{"id":26432,"date":"2016-09-05T10:25:00","date_gmt":"2016-09-05T10:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/09\/05\/mea-culpa-per-la-generazione-che-ha-tradito\/"},"modified":"2016-09-05T10:25:00","modified_gmt":"2016-09-05T10:25:00","slug":"mea-culpa-per-la-generazione-che-ha-tradito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/09\/05\/mea-culpa-per-la-generazione-che-ha-tradito\/","title":{"rendered":"Mea culpa per la generazione che ha tradito"},"content":{"rendered":"<p>Espressioni come &quot;la generazione tradita&quot;, &quot;l&#8217;Italia tradita&quot;, &quot;il Paese tradito&quot;, usate e abusate nella cultura italiota degli ultimi decenni, suscitano una ben comprensibile diffidenza, se non proprio un aperto rigetto: sono intrise di vittimismo auto-giustificatorio e auto-referenziale, i mali pi\u00f9 eclatanti e pi\u00f9 sconci del carattere nazionale. Pertanto, quando le si sente adoperare, scatta una reazione negativa pi\u00f9 che comprensibile. Nonpertanto, esiste un altro vizio nazionale profondamente radicato, il relativismo etico radicale, del pari auto-assolutorio e auto-giustificativo: siccome tutti sbagliano, allora non c&#8217;\u00e8 mai alcun colpevole.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 proprio qui che viene al pettine la differenza fra Italiani e Italioti: i primi, capaci di assumersi, in qualche misura, le proprie responsabilit\u00e0; i secondi, perennemente protesi nello sforzo di allontanare da s\u00e9 ogni colpa e persino ogni possibile critica, sempre in nome di un vittimismo che dovrebbe impietosire e chiudere, per amnistia o per sopravvenuta prescrizione, qualunque procedimento nei confronti di azioni e comportamenti oggettivamente censurabili. Come dire: <em>Vedete quanti siamo disgraziati, quanto si \u00e8 accanita la sfortuna contro di noi? E avreste ancora il coraggio di puntarci il dito contro, di chiamarci a rendere conto di ci\u00f2 che abbiamo fatto e di ci\u00f2 che abbiamo tralasciato di fare? Eh, ma via: dovete essere ben crudeli, se non vi trema il cuore nell&#8217;accanirvi contro una generazione come la nostra, che non ha nemmeno gli occhi per piangere<\/em>. La generazione di Alberto Sordi, di Tot\u00f2, di Aldo Fabrizi. La generazione che ha scelto a rappresentarla dei personaggi pavidi e cialtroni, disonesti e vigliacchi, che per\u00f2, in virt\u00f9 di una loro supposta simpatia, di un mai verificato calore umano, meriterebbe, quanto meno, un certo grado di tolleranza, di clemenza, davanti al giudizio della storia.<\/p>\n<p><em>A me, mi ha rovinato la guerra!<\/em>, esclamava Ettore Petrolini in <em>Gastone<\/em>: e questo potrebbe essere il motto, lo slogan e la bandiera ufficiale di tutti gl&#8217;Italioti, vittimisti e cialtroni, di ieri, di oggi e di sempre. La bandiera miseranda dei figli di mamma, degli eterni bamboccioni, degli Italioti che hanno vissuto sempre di rendita, di ripieghi, di parassitismo sociale, morale e culturale, dall&#8217;ultimo poveraccio al pi\u00f9 prestigioso degli intellettuali (che, oggi, potrebbe chiamarsi Umberto Eco, o Massimo Cacciari, o Roberto Saviano); tutti accomunati da una nota costante: quella di dire e scrivere sempre le cose che il pubblico si aspetta di sentirsi dire, le cose che sono <em>poltically correct<\/em> e, quindi, scontate e doverose nel medesimo tempo. Le cose che non occorrerebbe neppure sentirsi dire, tanto sono gi\u00e0 nell&#8217;aria, tanto sono gi\u00e0 patrimonio inconscio dell&#8217;intera societ\u00e0, grazie alla preparazione (in linguaggio militare si direbbe: al &quot;fuoco di preparazione&quot;) della pubblicit\u00e0, dei telefilm, della stampa e dell&#8217;insieme del sistema mediatico.<\/p>\n<p>Premesso doverosamente tutto questo, affermiamo che il reato di tradimento non scompare dal vocabolario, n\u00e9 dalla mappa concettuale delle persone oneste e responsabili, per il solo fatto che di esso si \u00e8 largamente abusato; e che, perfino nel Paese dove tutti si dicono traditi e lamentano di essere stati ingannati, sedotti e abbandonati (manifestazione paradigmatica di tutto ci\u00f2: l&#8217;8 settembre del 1943, che dovrebbe assurgere a vera festa nazionale della Repubblica di Pulcinella, nella quale ci \u00e8 stato dato in sorte di vivere), nondimeno il fatto del tradimento, come la possibilit\u00e0 del tradimento, continuano ad esistere, n\u00e9 scompaiono dalla scena, cos\u00ec come esistono delle cose chiamate giustizia, lealt\u00e0, onest\u00e0, le cui bandiere sventolano al disopra di tutti i compromessi, le miserie e gli accomodamenti contingenti, propri di questo o quel momento storico.