{"id":26483,"date":"2016-02-11T09:10:00","date_gmt":"2016-02-11T09:10:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/02\/11\/la-natura-e-bella-ma-e-vera-solo-in-quanto-rimanda-alla-dimensione-spirituale\/"},"modified":"2016-02-11T09:10:00","modified_gmt":"2016-02-11T09:10:00","slug":"la-natura-e-bella-ma-e-vera-solo-in-quanto-rimanda-alla-dimensione-spirituale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/02\/11\/la-natura-e-bella-ma-e-vera-solo-in-quanto-rimanda-alla-dimensione-spirituale\/","title":{"rendered":"La natura \u00e8 bella, ma \u00e8 \u201cvera\u201d solo in quanto rimanda alla dimensione spirituale"},"content":{"rendered":"<p>Nella filosofia di George Berkeley (1685-1753), un pensatore del quale ci siamo pi\u00f9 volte occupati (cfr. \u00abIntroduzione alla filosofia di George Berkeley\u00bb; \u00abDietro il progetto delle Bermuda la battaglia di Berkeley contro i liberi pensatori\u00bb; \u00abVi \u00e8 continuit\u00e0 o rottura nel pensiero di George Berkeley?\u00bb pubblicati sul sito di Arianna Editrice, rispettivamente, il 10\/05\/2007, il 22\/12\/2010 e il 15\/09\/2014, e ripubblicati recentemente su \u00abIl Corriere delle Regioni\u00bb), il nodo centrale \u00e8 la convinzione che tutta la realt\u00e0 empirica si riduca a percezione del soggetto; anche se Berkeley supera il pericolo di un empirismo immanentistico e chiuso in se stesso, cio\u00e8 solipsistico, mediante il ricorso allo Spirito assoluto, Dio, il quale, pensando le cose nelle nostre menti, conferisce ad esse un significato che va ben oltre la dimensione del soggettivismo, ed esercita una presenza attiva nel mondo.<\/p>\n<p>Il motto fondamentale di Berkeley \u00e8: &quot;<em>Esse est percipi<\/em>&quot;, &quot;essere \u00e8 l&#8217;essere percepito&quot;: nulla esiste, nella nostra coscienza, se non ci\u00f2 che percepiamo con i sensi e rielaboriamo con la mente; nulla possiamo dire che esista &quot;fuori&quot; di noi, indipendentemente da noi (tranne Dio), nessun mondo &quot;materiale&quot;, perch\u00e9 l&#8217;unico mondo che esiste, per noi, \u00e8 quello del quale facciamo esperienza, ossia che percepiamo per mezzo dei nostri organi di senso e rielaboriamo intellettualmente; e di un mondo esterno sussistente in s\u00e9 e per s\u00e9 nulla possiamo dire, se non che noi non abbiamo, n\u00e9 mai avremo, alcuno strumento per accertarne l&#8217;esistenza effettiva. Questo immaterialismo spiritualista pone, naturalmente, il problema del valore di realt\u00e0 che dobbiamo attribuire alle nostre &quot;idee&quot;, tenendo presente che, nella filosofia inglese del XVIII secolo, &quot;idea&quot; significa, semplicemente, &quot;contenuto mentale&quot;, e non gi\u00e0 concetto originario ed auto-sussistente.<\/p>\n<p>In altre parole: come si fa a distinguere le idee reali da quelle puramente fantastiche, prodotte dall&#8217;immaginazione, a cominciare da quelle che vediamo in sogno, e alle quali abbiamo l&#8217;impressione di partecipare anche come parte attiva?<\/p>\n<p>Su tale problema, ci piace riportare una pagina di Aldo Agazzi (1906-2000), uno dei pi\u00f9 autorevoli pedagogisti d&#8217;ispirazione cristiana del secolo test\u00e9 trascorso (in: A. Agazzi, \u00abProblemi e maestri del pensiero filosofico\u00bb, Brescia, la Scuola Editrice, 1957, vol. 3, 210-211):<\/p>\n<p><em>\u00abNulla esiste, dunque, l\u00e0 dove non ci sia uno spirito che, col suo pensiero, suscito l&#8217;una o l&#8217;altra cosa [cio\u00e8 il percepire o l&#8217;essere percepito, il modo attivo e il modo passivo dell&#8217;essere spirituale]?<\/em><\/p>\n<p><em>Quando io esco da questa camera cessano d&#8217;esistere questi mobili, questi quadri? Sono io solo a farli essere? Quegli alberi che erano gi\u00e0 in fondo al parco, non ci sono pi\u00f9, l\u00e0 in fondo, da soli, senza di me, ora che io sono qui? Ora che essi sono lontani dal mio pensiero?