{"id":26448,"date":"2010-04-29T07:03:00","date_gmt":"2010-04-29T07:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/04\/29\/la-liberta-delluomo-lo-mette-in-grado-di-scegliere-fra-lessere-e-il-nulla\/"},"modified":"2010-04-29T07:03:00","modified_gmt":"2010-04-29T07:03:00","slug":"la-liberta-delluomo-lo-mette-in-grado-di-scegliere-fra-lessere-e-il-nulla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/04\/29\/la-liberta-delluomo-lo-mette-in-grado-di-scegliere-fra-lessere-e-il-nulla\/","title":{"rendered":"La libert\u00e0 dell\u2019uomo lo mette in grado di scegliere fra l\u2019essere e il nulla"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;atto che rende l&#8217;uomo persona, cio\u00e8 sostanza spirituale unica e irripetibile, \u00e8 la scelta; e non vi sarebbe scelta se non vi fosse libert\u00e0 di scegliere: dunque, il fondamento ontologico della natura umana \u00e8 la libert\u00e0.<\/p>\n<p>Ma libert\u00e0 di che cosa e libert\u00e0 da cosa e per che cosa?<\/p>\n<p>Libert\u00e0 di essere, piuttosto che di non essere; e libert\u00e0 dal nulla, piuttosto che per il nulla. Questa \u00e8 la sua essenza, questo il suo destino.<\/p>\n<p>Ma gli esistenzialisti, la cui ombra opprimente pesa su questa tarda modernit\u00e0 come una cappa di piombo, hanno travisato i termini del problema e, pur avendo visto giusto nelle premesse, ossia nel fatto della libert\u00e0 come condizione stessa della persona, ne hanno poi tratto delle conseguenze assurde e distruttive, rispetto alle quali \u00e8 necessario prendere le distanze.<\/p>\n<p>Ha scritto Jean-Paul Sartre nel suo classico \u00abL&#8217;essere e il nulla. Saggio di ontologia fenomenica\u00bb (titolo originale: \u00abL&#8217;\u00eatre et le n\u00e9ant. Essai d&#8217;ontologie ph\u00e9nomenologique\u00bb, Paris, Librairie Gallimard, 1943; traduzione italiana di Giuseppe Del Bo, Milano, Il Saggiatore, 1965, 1980, pp.59-67 passim)<\/p>\n<p>\u00abBisogna anzitutto riconoscere che non possiamo concedere al nulla la propriet\u00e0 di &quot;annullarsi. Perch\u00e9, quantunque il verbo &quot;annullarsi&quot; sia stato formulato per togliere al nulla la bench\u00e9 minima sembianza d&#8217;essere, bisogna ammettere che solo l&#8217;ESSERE pu\u00f2 annullarsi, perch\u00e9, comunque per annullarsi, bisogna essere. Ora, il nulla non \u00e8. Se possiamo parlarne, \u00e8 perch\u00e9 possiede un&#8217;apparenza d&#8217;essere, un essere prestato&#8230; [&#8230;] ma come deve essere questo essere,, in rapporto al nulla, perch\u00e9 il nulla venga alle cose per mezzo d&#8217;esso? [&#8230;] L&#8217;essere per cui il nulla succede nel mondo \u00e8 un essere nel quale, nel suo essere, si fa questione del nulla del suo essere. l&#8217;essere per cui il nulla viene al mondo deve essere il suo nulla. E con questo bisogna intendere non un atto annullatore, che richiederebbe a sua volta un fondamento dell&#8217;essere, ma una caratteristica dell&#8217;essere richiesto. [&#8230;]<\/p>\n<p>Abbiamo visto [&#8230;] che ogni domanda pone, per essenza, la possibilit\u00e0 di una risposta negativa. Con la domanda si interriga un essere sul suo essere o sulla sua maniera d&#8217;essere. Questa maniera d&#8217;essere o questo essere sono nascosti: rimane per\u00f2 sempre aperta una possibilit\u00e0, che essi si svelino come un nulla. Ma per il fatto stesso che si considera che un esistente pu\u00f2 sempre svelarsi come NIENTE, ogni