{"id":26431,"date":"2007-10-24T10:24:00","date_gmt":"2007-10-24T10:24:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/10\/24\/la-fuga-di-giona-parabola-delluomo-contemporaneo\/"},"modified":"2007-10-24T10:24:00","modified_gmt":"2007-10-24T10:24:00","slug":"la-fuga-di-giona-parabola-delluomo-contemporaneo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/10\/24\/la-fuga-di-giona-parabola-delluomo-contemporaneo\/","title":{"rendered":"La fuga di Giona, parabola dell&#8217;uomo contemporaneo"},"content":{"rendered":"<p>Tutti conosciamo, pi\u00f9 o meno, la storia di Giona: credenti e non credenti.<\/p>\n<p>Ce l&#8217;hanno raccontata quando eravamo piccoli; abbiamo guardato con una forte emozione qualche <em>Bibbia<\/em> illustrata, o qualche quadro, o qualche mosaico (come quello, paleocristiano, della Basilica di Aquileia) che raffigura l&#8217;episodio pi\u00f9 famoso e sconvolgente della sua vicenda. Il profeta, gettato in mare dall&#8217;equipaggio della nave che a lui attribuiva la colpa della tempesta che stava per sommergerla, viene inghiottito da un pesce mostruoso; e rester\u00e0 nel suo ventre per ben tre giorni prima di essere rigettato a riva, sano e salvo.<\/p>\n<p>Un po&#8217; come Pinocchio nella pancia della balena.<\/p>\n<p>L&#8217;abbiamo sentita raccontare e ne siamo rimasti impressionati, immaginandoci Giona chiuso nel buio antro vivente, solo col suo dramma di ribellione a Dio, di pentimento e conversione; ma, per quanto la nostra immaginazione possa esserne rimasta colpita, abbiamo sempre pensato a quella storia come a una vicenda fantastica e, comunque, che non ci riguarda affatto, ma che riguarda un oscuro profeta &#8211; un profeta &quot;minore&quot;, per giunta -; un uomo di Dio che non volle ascoltare il suo Dio, che fu punito e che, infine, ritorn\u00f2 a Lui.<\/p>\n<p>Invece quella storia ci riguarda tutti, eccome &#8211; anche, ripetiamo, coloro che non sono credenti. La voce di Dio che parla a Giona e gli chiede di andare a Ninive \u00e8 una efficace parabola della condizione dell&#8217;uomo contemporaneo, ben deciso a chiudere gli orecchi alla voce della propria <em>chiamata.<\/em><\/p>\n<p>Esattamente come, nelle <em>Satire,<\/em> il buon vecchio Orazio dice ai suoi lettori: <em>De te fabula narratur<\/em>: \u00abLa favola \u00e8 raccontata proprio per te, si applica proprio al caso tuo\u00bb.<\/p>\n<p>\u00ab<em>Alzati e vai a Ninive, la gran citt\u00e0, a predicarvi, perch\u00e9 la sua malvagit\u00e0 \u00e8 giunta fino a me<\/em>\u00bb (<em>Giona,<\/em> I, 2).<\/p>\n<p>Ninive, la capitale dell&#8217;Assiria, secondo gli antichi aveva una circonferenza di mura di ben 90 km. Doveva essere pertanto una metropoli smisurata, dalle dimensioni quasi inconcepibili per chi non l&#8217;avesse mai veduta.<\/p>\n<p>Ma Giona decide di fuggire lontano dal Signore, il pi\u00f9 lontano possibile: fino a Tarsis, misteriosa citt\u00e0 spagnola dell&#8217;estremo Occidente, laggi\u00f9 presso le Colonne d&#8217;Ercole; e, quindi &#8211; per gli abitanti del bacino orientale del Mediterraneo &#8211; sinonimo di luogo remoto e quasi inaccessibile, posto ai confini del mondo conosciuto.<\/p>\n<p>Spesso la fuga di Giona viene interpretata e presentata come effetto della paura. Ninive \u00e8 una grandissima citt\u00e0, capitale di un regno terribile; i suoi abitanti sono potenti e malvagi, cos\u00ec malvagi che l&#8217;eco della loro perversione \u00e8 giunta fino a Dio.<\/p>\n<p>Giona, pertanto, non vuole andare a Ninive semplicemente perch\u00e9 ha paura: ha paura di essere ucciso.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 cos\u00ec.<\/p>\n<p>Il motivo del rifiuto di Giona alla chiamata del Signore \u00e8 che egli \u00e8 un ardente patriota israelita e l&#8217;Assiria, per lui, rappresenta il nemico possente e pericoloso che minaccia ad un tempo l&#8217;indipendenza politica di Israele e la purezza della religione mosaica. Predicare il verbo di Yahw\u00e9 agli abitanti di Ninive significa, certamente, esporsi allo scherno e, forse, alla persecuzione; tuttavia non \u00e8 questa la sua intima preoccupazione.