{"id":26473,"date":"2022-06-15T10:21:00","date_gmt":"2022-06-15T10:21:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/06\/15\/la-modernita-nasce-col-rifiuto-dellidea-di-peccato\/"},"modified":"2022-06-15T10:21:00","modified_gmt":"2022-06-15T10:21:00","slug":"la-modernita-nasce-col-rifiuto-dellidea-di-peccato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/06\/15\/la-modernita-nasce-col-rifiuto-dellidea-di-peccato\/","title":{"rendered":"La modernit\u00e0 nasce col rifiuto dell&#8217;idea di peccato"},"content":{"rendered":"<p>Quando nasce la modernit\u00e0? Si possono dare le pi\u00f9 varie risposte a questa domanda: con la formazione delle grandi banche o con la caduta di Costantinopoli, o con la scoperta dell&#8217;America; con l&#8217;esordio dell&#8217;umanesimo e l&#8217;abbandono della Scolastica; con la secolarizzazione o con la rivoluzione scientifica, o quella industriale. Ma dal punto di vista morale, teologico e spirituale, non v&#8217;\u00e8 dubbio che la modernit\u00e0, coi suoi valori (o disvalori) e i suoi miti, col suo sistema di credenze, insomma col suo paradigma culturale, si afferma definitivamente allorch\u00e9 viene meno nelle coscienze la nozione del peccato e perci\u00f2 del male come effetto di un allontanamento dell&#8217;uomo da Dio, di un rifiuto della legge di Dio da parte dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Nella cultura dell&#8217;Europa occidentale (perch\u00e9 l&#8217;Europa orientale meriterebbe un discorso a parte), e specialmente dei Paesi finanziariamente e produttivamente pi\u00f9 avanzati, il passaggio dalla nozione di peccato alla nozione di delitto, il primo come offesa recata a Dio, il secondo come trasgressione delle leggi umane, avviene nel giro di boa fra Sei e Settecento: guarda caso, il periodo in cui viene cacciato l&#8217;ultimo sovrano cattolico dal trono d&#8217;Inghilterra, viene istituita la Banca d&#8217;Inghilterra e nasce la Gran Loggia di Londra: tre eventi la cui contiguit\u00e0 cronologica &#8212; rispettivamente il 1688, il 1694 e il 1717 &#8211; pu\u00f2 apparire casuale solo a chi non vuol vedere che certe coincidenze, nella storia, quasi sempre indicano l&#8217;esistenza d&#8217;un filo rosso<\/p>\n<p>Guarda caso, sono anche gli anni nei quali infuria la polemica fra giansenisti e gesuiti, polemica che ruota precisamente attorno alla nozione di peccato e alle conseguenze di esso. Una situazione analoga si era verificata nella fase nascente della Chiesa, col diffondersi delle idee di Pelagio sul peccato originale, e la pronta e decisa reazione di Sant&#8217;Agostino, che aveva visto in esse una gravissima minaccia per tutta la visione cristiana del mondo, e ne aveva ottenuto la condanna formale da parte della Chiesa. In questo accostamento, Giansenio sta ad Agostino come Molina a Pelagio. Fra il XVII e il XVIII secolo la situazione si \u00e8 letteralmente rovesciata: sia perch\u00e9 ad essere condannati, alla fine, saranno proprio i giansenisti, fautori di una reazione contro il lassismo dei gesuiti, i quali, attenuando gli effetti del peccato originale, avevano spostato la prospettiva cattolica in senso antropocentrico e relativistico (probabilismo); sia perch\u00e9 la reazione giansenista, giusta in se stessa, and\u00f2 molto oltre il bersaglio e fin\u00ec per cadere effettivamente nell&#8217;errore opposto, arrivando all&#8217;idea della predestinazione, ossia alla negazione del libero arbitrio, il che poneva i giansenisti sullo stesso terreno di Lutero e pi\u00f9 ancora di Calvino: sintomo di una perdita del senso dell&#8217;equilibrio teologico che denunciava, a sua volta, una tendenza al disordine concettuale, propria di una Chiesa che vacilla sulle proprie basi, cos\u00ec come vacilla sulle sue basi, all&#8217;interno della coscienza individuale e collettiva, l&#8217;ordinata visione del reale, trascinando nella crisi anche la tavola dei valori morali.