domanda presuppone che si realizzi un ripiegamento annullatore in rapporto al dato che diviene cos\u00ec una semplice PRESENTAZIONE, oscillante fra l&#8217;essere e il nulla. [&#8230;] Cos\u00ec, con la domanda, una certa dose di negativit\u00e0 \u00e8 introdotta nel mondo: noi vediamo il nulla profilarsi sul mondo, colorare le cose. E nello stesso tempo, la domanda viene da un richiedente che si giustifica nel suo essere di interrogante staccandosi dall&#8217;essere. \u00c8 dunque, per definizione, un processo umano. L&#8217;uomo si presenta , almeno in questo caso, come un essere che fa apparire il nulla ne mondo, in quanto si investe del non-essere a questo scopo. [&#8230;]<\/p>\n<p>Non vo \u00e8 dubbio che queste [negativit\u00e0] siano realt\u00e0 trascendenti: la distanza, per esempio, ci si impone come qualche cosa di cui bisogna tenere conto, che bisogna superare con sforzo. Pertanto queste realt\u00e0 sono di natura particolare: indicano immediatamente un rapporto essenziale della realt\u00e0 umana col mondo. Traggono la loro origine da un atto dell&#8217;essere umano o da un&#8217;attesa o da un progetto, indicano tutte un aspetto dell&#8217;essere in quanto appare all&#8217;essere umano che s&#8217;impegna nel mondo. Ed in rapporti dell&#8217;uomo col mondo indicati dalle negativit\u00e0 non hanno niente di comune con le relazioni A POSTERORI che si sviluppano dalla nostra attivit\u00e0 empirica. &#8230;]<\/p>\n<p>L&#8217;essere non pu\u00f2 generare che l&#8217;essere e, se l&#8217;uomo \u00e8 coinvolto in questo processo di generazione, non nascer\u00e0 da esso che l&#8217;essere. [&#8230;] Tuttavia non \u00e8 dato alla &quot;realt\u00e0 umana&quot; d&#8217;annullare, anche provvisoriamente, la massa d&#8217;essere che le \u00e8 posta di fronte. Pu\u00f2 modificare invece i suoi RAPPORTI con questo essere. Per essa, mettere fuori campo un particolare esistente, \u00e8 porsi essa stessa fuori campo in rapporto a questo esistente. In questo caso essa gli sfugge, si \u00e8 messa fuori portata, si \u00e8 ritirata AL DI L\u00c0 di un nulla. A questa possibilit\u00e0 della realt\u00e0 umana di produrre un nulla che la isoli, Cartesio, dopo gli stoici, ha dato un nome: LIBERT\u00c0. Ma la libert\u00e0 non \u00e8 che una parola. Se vogliamo penetrare la questione pi\u00f9 a fondo, non dobbiamo accontentarci di questa risposta, e dobbiamo domandarci subito: che cosa \u00e8 la libert\u00e0 umana se se per mezzo suo il nulla viene al mondo? [&#8230;]<\/p>\n<p>La libert\u00e0 umana precede l&#8217;essenza dell&#8217;uomo e la rende possibile, l&#8217;essenza dell&#8217;essere umano \u00e8 in sospeso nella sua libert\u00e0. \u00c8 dunque impossibile distinguere ci\u00f2 che chiamiamo libert\u00e0 dall&#8217;ESSERE della realt\u00e0 umana. L&#8217;uomo non \u00e8 affatto PRIMA, per essere libero DOPO, non c&#8217;\u00e8 differenza fra l&#8217;essere dell&#8217;uomo e il suo ESSERE-LIBERO.\u00bb<\/p>\n<p>Questa parte del ragionamento di Sartre intorno alla natura del nulla, alla domanda che esso sottintende e alla libert\u00e0 umana come dato inseparabile dall&#8217;esserci della persona \u00e8 in gran parte condivisibile e, oseremmo dire, costituisce una tappa del pensiero che, ormai, possiamo considerare come durevolmente acquisita.