{"id":26479,"date":"2017-12-17T08:08:00","date_gmt":"2017-12-17T08:08:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/12\/17\/la-morte-in-croce-di-gesu-e-stata-poco-dignitosa\/"},"modified":"2017-12-17T08:08:00","modified_gmt":"2017-12-17T08:08:00","slug":"la-morte-in-croce-di-gesu-e-stata-poco-dignitosa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/12\/17\/la-morte-in-croce-di-gesu-e-stata-poco-dignitosa\/","title":{"rendered":"La morte in croce di Ges\u00f9 \u00e8 stata poco dignitosa?"},"content":{"rendered":"<p>I fautori dell&#8217;eutanasia e i loro &quot;colleghi&quot; solo apparentemente pi\u00f9 moderati, quelli del testamento biologico, giocano tutti i loro argomenti intorno a un concetto-chiave: quello della dignit\u00e0 del morire. Ciascuno, essi dicono, in presenza di gravi malattie invalidanti e incurabili, ha il diritto di scegliere per s\u00e9 una morte &quot;dignitosa&quot;. Non dignitoso, dunque, per essi, \u00e8 lasciare che la natura faccia il suo corso e che Dio chiami a s\u00e9 una persona, quando ritiene che sia giunto il tempo; e, imbrogliando le carte, fanno passare per &quot;accanimento terapeutico&quot; anche la normale somministrazione delle cure di mantenimento, nonch\u00e9 l&#8217;alimentazione, l&#8217;idratazione e la ventilazione di un organismo non pi\u00f9 capace di svolgere da s\u00e9 tali funzioni, ma, per tutto il resto, ancora pienamente efficiente e funzionante (la povera Eluana Englaro, ad esempio, quando venne lasciata spegnersi per disidratazione, cosa che le provoc\u00f2 un arresto cardiaco) aveva ancora le mestruazioni). Per svelare il sofisma dietro cui si nascondono, come sempre fanno e sempre hanno fatto, i radicali e tutti gli altri sostenitori di un siffatto &quot;diritto della persona&quot; e di una tale &quot;battaglia di civilt\u00e0&quot;, ben decisi, in effetti, a far passare il principio che l&#8217;uomo deve essere riconosciuto come il padrone della morte (non potendo esserlo, o non altrettanto bene, pure della vita), \u00e8 necessario allora fermarsi a riflettere su che cosa sia la &quot;dignit\u00e0&quot;; solo allora si potr\u00e0 valutare serenamente e obiettivamente se una certa morte si possa considerare &quot;dignitosa&quot; oppure no. Va da s\u00e9 che, per un cristiano, le categorie del giudizio non possono che essere profondamente diverse da quelle di una persona irreligiosa: basti pensare alla morte di Ges\u00f9 Cristo sulla croce, che, al suo tempo, rappresentava, umanamente parlando, il massimo del disonore e della vergogna sociale; ma su questo punto torneremo in seguito: per ora, desideriamo ragionare nella maniera pi\u00f9 possibile spassionata e &quot;neutra&quot;, non pretendendo, come \u00e8 giusto che sia, che tutti quanti condividano il punto di vista autenticamente cristiano (senza contare il piccolo dettaglio che anche molti sedicenti cristiani, di fatto, ai nostri giorni non lo condividono pi\u00f9).<\/p>\n<p>L&#8217;aggettivo &quot;dignitoso&quot; contraddistingue <em>chi ha il senso della dignit\u00e0 e che, quindi, non si abbassa a comportamenti volgari o arroganti<\/em> (Sabatini-Coletti); e la &quot;dignit\u00e0&quot; \u00e8 <em>la considerazione in cui l&#8217;uomo tiene se stesso e che si traduce in un comportamento responsabile, misurato, equilibrato<\/em> (idem). Prendiamo buona nota di queste definizioni e, in particolare, del fatto che la dignit\u00e0 \u00e8 la considerazione in cui l&#8217;uomo tiene se stesso, dunque \u00e8 innanzitutto un giudizio dell&#8217;uomo su se stesso, e uno stile di vita adeguato a quel giudizio, prima di essere un giudizio che gli altri uomini esprimono a proposito di una certa persona: pertanto, la dignit\u00e0 non pu\u00f2 essere data o tolta a qualcuno dall&#8217;esterno, come gli si d\u00e0 o gli si toglie un diploma, una patente, un certificato, perch\u00e9 nessuno dispone di un effettivo potere sulla dignit\u00e0 altrui. Per esempio, una persona non perde la sua dignit\u00e0 se gli altri la sottopongono ad atti offensivi, se la insultano o le sputano addosso, e nemmeno se la picchiano, la torturano o perfino se la uccidono, a meno che lei stessa non si abbassi a comportamenti poco dignitosi, per esempio supplicando di essere risparmiata e mostrando vilt\u00e0 o, comunque, facendo vedere che antepone la propria tranquillit\u00e0 o la propria salvezza a qualsiasi altra cosa, compresa appunto la sua dignit\u00e0. Una persona, dunque, se \u00e8 dignitosa, lo \u00e8 perch\u00e9 possiede il senso della propria dignit\u00e0, ossia del rispetto che lei per prima deve a se stessa: se non si abbandona a comportamenti volgari, o arroganti, eccetera, non perde la propria dignit\u00e0, indipendentemente dalle circostanze esterne.