<\/p>\n<p>Tutti sanno che gli Assiri sono uomini spietati; d&#8217;altra parte, la capitale del loro vasto impero \u00e8 abituata a udire le voci di molti popoli e, di conseguenza, di molte divinit\u00e0 straniere.<\/p>\n<p>No: quello che Giona teme \u00e8 proprio la possibilit\u00e0 che i Niniviti lo ascoltino e, caso strano ma &#8211; in fondo &#8211; non impossibile, si convertano.<\/p>\n<p>E questo, egli non lo vuole.<\/p>\n<p>Non si fida degli Assiri, e non si fiderebbe nemmeno se si convertissero. Inoltre, e soprattutto, ritiene ingiusto che Yahw\u00e9 offra la salvezza anche ai pagani, che egli odia dal profondo del cuore. Nel suo cieco esclusivismo religioso, \u00e8 convinto che solo gli Ebrei siano il <em>popolo eletto<\/em> e che mai e poi mai essi debbano condividere con altri il privilegio del loro antico patto d&#8217;alleanza con il Signore.<\/p>\n<p>\u00c8 questo che lo indigna, \u00e8 questo che lo fa fremere e trasalire e che gli appare come incomprensibile e assolutamente inaccettabile. La gelosia di chi si ritiene membro dell&#8217;unico popolo destinato alla salvezza \u00e8 ci\u00f2 che lo spinge a chiudere gli orecchi alla voce divina, a imbarcarsi a precipizio nel porto di Joppe per navigare lontano, il pi\u00f9 lontano possibile.<\/p>\n<p>\u00ab<em>Ma il Signore scaten\u00f2 un gran vento sul mare e le acque furono agitate da una tempesta cos\u00ec forte che la nave minacciava di sfasciarsi<\/em>\u00bb (<em>Giona,<\/em> I, 4).<\/p>\n<p>I marinai, secondo le credenze dell&#8217;epoca, cominciano a sospettare che qualcuno dei passeggeri abbia commesso qualche grave peccato e sia perci\u00f2 la causa della collera divina. Gi\u00e0 sospettavano di Giona perch\u00e9, mentre loro si davano un gran da fare in coperta, lui dormiva in fondo alla stiva, immerso in un sonno apparentemente inspiegabile; tanto che il capitano, svegliandolo, gli aveva detto: \u00ab<em>Perch\u00e9 te ne stai a dormire? Alzati e invoca il tuo Dio: forse Dio penser\u00e0 a noi e non periremo<\/em>\u00bb (<em>Ideam,<\/em> 6).<\/p>\n<p>Ma la tempesta non si placa, anzi aumenta d&#8217;intensit\u00e0. Allora i marinai gettano le sorti per sapere chi ne sia la causa, e le sorti cadono su Giona.<\/p>\n<p>Tuttavia non lo gettano subito in mare. Fanno di tutto per governare la nave, per tentare di riguadagnare il porto a forza di remi; ma ogni loro sforzo risulta vano. Allora gli chiedono che cosa debbano fare, ed \u00e8 lui stesso a consigliarli: \u00ab<em>Prendetemi e gettatemi in mare e le onde si placheranno, perch\u00e9 so bene che \u00e8 per colpa mia che s&#8217;\u00e8 abbattuta su di voi questa grande tempesta<\/em>\u00bb (<em>Idem,<\/em> I, 12).<\/p>\n<p>Dopo che il profeta \u00e8 stato gettato in mare, le acque, come per prodigio, si calmano. E Giona viene ingoiato da un pesce gigantesco, ove rimane sepolto tre giorni e tre notti. In quel tempo interminabile, il cuore stretto nella morsa dell&#8217;angoscia, Giona non perde la sua fede ma conserva la speranza che Dio, in qualche modo, lo salver\u00e0.<\/p>\n<p>La preghiera che egli leva a Dio da quel nero carcere dalle pareti di carne viva \u00e8 una delle pi\u00f9 belle di tutto l&#8217;<em>Antico Testamento.<\/em> Ne riportiamo solo pochi versi, che tuttavia rendono l&#8217;intensit\u00e0 del dramma di Giona e la forza della sua fede:<\/p>\n<p><em>Tu mi hai gettato nel profondo,<\/em><\/p>\n<p><em>nel cuore del mare,<\/em><\/p>\n<p><em>e le acque mi hanno circondato.<\/em><\/p>\n<p><em>Tutti i tuoi marosi, tutti i tuoi flutti<\/em><\/p>\n<p><em>Sono passati su di me.<\/em><\/p>\n<p><em>Ed io dicevo: Sono cacciato lungi<\/em><\/p>\n<p><em>Dagli occhi tuoi!<\/em><\/p>\n<p><em>Come contempler\u00f2 ancora<\/em><\/p>\n<p><em>Il tuo santo Tempio?<\/em><\/p>\n<p><em>Le acque mi hanno accerchiato<\/em><\/p>\n<p><em>Fino alla gola,<\/em><\/p>\n<p><em>l&#8217;abisso mi si \u00e8 chiuso d&#8217;intorno<\/em><\/p>\n<p><em>le alghe hanno avvinto il mio capo!<\/em><\/p>\n<p><em>Sono sceso fino alle bocche dell&#8217;inferno,<\/em><\/p>\n<p><em>e la terra ha chiuso su di me<\/em><\/p>\n<p><em>le sue sbarre per sempre;<\/em><\/p>\n<p><em>ma tu mi facesti risalire dalla fossa,<\/em><\/p>\n<p><em>o Signore, mio Dio.<\/em> (<em>Idem,<\/em> II, 3-7).<\/p>\n<p>Alla fine del terzo giorno, il pesce rigetta Giona sulla riva del mare.