{"id":26464,"date":"2008-01-12T10:21:00","date_gmt":"2008-01-12T10:21:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/01\/12\/una-mente-disturbata-si-crea-da-se-le-proprie-malattie\/"},"modified":"2008-01-12T10:21:00","modified_gmt":"2008-01-12T10:21:00","slug":"una-mente-disturbata-si-crea-da-se-le-proprie-malattie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/01\/12\/una-mente-disturbata-si-crea-da-se-le-proprie-malattie\/","title":{"rendered":"Una mente disturbata si crea da s\u00e9 le proprie malattie"},"content":{"rendered":"<p>Ci siano gi\u00e0 occupati varie volte, in particolare negli articoli <em>La mente pu\u00f2 non solo creare, ma anche ri-creare la realt\u00e0 in cui viviamo<\/em> e <em>da dove vengono le materializzazioni del pensiero?<\/em>, dello strano potere della mente umana di modellare la realt\u00e0 esterna come un vero e proprio centro creativo. Essa, cio\u00e8, non soltanto appare in grado di <em>organizzare<\/em> la realt\u00e0, ma anche, in certi casi, di <em>originarla ex novo<\/em>.<\/p>\n<p>Ebbene, se questo \u00e8 vero, ed esiste una ricca letteratura che non sembra lasciare dubbi in proposito, non deve destare meraviglia che anche le malattie, o almeno una buona parte delle malattie, si possano considerare come una creazione, ovviamente involontaria, della mente umana. Il cosiddetto &quot;effetto placebo&quot;, cos\u00ec come la fenomenologia della gravidanza isterica &#8211; tanto per fare due esempi scelti a caso &#8211; stanno a dimostrare che il copro d\u00e0 luogo a fenomeni sia di guarigione, sia di malattia, a seconda di come &quot;decide&quot; di interpretare determinati messaggi provenienti dalla mente, anche quando essi sono di natura inconscia o solo parzialmente consapevole.<\/p>\n<p>Qui desideriamo soffermarci su un paio di episodi che sarebbero sconcertanti, se non conoscessimo la straordinaria capacit\u00e0 della mente umana di creare la realt\u00e0 circostante. A riferirli \u00e8 il filosofo giapponese Itsuo Tsuda (1914-1984), che ha animato, anche in Europa, il Movimento Rigeneratore, basato sulla riscoperta di un corretto metodo di respirazione.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che essi mettono \u00e8 in evidenza \u00e8 la ferma convinzione, da parte del paziente nevrotico (e non siamo tutti un po&#8217; nevrotici, nella societ\u00e0 odierna?), di essere soggetto a un male ben definito e ben localizzato, del quale vuole conoscere il nome scientifico per meglio poterselo rappresentare; e, inoltre, il suo bisogno di essere preso sul serio dal medico, cio\u00e8 di sentirsi confermata la propria diagnosi istintiva. Per il paziente, un dolore acuto e persistente non pu\u00f2 essere altro che l&#8217;indizio della insorgenza di una specifica malattia, e non pensa affatto che il dolore potrebbe essere &#8211; invece &#8211; la somatizzazione di un disturbo di tipo psicologico, un segnale che non il corpo, ma la mente manda a se stessa per richiamare l&#8217;attenzione su una perdita di equilibrio e di armonia.<\/p>\n<p>Pertanto l&#8217;atteggiamento comprensivo del medico, il suo venire incontro al desiderio profondo del paziente di vedersi riconosciuta sia la localizzazione, sia la gravit\u00e0 del proprio male, paradossalmente costituiscono la base indispensabile perch\u00e9 l&#8217;organismo incominci a reagire con tutte le sue energie e ingaggi una lotta vittoriosa contro la malattia, mobilitando quella voglia di vivere che, altrimenti, forse non entrerebbe in gioco.<\/p>\n<p>Con questo non si vuol dire che la malattia, in senso assoluto, non esista, bens\u00ec che nella sua eziologia entrano in misura maggiore o minore fattori di tipo psicologico; e che, allo stesso modo, fattori di tipo psicologico, se adeguatamente sfruttati dal medico, possono dare inizio al processo di guarigione &#8211; che \u00e8 sempre, fondamentalmente, un processo di autoguarigione.<\/p>\n<p>Diceva un filosofo antico che noi non siamo afflitti dalle cose, ma dalle idee che ci facciamo intorno ad esse; e questo sembra pi\u00f9 che mai vero nel campo della salute e della malattia. Ora, \u00e8 evidente che la medicalizzazione della societ\u00e0, per usare un&#8217;espressione cara a Ivan Illich, non va nella direzione giusta, perch\u00e9 tende a delegare la responsabilit\u00e0 della salute a strutture specializzate e a un personale altamente qualificato, sottraendo &#8211; in certa misura &#8211; al paziente la decisione di fare appello alle sue energie vitali per sconfiggere la malattia. Non solo: riponendo ogni fiducia nella tecnica &#8211; dalla chirurgia alla chemioterapia, dai farmaci di sintesi ai raggi <em>laser<\/em> &#8211; la societ\u00e0 moderna sembra assumere la presenza della malattia come una condizione &quot;normale&quot; e permanente dell&#8217;umanit\u00e0, concedendole un ruolo imprescindibile nella sua filosofia di vita.