{"id":26474,"date":"2019-02-03T09:37:00","date_gmt":"2019-02-03T09:37:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/02\/03\/la-modernita-non-ha-centro-ne-gerarchie-di-valori\/"},"modified":"2019-02-03T09:37:00","modified_gmt":"2019-02-03T09:37:00","slug":"la-modernita-non-ha-centro-ne-gerarchie-di-valori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/02\/03\/la-modernita-non-ha-centro-ne-gerarchie-di-valori\/","title":{"rendered":"La modernit\u00e0 non ha centro, n\u00e9 gerarchie di valori"},"content":{"rendered":"<p>Se dovessimo sintetizzare in una brevissima formula le ragioni per cui la civilt\u00e0 moderna non \u00e8 una vera civilt\u00e0, ma una anti-civilt\u00e0, anzi, per meglio dire, una non-civilt\u00e0, potremmo dire cos\u00ec: perch\u00e9 non ha un centro, n\u00e9 una gerarchia di valori, n\u00e9 una rete organica di relazioni fra i suoi elementi simbolici, pratici e morali, vale a dire che non ha saputo o voluto esprime una cultura con carattere sistemico. In beve, \u00e8 il caos allo stato puro: un coacervo di spinte, tendenze e orientamenti che collidono e si respingono vicendevolmente. Manca, inoltre, una chiara distinzione di attribuzioni. Logico: \u00e8 stata costruito sul delirio di onnipotenza del singolo individuo; delirio cos\u00ec travolgente da coltivare la pretesa di portare, chi sa come, alla felicit\u00e0 del popolo, anzi, del&#8217;intero genere umano. Come dal super-individualismo possa scaturire il bene comune, \u00e8 un mistero: e infatti, filosofi come Adam Smith non hanno saputo far di meglio che tirare in ballo una improbabile &quot;mano invisibile&quot; a fungere da raccordo tra le due istanze, quella individualistica e quella sociale. Misero surrogato e scialba contraffazione della Provvidenza della tradizione cristiana.<\/p>\n<p>Possiamo anche dire che la modernit\u00e0 non costituisce neppure una cultura, perch\u00e9 le manca l&#8217;elemento essenziale dell&#8217;ideologia. La parola <em>ideologi<\/em>a si \u00e8 guadagnata una brutta fama, a torto o a ragione, nell&#8217;immaginario collettivo, mentre noi, in questa sede, la usiamo in senso esclusivamente antropologico, come il sostrato vitale che funge da elemento connettivo di tutte le manifestazioni della vita intellettuale, spirituale e materiale. Quindi, affinch\u00e9 ci sia una cultura, bisogna che ci sia una ideologia; niente ideologia, niente cultura, ma bens\u00ec manifestazioni culturali slegate e caotiche, sovente contraddittorie. Gli elementi culturali di una civilt\u00e0 sono tutti interrelati, sono tutti funzionali l&#8217;uno all&#8217;altro; fanno parte di una struttura, come faceva osservare L\u00e9vi-Strauss, e ciascuno di essi ha la sua funzione in relazione a tutti gli altri, anche se accade che alcuni di essi sopravvivano per un certo tempo anche dopo il venir meno della loro funzione originaria. per forza d&#8217;inerzia, se cos\u00ec si pu\u00f2 dire. Ora, nella cosiddetta civilt\u00e0 moderna manca la relazione reciproca, e quindi armoniosa, fra gli elementi culturali, appunto perch\u00e9 manca una ideologia. Non basta dire che l&#8217;ideologia della modernit\u00e0 \u00e8 il progresso &#8212; o la ragione, o la scienza, o la tecnica &#8212; perch\u00e9 il progresso \u00e8, semmai, uno strumento per realizzare un determinato fine: che potremmo designare, sulla scia dei <em>philosophes<\/em>, la felicit\u00e0 generale. L&#8217;ideologia si rispecchia nelle funzioni sociali che una civilt\u00e0 attribuisce ai suoi membri. Come ha mostrato Georges Dum\u00e9zil, a partire dal 1933, coi suoi studi geniali, i popoli indoeuropei hanno sviluppato le loro societ\u00e0 su uno schema tripartito: religione, esercito ed economia; perci\u00f2 in esse si trovano le tre caste dei sacerdoti, dei guerrieri e dei lavoratori manuali. Questo \u00e8 uno schema tipicamente indoeuropeo; nella civilt\u00e0 cinese, ad esempio, lo schema delle funzioni sociali \u00e8 di tipo binario. Ad ogni modo, binario, tripartito o altro, uno schema culturale basato sulla distinzione delle funzioni sociali esiste dovunque: in ogni societ\u00e0 tradizionale esiste una distinzione di attribuzioni, concepita in