<\/em><\/p>\n<p><em>Badiamo all&#8217;illusione. Quando io dico: non ci sono pi\u00f9, da soli, fuori dal mio pensiero quegli alberi laggi\u00f9 nel parco; sono io, in realt\u00e0, che li PENSO laggi\u00f9 da soli nel parco. \u00c8 semplicemente un &quot;formare nella nostra mente certe idee che chiamiamo alberi, omettendo, nello stesso tempo, di formare l&#8217;idea di qualcuno che li percepisce&quot;, sicch\u00e9 quegli alberi che mi sembrano fuori e &quot;lontani&quot; dal pensiero li esprimo proprio nel mio pensiero come tali ed a s\u00e9. Cos\u00ec si dia: di qualunque realt\u00e0 che io immagini esistente indipendente da me: con lo stesso pensarla per conto proprio la creo come idea a s\u00e9 nella mia mente.<\/em><\/p>\n<p><em>Non esistono cose a s\u00e9, fuori del pensiero: esso, pensandole, le fa essere come propri prodotti e contenuti, ossia come proprie IDEE. Non si va oltre la propria esperienza.<\/em><\/p>\n<p><em>Tuttavia ognuno intuisce nelle proprie rappresentazioni due diversi tipi di idee: le IDEE IMMAGINARIE, quelle che noi possiamo produrre ed evocare a volont\u00e0, SENZA L&#8217;IMPRESSIONE DI PRESENZA D&#8217;UN OGGETTO REALE, nei confronti delle quali siamo attivi e produttori effettivi; e quelle di sensazione, verso le quali ci sentiamo PASSIVI, perch\u00e9 ci sono date come IDEE REALI (le cos\u00ec dette cose). Sono nella mia mente, e sono perci\u00f2 idee, tanto un PANE REALE quanto un PANE IMMAGINARIO; ma essi non sono della stessa natura. La loro essenziale differenza \u00e8 fatta anche pi\u00f9 evidente dal fatto che, mentre le idee immaginarie dipendono da me e perfino dal mio capriccio, LE IDEE REALI NON POSSO PRODURLE A MIA VOLONT\u00c0 E NON DIPENDONO DA ME; esse &quot;devono perci\u00f2 esistere in qualche altra mente, la quale vuole che mi siano mostrate&quot;: ed esse sono tali in numero, ordine e perfezione, che lo Spirito che le produce non pu\u00f2 essere che lo Spirito divino, Dio. E Dio, come produttore di idee, perch\u00e9 nulla \u00e8 se non in quanto percepito, o in quanto attivit\u00e0 percipiente, \u00e8 necessariamente spirituale.<\/em><\/p>\n<p><em>Noi produciamo soltanto idee fantastiche; le idee reali sono prodotte dallo Spirito creatore: la nostra percezione fa esistere i corpi come contenuti del nostro pensiero; quella divina fa essere i corpi come realt\u00e0. Anch&#8217;essi sono, per\u00f2, per forza SPIRITUALI. Da Dio viene cos\u00ec il &quot;corpo&quot; che muove la facolt\u00e0 nostra spirituale, e le nostre idee sono vere quando corrispondono e s&#8217;accordano con quelle divine: rappresentazioni e cose coincidono.<\/em><\/p>\n<p><em>Il mondo era fatto il prodotto continuo del pensiero di Dio. In questa concezione, se Dio cessasse di pensare il mondo o di pensarlo qual \u00e8, il mondo cesserebbe di esistere, o diventerebbe subito un altro e diverso mondo. Il pensiero divino regola, anzi costruisce, continuamente, la natura.<\/em><\/p>\n<p><em>Il sistema del Berkerley fissava quindi i seguenti punti:<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; nulla \u00e8 affermabile fuor della nostra esperienza, anzi della nostra attiva produzione percettiva; ESSERE \u00c8 ESSERE PERCEPITO, ESSE = PERCIPI;<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; le idee sono passive, solo lo spirito \u00e8 attivo e produttivo: L&#8217;INTELLETTO QUINDI NON \u00c8 UNA TABULA RASA, \u00c8 UN&#8217;ATTIVIT\u00c0 ORIGINARIA, CREATRICE DELLA PROPRIA ESPERIENZA;<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; tanto le nostre idee, quanto le idee reali (cose) son prodotti SPIRITUALI, le prime del nostro spirito, le seconde dello spirito divino, che ha prodotto anche noi stessi, spiriti produttivi di idee fantastiche, corrispondenti alle sue idee: il mondo \u00e8 cio\u00e8; in ogni modo, solo spiritualit\u00e0, NON ESISTE MATERIA; il materialismo, fondamento dell&#8217;ateismo, \u00e8 un&#8217;illusione banale, una concezione acritica;<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; se ESSERE \u00c8 ESSERE PENSATI, e COME SI \u00c8 PENSATI tutto quanto \u00e8 nel mondo, anche minimo \u00e8, ed \u00e8 quale, solo perch\u00e9 cos\u00ec lo pensa-produce Dio: nulla allora di pi\u00f9 possibile del miracolo. Basta che Dio muti il coso del suo pensiero, perch\u00e9 sia mutato il corso del mondo; che \u00e8 miracolo? Un&#8217;idea divina; nel mondo, quindi, tutto \u00e8 continuo miracolo.