<\/p>\n<p>Quello che non convince, dell&#8217;esistenzialismo di Sarte, sono le conclusioni che egli trae da tali premesse; e, in particolare, come egli riesca a capovolgere il pensiero di un maestro assoluto come Kierkegaard, per approdare alle rive limacciose del nichilismo, che mai e poi mai potremmo considerare come un esito inevitabile dell&#8217;esistenzialismo kierkegaardiano.<\/p>\n<p>Per Sartre, la libert\u00e0 dell&#8217;uomo \u00e8 libert\u00e0 assoluta della coscienza, e tale libert\u00e0 assoluta genera l&#8217;angoscia di fronte ai possibili, nonch\u00e9 il sentimento, schiacciante, di una responsabilit\u00e0 altrettanto assoluta.<\/p>\n<p>I &quot;sudici&quot; borghesi, da Sartre impietosamente presi di mira nel romanzo \u00abLa nausea\u00bb (letteralmente: &quot;salauds&quot;, ossia &quot;carogne, farabutti&quot;), cercano di sottrarsi sia alla libert\u00e0 che alla responsabilit\u00e0, rifugiandosi nei valori tradizionali e sprofondandosi nella &quot;routine&quot;, il che li porta ad una vita totalmente inautentica, basata sulla malafede (concetti gi\u00e0 espressi, e assai meglio, da Heidegger in \u00abEssere e tempo\u00bb).<\/p>\n<p>Tuttavia, se la malafede \u00e8 l&#8217;esito della fuga davanti alla responsabilit\u00e0 e alla libert\u00e0, Sartre, nelle sette od ottocento pagine de \u00abL&#8217;essere e il nulla\u00bb, non sa o non pu\u00f2 trovare alcun modo d&#8217;essere autentico e positivo da parte del soggetto: tipico esempio di un pensiero filosofico nel quale alla poderosa \u00abpars destruens\u00bb non corrisponde una sia pur timida \u00abpars costruens\u00bb: il che \u00e8 molto frequente nel pensiero della modernit\u00e0, ma \u00e8 anche indice di una grave e significativa debolezza speculativa.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 che Sartre si sente di proporre, in luogo della malafede e dell&#8217;inautenticit\u00e0, \u00e8 il tentativo di pervenire a una sintesi, manifestamente impossibile, fra l&#8217;in-s\u00e9 e il per-s\u00e9, corrispondente all&#8217;idea di Dio come assoluta libert\u00e0 e, al tempo stesso, come assoluta necessit\u00e0. Un residuo kierkegardiano, oltre che hegeliano; ma anche &#8211; \u00e8 chiaro &#8211; un residuo incongruo, nel panorama di un materialismo che sfocia nel tremendo giudizio sulla &quot;inutilit\u00e0&quot; dell&#8217;uomo, visto, appunto, come una &quot;passione inutile&quot;.<\/p>\n<p>Per Sartre, tutte le scelte sono equivalenti e tutte inutili e illusorie: non rimane che lo scacco ontologico dell&#8217;esistenza: il paradosso, cio\u00e8, di una esistenza nella quale si \u00e8 gettati senza senso e senza scopo, per consumarsi vanamente nell&#8217;inautenticit\u00e0 o nell&#8217;impotenza, e sempre nell&#8217;angoscia e nella disperazione.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 proprio inevitabile questo approccio catastrofico; e, soprattutto, \u00e8 davvero coerente con le premesse? Vediamo.<\/p>\n<p>Nei suoi primi saggi di psicologia fenomenologica, \u00abL&#8217;immaginazione\u00bb (1936), \u00abAbbozzo di una teoria delle emozioni\u00bb (1939) e \u00abL&#8217;immaginario\u00bb (1940), Sartre getta le premesse per l&#8217;edificio imponente di \u00abL&#8217;essere e il nulla\u00bb, del 1943; in particolare, sostenendo che l&#8217;emozione e l&#8217;immaginazione sono tipi organizzati di coscienza, cio\u00e8 dei particolari modi di relazionarsi con il mondo e di conferirgli un significato, nonch\u00e9 (pi\u00f9 o meno come aveva detto Pirandello qualche anno prima) una forma dell&#8217;esistenza umana.