{"id":26422,"date":"2010-07-29T09:53:00","date_gmt":"2010-07-29T09:53:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/07\/29\/la-fine-del-dresden\/"},"modified":"2010-07-29T09:53:00","modified_gmt":"2010-07-29T09:53:00","slug":"la-fine-del-dresden","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/07\/29\/la-fine-del-dresden\/","title":{"rendered":"La fine del Dresden"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;incrociatore leggero tedesco \u00abDresden\u00bb apparteneva a una classe di navi di cui furono costruiti due soli esemplari (l&#8217;altro era il celebre \u00abEmden\u00bb) nei primi anni del XX secolo: stazzava circa 3.400 tonnellate, era armato con 10 cannoni da 105 mm., aveva un&#8217;autonomia di 3.700 miglia e un equipaggio di 361 uomini; la velocit\u00e0 massima era di 24 nodi.<\/p>\n<p>Nella primavera del 1914 si trovava nelle acque del Messico, con l&#8217;incarico di proteggere le vite e i beni dei residenti tedeschi durante la guerra civile infuriante in quel Paese, allorch\u00e9 ricevette l&#8217;ordine di prendere a bordo, nel porto di Veracruz, un certo numero di connazionali, il presidente Victoriano Huerta, in fuga davanti alle forze di Villa e Carranza dopo una breve e ingloriosa permanenza al potere, nonch\u00e9 &#8211; stando a quanto si disse all&#8217;epoca, ma la cosa non \u00e8 provata &#8211; un cospicuo tesoro da quegli accumulato prima della fuga, e del quale (se pure esistette) and\u00f2 persa in seguito ogni traccia.<\/p>\n<p>Dopo aver sbarcato l&#8217;ingombrante ospite nel porto di Kingston, in Giamaica (da dove egli avrebbe proseguito per l&#8217;Europa, nel vano tentativo di organizzare il proprio ritorno in Messico), ad Haiti il \u00abDresden\u00bb ricevette a bordo il nuovo comandante, capitano Fritz Emil L\u00fcdecke. Ora la nave avrebbe dovuto fare ritorno a Kiel, ma proprio allora &#8211; si era al principio di agosto del 1914 &#8211; lo scoppio della prima guerra mondiale, e soprattutto l&#8217;intervento della Gran Bretagna, resero impossibile la prosecuzione del viaggio verso la Germania.<\/p>\n<p>A L\u00fcdecke non rimase altro da fare che lasciare il Mar dei Caraibi per dirigersi verso l&#8217;Atlantico meridionale, con l&#8217;intenzione di condurvi la guerra di corsa contro il naviglio mercantile alleato; ma successivamente, la decisione dell&#8217;ammiraglio von Spee di puntare verso il Sud America con la Squadra asiatica degli incrociatori, sugger\u00ec all&#8217;Ammiragliato tedesco di modificare i suoi piani e di ordinare al \u00abDresden\u00bb di passare, possibilmente inosservato, nell&#8217;Oceano Pacifico, per riunirsi alle forze di von Spee.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, doppiato il capo Horn senza incontrare il nemico, L\u00fcdecke fece rotta a nord-ovest e il 12 ottobre raggiunse von Spee davanti all&#8217;Isola di Pasqua, passando ai suoi comandi. Fu cos\u00ec che il \u00abDresden\u00bb partecip\u00f2 alla breve ma gloriosa epopea culminata nelle battaglie navali di Coronel, il 1\u00b0 novembre, e delle isole Falkland, l&#8217;8 dicembre 1914. Nella prima, i Tedeschi colarono a picco i due incrociatori corazzati della Squadra britannica dell&#8217;ammiraglio Christopher Cradock, e ci\u00f2 soprattutto per gli assurdi ordini impartiti dal Primo Lord dell&#8217;Ammiragliato inglese, Winston Churchill, che aveva diviso le forze inglesi e mandato Cradock allo sbaraglio (anche se poi Churchill, ingenerosamente, nelle sue memorie cercher\u00e0 di far ricadere tutta la colpa sullo sfortunato ma valoroso ammiraglio). Nella seconda, le due navi da battaglia \u00abInvincible\u00bb ed \u00abInflexible\u00bb distrussero completamente la Squadra di von Spee, in uno scontro senza gloria, poich\u00e9, grazie alla loro maggiore velocit\u00e0 e alla schiacciante superiorit\u00e0 di artiglieria, l&#8217;ammiraglio Doveton Sturdee si limit\u00f2 a martellare le navi nemiche, senza mai esporsi al loro tiro.