<\/p>\n<p>La malattia, cos\u00ec, invece di essere vista come una condizione strettamente individuale del singolo paziente e, soprattutto, come una condizione eccezionale e transitoria, dovuta a una rottura dell&#8217;equilibrio psico-fisico, viene ipostatizzata e trasformata in un ente maligno e onnipervasivo, dotato di un proprio statuto ontologico. In altri termini, invece di essere vista come la perdita della salute, la malattia viene vista come una condizione strutturale e ineliminabile della condizione umana.<\/p>\n<p>A causa di questa distorsione, le enormi risorse intellettuali e materiali messe in campo dall&#8217;apparato sanitario, sia pubblico che privato, vengono assorbite nel pozzo senza fondo di una crociata permanente contro la Malattia, invece di essere pi\u00f9 saggiamente impiegate in un&#8217;opera capillare di prevenzione, che faccia appello a un sano stile di vita complessivo da parte degli esseri umani, e che abbia quale obiettivo il raggiungimento e il mantenimento di un giusto equilibrio psico-fisico. Possibile che la remissione spontanea di patologie ritenute incurabili, come nel caso di tumori in piena metastasi, da parte di pazienti innamorati della vita e fermamente decisi a non lasciarsi andare, non abbia insegnato nulla alla nostra medicina, che ha fatto della tecnologia il suo Vitello d&#8217;Oro da adorare incondizionatamente e che continua a tenere in ben scarsa considerazione il potere di autoguarigione nascosto al fondo di ogni essere umano?<\/p>\n<p>La concezione della malattia di Itsuo Tsuda parte da una visione dell&#8217;uomo essenzialmente materialistica (anche se lui, probabilmente, avrebbe rifiutato questa definizione, convinto com&#8217;era della inscindibile unit\u00e0 del complesso mente-corpo); e tuttavia presenta aspetti di notevole interesse anche per chi non condivide tale presupposto. Per lui, il problema fondamentale della salute umana deriva dal fatto che l&#8217;uomo, a differenza dell&#8217;animale, non \u00e8 in grado di consumare e scaricare tutta la propria energia vitale, perch\u00e9 i suoi istinti si sono affievoliti sotto l&#8217;azione preponderante della evoluzione del cervello. Conservare in vita il proprio organismo e procreare, assicurando la sopravvivenza della specie, sono le attivit\u00e0 che assorbono tutta l&#8217;energia vitale degli animali, mentre l&#8217;uomo ha un problema che deriva dal basso consumo di energia del cervello; problema, in un certo senso, aggravato dall&#8217;educazione, che vorrebbe canalizzata nel cervello, appunto, gran parte dell&#8217;energia vitale.<\/p>\n<p>Nemmeno nell&#8217;attivit\u00e0 sessuale l&#8217;essere umano riesce a scaricare tutta la propria energia, perci\u00f2 egli si trova a dover gestire un <em>surplus<\/em> energetico che non sa bene come investire. Un modo di farlo \u00e8 la sublimazione artistica e intellettuale; un altro, lo sfogo puro e semplice dell&#8217;aggressivit\u00e0, che si traduce in violenza; un altro ancora \u00e8, appunto, la malattia. Quest&#8217;ultima, pertanto, si pu\u00f2 considerare come una conseguenza della perdita di equilibrio dell&#8217;organismo corpo-mente, dovuta, a sua volta, all&#8217;insufficiente canalizzazione delle energie sovrabbondanti.<\/p>\n<p>Il filosofo giapponese espone queste convinzioni in alcuni passi esemplari, per chiarezza e concisione, del suo libro <em>La scienza del particolare<\/em> (edizione originale Parigi, 1976 traduzione italiana di A. Biasi e G. Costa, Milano, Sugarco Editore, 1978, 2 voll.; II, pp. 16-17; 123-124), alcuni dei quali ci sono sembrati particolarmente degni di essere riportati e meditati.<\/p>\n<p><em>&quot;La medicina \u00e8 dualista, per concezione e per metodo. Essa simboleggia la guerra del Bene contro il Male. Per sconfiggere il male bisogna determinarlo, definirlo, localizzarlo. Gli si d\u00e0 un nome e s&#8217;indicher\u00e0 un rimedio. Tutto \u00e8 perfetto, se la cosa procede in questo modo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Come ha detto Alexis Carrel, la malattia \u00e8 una cosa personale. Essa assume l&#8217;aspetto dell&#8217;individuo. Vi sono tante malattie quanti sono i malati.