{"id":26465,"date":"2007-12-08T12:08:00","date_gmt":"2007-12-08T12:08:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/12\/08\/la-mente-non-solo-puo-creare-ma-anche-ri-creare-la-realta-in-cui-viviamo\/"},"modified":"2007-12-08T12:08:00","modified_gmt":"2007-12-08T12:08:00","slug":"la-mente-non-solo-puo-creare-ma-anche-ri-creare-la-realta-in-cui-viviamo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/12\/08\/la-mente-non-solo-puo-creare-ma-anche-ri-creare-la-realta-in-cui-viviamo\/","title":{"rendered":"La mente non solo pu\u00f2 creare, ma anche ri-creare la realt\u00e0 in cui viviamo"},"content":{"rendered":"<p>In un precedente articolo, intitolato <em>Non si pu\u00f2 intuire direttamente l&#8217;oggetto, ma solo ri-crearlo internamente<\/em> (1)<em>,<\/em> ci eravamo chiesti che cosa, esattamente, noi possiamo conoscere dell&#8217;oggetto, al di l\u00e0 della sua mera superficie. Per tentar di rispondere a questo interrogativo, come forse il lettore ricorder\u00e0, avevamo preso lo spunto da un brano di Umberto Fontana dedicato al filosofo Ernst Cassirer:<\/p>\n<p><em>&quot;Le catene di simboli seguono passo passo la storia e la crescita dell&#8217;umanit\u00e0, ma nell&#8217;individuo singolo seguono le tappe della crescita personale. I simboli rispondono ad un bisogno che l&#8217;uomo ha di &#8216;integrare in un senso&#8217; ogni oggetto con il quale egli viene a contatto. L&#8217;espressione di &#8216;integrare in un senso&#8217; \u00e8 del filosofo Cassirer, e il senso in cui un oggetto viene integrato nella coscienza individuale non \u00e8 solo una &#8216;interpretazione&#8217;, ma una vera e propria fondazione interiore dell&#8217;oggetto, che Cassirer chiama &#8216;oggettificazione&#8217;: una presentazione o una ri-creazione interiore dell&#8217;oggetto di esperienza con la quale poi ognuno rimane a contatto.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il pensiero dell&#8217;uomo non riesce mai a intuire direttamente l&#8217;oggetto, riesce solo a &#8216;integrarlo&#8217; nella propria conoscenza. &quot;<\/em> (2)<\/p>\n<p>Vogliamo ora riprendere quel concetto e applicarlo al pensiero e al linguaggio che da esso scaturisce. Ci renderemo conto quasi subito che non solo la conoscenza sensibile degli oggetti, ma anche la conoscenza intellettuale di essi (ivi compresi gli oggetti non esistenti in natura, come le creature mitologiche o, nel caso della matematica, i numeri negativi) implica una possibile creazione da parte della mente e perfino una ri-creazione di eventi, cose e situazioni di cui abbiamo fatto, a suo tempo, esperienza sensibile. Vale a dire che, accanto agli oggetti che cadono sotto i nostri sensi esterni, esistono &#8211; e giacciono su un diverso piano di realt\u00e0 &#8211; anche degli oggetti per cos\u00ec dire interiori, che possono essere la trasfigurazione di oggetti reali oppure delle creazioni meramente soggettive e fantastiche, che nella realt\u00e0 non hanno alcun riscontro.<\/p>\n<p>Ma partiamo dal primo concetto, quello della <em>creazione<\/em> degli oggetti del pensiero. Qualcuno far\u00e0 osservare che la mente, dal momento che pensa solo per immagini (\u00e8 la sua caratteristica), non pu\u00f2 creare veramente degli oggetti del tutto originali. L&#8217;idea di una chimera, ad esempio, \u00e8 s\u00ec quella di un animale assolutamente fantastico, e tuttavia &quot;costruito&quot; assemblando parti di animali gi\u00e0 noti: il leone, la capra e il serpente, e creando cos\u00ec un mostro triforme. In certo senso questa obiezione \u00e8 legittima; tuttavia non si deve dimenticare che la mente, pur elaborando gli oggetti ideali a partire dall&#8217;esperienza di quelli sensibili, \u00e8 tuttavia in grado di procedere oltre le forme iniziali, nel campo della pura astrazione.<\/p>\n<p>Tale \u00e8, ad esempio, la costruzione della geometria razionale, che prende le mosse dalla geometria intuitiva, ma che poi se ne discosta, proprio per la sua capacit\u00e0 di concepire degli enti puramente ideali, che non trovano riscontro nei dati sensibili, pur presentando con essi una rassomiglianza superficiale: un po&#8217; come le Idee platoniche stanno alle cose sensibili le quali, nel mondo terrestre, ne costituiscono delle copie pi\u00f2 o meno sbiadite.