<\/p>\n<p>L&#8217;unica nave tedesca che riusc\u00ec a sottrarsi alla distruzione, grazie alla sua maggiore velocit\u00e0 e al sopraggiungere provvidenziale del maltempo, fu appunto il \u00abDresden\u00bb, che, bench\u00e9 inseguito da vicino, fece in tempo ad inoltrarsi nel dedalo di canali della Terra del Fuoco cilena e a far perdere momentaneamente le proprie tracce. Churchill era cos\u00ec furioso per la mancata distruzione del \u00abDresden\u00bb che avrebbe voluto lasciare Sturdee nel Sud Atlantico a dargli la caccia; considerazioni di natura politica e psicologica resero ci\u00f2 inopportuno, per cui Sturdee fece ritorno in Inghilterra come un eroe, mentre una squadra di incrociatori inglesi rimaneva dislocata nell&#8217;estremit\u00e0 sud del continente americano per proseguire la caccia, con l&#8217;ordine tassativo di trovare e affondare ad ogni costo la nave tedesca.<\/p>\n<p>Nel Cile, e particolarmente nella parte centro-meridionale di quel paese (da Valdivia a Osorno a Puerto Montt), esisteva, fin dalla met\u00e0 dell&#8217;Ottocento, una numerosa e compatta colonia di immigrati germanici, che gi\u00e0 aveva accolto trionfalmente von Spee durante la sua visita a Valparaiso, subito dopo la battaglia di Coronel, e che poi si era mobilitata per sostenere in ogni modo, specie con l&#8217;organizzazione dei rifornimenti di carbone e con l&#8217;opera di intelligence, la crociera di von Spee verso l&#8217;Atlantico. Tuttavia, la rete di spionaggio tedesca aveva completamente fallito nel compito di seguire e riferire, via radio, i movimenti della squadra di Sturdee, per cui von Spee aveva attaccato Port Stanley, nelle Falkland, ignorando del tutto che vi si trovava una potente forza nemica. Ora la rete degli agenti tedeschi venne nuovamente mobilitata per fornire assistenza al \u00abDresden\u00bb in fuga.<\/p>\n<p>Il console tedesco di Punta Arenas, Rudolf Stubenvauch, si mise in contatto con un marinaio tedesco col\u00e0 residente, Albrecht Pagels, espertissimo conoscitore dei tortuosi canali magellanici, e questi si offr\u00ec di guidare il capitano L\u00fcdecke in un rifugio sicuro: il fiordo di Quintupeu, nell&#8217;Isola Nera, luogo pochissimo conosciuto e di difficile accesso per le scogliere, le forti correnti marine, la nebbia e il maltempo caratteristici di quella regione. All&#8217;epoca, del resto, esistevano ancora tratti di costa pressoch\u00e9 inesplorati nella regione magellanica e la cartografia a disposizione dei marinai presentava ancora parecchi spazi bianchi. Il segreto del \u00abDresden\u00bb venne ben custodito e per quasi tre mesi, fra la met\u00e0 di dicembre e i primi di marzo, l&#8217;incrociatore fantasma riusc\u00ec a sfuggire alle rabbiose ricerche dei suoi persecutori, che battevano il dedalo dei canali patagonici senza requie, decisi a scovarlo e distruggerlo ad ogni costo.<\/p>\n<p>Fu solo quando le scorte di viveri e altri generi di prima necessit\u00e0 erano ormai quasi esaurite che il capitano L\u00fcdecke, a malincuore, si decise a lasciare quel sicuro ancoraggio nei mari tempestosi dell&#8217;estremo Sud cileno e a tentare la sorte riprendendo l&#8217;alto mare, in direzione delle medie latitudini. Ma era una crociera ormai senza speranza: braccato da ogni parte, senza pi\u00f9 amici e senza un solo porto sicuro cui appoggiarsi, l&#8217;incrociatore tedesco and\u00f2 incontro al suo destino ai piedi delle scogliere dell&#8217;isola di Mas a Tierra, nell&#8217;arcipelago Juan Fernandez, ove gi\u00e0 aveva incrociato fra ottobre e novembre, prima e dopo lo scontro di Coronel (l&#8217;isola \u00e8 tornata agli onori delle cronache recenti in occasione dello tsunami del 27 febbraio 2010, che si \u00e8 abbattuto su di essa con onde di oltre di 15 metri, causando gravi danni e perdite di vite umane).<\/p>\n<p>Era il 15 marzo 1915 e tre incrociatori britannici, \u00abOrama\u00bb, \u00abGlasgow\u00bb e \u00abKent\u00bb, lo sorpresero e gli si fecero sotto, aprendo il fuoco a dispetto del fatto che si trovasse in acque territoriali cilene, cio\u00e8 neutrali: ancora oggi si possono vedere, sulle pareti di roccia della costa, i segni delle cannonate inglesi.