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Quando si d\u00e0 un nome al male di cui soffre il paziente, questi blocca la propria immaginazione intorno all&#8217;idea che suggerisce questo nome. Bisogna che questo nome sia abbastanza degno, speciale, misterioso e accattivante per trattenere la sua attenzione. Un medico che dice al suo cliente: \u00abLei ha solo preso freddo\u00bb, si vedr\u00e0 presto costretto a chiudere lo studio, perch\u00e9 il malato si sente sottovalutato, leso nel suo diritto di rivendicazione. Lascer\u00e0 perdere quel<\/em> ciarlatano <em>per trovarsi qualcuno di maggior valore. La psiche ha dunque la sua parte. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Bisogna dire che il dolore \u00e8 dovuto solo alla partenza di segnali nervosi che arrivano al cervello. \u00c8 questo che decide se si tratta di un dolore o di qualcos&#8217;altro. In altre parole, se il cervello decide che \u00e8 un piacere, il dolore pu\u00f2 diventare un piacere. \u00c8 il ben noto caso dei masochisti. La linea di demarcazione tra il dolore e il piacere non \u00e8 altrettanto netta di quanto si creda. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Si confonde spesso la sofferenza con l&#8217;espressione della sofferenza; l&#8217;espressione \u00e8 in qualche modo una forma di consumazione dell&#8217;energia. Negli animali, questa consumazione avviene secondo i loro istinti: conservarsi e procreare. Nell&#8217;uomo tutto si complica a causa del suo cervello, l&#8217;educazione ha come scopo di canalizzare l&#8217;energia del cervello, ma questo non ne consuma molta. Questo incanalamento resta eterno nei tipi cerebrali, negli altri tipi l&#8217;incanalamento colpisce altre regioni. Il massimo consumo dell&#8217;energia deve avvenire nell&#8217;atto sessuale, ma la situazione \u00e8 complicata dal fatto che nell&#8217;uomo la sessualit\u00e0 non \u00e8 semplicemente legata alla procreazione: essa \u00e8 complessa, permanente e ambivalente.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Fintanto che il consumo non \u00e8 totale, cosa che avviene nella maggior parte degli uomini, l&#8217;eccedenza che ne risulta ci spinge a ritrovare l&#8217;equilibrio perduto da eccezionali mezzi di scarico: creazione, diversi mezzi d&#8217;esteriorizzazione, violenza, incidenti, malattia.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Dopo aver cos\u00ec formulato la sua idea fondamentale sulla eziologia, Itsuo Tsuda passa ad esporre alcuni casi particolarmente significativi nei quali si \u00e8 imbattuto personalmente, curando i propri pazienti, o che ha conosciuto per via indiretta. In particolare egli cita spesso Hiroyo Noguchi (1876-1928), famoso medico e batteriologo giapponese, per la esemplarit\u00e0 del suo rapporto psicologico con i propri pazienti.<\/p>\n<p>Un intero capitolo \u00e8 dedicato specificamente a una serie di casi d&#8217;isteria, nei quali i pazienti si fabbricavano da s\u00e9 dolori pi\u00f9 o meno localizzati e non erano disposti ad accettare alcuna diagnosi, n\u00e9 a lottare contro i propri sintomi dolorosi, se prima il medico che li curava non riconosceva la loro esistenza reale e non formulava la diagnosi relativa a una malattia organica ben precisa. Dal canto suo, osserva Tsuda, la medicina moderna non vede di buon occhio gli isterici perch\u00e9 essi la mettono in imbarazzo a causa della sua impotenza a curarne i sintomi dolorosi, dato che, per essa, si tratta di sintomi immaginari di una malattia immaginaria. Di conseguenza, il paziente si sente incompreso e abbandonato; peggio, si sente tradito nel suo bisogno di parlare della propria malattia come di un qualcosa di estremamente reale, di cui ha ogni diritto di lamentarsi e per la quale vorrebbe ricevere attenzioni e comprensione.<\/p>\n<p>Citiamo ancora dal suo libro (vol. II, pp. 99-103):<\/p>\n<p><em>&quot;Un giorno, Noguchi viene sollecitato ad aiutare un uomo che soffre di tachicardia. Una cinquantina d&#8217;anni, una bella pinguedine, un tipo robusto. Seduto, soffre, tenendosi la mano sullo stomaco. Noguchi si avvicina, facendo finta di nulla, e dice:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abIn realt\u00e0, il suo organismo \u00e8 molto sensibile. L\u00e0 dove tiene la mano, vi \u00e8 il<\/em> punto <em>critico attraverso il quale si pu\u00f2 agire per calmare le palpitazioni. Lei lo preme senza saperlo. Se potesse premere un po&#8217; di pi\u00f9, sarebbe perfetto, ma lei non ha la forza sufficiente per farlo. Aspetti, lascia fare a me. Cos\u00ec, forte. Ora, inspiri, espiri\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Smette la pressione. Il malato, ripresosi, lo ringrazia.