<\/p>\n<p>Come scrivono L. Cateni e R. Fortini, esistono due metodi per intraprendere lo studio della geometria, quello intuitivo e quello razionale.<\/p>\n<p><em>&quot;Cerchiamo di chiarire la differenza fra questi due metodi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La<\/em> geometria intuitiva <em>(cio\u00e8 la geometria studiata col metodo intuitivo) cerca di stabilire le propriet\u00e0 dei corpi e delle figure in base alla esperienza che ce ne danno i nostri sensi, cio\u00e8 in base alla osservazione attenta e ripetuta di corpi aventi forma particolare e di figure aventi certe caratteristiche. Da queste osservazioni sperimentali, la geometria deriva le regole e le definizioni come generalizzazione &#8211; suggerita dall&#8217;intuizione &#8211; delle propriet\u00e0 osservate.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La<\/em> geometria razionale <em>(cio\u00e8 la geometria studiata con il metodo razionale) si riferisce, invece, a figure ideali che sono delle pure e semplici astrazioni della mente. Di esse noi troviamo, nella realt\u00e0 fisica, solo delle imitazioni grossolane e approssimative.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Le propriet\u00e0 di queste figure non vengono stabilite in base all&#8217;esperienza, ma solo in virt\u00f9 di precisi ragionamenti che trascurano tutto ci\u00f2 che di particolare ha la figura presa in esame e si basano soltanto sulle sue propriet\u00e0 generali. In tal modo il ragionamento assume un carattere universale; cio\u00e8, esso risulta valido, senza possibilit\u00e0 di errore, tanto per quella figura, quanto per tutte le altre che godono delle stesse propriet\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Per chiarire questo concetto faremo un esempio. Gli antichi Egiziani e Greci dimostrarono sperimentalmente che la somma degli angoli interni di un triangolo equilatero \u00e8 un angolo piatto. Essi giunsero a questa conclusione osservando che con mattonelle a forma di triangolo equilatero si pu\u00f2 coprire un pavimento e che, in particolare, con sei di queste si ricopre un angolo giro. Da ci\u00f2 dedussero che ogni angolo di detti triangoli \u00e8 un sesto di angolo giro. Cio\u00e8 che la somma dei tre angoli eguali di un triangolo equilatero \u00e8 uguale ai tre sesti di un angolo giro, cio\u00e8 ad un angolo piatto.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;In modo analogo essi verificarono che la somma degli angoli interni di un triangolo rettangolo e di un triangolo isoscele \u00e8 un angolo piatto.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;I Pitagorici, invece, dimostrarono razionalmente questa propriet\u00e0; cio\u00e8 la dimostrarono senza l&#8217;aiuto dell&#8217;esperienza e prescindendo da ogni caso particolare. Cos\u00ec essa acquist\u00f2 valore universale divenendo valida per triangoli di ogni tipo.&quot;<\/em> (3)<\/p>\n<p>Ma la mente, abbiamo detto, \u00e8 in grado non solo di creare, bens\u00ec anche di ri-creare la realt\u00e0, mediante una rielaborazione personale dei dati forniti dall&#8217;esperienza sensibile.<\/p>\n<p>Riportiamo in proposito un brano tratto da un comune testo di grammatica e lingua italiana, di M. L. Altieri Biagi:<\/p>\n<p><em>&quot;La lingua aiuta il pensiero a fare tutte le operazioni pi\u00f9 importanti:<\/em> classificazione, partizione, generalizzazione, istituzione di relazioni, <em>ecc. Sono le operazioni con cui l&#8217;uomo<\/em> organizza <em>il mondo che ha intorno, e con cui<\/em> crea <em>&quot;mondi&quot; che esistono soltanto nella sua immaginazione, nella sua fantasia.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Pensiero e lingua ci permettono di avere l&#8217;idea chiara di &#8216;albero&#8217;, di &#8216;cane&#8217;, di &#8216;portacenere&#8217; (che hanno riferimenti precisi nella realt\u00e0 che ci circonda), ma ci permettono anche di avere l&#8217;idea chiara di &#8216;marziano&#8217;, di &#8216;sirena&#8217;, di &#8216;Pinocchio&#8217; (che non hanno alcun riferimento reale) , o l&#8217;idea di &#8216;libert\u00e0&#8217;, di &#8216;eternit\u00e0&#8217;, di &#8216;gioia&#8217;, di &#8216;amicizia&#8217;, ecc. (che non sapremmo proprio a quale oggetto reale agganciare).