<\/p>\n<p>E dunque: vi \u00e8 stata, nella storia dell&#8217;Italia contemporanea, una generazione, che, in modo particolarmente evidente e scandaloso, ha tradito: ha tradito se stessa, e ha tradito, di conseguenza, le generazioni successive (oltre che, nella memoria e nell&#8217;onore, quelle antecedenti), ed \u00e8 stata la generazione del <em>boom<\/em> economico e, poi, del &#8217;68. Quella che dovrebbe fare <em>mea culpa<\/em>, e non lo fa.<\/p>\n<p>Immaginiamo, per pura comodit\u00e0, di scandire l&#8217;arco di un secolo in un ritmo di quattro generazioni, di venticinque anni ciascuna: per il XX secolo, avremo la generazione del 1900, del 1925, del 1950, del 1975. Ciascuna di esse passa la staffetta alla generazione successiva: finch\u00e9 i giovani si trovano un lavoro, si sposano, mettono su casa, hanno dei figli: e la ruota continua (tralasciamo, in questa sede, il piccolo dettaglio che questa rotazione si \u00e8 spezzata, e che le ultime generazioni, sovente, non si sposano, oppure si sposano fra persone dello stesso sesso; non mettono al mondo dei figli, piuttosto acquistano dei cani; e nemmeno si trovano un lavoro e una casa, facendosi mantenere dai genitori fino a quarant&#8217;anni e oltre). Ebbene: l&#8217;ultima generazione <em>seria<\/em> \u00e8 stata quella dei nati attorno al 1925; quelli che hanno fatto la guerra, o che l&#8217;hanno vissuta da giovani, ma non da bambini piccoli. Poi, ci sono state e ci sono sempre <em>persone<\/em> serie, ma non pi\u00f9 <em>generazioni<\/em> serie. Quella del &#8217;25 \u00e8 stata l&#8217;ultima generazione che ha ricevuto, e a sua volta trasmesso, dei valori forti, improntati alla religione e all&#8217;etica della famiglia, del lavoro, del risparmio e dell&#8217;onest\u00e0. \u00c8 stata anche l&#8217;ultima generazione povera, abituata a convivere con il poco, a uno stile di estrema sobriet\u00e0: l&#8217;ultima che non ha conosciuto le vacanze estive, che per il viaggio di nozze si accontentava di un soggiorno di due giorni nella citt\u00e0 pi\u00f9 vicina, o anche di meno: un giro in carrozza sulla piazza del paese, e via. L&#8217;ultima che ha conosciuto il fenomeno della emigrazione; l&#8217;ultima che ha considerato normale fare dei sacrifici e accontentarsi del necessario; l&#8217;ultima che ha avuto un progetto familiare di lunga durata, e che ha affrontato il matrimonio credendo nella verginit\u00e0, e acquistando a rate la cucina e la camera da letto, rimandando a pi\u00f9 tardi tutto il resto. L&#8217;ultima che non \u00e8 mai andata a ballare in discoteca, che non ha conosciuto il consumismo, che non ha conosciuto la tecnologia avanzata. L&#8217;ultima che considerava un dovere il rispetto dei genitori e dei vecchi, che ha considerato tutti i bambini come propri figli, che ha venerato la figura del prete e della maestra, che si \u00e8 lasciata guidare e consigliare da chi aveva pi\u00f9 esperienza, nelle piccole e nelle grandi cose. L&#8217;ultima che ha creduto nella Patria, nella sua grandezza, nel suo destino, e che \u00e8 andata a morire con cuore sereno, sulle sabbie del Deserto egiziano occidentale, o nelle steppe gelate della Russia.<\/p>\n<p>La generazione del 1950 \u00e8 stata quella che ha tradito. Ha ricevuto dei buoni insegnamenti e soprattutto dei buoni esempi: esempi di coerenza, di laboriosit\u00e0, di onest\u00e0, di perseveranza, di prudenza. Ha visto i nonni e i genitori non fare mai promesse a vanvera, ha imparato che la parola data \u00e8 sacra, che gli impegni assunti vanno rispettati a qualsiasi costo. Ha visto la dedizione degli adulti, dei preti, degli insegnanti, la sobriet\u00e0 e il coraggio dei piccoli imprenditori, la tenacia dei commercianti e degli artigiani, la loro scrupolosit\u00e0, la loro affidabilit\u00e0; ha visto i grandi campioni sportivi, i ciclisti, conquistare