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abLei mi ha salvato, maestro\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abNon \u00e8 nulla. Ha fatto bene a premere, solo che non ha forza sufficiente\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Colui che si trova al suo capezzale, ha un&#8217;esclamazione ammirata.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abL&#8217;istinto di natura \u00e8 davvero incredibile. Egli sapeva dove doveva premere\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Al ritorno, un guaritore che si occupava di lui, accompagna Noguchi e gli dice:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abEra quello il punto critico, vero?\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abMa no. L&#8217;ho designato io come punto critico. Non ha importanza dove sia, per noi \u00e8 uguale. Se lo indicate, quello diventa il punto critico\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il guaritore non riesce a comprendere. I cartesiani esistono ovunque, anche in Giappone.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abQual \u00e8 la causa della malattia?\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abL&#8217;isteria\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abUn uomo cos\u00ec robusto? incredibile\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Non vi furono pi\u00f9 problemi fino all&#8217;indomani, quando il guaritore ritorn\u00f2 e disse a Noguchi:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abQuel signore non \u00e8 isterico\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abPerch\u00e9?\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abGli ho detto che \u00e8 isterico. Dice di no. Mai stato in tutta la sua vita\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Che imbecille! Disse tra s\u00e9 Noguchi. Tutto quel che ho fatto \u00e8 stato annullato. Inoltre, la crisi diventer\u00e0 pi\u00f9 acuta.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Effettivamente, quella stessa sera vanno a chiamarlo. Vede il guaritore al capezzale dell&#8217;ammalato.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abGli ho fatto quello che lei mi ha mostrato ieri. Ma va sempre peggio, Dunque, non si tratta di isteria\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abMa no. Non \u00e8 isteria. \u00c8 un sintomo isterico che assomiglia ad essa. In questo caso ,ci sar\u00e0 una<\/em> contrazione <em>all&#8217;epigastrio. Poich\u00e9 non \u00e8 isterico, deve esservi una contrazione. Eccola. Bisogna premere forte come occorre per avere un risultato. E lei, lei l&#8217;ha fatto come se fosse un caso d&#8217;isteria. Naturalmente, cos\u00ec non pu\u00f2 andare\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Egli preme esattamente nello<\/em> stesso punto <em>del giorno prima. E tutto si calma. Il guaritore dice trionfalmente:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abIn realt\u00e0, non si tratta di isteria\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abNaturalmente. Non esistono casi di isteria come questo\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Da allora, Noguchi ha deciso di non dire la verit\u00e0 a nessuno.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Un commissario di polizia viene a chiedere il suo intervento per la moglie che \u00e8 ammalata, e si trova a letto da pi\u00f9 di un anno. Il medico curante dice che si tratta di una nevrosi e che bastano alcuni gesti di un ipnotizzatore per guarirla. \u00c8 la ragione per la quale egli \u00e8 venuto a chiedere a Noguchi d&#8217;intervenire. Questi accetta di visitarla entro qualche giorno. Due giorni dopo, vanno a dirgli che la malata, con la minzione bloccata dal giorno prima, \u00e8 in agonia. \u00c8 costretto quindi a recarsi a lei senza indugio.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;ammalata, sprofondata nel letto, con i capelli in disordine, gli occhi iniettati di sangue, respira a fatica. Noguchi le tocca il ventre, i fianchi e il collo, dicendo che quei punti devono essere sensibili. Ella conferma con voce appena udibile.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abLei forse non lo sa &#8211; le dice &#8211; ma deve esservi un punto nel piede che deve far male\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Quando preme fra il primo e il secondo e il secondo metatarso, ella lancia un grido di dolore.