{"id":26459,"date":"2016-09-03T12:01:00","date_gmt":"2016-09-03T12:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/09\/03\/la-modernita-e-la-malattia-o-guarire-o-morire\/"},"modified":"2016-09-03T12:01:00","modified_gmt":"2016-09-03T12:01:00","slug":"la-modernita-e-la-malattia-o-guarire-o-morire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/09\/03\/la-modernita-e-la-malattia-o-guarire-o-morire\/","title":{"rendered":"La modernit\u00e0 \u00e8 la malattia: o guarire o morire"},"content":{"rendered":"<p>Esistono due maniere di vivere, due filosofie esistenziali, due modi di porsi, concretamente e quotidianamente, di fronte al reale: secondo natura e contro natura. La prima maniera era quella dei nostri nonni, specialmente nel contesto della civilt\u00e0 contadina; la seconda \u00e8 la nostra, che inizia coi telai meccanici nel XVIII secolo, prosegue con gli opifici del XIX e la catena di montaggio del XX, con le grandi citt\u00e0 che vivono di terziario, con le folle &quot;democratiche&quot; che corrono da tutte le parti, ascoltano due o tre telegiornali al giorno, fanno la spesa al supermercato e, la sera, si rintanano nei loro covili a riempirsi di compresse per l&#8217;ansia, per la depressione e per l&#8217;insonnia, in attesa di riprendere, al mattino dopo, la loro vita artificiale da schiavi consenzienti.<\/p>\n<p>Non staremo qui a spiegare perch\u00e9 la modernit\u00e0 sia, in se stessa, una malattia, e perch\u00e9 l&#8217;uomo moderno, in quanto tale, sia un malato cronico: \u00e8 una di quelle cose che o si capiscono spontaneamente, e anteriormente a qualunque ragionamento, oppure non si capiranno mai. Ci limiteremo a indicare l&#8217;elemento decisivo di quella malattia: l&#8217;alienazione da se stessi, conseguenza, a sua volta, della rottura della relazione verticale dell&#8217;esistenza, e, quindi, del rapporto con Dio. Senza pi\u00f9 relazioni con Dio, l&#8217;uomo ripiomba dentro se stesso; ma non trova sfogo al suo slancio metafisico, per cui o imputridisce, e muore ancor vivo, decomponendosi, oppure si mette volontariamente sulla strada dell&#8217;autodistruzione, cercando disperatamente di scrollare da s\u00e9 quel di pi\u00f9 di energia, di tensione, d&#8217;inquietudine, le quali, non trovando pi\u00f9 uno sbocco verso l&#8217;alto, lo cercano verso il basso: verso gl&#8217;istinti primordiali, la lussuria, l&#8217;ira, la cupidigia.<\/p>\n<p>Afferrato in questo ingranaggio, che proietta all&#8217;esterno sotto forma di industrie, di megalopoli, di voli intercontinentali, di viaggi nello spazio, di scissione dell&#8217;atomo e di manipolazione genetica, fecondazione artificiale e clonazione, l&#8217;uomo moderno si trasforma in un analfabeta di se stesso, si atrofizza nei suoi istinti positivi, nel suo nobile slancio vero l&#8217;alto, e sprofonda sempre pi\u00f9 nella palude delle pulsioni inferiori, trasformandosi in un demone distruttivo e autodistruttivo, in una creatura del male, che odia la vita (aborto, eutanasia, droga, matrimonio omosessuale), ma non ha il coraggio di guardarsi allo specchio e vedersi e giudicarsi per ci\u00f2 che realmente \u00e8 diventato, e che si racconta un mare di frottole con le quali si persuade di essere un cavaliere del progresso, della libert\u00e0, della giustizia sociale, e chiss\u00e0 di quante altre nobilissime cause. Se poi non ce la fa proprio pi\u00f9, si affida alle cure di una forma di magia nera chiamata psicanalisi, o si riempie di farmaci che bloccano i sintomi del suo male, senza minimamente intaccarne le cause; finch\u00e9, vinto, si abbandono alla follia, si abbrutisce con l&#8217;alcol o gli stupefacenti, si uccide o uccide degli altri esseri umani, proiettando su di essi le sue intollerabili frustrazioni e convincendosi che, una volta eliminata la moglie, il marito, l&#8217;amante, il padre, il rivale o il collega di lavoro, le cose andranno meglio, il suo equilibrio verr\u00e0 ristabilito e la vita gli dar\u00e0 i meritati riconoscimenti per la sua intelligenza, la sua bravura, il suo fascino, la sua creativit\u00e0.