{"id":26426,"date":"2007-03-24T05:12:00","date_gmt":"2007-03-24T05:12:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/03\/24\/la-foresta-insanguinata-e-il-corpo-senzanima\/"},"modified":"2007-03-24T05:12:00","modified_gmt":"2007-03-24T05:12:00","slug":"la-foresta-insanguinata-e-il-corpo-senzanima","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/03\/24\/la-foresta-insanguinata-e-il-corpo-senzanima\/","title":{"rendered":"La foresta insanguinata e il corpo senz&#8217;anima"},"content":{"rendered":"<p><em>Testo della conferenza tenuta il 23 marzo 2007 ad Oderzo, presso il Palazzo Foscolo in Via Garibaldi, nel corso delle manifestazioni di &quot;Oderzoinquieta&quot; (9 marzo-29 aprile 2007), a cura della Fondazione &quot;Oderzo Cultura&quot; e del Comune di Oderzo.<\/em><\/p>\n<p>Ambrose Gwinnett Bierce nasce a Meigs County, nell&#8217;Ohio, nel 1842 e muore o, comunque, scompare, in Messico nel 1914. Combatte volontario nella guerra di secessione, guadagnandosi sul campo i gradi di maggiore dell&#8217;esercito nordista. Nel 1866 si trasferisce in California, dove comincia a farsi notare come giornalista e come autore di racconti brevi. Dopo essersi sposato con Molly Day, figlia di un proprietario di miniere, parte nel 1872 per l&#8217;Europa e soggiorna in Gran Bretagna fino al 1876. In questo perido pubblica tre volumi di racconti: <em>Il gaudio del diavolo<\/em> e <em>Pepite e polvere scodellate dalle casseruole californiane<\/em> (1872) e <em>Ragnatele staccate da un cranio vuoto<\/em> (1874), che gli valgono l&#8217;appellativo di <em>bitter Bierce,<\/em> &quot;l&#8217;amaro Bierce&quot;, per il loro tono pessimistico e irriverente. Tuttavia, nonostante il successo di scandalo, non riesce a sfondare e decide di interrompere il soggiorno in Inghilterra. Rientrato in America, si stabilisce a San Francisco e raggiunge grande fama come giornalista e polemista, divenendo il pi\u00f9 temuto critico letterario della costa occidentale e un fondamentale punto di riferimento per il mondo della politica californiana. Passano diversi anni prima che si cimenti nella stesura dei libri che lo hanno reso famoso come scrittore: <em>Racconti di civili e borghesi<\/em> nel 1891 (pubblicato poi in Gran Bretagna con il titolo <em>Nel mezzo della vita<\/em>); <em>Scarafaggi nell&#8217;ambra<\/em> (poesie) nel 1892; <em>Possono accadere cose simili?<\/em> nel 1893; <em>Racconti fantastici<\/em> nel 1899; <em>Il vocabolario del cinico<\/em> nel 1906 (ripubblicato con il titolo <em>Dizionario del diavolo<\/em> nel 1911). Settantenne, nel 1914 si reca in Messico per partecipare alla rivoluzione di Pancho Villa, e se ne perdono le tracce: sparisce come un personaggio dei suoi racconti del terrore.<\/p>\n<p>La sua fama \u00e8 ancor oggi legata ai racconti &quot;neri&quot;, pervasi da una vena di disperato cinismo, solo in parte dei quali compare l&#8217;elemento soprannaturale, ma che sono comunque considerati, nel loro genere, tra i migliori della letteratura anglo-americana dopo Edgar Allan Poe, dalla cui lezione egli comunque si distacca. Mentre Poe, infatti, aveva concentrato l&#8217;attenzione sui meccanismi psicologici dei suoi personaggi, Bierce si concentra sul clima di orrore in se stesso, sul fatalismo e sulla mancanza di libero arbitrio che muovono i suoi personaggi verso la catastrofe finale, non compensata da alcun insegnamento morale, da alcuna lezione di vita. Da questo punto di vista, Bierce \u00e8 stato il primo &#8211; e il pi\u00f9 grande &#8211; degli scrittori americani che hanno trattato la letteratura del terrore senza seguire le orme di Poe, e precorre i racconti di un altro grande solitario della generazione successiva: H. P. Lovecraft, l&#8217;ossessionato di Providence. Tra i racconti pi\u00f9 noti e significativi di Bierce ricordiamo: <em>La veglia al morto; Il serpente; La cosa maledetta; La famosa eredit\u00e0 di Gilson; In un cimitero; Gli occhi della pantera; Il rampicante sulla casa; La valle degli spiriti; Di sentinella; Il colpo di grazia; La strada illuminata dalla luna; La finestra sbarrata; Oltre il muro; La casa dello spettro; Il regno dell&#8217;irreale; Un&#8217;avventura a Brownville; Un cittadino di Carcosa; Ritorno al passato; L&#8217;Isola dei Pini; Battaglia.<\/em><\/p>\n<p>Scrive Carlo Izzo: &quot;<em>[I racconti di Bierce] si distinguono per un carattere pressoch\u00e9 costantemente truce, che riporta a Charles Brockden Brown e a E. A. Poe, e pe rla maestria con la quale l&#8217;autore riesce a tenere nascosta nella manica, sin quasi alle ultime parole, la sorpresa finale. Apparizioni di spettri, figli che uccidono i padri, delitti perfetti, moribondi divorati a mezzo da maiali che scorrazzano nel terreno dove \u00e8 avvenuta una battaglia: tutti gli orrori e le situazioni pi\u00f9 angosciose vengono accumulati in queste narrazioni, per lo pi\u00f9 di guerra, ma non meno raccapriccianti anche quando si tratti di episodi di vita borghese.&quot;<\/em> (1)<\/p>\n<p>&quot;LA MORTE DI HALPIN FRAYSER&quot;.<\/p>\n<p>Il pi\u00f9 notevole di tutti, per\u00f2, dal punto di vista dell&#8217;orrore, \u00e8 a giudizio di molti <em>La morte di Halphin Frayser<\/em>, di cui ci occuperemo in maniera particolare. Esso \u00e8 preceduto (come <em>Un cittadino di Carcosa<\/em>) da una inquietante citazione di un misterioso Hali, per il quale si \u00e8 pensato al poeta e critico musulmano dell&#8217;India, che scrisse le sue opere in ligua urdu, Hali Alt\u00e2f Husain (1837-1914), contemporaneo del Bierce. Ma, a parte il fatto che entrambe le citazioni di &quot;Hali&quot; sono, in Bierce, velate da una patina d&#8217;indefinibile antichit\u00e0, ci sembra evidente che lo scrittore americano ha voluto creare un personaggio letterario cui attribuire un&#8217;antica saggezza dimenticata; e come tale lo recep\u00ec anche lo scrittore Robert W. Chambers che, nel suo <em>Re in giallo<\/em> (<em>King in Yellow<\/em>), nomina la citt\u00e0 fantasma di Carcosa e il misterioso &quot;lago di Hali&quot;.<\/p>\n<p>La citazione che precede <em>La morte di Halpin Frayser<\/em> suona cos\u00ec: &quot;<em>Poi che la morte induce il pi\u00f9 grande dei mutamenti. E se accade talvolta che il rimosso spirito in alcune circostanze ritorni e sia visto da chi ancora abita la carne (apparendo nella forma del corpo da cui era rivestito), altres\u00ec avviene che il nudo corpo, privo di spirito, cammini. Ed \u00e8 attestato da quanti, dopo aver incontrato taluno d&#8217;essi, son vissuti per parlarne, che tali risorte sanguisughe non nutrono pi\u00f9 alcun naturale affetto, n\u00e9 ricordo: ma solamente odio. Vieppi\u00f9, \u00e8 noto come taluno spirito, che in vita fu benevolo, in morte diventi oltremodo malvagio.&quot;<\/em><\/p>\n<p>IL SOGGETTO.<\/p>\n<p>In una cupa notte di mezza estate Halpin Frayser, che giace addormentato sul terreno nel fitto di un bosco, si sveglia di colpo pronunziando un nome di donna: Catherine Larue. La cosa strana \u00e8 che quel nome non gli dice nulla, poich\u00e9 appartiene a una perfetta sconosciuta. Subito dopo si riaddormenta, e il suo sonno si popola si sogni paurosi.<\/p>\n<p>Gli sembra di percorrere una strada interminabile fra gli alberi e, giunto a un bivio, di imboccare senza esitazione il sentiero sbagliato. Mano a mano che procede, ode bisbigli e sussurri in una lingua sconosciuta, finch\u00e8, al tramonto, si accorge che tutto il bosco \u00e8 orribilmente insanguinato. Sangue sulle foglie, sui tronchi, sulla sabbia: sangue dappertutto.<\/p>\n<p>Halpin Frayser \u00e8 invaso da un&#8217;angoscia crescente ed insopportabile, tuttavia, prima di arrendersi, compie un supremo sforzo di volont\u00e0 e decide di fare appello agli spiriti benigni che forse, accanto a quelli maligni, popolano quel luogo. Con un ramoscello intinto in una pozzanghera di sangue, come colto da una ispirazione egli verga con ritmo febbrile le pagine d&#8217;un taccuino. Mentre sta scrivendo, l&#8217;eco di una risata paurosa erompe dal buio, si avvicina come una presenza malvagia, finch\u00e8 una figura appare dinnanzi all&#8217;uomo, che smette di colpo di scrivere: quella di sua madre. Ma negli occhi di lei non splende la luce di alcun sentimento: \u00e8 soltanto un corpo senz&#8217;anima. Con un balzo, la donna gli \u00e8 addosso e le sue dita stringono con forza sovrumana il collo del figlio. Dopo una lotta disperata, Halpin Frayser sogna d&#8217;essere morto.