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00ab\u00c8 qui la causa, non \u00e8 una nevrosi\u00bb. E voltandosi verso il marito, egli dice a voce alta: \u00abCome pu\u00f2 rimanere indifferente davanti a una malattia cos\u00ec grave? Porti subito un vaso da notte. La faccia urinare\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;A queste parole, il marito, sconvolto, si affretta a portarlo. Osservando tutta quella agitazione, ella dimentica di colpo la sua agonia. E si mette a urinare abbondantemente.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abSenta, Maestro\u00bb, dice piangendo &#8211; mio marito e il mio medico non prendono sul serio ci\u00f2 che dico Io dico che ho male ed essi continuano a dire che si tratta di nevrosi, di malattia psichica\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abAssolutamente no. Non si tratta di nevrosi\u00bb, risponde Noguchi immediatamente, e dice al marito:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abChe errore diagnostico. Anche lei deve fare attenzione. Faccia onorevole ammenda di tutto quel che le ha fatto\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;ammalata assume uno sguardo pi\u00f9 dolce, il suo polso si fa normale, ella comincia ad avere un aspetto migliore e si riprende dall&#8217;agonia.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Mentre uscivano dalla casa del commissario, questi gli chiese:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abQual \u00e8 insomma la sua malattia?\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abLa nevrosi. E anche lei&#8230;Ora, le dica che non deve alzarsi, non deve muoversi, perch\u00e9 la sua malattia \u00e8 molto grave. Lo ripeta tre volte. Allora, lei si alzer\u00e0 da sola\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;In effetti, ella lasci\u00f2 il letto l&#8217;indomani.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Mi hanno detto che \u00e8 assolutamente inconcepibile che l&#8217;organismo possa effettuare un cambiamento cos\u00ec improvviso, senza passare attraverso un processo fisiologico normale e graduale. Eppure, capita che un uomo muoia sentendo qualche goccia d&#8217;acqua tiepida scorrergli sul braccio, che prigionieri di guerra muoiano per una sola frustata. Capita che a un uomo completamente ubriaco passi di colpo la sbornia, nel ricevere un telegramma.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Il lettore che ci ha seguito fin qui potr\u00e0 forse pensare che questi casi sono, s\u00ec, sconcertanti; ma che, dopotutto, si trattava appunto di sintomi isterici, per cui essi non provano che una <em>reale<\/em> malattia sia effettivamente scomparsa mediante un trattamento psicologico, ma solo che quest&#8217;ultimo abbia funzionato in presenza di una malattia <em>immaginaria.<\/em> \u00c8 ben vero che, per quanto immaginaria, la malattia della moglie del commissario di polizia, nel secondo caso sopra riportato, stava effettivamente portando la donna alla morte; che, cio\u00e8, i sintomi, per quanto creati dalla nevrosi, stavano operando su di lei in maniera estremamente reale. Tuttavia si trattava sempre di sintomi isterici e non di una malattia organica.<\/p>\n<p>Ma che dire allorch\u00e9 un tumore all&#8217;ultimo stadio regredisce spontaneamente, e non sotto l&#8217;influsso di una qualche specifica terapia avviata dai medici, ma in maniera per loro completamente inspiegabile e repentina?<\/p>\n<p>Eppure, non sono certo pochi i casi documentati dalla letteratura medica.<\/p>\n<p>Spostandoci dal Giappone agli Stati Uniti d&#8217;America, ecco cosa riferiscono Caryle Hirshberg e Marc Ian Barasch nel loro libro <em>Guarigioni straordinarie. Quando il corpo guarisce se stesso<\/em> (titolo originale <em>Remarkable Ricovery<\/em>,1995; traduzone italiana di Orsola Fenghi, Milano, Arnoldo Mondadori, 1995, pp. 83-86):<\/p>\n<p><em>&quot;Perfino nel prendere atto che le guarigioni straordinarie esistono, la scienza medica continua a mostrare scarso interesse per la parte in esse avuta da pensieri e sentimenti.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Eppure tutti coloro con i quali abbiamo parlato insistono che il<\/em> come <em>sono guariti, forse perfino<\/em> perch\u00e9 <em>sono guariti, dipese dal loro modo di vedersi, dai loro sentimenti per gli altri, dal rapporto col mondo esterno, in misura spesso maggiore del trattamento medico. \u00c8 quindi chiaro che per affrontare il mistero &#8211; e la realt\u00e0 &#8211; delle guarigioni straordinarie occorre una visione concettuale non preconcetta, accompagnata a nuove tecniche di ricerca e forse perfino a una nuova medicina.