<\/p>\n<p>La funzione immaginativa \u00e8, per Sartre, l&#8217;elemento pi\u00f9 importante della psicologia umana, perch\u00e9 permette alla coscienza di prendere le distanze dalle cose e dai fatti, annullando la totalit\u00e0 dell&#8217;esistenza in vista di significati che sono posti liberamente dalla coscienza.<\/p>\n<p>Secondo il filosofo francese, si d\u00e0 una forma di complementarit\u00e0, che \u00e8 anche intrinsecamente contraddittoria, fra l&#8217;essere della coscienza, che egli (seguendo le orme di Hegel) chiama il &quot;per-s\u00e9&quot;, e l&#8217;essere del mondo, o essere &quot;in-s\u00e9&quot;: il primo \u00e8 libert\u00e0 assoluta, che d\u00e0 significato ai dati della situazione; il secondo \u00e8 l&#8217;Essere per antonomasia, ossia realt\u00e0 fattuale opaca e massiccia, che fa da supporto all&#8217;attivit\u00e0 intenzionale della coscienza e che, al tempo stesso, ne costituisce il residuo irriducibile.<\/p>\n<p>Nel romanzo \u00abLa nausea\u00bb, del 1938, Sartre descrive a forti tinte il confitto tra l&#8217;essere della coscienza e l&#8217;essere del mondo; quest&#8217;ultimo appare come dotato di una pienezza bruciante e, contemporaneamente, assurda, al punto che il protagonista ne \u00e8 schiacciato e nauseato e, rispetto ad esso, si sente &quot;di troppo&quot;. Questo sentirsi di troppo spiega come l&#8217;esperienza metafisica del protagonista (e, per Sartre, proprio come per Pirandello, dell&#8217;uomo in generale) sia quella dell&#8217;assurdit\u00e0 dell&#8217;esistenza e della sua totale contingenza.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 proprio cos\u00ec?<\/p>\n<p>Non \u00e8 forse vero che, invece di PORRE il dualismo ontologico fra l&#8217;essere della coscienza perennemente protesa a superare la fatticit\u00e0 dei possibili e l&#8217;essere come presenzialit\u00e0 bruta, di cui si pu\u00f2 dire solamente che \u00ab\u00e8 ci\u00f2 che \u00e8\u00bb, sarebbe stato necessario DIMOSTRARLO, o almeno porsi il problema di provarlo in qualche modo?<\/p>\n<p>Infatti, mole cose si potrebbero contestare di questa base speculativa della filosofia sartriana, a cominciare dall&#8217;identificazione dell&#8217;Essere con la &quot;presenzialit\u00e0 bruta&quot; e con la &quot;fattualit\u00e0 opaca e massiccia&quot;. Presenzialit\u00e0, fattualit\u00e0? Certo, \u00e8 un modo anche questo di vedere l&#8217;Essere; ma \u00e8 un modo parziale e molto soggettivo, che si discosta dal filone classico della filosofia, sia antica che moderna, almeno fino a Kant: perch\u00e9 \u00e8 con Kant che il &quot;noumeno&quot;, la cosa in s\u00e9, comincia a diventare il &quot;caput mortuum&quot; del pensiero contemporaneo.<\/p>\n<p>In questo senso, Sartre \u00e8 pi\u00f9 kantiano che kiergkegaardiano; e il criticismo, come abbiamo cercato di mostrare a suo tempo, nasce da una grave limitazione che il pensiero moderno compie nei confronti di se stesso (cfr. \u00abL&#8217;&quot;io penso&quot; kantiano e l&#8217;autocastrazione del pensiero moderno\u00bb, consultabile sempre sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Inoltre, chi lo dice che il &quot;per s\u00e9&quot; corrisponde a un modo di essere della coscienza basato sulla libert\u00e0 assoluta rispetto ai dati della situazione, dell&#8217;essere nel mondo? Questo, invece, \u00e8 molto hegeliano: di quella folle filosofia di Hegel, secondo la quale non \u00e8 l&#8217;essere che crea il pensiero, ma il pensiero che crea l&#8217;essere; per poi confondere tutto in una stessa identit\u00e0.