{"id":26461,"date":"2019-03-07T11:08:00","date_gmt":"2019-03-07T11:08:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/03\/07\/la-malinconia-e-il-presentimento-dellinfinito\/"},"modified":"2019-03-07T11:08:00","modified_gmt":"2019-03-07T11:08:00","slug":"la-malinconia-e-il-presentimento-dellinfinito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/03\/07\/la-malinconia-e-il-presentimento-dellinfinito\/","title":{"rendered":"La malinconia \u00e8 il presentimento dell&#8217;infinito"},"content":{"rendered":"<p>Una definizione abbastanza calzante della malinconia potrebbe essere questa: la malinconia \u00e8 lo stato d&#8217;animo dello spirito finito che aspira all&#8217;infinito. Potrebbe sembrare una sindrome specificamente romantica, e in effetti \u00e8 uno dei tratti caratteristici della psicologia, oltre che della poetica, del romanticismo; eppure, una breve riflessione permette di concludere che essa non \u00e8 affatto un prodotto storico di quella stagione culturale, ma \u00e8 l&#8217;espressione di un aspetto essenziale della condizione umana in quanto tale. L&#8217;uomo non \u00e8 veramente uomo senza la relazione con Dio; se essa si allenta o viene rifiutata, egli si abbassa al di sotto della propria natura; tuttavia, se viene accettata e sviluppata, essa lo porta oltre se stesso, e questo essere proiettato <em>aldil\u00e0<\/em> del suo essere genera, necessariamente, la malinconia. Che altro \u00e8, infatti, la malinconia, se non la nostalgia di qualcosa che non \u00e8 raggiungibile, e che nondimeno viene avvertita come essenziale per la propria felicit\u00e0? \u00c8 come camminare nel vuoto: si ha nostalgia del terreno solido, su cui posare i piedi; per\u00f2, nello stesso tempo, si sente che cos\u00ec deve essere: che il luogo cui si \u00e8 destinati non \u00e8 quaggi\u00f9, e quindi non ci si pu\u00f2 arrivare camminando, non \u00e8 questione di tempo o di spazio, ma di un altrove assoluto, che certamente esiste, ma che non \u00e8 segnato su nessuna carta geografica, perch\u00e9 nessun uomo vivente lo ha mai visto o, se pure lo ha visto, nessuno \u00e8 stato capace di riferirne esattamente l&#8217;ubicazione. Chi c&#8217;\u00e8 stato, non ha poi le parole per dirlo.<\/p>\n<p>Per capire la malinconia dello spirito finito che si protende verso l&#8217;Assoluto, \u00e8 utile leggere il <em>Diario<\/em> del pi\u00f9 grande pensatore cristiano dell&#8217;epoca moderna, S\u00f8ren Kierkegaard, e inoltre il suo <em>Punto di vista della mia attivit\u00e0 letteraria<\/em>: scritti nei quali egli si guarda allo specchio e si scruta con spietata, inesorabile sincerit\u00e0, sino in fondo all&#8217;anima, non per una forma di compiacimento e quasi di narcisismo morboso, ma con la forza e il coraggio di un uomo che vuol fare i conti con se stesso, una volta per sempre, al cospetto di Dio, perci\u00f2 senza nulla fingere, senza nulla omettere e senza nulla aggiungere a quanto \u00e8 necessario per mettere a nudo la verit\u00e0, tutta intera, senza veli o falsi pudori.<\/p>\n<p>Abbiamo scelto tre distinte annotazioni, fra le moltissime che avremmo potuto scegliere, di questo straordinario osservatore della realt\u00e0, che fu anche uno straordinario osservatore di se stesso (cit. in Romano Guardini, <em>Ritratto della malinconia<\/em>; traduzione dal tedesco di Romana Guarnieri, Brescia, Morcelliana, 1954, pp. 15-16; 20-22; 24-26):<\/p>\n<p><em>Io non sono stato mai uomo: questa, sin dalla nascita, la mia sventura; la quale divenne completa a causa della mia educazione. Quando si \u00e8 fanciulli, e gli altri fanciulli giocano, scherzano, fanno quant&#8217;altro usano fare; e, ahim\u00e8, quando si \u00e8 adolescenti, e gli altri adolescenti amano, ballano, fanno quant&#8217;alto usano fare: allora, essere spirito, pur essendo fanciullo e adolescente, che tremenda tortura &#8212; pi\u00f9 tremenda, se, con l&#8217;aiuto della fantasia, si conosce l&#8217;arte di apparire addirittura il pi\u00f9 giovane di tutti! Simile sventura, peraltro, sulla quarantina \u00e8 gi\u00e0 minore; nell&#8217;eternit\u00e0 