<\/p>\n<p>Egli era nato trentadue anni prima a Nashville, nel Tennesse, da una famiglia della migliore aristocrazia sudista. Fin da piccolo aveva rivelato un&#8217;indole romantica e sognatrice, ereditata dal nonno materno Myron Bayne, un poeta abbastanza famoso dell&#8217;epoca coloniale, e dalla madre stessa, una bella donna assai lontana dallo spirito pratico del marito. Fra lei e il figlio, che la chiamava da sempre Kathy, si era stabilito un profondo legame affettivo, che era andato crescendo con gli anni e che li faceva scambiare sovente per due innamorati.<\/p>\n<p>Ormai adulto, Halpin dovette un giorno partire per certi affari in California; a San Francisco fu &quot;sanghaiato&quot;, cio\u00e8 arruolato con la violenza su una nave diretta in Oriente. Questa, poi, aveva fatto naufragio, e solo dopo sei anni egli era stato salvato su di un&#8217;isola del Pacifico e riportato a San Francisco. In attesa di ricevere notizie da casa, aveva vissuto per qualche tempo a St. Helena, e nel corso di una battuta di caccia si era smarrito nel bosco, di notte, e si era addormentato.<\/p>\n<p>Il mattino seguente una strana nube fu vista sopra il monte St. Helena. Due uomini, che stavano salendo attraverso il bosco sgocciolante d&#8217;umidit\u00e0, si trovarono avvolti nella nebbia. Erano Jaralson, vice-sceriffo di Napa, e un investigatore suo amico, Holker. Andavano a caccia di un assassino latitante, un certo Branscom o Pardee o qualcosa di simile, che aveva tagliato la gola alla moglie e si era poi dato alla macchia. Jaralson lo aveva scoperto che si nascondeva in un vecchio cimitero, e adesso, con l&#8217;aiuto dell&#8217;amico, voleva arrestarlo.<\/p>\n<p>Ma, giunti nel cimitero, trovarono invece il cadavere di uno sconosciuto, gli occhi sbarrati a dismisura, il collo segnato dalla stretta di mani implacabili. Un taccuino l\u00ec accanto lo identificava come Halpin Frayser, e su di esso erano vergati dei versi che a Jaralson ricordarono lo stile del vecchio poeta Myron Bayne. Esaminando il terreno, i due uomini scoprirono che il corpo giaceva sopra la tomba di una donna di nome Catherine Larue. Allora, Holker si ricord\u00f2 di aver gi\u00e0 udito quel nome: era il vero nome del ricercato, e la moglie &#8212; una vedova arrivata in California per trovare dei parenti, si chiamava Frayser.<\/p>\n<p>In quel momento si ud\u00ec una risata non umana, simile al grido della iena, uscire dal bosco ed echeggiare fra le piante, ghiacciando il sangue nelle vene ai due uomini. Essa si spense poi di colpo, senza gioia, e fu seguita da un silenzio che pareva fuori del tempo. (2)<\/p>\n<p>LO STILE E I CONTENUTI.<\/p>\n<p>Nella <em>Literary History of theUnited States<\/em> di Robert E. Spiller viene giustamente messa in risalto la relazione esistente fra il naturalismo dello stile di Bierce (3) e la dimensione fantastica dei suoi racconti &quot;neri&quot;: un naturalismo secco e disincantato, alla Stephen Crane, che ottiene l&#8217;effetto di rendere credibili fin nei dettagli le storie del terrrore.<\/p>\n<p><em>&quot;Peculiarly haunting is &#8216;The Death of Halpin Frayser&#8217; with its interpolation of Bierce&#8217;s own recurrent dream, its Kafkaesque nightmare of the poet lost in the wood, its Freudian realization of the dominance of the sexual element in all relations of life.&quot;<\/em> (4)<\/p>\n<p>Infatti, il fascino strano e inquietante del racconto, a nostro giudizio il pi\u00f9 riuscito artisticamente fra quanti scritti dal Bierce, consiste proprio in questa commistione di elementi onirici autobiografici e di reminiscenze poetiche (dal <em>Gordon Pym<\/em> di E. A. Poe a certi racconti di Washington Irving), mirabilmente fusi e armonizzati, E, pi\u00f9 ancora, nell&#8217;anticipazione &#8212; che ha del prodigioso &#8211; di spunti psicologici che solo alcuni decenni dopo la cultura occidentale (qui siamo alla fine dell&#8217;Ottocento) avrebbe acquisito stabilmente. Il tema della incomprensibilit\u00e0 del reale, dominato da forze oscure, maligne e imperscrutabili, \u00e8 uno di essi; la sua simbolizzazione nella scena del poeta che vaga di notte in un bosco insanguinato \u00e8 un vero e proprio pezzo di bravura, reso ancor pi\u00f9 efficace dall&#8217;assenza di qualunque sbavatura stilistica neoromantica.<\/p>\n<p>Il tema delle relazioni sessuali inconsce \u00e8 un&#8217;altra intuizione largamente anticipatrice sulla cultura del tempo (e specialmente nella puritana societ\u00e0 americana <em>fin de si\u00e9cle<\/em> (5). A proposito del rapporto esistente fra Halpin e sua madre, Bierce osserva: &quot;In quelle due nature romantiche si manifestava fortemente un fenomeno di cui allora non si teneva alcun conto, e cio\u00e8 dell&#8217;elemento sessuale dominante in tutti i rapporti umani.&quot;(6)<\/p>\n<p>Un altro tema ricorrente, e pi\u00f9 singolare per i conoscitori di Bierce, \u00e8 quello della presenza misteriosa degli spiriti nella vita dei mortali: spiriti buoni (soltanto immaginati) e malvagi, capaci d&#8217;incarnarsi nei corpi e talvolta &#8212; e qui sta il colpo d&#8217;ala del genio &#8212; di <em>non<\/em> incarnarsi in un corpo, il quale vaga cos\u00ec privo di anima. E quel corpo malvagio, spietato, appartiene proprio alla madre del protagonista, ch&#8217;egli aveva adorata in vita! Ma &#8212; avverte Bierce nell&#8217;introduzione al racconto &#8212; &quot;si sa che certi spiriti benigni in vita, sono divenuti maligni dopo la morte.&quot; (7)<\/p>\n<p>Nel caso specifico di Catherine Frayser, senza troppo scomodare Freud e il complesso di Edipo, si potrebbe pensare che il &quot;ritorno&quot; del suo corpo privo di anima, simile a un mostro meccanico o a uno <em>zombi<\/em> del Voodoo, sia mosso da un desiderio di vendetta, da una volont\u00e0 di &quot;punire&quot; il figlio che, partendo dalla casa dei genitori per motivi di lavoro (anche se non poteva prevedere che la sua assenza sarebbe durata ben sei anni) ha &quot;abbandonato&quot; la madre o, per dir meglio, l&#8217;ha &quot;tradita&quot; &#8212; anche se non con un&#8217;altra donna. E&#8217; significativa, infatti, la scena in cui Halpin, nella loro casa di Nashville, annuncia alla madre che dovr\u00e0 allontanarsi per alcune settimane, diretto a San Francisco: proprio in quel momento ella, che finge di non mostrarsi turbata (mentre si pu\u00f2 immaginare che lo sia oltre misura), gli rivela di aver fatto un sogno di malaugurio e subito dopo, con aria distratta, chiede se in California vi siano delle sorgenti per le cure termali. Le sue dita, afferma mentre se le guarda, si sono irrigidite (proprio le dita che stringeranno a morte il collo del figlio, nella foresta insanguinata): \u00e8 abbastanza chiaro che spera di essere da lui invitata ad accompagnarlo nel viaggio, ma ci\u00f2 non avviene e Halpin parte da solo. Partenza che Catherine, giustamente, interpreta come una volont\u00e0, da parte di lui, di rendersi autonomo (pare, infatti, che non avesse mai lasciato prima la casa paterna); e l&#8217;autonomia psicologica \u00e8 la premessa, per un giovane uomo, per l&#8217;autonomia affettiva e quindi per la ricerca di una compagna. Attenzione, Bierce non vuol suggerire che Catherine abbia fatto un ragionamento consapevole; il fascino del racconto \u00e8 proprio nel non detto, in ci\u00f2 che viene intuito, nel possibile; in una parola: nei meccanismi misteriosi dell&#8217;inconscio.<\/p>\n<p>Davanti al corpo senz&#8217;anima che lo aggredisce, vana \u00e8 quindi la resistenza di Halpin: &quot;quale mortale pu\u00f2 battersi vittoriosamente &#8212; chiede Bierce con una riflessione estemporanea che spezza il ritmo del racconto, amplificando il clima di <em>suspence<\/em> (\u00e8 la tecnica dei grandi affabulatori: di Ariosto, per esempio)- contro la creatura nata dal proprio sogno?