<\/p>\n<p>Questo pensiero delirante \u00e8 alla radice di tutta la speculazione di Sartre, il quale, in verit\u00e0, non si mostra molto originale nel suo modo di sviluppare l&#8217;hegelismo; il quale, nel trattare il problema ontologico, aveva almeno il pregio di una certa originalit\u00e0.<\/p>\n<p>Che cosa significa, infatti, affermare &#8211; come fa Hegel nel primo volume della sua \u00abWissenschaft der Logik\u00bb o \u00abScienza della logica\u00bb &#8211; che \u00abil puro essere e il puro nulla sono la stessa cosa\u00bb e, subito dopo, aggiungere che \u00abil vero non \u00e8 n\u00e9 l&#8217;essere n\u00e9 il nulla, ma che l&#8217;essere, &#8211; non passa -, ma \u00e8 passato, nel nulla, e il nulla nell&#8217;essere\u00bb?<\/p>\n<p>Che cosa significa, in quest&#8217;ultima proposizione, il concetto di &quot;vero&quot;? Da quale cappello di prestigiatore \u00e8 mai saltato fuori, cos\u00ec, all&#8217;improvviso?<\/p>../../../../n_3Cp>Hegel aveva appena finito di ribadire che l&#8217;essere indeterminato (l&#8217;essere in s\u00e9), quando passa nell&#8217;essere determinato, si &quot;toglie&quot; (si identifica con il suo contrario, annullandosi), per poi &quot;risorgere&quot;, passando, in una nuova e pi\u00f9 perfetta forma di essere (essere per s\u00e9), secondo la nota triade dialettica: tesi-antitesi-sintesi.<\/p>\n<p>Dunque, \u00abil nulla \u00e8 (esiste) nel nostro intuire o pensare, o piuttosto \u00e8 lo stesso vuoto intuire e pensare ch&#8217;era il puro essere\u00bb; e ancora, \u00abil nulla \u00e8 cos\u00ec la stessa determinazione o meglio assenza di determinazione, e perci\u00f2 in generale lo stesso, che il puro essere\u00bb.<\/p>\n<p>Ora, per\u00f2, salta fuori la categoria del &quot;vero&quot;: il vero che non \u00e8 n\u00e9 l&#8217;essere, n\u00e9 il nulla, ma il fatto del passaggio dell&#8217;essere nel nulla e del nulla, al tempo stesso, nell&#8217;essere.<\/p>\n<p>Sembra tutto un bel gioco di prestigio; ma non si capisce da dove tutto ci\u00f2 provenga.<\/p>\n<p>Chi \u00e8, inannzitutto, che pone questo &quot;vero&quot;, se non c&#8217;\u00e8 nulla anteriormente all&#8217;essere e se, d&#8217;altra parte, l&#8217;essere, anteriore a ogni determinazione, \u00e8 l&#8217;essere &quot;vuoto&quot;, e solo determinandosi si concretizza, per cos\u00ec dire, ma al tempo stesso si annulla; per poi risorgere, pi\u00f9 o meno miracolosamente, dalle proprie ceneri, trasformato in un glorioso essere-per-s\u00e9?<\/p>\n<p>\u00c8 chiara la derivazione da Spinoza, ed \u00e8 chiaro che Hegel incorre nelle stesse aporie del suo predecessore. Se l&#8217;essere indeterminato \u00e8 privo di qualit\u00e0, allora \u00e9 chiaro che non \u00e8 l&#8217;Essere; \u00e8 soltanto la possibilit\u00e0 dell&#8217;essere o, meglio, la possibilit\u00e0 dell&#8217;essere dei singoli enti.<\/p>\n<p>Ma per mezzo di quale miracolo questo essere indeterminato, a un certo punto, prende a determinarsi, contrapponendosi al non essere del suo contrario, e dunque identificandosi col nulla? Questo \u00e8 un passaggio decisivo, e anch&#8217;esso viene semplicemente &quot;posto&quot;, ma niente affatto spiegato.<\/p>\n<p>Ora, in filosofia non basta porre l&#8217;essere e il non essere; bisogna giustificarne i passaggi.