<\/p>\n<p>\u00c8 pur vero che, in una certa misura, peraltro secondaria, nella dignit\u00e0 di una persona entra, e sia pure di riflesso, il giudizio altrui: vale a dire che la dignit\u00e0 di una persona tende a imporsi comunque, ma, se gli altri sono delle persone particolarmente ignoranti, volgari, inconsapevoli, cosa che si verifica facilmente quando si tratta di una folla, perch\u00e9 nella folla emergono gli istinti peggiori degli esseri umani, potrebbero anche non riconoscerla; potrebbero anche vederla l\u00e0 dove non c&#8217;\u00e8, e non vederla dove, invece, c&#8217;\u00e8. Tuttavia, ripetiamo, la dignit\u00e0, quando \u00e8 realmente presente in una persona, quasi sempre s&#8217;impone agli altri, anche loro malgrado. Il suicidio collettivo di un gruppo di trecento gladiatori barbari priv\u00f2 gli spettatori romani dell&#8217;atteso divertimento e li deluse fortemente, ma nel loro intimo, crediamo, perfino quei bruti dovettero ammirare la forza d&#8217;animo di quegli uomini che, sapendo di dover morire, preferirono farlo da uomini liberi piuttosto che da schiavi, beffando la sadica aspettativa della folla. Resta il fatto principale: che la dignit\u00e0 \u00e8 una caratteristica della persona di cui lei stessa \u00e8 giudice ed esecutrice; e che ci\u00f2 che gli altri, o le circostanze esteriori, possono fare su di lei, non \u00e8 sufficiente, di per s\u00e9, a privarla di essa. Fra le circostanze esteriori vi sono, evidentemente, la malattia e la vecchiaia, ma, in generale, vi \u00e8 la sofferenza fisica, o, comunque, quella sofferenza &#8212; fisica o morale, o sia fisica che morale &#8212; che espone la persona agli sguardi altrui, e che la espone in maniera tale che gli altri possono vedere di lei anche le parti e gli atteggiamenti pi\u00f9 intimi, sena che lei possa nasconderli. Una persona condannata alla morte di croce, per esempio, veniva spogliata quasi interamente, escluso un panno intorno ai fianchi, a mo&#8217; di perizoma; e cos\u00ec, nuda sotto gli sguardi di tutti, veniva innalzata sul patibolo, in modo che non solo il suo volto, ma tutto il suo corpo, fossero ben visibili in ogni particolare e per ogni istante della lunga e dolorosissima agonia: la morte, infatti, sopraggiungeva per soffocamento, allorch\u00e9 il condannato non aveva pi\u00f9 la forza di sostenere il tronco mediante le braccia, e il petto, compresso, impediva ai polmoni d&#8217;inspirare l&#8217;ossigeno. Ma ci\u00f2 avveniva dopo un&#8217;agonia che durava moltissime ore, a volte dei giorni interi. La morte di Ges\u00f9, peraltro, giunse relativamente in fretta &#8212; tanto che Pilato ne rimase stupito, quando gliela riferirono -, perch\u00e9, contrariamente alla consuetudine, Egli era stato flagellato prima di subire la crocifissione: anomalia che si spiega con il tentativo, da parte del procuratore romano, d&#8217;impietosire la folla, mostrandole il corpo di Ges\u00f9 sfigurato dalle frustate e con la fronte coronata di spine, nella speranza che la folla si accontentasse di tale severa punizione e non insistesse con la richiesta di esecuzione capitale. Si consideri, infatti, che la flagellazione era gi\u00e0, di per s\u00e9, un supplizio crudelissimo, e che, non di rado, il suppliziato non sopravviveva alla razione stabilita di vergate; i carnefici, infatti, non si servivano di normali fruste ma di flagelli, ossia di fruste formate da strisce di cuoio armate con dei pallini di piombo, per cui ogni singola scudisciata penetrava in profondit\u00e0 nella carne e, prima che il flagello venisse ritirato, interi brandelli di tessuto venivano strappati via, e la perdita di sangue era notevolissima: non di rado il cuore cedeva all&#8217;intensit\u00e0 di una sofferenza cos\u00ec intensa e prolungata, e il disgraziato moriva d&#8217;infarto.