maniera che esse non si ostacolino a vicenda, ma, al contrario, che procurino il maggior benessere all&#8217;intera comunit\u00e0 (anche se, \u00e8 inutile negarlo, le vicende storiche proprie di ogni popolo possono portare a delle degenerazioni, per cui una casta finisce per usurpare attribuzioni non sue, coi relativi poteri, e quindi per rivelarsi dannosa al bene dell&#8217;insieme). Sorge perci\u00f2 la domanda: su quale schema si basa la distribuzione delle attribuzioni, nella cosiddetta civilt\u00e0 moderna e nelle societ\u00e0 che da essa traggono origine e ispirazione, come quelle dei popoli europei e degli Stati Uniti, del Canada, dell&#8217;Australia e della Nuova Zelanda, nonch\u00e9, in una certa misura, quelle dei popoli latino-americani e del Giappone?<\/p>\n<p>Ci permettiamo di riportare una pagina dall&#8217;opera <em>Storia delle Religioni<\/em> a cura di Giovanni Filoramo (<em>Mondo classico &#8212; Europa precristiana<\/em>, Laterza, 2005, ne <em>La Biblioteca di Repubblica<\/em>, vol. 8, pp. 409-412):<\/p>\n<p><em>Ogni cultura &#8212; e, dunque anche quella degli Indoeuropei &#8212; ha carattere sistemico; ci\u00f2 significa che i singoli elementi che la costituiscono, non possono essere analizzati e valutati individualmente, ma vanno costantemente riferiti al quadro generale in cui hanno esistenza. Questo riferimento, a sua volta, si realizza in duplice forma, cio\u00e8 riconoscendo il legame che unisce ciascun elemento culturale agli altri singoli elementi culturali operanti sul medesimo piano, e riportando tutti gli elementi di superficie all&#8217;elemento di natura pi\u00f9 profonda, rappresentato dall&#8217;ideologia, che costituisce, appunto, il fondamento su cui poggiano tutti gli elemento culturali. Il recupero del&#8217;ideologia non soltanto, dunque, rappresenta il presupposto rispetto a ogni altra indagine sulla cultura indoeuropea, ma ci fornisce anche il criterio fondamentale per la sua costrizione globale. Questo recupero, e cos\u00ec pure tutte le successive, singole operazioni ricostruttive, non possono che avvenire attraverso il metodo comparativo, ossia attraverso l&#8217;analisi delle tracce che la cultura indoeuropea ha lasciato nelle culture che da essa ebbero origine e attraverso il riconoscimento della loro non casuale univocit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Questa procedura comparativa in s\u00e9 non differisce sostanzialmente, da un punto di vista tecnico da quella mediante la quale il linguista storico ricostruisce elemento della lingua indoeuropea (e si parler\u00e0, quindi, ugualmente, di prestiti, di elementi di sostrato, d&#8217;innovazioni parallele ecc.); ne differisce, per\u00f2, nel fatto che gli elementi tratti a comparazione sono rappresentati da dati testuali, ossia da contenuti intellettuali, indipendentemente dalle forme linguistiche in cui ci sono conservati.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 grande merito di Georges Dum\u00e9zil l&#8217;aver individuato e descritto in una massa ingentissima di pubblicazioni, che coprono l&#8217;arco di mezzo secolo, la struttura tripartita dell&#8217;ideologia egli Indoeuropei. Egli, infatti, ha dimostrato che essi analizzavano la realt\u00e0 esistente e producevano nuove realt\u00e0 nel costante presupposto di una Weltanschauung che collocava tutto l&#8217;esistente nell&#8217;ambito di tre funzioni basilari: il sacro, illustrare e l&#8217;economico.<\/em><\/p>\n<p><em>Da parte di alcuni studiosi si \u00e8 voluta vere un&#8217;antinomia fra questa antropologia &quot;indoeuropea&quot; del Dum\u00e9zil e l&#8217;assai pi\u00f9 universale antropologia del L\u00e9vi-Strauss; ma si tratta, in realt\u00e0, di un&#8217;antinomia assai artificiosa, giacch\u00e9 il Dumz\u00e9zil fa riferimento non a strutture biologico-mentali peculiari agli Indoeuropei, ma semplicemente a un fatto di ordine storico: un certo gruppo di popoli, in una certa epoca, ebbe questa determinata ideologia che, del resto, col trascorrere dei millenni venne poi a trasformarsi e a scomparire. Ma \u00e8 stato proprio il sospetto, del tutto infondato, di un fondamento razzista nel pensiero del Dum\u00e9zil, unito ad illazioni su sue presunte simpatie giovanili per idee e persone dell&#8217;estrema destra francese (e non solo francese) a sollecitare giudizi restrittivi sui suoi metodi e sulle sue ricostruzioni anche presso studiosi di vastissima apertura mentale.