non esiste pi\u00f9 affatto. A me non \u00e8 stata donata l&#8217;immediatezza, e perci\u00f2, in un senso tutto umano, non ho vissuto; ho cominciato direttamente dalla riflessione, in luogo di raccogliere solo pi\u00f9 tardi un po&#8217; di riflessione; in certo qual modo, io sono tutto riflessione dal principio alla fine. Nei due periodi della immediatezza, la fanciullezza e l&#8217;adolescenza, io abilmente, come del resto \u00e8 sempre abile la riflessione, mi sono aiutato o avrei voluto aiutarmi con una giovanilit\u00e0 tutta d&#8217;imitazione, e, senza ancora rendermi conto del dono a me concesso, ho patito sino in fondo il dolore di non essere io come sono gli altri. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Senonch\u00e8 anche sotto un altro rispetto, durante tutta la mia attivit\u00e0 di scrittore, ho avuto bisogno della assistenza di Dio, giorno dietro giorno, nel corso degli anni; \u00e8 stato lui il mio solo confidente; unicamente fidando nella Sua consapevolezza m&#8217;\u00e8 stato dato di osare quel che ho osato, e sostenere quel che ho sostenuto, e ho potuto trovare la beatitudine mentre immane mondo io ero solo, letteralmente solo. Dovunque io fossi, sugli occhi di tutti o a quattr&#8217;occhi col pi\u00f9 fidato degli amici, sempre sono staro come avviluppato in un inganno, e dunque solo; nella solitudine della notte non avrei potuto essere pi\u00f9 solo. Ero solo, non gi\u00e0 in una foresta d&#8217;America con i suoi terrori e pericoli, bens\u00ec solo in compagnia delle pi\u00f9 terrificanti possibilit\u00e0, di fronte alle quali anche la REALT\u00c0 pi\u00f9 spaventosa \u00e8 di refrigerio e sollievo; solo in compagnia delle POSSIBILIT\u00c0 pi\u00f9 terrificanti; solo, quasi in dissidio con la lingua umana; solo, in torture le quali m&#8217;hanno insegnato assai pi\u00f9 che una nuova glossa a quel tale testo dello &quot;stimolo conficcato nella carne&quot;; solo, di fronte a decisioni nelle quali un uomo avrebbe bisogno del sostegno di amici, possibilmente dell&#8217;intero genere umano; solo, in tensioni dialettiche che (senza Dio) avrebbero fatto impazzire chiunque altro fornito della mia fantasia; solo, in angosce mortali; solo, senza potermi far intendere (quand&#8217;anche lo avessi desiderato) anche soltanto da una persona sola. Ma che dico &quot;una persona sola&quot;? ho conosciuto tempi in cui non mi mancava pi\u00f9 neanche quello, di modo che non potevo dire neanche: &quot;non ci mancava altro&quot;; tempi in cui non mi riusciva pi\u00f9 di rendermi intelligibile neanche a me stesso. Se penso ora che a questa maniera ho passato degli anni, mi sento rabbrividire; basta che io traveda uj solo attimo, perch\u00e9 mi senta crollare. Se per\u00f2 vedo gusto, se faccio in modo da trovare nella fede la pace, fidando nella consapevolezza di Dio, subito la beatitudine ritorna. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Strano come l&#8217;amore di Dio mi violenta. Ahim\u00e8, non conosco infine preghiera pi\u00f9 vera, che tornar sempre da capo a pregare Iddio che voglia intanto concedermi di non adirarsi con me, perch\u00e9 io lo ringrazio ininterrottamente di aver fatto Lui e fare &#8212; s\u00ec, fare tuttora &#8212; tanto di pi\u00f9, indescrivibilmente di pi\u00f9, di quanto io mi attendessi. Cinto di scherni, giorno dopo giorno tormentato dalla gente, dalla piccineria persino dei familiari pi\u00f9 intimi, non so che altro fare, qui in casa come nel mio intimo, se non ringraziare Dio. Un uomo &#8212; e che cosa \u00e8 un uomo, innanzi a Dio? nulla, meno di nulla; &#8211; per giunta un pover&#8217;uomo, precipitato, bambino ancora, nella pi\u00f9 miserevole malinconia, oggetto di paura anche a se stesso; ed ecco che Iddio mi aiuta a questo modo, e mi concede quel che mi ha concesso! Una vita che m&#8217;era di peso (nonostante che, di tempo in tempo, ne percepissi anche tutte quelle felici disposizioni) e che, al pari di tutto il resto, mi veniva amareggiata dal punto nero che guastava tutto (&#8230;) di una vita simile Iddio si occupa. Egli mi lascia in quieta solitudine piangere innanzi a Lui; mi lascia piangere sino in fondo tutto il mio dolore, consolato dalla consapevolezza che Lui si occupa di me &#8212; e intanto conferisce Lui a questa vita di dolori un significato, che per poco non mi soggioga; e mi dona felicit\u00e0 e forza e saggezza per tutte le mie prestazioni, acciocch\u00e9 io faccia, di tutta intera la mia esistenza, una pura espressione di idee; per lo meno, tale Egli la faccia.