<\/p>\n<p>E adesso parliamo del cancro alla prostata del regista Mario Monicelli, che il 29 novembre 2010 scelse di gettarsi dalla finestra della sua stanza d&#8217;ospedale, situata al quinto piano, non avendo potuto, in un Paese cos\u00ec incivile come l&#8217;Italia, ottenere la sospensione delle cure mediche e la dolce morte invocata, ed ora, infine, ottenuta, dai fautori dell&#8217;autodeterminazione della propria morte (ma anche di quella dei figli minorenni o dei parenti stretti incapaci di esprimere la propria volont\u00e0). Il suo suicidio, infatti, all&#8217;et\u00e0 di novantacinque anni, non fu il risultato di un gesto improvviso e imprevedibile, ma di una lucida scelta maturata in piena consapevolezza: fu quindi, a tutti gli effetti, un suicidio volontario; e come tale venne salutato, fin da subito, dai suoi ammiratori e da tutti i paladini dell&#8217;eutanasia, che ne fecero quasi un simbolo di libert\u00e0 e, soprattutto, di &quot;dignit\u00e0&quot;. Togliendosi la vita, e sia pure in quel modo drammatico e spettacolare, egli, secondo loro, aveva saputo salvaguardare la propria &quot;dignit\u00e0&quot;, che l&#8217;accettazione del decorso naturale della malattia, con le relative sofferenze, avrebbe irrimediabilmente compromesso. Oppure parliamo di Piergiorgio Welby, che, affetto da distrofia muscolare progressiva, e costretto a vivere per mezzo di un respiratore, chiese per anni che l&#8217;apparecchio gli venisse staccato e infine, il 20 dicembre 2006, fu &quot;accontentato&quot; da un medico e si spense, dopo aver ascoltato musica di Bob Dylan, circondato dalla moglie, dalla sorella e dai compagni radicali dell&#8217;Associazione <em>Luca Coscioni<\/em>: Pannella, Cappato, Bernardini; il medico venne poi prosciolto, nonostante si sia trattato palesemente di un caso di eutanasia, pratica allora proibita dalla legge, e dopo che il Consiglio Superiore della Sanit\u00e0, appositamente interpellato dal ministro della Salute, aveva negato che l&#8217;uso del respiratore fosse assimilabile a una forma di accanimento terapeutico. In entrambi i casi si \u00e8 trattato di persone affette da gravi patologie e prive di speranza di guarigione; e in entrambi i casi, e in molti altri dello stesso genere, \u00e8 stato invocato il diritto della persona a poter &quot;morire con dignit\u00e0&quot;: per cui sorge la domanda se sarebbe stata una morte poco dignitosa, per Monicelli o per Welby, quella prodotta dal naturale decorso delle loro rispettive patologie. Eppure, abbiamo visto che la dignit\u00e0 di una persona non dipende dalla situazione in cui viene a trovarsi, n\u00e9 dal giudizio degli altri; se cos\u00ec non fosse, dovremmo necessariamente concludere che la morte di Ges\u00f9 Cristo, oltre che dolorosa e umiliante, fu anche priva di qualsiasi dignit\u00e0.<\/p>\n<p>In effetti, quel che emerge da vicende come quella di Welby, o di Monicelli, e dall&#8217;orientamento di moltissime persone pur non direttamente implicate in situazioni analoghe, come si \u00e8 visto in occasione della vicenda terminale di Eluana Englaro (9 febbraio 2009), \u00e8 che la cultura della nostra societ\u00e0 \u00e8 tornata ad essere pienamente pagana, come se duemila anni di cristianesimo fossero scivolati via senza lasciare tracce consistenti. Le nostre idee sul suicidio somigliano a quelle di Seneca, di Lucrezio e, se vogliamo avvicinarci al nostro tempo, a quelle di Montaigne. Seneca, per esempio, tanto lodato dai moderni perch\u00e9 fu il solo intellettuale romano a mostrare una franca repulsione verso gli spettacoli dei gladiatori, a proposito della morte volontaria sostenne che \u00e8 cosa opportuna togliersi la vita, quando il corpo diviene &quot;un edificio putrido e in rovina&quot; (<em>ex aedificio putri ac ruenti<\/em>) e non riesce ad assolvere le sue normali funzioni (cfr. <em>Epistulae<\/em>, 6, 58). Monicelli, dopo la morte, ha ricevuto le sole esequie civili e poi il suo corpo \u00e8 stato cremato; anche quello di Piergiorgio Welby \u00e8 stato un funerale laico. La Chiesa, da parecchi