le vittorie con la sola forza dei muscoli e con l&#8217;intelligenza, non per i soldi, ma per la gloria. E ha ricevuto una cosa nuova, che prima non c&#8217;era: la televisione; la quale, all&#8217;inizio, era anche un prezioso strumento di educazione pubblica, e che ha trasmesso a tanti bambini e a tanti adulti il gusto della fantasia, della scoperta di cose nuove, di mondi lontani: si \u00e8 commossa davanti alle vicende del Conte di Montecristo di Dumas, e a quelle di Renzo e Lucia, poi dei Miserabili di Victor Hugo, dei fratelli Karamazov di Dostoevskij, di David Copperfield di Dickens; ha visto il maestro Manzi insegnare a leggere e a scrivere agli ultimi (ma non rarissimi) analfabeti, e i primi astronauti posare il piede sul suolo della Luna; si \u00e8 entusiasmata ai mondiali di calcio e alle formidabili &quot;cannonate&quot; del mitico Pel\u00e9.<\/p>\n<p>Questa generazione \u00e8 stata la prima a uscire dal bisogno, a ignorare l&#8217;emigrazione, ad avere dei soldini in tasca fin da bambini, per comperare il gelato, o le celebri figurine Panini, o, pi\u00f9 tardi, per acquistare i primi dischi in vinile a 45 giri; \u00e8 stata la prima a non dover indossare, per forza, la giacca del pap\u00e0 o la gonna della mamma, accorciate e rammendate; la prima alla quale \u00e8 stato concesso di divertirsi ampiamente, di considerare la scuola il proprio unico impegno, e tenere in ordine la cameretta come il solo dovere, essendo volontaria e facoltativa ogni altra forma di aiuto e collaborazione familiare. Insomma, \u00e8 stata la prima a ricevere i veleni del consumismo, a gustare i frutti proibiti del <em>boom<\/em> economico. La prima che ha potuto fare all&#8217;amore anche prima del matrimonio, senza doversi nascondere, n\u00e9 vergognare; e la prima ad aver voglia di spendere anche senza guadagnare, o pi\u00f9 di quanto guadagnasse. La prima a considerare la religione come un <em>optional<\/em>, o una tradizione da rispettare sul piano puramente formale; la prima a provare pi\u00f9 gusto nel divertirsi che nel lavorare; la prima a ritenersi in diritto di realizzare la felicit\u00e0 privata di ciascun individuo, indipendentemente dagli altri, senza tanto preoccuparsi di quel che pensava o che sperava la propria famiglia; la prima a vergognarsi della povert\u00e0, del vestito rammendato, della valigia consumata, della tovaglia frugata, della casa senza comodit\u00e0, con pochi elettrodomestici; a vergognarsi di non poter andare in vacanza, o di doversi accontentare di pochi giorni in una pensioncina a due stelle; a vergognarsi di non avere l&#8217;automobile, o meglio, a non volerci rinunciare assolutamente. \u00c8 stata anche la prima a promettere senza intenzione di mantenere; a considerare non disonorevole il fatto di farsi mantenere dagli altri, se possibile; a considerare il servizio militare come un odioso attentato alla propria libert\u00e0, un sacrificio inutile, una mortificazione assurda. \u00c8 stata anche l&#8217;ultima generazione a prestarlo obbligatoriamente; e la prima che, quando lo faceva, lo disonorava con dei comportamenti incivili nelle ore di libera uscita, tanto che i militari in libera uscita si notavano subito, anche se non indossavano l&#8217;uniforme, perch\u00e9 il regolamento consentiva di farlo, e tutti, subito, ne profittarono.<\/p>\n<p>Questa generazione anfibia, sospesa fra due mondi, fra due secoli, fra due civilt\u00e0, si \u00e8 trovata al bivio: e, pur avendo avuto, come s&#8217;\u00e8 detto, buoni maestri e ottimi esempi, nondimeno ha imboccato, senza esitare, la via peggiore: quella pi\u00f9 facile, pi\u00f9 scontata, pi\u00f9 banale. Ha gettato ogni tradizione nel cestino della carta straccia e si \u00e8 abbandonata all&#8217;ebbrezza del nuovo, con una furia, con una rabbia, come se venisse da chi sa quali sacrifici: mentre sacrifici veri, essa, non ne aveva fatti, e la guerra non l&#8217;aveva neanche conosciuta, cos\u00ec come non aveva conosciuto la dura necessit\u00e0 di andare all&#8217;estero per buscarsi la pagnotta. Ha imboccato la via peggiore, quella &quot;americana&quot;, quella consumista e cialtrona del &quot;tutto e subito&quot;; e, quel che \u00e8 ancora peggio, l&#8217;ha insegnata alla generazione