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Se infatti esistono, i fattori psicosomatici associati alla scomparsa o all&#8217;arresto di un tumore potrebbero costituire il punto di partenza di un nuovo programma articolato di prevenzione e cura.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Credere fermamente in qualcosa pu\u00f2 influire su una malattia devastante o siamo nel campo del folclore? Riprendiamo dagli ani Cinquanta il famoso caso dello pseudo &#8216;Mr. Wright&#8217;. \u00abAffetto da linfosarcoma terminale, aveva il corpo disseminato di tumori grossi come arance\u00bb, scrive il suo medico, il dottor West, nel prescrivergli la maschera a ossigeno che gli avrebbe permesso di respirare, con un torace inondato da uno o due litri di &#8216;liquido lattescente&#8217;. Il male aveva raggiunto uno stadio troppo avanzato per le cure del tempo, mostarda azotata e raggi X, ma, nota West, egli si aggrappava come un naufrago a un unico relitto di speranza: il Krebiozen, propagandato dalla stampa popolare come rimedio miracoloso e che, per una strana coincidenza, sarebbe stato sperimentato proprio nell&#8217;ospedale in cui era ricoverato.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Purtroppo Mr. Wright non aveva i numeri per la cura sperimentale: non bastava che il paziente risultasse resistente alle terapie convenzionali, occorreva un&#8217;aspettativa di vita di almeno tre mesi.\u00abUna prognosi superiore alle dodici settimane &#8211; scrive il dottor West &#8211; nel suo caso era un vero azzardo\u00bb.Inoltre, il quantitativo del farmaco assegnato all&#8217;ospedale era sufficiente per non pi\u00f9 di una dozzina tutti gi\u00e0 prenotati. \u00abMa Mr. Wright non si lasciava facilmente smontare e, nonostante tutti gli sforzi di dissuaderlo, implor\u00f2 con tale insistenza quella &#8216;occasione d&#8217;oro&#8217;, da convincerli , contro ogni logica e anche contro le regole della commissione sul Krebiozen, a includerlo nell&#8217;esperimento\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Nel programma di terapia iniettiva trisettimanale, il dottor West somministr\u00f2 la prima iniezione a Mr. Wright, costretto a letto con gravi difficolt\u00e0 respiratorie, un venerd\u00ec. Tornato in ospedale il luned\u00ec mattina, \u00absicuro di trovarlo moribondo o anche morto e che la sua dose potesse essere assegnata a un altro paziente\u00bb, constat\u00f2 meravigliato una ripresa brillante. Mentre tutti gli altri pazienti non mostravano alcun miglioramento apprezzabile, Mr. Wright \u00abpasseggiava per il corridoi, chiacchierando allegramente con le infermiere, trasmettendo un messaggio di speranza a chiunque volesse ascoltare\u00bb. Alla visita di controllo, West scopr\u00ec che \u00able masse tumorali si erano dissolte come neve al sole, e dimezzate in soli due giorni le dimensioni originarie\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Nel giro di dieci giorni, Mr. Wright fu dimesso, libero da sintomi. Tuttavia, dopo un paio di mesi di ottima salute, lesse su un giornale che tutti gli esperimenti fatti col Krebiozen avevano dato risultati deludenti. A poco a poco perse la speranza e il male si manifest\u00f2 nuovamente. A questo punto, il dottor West ebbe una ispirazione. Gli si offriva un&#8217;occasione di indagare come veri e propri ciarlatani ottenessero a volte risultati curativi, con farmaci dagli effetti dubbi o del tutto inattivi. \u00abResomi conto che all&#8217;interno di lui operava qualcosa di pi\u00f9 della biochimica, approfittai scientemente del suo innato ottimismo, utilizzandolo come paziente di controllo. Ero spinto da motivazioni squisitamente scientifiche, volevo trovare per mezzo dell&#8217;esperimento perfetto una risposta ai numerosi interrogativi da lui sollevati.. Il mio piano non gli avrebbe arrecato alcun danno ed ero certo che non esistesse comunque alcun modo di aiutarlo\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abMentendo deliberatamente &#8211; continua West &#8211; lo invitai a non prestare fede a quel che leggeva sui giornali poich\u00e9 il farmaco prometteva invece molto bene\u00bb. Quando il paziente chiese come mai avesse avuto una ricaduta, West invent\u00f2 che \u00abla sostanza si conserva male, \u00e8 poco stabile&#8230;\u00bb,ma che \u00abuna nuova versione ultraperfezionata, di raddoppiata efficacia\u00bb, era in arrivo. La messa in scena di West si spinse fino al punto di ritardare l&#8217;arrivo della finta spedizione in modo che \u00abla speranza di