<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Pensiero e lingua non si limitano, dunque, a organizzare la realt\u00e0, ma la producono.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Facciamo un esempio: forse nessuno di voi sa che cosa \u00e8 il<\/em> ginkgo <em>ma &#8211; leggendo il piccolo brano di Calvino che segue &#8211; non avrete difficolt\u00e0 a farvene un&#8217;idea e a immagazzinare la parola nella vostra memoria:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abLe foglie del<\/em> ginkgo <em>cadevano come una pioggia minuta dai rami e punteggiavano di giallo il prato.\u00bb (Italo Calvino,<\/em> Se una notte d&#8217;inverno un viaggiatore, <em>Einaudi).<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;D&#8217;ora in poi il<\/em> ginkgo <em>esister\u00e0 per voi (indipendentemente dal fatto che esista o meno sulla Terra): ne avrete un&#8217;idea nella vostra mente, ne conoscerete il nome; il suono della parola potr\u00e0 farvi pensare che si tratti di un albero orientale, forse giapponese&#8230; Potrete parlarne in classe, chiederne a persone che si intendono di botanica, cercare sui libri se questo albero dai fiori gialli esiste davvero (o esiste soltanto nel mondo che uno scrittore pu\u00f2 creare, con il pensiero e con la parola).<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Per non lasciarvi con la curiosit\u00e0, diremo che il<\/em> ginkgo <em>esiste davvero, e che anzi \u00e8 un bellissimo albero. Ma dovrete riconoscere che \u00absapere che esiste in natura\u00bb non aggiunge molto a qualche cxosa che ormai occupa un posto nella vostra memoria e nella vostra lingua.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;unicorno, per esempio, non esiste, in natura, anche se gli uomini hanno creduto per secoli alla sua esistenza, e se gli scienziati lo hanno descritto (e perfino disegnato) nei loro libri fino a trecento anni fa. Eppure chi ha letto libri di poeti e di scienziati antichi ha ugualmente l&#8217;idea di questo cavallo con un unico, lungo corno in fronte; e la parola<\/em> unicorno <em>\u00e8 presente nei vocabolari&#8230; Come ha scritto un poeta tedesco, Rainer Maria Rilke, l&#8217;unicorno &#8216;divenne&#8217;, cio\u00e8 &#8216;prese vita&#8217;, perch\u00e9 gli uomini lo hanno pensato e amato:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00c8 questo animale favoloso<\/em><\/p>\n<p><em>che non esiste: non veduto mai<\/em><\/p>\n<p><em>ne amaron le movenze, l&#8217;occhio, il passo,<\/em><\/p>\n<p><em>fino la luce dello sguardo calmo;<\/em><\/p>\n<p><em>ancor non era, ma poich\u00e9 lo amarono<\/em> divenne<em>&#8230;&quot;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Possiamo dunque dire che pensiero e lingua hanno un potere &#8216;fondatore&#8217;: che cio\u00e8 non si limitano a<\/em> lavorare su <em>dati reali forniti dagli occhi, dagli orecchi, dal tatto, ecc., ma<\/em> creano.<\/p>\n<p><em>&quot;facciamo un altro esempio: il brano che segue \u00e8 stato scritto da un etologo (cio\u00e8 da uno scienziato che studia il comportamento degli animali, e quindi anche l&#8217;ambiente in cui essi vivono). Descrive un tramonto in montagna, quindi qualche cosa di reale, che gli occhi hanno<\/em> visto<em>, ma che il pensiero e la lingua hanno trasformato, arricchito.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abIl sole moriva, in una gran pozza di sangue, sui confini superiori del bosco. In alto, sulle cime degli abeti, su quelle grandi falangi vegetali che sembravano reggere, dita d&#8217;acciaio, la parete della montagna, minata dall&#8217;acqua, persisteva qualche macchia d&#8217;oro, un po&#8217; fulva ai contorni, ma che poi, a vista d&#8217;occhio, scoloriva, si ragnava di grigio, spariva, con un ultimo riverbero plumbeo, trota del lago della notte, relitto labile del naufragio del giorno.