&quot; (8)<\/p>\n<p>Viene inoltre adombrata un&#8217;altra tematica, che sar\u00e0 cara alla &quot;letteratura dell&#8217;inquietudine&quot; da Pirandello (<em>Sei personaggi in cerca<\/em> d&#8217;autore) a Unamuno (<em>Niebla<\/em>), su su fino a Borg\u00e9s: quella del personaggio che diventa autonomo e che incomincia a vivere di una sua vita propria, imprevedibile e spesso maligna, sfuggendo completamente al controllo del suo autore (in questo caso, al suo <em>sognatore<\/em>).<\/p>\n<p>La viaggiatrice francese Alexandra David-Neel, a questo proposito, ha riferito come certi <em>lama<\/em> tibetani siano capaci di <em>materializzare<\/em>, con la sola concentrazione del pensiero, oggetti e persone; e che lei stessa ne fece l&#8217;esperienza, evocando una figura di monaco, la quale poi soleva comparire anche non desiderata, e anzi tendeva a farsi via via pi\u00f9 minacciosa. Sulla stessa linea si collocano alcuni esperimenti che sono stati fatti, in ambito rigorosamente scientifico (ad esempio, dall&#8217;<em>\u00e9quipe<\/em> di Andrja Puharich), di sintonizzazione del pensiero collettivo di un gruppo di soggetti su una entit\u00e0 immaginaria, la quale poi, attraverso sedute medianiche ma anche in altre maniere, sembra manifestare segni di una esistenza reale e indipendente.<\/p>\n<p>Appena accennata, da ultimo, la problematica del conflitto tra realt\u00e0 e immaginazione. Per dirla con il filosofo cinese Chuang-Tzu, una delle massime figure del taoismo: &quot;Sognavo di essere una farfalla, disteso su un prato fiorito; poi mi svegliai. Ma ero io che avevo sognato di essere una farfalla, o era la farfalla che aveva sognato di essere Chuang-Tzu?&quot; Nel racconto di Bierce, dove il protagonista, Halpin Frayser, sogna di vagare lungo una interminabile foresta illuminata da una rossa luce paurosa e innaturale, qual \u00e8 il confine tra sogno e realt\u00e0? Sta ancora sognando, quando ode la risata diabolica e vede apparire il corpo di sua madre? Sta sognando anche quando lotta con quel corpo -una lotta dalle implicazioni sessuali abbastanza trasparenti e che ricorda, al tempo stesso, la lotta con l&#8217;Angelo del patriarca Giacobbe? Se \u00e8 solamente un sogno, come mai Halpin Frayser muore veramente, strangolato? (Si ricordino i due figli minori de <em>Sei personaggi in cerca d&#8217;autore<\/em>: sono morti veramente? La bambina \u00e8 davvero annegata in una fontana di scena, il bambino si \u00e8 davvero ucciso con una pistola carica? Eppure, al riaprirsi del sipario, i sei personaggi son diventati quattro: i due piccoli non ci sono pi\u00f9&#8230;).<\/p>\n<p>Viceversa: se quello di Halpin Frayser non \u00e8 stato un sogno, ma realt\u00e0: donde \u00e8 venuta quella figura agghiacciante che non \u00e8 pi\u00f9 veramente sua madre, e che mostra una specie di indifferenza supremamente mostruosa, proprio mentre lo sta uccidendo con le sue mani? Chi l&#8217;ha evocata? La morte di Halpin, dal punto di vista di lei, sembra quasi la vendetta di un autore che &quot;cancella&quot; un personaggio non riuscito o non pi\u00f9 amato: la stessa madre che ha messo al mondo il proprio figlio (metafora della creazione di un personaggio letterario), si riprende la sua vita e lo fa precipitare nel nulla.<\/p>\n<p>E lasciamo perdere, in questa sede, un interrogativo che ci porterebbe troppo lontano, ma che gi\u00e0 Pirandello aveva adombrato: siamo proprio sicuri che il personaggio viene creato dal nulla? Non esisteva forse gi\u00e0 da prima, in qualche luogo, in qualche dimensione <em>altra<\/em>, fino a quando il cosiddetto autore si \u00e8 limitato a evocarlo? Don Chisciotte, che continua ad esistere secoli e secoli dopo la scomparsa di Cervantes, non \u00e8 forse divenuto pi\u00f9 <em>reale<\/em> del suo autore, e non potrebbe darsi che esistesse gi\u00e0 prima e che avesse <em>scelto<\/em> quell&#8217;autore, per potersi manifestare? Allo stesso modo si dice che i figli, forse, <em>scelgono<\/em> i propri genitori <em>prima della nascita<\/em>: \u00e8 una teoria, e vi accenniamo senza assumercene la responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Tornando al nodo dei rapporti tra Catherine e Halpin, nel racconto vediamo adombrata la dialettica odio-amore che caratterizza il rapporto madre-figlio e, al tempo stesso, \u00e8 descritta la materializzazione del sogno orrorifico, intuizione che tanta fortuna avr\u00e0 nella storia del racconto &quot;nero&quot;; si pensi al celeberrimo <em>The dreams in the Witch House<\/em> di H. P. Lovecraft, del 1933. Halpin Frayser, infatti, sogna di venir strangolato dalla madre, <em>e il giorno dopo il suo corpo viene trovato sopra la tomba della madre, con evidenti tracce di strangolamento sul collo.<\/em><\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 poi la reminiscenza. Solo e disperato nella foresta rossa di sangue, Halpin si mette a scrivere versi nello stile del nonno Myron, lui che non ha mai saputo scrivere una poesia in tutta la sua vita. I versi, tra l&#8217;altro, sono di una bellezza crepuscolare che lascia intravedere in Bierce un poeta di qualche talento, se avesse dedicato pi\u00f9 attenzione a questo aspetto della sua prolifica, e in parte prolissa, attivit\u00e0 letteraria:<\/p>\n<p><em>Vittima di un misterioso incantesimo, rimasi<\/em><\/p>\n<p><em>Nelle tenebre illuminate di un bosco magico.<\/em><\/p>\n<p><em>L\u00ec il cipresso e il mirto intrecciavano i loro rami<\/em><\/p>\n<p><em>Significanti, in funesta fraternit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Il meditabondo salice sussurrava parole al tasso;<\/em><\/p>\n<p><em>Sotto, la belladonna e la ruta,<\/em><\/p>\n<p><em>Ai sempreverdi s&#8217;intrecciavano in bizzarre<\/em><\/p>\n<p><em>Forme funeree, e crescevano orride ortiche.<\/em><\/p>\n<p><em>Non il canto di uccelli o il ronz\u00eco di api,<\/em><\/p>\n<p><em>Non foglia leggera stormiva per la salubre brezza:<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;aria era stagnante, e il Silenzio era<\/em><\/p>\n<p><em>Una cosa viva che respirava tra gli alberi.<\/em><\/p>\n<p><em>Spiriti sussurranti cospiravano nella tenebra,<\/em><\/p>\n<blockquote>\n<p><em>Appena udibili, il misterioso segreto della tomba.<\/em><\/p>\n<p><em>Di sangue erano intrisi tutti gli alberi; le foglie<\/em><\/p>\n<p><em>Brillavano nella luce spettrale con un fiore rosso.<\/em><\/p>\n<p><em>Gridai forte!&#8230; L&#8217;incantesimo, ancora non spezzato,<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p><em>Rimaneva sul mio spirito e sulla mia volont\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Privo d&#8217;anima, di cuore e di speranza, disperato,<\/em><\/p>\n<blockquote>\n<p><em>lottavo contro mostruosi presagi avversi!<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p><em>Infine l&#8217;invisibile&#8230;<\/em> (9)<\/p>\n<p>Da ultimo, consideriamo l&#8217;elemento &quot;giallo&quot;, quasi immancabile nella letteratura americana del tempo. Grazie a un gioco a incastro che ha continuamente avvicinato e allontanato il lettore dalla comprensione del quadro d&#8217;insieme (con la tecnica del <em>flash-back<\/em>, gi\u00e0 magistralmente adoperata da Bierce nel famoso racconto <em>A Occurrence at Owl Creek Bridge<\/em>, l&#8217;autore nella parte finale del racconto dipana la trama, permettendo al lettore di ricostruire i contorni verosimili della vicenda.<\/p>\n<p>Sulle orme di Jaralson e Holker veniamo a scoprire &#8212; per deduzioni successive &#8212; che Catherine Frayser, rimasta vedova qualche anno dopo la partenza del figlio e la sua misteriosa scomparsa, era venuta in California per mettersi alla sua ricerca, poich\u00e9 San Francisco era l&#8217;ultimo luogo noto da lui raggiunto. L\u00ec doveva aver conosciuto un ispettore di nome Larue (non Branscom o Pardee, come a Jaralson era sembrato di ricordare: e quella falsa pista ritarda sapientemente il <em>coup de teatre<\/em> finale) e lo aveva sposato. Ma non era stato un matrimonio felice, se a un certo punto si era concluso nel pi\u00f9 tragico dei modi: Larue aveva assassinato la sua bella moglie, che era stata sepolta nel vecchio cimitero perduto tra i boschi della Valle di Napa, alle pendici del monte St. Helena.