salvezza raggiungesse l&#8217;apice. Quando gli dissi che stavamo per cominciare la nuova serie di iniezioni, era in uno stato prossimo all&#8217;estasi. Con grande ostentazione, recitando fino in fondo la parte (come ritenevo lecito, date le circostanze)\u00bb, West gli fece una iniezione di acqua fresca. Per la seconda volta Mr. Wright si sottrasse alla morte e in modo ancor pi\u00f9 spettacolare. Di nuovo le masse tumorali sembrarono dissolversi, il siero scomparve dalla cavit\u00e0 toracica ed egli divenne \u00abil ritratto della salute\u00bb. Fino a due mesi dopo, quando il rapporto finale della Commissione farmaci dichiar\u00f2 il Krebiozen del tutto privo di efficacia. Nel giro di pochi giorni, fu di nuovo ricoverato con tutti i sintomi del male e dopo ventiquattr&#8217;ore mor\u00ec.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Spiegare il mistero di quanto accadde in questo esperimento proibito non \u00e8 semplice. Si potrebbe invocare una straordinaria coincidenza: alcuni tumori sono noti per l&#8217;alternanza, nel processo biologico, di fasi di accrescimento a fasi di latenza, anche se molto di rado cos\u00ec spettacolarmente coordinate con iniezioni di placebo. Sarcoma e linfoma sono tipi di cancro per cui le tossine di Coley con induzione di febbre si erano dimostrate una cura valida. Mr. Wright aveva avuto febbre? West riferisce che il suo malato di linfosarcoma era in &#8216;stato febbrile, quel fatidico venerd\u00ec in cui fu fatta la prima iniezione.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Quello del dottor West \u00e8 forse l&#8217;unico esperimento placebo, basato solo e unicamente sulla fiducia del paziente, eseguito consapevolmente e deliberatamente da un medico su un malato di cancro. Ma c&#8217;\u00e8 da dire che una pillola zuccherina mascherata da farmaco era una volta presente in tutte le borse dei dottori. Rievocando gli anni di studio alla Harvard Medical School, agli inizi del secolo, il bostoniano Richard Cabot scrive: \u00abFui addestrato, come credo ogni altro medico, a usare il placebo, pillole di pane, iniezioni sottocutanee di acqua fresca e altri trucchi per agire sui sintomi del male grazie all&#8217;azione della mente\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>A questo punto, evidentemente, la domanda che ci dobbiamo porre \u00e8 la seguente: se non \u00e8 stato il Krebiozen a far recedere in maniera cos\u00ec spettacolare il tumore del signor Wright<em>, che cosa \u00e8 stato?<\/em> E che cosa lo ha portato alla morte in un tempo brevissimo, dopo che per due volte egli aveva rovesciato la prognosi medica, riprendendosi al punto da far sparire dal proprio organismo ogni traccia di tumore?<\/p>\n<p>Evidentemente, qualche cosa di psichico, di mentale: una convinzione, una speranza, una volont\u00e0 &#8211; e, nell&#8217;ultima fase, una drammatica perdita di speranza. N\u00e9 si deve credere che casi come quello or ora riferito siano poi tanto rari nella storia della medicina. Il fatto \u00e8 che i medici, di solito, non ne parlano volentieri: e non solo perch\u00e9 secca loro ammettere la propria colossale ignoranza in materia &#8211; a dispetto delle sofisticate e costosissime tecnologie delle quali oggi dispongono -, ma anche e soprattutto perch\u00e9 intuiscono che prendere sul serio tali casi significherebbe mettere in discussione tutto il paradigma scientifico sul quale hanno costruito la loro visione del mondo, dell&#8217;uomo, della salute e della malattia.<\/p>\n<p>La loro formazione universitaria \u00e8 di tipo materialistico, meccanicistico e riduzionistico, come lo \u00e8 &#8211; del resto &#8211; tutta la scienza moderna. Ammettere che il fattore spirituale \u00e8 decisivo nella eziologia del cancro, e di molte altre malattie pi\u00f9 o meno gravi, cos\u00ec come lo \u00e8 nella loro terapia, configge irrimediabilmente con tutto ci\u00f2 che \u00e8 stato loro insegnato e con tutto ci\u00f2 in cui credono e in cui hanno fiducia, sia come medici che come esseri umani. In fondo, essi ragionano, si tratta di casi percentualmente molto rari, se pure esistono: perch\u00e9 mai doversi sobbarcare la fatica di ripartire da zero nella propria visione del mondo e nella propria specializzazione professionale, se tutta la cultura dominante d\u00e0 ragione a loro e torto a quei pochi fatti? Ahim\u00e9, pochi o tanti che siano, i fatti sono fatti: basterebbe un solo fatto, che sia in palese e inconciliabile contrasto con la scienza accademica, per suggerire la necessit\u00e0 di una profonda revisione di tutte le nostre certezze scientifiche &#8211; almeno se si \u00e8 intellettualmente onesti.