<\/em><\/p>\n<p><em>Il Berkeley aveva originariamente abbattuto i motivi della miscredenza materialistica e dell&#8217;esclusione del finalismo e dell&#8217;intervento divino dal meccanicistico mondo della scienza causalistica.<\/em><\/p>\n<p><em>E questo in forza del suo IDEALISMO.<\/em><\/p>\n<p><em>Se non che il suo idealismo, di fatto, dopo aver concluso, con l&#8217;ESSE EST PERCIPI, che ogni esistenza non \u00e8 che una produzione del pensiero, aveva ricostituito, con la differenza tra IDEE FANTASTICHE ed IDEE REALI, la posizione del realismo, ossia la concezione di un mondo a s\u00e9, indipendente da noi, quello delle idee reali-cose. Le cose sono spirituali, ma son DATE allo spirito umano: esiste un Dio trascendente e un mondo a s\u00e9 contro a noi. Le idee reali non le creiamo noi.<\/em><\/p>\n<p><em>Il suo era dunque un IDEALISMO REALISTICO. Il punto pi\u00f9 fermo della sua speculazione era, se mai, questo: ogni e qualsiasi realt\u00e0 \u00e8 di natura spirituale; egli aveva cio\u00e8 affermato un REALISMO SPIRITUALISTICO, che s&#8217;incontrava insieme con male branche (mondo-idee divine, con cui Dio muove lo spirito, e mondo eterno miracolo) e col Leibniz (tutto \u00e8 spirituale).\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Secondo Aldo Agazzi, dunque, l&#8217;idealismo di Berkeley non sarebbe un idealismo perfetto, perch\u00e9 riconosce l&#8217;esistenza di un mondo esterno all&#8217;io, sul quale l&#8217;io non pu\u00f2 agire, ma rispetto al quale, anzi, \u00e8 passivo: quello delle idee reali, che esistono in se stesse, fuori dello spirito che le pensa. Per\u00f2, a ben guardare, tali idee non esistono veramente in se stesse, ma solo nella mente dello spirito che le pensa: che \u00e8 lo spirito infinito, cio\u00e8 Dio. Ora, ammettere che Dio sia esterno alla mente umana, non ci sembra che sia una nozione tale da inficiare la coerenza e la coesione di un sistema filosofico idealista: perch\u00e9 quelle forme di idealismo che negano la distinzione fra l&#8217;io e Dio, in sostanza, cadono inevitabilmente nel panteismo, che \u00e8 una forma ibrida &#8212; quella s\u00ec &#8212; di concezione filosofica, un ircocervo, poich\u00e9 pone Dio come il mondo, ma anche il Mondo come dio, sicch\u00e9 non si riesce a capire se questo Dio-mondo, o, se si preferisce (a seconda dei gusti, evidentemente), questo Mondo-dio, sia di natura materiale oppure spirituale. E a questo tipo di ambiguit\u00e0 appartiene anche l&#8217;idealismo di Hegel e di tutti gli hegeliani; con l&#8217;aggravante che, in esso, non si riesce neppure a distinguere i limiti dell&#8217;io da quelli di Dio, sicch\u00e9 io e Dio finiscono per diventare una cosa sola, lo Spirito (ma di chi? di che cosa?); e non basta, evidentemente, parlare di Spirito Assoluto per risolvere la questione, perch\u00e9 questo \u00e8 un giocare con le parole.<\/p>\n<p>Ora, tornando a Berkeley: se riconoscere che vi sono idee non create da noi, equivale a definire il suo idealismo come un realismo spiritualistico, la cosa va benissimo e non implica alcuna contraddizione; l&#8217;importante \u00e8 prendere atto che si tratta di un immaterialismo, perch\u00e9 la cosa pi\u00f9 importante, nel sistema di Berkeley, \u00e8 la inessenzialit\u00e0 della materia. Nel modo di pensare comune, si tende a far coincidere il significato di &quot;realismo&quot; con quello di &quot;materialismo&quot;; ma ci\u00f2, evidentemente, \u00e8 sbagliato. Si pu\u00f2 credere nella realt\u00e0 del mondo, senza per questo credere nella sua natura materiale: in questo senso, \u00e8 esatto affermare che quello di Berkeley, pi\u00f9 che un &quot;idealismo&quot; (tutto \u00e8 idea, tutto l&#8217;essere proviene dal pensiero), e pi\u00f9 ancora che un &quot;realismo&quot; (esiste una realt\u00e0 indipendentemente dal nostro pensiero e dalla nostra coscienza), \u00e8 un &quot;empirismo&quot; assoluto (tutto ci\u00f2 che conosciamo proviene dall&#8217; esperienza dei sensi). Il pensiero di Berkeley \u00e8 un pensiero cristiano; e il cristianesimo vede il mondo, lo riconosce, lo accoglie (realismo), ma non obbliga nessuno a pensarlo come sussistente in se stesso, ossia come materiale: al contrario, questo sarebbe naturalismo. Ma il cristianesimo non \u00e8 &quot;naturalista&quot;, perch\u00e9 vede, riconosce e accoglie la natura, ma, nello stesso tempo, le pone dei limiti: non tutto, in essa, \u00e8 vero e buono; la natura originaria era perfetta, ma la natura attuale \u00e8 una natura imperfetta, perch\u00e9 decaduta dopo il <em>fatto<\/em> del Peccato.