<\/p>\n<p>Ironia del destino, suo figlio Halpin, la cui scomparsa le aveva spezzato il cuore, forse proprio in quei giorni era gi\u00e0 tornato dal suo esilio forzato in una lontanissima isola del Pacifico, dove, novello Robinson, aveva vissuto in solitudine per alcuni anni. Forse era l\u00ec vicino, a San Francisco, di dove aveva scritto a Nashville per avere notizie di casa, e non sapeva nulla di quanto era successo: che suo padre era morto, che sua madre aveva lasciato per sempre il Tennesse, che si era risposata e che era morta in circostanze estremamente drammatiche.<\/p>\n<p>Evidentemente tormentato dai rimorsi, Larue, che si era dato alla latitanza, continuava ad aggirarsi nei dintorni della tomba di sua moglie, e l\u00ec era stato visto da Jaralson, che aveva minacciato con la pistola e costretto ad allontanarsi. Era questo il motivo per cui il vice-sceriffo di Napa aveva chiamato presso di s\u00e9 l&#8217;amico Holker: in due, speravano di riuscire a catturare il ricercato.<\/p>\n<p>Senza mezzi e senza amici, troppo orgoglioso per chiedere denaro a prestito, impossibilitato a partire subito per Nashville, come certo sarebbe stato impaziente di fare, Halpin aveva deciso di ingannare l&#8217;attesa della sospirata lettera dei suoi genitori spingendosi nei boschi, per una battuta di caccia. Aveva, per\u00f2, smarrito la strada e, dopo aver girovagato senza essere riuscito a ritrovarla, all&#8217;imbrunire aveva deciso di fermarsi a pernottare, e si era addormentato, esausto e tormentato dall&#8217;ansia di avere notizie dei suoi. Il caso (ma si pu\u00f2 credere veramente al caso, in una situazione del genere?) aveva voluto che il giovane si coricasse inconsapevolmente, nel buio, presso una macchia di vegetazione che nascondeva proprio la tomba di sua madre. Durante la notte il fantasma di Kathy &#8212; meglio, il suo corpo senz&#8217;anima &#8212; ne aveva &quot;sentito&quot; la presenza ed era apparso per ucciderlo; cio\u00e8, come si \u00e8 detto, per &quot;punirlo&quot; e &quot;cancellarlo&quot;.<\/p>\n<p>BIERCE E LA CRITICA.<\/p>\n<p>Famosissimo ai suoi tempi come giornalista, eccentrico fino alla leggenda (morir\u00e0 misteriosamente durante la guerra civile messicana, come un personaggio dei suoi racconti), <em>&quot;bitter&quot;<\/em> Bierce, l&#8217;amaro Bierce, \u00e8 stato alquanto ridimensionato dalla critica letteraria del secondo dopoguerra, sia negli Stati Uniti che fuori. Secondo Carlo Izzo, &quot;l&#8217;uomo &#8212; critico spietato degli altri, quanto scarsamente autocritico &#8212; faceva pi\u00f9 stima di s\u00e9 e della sua opera di quanto non abbiano mostrato di fare i posteri. (10)<\/p>\n<p>Uno dei giudizi pi\u00f9 duri \u00e8 per\u00f2 quello di Jacques-Fernand Cahen, per il quale Bierce &quot;aveva l&#8217;arte di suscitare e di mantenere un&#8217;atmosfera d&#8217;orrore. Ma i suoi racconti sono solamente orribili, nel senso che non contengono idea alcuna. (11)<\/p>\n<p>Abbiamo visto come ci\u00f2 possa valere per altri racconti, ma non per <em>La morte di Halpin Frayser<\/em>, che anzi \u00e8 ricco di anticipazioni notevoli, specialmente a livello psicologico. Samuel Lovemare, poeta e critico americano che fu anche amico dello scrittore, cos\u00ec sintetizza la qualit\u00e0 migliore dello stile di Bierce: &quot;l&#8217;evocazione dell&#8217;orrore diviene per la prima volta non tanto la prescrizione o la perversione di Poe e di Maupassant, ma una atmosfera precisa e misteriosamente definita&#8230; In <em>The death of Halpin Frayser<\/em> fiori, verde, rami e foglie di alberi sono posti magnificamente quale risalto contrastante alla malignit\u00e0 ultraterrena.&quot; (12)<\/p>\n<p>Tuttavia, questo racconto non \u00e8 solamente un classico della letteratura gotica. E&#8217; anche un magnifico pezzo narrativo, dallo stile efficace e sicuro; una miniera di osservazioni psicologiche (sulla morte, sui rapporti affettivi, perfino sui bambini); un giallo dalla costruzione sapiente e ben dosata; ma, pi\u00f9 di tutto, un racconto in cui spira un soffio di autentica poesia, sospesa in una atmosfera nitida e rarefatta, della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni.<\/p>\n<p>NOTE<\/p>\n<p>1)  C. Izzo, voce <em>Bierce<\/em> in <em>Le Muse. Enciclopdia di tutte le arti,<\/em> Novara, De Agostini ed., vol. II, p. 261.<\/p>\n<p>2)  Facciamo riferimento alla traduzione italiana dei racconti &quot;neri&quot; di Bierce, initolata <em>Una cosa infernale<\/em>, Del Bosco ed., 1972.<\/p>\n<p>3)  Un naturalismo spinto fino alla brutalit\u00e0, secondo la definizione di D. Punter, <em>Storia della letteratura del terrore,<\/em> Roma, Ed. Riuniti, 2006, p. 240.<\/p>\n<p>4)  <em>Literary History of the United States<\/em>, The MacMillan Company, New York-London, third edition, 1963 (fifth printing, 1966), p. 1.070.<\/p>\n<p>5)  Ecco il giudizio di una celebre americana, la danzatrice Isadora Duncan (1878-1927): &quot;si potrebbe dire che tutta l&#8217;educazione americana tende a ridurre i sensi a zero. La vera America non \u00e8 cercatrice d&#8217;oro, adoratrice del denaro come vuol la leggenda, ma idealista e mistica. Non voglio dire con questo che gli Americani non abbiano dei sensi. Al contrario&#8230;&quot; (da <em>La mia vita<\/em>, Savelli ed., Milano, 1980, p. 77).<\/p>\n<pre><code class=\"language-{=html}\">&lt;!-- --&gt;<\/code><\/pre>\n<ol start=\"6\">\n<li>6) A. Bierce, cit., p. 141.<\/li>\n<\/ol>\n<p>7) Idem, p. 135.<\/p>\n<ol start=\"7\">\n<li>8) Idem, p. 144.<\/li>\n<\/ol>\n<pre><code class=\"language-{=html}\">&lt;!-- --&gt;<\/code><\/pre>\n<p>9)  A. Bierce, <em>Tutti i racconti dell&#8217;orrore,<\/em> Roma, Newton Compton, 1994, p.67.<\/p>\n<p>10) C. Izzo, <em>La letteratura nord-americana<\/em>, Sansoni- Accademia ed., Milano, 1967, p. 468.<\/p>\n<blockquote>\n<p>11) J. F. Cahen, <em>La letteratura americana,<\/em> Garzanti, Milano, 1964, p. 59.<\/p>\n<p>12) Cit. in H. P. Lovecraft, <em>Opere complete<\/em>, Sugarco, Milano, 1983, p. 45.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p><strong>ALCUNI GIUDIZI CRITICI<\/strong><\/p>\n<p><em>LUIGI SOMMA: BIERCE &quot;ESULE DA SE STESSO&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Gli esuli da se stessi: Lafcadio Hearn e Ambrose Bierce.<\/em><\/p>\n<p>&quot;Validi contribuenti al descrittivismo entrato in voga nelle regioni del Sud furono anche due artisti in perpetua lotta contro s\u00e9 stessi e sempre pronti a seguire il bizzarro impulso del momento. Si tratta di Lafcadio Hearn e di Ambrose Bierce, la cui vita, pur nelle caratteristiche tanto dissimili, sembra partire alla ricerca di una medesima catarsi estrema che il primo raggiunge nell&#8217;adozione della cittadinanza giapponese, con il conseguente abbracciamento della religione buddista, e il secondo accetta in una fine misteriosa, nelle sanguigne ebrezze della rivoluzione messicana di Pancho Villa.<\/p>\n<p>&quot;Lafcadio Hearn (1850-1904), di origine greca, non pu\u00f2 <em>strictu sensu<\/em> chiamarsi scrittore americano, e ci sono alcuni che gli assegnano un posto d&#8217;onore nella letteratura inglese. In realt\u00e0 egli \u00e8 un artista cosmopolita e, come osserva giustamente il Foerster, deve agli Stati Uniti il periodo formativo della propria educazione culturale. I due momenti della sua arte, uno occidentale al cento per cento e il secondo orientale al mille per mille (trascorso nella maturit\u00e0 sino alla morte nel lontano Giappone) si equilibrano a vicenda e sono interdipendenti tra loro, contribuendo entrambi a chiarire la figura del maestro.<\/p>\n<p>&quot;Per quello che interessa la nostra esposizione possiamo dire ch&#8217;egli sent\u00ec il fascino di alcune regioni del Sud, meglio conformi alla sua indole sensuale e melanconica, non priva, a tratti, di un aristocratico orgoglio, poco conforme all&#8217;impressionismo tradizionale di Boston o di New York. Sente come pochi il fascino di New Orleans, privilegiata oasi di costumanze gentili e di tenere incongruenze.<\/p>\n<p>&quot;Certe sue frasi hanno in s\u00e9 stesse un cos\u00ec vago profumo di essenza esotica che val la pena di farlo gustare al lettore intelligente.