anni a questa parte, ha smesso di ricordare la gravit\u00e0 del suicidio e le sue implicazioni per la vita eterna; quanto alla cremazione, ormai praticata, in Italia, circa nel 10% dei casi, dopo essersi opposta da sempre, ha dato semaforo verde, a patto che le ceneri dei defunti non diventino dei &quot;gioielli di famiglia&quot; e che la pratica non sia fatta con un sottinteso irreligioso e anticristiano. Il minimo che si possa dire \u00e8 che, anche su questo fronte, la Chiesa cattolica ha smesso di fare il suo dovere e si \u00e8 trasformata in una neochiesa &quot;aperta&quot; e permissiva, che tollera consuetudini incompatibili con la fede cristiana e con la sacra Tradizione, al solo scopo di accattivarsi il consenso del mondo e di piacere al maggior numero possibile di persone. Vi \u00e8 stata, quindi, una tacita o esplicita abdicazione, da parte del Magistero ecclesiastico e della pratica pastorale, rispetto al modo cattolico di porsi di fonte alla morte; abdicazione che nasce dall&#8217;avere introiettato le logiche della civilt\u00e0 moderna, che sono intimamente anticristiane, per cui diventa una questione di lana caprina voler discettare e distinguere se la &quot;morte assistita&quot;, oppure la cerimonia della cremazione, sono o non sono fatte con una intenzionalit\u00e0 irreligiosa e anticristiana. Ma certo che l&#8217;intenzione \u00e8 quella: e poco importa se si tratta di una intenzione perfettamente lucida e deliberata, o di una intenzione, diciamo cos\u00ec, implicita e generica: quel che conta \u00e8 il rifiuto del principio fondamentale del cristianesimo, ossia che Dio soltanto \u00e8 padrone della vita e della morte; e che la pietosa tradizione della sepoltura \u00e8 quella che riflette a pieno la fede cattolica nella resurrezione dei corpi, mentre la cremazione risale a una tradizione palesemente pagana, fondata sulla autodeterminazione assoluta dell&#8217;uomo di fronte alla morte.<\/p>\n<p>Crediamo di aver mostrato che la dignit\u00e0 del morire non dipende dalle circostanze esterne, per quanto dolorose possano essere; perch\u00e9 le circostanze esterne diventano avvilenti solo se la persona si lascia avvilire, o, nel caso che essa non sia pi\u00f9 in grado di esprimere la propria volont\u00e0, se i suoi parenti giudicano avvilente il suo stato. Pertanto, conservare o perdere la dignit\u00e0 nelle circostanze avverse, come una lunga e penosa malattia, \u00e8 prima di tutto un fatto di percezione: se qualcuno si percepisce come spogliato della propria dignit\u00e0, pretende che ci\u00f2 sia ragione sufficiente per ottenere il diritto di essere aiutato a morire. Ma la percezione \u00e8 un fattore soggettivo, e noi, qui, abbiamo bisogno di certezze; meglio non immaginare neppure cosa succederebbe se un genitore percepisse come intollerabile la malattia del figlio minorenne, e l&#8217;altro no: andranno in tribunale per vedere quale delle due percezioni dovr\u00e0 prevalere? Ecco perch\u00e9 dobbiamo tornare al discorso religioso; ecco perch\u00e9 la morale cattolica \u00e8 necessaria. Essa stabilisce che, al di l\u00e0 di ogni accanimento terapeutico, l&#8217;uomo non ha il diritto di decidere quando la sua vita deve avere termine, perch\u00e9 quella decisione spetta unicamente a Dio. <em>Questo<\/em> \u00e8 un criterio certo. Anche se non piace ai radicali e alla signora Emma Bonino, che il papa Francesco ha ritenuto di qualificare come <em>una grande italiana<\/em>&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I fautori dell&#8217;eutanasia e i loro &quot;colleghi&quot; solo apparentemente pi\u00f9 moderati, quelli del testamento biologico, giocano tutti i loro argomenti intorno a un concetto-chiave: quello della<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[92],"class_list":["post-26479","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26479","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26479"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26479\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26479"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26479"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26479"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}