{"id":26433,"date":"2011-12-29T09:37:00","date_gmt":"2011-12-29T09:37:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/12\/29\/la-geografia-tolemaica-ha-fornito-per-1-200-anni-la-piu-completa-descrizione-dellecumene\/"},"modified":"2011-12-29T09:37:00","modified_gmt":"2011-12-29T09:37:00","slug":"la-geografia-tolemaica-ha-fornito-per-1-200-anni-la-piu-completa-descrizione-dellecumene","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/12\/29\/la-geografia-tolemaica-ha-fornito-per-1-200-anni-la-piu-completa-descrizione-dellecumene\/","title":{"rendered":"La geografia tolemaica ha fornito per 1.200 anni la pi\u00f9 completa descrizione dell\u2019ecumene"},"content":{"rendered":"<p>Fino alla vigilia dei grandi viaggi di esplorazione dei navigatori portoghesi, dapprima nell&#8217;Oceano Atlantico, lungo le coste occidentali dell&#8217;Africa, e poi, alla svolta del XVI secolo, nell&#8217;Oceano Indiano, verso il quale era stato trovato il sospirato passaggio, la base delle conoscenze geografiche degli Europei e degli stessi Arabi era stata, per oltre dodici secoli, la \u00abGeografia\u00bb di Claudio Tolomeo; cos\u00ec come la sua \u00abAstronomia\u00bb era stata, all&#8217;incirca per il medesimo periodo, la base della conoscenza della sfera celeste.<\/p>\n<p>O, per essere pi\u00f9 esatti, la descrizione contenuta nelle carte geografiche di Tolomeo fu, per tutto quel tempo, ritenuta la migliore esistente dell&#8217;ecumene, della Terra effettivamente abitata, cio\u00e8 di quella porzione della superficie terrestre non sottoposta all&#8217;azione micidiale del gelo polare e del tremendo calore equatoriale, paragonato quest&#8217;ultimo a una cintura di fuoco.<\/p>\n<p>Si riteneva peraltro, sia nella tarda antichit\u00e0, sia nel Medioevo, che l&#8217;ecumene fosse non solo la parte centrale, ma anche la porzione maggiore della superficie terrestre; fuori di essa, al di l\u00e0 delle Colonne d&#8217;Ercole e al di l\u00e0 della foce del Gange, si estendeva il dantesco \u00abmondo sanza gente\u00bb, circondato dall&#8217;immenso fiume dell&#8217;Oceano, al di l\u00e0 del quale doveva esistere una \u00abTerra necdum cognita\u00bb o \u00abTerra nondum cognita\u00bb, ossia un vasto continente tuttora sconosciuto, capace di fare da contrappeso meccanico alla massa dell&#8217;Europa, dell&#8217;Africa e dell&#8217;Asia.<\/p>\n<p>Non vi sono quasi altri esempi di una rappresentazione scientifica del reale che abbia mostrato una tale longevit\u00e0 e una tale capacit\u00e0 di persuadere popoli e culture diverse, dalla tarda romanit\u00e0 e grecit\u00e0, al cristianesimo medievale, all&#8217;islamismo, fino allo stesso Umanesimo e al Rinascimento, e ci\u00f2 \u00e8 tanto notevole da meritare qualche riflessione.<\/p>\n<p>Si suol dire e ripetere che, nella tarda antichit\u00e0 e nel Medioevo, vi fu un crollo dell&#8217;arte del viaggiare e del navigare, dovuto sia all&#8217;abbandono delle grandi strade consolari di Roma, sia al venir meno dei commerci terrestri e marittimi; e questo, riducendo di molto gli orizzonti geografici della societ\u00e0 di quei secoli, potrebbe aver favorito la lunga durata della descrizione tolemaica del mondo, che nessuno aveva gli strumenti per ampliare o rettificare.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 proprio vero che vi era stato quel tale crollo nell&#8217;arte del viaggiare e del navigare? Certo, per alcuni secoli erano venute meno, o si erano sensibilmente ridotte, le esigenze del grande commercio, oltre che quelle dell&#8217;espansione militare: le due fonti principali del meccanismo di ampliamento e di arricchimento degli orizzonti geografici nell&#8217;et\u00e0 antica.