<\/p>\n<p>Scriveva in proposito il filosofo e storico delle idee russo-tedesco, ma naturalizzato francese, Bernard Groethuysen (1880-1946) nella sua opera pi\u00f9 famosa<em>, Le origini dello spirito borghese in Francia. La Chiesa e la borghesia<\/em> (titolo originale: <em>Origines de l&#8217;esprit bourgeois en France. I. L&#8217;\u00c8glise et la bourgeoise<\/em>, Paris, Gallimard, 1949; traduzione dal francese di Alessandro Forti, Torino, Einaudi, 1949 e Milano, Il Saggiatore, 1964, pp. 178-180):<\/p>\n<p><em>A poco a poco l&#8217;uomo ha ripreso fiducia in s\u00e9. Non \u00e8 pi\u00f9 un malato di cui il peccato \u00ababbia corrotto e guasto tutta la sostanza\u00bb e che, nell&#8217;atto stesso in cui soffre sempre e dovunque di un male che Dio solo pu\u00f2 guarire, si sente colpevole della propria malattia: di una malattia vergognosa che lo ha sfigurato per sempre. \u00c8 un convalescente che, sentendosi ogni giorno meglio e migliorando di continuo, non si priver\u00e0 pi\u00f9 dei piaceri onesti e leciti. Il grande Arnaud aveva detto: \u00abRiconosciamo che la nostra natura umana \u00e8 quella femmina del Vangelo, posseduta dal demonio, talmente piegata a terra nell&#8217;attaccamento a s\u00e9 e alle creature da esserle impossibile di guardare in alto e di elevare il cuore verso Dio, se il Medico celeste non la chiami a s\u00e9 per una misericordia affatto gratuita, non la liberi, non la risollevi, non le dia il modo di glorificare Dio nella propria liberazione\u00bb. Ma quest&#8217;uomo, che ora riprende le proprie forze, avr\u00e0 bisogno ancora per molto tempo del medico celeste? Quando ascoltava i giansenisti, il suo caso gli doveva apparire disperato, senza un intervento sovrannaturale.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abQuale speranza rimane, dunque, a questi malato disperato, il cui male si inasprisce e si avvelena coi rimedi? Nessuna, certo, n\u00e9 nella natura, n\u00e9 in lui. Soltanto Iddio pu\u00f2 risuscitare questi morti, rompere le catene di questi prigionieri giacenti nella servit\u00f9 del peccato, illuminare questi ciechi, guarire queste volont\u00e0 corrotte, togliendo loro quel vizioso amore di s\u00e9 che pu\u00f2 produrre solo cattivi frutti, e ispirare loro il suo Divino Amore con l&#8217;infondere in essi il suo stesso Spirito.\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>Infatti, che mai poteva sperare da s\u00e9 l&#8217;uomo? La malattia lo aveva ghermito tutt&#8217;intero, e tutto in lui ne risentiva. \u00abRiconosciamo dunque che il cuore dell&#8217;uomo \u00e8 sin dalla nascita intossicato, riempito di un veleno sottile che si diffonde in tutte le sue azioni e che non \u00e8 altro che l&#8217;orgoglio e l&#8217;amore di s\u00e9\u00bb. Questo veleno sottile, il cristiano lo scopriva in tutte le sue azioni: egli credeva di peccare sempre, dacch\u00e9 non era sostenuto pi\u00f9 dalla grazia.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abLa concupiscenza \u00e8 il nemico\u00bb diceva \u00abche dobbiamo combattere continuamente: \u00e8 una malattia che si guarisce solo a poco a poco, e di cui saremo liberi del tutto soltanto nel cielo\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma ora egli sente rinascere in s\u00e9 la speranza. La costituzione dell&#8217;uomo, si dice, non \u00e8 cos\u00ec cattiva come si poteva credere ascoltando l&#8217;opinione dei teologi della vecchia scuola; la sua natura, tutto ben considerato, \u00e8 rimasta buona. Si guardi dagli eccessi, e tutto andr\u00e0 bene.