{"id":26457,"date":"2020-09-15T12:37:00","date_gmt":"2020-09-15T12:37:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/09\/15\/la-maesta-della-morte-riflette-la-serieta-della-vita\/"},"modified":"2020-09-15T12:37:00","modified_gmt":"2020-09-15T12:37:00","slug":"la-maesta-della-morte-riflette-la-serieta-della-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/09\/15\/la-maesta-della-morte-riflette-la-serieta-della-vita\/","title":{"rendered":"La maest\u00e0 della morte riflette la seriet\u00e0 della vita"},"content":{"rendered":"<p>Il cristiano &#8212; \u00e8 quasi banale dirlo &#8212; ama e rispetta la vita in sommo grado, poich\u00e9 la considera il dono pi\u00f9 grande fatto da Dio alla sua creatura, un dono dal valore incommensurabile; ed \u00e8 per questa ragione che egli considera l&#8217;aborto e l&#8217;eutanasia come dei peccati gravissimi, che non potranno mai e poi mai trovare comprensione, n\u00e9 essere accettati in vista, come dicono i loro fautori, di un bene ulteriore, o, se si preferisce, di un male minore rispetto a quello che si vorrebbe scongiurare. Il male maggiore sarebbe, nel primo caso, una vita che non si \u00e8 disposti ad accogliere e nel secondo una morte presumibilmente dolorosa. A ben guardare, per\u00f2, nel primo caso il problema non \u00e8 la vita che sta arrivando, ma la disponibilit\u00e0 degli altri ad accoglierla, quindi \u00e8 su questo alto che si dovrebbe operare e non, sbrigativamente, barbaricamente, sull&#8217;altro, eliminando il &quot;problema&quot; alla radice con l&#8217;eliminazione dell&#8217;incolpevole nascituro. Nel secondo caso, il male che si vorrebbe allontanare non \u00e8 la morte in s\u00e9 &#8212; a meno che gli uomini contemporanei, nel loro delirio di onnipotenza, aspirino realmente all&#8217;immortalit\u00e0, magari senza avere il coraggio di esprimerlo a parole &#8212; ma la sofferenza che la precede, per lenire la quale, tuttavia, esistono dei farmaci e che quindi non richiederebbe, di per s\u00e9, neppure questa volta, il rimedio sbrigativo e barbarico di sopprimere la vita, o, il che \u00e8 lo stesso, di negarle gli alimenti e i liquidi per mantenere in vita il paziente (questo fu precisamente il caso della povera Eluana Englaro, lasciata letteralmente morire di fame e di sete in nome di un malinteso concetto di &quot;piet\u00e0&quot;).<\/p>\n<p>Dunque, il cristiano ama e rispetta la vita, dal suo concepimento fino alla sua conclusione naturale: cos\u00ec \u00e8, e cos\u00ec non potrebbe non essere. Sono le parole stesse i Ges\u00f9 a confermarlo, quando Egli dice: \u00a0<em>Dio non \u00e8 Dio dei morti, ma dei vivi; perch\u00e9 tutti vivono per lui<\/em> (<em>Lc<\/em>. 27,38). E tuttavia: che cosa significa, veramente, amare e rispettare la vita? Significa, senza dubbio, averne compreso il profondo significato. Ma quanti si soffermano a riflettere su ci\u00f2? Quanti trovano il tempo, fra le mille cose nelle quali sono quotidianamente affaccendati, di chiarire a se stessi perch\u00e9 la vita \u00e8 un dono cos\u00ec prezioso, affinch\u00e9 la loro convinzione non sia il frutto d&#8217;una formula imparata a memoria, ma di una lezione di vita realmente maturata e portata alla piena consapevolezza? Perch\u00e9 senza una tale profonda, personale convinzione, la vita continuer\u00e0 ad essere vista come un bene fino a quando le cose andranno bene, ma come una disgrazia quando le cose prenderanno una brutta piega. Invece la convinzione cristiana del valore incommensurabile della vita non pu\u00f2 essere soggetta a una simile altalena: deve prescindere dalle circostanze esterne, o anche interne, che rendono pi\u00f9 o meno gratificante, pi\u00f9 o meno deprimente, un determinato momento o una determinata fase della propria vita. \u00abMa io &#8211; obietter\u00e0 qualcuno, impregnato di cultura esistenzialista &#8211; non ho che questa mia vita, non posso conoscere la vita in generale: dunque ho il diritto di giudicarla in base alla mia esperienza soggettiva, e di decidere da me stesso se \u00e8 bella o brutta, se \u00e8 degna di essere vissuta o meritevole di essere