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo premoderno (una figura ancora qua e l\u00e0 esistente, ma sempre pi\u00f9 rara), e specialmente il contadino, immerso nel ciclo della natura e della vita, abituato a non dare nulla per scontato, a non fondarsi sulla rivendicazione di &quot;diritti&quot; ma sul lavoro delle sue mani, cosciente dei suoi limiti, della sua fragilit\u00e0, della sua imperfezione e, soprattutto, della sua mortalit\u00e0, ma anche fiducioso verso Dio e abbastanza umile da chiedere con la preghiera l&#8217;aiuto necessario per le necessit\u00e0 della sua vita, abbastanza onesto da ringraziare per tutto ci\u00f2 che riceve, a cominciare dal pane quotidiano, non vive in un mondo astratto e artificiale, ma nel mondo reale, concreto, delle cose vere. Egli non sa quel che succede in Australia, n\u00e9 chi ha vinto l&#8217;ultima edizione del <em>Grande Fratello<\/em>, e neppure chi ha conquistato la medaglia d&#8217;oro alle Olimpiadi: eppure, cosa strana, non ne risente affatto, non se ne cruccia, non se ne gloria, \u00e8 immerso nella vita vera e ci\u00f2 gli basta a riempire i suoi pensieri.<\/p>\n<p>Non si vuol dire, con questo, che \u00e8 uno sprovveduto; se gli si parla di un problema, non solo di carattere circoscritto, ma anche di uno dei grandi problemi della politica nazionale o internazionale, sa vedere d&#8217;istinto il nocciolo della questione, sa cogliere i lati deboli di un ragionamento, sa formarsi una sua opinione; oppure, se non \u00e8 capace di farlo, lo ammette francamente, riconosce di non sapere quali sono le leggi della finanza, o i meccanismi della politica e della diplomazia: non se ne cruccia, ma si rimette alla competenza degli esperti. Tuttavia, riducendo le grandi questioni alla loro nuda essenza, egli ne intuisce molto bene la natura e cos\u00ec, senza alcuna espressione forbita e senza dotte citazioni, di solito intuisce di che cosa si tratta e quel che andrebbe fatto.<\/p>\n<p>Qualcuno dir\u00e0 che questo \u00e8 il mito del buon selvaggio in versione virgiliana: niente affatto, ne \u00e8 l&#8217;esatto contrario. Rousseau ha una fiducia immotivata e ingiustificata nella bont\u00e0 originaria e indefettibile degli esseri umani, a patto che la societ\u00e0 cattiva non venga a corromperli e a farli tralignare; noi, invece, stiamo affermando che gli uomini non sono pi\u00f9 buoni, ma certo pi\u00f9 sereni, pi\u00f9 in armonia con se stessi e con il mondo, pi\u00f9 pazienti, pi\u00f9 responsabili, pi\u00f9 laboriosi, pi\u00f9 saggi, se non recidono il legame con Dio e con la vita soprannaturale, se non si rinchiudono nella logica dell&#8217;immanenza, se non si abbandonano all&#8217;etica del relativismo, se non si sprofondano nell&#8217;edonismo, se non si affidano ciecamente a un tecnicismo senza scopi, senza valori e senza neppure un&#8217;anima. Si potrebbe obiettare che tutto questo \u00e8 utopistico, e che l&#8217;uomo moderno non ha alcuna possibilit\u00e0 reale di recuperare un simile orizzonte esistenziale, ormai consegnato agli archivi della storia. Rispondiamo che l&#8217;uomo di oggi pu\u00f2 scegliere, interiormente, se appartenere alla modernit\u00e0, oppure all&#8217;eternit\u00e0; se essere se stesso, o quel che i meccanismi del diabolico consumismo vorrebbero che egli diventasse; se salvare la propria anima, l&#8217;incanto del mondo, le ragioni della speranza, oppure abbandonarsi all&#8217;angoscia, alla disperazione e alla morte, in cambio del piatto di lenticchie rappresentato dai vestiti firmati, dalla rincorsa al posto di prestigio, da una tecnologia tanto sofisticata e costosa, quanto futile e banale.