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma se, pi\u00f9 correttamente, inquisiamo il pensiero del Dum\u00e9zil solamente come felice metodologia ricostruttiva della cultura indoeuropea, anche la questione se questa ideologia tripartita fosse esclusiva degli Indoeuropei o se non sia individuabile presso qualche altro gruppo etnico perder\u00e0 quel particolare carattere di drammaticit\u00e0 ed essenzialit\u00e0, che pure il Dum\u00e9zil stesso le attribuiva. In linea di fatto, parrebbe che il Dum\u00e9zil avesse ragione nel sostenerne l&#8217;esclusiva indoeuropeicit\u00e0 contro chi gli obiettava che questo tripartitismo non sarebbe proprio soltanto degli Indoeuropei; e anche i rilievi che su questo punto seguitano ancora ad essergli mossi non sembrano adeguatamente fondati. Ma il punto essenziale \u00e8 che il tripartitismo resta in ogni caso il tratto essenziale e basilare delle cultura indoeuropea, s\u00ec che, quand&#8217;anche si trovasse altrove, resterebbe pur sempre il dato primario da cui partire nella sua ricostruzione<\/em>.<\/p>\n<p>Possiamo anche porre la domanda di cui sopra nei seguenti termini: qual \u00e8 la <em>Weltanschauung<\/em> in base alla quale le societ\u00e0 moderne occidentali collocano l&#8217;esistente nell&#8217;alveo delle funzioni basilari necessarie ala loro esistenza? A noi sembra evidente che la cosiddetta civilt\u00e0 moderna si \u00e8 sviluppata sulla base di un duplice equivoco: che una civilt\u00e0 possa nascere in aperta polemica verso la civilt\u00e0 da cui prende le mosse, e che possa sostenersi sulla base delle sole strutture materiali, specialmente economiche, considerando una specie di lusso la dimensione spirituale, da riservare a chi ne abbia tempo e voglia, ma senza che ci\u00f2 sia considerato necessario alla vita generale; anzi arrivando, in certe epoche e situazioni, a considerare tale dimensione come inutile o dannosa, e come una forma di parassitismo sociale l&#8217;esistenza di una categoria di persone che si dedicano al culto del sacro. In altre parole, una civilt\u00e0 che nasce non tanto per affermare se stessa, quanto per negare la propria tradizione e le proprie radici, come ha fatto l&#8217;umanesimo con il medioevo, \u00e8 una civilt\u00e0 che nasce morta; e una civilt\u00e0 che dedica quasi tutte le sue energie allo sviluppo degli aspetti materiali, economici e tecnologici, e quasi nessuna attenzione alla dimensione spirituale, sia quella propriamente religiosa, sia tutte quelle di tipo spirituale e non finalizzate al profitto &#8212; creazione artistica e musicale, speculazione filosofica, eccetera &#8212; \u00e8 una civilt\u00e0 che non si cura di gettare delle solide basi, ma sceglie di vivere alla giornata, cos\u00ec come viene, badando solo al presente, immemore del passato e indifferente al futuro. Si tratta perci\u00f2 di un agglomerato effimero di persone, tenute insieme dall&#8217;unica ragione dell&#8217;interesse materiale, senza un comune sentire e senza una condivisione di senso e di destino: cio\u00e8, in altri termini, senza alcuna <em>Weltanschauung<\/em>. Ma una societ\u00e0 priva di una sua <em>Weltschauung<\/em> non \u00e8 una vera societ\u00e0, meno ancora pu\u00f2 dare luogo ad una civilt\u00e0: \u00e8 solo un accampamento temporaneo di individui che condividono la ricerca dell&#8217;utile, ma che contendono fra loro per la mancata definizione delle rispettive attribuzioni, e destinata a sciogliersi non appena fattori esterni o interni, anche di lieve entit\u00e0, metteranno a repentaglio tale comune denominatore. E questo \u00e8 ci\u00f2 che si sta verificando. Ora che la modernit\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 in grado di assicurare un minimo di benessere a buona parte dei suoi membri, n\u00e9 una ragionevole speranza, essa si sta disgregando, perch\u00e9 gli individui-atomi che la compongono non sono pi\u00f9 interessati