<\/em><\/p>\n<p><em>Cos\u00ec il peccatore muore, parlo del peccatore classico, del peccatore integrale, e, con l&#8217;andar del tempo, sembra che noi diveniamo migliori e meno ripugnanti agli occhi della divinit\u00e0. In un discorso sinodale pronunciato nel 1783, l&#8217;uomo viene rappresentato come \u00abun piccolo essere pi\u00f9 debole che cattivo, pi\u00f9 leggero e incostante che criminale, pi\u00f9 infelice che colpevole\u00bb. Soltanto i giansenisti se ne scandalizzeranno, e rileveranno le espressioni citate come \u00absuscettibili di stupire, provenendo da parte di un teologo convinto, come deve esserlo, dell&#8217;esistenza e delle conseguenze del peccato originale\u00bb. Essi non possono concepire un modo da cui il peccato originale sia bandito. \u00abIl peccato originale\u00bb dicono \u00ab\u00e8 la chiave di volta di tutta la religione\u00bb. Ma i figli del secolo pensano e agiscono come se Adamo non fosse mai esistito. Verso il 1773, un&#8217;Accademia di provincia aveva bandito un concorso a premio su questo tema: \u00abQual \u00e8 la causa dei delitti, quali sono i mezzi per distruggerli?\u00bb. Per un giansenista la risposta non poteva esser dubbia: \u00abLa religione non indica dunque abbastanza chiaramente la CAUSA DEI DELITTI nella depravazione della natura umana dopo il peccato del primo uomo, perch\u00e9 sia assurdo proporne la ricerca, come di una causa sconosciuta?\u00bb. E come voler tentare di distruggere una causa che fa di noi tutti dei peccatori? \u00abLa distruzione di una causa cos\u00ec intimamente inerente all&#8217;uomo peccatore, e degli effetti che ne derivano, non pu\u00f2 essere sostenibile che nel sistema di coloro che non tengono nessun conto della rivelazione\u00bb. La colpa non \u00e8 che la manifestazione della malattia inerente alla specie umana, da Adamo in poi. Come, dunque, credere che a guarirla basti un mezzo che possa esser trovato da uomini?<\/em><\/p>\n<p><em>Non potremmo dunque guarire dal peccato se non uccidendo in noi il peccatore, e questo non \u00e8 in nostro potere. Ma non \u00e8 forse vero che, dal momento in cui l&#8217;uomo avr\u00e0 cessato di apparire a se stesso peccatore, neppure il peccato esister\u00e0 pi\u00f9 per lui, e quel che in passato avrebbe chiamato con quel nome sar\u00e0 per lui crimine o delitto: un concetto morale o giuridico, di carattere affatto profano e ben lontano da quella visione religiosa che ricollega ogni azione umana all&#8217;altro mondo, e ne fa un rapporto fra Dio e la creatura? Il dogma del peccato originale metteva, per cos\u00ec dire, il peccatore prima del peccato. Facendone astrazione rimaneva soltanto il peccato senza il peccatore; e il peccato, senza la sua sostanza, che \u00e8 il peccatore, non pu\u00f2 sopravvive a lungo. Infatti, per ritrovare nelle azioni umane i veri caratteri del peccato, bisogna sempre rifarsi al peccatore, \u00abriconoscendo che tutti i figli di Adamo sono ruscelli corrotti nella loro stessa sorgente\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Groethuysen descrive molto bene il passaggio della coscienza moderna dall&#8217;idea di peccato, trasgressione dell&#8217;ordine divino, alla nozione di crimine o delitto, violazione della legge umana; e mostra anche come ci\u00f2 sia avvenuto sotto il profilo psicologico. La morale cattolica ha sempre insegnato che si deve condannare il peccato e non il peccatore. Ma la societ\u00e0 moderna, come la cultura che la definisce, \u00e8 in se stessa antropocentrica: mette l&#8217;uomo al centro di tutto. Pertanto la nozione di peccato tende ad apparire come una nozione astratta, perch\u00e9 l&#8217;idea di peccato staccata dall&#8217;idea di peccatore \u00e8 come un guscio vuoto, un contenitore pieno solamente d&#8217;aria. Se dunque il peccato sussiste solo come azione del peccatore, e se il peccatore non va giudicato, perch\u00e9 il giudizio spetta solamente a Dio; e se, d&#8217;altra parte, l&#8217;uomo non \u00e8 stato ferito in maniera irreparabile dalle conseguenze della caduta di Adamo: allora cosa sar\u00e0 mai questo senso del peccato, che ha pesato cos\u00ec a lungo sulla coscienza ed ha angustiato la vita di tante generazioni d&#8217;uomini? Non sar\u00e0 stata, in fondo, una crisi di pessimismo, un&#8217;esagerazione dovuta a un tempo che non credeva nella bont\u00e0 della natura umana e disprezzava il dono del libero arbitrio, cio\u00e8 della capacit\u00e0 umana di scegliere il bene e cos\u00ec di salvarsi?