<\/p>\n<p>Per esempio: che non si possa fare a meno della televisione, del telefono, dell&#8217;abito firmato, dell&#8217;automobile, delle vacanze all&#8217;estero, dell&#8217;abbronzatura, della palestra, \u00e8 tutto da vedere; tanto varrebbe dire che il fumatore non pu\u00f2 fare a meno delle sigarette, o che l&#8217;alcolista non pu\u00f2 rinunciare alla bottiglia. Se ci si accorge di essere schiavi delle cose, bisogna strapparsi da esse, costi quello che costi; oppure rassegnarsi a una vita da schiavi, cio\u00e8 al livello pi\u00f9 infimo della condizione umana (o sub-umana). Non pretendiamo, comunque, che si debba rinunciare alla tecnica, o all&#8217;economia di un capitalismo moderato, o alla logica del profitto: queste cose sono ormai necessarie per mandare avanti una societ\u00e0 complessa, come la nostra; l&#8217;importante, per\u00f2, \u00e8 non diventarne schiavi. Si pu\u00f2 anche adoperare la televisione, l&#8217;automobile, eccetera, senza esserne schiavi: cio\u00e8 usandole con senso di responsabilit\u00e0, nella misura del necessario e non oltre, e senza mai perdere di vista che l&#8217;obiettivo non sono le cose in s\u00e9, ma i servizi realmente utili e necessari che esse possono fornirci per puntare a qualche cosa d&#8217;altro. La vita materiale, con le sue necessit\u00e0, deve essere la premessa per la vita spirituale, e, possibilmente, per la vita soprannaturale: questo \u00e8 il giusto ordine di cose. Se ci si serve della televisione, in qualche misura, per coltivare alcuni bisogni intellettuali, come vedere un vecchio film o documentarsi su un certo argomento di attualit\u00e0 (sapendo, peraltro, che tale documentazione ci verr\u00e0 fornita in maniera distorta e tendenziosa), ebbene lo si pu\u00f2 fare: la televisione non \u00e8 il diavolo, come non lo \u00e8 l&#8217;automobile, come non lo sono neppure le industrie, le banche o la finanza. Il problema \u00e8 la dipendenza, la schiavit\u00f9; il problema \u00e8 l&#8217;ipertrofia della produzione industriale, che serve a gettare sul mercato cose inutili o nocive, invece di cose utili e necessarie; il problema \u00e8 la finanza malata, sono le banche speculative, le quali, invece di sostenere il lavoro e offrire un sicuro asilo al risparmio, producono utili per se stesse ed a rischio e pericolo dei risparmiatori, e tagliano le gambe agli imprenditori onesti, negando loro l&#8217;accesso al credito, se non a condizioni da usurai.<\/p>\n<p>Noi possiamo scegliere se essere abitanti <em>nella<\/em> modernit\u00e0 o <em>della<\/em> modernit\u00e0: nel primo caso resteremo noi stessi, qualunque cosa accada; nel secondo, accetteremo ciecamente, senza critica, senza riserve, tutta la filosofia della modernit\u00e0: il materialismo, l&#8217;edonismo, il relativismo, l&#8217;efficientismo, l&#8217;utilitarismo, e, soprattutto, l&#8217;intellettualismo.<\/p>\n<p>Ecco: se dovessimo compendiare in una sola parola l&#8217;essenza patologica, cancerogena, della modernit\u00e0, sceglieremmo proprio questa: l&#8217;intellettualismo. L&#8217;uomo moderno \u00e8 malato di intellettualismo; la societ\u00e0 moderna \u00e8 malata d&#8217;intellettualismo. Esso non va confuso, si badi, n\u00e9 con la facolt\u00e0 della ragione, che, di per s\u00e9, \u00e8 una cosa nobilissima, n\u00e9 con l&#8217;amore per la cultura e per la ricerca del sapere; ne \u00e8, anzi, in un certo senso, la perfetta negazione. Per stabilire il primato dell&#8217;intellettualismo, la modernit\u00e0 ha prodotto una nuova figura di parassita sociale, di cialtrone tuttologo e tuttofare: l&#8217;intellettuale. Per esistere, l&#8217;intellettuale ha bisogno di quella strana cosa, innaturale, e, in ultima analisi, irreale, che \u00e8 l&#8217;opinione pubblica: entit\u00e0 liquida, mutevole, elusiva, inafferrabile, che si nutre di sondaggi (d&#8217;opinione) e si mantiene in vita, artificialmente, mediante le &quot;battaglie&quot; portate avanti, appunto, dall&#8217;intellettuale. A sua volta, l&#8217;opinione pubblica \u00e8 creata dalla stampa periodica (e, oggi, anche dalla televisione e dalla rete informatica), ossia da ci\u00f2 che Kierkegaard chiamava, con disprezzo, &quot;le gazzette&quot;. Sono le gazzette che tengono in piedi questa strana e nebulosa entit\u00e0, chiamata opinione pubblica, che poi sarebbe l&#8217;opinione di tutti e di nessuno: e l&#8217;opinione, lo sappiamo dalla filosofia greca, \u00e8 il contrario della certezza, ossia della verit\u00e0. Ne consegue che tutto si regge sugli umori di una entit\u00e0 fantasmatica e collettiva che