legge) sono false. Non sta dicendo nulla di definito e non ci si pu\u00f2 aspettare di ragionare con lui.<\/em><\/p>\n<p>A quanto pare, per la logica impeccabile di Aristotele era chiaro ed evidente ci\u00f2 che, si direbbe, non arriva neppure a scalfire il durissimo comprendonio dei moderni, siano essi politici e pubblici amministratori, o sedicenti artisti e uomini di cultura, o addirittura specialisti del pensiero, vale a dire (ma in teoria: molto, molto in teoria) filosofi. Aristotele dice, ed \u00e8 buon senso elementare: una cosa o \u00e8, o non \u00e8. Se si pretende che una certa cosa sia e non sia allo stesso tempo, la si descrive come indefinita: ma una cosa del genere esiste solo nel regno delle parole, non in quello dei fatti. Nel regno dei fatti, che \u00e8 quello in cui ci muoviamo, le cose sono oppure non sono. Ora, se si pretende di negare la legge, bisognerebbe essere coerenti e negarla totalmente, perch\u00e9 la sua negazione parziale conduce al vicolo cieco sopra descritto: affermare e negare qualcosa nello stesso tempo. La legge non \u00e8 una galassia vagante e sempre mutevole; \u00e8 una collana armoniosa, e se si sfila una perlina, la collana si rompe e tutte le perline si disperdono. Non si pu\u00f2 dire, ad esempio, che un determinato soggetto \u00e8 sia maschio che femmina, perch\u00e9 oltre a essere una contraddizione in termini, le due affermazioni simultanee sullo stesso soggetto creano delle situazioni ingestibili: la maestra lo dovr\u00e0 chiamare lui o lei? Andr\u00e0 nel bagno dei bambini o in quello delle bambine? Molti fautori della modernit\u00e0 pi\u00f9 spinta a arrivano a teorizzare la societ\u00e0 liquida permanente, cio\u00e8 l&#8217;abolizione radicale e definitiva di ogni senso compiuto delle parole e dei relativi concetti; ma questo \u00e8 impossibile. La sola conseguenza di una simile filosofia, se venisse adottata, sarebbe l&#8217;implosione rovinosa dell&#8217;intero edificio sociale. Di fatto, questo \u00e8 ci\u00f2 che sta incominciando ad accadere: \u00e8 gi\u00e0 da tempo che la nostra societ\u00e0 si \u00e8 messa su questa strada, e il ritmo si fa sempre pi\u00f9 veloce. Sono sempre pi\u00f9 numerosi gli artisti, gli scrittori, i registi, le persone di spettacolo, gli psicologi, i sociologi, i filosofi (o sedicenti tali) i quali teorizzano una societ\u00e0 dove ciascuno \u00e8 libero d&#8217;inventarsi ci\u00f2 che vuole essere, e dove nessuno deve avere la pretesa di definire gli altri entro un ruolo e un&#8217;identit\u00e0 precisa. Stiamo cio\u00e8 assistendo alla suprema, radicale ribellione dei personaggi di Pirandello, i quali si sentivano intrappolati nelle loro maschere e bramavano la libert\u00e0 radicale di poter essere nessuno, onde non dover essere pi\u00f9 uno soltanto (se quell&#8217;uno non era di loro gradimento) oppure centomila (perch\u00e9 essere centomila vuol dire soggiacere alle maschere che le aspettative degli altri impongono alla nostra vita).<\/p>\n<p>Dunque, come insegna Aristotele, una cosa \u00e8 se stessa e non altro; se si pretende che essa sia e non sia nello stesso tempo se stessa, allora si introduce nel mondo la pazzia, come di fatto sta accadendo grazie all&#8217;opera nefasta e irresponsabile, o criminale, di alcune migliaia di politici, amministratori, economisti, intellettuali, artisti, ciarlatani vari (fra i quali spiccano i sedicenti psico-analisti) e, da ultimo, quella nuova razza di cialtroni che soni i vescovi e i preti cattolici i quali per\u00f2, di cattolico, non hanno pi\u00f9 nulla, tranne il nome (del quale peraltro si vergognano, e che usano il meno possibile): tutti d&#8217;accordo nel sostenere che le cose sono e non sono allo stesso tempo. Nel caso dei contro-preti bergogliani, ad esempio, lo scenario aperto da <em>Amoris laetitia<\/em> e dalla sua applicazione, discorde secondo la sensibilit\u00e0 di questo o quel vescovo, e magari di questo o quel singolo prete, fa s\u00ec che l&#8217;adulterio \u00e8 e non \u00e8 un peccato; che il matrimonio cristiano \u00e8 e non indissolubile; che chi pecca deve o non deve ravvedersi, pentirsi, confessarsi e impegnarsi a cambiar vita. E questo solo per fare un esempio. Pertanto, se vogliamo sottrarci all&#8217;inevitabile destino di rovina che ci attende qualora perseveriamo in questa strada, dobbiamo tornare all&#8217;idea della legge e della sua integralit\u00e0. Non per nulla i nemici dell&#8217;ordine cristiano, che sono poi anche i peggiori nemici dell&#8217;uomo in quanto tale, partono dalla ricerca capziosa di eccezioni alla legge per introdurre un grimaldello col quale scardinare l&#8217;intero edificio. E se una donna \u00e8 stata stuprata ed \u00e8 rimasta incinta, dovr\u00e0 forse portar avanti la gravidanza e mettere al mondo il frutto della violenza subita? Ecco il tipico sofisma di costoro: e nonostante la sua palese capziosit\u00e0 (che colpa ha il nascituro d&#8217;esser stato chiamato alla vita? Sopprimerlo sarebbe come lasciar morire un bambino abbandonato da altri fuori della porta di casa nostra), \u00e8 servito a far passare la legge sull&#8217;aborto, che quei signori non hanno neanche il fegato di chiamare col suo vero nome, ma seguitano a parlare d&#8217;interruzione volontaria della gravidanza (cos\u00ec suona meglio, razza d&#8217;ipocriti). La legge non \u00e8 uno strumento di oppressione: \u00e8 ci\u00f2 che ci consente una vita ordinata e razionale, degna di uomini e non di bruti. Se non c&#8217;\u00e8, siamo finiti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ogni societ\u00e0 si fonda sulla legge. 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