{"id":26481,"date":"2021-08-16T12:42:00","date_gmt":"2021-08-16T12:42:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/08\/16\/la-natura-contro-la-grazia-la-carne-contro-lo-spirito\/"},"modified":"2021-08-16T12:42:00","modified_gmt":"2021-08-16T12:42:00","slug":"la-natura-contro-la-grazia-la-carne-contro-lo-spirito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/08\/16\/la-natura-contro-la-grazia-la-carne-contro-lo-spirito\/","title":{"rendered":"La natura contro la grazia, la carne contro lo spirito"},"content":{"rendered":"<p>Anche senza scomodare Robet Louis Stevenson e il suo celebre racconto <em>Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde<\/em>, ciascuno di noi avr\u00e0 fatto di certo l&#8217;esperienza, solo che possieda una sia pur minima disposizione alla riflessione introspettiva, del divario abissale che esiste fra ci\u00f2 che sentiamo essere giusto, con tutta la forza della nostra parte migliore, e ci\u00f2 che siamo capaci di fare, non solo disattendendo il nostro impulso morale, ma sovente tradendolo e facendo esattamente l&#8217;opposto. \u00c8 come se vi fosse in noi uno sdoppiamento della coscienza: colui che fa il male \u00e8 un&#8217;altra persona da colui che vede il bene, e forse vorrebbe farlo, o quantomeno non vorrebbe calpestarlo. Due nature lottano entro lo stesso individuo, due opposte volont\u00e0 si contendono la scena della sua vita interiore e delle sue risoluzioni. Anche se vi sono parecchio vittimismo, auto-commiserazione ed enfasi recitativa in Petrarca, il primo poeta dell&#8217;et\u00e0 moderna, nondimeno, quand&#8217;egli usa per descrivere se stesso, nella <em>Lettera del Monte Ventoso<\/em>, l&#8217;espressione <em>quel doppio uomo che \u00e8 in me<\/em>, bisogna ammettere che ha delineato efficacemente il ritratto non solo di se stesso, ma di tutti gli uomini moderni.<\/p>\n<p>E non basta. Se la modernit\u00e0 ha portato all&#8217;esasperazione il conflitto fra l&#8217;uomo interiore e l&#8217;uomo esteriore, fra l&#8217;uomo spirituale e l&#8217;uomo carnale, bisogna riconoscere che tale conflitto non nasce affatto con la modernit\u00e0, sebbene questa abbia contribuito potentemente a renderlo palese e a stimolare la riflessione sul suo mistero. La verit\u00e0 \u00e8 che tale conflitto appartiene alla natura umana: pi\u00f9 precisamente, alla natura umana decaduta in seguito al Peccato originale. \u00c8 il dramma del cattivo uso del libero arbitrio, che risale ai nostri primi progenitori: avevano tutto a disposizione, ma non bast\u00f2 loro: vollero anche quell&#8217;unica cosa che Iddio aveva proibito loro di sperimentare, mettendoli in guardia sul fatto che, se avessero disobbedito, ne avrebbero pagato duramente le conseguenze. E dunque anche quella sola proibizione non nacque da una sorta di gelosia del Creatore verso le sue creature, ma al contrario, dalla Sua sollecitudine verso di esse. Egli sapeva quanto fosse pericoloso varcare quella soglia, e desiderava preservare l&#8217;uomo da un&#8217;azione della quale si sarebbe amaramente pentito. Tuttavia, al tempo stesso non voleva privarlo del bene inestimabile del libero arbitrio, perch\u00e9 non voleva proteggere la sua creatura prediletta sino a farne un balocco nelle proprie mani, ma voleva che vivesse a fronte alta, libera e cosciente delle proprie azioni, e perci\u00f2 anche responsabile di esse.<\/p>\n<p>Ma il dramma della caduta non \u00e8 solo il dramma della fragilit\u00e0 umana di fronte alla coscienza morale. Accanto ad esso, c&#8217;\u00e8 anche il dramma della ragione che si trova di fronte allo scacco: essa vede la verit\u00e0 e vorrebbe appigliarvisi, ma incontra un&#8217;opposizione quasi inspiegabile, che sale dall&#8217;interno della coscienza. Da un lato, l&#8217;esperienza e la riflessione mostrano all&#8217;uomo che tutte le cose di quaggi\u00f9, tutte le cose belle e amabili, tutto ci\u00f2 che lo attrae e lo rende felice, \u00e8 transitorio: non c&#8217;\u00e8 nulla che duri oltre un certo tempo, tutto si consuma e tutto scivola via, come se fosse stato solamente un sogno o un incantesimo:. Questo sospinge la