<\/p>\n<p>Ma che dire degli straordinari viaggi marittimi dei monaci irlandesi nell&#8217;Atlantico settentrionale, alla ricerca di terre da evangelizzare e di popoli da convertire, o anche, semplicemente, di luoghi di eremitaggio in cui rifugiarsi a pregare e dedicarsi totalmente a Dio? Essi raggiunsero non solo le Shetland, le Faroer, l&#8217;Islanda, ma, probabilmente, anche la Groenlandia e le coste del Nord America, a bordo di minuscoli battelli dalle eccezionali qualit\u00e0 nautiche.<\/p>\n<p>La loro meta ultima, comunque, non era di natura geografica: essi cercavano niente di meno che il Paradiso Terrestre; tale era lo scopo della navigazione di San Brandano e dei suoi compagni; e un&#8217;eco di quella ricerca sopravvisse a lungo, almeno fino alle soglie dell&#8217;era moderna e del viaggio di Cristoforo Colombo nell&#8217;ignoto oceano occidentale.<\/p>\n<p>E che dire, poi, dei viaggi terrestri di Giovanni da Pian del Carpine, Odorico da Pordenone, Guglielmo di Rubruck e dello stesso Marco Polo, attraverso tutta l&#8217;immensa estensione dell&#8217;Asia, fino ai deserti del Turkestan Orientale, alla Mongolia, alla Cina, presso la corte del Gran Khan?<\/p>\n<p>Se la descrizione geografica generale di Tolomeo ha resistito cos\u00ec a lungo nel corso dei secoli, ci\u00f2 non si deve soltanto, o principalmente, al fatto che le conoscenze geografiche cessarono realmente di ampliarsi, quanto piuttosto alla sua accuratezza, alla sua bellezza sul piano estetico (P. K. Feyerabend ha ben messo in luce l&#8217;importanza della dimensione estetica nell&#8217;accettazione di una nuova teoria scientifica), nonch\u00e9 al prestigio di cui lo stesso Tolomeo, ma soprattutto Aristotele, ai cui studi egli si rifaceva, godettero per secoli, sia nell&#8217;ambito della cultura araba, sia in quella europea, nel cui seno la \u00abGeografia\u00bb tolemaica ritorn\u00f2 dopo essere passata, appunto, attraverso la mediazione dell&#8217;islamismo.<\/p>\n<p>Un altro elemento che gioc\u00f2 a favore della lunga durata della geografia tolemaica fu l&#8217;autorit\u00e0 di cui godette l&#8217;altra grande opera dello scienziato alessandrino, e sempre per merito della mediazione della cultura araba, ossia l&#8217;\u00abAlmagesto\u00bb (come gli Arabi avevano tradotto la sua \u00abAstronomia\u00bb, o meglio, come gli Europei avevano recepito, storpiandola, la traduzione araba \u00abAl magisti\u00bb del titolo originale greco, \u00abGrande trattato\u00bb); anch&#8217;essa prendeva le mosse dalla cosmologia aristotelica, di cui rappresentava una risistemazione complessiva: di suo, Tolomeo ci mise poco pi\u00f9 che la teoria degli epicicli, degli equanti e degli eccentrici, per spiegare l&#8217;apparente moto retrogrado dei pianeti rispetto al cielo delle stelle fisse.<\/p>\n<p>Come suole accadere, la celebrit\u00e0 dell&#8217;opera maggiore, universalmente riconosciuta e apprezzata come la pi\u00f9 completa e perfetta nell&#8217;ambito specifico, port\u00f2 con s\u00e9, per cos\u00ec dire a rimorchio, il rispetto e la considerazione anche per l&#8217;opera minore; e, se anche questo fattore di successo di una concezione scientifica \u00e8, di per s\u00e9 stesso, molto poco scientifico, poich\u00e9 scaturisce da un fenomeno psicologico soggettivo, tanto peggio per l&#8217;idea di scienza rigorosamente oggettiva che la cultura neoilluminista e neopositivista hanno veicolato e continuano tuttora a diffondere.