<\/p>\n<p>&quot;<em>For in this season is the glamour of New Orleans strongest upon those whom she attracts to her from less hospitable climates, and fascinates by her nights of magical moonlight, and her days of dreamy languors and perfumes. There are few who can visit her for the first time whithout delight; and few who can ever forget her whithout regret; and none who can forget her strange charm when they have once felt its influence.<\/em>&quot;<\/p>\n<p>&quot;Ci voleva proprio un Americano di adozione per descrivere l&#8217;incanto di certe atmosfere con tale languorosa vivacit\u00e0. E fosse solo per questo, gli yankees dovranno esser grati a Lafcadio Hearn, il quale se ebbe a stancarsi dell&#8217;America, fu per colpa esclusiva di un fascino inaspettato quanto pi\u00f9 potente, sentito appena sbarcato in Giappone, ove trov\u00f2 moglie e dimentic\u00f2 volutamente di essere occidentale. Ma la produzione letteraria di New Orleans rimarr\u00e0 il meglio della sua sensibilit\u00e0 artistica anche se, con <em>Kwaidan,<\/em> acquist\u00f2 fama di alto interprete delle simboliche leggende del Giappone.<\/p>\n<p>&quot;Nella sua opera giovanile vanno ricordati <em>Letter from the Raven, Fantastic and other Fancies,<\/em> e <em>Creoles Sketches<\/em>, pubblicati tutti in raccolte postume su originali sparsi in articoli di riviste.<\/p>\n<p>&quot;Ambrose Bierce (1844-1914?) \u00e8 il tipo perfetto dell&#8217;avventuriero di classe bramoso dell&#8217;avventura sensazionale che strappi grida d&#8217;ammirazione. Sempre tormentato da un&#8217;irrequietezza paranoica e sopraffatto da incubi paurosi, fece la guerra come Nordista e seppe, per coraggio o smargiassate, acquistarsi il grado di maggiore dopo una breve e folgorante carriera. Corso nel 1866 a San Francisco, una delle poche citt\u00e0 immuni dalla lotta fratricida, si acquist\u00f2 fama di attaccabriga e di abile improvvisatore di racconti orridi a colpi di scena.<\/p>\n<p>&quot;Descrisse la guerra con un sadismo rivoltante, spesso astutamente coperto da un pizzico di tenerume umanitario, pochissimo convincente. Privo di fantasia, ma assai abile manipolatore di facili ricette a &#8216;sensazione&#8217;, intu\u00ec la generosa predisposizione del suo popolo a simpatizzare con i vinti che avevano combattuto eroicamente e s&#8217;indugi\u00f2 nel porre in luce la sfortunata audacia di guerrilleros sudisti che volentieri s&#8217;immolano per un non ben chiarito amor di patria, spesso sospettosamente ispirato a un pi\u00f9 sincero impeto di ribellione.<\/p>\n<p>&quot;Fatuo, elegante, Don Giovanni e masnadieroo, il Bierce sent\u00ec un disprezzo sempre pi\u00f9 aspro verso la borghesia moderata e capitalista, che si accingeva, a guerra finita, a prendere nelle proprie mani le sorti della rinsaldata unione, e fece il suo ultimo colpo di testa. Avendo saputo che nel Messico era scoppiata una sanguinosa rivoluzione capeggiata da Pancho Villa (alcuni affermano che riusc\u00ec a diventargli confidente e amico, ma non \u00e8 provato) varc\u00f2 la frontiera e non fece mai ritorno. Ucciso? Disperso?<\/p>\n<p>&quot;Pi\u00f9 coraggioso di Lafcadio Hearn, con tutta probabilit\u00e0 il Bierce avr\u00e0 lasciato da parte problemi spirituali e crisi di coscienza e avr\u00e0 menato le mani un po&#8217; troppo sodo. Una sentenza eseguita da un plotone d&#8217;esecuzione nelle campagne messicane avr\u00e0 lasciato una tomba perduta nell&#8217;oblio, cos\u00ec come, forse, egli aveva in vita temuto di finire.&quot;<\/p>\n<p>Luigi Somma, <em>Storia della Letteratura Americana,<\/em> Roma, Ed. Corso, 1946, pp. 154-157.<\/p>\n<p><em>PILO\/FUSCO: &quot;RAPITO DA UN COLLEZIONISTA DI AMBROGI&quot;.<\/em><\/p>\n<p>&quot;[In <em>Tales of Soldiers and Civilians<\/em> e in <em>Can Such Things Be?<\/em>] si sviluppa in pieno la vena narrativa di Bierce, che fa del macabro la sua componente fondamentale. Le storie di guerra, ispirate a ricordi delle sue campagne militari, traggono spunto da eventi e circostanze d&#8217;incredibile crudelt\u00e0 e orrore: quelle di &#8216;civili&#8217; hanno tematiche differenziate che vanno dal Fantastico puro, al <em>Terror Tale,<\/em> al Soprannaturale, fino a sconfinare talvolta nella Fantascienza. Tutte sono accomunate da un&#8217;abilit\u00e0 narrativa prodigiosa, e da una non meno notevole efficacia descrittiva, segnata da uno stile che fa dell&#8217;essenzialit\u00e0 il suo punto di forza.<\/p>\n<p>&quot;Il lavoro giornalistico, peraltro, sottraeva spazio al narratore. Nel 1896, quando le battaglie politiche (specie quelle condotte contro lo strapoteredei fabbricanti di ferrovie) gli avevano ormai fatto raggiungere i vertici della fama, Hearst volle che si trasferisse a New York, come commentatore della politica nazionale. Passarono anni segnati da diverse battaglie, spesso in contrasto con lo stesso Hearst, di cui non sempre condivideva le opinioni, e con cui entr\u00f2 spesso in conflitto.<\/p>\n<p>&quot;Nel 1908, ormai sessantaseienne, Bierce interruppe il sodalizio col suo editore, sodalizio che aveva fatto la fortuna di entrambi, e si ritir\u00f2 per pubblicare la propria <em>opera omnia.<\/em><\/p>\n<p>&quot;Gli ci vollero quattro anni, dal 1909 al 1912, per radunare, rivedere e dare alle stampe tutti i suoi scritti. <em>The collected Works of Ambrose Bierce<\/em> &#8211; dodici volumi, un milione di parole &#8211; sono un monumento all&#8217;illeggibilit\u00e0. Critico severo nei confronti degli altri, Bierce non seppe esserlo altrettanto verso se stesso. Nell&#8217;opera, accanto agli scritti per i quali \u00e8 ricordato, riun\u00ec caoticamente i testi pi\u00f9 disparati, anche quelli effimeri, logorati dal tempo, legati a sentimenti perduti e polemiche dimenticate.<\/p>\n<p>&quot;Dovette rendersi conto lui stesso dell&#8217;inutilit\u00e0 &#8211; anzi, della perniciosit\u00e0 &#8211; di un tale lavoro perch\u00e9, quando lo port\u00f2 a termine, si sent\u00ec come svuotato. Vecchio, inaridita ormai la vena narrativa, tagliato fuori dal mondo giornalistico, rinacque in lui l&#8217;irrequietudine giovanile che lo aveva portato a fuggire di casa per andare a combattere.<\/p>\n<p>&quot;Rivisit\u00f2 i luoghi della Guerra Civile, ma questo non fu sufficientea placarlo. In Messico, era in corso la ribellione di Pancho Villa. Ultrasettantenne, si rimise a cavallo per unirsi ai rivoluzionari. Scomparve senza lasciar pi\u00f9 traccia. &#8216;Rapito &#8211; scrisse Charles Fort &#8211; da un collezionista di Ambrogi.&quot;<\/p>\n<p>Gianni Pilo\/ Sebastiano Fusco, <em>Bierce, tutti i racconti dell&#8217;orrore,<\/em> Roma, Newton Compton ed., 1994, p. 10.<\/p>\n<p><em>H.P. LOVECRAFT: &quot;BIERCE, IL FABBRO D&#8217;OMBRE&quot;.<\/em><\/p>\n<p>&quot;Lo spirito di Edgar Allan Poe, che con chiarezza e realismo eccezionali aveva compreso i fondamenti naturali del fascino dell&#8217;Orrore e i meccanismi precisi che lo suscitano, si diffuse nella letteratura americana. Fra i suoi primi discepoli, non va dimenticato il giovane e brillante Fitz-James O&#8217; Brien (1828-1862), irlandese di nascita, che divenne cittadino americano e mor\u00ec con onore combattendo nella Guerra Civile.Fu lui a darci, con <em>What Was It?,<\/em> il primo racconto ben strutturato su una creatura invisibile, modello dello <em>Horla<\/em> di Maupassant. La sua morte prematura ci ha certo privato di eccellenti narrazioni di stranezze e di orrore, anche se il suo talento non possedeva la titanica grandezza di Poe.<\/p>\n<p>&quot;Pi\u00f9 vicino all&#8217;autentica grandezza fu un giornalista eccentrico e misantropo, Ambrose Bierce, nato nel 1842. Anche lui prese parte con onore ala Guerra Civile, ma sopravvisse per scrivere alcune storie immortali, e poi scomparve nel 1913 in una nuvola d&#8217;enigmi quale neppure la sua fantasia infiammata e sinistra avrebbe potuto immaginare.<\/p>\n<p>&quot;Bierce fu libellista e scrittore satirico, ma deve la sua fama soprattutto ai racconti macabri e crudeli, molti dei quali ispirati dalla Guerra Civile, e che costituiscono l&#8217;espressione pi\u00f9 vivida e realistica che quel conflitto abbia trovato nella narrativa. In realt\u00e0, tutti i racconti di Bierce sono in potenza racconti dell&#8217;Orrore: molti di essi sono centrati soltanto su orrori fisici o mentali in ambito realistico, ma una buona parte di essi possiedono l&#8217;elemento del Male Soprannaturale, ed emergono nettamentenel patrimonio americano della letteratura non realistica.