ragione a cercare altrove ci\u00f2 che la possa appagare, qualcosa che non sia consumato dal tempo e non abbia carattere effimero, ma necessario: e questo qualcosa non pu\u00f2 consistere che nell&#8217;Essere. Dall&#8217;altro lato, nel fondo oscuro della coscienza, l&#8217;esperienza della labilit\u00e0 e precariet\u00e0 delle cose provoca una reazione di sdegno e di ribellione: come si permettono le cose di consumarsi e di svanire; come osa il tempo strapparci via i momenti pi\u00f9 dolci; che razza di beffa \u00e8 questa realt\u00e0 ove tutto ci viene mostrato come godibile, e poi tutto ci si disperde fra le mani non appena lo stringiamo, come la sabbia che scivola fra le dita? E questa rabbia impotente, questa brama di rivincita spingono inconsciamente molte persone a voltar le spalle alla verit\u00e0 e alla giustizia, a non fare quello che \u00e8 vero e giusto, ma quello che \u00e8 falso e ingiusto, quasi per una ripicca contro Dio. \u00c8 come se un&#8217;altra persona, annidata nel fondo di ciascuno di noi, digrignando i denti sibilasse: <em>Non serviam<\/em>.<\/p>\n<p>Scrive san Paolo nella <em>Lettera ai Romani<\/em> (7,14-25):<\/p>\n<p><em>14\u00a0Sappiamo infatti che la legge \u00e8 spirituale, mentre io sono di carne, venduto come schiavo del peccato.\u00a015\u00a0Io non riesco a capire neppure ci\u00f2 che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto.\u00a016\u00a0Ora, se faccio quello che non voglio, io riconosco che la legge \u00e8 buona;\u00a017\u00a0quindi non sono pi\u00f9 io a farlo, ma il peccato che abita in me.~\u00a018~\u00a0Io so infatti che in me, cio\u00e8 nella mia carne, non abita il bene; c&#8217;\u00e8 in me il desiderio del bene, ma non la capacit\u00e0 di attuarlo;\u00a019\u00a0infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio.\u00a020\u00a0Ora, se faccio quello che non voglio, non sono pi\u00f9 io a farlo, ma il peccato che abita in me.\u00a021<strong>\u00a0<\/strong>Io trovo dunque in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male \u00e8 accanto a me.\u00a022\u00a0Infatti acconsento nel mio intimo alla legge di Dio,\u00a023\u00a0ma nelle mie membra vedo un&#8217;altra legge, che muove guerra alla legge della mia mente e mi rende schiavo della legge del peccato che \u00e8 nelle mie membra.\u00a024\u00a0Sono uno sventurato! Chi mi liberer\u00e0 da questo corpo votato alla morte?\u00a025<strong>\u00a0<\/strong>Siano rese grazie a Dio per mezzo di Ges\u00f9 Cristo nostro Signore! Io dunque, con la mente, servo la legge di Dio, con la carne invece la legge del peccato.<\/em><\/p>\n<p>La legge spirituale ci mostra ci\u00f2 che \u00e8 gradito a Dio, mentre il richiamo della carne ci seduce offrendoci ci\u00f2 che soddisfa i desideri carnali: superbia, lussuria, cupidigia. Ciascuno di noi \u00e8 il teatro vivente di un dramma cosmico: il cielo e l&#8217;inferno lottano <em>in interiore homine<\/em>, e la posta in gioco \u00e8 il nostro destino eterno. Con buona pace non solo di Pelagio, ma di tutti i filosofi moderni che affermano la bont\u00e0 originaria dell&#8217;uomo, e, peggio ancora, di tutti quei teologi contemporanei secondo i quali l&#8217;uomo \u00e8 talmente forte e talmente maturo da potersi regolare nella vita <em>etsi Deus non daretur<\/em>, come se Dio non ci fosse, la verit\u00e0 \u00e8 che noi siamo prigionieri di un corpo di morte, che ci trascina verso la morte. Ci\u00f2 va inteso non solo nel senso dei desideri carnali, ma anche nel senso che l&#8217;uomo, sprovvisto della grazia, si aggrappa convulsamente a ci\u00f2 che non permane, come il naufrago si aggrappa al relitto; pretende di godere per sempre di ci\u00f2 che \u00e8 solo transitorio, e con ci\u00f2 si condanna da se stesso ad una infelicit\u00e0 e ad una angoscia che culminano nella morte, perch\u00e9 alla fine tutte le cose amate scompaiono in essa, e cos\u00ec pure la coscienza di colui che le ha amate: solo lo spirito vive, ma per vivere degnamente esso deve respingere l&#8217;inganno di ci\u00f2 che \u00e8 transitorio e appigliarsi saldamente a ci\u00f2 che \u00e8 permanente. Questo \u00e8 anche il dramma della