successiva, quella del 1975. Ha ritenuto suo dovere fare in modo che i propri figli non dovessero fare sacrifici, come se fare sacrifici fosse una cosa brutta; che non dovessero mai affaticarsi troppo, come se faticare fosse un disonore; che non dovessero mai desiderare qualcosa che non potevano raggiungere, come se attendere per conquistarsi le cose fosse una sofferenza intollerabile. Essa aveva gli strumenti per fare delle scelte ragionate, per accogliere alcuni aspetti del nuovo stile di vita, e conservarne altri del vecchio; per riconoscere quel che di valido c&#8217;era nella filosofia dei nonni e dei genitori, quel che meritava di essere conservato, quei valori che non tramontano, perch\u00e9 sono perenni: ma non lo ha fatto. Ha bruciato tutto quanto nella stufa, come per liberarsi di un brutto ricordo. La generazione degli urbanisti e degli architetti nati intorno al 1950 \u00e8 quella che ha distrutto milioni di cose belle, di vecchi edifici che si potevano restaurare, di piazze e di quartieri che erano anche luoghi di autentica socialit\u00e0; e, al loro posto, ha tirato su milioni di non-luoghi, di svincoli autostradali, di centri commerciali, di grattacieli e discoteche, di chiese ultramoderne e di villette a schiera monotone e banali. E la stessa ignoranza culturale, lo stesso utilitarismo brutale, la stessa povert\u00e0 umana, l&#8217;hanno mostrata gli scrittori, i registi, i filosofi, i pittori, gli scultori, gli autori e interpreti di musica moderna, e via dicendo: \u00e8 stata una generale fuga dei chierici dalle loro responsabilit\u00e0, dal loro dovere di bilanciare passato e presente, tradizione e progresso. Hanno imbruttito l&#8217;Italia nel giro di pochissimi anni, in maniera irreparabile: hanno cementificato le spiagge, distrutto le foreste, tirato su ecomostri, costruito funivie sulle montagne pi\u00f9 belle, alberghi e condomini sulle spiagge pi\u00f9 romantiche. E con gli scarichi delle fogne che andavano direttamente in mare: perch\u00e9 spendere tempo e soldi in qualcosa che riguarda &quot;solo&quot; l&#8217;ambiente e la salute? Molto meglio seguire l&#8217;invito, sempre attuale, di Luigi Filippo: <em>Arricchitevi!<\/em><\/p>\n<p>E non \u00e8 ancora finita. La generazione del 1950 \u00e8 stata quella che ha fatto il &#8217;68; ha avuto anche questo vanto: di sputare nel piatto ove mangiava. Di disonorare il padre e la madre, e di giocare alla rivoluzione coi soldi di pap\u00e0. Di deridere e insultare la cultura, proclamare il diritto al &quot;sei&quot; politico, cio\u00e8 all&#8217;ignoranza istituzionalizzata e all&#8217;odio contro il merito. Da quella generazione sono usciti gli anni di piombo; e, cosa ancor pi\u00f9 grave, per gli effetti a lungo termine, sono usciti medici, dentisti, ingegneri, architetti, avvocati, professori, tecnici e progettisti segnati da una ignoranza colossale, pari soltanto alla loro presunzione. Grazie ad essa, l&#8217;Italia \u00e8 precipitata agli ultimi posti nelle professioni, nell&#8217;industria, nella ricerca, nell&#8217;universit\u00e0, mentre era fra i primissimi. Chi vorrebbe venire a studiare, o farsi curare, o anche solo investire in Italia? Grazie, dunque, omuncoli del &#8217;50&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Espressioni come &quot;la generazione tradita&quot;, &quot;l&#8217;Italia tradita&quot;, &quot;il Paese tradito&quot;, usate e abusate nella cultura italiota degli ultimi decenni, suscitano una ben comprensibile diffidenza, se non<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30178,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[178],"class_list":["post-26432","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-politica","tag-italia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-politica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26432","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26432"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26432\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30178"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26432"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26432"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26432"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}