<\/p>\n<p>&quot;Il poeta e critico Samuel Loveman, che conobbe personalmente Bierce, cos\u00ec sintetizza la genialit\u00e0 del grande &#8216;fabbro d&#8217;ombre&#8217; nella prefazione a una raccolta di sue lettere.<\/p>\n<p>&quot;<em>In Bierce per la prima volta l&#8217;evocazione dell&#8217;orrore divenne non tanto un modo per seguire o ricusare gl&#8217;influssi di Poe e Maupassant, quanto un&#8217;atmosfera netta e precisa. Le parole, semplici al punto da poterle credere ai suoi limiti di scrittore, si caricano di un orrore indescrivibile, subiscono trasformazioni inedite e inattese. Questo in Poe appare il risultato di un<\/em> tour de force, <em>mentre in Maupassant \u00e8 l&#8217;impegno faticoso per arrivare a un travagliato<\/em> climax.<\/p>\n<p><em>&quot;in Bierce, invece, con maggioresemplicit\u00e0, il demoniaco racchiude nei suoi medesimi atroci abissi i mezzi sicuri e ben definiti per raggiungere lo scopo. Sempre, tuttavia, si trova un sostegno in una tacita convenzione della natura. In<\/em> The Death of Halpin Frayser, <em>i fiori, la vegetazione, i rami e le foglie degli alberi, contribuiscono a determinare un contrasto che mette in risalto una malvagit\u00e0 innaturale. E a ci\u00f2 si aggiunge in qualche modo un inquietante elemento di cinismo.&quot;<\/em><\/p>\n<p>&quot;Il &#8216;cinismo&#8217; notato da Loveman si esprime nell&#8217;insolita tendenza verso elementi comici e grotteschi, una sepolcrale ironia e un insistito compiacimento per immagini di crudelt\u00e0 provocatorie e laceranti. Il primo aspetto viene chiaramente evidenziato dalle intestazioni dei capitoli in alcuni dei racconti pi\u00f9 crudi, come per esempio: <em>Non sempre si mangia quello che \u00e8 sul tavolo,<\/em> riferito a un corpo preparato per l&#8217;autopsia, oppure <em>Un uomo, anche se nudo, pu\u00f2 essere ridotto in stracci,<\/em> per descrivere un cadavere orribilmente dilacerato.<\/p>\n<p>&quot;Nel suo complesso, l&#8217;opera di Bierce \u00e8 alquanto difforme. Alcuni racconti sono piatti e banali, per di pi\u00f9 involgariti da uno sciatto e artificioso stile giornalistco; tuttavia, la cupa malvagit\u00e0 che serpeggia in molte sue storie \u00e8 indimenticabile, e molte di esse raggiungono la vetta della narrativa americana dell&#8217;orrore. Fra queste, <em>The Deat of Halpin Frayser,<\/em> che Frederic Taber Cooper ha definito il racconto diabolicamente pi\u00f9 agghiacciante di tutta la letteratura di lingua inglese.<\/p>\n<p>&quot;Dal punto di vista dell&#8217;atmosfera, raramente Bierce d\u00e0 corpo alle potenzialit\u00e0 insite nelle sue trame con la stessa efficacia di Poe, e molte sue storie mostrano anzi una punta di ingenuit\u00e0 e di goffaggine stilistica, oppure un certo provincialismo da pioniere americano, che contrasta con opere successive di maestri dell&#8217;Orrore. Malgrado ci\u00f2, il senso di autenticit\u00e0 delle sue narrazioni e la sua maestria nell&#8217;evocare il sinistro sono indiscutibili, e la sua grandezza non rischia di offuscarsi,&quot;<\/p>\n<p>H. P. Lovecraft, <em>Lovecraft, i miei orrori preferiti,<\/em> Roma, Newton Compton, 1994, pp. 57-58.<\/p>\n<p><em>DAVID PUNTER: BIERCE &quot;FRA ACCETTAZIONE DELLA VITA E RISENTIMENTO&quot;.<\/em><\/p>\n<p>&quot;In America, all&#8217;inizio dell&#8217;ultimo decennio del secolo, erano usciti due volumi di racconti brevi, opera di quel giornalista della West Coast, nonch\u00e9 grande autorit\u00e0 letteraria che risponde al nome di Ambrose Bierce: <em>Tales of Soldiers and Civilians<\/em> (1891) e <em>Can Such Things Be?<\/em> (1893). Il primo libro, come suggerito dal titolo, era diviso fra storie basate sulle esperienze fatte da Ambrose Bierce nella guerra civile e altri racconti. La prima cosa che subito colpisce in entrambi i gruppi di racconti \u00e8 l&#8217;intensit\u00e0 del loro interesse per la morte, che non \u00e8 meno forte nel secondo volume. Si \u00e8 anche rilevato che su sessantotto racconti brevi scritti da Bierce soltanto due non hanno a che fare con la morte, e i tipi di morte che costituiscono i punti focali dell&#8217;azione coprono l&#8217;intera gamma della violenza e del terrore. In virt\u00f9 di questi racconti egli venne salutato un po&#8217; affrettatamente come il nuovo Poe, ma, sebbene Poe avesse chiaramente avuto un&#8217;influenza su di lui, esistono delle differenze essenziali per enfasi e tono. Quel che Bierce ha soprattutto in comune con Poe \u00e8 una sorta di economia . Dalla sua posizione di critico letterario egli non fece altro che schernire tutto il tempo il romanzo, assicurando che si trattava di un&#8217;eccentricit\u00e0 temporanea della storia letteraria, incapace di quell&#8217;intensit\u00e0 e concentrazione che erano le virt\u00f9 del racconto beve e, come scrittore, la sua pi\u00f9 grande abilit\u00e0 consiste appunto nel &#8216;indurre all&#8217;osso le sue storie, una &#8216;scarnificazione&#8217; intesa a rivelare il teschio sotto la pelle. Epppure anche in questo caso, mentre l&#8217;economia e la concisione di Poe sono in genere integrate da un momentaneo ma intenso coinvolgimento nello stato psicologico del protagonista, Bierce non d\u00e0 al proprio lettore quasi nulla che compensi la mancanza di sviluppo nei personaggi. Come scrittore, il suo atteggiamento \u00e8 brutale: questo, egli dice implicitamente, \u00e8 quanto accaduto, in tutta la sua disgustosit\u00e0, inoltre non ha un particolare significato e, quand&#8217;anche l&#8217;avesse, il riconoscimento sarebbe comunque arrivato troppo tardi per il protagonista. Bench\u00e9 si possano trovare dei rari momenti di tenerezza nei ricordi della guerra civile, per il resto le storie, come il suo giornalismo, sono impregnate di un amaro cinismo cos\u00ec totale che non pu\u00f2 nemmeno apparire come rabbia. Quando il volume del 1891 fu pubblicato in Inghilterra, il titolo fu cambiato con <em>In the Midst of Life<\/em>, quella morte che nelle storie di Bierce sta nel mezzo della vita giunge quasi a riempire tutto lo schermo, logorando energie e anime e rendendo superflui sentimenti ed emozioni, ancor prima che abbiano avuto modo di formarsi.<\/p>\n<p>&quot;Come scrittore alla svolta del secolo, il rapporto di Bierce con i problemi del decadentismo \u00e8 pi\u00f9 tenue che nel caso dei suoi cotemporanei inglesi, ma tuttavia sussiste. Egli trascorse qualche anno in Inghilterra e fu in grado di osservare come l\u00ec la cultura fosse influenzata da scrittori francesi, i quali a loro volta traevano ispirazione dal suo maestro, Poe. Come giornalista, il suo principale interesse era nella denuncia della corruzione politica e morale, quantunque egli talvolta procedesse un po&#8217; a casaccio. Godeva di una reputazione di selvaggia onest\u00e0, alla quale un&#8217;educazione calvinista, bench\u00e9 nominalmente egli la rifiutasse e all&#8217;apparenza non nutrisse che disprezzo per la sua fanciullezza e la sua famiglia, non avr\u00e0 certo mancato di dare il suo contributo. Bierce, come altri scrittori americani del periodo, si vedeva quale difensore di un insieme di qualit\u00e0 che erano sotto la costante minaccia di rapaci manipolazioni sul piano econonico e politico. Ci\u00f2 lo portava ad assumere una posizione politica che era complessa e talvolta contraddittoria. Bierce si vantava della sua anglofilia e del suo conservatorismo, eppure questo conservatorismo, dato che si dichiarava fedele ai principi democratici della costituzione americana, si risolveva spesso in opinioni quanto mai radicali circa i mutamenti necessari al fine di conservare. Se i fondamentali diritti dell&#8217;uomo, riteneva Bierce, potevano essere conservati all&#8217;epoca attuale solo con l&#8217;abolizione della propriet\u00e0 privata e l&#8217;imposizione dell&#8217;uguaglianza economica, allora era questo il prezzo che un conservatore avrebbe dovuto pagare per evitare le ingiustizie del nascente stato corporativo. Ma questo era il lato entusiasta, cavalleresco di Bierce. I racconti presentano un aspetto differente, un Bierce che, sentendo l&#8217;onnipresenza della morte e la sconfitta della speranza, si ritraeva dalla degenerazione della vita reale e componeva delle favole ammonitrici sulla futilit\u00e0 mentre il mondo andava in fiamme. I denti stretti erano una protezione contro il deterioramento e il crollo dei valori ideologici.