\u00bb (Giorgio Celli,<\/em> Etologia da camera, <em>Rizzoli).<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Tutti noi avremo visto un bel tramonto rosso; ma forse non ci \u00e8 venuto in mente che il sole &#8216;morisse&#8217; in una &#8216;gran pozza di sangue&#8217;. Morti di noi avranno visto una fla di abeti, lungo la parete di una montagna, ma forse non li abbiamo messi in relazione con &#8216;dita d&#8217;acciaio&#8217; che tengono su quella parete. Probabilmente tutti noi avremo visto gli ultimi raggi del sole illuminare le cime degli alberi, e poi avremo visto quella macchia scolorire, diventare grigia e sparire all&#8217;improvviso; ma forse non abbiamo mai paragonato la rapidit\u00e0 di quella sparizione con la rapidit\u00e0 con cui scompare una &#8216;trota&#8217; nelle acque di un lago o di un fiume; n\u00e9 forse ci \u00e8 venuto in mente di paragonare quell&#8217;ultima macchia di luce con il &#8216;relitto&#8217; di un naufragio&#8230; Forse, allora, abbiamo visto e capito di pi\u00f9<\/em> leggendo <em>questo tramonto che<\/em> guardandone <em>uno vero, con i nostri occhi spesso distratti. Ed \u00e8 possibile che, da ora in poi, guardando un tramonto, il ricordo del brano appena letto ci aiuti a vedere le cose con occhi pi\u00f9 penetranti. La lingua, dunque (e quando diciamo lingua intendiamo anche il pensiero che attraverso essa si esprime) pu\u00f2 non solo<\/em> creare <em>dal nulla (l&#8217;<\/em>unicorno<em>, le avventure di<\/em> Pinocchio<em>, o di<\/em> Superman<em>, ecc.), ma pu\u00f2<\/em> ri-<em>creare la realt\u00e0, rendendola pi\u00f9 ricca e pi\u00f9 affascinante.&quot;<\/em> (4)<\/p>\n<p>Quest&#8217;ultima considerazione \u00e8 importantissima, perch\u00e9 significa che noi possiamo modificare non solo il presente, ma anche il passato. Infatti il passato, in quanto passato, non ha pi\u00f9, una esistenza oggettiva, ma solo soggettiva: \u00e8 quindi soltanto <em>passato-per-me<\/em>, <em>passato-per-te<\/em>, e cos\u00ec via. Il passato a cui sto pensando, infatti, lo sto pensando <em>ora<\/em>: dunque non \u00e8 quello che fu, ma quello che vedo adesso, con la facolt\u00e0 del ricordo. Ma se io modifico il ricordo, alla luce di riflessioni ed &quot;aggiunte&quot; successive, ne consegue che non mi trovo pi\u00f9 in una condizione passiva nei confronti del passato, bens\u00ec attiva e creatrice: e posso modificarlo a volont\u00e0, vuoi consciamente, vuoi inconsciamente (come di solito avviene).<\/p>\n<p>Il lettore del romanzo <em>Senilit\u00e0<\/em>, di Italo Svevo, avr\u00e0 gi\u00e0 compreso quel che vogliamo dire. Nelle successive metamorfosi operate dal ricordo, Angiolina &#8211; la donna amata da Emilio Brentani, il protagonista dell&#8217;opera &#8211; fanno s\u00ec che ella <em>divenga<\/em> (per usare un verbo caro a Rilke), nella coscienza di lui, una donna-angelo dolcissima e affettuosa, quale non era mai stata nella &quot;realt\u00e0&quot; dell&#8217;esperienza originaria, neppure nei momenti pi\u00f9 belli della loro fugace storia d&#8217;amore. Eppure, Emilio si porter\u00e0 nell&#8217;animo quell&#8217;immagine di donna-angelo per tutto il resto della sua vita; e il suo amore per lei, che era stato contraddittorio, nevrotico e tormentoso, assumer\u00e0 definitivamente la soavit\u00e0 malinconica di una elegia autunnale, soffusa dei colori incantevoli delle foglie che via via appassiscono. Ma a quel punto, il ricordo non sar\u00e0 pi\u00f9 un ricordo: incorporato nel presente, saldato al blocco della coscienza <em>attuale<\/em>, sar\u00e0 diventato &#8211; esso pure &#8211; una forma del presente, una modalit\u00e0 del <em>qui-e-ora<\/em>. Una modalit\u00e0, si badi, totalmente diversa da quella che sussisteva quando Angiolina non viveva nel movimento della memoria, ma nel flusso della vita reale. Eppure la realt\u00e0, adesso, \u00e8 diventata quest&#8217;altra: come se l&#8217;oggetto, rivissuto dalla coscienza e trasformato dalla fantasia, sorgesse dalle proprie ceneri e riprendesse vita e movimento in forme totalmente inedite, ma che ora, ora son divenute la realt\u00e0 vera: al punto da far scomparire del tutto quella che era stata la realt\u00e0 di un tempo.