<\/em><\/p>\n<p><em>Perch\u00e9 cos\u00ec ora vedo con estrema chiarezza (e ci\u00f2 rinnova un&#8217;altra volta la mia gioia verso Dio, e la mia gratitudine) che \u00e8 stata disposta la mia vita. La mia vita ha cominciato senza immediatezza, con una spaventosa malinconia, gi\u00e0 sconvolta sin dalla prima fanciullezza nel suo fondo pi\u00f9 profondo; una malinconia, che per un certo periodo mi spinse a peccati e ad eccessi, con tutto che, da un punto di vista umano, io fossi da dire pi\u00f9 un folle che un colpevole. Ci\u00f2 che in ultimo mi arrest\u00f2, fu la morte di mio padre. Che quella miseria fondamentale della mia vita potesse venir tolta dimezzo, non osavo crederlo; e cos\u00ec mi attaccai all&#8217;eterno, nella beata certezza che Dio \u00e8 amore, quand&#8217;anche io dovessi per tutta la vita soffrire a quel modo. S\u00ec, beata certezza. Guardai, dunque, in faccia alla mia vita<\/em>.<\/p>\n<p>Tuttavia non abbiamo provato a spiegare perch\u00e9 la malinconia, se \u00e8 un tratto costante dell&#8217;anima umana che si proietta oltre se stessa, verso Dio, appare pi\u00f9 evidente nel romanticismo, come se ne fosse una caratteristica specifica; e anche Kierkegaard, del resto, per il contesto storico in cui si svolge la sua vita, all&#8217;incirca la prima met\u00e0 del XIX secolo, si pu\u00f2 accomunare alla temperie psicologia e culturale di quel grande movimento. In realt\u00e0, a noi pare che non solo il romanticismo, ma tutte le epoche di trapasso abbiano la tendenza a far emergere, con pi\u00f9 forza e consapevolezza, quel fondo di malinconia che \u00e8 sempre presente nell&#8217;anima umana, e ci\u00f2 per la buona ragione che, nelle epoche di trapasso, pare che Dio si occulti, svanisca insieme ai vecchi valori e punti di riferimento, e ci\u00f2 genera smarrimento, angoscia e nostalgia. All&#8217;alba dell&#8217;umanesimo, quando l&#8217;Europa esce dal paradigma cristiano medievale, ecco la malinconia di Petrarca, unita al senso di sdoppiamento della propria personalit\u00e0 e di alienazione rispetto a se stesso; in pieno rinascimento, ecco la <em>Melencolia<\/em> di Albrecht D\u00fcrer, che sembra meditare sulla rottura incombente dell&#8217;anima europea, e par contemplare desolata le macerie di un mondo in rovina (siamo nel 1514: mancano appena tre anni alla ribellione di Lutero contro la Chiesa cattolica, che aprir\u00e0 una ferita mai rimarginata); e tre secoli e mezzo dopo, nel 1857, nei <em>Fiori del male<\/em> di Baudelaire, ecco <em>Spleen<\/em>, la poesia-manifesto della malinconia che si trasforma in <em>taedium vitae<\/em>, cio\u00e8 in quella che i tedeschi chiamano S<em>ehnsucht<\/em>. Si potrebbero fare molti altri esempi; e se ne potrebbero fare anche numerosi <em>a contrario<\/em>. In Dante non c&#8217;\u00e8 malinconia, perch\u00e9 il mondo di Dante \u00e8 ancora ben saldo nelle sue certezze teologiche, filosofiche e morali (il suo, non quello dei suoi contemporanei: come tutti i grandi, Dante risente l&#8217;influsso della propria epoca, ma non lo subisce passivamente), cos\u00ec come non ce n&#8217;\u00e8 nei poemi di Omero. Viceversa, essa \u00e8 evidente in Enea, il <em>pius<\/em> eroe che tanto piace ai moderni perch\u00e9 scisso e travagliato fra il senso del dovere e i suoi personali, umanissimi desideri. Ed \u00e8 malinconico, per definizione, don Chisciotte della Mancia, il cavaliere errante che non ha pi\u00f9 un mondo cavalleresco in cui agire, e perci\u00f2 si muove come nel vuoto; e sono malinconici Amleto, Re Lear, Prospero, Romeo e perfino i personaggi del <em>Sogno d&#8217;una notte di mezza estate<\/em>, perch\u00e9 al di l\u00e0 del sorriso sulla mutevolezza dei sentimenti umani, essi sfiorano, pur senza volerlo, il grande segreto della malinconia, cos\u00ec come accade ai personaggi dell&#8217;<em>Orlando furioso<\/em> di Ariosto: ossia che per sfuggirla, bisognerebbe cessar d&#8217;essere uomini.