<\/p>\n<p>&quot;Un buon esempio di orrore unito a un commento sociale generalizzato si ha nell&#8217;umorismo macabro di <em>The Famous Gilson Bequest,<\/em> che comincia con il processo sommario e l&#8217;impiccagione, avvenuti in una cittadina, di Milton Gilson per furto di cavalli e altri crimini. Nel testamento Milton lascia tutto al suo peggior nemico, Brentshaw, a una condizione: se qualcuno si fosse fatto avanti <em>e avesse provato la colpevolezza<\/em> di Gilson, le sue propriet\u00e0 sarebbero passate a costui. Quando si viene a scoprire che Gilson aveva per davvero delle considerevoli propriet\u00e0 all&#8217;est, Brentshaw diventa in un batter d&#8217;occhio il suo pi\u00f9 strenuo difensore. Egli sciupa tutta la sua vita e tutto il suo denaro nel difendere la sua reputazione postuma. Nella scena finale si reca, pematuramente invecchiato e in miseria, a visitare la tomba di Gilson. Questa \u00e8 stata scoperchiata da un&#8217;alluvione ed egli ha una visione del fantasma del morto, intento a rubare le ceneri degli altri occupanti del cimitero, una visione che causa la sua morte. Fino a quest&#8217;ultima scena Bierce si guarda bene dal compromettersi sulla colpevolezza di Gilson, ma a questo punto ci rendiamo conto che Brentshaw ha speso la propria vita al servizio di menzogne e di inganni, e che il lascito ha diffuso la corruzione in tutta la citt\u00e0 e coperto la disonest\u00e0 della vita di Gilson. L&#8217;inondazione del cimitero simboleggia la contaminazione della colpa.<\/p>\n<p>&quot;Il vezzo di serbare il punto saliente della storia per l&#8217;ultimo rigo o l&#8217;ultimo paragrafo \u00e8 un manierismo per il quale Bierce \u00e8 stato attaccato, ma in certi casi funziona a meraviglia. L&#8217;esempio pi\u00f9 vistoso, che \u00e8 anche il racconto pi\u00f9 famoso di Bierce, \u00e8 <em>An Occurrence at Owl Crek Bridge,<\/em> che si apre con Peyton Farquhar sul punto di essere impiccato dall&#8217;alto del ponte per tradimento durantela guerra. Nella caduta, tuttavia, la corda si spezza ed egli si ritrova nel fiume. I suoi mancati carnefici gli sparano contro ma egli evita le pallotole e raggiunge la riva. Dopo un lunghissimo e difficoltoso tragitto egli riesce a trovare una strada che lo riconduce a casa, e si trascina a stento, &quot;affaticato, coi piedi doloranti e in preda alla fame.&quot; Poi, &quot;\u00e8 al cancello di casa sua. Tutto \u00e8 come l&#8217;ha lasciato, luminoso e bello nel sole del mattino. Deve aver viaggiato tutta la notte. Mentre spinge il cancello e passa per l&#8217;ampio viottolo biancheggiante, vede uno svolazzare d&#8217;indumenti femminili; sua moglie, dall&#8217;aria florida, fresca e dolce, scende gli scalini della veranda per farglisi incontro. Ai piedi degli scalini si ferma in attesa, con un sorriso di gioia ineffabile, un atteggiamento d&#8217;impareggiabile grazia e decoro. Oh, come \u00e8 bella! Egli si getta avanti a braccia spalancate. Come fa per stringerla, sente alla nuca un colpo che lo tramortisce; una luce bianca, accecante sfolgora tutt&#8217;attorno a lui con un rumore simile a un colpo di cannone&#8230; poi tutto \u00e8 tenebra e silenzio!<\/p>\n<p>&quot;<em>Peyton Farqhar era morto; il suo corpo, dal collo spezzato, oscillava dolcemente da una parte all&#8217;altra sotto la travatura del ponte di Owl Creek.&quot;<\/em> \u00c8 una trovata, ma \u00e8 anche qualcosa di pi\u00f9 di una semplice trovata: \u00e8 un modo di descrivere il momento del ridestarsi dalla speranza. Egli ci sospinge avanti nel sogno quanto basta perch\u00e9 noi non si voglia pi\u00f9 tornare indietro e finisce con l&#8217;assicurarci che la morte, qualunque altra cosa possa essere, sar\u00e0 sempre pi\u00f9 ingiusta e terribile di quanto ci aspettassimo, piomber\u00e0 su di noi giusto nel momento di libert\u00e0 e rider\u00e0 della nostra illusione. Il fatto stesso di rifiutare il &#8216;personaggio&#8217;, da parte di Bierce, intensifica il momento tragico, rendendo universale l&#8217;esperienza. In effetti sembra che lo stile di Bierce crei una situazione in cui, data comunque l&#8217;assenza di tanti segnali di realismo, non c&#8217;\u00e8 differenza fra sogno e realt\u00e0; data la fragilit\u00e0 stessa della vita, solo il momento della morte pu\u00f2 metterci di fronte a quanto c&#8217;\u00e8 di significativo.<\/p>\n<p>&quot;Per questo aspetto della tecnica di Bierce, Jay Martin usa il termine &quot;surreale&quot;, e per alcuni racconti \u00e8 quanto mai appropriato, laddove il simbolismo acquista una sua vita morbosa alla quale dobbiamo cercare di attribuire i nostri significati. In <em>The Death of Halpin Frayser<\/em> funziona in questo modo ed \u00e8 anche uno dei racconti pi\u00f9 alla Poe. Si apre, come <em>Ligeia,<\/em> con una citazione sulla &#8216;reale&#8217; e complessa natura della morte: &quot;<em>Poich\u00e9 con la morte si opera un pi\u00f9 grande mutamento di quanto venga mostrato. Mentre di solito lo spirito che si \u00e8 ritirato all&#8217;occasione torna indietro e viene talvolta visto dagli esseri umani (sotto forma del corpo che aveva) \u00e8 tuttavia accaduto che il solo corpo privo dello spirito abbia camminato. E hanno testimoniato coloro che li hanno incontrati e sono sopravvissuti per riferirlo, che un cadavere risorto in tal modo non ha affetti n\u00e9 ricordi ma solamente odio. \u00c8 inoltre risaputo che certi spiriti, che in vita erano stati buoni, con la morte diventano assolutamente cattivi.&quot;<\/em> La differenza rispetto a Poe \u00e8 indicata dall&#8217;attribuzione di queste parole ad &quot;Hali&quot;, un&#8217;autorit\u00e0 mitica che in seguito sarebbe entrata a far parte della mitologia di H. P. Lovecraft e, cosa pi\u00f9 importante, dall&#8217;immediatezza dell&#8217;affermazione di Bierce sull&#8217;<em>odio<\/em> provato dallo <em>zombie.<\/em> Il racconto vero e proprio poi comincia con la tipica rudezza: &quot;<em>Una cupa notte di mezza estate un uomo, ridestandosi da un sonno senza sogni in una foresta, lev\u00f2 il capo da terra e, dopo aver guardato per qualche istante, disse<\/em>: &#8211; <em>Catherine Larue<\/em>. &#8211; <em>Non disse altro, non c&#8217;era alcun motivo a lui noto perch\u00e9 dicesse una cosa del genere.<\/em>&quot; Al che segue un cupo racconto d&#8217;assassinio e di colpa, nel corso del quale si ha la famosa descrizione della foresta di sangue. &quot;<em>Era ormai da tempo calata la notte, eppure l&#8217;interminabile foresta che stava attraversando era illuminata da un fioco bagliore che non aveva alcun punto di diffusione poich\u00e9, nella sua misteriosa luminescenza, nulla gettava ombra. Una pozzanghera poco profonda nello scanalato avvallamento di un vecchio solco di ruota, come per una pioggia recente, colp\u00ec il suo occhio per un riflesso cremisi. Egli si chin\u00f2 e vi affond\u00f2 la mano. Le dita si macchiarono: era sangue. Sangue, egli osserv\u00f2 allora, era tutt&#8217; attorno a lui. Le erbacce che crescevano rigogliose lungo i bordi della strada erano a macchie e a spruzzi sulle loro grosse, larghe foglie. Chiazze di polvere secca fra i solchi delle ruote erano butterate e frastagliate come da una pioggia rossa. A lordare i tronchi degli alberi c&#8217;erano delle larghe striature cremisi e il sangue gocciolava come rugiada dal loro fogliame.&quot;<\/em> La trama stessa \u00e8 confusa e fatta per confondere. Ci\u00f2 che \u00e8 impressionante \u00e8 il senso di fatalit\u00e0 che Bierce comunica al viaggio predestinato di Frayser. Come la maggior parte degli altri personaggi di Bierce, egli non ha n\u00e9 libero arbitrio n\u00e9 una qualche capacit\u00e0 di riconoscere le forze che lo circondano o, per meglio dire, sono dentro di lui. Il libro di Mary Grenander su Bierce contiene una particolareggiata e convincente spiegazione freudiana del racconto, e la metafora del &#8216;viaggio&#8217; che ricorre in tutto il <em>corpus<\/em> ha dei chiari riferimenti freudiani. Frayser si muove nei sogni e nella penombra, mentre intorno a lui si raccolgono le forme mostruose tipiche della persecuzione che lo sospingono verso una immeritata e orribile fine.