<\/p>\n<p>Ci si potrebbe spingere anche oltre su questa strada e, in parte, gi\u00e0 lo abbiamo fatto col precedente articolo <em>Il passato pu\u00f2 essere cambiato o \u00e8 radicalmente immodificabile?<\/em>(5)<em>,<\/em> nel quale avanzavamo l&#8217;ipotesi che sia possibile, a determinate condizioni, una trasmutazione alchemica del passato a partire da un atto della volont\u00e0 cosciente. Pertanto non insisteremo ulteriormente su questo aspetto della questione, pur cos\u00ec affascinante, ma torneremo a riflettere sulle implicazioni &#8211; invero straordinarie &#8211; del concetto che la mente \u00e8 capace, almeno entro certi limiti, di creare essa stessa la realt\u00e0 che, per convenzione, siamo soliti chiamare &quot;esterna&quot;.<\/p>\n<p>\u00c8 abbastanza noto che gli sviluppi della fisica quantistica sembrano portare precisamente in tale direzione perch\u00e9 la materia, a livello sub-atomico, si comporta come se fosse apertamente influenzata dalla presenza di un osservatore esterno.<\/p>\n<p>Arrivati a questo punto, cediamo la parola allo studioso britannico Colin Wilson, autore del bel libro <em>Alien Dawn<\/em>, del 1988:<\/p>\n<p><em>&quot;Esiste un esperimento particolarmente sconcertante, che sottolinea i paradossi da<\/em> Alice nel paese delle Meraviglie <em>della fisica quantistica. Se proietto un fascio di luce attraverso una fessura, con uno schermo posto dall&#8217;altra parte, esso former\u00e0 una sottile linea luminosa su quest&#8217;ultimo, corrispondente all&#8217;apertura attraverso cui \u00e8 passato; se pratico un&#8217;altra fessura vicino e parallela alla prima, i bordi delle due linee luminose si sovrapporranno sullo schermo. Appariranno tuttavia alcune linee nere nella parte sovrapposta, dovute a interferenza: la cresta di un&#8217;onda cancella il solco dell&#8217;altra.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Supponiamo che solo u fotone per volta passi attraverso le due fessure (ridotte ora a fori di spillo) e che, anzich\u00e9 uno schermo, ci sia una lastra fotografica: dopo un lungo periodo vi aspettereste che apparissero due infinitesimali punti luminosi, ma senza alcuna interferenza, perch\u00e9 un fotone non pu\u00f2 interferire con se stesso. Eppure, in quest&#8217;esperimento appaiono ugualmente linee dovute a interferenza,<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ma c&#8217;\u00e8 qualcosa di ancora pi\u00f9 strano. Se un contatore di particelle viene collocato sui due fori di spillo, per scoprire attraverso quale buco passa ciascun fotone, l&#8217;effetto interferenza cessa immediatamente, come se il fatto di osservarli influenzasse il comportamento dei fotoni. Come mai? Il fotone si scinde in due? O l&#8217;onda si divide e passa attraverso entrambi i fori di spillo? Se \u00e8 cos\u00ec, perch\u00e9 colpisce lo schermo in un punto ben preciso? E perch\u00e9 se non \u00e8 osservata si comporta come un&#8217;onda, e se osservata come una particella?<\/em><\/p>\n<p><em>Negli anni Cinquanta, Hugh Everett, allievo del fisico John Wheeler, propose una stupefacente interpretazione. Il fatto che il fotone diventi solido solo quando viene &#8216;osservato&#8217; suggerisce che, quando non \u00e8 osservato, assume ancora la forma di &#8216;onda di probabilit\u00e0&#8217; di Bohr, e pu\u00f2 perci\u00f2 attraversare entrambi i fori di spillo contemporaneamente. E le due &#8216;onde di probabilit\u00e0&#8217; interferiscono reciprocamente. \u00c8 come se il gatto di Schr\u00f6dinger esistesse contemporaneamente in due universi, morto in uno e vivo nell&#8217;altro. Una volta aperta la scatola, le due probabilit\u00e0 si coagulano nel nostro universo materiale, e possiamo trovare il gatto sia morto che vivo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ma perch\u00e9 due universi? Quando un fotone &#8216;fa una scelta&#8217; tra onda e particella, in realt\u00e0, secondo Everett, non fa una vera scelta: sta infatti scegliendo<\/em> in entrambi gli universi