<\/p>\n<p>Ha scritto John H. Parry (in: \u00abLe grandi scoperte geografiche\u00bb, Il Saggiatore, Milano, 1963):<\/p>\n<p>\u00abClaudio Tolomeo era un egiziano ellenizzato, vissuto nel II secolo dell&#8217;era cristiana. Al tempo della massima estensione territoriale dell&#8217;Impero Romano era logico sentire l&#8217;esigenza di una completa descrizione dell&#8217;impero stesso e della &quot;oikoumene&quot; di cui esso sembrava la parte pi\u00f9 importante. Tolomeo si propose di are un compendio di tutta la dottrina geografica e cosmografica del suo temo: fu dunque un compilatore solerte, non un pensatore originale o un vero scopritore. Egli fece tesoro di tutta una serie di opere di geografi, astronomi e matematici greci, parecchi dei quali erano vissuti ad Alessandria, sua citt\u00e0 natale. La sua fama riposa su due opere: la &quot;Geografia&quot; e l&#8217;&quot;Astronomia&quot;, quest&#8217;ultima solitamente conosciuta con il titolo arabo di Almagesto&quot;, &quot;il massimo&quot;. Questi due lavori erano tenuti in somma considerazione agli studiosi arabi, eredi diretti del sapere greco. Essi dedicarono maggior attenzione all&#8217;&quot;Almagesto&quot;, che era un libro per uomini dotti in quello specifico campo, utile agli scopi esoterici dell&#8217;astrologia anzich\u00e9 a quelli della curiosit\u00e0 scientifica generica, o al compito pratico di trovare le rotte sui mari. Lo studio di quest&#8217;opera li condusse in tutt&#8217;altra direzione. Qui Tolomeo si attardava a descrivere l&#8217;austera bellezza del mondo aristotelico, con le sue sfere concentriche che ruotano intorno alla terra, coinvolgendo nel loro moto il sole e le stelle; aggiungeva anche un ingegnoso ed elaborato sistema di cerchi ed &quot;epicicli&quot; con il quale egli tentava di spiegare il movimento dei pineti e degli altri corpi celesti in relazione alla terra. Nel XII secolo Gerardo da Cremona, uno studioso appassionato di cultura araba vissuto a Toledo, tradusse l&#8217;opera in latino: nel corso del secolo seguente, l&#8217;&quot;Almagesto&quot; fu introdotto nell&#8217;Europa occidentale, dove i dotti lo accettarono con deferenza, pur capendolo ed onorandolo meno di opere pi\u00f9 spiccatamente aristoteliche penetrate in Europa press&#8217;a poco alla stessa epoca e con gli stessi intermediari. Il sistema aristotelico-tolemaico, con le sue celesti sfere e i suoi epicicli, rimase &#8211; sia pure con alcune varianti &#8211; il modello della tipica rappresentazione accademica dell&#8217;universo nel secolo XVI, finch\u00e9 Copernico, diffidando della sua eccessiva complessit\u00e0, ne cominci\u00f2 la confutazione.<\/p>\n<p>L&#8217;influenza indiretta dell&#8217;&quot;Almagesto&quot; non fu limitata al mondo erudito. Verso la met\u00e0 del duecento John Holywood, o Sacrobosco, esegu\u00ec un sommario della traduzione di Gerardo da Cremiona e lo intitol\u00f2 &quot;De sphaera mundi&quot;. Il libro di Sacrobosco (un dotto inglese che insegn\u00f2 a Parigi e che, tra l&#8217;altro, compose uno ei primi manuali di aritmetica elementare, di poco posteriore a quello di Leonardo da Pisa) divenne il testo pi\u00f9 famoso al riguardo e tale rest\u00f2 per quasi tre secoli. Non si trattava, naturalmente, di un compendio di arte nautica, anche se pi\u00f9 tardi esso venne allegato ai manuali di navigazione veri e propri. La sua importanza \u00e8 dovuta \u00e8 dovuta alla larga diffusione che ebbe: se ne conservano pi\u00f9 di trenta &quot;incunaboli&quot;, oltre a parecchie copie manoscritte. Ogni studente universitario dell&#8217;epoca doveva certamente conoscere quest&#8217;opera che tanto scredit\u00f2 la dottrina dei fondamentalisti: essi erano convinti che la terra fosse piatta, come sosteneva ad esempio Cosma Indicopleuste che per sette secoli aveva esercitato un&#8217;enorme influenza sul pensiero geografico, anche se le sue teorie erano state sovente minacciate dappresso. Grazie a Sacrobosco divenne finalmente opinione comune che la terra fosse una rotonda.