si nutre di opinioni, le quali le sono fornite dalle gazzette: le quali, a loro volta, sono gli stipendifici della mala razza degli intellettuali di professione. S\u00ec, lo sappiamo: la maggior parte degli intellettuali, oggi, non scrivono sulle &quot;gazzette&quot;, ma insegnano nelle universit\u00e0, o lavorano negli istituti di ricerca pubblici e privati; come categoria, per\u00f2, essi nascono precisamente dalle &quot;gazzette&quot;, e questo nel corso del XVIII secolo, con il preciso mandato (della Massoneria e di altre societ\u00e0 segrete) di diffondere la&quot;filosofia dei lumi&quot;. Di questa eredit\u00e0 genetica, che li ricollega ai <em>philosophes<\/em> francesi e ai <em>savants<\/em> della Ragione illuminista, spregiudicata e anticristiana, agli intellettuali dei nostri giorni \u00e8 rimasto appiccicato il lezzo inconfondibile, insieme a tutti gli altri vizi: la superbia, l&#8217;inconsistenza, la presunzione, la facilit\u00e0 a imprestare la loro penna al vincitore di turno, lodando le sue virt\u00f9 e maledicendo le orribili colpe del vinto. E si veda, a titolo di esempio, la sessantennale dialettica di Resistenza\/fascismo, di Democrazia\/fascismo, di Antifascismo\/fascismo (osservando, debitamente, la maiuscola nel polo positivo, e la minuscola nel polo negativo di queste coppie oppositive; e il fatto che il primo termine pu\u00f2 variare, mentre il secondo resta fisso, inchiodato alla sua malvagit\u00e0 irredimibile, <em>in saecula saeculorum<\/em>).<\/p>\n<p>A causa della dittatura di questa genia di parassiti presuntuosi e mediocri, tutto il mondo della cultura si \u00e8 abbassato sulla loro misura. Oggi non abbiamo pi\u00f9 dei veri filosofi (cio\u00e8 persone capaci di pensare con la loro testa in modo rigoroso e originale), o, se li abbiamo, essi vengono bellamente ignorati; in compenso, abbiamo un certo numero di tele-filosofi, di filosofi dalla barba tinta, pi\u00f9 o meno fotogenici e sempre rigorosamente <em>politically correct<\/em>, i quali ci affliggono dal piccolo schermo dispensandoci le loro pillole di saggezza di una desolante miseria speculativa, i loro discorsi da Bar Sport appena rivestiti da una cornice pseudo-filosofica, magari con qualche citazione di Heidegger o di Marcuse. Non abbiamo pi\u00f9 nessun&#8217;altra categoria di pensatori &quot;puri&quot;, di autentici uomini di cultura, se non personaggi pronti e disposti a prostituirsi in versione televisiva, banalizzando concetti e ragionamenti, appiattendo i contenuti, svuotando di significato il pensiero creativo, l&#8217;arte, la scienza, e sempre per dare in pasto al pubblico la sua razione di mangime preconfezionato, la sua biada liofilizzata, come si addice alle pecore e ai buoi, quali in realt\u00e0 sono gli anonimi signori della cosiddetta &quot;opinione pubblica&quot;.<\/p>\n<p>Se cos\u00ec stanno le cose, che fare? La modernit\u00e0 \u00e8 la malattia: il cancro che ci succhia l&#8217;anima e ci ottenebra la mente e la sensibilit\u00e0. Dobbiamo decidere se vogliamo vivere o morire; e, nel primo caso, metterci in testa che dobbiamo restare ben svegli, senza farci ipnotizzare dal canto delle sirene consumiste; che, se vogliamo salvarci da un lento, progressivo processo d&#8217;incretinimento e di abbrutimento, dovremo lottare ogni giorno, ogni minuto, per riconquistare e difendere la nostra umanit\u00e0, la nostra identit\u00e0, la nostra personalit\u00e0. Non a caso l&#8217;attacco che i poteri occulti stanno sferrando mira a distruggere queste tre cose: l&#8217;umanit\u00e0, trasformandoci in robot intercambiabili; l&#8217;identit\u00e0, omologandoci sulla misura di un &quot;uomo medio&quot; insipido e ubiquitario, buono per tutte le stagioni, per tutti i climi e tutti gli esperimenti, anche i pi\u00f9 diabolici; e la nostra stessa personalit\u00e0&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esistono due maniere di vivere, due filosofie esistenziali, due modi di porsi, concretamente e quotidianamente, di fronte al reale: secondo natura e contro natura. 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