<\/p>\n<p>L&#8217;elemento decisivo, che faceva la differenza fra la posizione ottimista dei gesuiti e quella pessimista dei giansenisti, era il ruolo svolto dalla grazia divina. \u00c8 necessaria, s\u00ec o no, anzi indispensabile, la grazia. per ottenere il dono della fede e quindi la possibilit\u00e0 della salvezza eterna? Certo che \u00e8 indispensabile: chi non crede questo, semplicemente non \u00e8 cattolico. E tuttavia, l&#8217;uomo \u00e8 totalmente passivo di fronte all&#8217;azione della grazia? \u00c8 totalmente incapace di far il bene, e capace solo di fare il male, e perci\u00f2 di dannarsi, senza di essa? Le conseguenze del peccato originale sono tali da aver inibito irreparabilmente, nell&#8217;anima umana, la capacit\u00e0 di volere e di praticare il bene? Se cos\u00ec fosse, l&#8217;umanit\u00e0 sarebbe una massa dannata: e da qui ad ammettere la predestinazione, il passo \u00e8 breve. Il teologo di riferimento, ancora una volta, \u00e8 sant&#8217;Agostino: se lo si tira per la manica da una parte, si pu\u00f2 arrivare a trovare nel suo pensiero la conferma della negazione del libero arbitrio, e quindi la fatale necessit\u00e0 della predestinazione; se invece lo si tira dall&#8217;altra parte, si pu\u00f2 avere la speranza, e forse anche la certezza, che il destino degli uomini non \u00e8 predestinato, e che essi pertanto, in virt\u00f9 del libero arbitrio, sono responsabili del proprio destino finale. Naturalmente la domanda, insidiosissima, di quanti sono portati al pessimismo radicale, \u00e8 la seguente: ma non sar\u00e0 che l&#8217;uomo, privo della grazia, non \u00e8 capace di riconoscere il bene e, se pure lo fosse, non sarebbe capace di metterlo in pratica? E ci\u00f2 per la buona ragione che per avere la grazia bisogna desiderarla, ma per desiderarla bisogna gi\u00e0, in un certo senso, averla, perch\u00e9 senza di essa non si sviluppa neppure il desiderio di cercare e perseguire il bene cos\u00ec come Dio ce lo comanda? <em>Vi lascio un comandamento nuovo, che vi amiate agli uni gli altri, come io ho amato voi; da questo riconosceranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri<\/em>: sono le parole di Ges\u00f9 Cristo ai suoi discepoli, la sera dell&#8217;Ultima Cena. Per\u00f2 se si \u00e8 privi della grazia di Dio, \u00e8 mai possibile amare il prossimo? Per amare gli uomini cos\u00ec come Ges\u00f9 Cristo ha amato i suoi, non \u00e8 forse necessaria l&#8217;azione della grazia?<\/p>\n<p>In questo apparente vicolo cieco si \u00e8 incagliato il discorso sul peccato al tempo della modernit\u00e0 nascente. L&#8217;antropologia moderna, figlia del Rinascimento, che a sua volta si era ispirato alla classicit\u00e0 pagana assai pi\u00f9 che al cristianesimo, era insofferente della nozione di peccato: la percepiva come la catena che teneva l&#8217;uomo in una condizione di perpetua minorit\u00e0 dinanzi a Dio. Bisognava abbattere l&#8217;idea del peccato per affrancare l&#8217;uomo dalla sua presunta servit\u00f9: ma le masse non erano pronte per una rottura radicale con l&#8217;educazione cristiana ricevuta. Perci\u00f2 le classi dirigenti acquisite alla modernit\u00e0, e perci\u00f2 apertamente, o pi\u00f9 spesso occultamente, anticristiane, coordinate dalle logge massoniche, si adoperarono per estinguer la nozione di peccato facendo leva su problematiche interne alla teologia cattolica. Puntarono sui gesuiti, che gi\u00e0 allora erano i progressisti (e tali si mostrarono anche nella controversia sui riti cinesi e i riti malabarici) e contro i giansenisti che, in quanto rigoristi, era facile dipingere come &quot;reazionari&quot;, quasi nostalgici d&#8217;una cupa religiosit\u00e0 medievale. Anche se \u00e8 vero il contrario, cio\u00e8 che, per eccesso di zelo, di fatto si erano portati su posizioni protestanti, ossia moderne: essendo stato Lutero il padre della modernit\u00e0&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando nasce la modernit\u00e0? 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