rifiutata, come un dono sgradito o giunto in un momento inopportuno, quando non esistono le condizioni affinch\u00e9 se ne possa godere\u00bb. Gira e rigira, questo punto di vista \u00e8 sempre e comunque figlio del materialismo edonista: dell&#8217;idea, cio\u00e8, che la cosa pi\u00f9 importante che la vita possa offrire \u00e8 il piacere; e che ove manchi il piacere, o sia troppo scarso rispetto al dolore, l&#8217;uomo abbia ogni diritto di decidere da s\u00e9, ed eventualmente rifiutare quel dono che si \u00e8 rivelato per lui, piuttosto, un pesante fardello. Ma come uscire da questa visione esistenzialista, soggettivista, utilitarista del dono della vita? Come salire ad un punto di vista superiore, assoluto, non soggetto agli alti e i bassi della singola esistenza, senza tradire il fatto incontestabile che la vita che noi conosciamo \u00e8 in effetti la nostra, e che sulla nostra pelle, per cos\u00ec dire, ne sperimentiamo costi e benefici? Come coniugare, cio\u00e8, l&#8217;esperienza soggettiva della vita con la coscienza del suo valore perenne, che travalica le contingenze e le determinazioni individuali e che pu\u00f2 infondere speranza, essa sola, appunto nei momenti di maggior difficolt\u00e0 e sofferenza?<\/p>\n<p>Prima di formulare una risposta diretta questo interrogativo, ci sia concesso fare una riflessione preliminare, sotto forma di un&#8217;ulteriore domanda, tanto personale quanto lo \u00e8 il punto di vista esistenzialista: avete mai visto il volto della persona a voi cara, subito dopo che la vita ha lasciato quel corpo? Avete mai visto la pace meravigliosa che si diffonde su quel volto da voi tanto amato, il volto di un&#8217;anima che finalmente ha trovato la pace? Avete notato il vaghissimo accenno di sorriso su quelle labbra, come se stesse sorridendo a qualcosa d&#8217;ineffabile, di splendente, di meraviglioso, che lei sta gi\u00e0 contemplando, mentre a voi rimane invisibile? Se s\u00ec, possiamo andare avanti con il nostro ragionamento; se no, crediamo che ci\u00f2 non sia possibile, perch\u00e9 siete ancora dei bambini. \u00c8 ancora e solo un bambino, magari di quaranta o cinquant&#8217;anni di et\u00e0, colui che non ha mai contemplato coi propri occhi il volto delle persone care, subito dopo che la morte ha posto fine al viaggio della loro esistenza terrena. \u00c8 un&#8217;esperienza che non si pu\u00f2 esprimere a parole, ma che solo chi l&#8217;ha fatta pu\u00f2 comprendere e valutare in tutta la sua portata. \u00c8, a ben guardare, l&#8217;esperienza decisiva nella vita di un essere umano, quella da cui dipende ogni altra esperienza, ogni altro giudizio, ogni altro pensiero. Chi non l&#8217;ha mai fatta \u00e8 ancora bambino, perch\u00e9, per quanto possa aver letto molti libri e fatto molte altre cose, gli manca l&#8217;esperienza pi\u00f9 importante, la pi\u00f9 formativa, la pi\u00f9 densa di significato. La societ\u00e0 moderna tende ad espropriarcene, e si capisce il perch\u00e9: per essere dei &quot;bravi&quot; cittadini-consumatori, che obbediscono a Sistema e non fanno mai domande scomode, bisogna restare ignari di ci\u00f2 che potrebbe innescare un processo di consapevolezza. Ecco perch\u00e9 qualcun altro, al posto nostro, si prende cura della salma del defunto, la lava, la veste, la prepara per le esequie; e prima ancora, ecco perch\u00e9, all&#8217;avvicinarsi dell&#8217;ora fatale, il malato viene portato in ospedale, in modo che la sua agonia si svolga lontano dagli sguardi dei familiari, e specialmente dei bambini. Eppure, fino a meno di due generazioni fa, si moriva in casa propria, cos\u00ec come in casa propria si nasceva: l&#8217;ospedalizzazione della nascita e della morte sono due aspetti centrali della strategia del Sistema consumista volta ad addomesticare l&#8217;essere umano e farne un docile strumento del potere finanziario. Solo mantenendo gli uomini e le donne in uno stato di perenne minorit\u00e0 artificiale li si pu\u00f2 asservire completamente; solo presentando loro la vita come un continuo diritto al piacere, il che \u00e8 possibile solo a patto di nascondere le spine che indubbiamente in essa si trovano, e delle quali, anzi, sovente \u00e8 disseminata.