<\/p>\n<p>Ma questo richiede una buona dose di coraggio, perch\u00e9 immediatamente scatterebbero i sospetti e, a un certo punto, le scomuniche del corpo accademico e della medicina &quot;ufficiale&quot;. Il rischio, per chi accetti di rimettere in discussione l&#8217;intero paradigma scientista, \u00e8 l&#8217;espulsione dalla comunit\u00e0 scientifica ufficialmente riconosciuta e, nel caso di un medico, di una radiazione dal proprio ordine professionale. Nel caso di un biologo, la posta in gioco \u00e8 la fine della propria carriera universitaria, della possibilit\u00e0 di pubblicare libri ed articoli su riviste specializzate, insomma l&#8217;esclusione definitiva dal mondo culturale riconosciuto dalle persone &quot;serie&quot;, e lo spettro di vedersi retrocedere nella disprezzata categoria degli studiosi poco seri, dei creduloni, dei ciarlatani.<\/p>\n<p>E allora?<\/p>\n<p>E allora potremmo cominciare col domandarci perch\u00e9 mai, fino a meno di un secolo fa, anche nei Paesi occidentali tecnologicamente avanzati, i medici non disdegnavano di riporre delle pillole zuccherate nella loro borsa di cuoio, quando andavano nelle case a visitare i pazienti; mentre oggi questo pi\u00f9 non avviene. Evidentemente, il ricatto scientista e materialista \u00e8 arrivato a livelli tali, per cui i medici di oggi si vergognerebbero di riporre fiducia in un &quot;farmaco&quot; che non \u00e8 tale, e che costituisce la prova lampante del potere di autoguarigione dell&#8217;organismo, basato sull&#8217;influsso della mente; cio\u00e8 che cos\u00ec come la mente &quot;crea&quot; tutta una serie di malattie, allo stesso modo &#8211; e a a determinate condizioni &#8211; \u00e8 in grado di combatterle e vincerle. Ma allora, che cosa ci stanno a fare i medici, con tutti gli anni di studio che hanno dovuto affrontare per laurearsi e specializzarsi e con tutta la sofisticata tecnologia di cui oggi dispongono le strutture sanitarie?<\/p>\n<p>Nemmeno il fatto che una buona fetta dell&#8217;umanit\u00e0 &#8211; specialmente in Asia &#8211; si sia curata per millenni, e continui ancor oggi a curarsi, con metodi naturali che ignorano la chimica, riducono al minimo la chirurgia e danno grande importanza ai fattori psicologici e spirituali (basti pensare all&#8217;<em>Ayurveda<\/em> indiano), riesce a smuovere la medicina occidentale dalle sue presuntuose, granitiche certezze. Eppure le statistiche, tanto care alla visione occidentale della salute e della malattia, dicono che in India o in Cina non ci si ammala e non si muore con pi\u00f9 frequenza che in Occidente; al contrario. E anche questi sono fatti, non parole.<\/p>\n<p>La realt\u00e0 \u00e8 che noi vediamo solo quei fatti che offrono sostegno al nostro paradigma culturale, e ignoriamo quelli che sembrano contraddirlo. In questo modo riusciamo a sentirci confortati nelle nostre convinzioni pi\u00f9 radicate, senza doverci sobbarcare la fatica, e il disagio psicologico, di doverle rivedere alla luce di nuove evidenze.<\/p>\n<p>Ma perch\u00e9 dobbiamo vivere la disponibilit\u00e0 a rivedere il nostro paradigma culturale, solo sotto la luce negativa di un disagio, di una fatica? Perch\u00e9 non potremmo viverla come una opportunit\u00e0 di arieggiare l&#8217;atmosfera soffocante che ristagna nell&#8217;edificio del nostro presunto sapere? Sentirsi sempre ignoranti e bisognosi di verit\u00e0, <em>questa<\/em> \u00e8 la vera scienza. Questo dovrebbe essere l&#8217;atteggiamento fondamentale del <em>vero<\/em> scienziato. C&#8217;\u00e8 stato un tempo in cui anche gli scienziati occidentali lo sapevano, e cercavano di praticarlo. Forse dovremmo recuperare quello spirito e quella salutare umilt\u00e0, senza i quali non \u00e8 possibile realizzare alcun vero progresso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci siano gi\u00e0 occupati varie volte, in particolare negli articoli La mente pu\u00f2 non solo creare, ma anche ri-creare la realt\u00e0 in cui viviamo e da<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[92],"class_list":["post-26464","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26464","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26464"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26464\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26464"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26464"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26464"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}