<\/p>\n<p>La &quot;Geografia&quot; di Tolomeo fece il suo ingresso nel mondo della cultura europea solo pi\u00f9 tardi ed in modo assai diverso; ed \u00e8 invero assai strano che un libro tanto famoso rimanesse sconosciuto cos\u00ec a lungo. Edrisi, un arabo nativo di Ceuta, dotato di brillante ingegno, visse alla corte di Ruggero II di Sicilia e vi scrisse il celebre &quot;Libro di Ruggero&quot; ispirandosi largamente all&#8217;opera di Tolomeo; ma siccome l&#8217;influenza di Edrisi fu minore di quanto la sua opera meritasse, nessuno cerc\u00f2 di scoprirne le fonti. Il libro di Tolomeo fu tradotto in latino non dal manoscritto arabo, ma da uno greco, proveniente da Costantinopoli. La traduzione fu eseguita da Jacobus Angelus, discepolo del famoso Crisolora, e completata solo nel 1406 o poco dopo. La sua comparsa costitu\u00ec uno dei maggiori avvenimenti nella stria dell&#8217;evoluzione della geografia.<\/p>\n<p>La pare pi\u00f9 importante di quest&#8217;opera \u00e8 costituita da un esauriente dizionario di luoghi, riuniti per regione, ai quali \u00e8 assegnata la latitudine e la longitudine. Il globo risulta diviso in trecentosessanta gradi di longitudine e di latitudine, calcolando la lunghezza di un grado dell&#8217;equatore o di un meridiano in base alla valutazione della dimensione della terra. In aggiunta \u00e8 dato anche un metodo per adattare la lunghezza di un grado di longitudine relativamente a una qualsiasi latitudine e si insegna come costruire una quadrettatura di meridiani e paralleli su cui disegnare una carta geografica basata sulle proiezioni coniche. L&#8217;idea di usare e coordinate di latitudine e longitudine per definire la posizione dei punti sulla superficie della terra non era del tutto nuova per il mondo medievale. Le &quot;Ephemerides&quot; degli astrologhi erano eseguite con riferimento alle posizioni nello Zodiaco e preventivate differenze di longitudine si rendevano necessarie per &quot;rettificare&quot; queste tavole se dovevano servire per luoghi diversi da quelli in cui erano state compilate. Ruggero Bacone aveva gi\u00e0 tentato di costruire una mappa con il sistema delle coordinate e l&#8217;aveva poi inviata a papa Clemente IV: disgraziatamente essa oggi \u00e8 andata perduta e Bacone &#8211; all&#8217;avanguardia anche in questo campo &#8211; non esercit\u00f2 nessuna influenza e non ebbe alcun imitatore. Nel quattrocento l&#8217;uso delle coordinate, base e rapporto strutturale dell&#8217;esecuzione di carte geografiche, apparve un&#8217;invenzione affatto nuova e rivoluzionaria. La seconda sezione della &quot;Geografia&quot; di Tolomeo \u00e8, infatti, una collezione di mappe, con una mappa mondiale e mappe regionali. Se, per corredare la sua opera, le abbia disegnate proprio Tolomeo, non \u00e8 cosa facile a stabilire: egli lascia intendere che qualsiasi lettore intelligente potrebbe eseguirne una sulla scorta delle istruzioni da lui fornite. Le carte geografiche che arrivarono in Europa con questa presentazione, chiunque ne sia stato l&#8217;artefice e da qualsiasi luogo esse provengano, sono effettivamente basate tutte su coordinate e proiezioni