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una pagina di un importante scrittore romeno, Mihail Sadoveanu (1880-1961), da molti considerato il massimo esponente di quella letteratura, che si presta magnificamente a illustrare il concetto che stiamo tentando di esprimere: la solenne, silenziosa maest\u00e0 della morte. Si trova nel racconto <em>Il cavaliere<\/em>, ispirato a un episodio della guerra d&#8217;indipendenza del popolo romeno dall&#8217;Impero Ottomano, nel 1877-78. Si noti con quanta finezza, con quanta maestria e, al tempo stesso, con quanta semplicit\u00e0 (l&#8217;apparente semplicit\u00e0 dei grandi!) lo scrittore ci mostra il senso di pace e di serenit\u00e0 che \u00e8 sceso sul volto degli eroi caduti in battaglia. Ecco la pagina in questione (da: M. Sadoveanu, <em>Racconti di guerra<\/em>; titolo originale: <em>Povestiri de razboi<\/em>; traduzione di Laura Rocca, Vicenza, Edizioni Paoline, 1963, pp. 78-79):<\/p>\n<p><em>Il nemico, dopo aver fatto in fretta dietro-front, fugg\u00ec in direzione del ponte, bersagliato dai nostri cavalieri che, col corpo teso in avanti, caricavano a fondo come tanti falchi. Incalzati da vicino, gli ultimi squadroni che non avevamo avuto il tempo di raggiungere il corso d&#8217;acqua furono decimati sul posto. Quelli che erano riusciti a passare sull&#8217;altra rimasti disseminarono per cespugli e fossi, mente dalla nostra parte si continuava a sparare.<\/em><\/p>\n<p><em>Poco alla volta i colpi di fuoco diminuirono; l&#8217;ultimo fece, per cos\u00ec dire, il punto. E il silenzio riprese i suoi diritti.<\/em><\/p>\n<p><em>Quel giorno non si sotterrarono i morti; e quando il tramonto ebbe cosparse le rive del fiume con la sua impalpabile polvere dorata, sulle sponde solitarie regn\u00f2 di nuovo sovrana la pace. Il nemico lasciava numerosi morti sul campo di battaglia, che erano precipitati da ogni lato come l&#8217;effetto di un tornado, tra gli spezzoni di armi e i cadaveri dei cavalli. Sulla sponda stavano tre dei nostri cavalieri &#8212; due lancieri e un ussaro &#8212; che, fra tanti altri, erano periti in battaglia.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel saliceto nemmeno un brusio. Il gabbiano, col suo grido acuto, aveva ripreso a planare sulla tovaglia d&#8217;acqua. Un volo di vannelli [pavoncelli] errava da uno stagno all&#8217;altro e lanciava timidi appelli. Ad oriente, il cannone tuonava sordo mentre parabole incandescenti illuminavano l&#8217;orizzonte a intermittenze.<\/em><\/p>\n<p><em>I tre eroi dormivano il sonno eterno sotto le ultime luci del tramonto.<\/em><\/p>\n<p><em>Il primo lanciere giaceva sul dorso, tutto rannicchiato, schiacciato sul terreno, con la mano destra irrigidita sulla lancia e la sinistra raggrinzita sul petto come a voler strappare qualcosa. Il secondo lanciere, con gli occhi vetrosi spalancati, era coricato sul fianco; aveva la lancia spezzata, i pugni chiusi e le braccia abbandonate lungo il corpo. Pareva che scrutasse ancora l&#8217;orizzonte in direzione del levante. Il terzo cavaliere era un ussaro. Con le palpebre chiuse, il viso voltato verso il cielo e le braccia in croce, sembrava che dormisse. Sul suo viso, dall&#8217;espressione calma, i baffi scuri e le sopracciglia marcate, il vento della sera passava come una carezza di sogno..<\/em><\/p>\n<p><em>Riposavano tutti e tre in quella solitudine e le foglie tremanti dei salici mormoravamo un canto misterioso sull&#8217;ala vaporosa della brezza.