<\/p>\n<p>E tuttavia, tutto questo non ci basta. Vogliamo capire meglio perch\u00e9 la malinconia appartenga allo statuto ontologico dell&#8217;uomo e quale uso si debba fare, o non fare, di essa. La maggior parte degli uomini, infatti, la considera un male; l&#8217;accoglie malvolentieri, la combatte per quanto pu\u00f2 e, se non pu\u00f2, la sopporta malvolentieri; non vede l&#8217;ora che se ne vada e lo lasci in pace. In effetti, dobbiamo distinguere due generi di malinconia, uno buono e uno cattivo. La cattiva malinconia \u00e8 quella che provoca le vertigini per l&#8217;intuizione dell&#8217;Assoluto in uno spirito finito che sa guardare solo verso la terra: per un tale spirito, essa \u00e8 semplicemente troppo; \u00e8 pi\u00f9 di quanto possa sopportare. La buona malinconia \u00e8 quella che si desta nello spirito finito che \u00e8 capace di levare lo sguardo verso le altezze e comprende che lass\u00f9 \u00e8 la sua vera patria: essa \u00e8 buona, perch\u00e9 lo abitua a disprezzare ci\u00f2 che \u00e8 secondario e a concentrarsi su ci\u00f2 che \u00e8 essenziale nel cammino della vita. Come il buon alpinista, l&#8217;<em>homo viator<\/em> deve sbarazzarsi del peso superfluo e procedere recando con s\u00e9 soltanto le cose strettamente indispensabili, beninteso se vuol sperare di giungere sulla vetta. Le vette sono fatte per coloro i quali sanno sacrificare tutto ci\u00f2 che \u00e8 secondario; chi non lo sa fare, deve accontentarsi di vivere nelle bassure. Il richiamo dell&#8217;Assoluto, in un certo senso, \u00e8 pi\u00f9 di quel che la natura umana riesca a portare: ed \u00e8 per questo che il vero pellegrino conosce il segreto per giungere alla meta: quello di riconoscere la propria insufficienza e di rivolgersi a Colui che lo attende al termine del viaggio. Nessuno pu\u00f2 farcela da solo. Tale \u00e8 la natura umana: deve essere per forza qualcosa di meno o qualcosa di pi\u00f9 di ci\u00f2 che essa \u00e8 in quanto creatura terrestre. Mentre, per\u00f2, chiunque pu\u00f2 abbassarsi al disotto, perch\u00e9 \u00e8 sufficiente lasciarsi trasportare dai propri istinti pi\u00f9 bassi, per innalzarsi al disopra \u00e8 indispensabile chiedere la grazia di Dio. E questo richiede un atto d&#8217;umilt\u00e0, di cui solo i pi\u00f9 forti sono capaci: perch\u00e9 solo i pi\u00f9 forti e i pi\u00f9 leali sono disposti a riconoscere la loro debolezza e la loro fragilit\u00e0. E questa \u00e8 la differenza essenziale fra un Voltaire e un Kierkegaard, o fra un Machiavelli e un Dante. Voltaire e Machiavelli appartengono al tipo umano che si ubriaca di orgoglio per le proprie possibilit\u00e0, e che perfino quando parla dei limiti dell&#8217;uomo, come fa Voltaire nel <em>Candido<\/em>, o come fa Machiavelli quando tratta, nel <em>Principe<\/em>, il tema della Fortuna, lo fa sempre gonfiando il petto d&#8217;orgoglio: come l&#8217;imperatore Costanzo II, che &#8212; narra Ammiano Marcellino &#8212; quando pass\u00f2 col suo cocchio sotto l&#8217;arco di trionfo in Roma, abbass\u00f2 lievemente il capo: pur essendo di bassa statura, in quanto imperatore si riteneva troppo grande per passare tranquillamente come un uomo qualsiasi. Ma gli uomini davvero grandi non esitano a riconoscere la loro piccolezza e l&#8217;assoluto bisogno che qualunque essere umano ha della grazia divina. Senza di essa, l&#8217;uomo \u00e8 destinato a precipitare nel fango; con essa, pu\u00f2 levarsi fino a <em>l&#8217;amor che move il sole e l&#8217;altre stelle<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una definizione abbastanza calzante della malinconia potrebbe essere questa: la malinconia \u00e8 lo stato d&#8217;animo dello spirito finito che aspira all&#8217;infinito. 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