tolemaiche. In esse, oltre al Mediterraneo (rappresentato dettagliatamente anche se di forma un po&#8217; allungata), troviamo l&#8217;Europa, l&#8217;Asia e l&#8217;Africa, che appare assai vasta e di forma tronca. Ancor pi\u00f9 tronca \u00e8 la forma dell&#8217;India, mentre Ceylon risulta assolutamente esagerata nelle proporzioni. All&#8217;est dell&#8217;India \u00e8 raffigurata un&#8217;altra penisola maggiore, quella del Chersoneso d&#8217;Oro e ad est di quest&#8217;ultima un grande braccio di mare, il Gran Golfo; e infine, al&#8217;estremo est della mappa, il paese di Sinae. Nell&#8217;interno dell&#8217;Asia sono segnati paesi e sistemi fluviali che non si possono facilmente identificare con luoghi e fiumi effettivamente esistenti. Anche l&#8217;Africa \u00e8 studiata con qualche tentativo di dettaglio e mostra non solo le Montane della Luna, ma anche le sorgenti lacustri del Nilo e di altri fiumi. Per\u00f2 il Sud-Africa \u00e8 unito alla terra di Sinae e ci\u00f2 rende l&#8217;Oceano Indiano simile a un mare chiuso. Tutto intorno a est e a ovest \u00e8 segnata la terra ferma, o Terra Incognita.\u00bb<\/p>\n<p>Riassumendo.<\/p>\n<p>La descrizione geografica della Terra delineata da Claudio Tolomeo si \u00e8 imposta a partire dalla met\u00e0 II secolo dopo Cristo e ha tenuto il campo per almeno dodici secoli, fino alla vigilia delle grandi scoperte geografiche di Diaz, Cabral, Gama, Colombo e Magellano, e delle successive rappresentazioni del globo terrestre ad opera dei grandi cartografi del tardo Rinascimento: Mercatore, Ortelio, Oronzio Fineo.<\/p>\n<p>La sua lunghissima durata rappresenta un &quot;unicum&quot; nella storia della scienza e non pu\u00f2 essere spiegata soltanto con la caduta dei traffici, dei viaggi, delle spedizioni militari ad ampio raggio, che si verific\u00f2 in Europa nel pi\u00f9 che millenario intervallo di tempo compreso fra l&#8217;et\u00e0 degli Antonini alle soglie del XVI secolo.<\/p>\n<p>Tale &quot;caduta&quot; non fu cos\u00ec univoca e cos\u00ec totale come la storiografia di matrice illuminista, sempre intesa a svalutare ogni aspetto della civilt\u00e0 medievale e a sottolinearne gli aspetti regressivi rispetto all&#8217;antichit\u00e0 classica, ha preteso di sostenere (e ci ripromettiamo di tornare presto sull&#8217;argomento, occupandoci specificamente dei grandi viaggi in et\u00e0 medievale).<\/p>\n<p>Ad ogni modo, se anche tale &quot;caduta&quot; vi fosse stata, \u00e8 molto pi\u00f9 importante sottolineare la differenza psicologica, culturale, spirituale e morale che caratterizza l&#8217;idea medievale del viaggio e del viaggiare e che la distingue nettamente dall&#8217;idea umanistico-rinascimentale e, ancor pi\u00f9, da quella propriamente moderna.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo medievale non antepone mai la &quot;curiositas&quot; alla &quot;virtus&quot;; e ci\u00f2 vale per ogni aspetto della vita e della cultura; quello dei viaggi non \u00e8 che un caso particolare. Per l&#8217;uomo medievale, la ricerca e l&#8217;esplorazione di nuove terre e di nuovi mari non doveva scaturire da semplice curiosit\u00e0 intellettuale, ma dall&#8217;accordo di essa con la virt\u00f9 cristiana, mediante la subordinazione della prima alla seconda: \u00e8 il paradigma dantesco del XXVI canto dell&#8217;\u00abInferno\u00bb (cfr. anche il nostro recente articolo \u00abL&#8217;ultimo viaggio di Ulisse termina in tragedia perch\u00e9 nato da &quot;curiositas&quot; e non da &quot;virtus&quot;\u00bb), apparso sul sito di Arianna Editrice in data 14\/12\/2011).