<\/p>\n<p>E se il &quot;vero&quot; non \u00e8 la verit\u00e0 dell&#8217;Essere, a quale vero mai si riferisce Hegel? Forse alla &quot;verit\u00e0&quot; dell&#8217;osservatore, ossia del soggetto pensante?<\/p>\n<p>Egli, probabilmente, avrebbe risposto che non c&#8217;\u00e8 alcuna reale distinzione fra il soggetto pensante e il pensiero in quanto tale: la sua filosofia, infatti, ruota attorno al perno dell&#8217;identit\u00e0 di Reale e Razionale: e dove c&#8217;\u00e8 l&#8217;uno, l\u00ec c&#8217;\u00e8 anche l&#8217;altro.<\/p>\n<p>Un pensiero che non pensa nulla, anzi, che pensa solo se stesso, sarebbe dunque all&#8217;origine di tutta la realt\u00e0.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la concezione del Motore Immobile di Aristotele. Ma Aristotele non si sognava di presentare il Motore Immobile come la realt\u00e0 assoluta, come l&#8217;ultimo grado di realt\u00e0.<\/p>\n<p>Infatti \u00e8 evidente che dove c&#8217;\u00e8 pensiero, l\u00ec c&#8217;\u00e8 anche un pensatore; ma il pensatore e il pensiero non possono essere una sola e medesima cosa, se non a un livello assoluto di realt\u00e0. Invece l&#8217;essere indistinto e indifferenziato di Hegel, anteriore a ogni determinazione, si fa pensiero di qualcosa (come?) e, in tal modo, scende nel piano del relativo, annullandosi.<\/p>\n<p>Bisogna proprio deificare la storia, a questo punto, per farlo risorgere, sotto forma dell&#8217;essere per s\u00e8! In che modo lo potrebbe, altrimenti, se fosse solo pensiero pensato da un pensante che giace sul piano del relativo?<\/p>\n<p>A noi pare che sia proprio una astrazione: un qualcosa di cui possono parlare i professori universitari, compiacendosi di aver scoperto e smontato il meccanismo della Ragione universale fin nei suoi pi\u00f9 minuti ingranaggi; ma che non solo il senso comune, ma anche una sana mente filosofica, non possono e non potranno mai concepire.<\/p>\n<p>Tanto meno potrebbero concepire come un tale essere indistinto e indifferenziato, una volta piovuto nel cielo degli enti e &quot;scontratosi&quot; con la sua negazione (o negatosi con la sua affermazione, il che, per Hegel, sembra essere lo stesso) , si annulli istantaneamente, come un atomo di antimateria che si urti con un atomo di materia; per poi ricomparire allo stato di essere-per-s\u00e9, superamento di ogni opposizione e inveramento di ogni opposto.<\/p>\n<p>E adesso torniamo a Sartre.<\/p>\n<p>Non vi sono delle vere e proprie ragioni per cui egli sostiene che l&#8217;essere della coscienza \u00e8 contraddittorio; piuttosto, \u00e8 abbastanza chiaro che egli confonde, pi\u00f9 o meno senza rendersene conto, l&#8217;essere della coscienza con l&#8217;Essere in quanto tale, ricalcando pari pari l&#8217;ingiustificabile commistione gi\u00e0 operata da Hegel fra i due piani della realt\u00e0.<\/p>\n<p>Al contrario, sarebbe stato necessario distinguere l&#8217;essere dell&#8217;uomo, che \u00e8 un essere relativo e contingente, dall&#8217;Essere in quanto tale, che \u00e8 assoluto e necessario. Ora, solo all&#8217;Essere in quanto tale spettano, simultaneamente, gli attributi della massima libert\u00e0 e della massima necessit\u00e0; non certo all&#8217;essere dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>L&#8217;essere dell&#8217;uomo \u00e8 relativo, quindi non ha senso porlo come libert\u00e0 assoluta che d\u00e0 significato ai dati della situazione (mescolando, nel pasticcio, anche una parte della lezione di Husserl e della sua fenomenologia), perch\u00e9 l&#8217;essere relativo non pu\u00f2 che esprimersi per mezzo di una libert\u00e0 relativa. I dati della situazione, vale a dire l&#8217;in-s\u00e9 del mondo, non sono totalmente riconducibili alla libert\u00e0 della coscienza. Non si stenta a credere che, posto in questi termini il problema della libert\u00e0, esso provochi la vertigine e la nausea all&#8217;essere per-s\u00e9; ma la verit\u00e0 \u00e8 che quest&#8217;ultimo non possiede alcuna libert\u00e0 assoluta, ma solo una libert\u00e0 relativa.<\/p>\n<p>Come potrebbe, infatti, ci\u00f2 che \u00e8, per definizione, relativo, possedere un grado assoluto di libert\u00e0? Da dove gli deriverebbe tale carattere di assolutezza?<\/p>\n<p>Anche l&#8217;affermazione che \u00abLa libert\u00e0 umana precede l&#8217;essenza dell&#8217;uomo e la rende possibile, l&#8217;essenza dell&#8217;essere umano \u00e8 in sospeso nella sua libert\u00e0\u00bb, a ben guardare, non va molto d&#8217;accordo con il corollario che Sartre ne ricava, ossia che \u00ab\u00e8 impossibile distinguere ci\u00f2 che chiamiamo libert\u00e0 dall&#8217;ESSERE della realt\u00e0 umana\u00bb, nel senso che \u00ab&#8217;uomo non \u00e8 affatto PRIMA, per essere libero DOPO, non c&#8217;\u00e8 differenza fra l&#8217;essere dell&#8217;uomo e il suo ESSERE-LIBERO\u00bb. Infatti, se fosse vero che la libert\u00e0 precede l&#8217;essenza dell&#8217;uomo (ma, in tal caso, libert\u00e0 di chi o di che cosa?), allora non sarebbe vero che l&#8217;essere dell&#8217;uomo coincide con il suo essere libero, ma il suo essere libero precederebbe il suo essere; il che \u00e8, manifestamente, assurdo.<\/p>\n<p>Ma lasciamo perdere queste aporie di minor conto e concentriamoci sulle conseguenze, enormemente pi\u00f9 grandi delle premesse, che Sartre ricava dalla sua impostazione speculativa di matrice kantiana e soprattutto hegeliana.<\/p>\n<p>In \u00abL&#8217;essere e il nulla\u00bb, egli afferma che il rapporto con l&#8217;altro si configura negativamente, perch\u00e9 consiste in una reciproca riduzione a oggetto, ossia a &quot;in-s\u00e9&quot;, fin dall&#8217;esperienza di relazione che si pu\u00f2 definire primaria per eccellenza, vale a dire quella dello sguardo; per cui \u00abl&#8217;essenza del rapporto tra le coscienze \u00e8 il conflitto\u00bb. Qui, specialmente, si vede tutta la debolezza del modo di procedere di Sartre, che, riducendo la filosofia a psicologia spicciola, pretende poi di stabilire delle leggi eterne e universali, cio\u00e8, di nuovo, di fare della filosofia, anzi, addirittura della ontologia, ma utilizzando materiali da costruzioni transitori ed effimeri.<\/p>\n<p>Chi lo dice, infatti, che, fin dall&#8217;atto del guardarsi, l&#8217;altro si configura per me come un nemico, ed io come un nemico rispetto a lui? Non vogliamo negare che ci\u00f2 accada; ma non \u00e8 affatto la regola: al contrario, lo si pu\u00f2 considerare tipico delle persone pochissimo evolute sul piano della consapevolezza spirituale. \u00c8 tipico di queste ultime persone porsi, gi\u00e0 solo con l&#8217;atto della vista, in un rapporto conflittuale con l&#8217;altro, con il quale esse ingaggiano, immediatamente, una sorta di battaglia degli sguardi.<\/p>\n<p>E ci\u00f2 sarebbe sufficiente per trarne la conclusione che \u00abl&#8217;inferno, sono gli altri?