<\/p>\n<p>&quot;Questo genere di simbolismo autosufficiente \u00e8 stato storicamente collegato al poema in prosa, ed \u00e8 cos\u00ec anche per Bierce. <em>An Inhabitant of Carcosa<\/em> presenta un uomo che si trova isolato in mezzo a rovine sconosciute; la scoperta che egli fa della propria tomba gli rivela che si tratta della grande citt\u00e0 in cui una volta viveva. Si ripristinano i sentimenti della poesia cimiteriale e della tradizione delle &#8216;rovine dell&#8217;Impero&#8217; che a sua volta risale a Volney e all&#8217;<em>Ozymandias<\/em> di Shelley: &quot;<em>sparsi qua e l\u00e0 dei blocchi pi\u00f9 grossi mostravano dove qualche tomba sontuosa o qualche monumento ambizioso aveva un tempo lanciato la sua debole sfida all&#8217;oblio.&quot;<\/em> Tuttavia in Bierce questa tendenza al frammentario, memore dei tentativi compiuti da Nathan Drake e da altri scrittori gotici dei primi tempi per incapsulare la sensazione di terrore in singoli episodi o scene letterarie, \u00e8 talvolta accompagnata da una comprensione e da un uso sofisticati, per non dire beffardi, delle prospettive narrative. <em>The Moonlit Road<\/em> \u00e8 un esempio particolarmente interessante: in esso la storia di una notte fatale \u00e8 raccontata successivamente da un certo Joel Hetman, la cui vita \u00e8 stata rovinata dalla morte della madre e dalla conseguente scomparsa del padre; dal padre, il quale ha perduto memoria e senso dell&#8217;identit\u00e0 ma sospetta, a causa degli incubi ricorrenti, di essere stato lui a uccidere la moglie in un momento di gelosia; e infine l&#8217;ombra della moglie, dal cui racconto veniamo a sapere che l&#8217;oggetto di questa gelosia, un misterioso e invisibile visitatore, \u00e8 inspiegabile per lei come per il marito. Una volta raccontate tutte le storie, veniamo lasciati con una lacuna voraginosa. Bierce irride alle speranze di soluzione mostrando come il passaggio nel mondo dei fantasmi non sia accompagnato dal bench\u00e9 minimo aumento della comprensione da parte della moglie deceduta: &quot;<em>No, non ho idea di che cosa fosse. La somma di ci\u00f2 che sapevamo al momento della morte \u00e8 la misura di ci\u00f2 che in seguito sappiamo di tutto quel che \u00e8 accaduto in precedenza. Di questa esistenza sappiamo molte cose, ma non v&#8217;\u00e8 alcuna nuova luce che cada sulle pagine dell&#8217;altra; nella memoria \u00e8 scritto tutto ci\u00f2 che di essa ci \u00e8 dato leggere. Qui non vi sono altezze di verit\u00e0 che guardino sul paesaggio confuso di quel dubitabile dominio. Dimoriamo ancora nella Valle delle Ombre, vaghiamo ancora nei suoi luoghi desolati, osservando dal fitto dei rovi e delle siepi i suoi folli, malvagi abitanti. Come potremmo avere nuovi ragguagli di quel paesaggio evanescente?&quot;<\/em> Per completare il quadro della disperazione si scopre che \u00e8 stata l&#8217;apparizione della moglie morta, da essa voluta per confortare lo sposo (che lei non sa essere stato il suo assassino) a causare la fuga, la perdita di memoria e il ridursi dell&#8217;uomo al colmo della povert\u00e0 e della rovina. Come dice giustamente, anche se in modo un po&#8217; confuso, Mary Grenander, Bierce si adopera a presentare come &quot;<em>sbagliata la coscienza intellettuale su cui riposa tutta la psicologia del suo protagonista, per cui tutte le reazioni emotive e sensorie che ne derivano sono del pari errate, ed \u00e8 proprio la percezione da parte del lettore di tale spaventosa inadeguatezza rispetto alla situazione reale a dare a questi racconti la loro peculiare quintessenza d&#8217;orrore&quot;<\/em> (Grenander, p. 949). Quasi tutta l&#8217;azione delle storie \u00e8 basata sugli errori, errori di percezione e di presunzione, che si risolvono, inevitabilmente, nella morte.<\/p>\n<p>&quot;Con uno stile di una precisione militare Bierce impartisce ai suoi lettori profezie da Antico Testamento e presagi di sventura, una sventura cionondimenno inevitabile proprio perch\u00e9 enunciata in anticipio. \u00c8 in parte questo tono di ammonimento perentorio e irascibile che provoca il &#8216;tipico accento fascista&#8217; di cui parla Edmund Wilson, in cui \u00e8 da aggiungere in parte anche l&#8217;assunzione da parte di Bierce di una posizione aristocratica rispetto al suo pubblico. I suoi gusti letterari e culturali erano rivolti al Settecento inglese, che egli vedeva come un&#8217;epoca di ordine e di stabilit\u00e0 che nondimeno permetteva una controllata benevolenza, basata a sua volta sulla coscienza della distinzione sociale e intellettuale. Egli riteneva questa la cosa migliore da ottenere per alleviare il terrore della morte. La combinazione da lui attuata di una moralit\u00e0 puritana e di una miliare \u00e8 responsabile della forma assunta dalle sue storie pi\u00f9 complesse, in cui sulla via della comprensione vengono deliberatamente poste delle difficolt\u00e0: <em>The Suitable Surrondings<\/em> \u00e8 praticamente narrata partendo dalla fine; <em>The Night Doings at Deadman&#8217;s<\/em> dichiara la sua derisione del lettore gi\u00e0 dal sottotitolo: <em>A Story that is Untrue.<\/em> La vita per Bierce era &quot;<em>una malattia per la morte<\/em>&quot;, ma una simile intuizione non permetteva alcuna grandezza provocatoria, quanto semplicemente una stoica mescolanza di accettazione e risentimento, il sapere che lo <em>choc<\/em> della verit\u00e0 ucciderebbe, ma che la cosa non ha importanza poich\u00e9 una comprensione del genere pu\u00f2 in ogni caso verificarsi solamente all&#8217;istante predestinato della morte.&quot;<\/p>\n<p>David Punter, <em>Storia della letteratura del terrore,<\/em> Roma, Ed. Riuniti, 2006, pp. 240-246.<\/p>\n<p><strong>BREVE BIBLIOGRAFIA CRITICA.<\/strong><\/p>\n<p>&#8211; CLARK POPE, Bertha (a cura di), <em>The letters of Ambrose Bierce,<\/em> 1922<\/p>\n<p>_25E2_2580_2593 DE CASTRO, A., _3Cem>Portrait of Ambrose Bierce,<\/em> New York, 1929.<\/p>\n<ul>\n<li>\n<p>FATOUT, Paul, <em>Ambrose Bierce, the Devil&#8217;s Lexicographer,<\/em> Norman, Oklahoama, 1951<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>IDEM, <em>Ambrose Bierce and the Black Hills,<\/em> ivi, 1956.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>GRATTAN, C. H., _3Cem>Bitter Bierce,<\/em> 1929.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>GRENANDER, Mary E., _3Cem>Ambrose Bierce,<\/em> New York, 1971.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>LAMENDOLA, Francesco, <em>Ambrose Bierce in &quot;La morte di Halpin Frayser<\/em>&quot;, su <em>Alla Bottega<\/em>, Milano, 1987, nr. 5, pp. 40-42.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>MC WILLIAMS, C., _3Cem>Ambrose Bierce<\/em>, 1922.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>NEALE, W., _3Cem>The Life of Ambrose Bierce,<\/em> 1929.<\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p>&#8211; PUNTER, David, <em>Storia della letteratura del terrore,<\/em> Roma, 2006.<\/p>\n<ul>\n<li>WILSON, Edmund, <em>Patriotic Gore: Studies in the Literatire in the American Civil War,<\/em> London, 1962.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Francesco Lamendola<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Testo della conferenza tenuta il 23 marzo 2007 ad Oderzo, presso il Palazzo Foscolo in Via Garibaldi, nel corso delle manifestazioni di &quot;Oderzoinquieta&quot; (9 marzo-29 aprile<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[122],"class_list":["post-26426","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-edgar-allan-poe"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26426","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26426"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26426\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26426"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26426"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26426"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}