<\/p>\n<p>E Petrarca, che sale fino alla vetta del Mont Ventoux, in Provenza, senza alcuna necessit\u00e0 pratica e senza una vera motivazione spirituale (anche se tenta di reintrodurla &quot;post rem&quot;, con la scena in cui apre le \u00abConfessioni\u00bb di Sant&#8217;Agostino al termine della scalata), ma al solo scopo di ammirare il paesaggio e di fare ci\u00f2 che nessun altro aveva fatto prima di lui, affermando il suo io, \u00e8 veramente il primo uomo &quot;moderno&quot;, di contro all&#8217;uomo medievale che delle montagne ha un sacro timore, perch\u00e9 simbolo della potenza e della maest\u00e0 divine, dunque espressione di una paesaggio sacro che non dev&#8217;essere turbato per inseguire scopi profani.<\/p>\n<p>Fra le cause pi\u00f9 immediate e dirette della lunga signoria della geografia tolemaica nella cultura occidentale (comprendendo in quest&#8217;ultima espressione, almeno in questo caso, anche quella araba, che allora andava dai confini dell&#8217;India all&#8217;estremo occidente, ossia alla Spagna e al Portogallo) possiamo evidenziare le seguenti cinque.<\/p>\n<p>Prima, la sua scrupolosa esattezza rispetto alla mole dei dati empirici allora disponibili e il suo pieno accordo con le premesse cosmologiche (e teologiche) aristoteliche e, pi\u00f9 tardi, tomiste.<\/p>\n<p>Seconda, la sua bellezza estetica: con l&#8217;ecumene al centro del mondo ed una armoniosa ripartizione di &quot;pieni&quot; e &quot;vuoti&quot;, ossia di terre e mari, sulla superficie del pianeta.<\/p>\n<p>Terza, il prestigio indiscusso di Tolomeo come scienziato e, alle sue spalle, il prestigio, anzi, la venerazione nei confronti di Aristotele, il \u00abmaestro di color che sanno\u00bb.<\/p>\n<p>Quarta, l&#8217;azione di riflesso svolta dall&#8217;\u00abAlmagesto\u00bb sulla \u00abGeografia\u00bb, ossia il prestigio indiretto che venne a quest&#8217;ultima opera dal prestigio immenso goduto dalla prima.<\/p>\n<p>Quinta, la concezione medievale che condannava come vana e arrogante una scienza (geografica, in questo caso) che muovesse in maniera tale \u00abche virt\u00f9 non la guidi\u00bb, ossia che non si ponesse in armonia con una superiore istanza morale e religiosa; e che, in particolare, pretendesse di misurare la realt\u00e0 in maniera puramente umana e razionale, prescindendo completamente dalla grazia e dal progetto divino riguardo al creato.<\/p>\n<p>Si noter\u00e0 che, di queste cinque cause, solo la prima e solo in parte ha a che fare con dei criteri di valutazione strettamente scientifici; tutte le altre nascono da fattori ben diversi&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fino alla vigilia dei grandi viaggi di esplorazione dei navigatori portoghesi, dapprima nell&#8217;Oceano Atlantico, lungo le coste occidentali dell&#8217;Africa, e poi, alla svolta del XVI secolo,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30183,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[63],"tags":[92],"class_list":["post-26433","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-antica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-antica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26433","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26433"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26433\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30183"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26433"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26433"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26433"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}