paralleli. <em>E dato che un&#8217;onda elettronica diventa corpuscolare ogni volta che colpisce una lastra fotografica o un altro elettrone, ci\u00f2 implica ogni volta un nuovo universo parallelo. Migliaia, milioni, miliardi di universi paralleli. Quest&#8217;idea pare uno scherzo. Eppure molti scienziati la prendono sul serio. Ad esempio, un giovane esponente del mondo della fisica quantistica, David Deutsch, nel suo<\/em> The Fabric of Reality, <em>dedica un capitolo alla spiegazione dell&#8217;esperimento della doppia distorsione e parla di fotoni solidi e di fotoni &#8216;ombra&#8217;: i primi esistenti nel nostro universo, i secondi in universi paralleli.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Aristotele aveva elaborato il concetto di &#8216;potentia&#8217;, una sorta di dimensione intermedia tra possibilit\u00e0 e realt\u00e0. Pare che gli elettroni si trovino perfettamente a loro agio in questa bizzarra dimensione.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Lo scopo di questa digressione sugli enigmi e i paradossi della fisica quantistica mira a sottolineare una questione molto importante e cio\u00e8 che, ci piaccia o no, dobbiamo imparare a guardare alla realt\u00e0 in modo radicalmente diverso. Come il nostro senso estetico, o quello dell&#8217;umorismo, come le nostre preferenze sessuali, la realt\u00e0 consiste essenzialmente nel modo in cui uno la considera. Potremmo dire, come gi\u00e0 altri prima di noi, che il mondo esiste in quanto qualcuno ha coscienza di esso. Il fisico John Wheeler si \u00e8 spinto ancor pi\u00f9 lontano, dilatando il concetto di &#8216;principio antropico&#8217; e suggerendo che noi stessi<\/em> creiamo <em>il mondo con l&#8217;atto di percepirlo.&quot;<\/em> (6)<\/p>\n<p>Dovremmo, dunque, imparare a guardare alla realt\u00e0 in modo radicalmente diverso.<\/p>\n<p>I saggi ind\u00f9 e buddhisti e alcuni santi e mistici cristiani lo hanno gi\u00e0 fatto, da centinaia o migliaia di anni; i fisici incominciano a farlo solo ora.<\/p>\n<p>Non \u00e8 troppo tardi.<\/p>\n<p>Ce n&#8217;\u00e8, diceva Thoreau, di giorno che deve ancora sorgere. Per noi, esiste solo l&#8217;alba che ci trova ben desti e con gli occhi spalancati sulla realt\u00e0 circostante.<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p>1)  F. Lamendola, <em>Noin si pu\u00f2 intuire direttamente &#8216;oggetto, ma solo ri<\/em>&#8211;<em>crearlo internamente,<\/em> sul sito di Arianna Editrice, sezione <em>Cultura, filosofia e spiritualit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>2)  U. Fontana, <em>La simbolica e le strutture dell&#8217;immaginario. Nozioni introduttive al processo di simbolizzazione<\/em>, in <em>Rivista di scienze della formazione e ricerca educativa<\/em>, Venezia-Mestre, n. 3, 2006, p. 98.<\/p>\n<p>3)  L. Cateni &#8211; R. Fortini, <em>Il pensiero geometrico<\/em>, Firenze, Le Monnier, 1975, vol. 1, pp. 1-2.<\/p>\n<p>4)  Maria Luisa Altieri Biagi, <em>La grammatica dal testo,<\/em> Milano, Edizioni A.P. E. Mursia, 1993, pp. 30-32.<\/p>\n<p>5)  F. Lamendola, <em>Il passato pu\u00f2 essere cambiato o \u00e8 radicalmente immodificabile?<\/em>, sul sito di Edicolaweb, rubrica <em>Altra dimensione.<\/em><\/p>\n<p>6)  Colin Wilson, <em>Dei dell&#8217;altro universo,<\/em> traduzione italiana Casale Monferrato, Piemme, 1999, pp. 58-360.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un precedente articolo, intitolato Non si pu\u00f2 intuire direttamente l&#8217;oggetto, ma solo ri-crearlo internamente (1), ci eravamo chiesti che cosa, esattamente, noi possiamo conoscere dell&#8217;oggetto,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[92],"class_list":["post-26465","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26465","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26465"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26465\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26465"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26465"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26465"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}