filosofia moderna: essa rifiuta l&#8217;Essere e la stessa nozione di verit\u00e0, inseguendo le chimere dell&#8217;apparire e della fugacit\u00e0, pi\u00f9 o meno elegantemente confezionate sotto espressioni altisonanti come <em>pensiero debole<\/em> o <em>filosofia dell&#8217;esistenza<\/em>. Tutte chiacchiere! Il pensiero, per essere tale, deve essere solido, non debole: ed \u00e8 solido solo se \u00e8 saldamente agganciato al reale, vale a dire alla Cosa in s\u00e9 e non ai fenomeni. E la filosofia, se \u00e8 vera filosofia, non corteggia l&#8217;esistenza, ma le detta le regole: non si muove all&#8217;interno delle cose mutevoli, ma s&#8217;innalza come un&#8217;aquila che vede ogni cosa e al tempo stesso coglie perfettamente la relazione esistente fra le parti ed il tutto.<\/p>\n<p>Ma l&#8217;uomo, chieder\u00e0 qualcuno, giunti a questo punto, \u00e8 in grado di fare una cosa simile: d&#8217;innalzarsi a una tale altezza e giungere alla Cosa in s\u00e9, tralasciando i fenomeni ingannevoli? Ebbene s\u00ec, \u00e8 possibile: ma a due condizioni. La prima \u00e8 che egli usi correttamente il dono della ragione naturale, che lo guida infallibilmente a riconoscere ci\u00f2 che \u00e8 transitorio e ci\u00f2 che, invece, \u00e8 permanente: perch\u00e9 tale dono gli \u00e8 stato dato non per aggravare la sua angoscia, mostrandogli che \u00e8 preso in trappola, in una situazione senza uscita (Leopardi, Schopenhauer, Eduard von Hartmann, Heidegger, Sartre), ma per mostrargli la via che conduce alla libert\u00e0. La seconda \u00e8 che possieda abbastanza umilt\u00e0 da rendersi conto che la ragione non pu\u00f2 svelargli <em>tutta<\/em> la verit\u00e0, ma solo una parte di essa; e che per spingersi pi\u00f9 innanzi sulla via del conoscere deve aprirsi al mistero della Rivelazione, mistero che si \u00e8 messo alla sua portata mediante l&#8217;Incarnazione del Verbo. A queste due condizioni l&#8217;uomo pu\u00f2 trionfare di tutti i suoi dubbi e del senso di disperazione che lo assale davanti allo spettacolo della finitezza e della contingenza.<\/p>\n<p>Scrive Sant&#8217;Agostino nelle <em>Confessioni<\/em> (VII, 18; a cura di Christine Mohrmann, traduzione di Carlo Vitali, Milano, Rizzoli, 1958 e 2001, pp. 207-208):<\/p>\n<p><em>Rimanevo io stesso stupito di amare proprio Te, ormai; e non un fantasma al tuo posto. Ma non avevo stabilit\u00e0 nel gioire del mio Dio: appena ero estasiato dalla tua bellezza e tosto ne ero strappato dal mio peso e mi lasciavo travolgere piangendo dalle cose di quaggi\u00f9: ed era il peso delle abitudini dei sensi. Vivo era tuttavia in me il pensiero di Te, non dubitavo punto dell&#8217;Essere a cui dovevo stringermi; ma ero io che non riuscivo ancora a questa fusione, perch\u00e9 il corpo preda della corruzione appesantisce l&#8217;anima, e il vivere terra terra deprime lo spirito che va disperdendosi in mille pensieri (Sapienza, IX,15). Eppure ero certissimo che \u00able tue invisibili perfezioni diventano visibili al nostro intelletto dal primo istante della reazione attraverso le cose create, come oppure la tua potenza eterna e la tua divinit\u00e0 (san Paolo, Romani, 1,20)\u00bb.Cercando infatti donde avessi la facolt\u00e0 di apprezzare la bellezza dei corpi, sia celesti che terrestri, e di dare un giudizio sano su ci\u00f2 che \u00e8 mutabile, s\u00ec da poter dire: \u00abQuesto va bene cos\u00ec, quello no\u00bb, cercando, ripeto, donde e perch\u00e9 giudicassi in tal modo, mi era apparsa l&#8217;eternit\u00e0 immutabile e genuina della Verit\u00e0 al di sopra della mia mente mutevole. E cos\u00ec, gradatamente, dal corpo passai all&#8217;anima che sente per mezzo del corpo, e, pi\u00f9 su, a quell&#8217;interiore facolt\u00e0 a cui i sensi trasmettono le impressioni esterne &#8212; percezioni raggiungibili anche dagli animali -; e di qui ancora pi\u00f9 su, alla forza raziocinante cui appartiene il potere di trarre un giudizio da ci\u00f2 che \u00e8 fornito dai sensi: potere che riconoscendosi in me soggetto a mutazione, si elev\u00f2 fino all&#8217;intelligenza di se stesso [per s. Agostino, come per s. Tommaso, la ragione \u00e8 facolt\u00e0 superiore all&#8217;intelletto], strapp\u00f2 via dal pensiero le consuetudinarie prevenzioni, liberandosi dalla folla di fantasmi contraddicentisi per giungere a scoprire quale lume la avvolgesse quando affermava con tutta certezza che l&#8217;immutabile deve essere anteposto al mutabile; e donde traesse la conoscenza dell&#8217;immutabile &#8212; conoscenza che in qualche modo deve pur avere se lo preferisce con sicurezza al mutevole -, e giunse cos\u00ec all&#8217;Essere per se stesso esistente, nel lampo di una trepidante visione. Allora davvero intravidi e capii le tue perfezioni invisibili attraverso le creature: ma non fui da tanto di figgervi addentro lo sguardo; risospinto dalla mia debolezza, tornai nel mio solito stato, non conservando dentro di me altro che un amoroso ricordo, come il desiderio di cibi di cui avevo solo gustato il buon odore, ma che non avevo ancora possibilit\u00e0 di mangiare.<\/em><\/p>\n<p>L&#8217;uomo sen ala grazia, dunque, \u00e8 costretto a vagare come in un mezzo ad una folla di fantasmi: scambia le apparenze per realt\u00e0, confonde il transitorio per ci\u00f2 che \u00e8 permanente. Non \u00e8 vero che la cosa pi\u00f9 importante \u00e8 l&#8217;amore: la cosa pi\u00f9 importante \u00e8 la verit\u00e0. Chi ama senza la luce della verit\u00e0 che viene dalla grazia, ama da folle, in maniera dissennata; e quando l&#8217;oggetto del suo amore dilegua, impazzisce e non sa darsi pace. Non cos\u00ec amano i figli di Dio e quanti hanno compreso che la bellezza delle cose terrene \u00e8 solo una preparazione e un gradino sulla scala che conduce alla bellezza ineffabile delle cose incorruttibili. Chi ama da pazzo, in maniera carnale, \u00e8 ancora dominato dal proprio ego, \u00e8 schiavo di esso: in fondo, \u00e8 se stesso che ama, o meglio ama il piacere che quell&#8217;amore gli procura. Chi ama in senso spirituale, ama secondo verit\u00e0, perch\u00e9 non cerca il proprio piacere egoistico, ma il bene: e il bene \u00e8 bene sempre e per tutti, non \u00e8 bene per qualcuno e non bene, o perfino male, per qualcun altro. Dove ci sono la brama di possesso e la gelosia, l\u00ec c&#8217;\u00e8 la tirannia dell&#8217;ego: e se l&#8217;ego \u00e8 tiranno, allora la persona \u00e8 schiava di se stessa, della propria natura carnale. La natura carnale \u00e8 la natura spogliata della grazia, che, sola, pu\u00f2 restaurarla nella propria condizione originaria: quella anteriore al Peccato di Adamo. Perci\u00f2 tutta la nostra vita, tutta la nostra scelta, si riducono a questo: o si invoca la grazia e ci si affida ad essa, e cos\u00ec si entra nella dimensione spirituale, mediante la quale nulla va perduto di ci\u00f2 che \u00e8 buono e amabile, ma tutto si trasfigura e si sublima in una realt\u00e0 pi\u00f9 alta e luminosa; oppure ci si sprofonda nella carne, ci si aggrappa come disperati alle cose fuggevoli, e si va fatalmente incontro allo scacco matto della disperazione e della morte.<\/p>\n<p>Ricordiamo le parole di Ges\u00f9 Cristo (<em>Lc<\/em> 20,38): <em>Dio non \u00e8 Dio dei morti, ma dei vivi; perch\u00e9 tutti vivono per lui.<\/em> Bisogna rileggerle e meditarle a fondo. O si vive per la vita, e allora si cerca la luce della verit\u00e0 e ci si fa suoi servitori, o si vive per se stessi, da disperati, e si entra nel buio della morte.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anche senza scomodare Robet Louis Stevenson e il suo celebre racconto Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, ciascuno di noi avr\u00e0 fatto<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[143],"class_list":["post-26481","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-francesco-petrarca"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26481","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26481"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26481\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26481"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26481"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26481"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}