alla sua sopravvivenza; in compenso arrivano altri individui-atomi, provenienti da altre civilt\u00e0, desiderosi di occupare le nicchie rimaste vuote per ritagliarsi uno spazio proprio, nel quale tentare la ricerca dell&#8217;obiettivo che fu dei loro predecessori indigeni: la conquista di un certo grado di benessere materiale, non collegato ad alcun preciso valore n\u00e9 ad un codice etico, e neppure a una gerarchia di funzioni. In un primo tempo, il trasferimento degli individui-atomi per ragioni economiche, nelle societ\u00e0 occidentali, avviene dall&#8217;una all&#8217;altra di esse, da quelle pi\u00f9 indebolite dalle difficolt\u00e0 economiche a quelle ancora relativamente benestanti; la stessa tendenza si nota da parte degli imprenditori, i quali trasferiscono macchinari e processi produttivi da un Paese all&#8217;altro, in cerca del luogo pi\u00f9 accogliente dal punto di vista della convenienza, sia per la sostenibilit\u00e0 della pressione fiscale, sia per l&#8217;economicit\u00e0 della manodopera. Ma questo primo passo verso lo sradicamento \u00e8 gi\u00e0 un primo passo verso la morte di quel modello di civilt\u00e0: perch\u00e9 una civilt\u00e0 nella quale le masse si riducono a fattori intercambiabili ha perso il contatto con la propria ragion d&#8217;essere primaria e comincia a poggiare sul vuoto, sul nulla. In altre parole, la deterritorializzazione delle persone, del lavoro, del risparmio e del capitale \u00e8 l&#8217;anticamera della disgregazione di una civilt\u00e0: gli individui, infatti, in una vera civilt\u00e0 organica, non sono prodotti da esportazione, ma sono elementi di stabilit\u00e0 del tutto, proprio con il loro esserci, con il loro lavoro, con il loro risparmio, nel luogo dove sono nati e dove hanno ricevuto l&#8217;eredit\u00e0 morale dei loro genitori.<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9. Le tre funzioni basilari &#8212; sacerdotale, guerriera e produttiva &#8212; nella civilt\u00e0 moderna si sono fuse, in un certo senso, in una nuova figura, assolutamente anomala rispetto a tutte le civilt\u00e0 tradizionali: quella del tecnico. Il tecnico \u00e8 un po&#8217; sacerdote, nel senso che svolge le funzioni un tempo riservate ai medici-sacerdoti e agli astronomi-sacerdoti; un po&#8217; guerriero, nel senso che costruisce e manipola armi potentissime, e sa pilotare, ad esempio, un aereo o un sommergibile con missili atomici; e un po&#8217; produttore, nel senso che dirigere una grande banca o una multinazionale, ma anche semplicemente gestire un allevamento moderno o una coltivazione meccanizzata, che fa largo uso di prodotti chimici, richiede competenze tecniche pi\u00f9 o meno sofisticate. Ma questa concentrazione di funzioni vitali nelle mani d&#8217;una sola categoria ha l&#8217;effetto di confondere i diversi piani dell&#8217;esistente: cadono le barriere fra il sacro e il profano, fra il militare e l&#8217;economico. Questo non \u00e8 bene: si va verso un mondo ove non ci sono pi\u00f9 confini riconoscibili fra cose diverse e quindi verso una visione relativista del reale, fondata su un approccio meramente empirico e utilitaristico. Diventa vero quel che \u00e8 conveniente, e il superfluo si confonde col necessario. Cade la sobriet\u00e0 e si entra nel consumismo distruttivo; ma una civilt\u00e0 non sussiste se non ha ben chiaro cosa \u00e8 essenziale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se dovessimo sintetizzare in una brevissima formula le ragioni per cui la civilt\u00e0 moderna non \u00e8 una vera civilt\u00e0, ma una anti-civilt\u00e0, anzi, per meglio dire,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[110,202],"class_list":["post-26474","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-civilta","tag-modernita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26474","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26474"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26474\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26474"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26474"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26474"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}