\u00bb. Suvvia, \u00e8 davvero un po&#8217; poco, per farne una affermazione di carattere filosofico; sembra piuttosto una di quelle dubbie perle di &quot;saggezza&quot; che gli uomini amano scambiarsi sull&#8217;autobus o, magari, al tavolino del bar, quando sono in vena di facili sentenze.<\/p>\n<p>No, signor Sartre; non ci siamo.<\/p>\n<p>Non \u00e8 cos\u00ec che si fa filosofia; e le oltre settecento pagine del suo volume sono un buon esempio di filosofia mancata: un qualcosa di pretenzioso e di gratuito nel medesimo tempo; oltre che pochissimo originale.<\/p>\n<p>\u00c8 cos\u00ec: a costo di dare un dispiacere a tutti i giovanotti e le signorine che amavano girare per Parigi, nel secondo dopoguerra, con la sigaretta in bocca e l&#8217;aria vissuta e desolata &#8211; versione pi\u00f9 recente dei &quot;poeti maledetti&quot; di quasi un secolo prima &#8211; non c&#8217;\u00e8 molto di originale nel lungo sproloquio de \u00abL&#8217;essere e il nulla\u00bb: \u00e8 un minestrone mal digerito di Kant, Hegel, Kierkegard e Husserl, con qualche spruzzata di Heidegger e Jaspers.<\/p>\n<p>Il tutto, ovviamente, agitato a lungo e rimescolato in salsa marxista e antiborghese; componente, quest&#8217;ultima, che ha dato un contributo decisivo alla fortuna non del libro, ma del suo autore, a molti anni dalla pubblicazione di quello, col &#8217;68 che ormai batteva alle porte.<\/p>\n<p>Certo: la libert\u00e0 dell&#8217;uomo \u00e8 una libert\u00e0 relativa. Ma \u00e8 proprio essa la cosa pi\u00f9 preziosa che egli possieda, perch\u00e9 lo mette in grado di scegliere fra l&#8217;essere e il nulla.<\/p>\n<p>Il nulla, per l&#8217;essere umano, sarebbe la mancanza di libert\u00e0 morale: ma, come dice lo stesso Sartre &#8211; lo abbiamo visto -, noi non potremmo nemmeno concepire l&#8217;essenza dell&#8217;uomo, indipendentemente dalla sua libert\u00e0.<\/p>\n<p>Certo: la libert\u00e0 \u00e8 fonte di angoscia. Lo aveva gi\u00e0 detto, e molto meglio, Kierkegaard.<\/p>\n<p>E dunque?<\/p>\n<p>L&#8217;angoscia non \u00e8 affatto una malattia mortale; la malattia mortale \u00e8 un&#8217;altra: \u00e8 la disperazione di chi vorrebbe sopprimere in s\u00e9 l&#8217;angoscia, negandone le profonde ragioni metafisiche, vale a dire la tensione dell&#8217;anima verso l&#8217;infinito.<\/p>\n<p>E l&#8217;uomo sartriano, l&#8217;uomo esistenzialista, \u00e8 tremendamente, irrimediabile votato alla disperazione, senza alcuna possibilit\u00e0 di scampo.<\/p>\n<p>Possibile che Sartre abbia letto Kierkegaard cos\u00ec male da non rendersene conto?<\/p>\n<p>Possibile che anche i tanti lettori di Sarte siano stati cos\u00ec distratti o cos\u00ec inconsapevoli da non rendersene conto?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;atto che rende l&#8217;uomo persona, cio\u00e8 sostanza spirituale unica e irripetibile, \u00e8 la scelta; e non vi sarebbe scelta se non vi fosse libert\u00e0 di scegliere:<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[92],"class_list":["post-26448","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26448","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26448"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26448\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26448"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26448"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26448"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}