<\/em><\/p>\n<p>Tale \u00e8 la maest\u00e0 della morte: l&#8217;abbandono della vita terrena dopo la battaglia che \u00e8 la vita stessa, e il senso di pace suprema, indescrivibile, che succede al tumulto delle passioni. Mai su quei volti abbiamo visto un abbandono cos\u00ec pacifico, una bellezza cos\u00ec intangibile, quand&#8217;essi erano vivi. Ecco un&#8217;espressione che certamente suoner\u00e0 scioccante per qualcuno: la bellezza della morte! Come si pu\u00f2 dire una cosa simile? Appunto perch\u00e9 si tratta di un&#8217;esperienza inesprimibile, abbiamo premesso che solo chi l&#8217;ha fatta la pu\u00f2 comprendere; lui solo sa di che cosa stiamo parlando. I medici e gli infermieri, forse, sono fin troppo abituati ad un tale spettacolo, senza contare che, per loro, si tratta pur sempre di volti estranei; molte persone, viceversa, per le ragioni che abbiamo detto, non l&#8217;hanno mai visto, e forse mai lo vedranno. Peccato. Da parte nostra, proveremo ora a esprimere in concetti e parole, balbettando, quell&#8217;esperienza, che di per s\u00e9, ossia in quanto esperienza personale e non ragionamento astratto, \u00e8 inesprimibile.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 il volto pi\u00f9 caro fra tutti? Senza dubbio, il primo volto che abbiamo visto subito dopo essere venuti al mondo: il volto di nostra madre. Il volto che abbiamo tanto amato fin da quando ci dava il latte e ci teneva in braccio, cullandoci dolcemente per farci riposare sul suo seno. Ebbene: se avete fatto l&#8217;esperienza di vedere il volto di vostra madre morta, avete fatto l&#8217;esperienza pi\u00f9 importante della vostra vita. Lei, finch\u00e9 c&#8217;era, era la garanzia che nulla di male ci sarebbe accaduto; che il male pi\u00f9 grande, la fine della vita, non ci avrebbe mai raggiunto. Ma ora la morte ha raggiunto lei, e sul suo volto amato non ci sono pi\u00f9 i segni della vita: c&#8217;\u00e8 solo un grande silenzio, una grande pace, quasi un ineffabile sorriso. Dunque, la morte esiste. Per questo dicevamo che chi non ha fatto una simile esperienza \u00e8 rimasto come un bambino: perch\u00e9 \u00e8 proprio dei bambini non credere alla morte, vale a dire non credere alla sua irrevocabilit\u00e0. Per i bambini, come accade nelle fiabe, dalla morte qualche volta si pu\u00f2 anche ritornare; ma da adulti si sa che questo non \u00e8 possibile. Dunque, il volto di nostra madre morta ci dice che anche noi moriremo: lo vediamo adesso con estrema chiarezza, in una maniera che \u00e8 al di l\u00e0 di qualsiasi dubbio, di qualsiasi speranza o timore. E poich\u00e9 noi l&#8217;amavamo, avremmo voluto proteggerla da ogni male, ma non abbiamo potuto fare nulla contro la morte: essa \u00e8 venuta e se l&#8217;\u00e8 portata via, in un regno dal quale, per adesso, noi siamo esclusi. Eppure, guardando quel caro volto, possiamo scorgervi anche qualcos&#8217;altro. \u00c8 come se nostra madre continuasse a parlarci, e ci dicesse, con la sua voce dolce: \u00abNon temere: vedi? La morte \u00e8 la pace. Non \u00e8 la fine, ma l&#8217;inizio di qualcos&#8217;altro: della vita vera. Non rattristarti per me; io ora sono presso Dio. Impara ad apprezzare la vita, perch\u00e9 solo sapendo che morirai, puoi apprezzarne tutta la bellezza\u00bb.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 il cristiano <em>sa<\/em> che la morte \u00e8 un dono prezioso, incommensurabile. Lo sa, non l&#8217;ha letto sui libri. Lo vede nel volto di Cristo morto sulla croce, meglio ancora sul volto di Cristo deposto ai piedi di essa, e accolto fra le braccia di sua Madre. Guarda quel volto, il volto di sua e nostra Madre, e vi scorge un immenso dolore, ma non la disperazione. La morte \u00e8 la liberazione dai ceppi della vita terrena, \u00e8 la libert\u00e0 della vita vera. Certo, a una condizione: che si sia vissuti nella grazia di Dio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il cristiano &#8212; \u00e8 quasi banale dirlo &#8212; ama e rispetta la vita in sommo grado, poich\u00e9 la considera il dono pi\u00f9 grande fatto da Dio<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[117,157],"class_list":["post-26457","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-dio","tag-gesu-cristo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26457","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26457"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26457\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26457"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26457"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26457"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}