<\/p>\n<p>La particolarit\u00e0 dell&#8217;empirismo di Berkeley, rispetto a quello di Locke e di Hume, e che lo differenzia nettamente da essi, \u00e8 la negazione che l&#8217;intelletto, anteriormente all&#8217;esperienza, sia una &quot;tabula rasa&quot;, una pagina bianca: perch\u00e9, per esso, le idee non sono attive, ma passive, mentre \u00e8 solo lo spirito ad essere attivo. Ed \u00e8 la negazione della anteriorit\u00e0 dell&#8217;esperienza rispetto alla coscienza a collocare Berkeley in una galassia concettuale lontanissima da quella di Locke e di Hume: per costoro, tutto quel che l&#8217;uomo conosce, lo conosce grazie all&#8217;esperienza dei sensi; per Berkeley, l&#8217;uomo conosce attraverso i sensi, ma c&#8217;\u00e8 qualcosa, in lui, che non proviene dai sensi: il fatto del pensare e dell&#8217;organizzare il proprio pensiero, che \u00e8 attivit\u00e0 spirituale originaria, simile, in certo qual modo, a quella di Dio. La differenza fra il conoscere dell&#8217;uomo e il conoscere di Dio \u00e8 che l&#8217;uomo pu\u00f2 pensare, e perci\u00f2 &quot;creare&quot;, solo alcune cose, quelle fantastiche; Dio, invece, crea tutto ci\u00f2 che pensa, e quindi crea anche noi e la nostra conoscenza, con il fatto di pensarci e con il fatto di pensare, in noi, il &quot;mondo&quot; che percepiamo attraverso i sensi. Ma i sensi, per noi, sono solo lo strumento &quot;esteriore&quot; del conoscere; lo strumento effettivo \u00e8 il pensiero di Dio, che, suscitando in noi tutto ci\u00f2 che vediamo, udiamo, tocchiamo ecc., produce un miracolo continuo e incessante, che \u00e8, esso stesso, un miracolo inesauribile di bellezza, di sapienza e di armonia.<\/p>\n<p>Berkeley \u00e8 un pensatore che si stupisce davanti alla bellezza e alla variet\u00e0 del mondo; dalle pagine delle sue opere, e particolarmente dai \u00abDialoghi di Hylas e Philonous\u00bb e dall&#8217;\u00abAlcifrone\u00bb, spira un&#8217;atmosfera d&#8217;incanto, come se il mondo si rivelasse per la prima volta, in tutta la sua freschezza, uscendo intatto e meraviglioso dalle mani sapienti del suo Creatore. Questa \u00e8 una caratteristica estremamente rara, ed \u00e8 la prova del fatto che l&#8217;immaterialismo di Berkeley non equivale, in nessun modo, a un disdegno o a un disprezzo nei confronti della natura. La natura \u00e8 bella; e la materia, per quel che appare ai nostri sensi, ne \u00e8 l&#8217;espressione: per\u00f2 essa \u00e8 illusoria, non ha consistenza, n\u00e9 valore in se stessa, ma \u00e8 segno di qualcos&#8217;altro &#8212; della presenza di Dio. In questo senso, Berkeley \u00e8 l&#8217;ultimo filosofo medievale; cos\u00ec come Bach, suo contemporaneo, \u00e8 l&#8217;ultimo musicista medievale&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella filosofia di George Berkeley (1685-1753), un pensatore del quale ci siamo pi\u00f9 volte occupati (cfr. \u00abIntroduzione alla filosofia di George Berkeley\u00bb; \u00abDietro il progetto delle<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[154],"class_list":["post-26483","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-george-berkeley"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26483","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26483"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26483\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26483"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26483"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26483"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}