<\/p>\n<p>Allora Dio nuovamente gli ordina di recarsi a Ninive e di predicarvi la conversione: e il profeta, questa volta, obbedisce.<\/p>\n<p>La citt\u00e0 \u00e8 cos\u00ec immensa che Giona impiega tre giorni di cammino per attraversarla tutta; e, senza stancarsi, ripete agli abitanti di affrettarsi alla conversione, altrimenti verranno distrutti.<\/p>\n<p>Ed essi lo ascoltano e si convertono: e la superba citt\u00e0 di Ninive, fattasi piccola mediante la penitenza, viene risparmiata dall&#8217;ira del Signore.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 abbiamo affermato che <em>de te fabula narratur<\/em>?<\/p>\n<p>La voce di Dio che sconvolge Giona fin nell&#8217;intimo del cuore, che mette in crisi tutte le sue certezze, \u00e8 una parabola della condizione dell&#8217;uomo contemporaneo. Anch&#8217;egli, come Giona, non vorrebbe ascoltare la voce della <em>chiamata<\/em>; sono ben altre le voci che egli suole ascoltare con piacere.<\/p>\n<p>No, non vorrebbe ascoltare quella voce che sale dal silenzio della sua anima, tanto \u00e8 vero che sembra disposto a fare qualunque cosa pur di non sentirla; sembra disposto a stordirsi in qualunque modo, fino al completo sfinimento. Ascoltarla, vorrebbe dire riconoscere che noi non siamo gettati a caso nel mondo; che abbiamo una missione da svolgere; che quella missione configge con le nostre umane aspirazioni e con le nostre umane sicurezze. Quella voce sussurra con insistenza che ciascuno di noi deve <em>prendersi cura<\/em> del prossimo, deve gettare lontano l&#8217;amor di s\u00e9 e farsi piccolo per servire un disegno pi\u00f9 grande di noi tutti, che ci trascende e che ci conferisce un significato pi\u00f9 alto: <em>ma ad un prezzo.<\/em><\/p>\n<p>Non si entra gratis nel piano dell&#8217;Assoluto; c&#8217;\u00e8 uno scotto da pagare.<\/p>\n<p>Si tratta, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno, di sbarazzarsi del proprio piccolo <em>ego<\/em> per gettarsi, con un atto di pieno abbandono, in Qualcosa che merita assoluta fiducia; ma che ci si presenta, anche, come possibilit\u00e0 di dubbio radicale e, dunque, di profonda angoscia. Perch\u00e9 si tratta di riconoscere, nel coro discordante delle molte voci illusorie, l&#8217;unica voce vera: quella che ci <em>chiama<\/em>, quella che ci vuole <em>tutti<\/em>, n\u00e9 si accontenta di una mezza risposta e di una mezza adesione.<\/p>\n<p>E nessuno pu\u00f2 garantirci con assoluta certezza di averla riconosciuta, nel coro delle vocine false e ingannevoli; come nessuno pu\u00f2 garantirci, nel mezzo di una foresta sconosciuta, di aver imboccato il sentiero giusto, quello che ci porter\u00e0 alla meta.<\/p>\n<p>All&#8217;uomo contemporaneo piacciono le sicurezze: vorrebbe portarsi sempre dietro la mappa delle regioni sconosciute o, almeno, il paracadute per attutire gli effetti di un salto imprevisto. Gli piace aver sempre a bordo la ruota di scorta. Ha maledettamente paura di rischiare; ha paura di mettersi in gioco. Preferisce giocare al risparmio, al nascondimento; preferisce indossare innumerevoli maschere, per non dover rischiare mai in prima persona.<\/p>\n<p>E invece, questo \u00e8 proprio ci\u00f2 che la chiamata gli domanda: di sbarazzarsi delle maschere; di venire allo scoperto; di buttarsi avanti coraggiosamente, senza preoccuparsi troppo delle sue troppo umane sicurezze. Di aprirsi alla Grazia, se si preferisce. Perch\u00e9, se ascolter\u00e0 la <em>chiamata<\/em> sino in fondo, non sar\u00e0 mai veramente solo: Qualcuno o Qualcosa lo porter\u00e0 in braccio, perch\u00e9 non gli accada nulla di male. Perch\u00e9 non gli accada nulla di ci\u00f2 che \u00e8 <em>veramente<\/em> male: non sul piano del relativo, ma su quello dell&#8217;Assoluto. Nulla di male pu\u00f2 accadere a chi decide di essere radicalmente fedele all&#8217;Essere, ma solo a chi volontariamente se ne allontana. Perch\u00e9 gli enti, fuori dell&#8217;Essere, sono nulla: sono come la nave di Giona, sballottata dai flutti del mare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutti conosciamo, pi\u00f9 o meno, la storia di Giona: credenti e non credenti. 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