<\/p>\n<p>L\u00fcdecke si era portato fino a 500 metri da riva; ma, quando si rese conto che i suoi avversari, poco gentlemen a dispetto di tutta la loro propaganda, non avrebbero comunque rispettato la neutralit\u00e0 cilena, trovandosi nell&#8217;assoluta impossibilit\u00e0 di battersi con successo e non volendo esporre ad una morte inutile i suoi marinai, decise di autoaffondarsi, proprio come avrebbe fatto, nel 1939, il comandante Hans Langsdorf nel porto neutrale di Montevideo, dopo la battaglia navale del Rio de la Plata. Ironia del destino, la corazzata &quot;tascabile&quot; che concluse cos\u00ec tragicamente la sua crociera nell&#8217;Atlantico meridionale portava il nome di \u00abGraf von Spee\u00bb, in ricordo dello sfortunato eroe delle Falkland.<\/p>\n<p>Dopo aver pagato un ultimo tributo di sangue alle vicende belliche, l&#8217;equipaggio del \u00abDresden\u00bb abbandon\u00f2 la nave per ordine del capitano L\u00fcdecke e, pi\u00f9 tardi, raggiunse Valparaiso, accolto amorevolmente dalla colonia tedesca, mentre i feriti venivano ricoverato nell&#8217;Hospital Alem\u00e0n. Molti decenni pi\u00f9 tardi, nel 1985, un monumento venne eretto nella naia di Cumberland, sull&#8217;isola di Mas a Tierra (dal 1966 ribattezzata Robinson Crusoe), per ricordare la sanguinosa fine dell&#8217;epopea del \u00abDresden\u00bb.<\/p>\n<p>Un particolare interessante: in forza all&#8217;equipaggio vi era anche un giovane ufficiale del servizio informazioni che dal Cile, dopo rocambolesche avventure, fra cui la traversata delle Ande per raggiungere l&#8217;Argentina, riusc\u00ec a fare ritorno in Germania: Wilhelm Canaris, futuro capo dei servizi segreti del Terzo Reich (finir\u00e0 giustiziato in seguito al fallito attentato contro Hitler del 20 luglio 1944, nel quale era implicato).<\/p>\n<p>La drammatica fuga del \u00abDresden\u00bb \u00e8 stata rievocata dalla penna di uno scrittore di talento, Serge Bertino, nel suo libro \u00abL&#8217;isola del Vento\u00bb, Milano, Sonzogno, 1982, pp. 83-88), ma in maniera sostanzialmente obiettiva e senza nulla concedere al romanzesco:<\/p>\n<p>\u00abVerso le quattro del mattino [il 9 dicembre 1914, all&#8217;indomani della tragica battaglia delle Isole Falkland], quando un colpo di vento spazz\u00f2 il cielo, l&#8217;incrociatore era ormai tra i canali blu della Terra del Fuoco. Gli inglesi lo avevano inseguito ma erano ancora lontani e poi non riuscivano a venir fuori da quell&#8217;intrico di riocce e d&#8217;acqua. Il &quot;Dresden&quot; stava navigando in un canale cosparso di isole che mettevano in comunicazione lo Stretto di Magellano con l&#8217;Oceano Pacifico mas verso su. Era il canale di Barbara che, schiacciato fra l&#8217;Isola St. Ines e l&#8217;Isola Clarence, se ne va verso l&#8217;Isola Nera. Il suo corso \u00e8 sinuoso e irregolare, sbarrato da numerose isole di cui alcune piccolissime. Le correnti tiravano violentissime e all&#8217;entrata dello stretto raggiungevano la velocit\u00e0 di dieci chilometri all&#8217;ora.<\/p>\n<p>Il &quot;Dresden&quot; vi era appena entrato quando il cielo divent\u00f2 di colpo azzurro In plancia tutti sentirono lo choc violento contro la corrente.<\/p>\n<p>&quot;Stiamo aumentando di velocit\u00e0&quot;, disse, con ansia nella voce, l&#8217;ufficiale in seconda.<\/p>\n<p>&quot;Le correnti&quot;, rispose soltanto il comandante.<\/p>\n<p>E dall&#8217;incrociatore videro le coste fuggir via velocissime.<\/p>\n<p>Tutto era talmente strano e bello che il ricordo della catastrofica battaglia parve svanire da ogni ente.<\/p>\n<p>La possente macchina da guerra ora sfiorava boschetti rintanati in fondo a piccole insenature solitarie, ora rasentava pareti gigantesche che cadevano a picco come tagliate dalla scure d&#8217;un gigante.<\/p>\n<p>Di volta in volta l&#8217;incrociatore sembrava dominare ed essere dominato. I marinai spaventati e insieme attratti non la smettevano di guardare quel paesaggio cos\u00ec diverso a ogni colpo d&#8217;elica.<\/p>\n<p>A occidente una gola profonda ricoperta dalla foresta magellanica e pi\u00f9 in alto una cerchia spettacolosa di ghiacciai e montagne. Pi\u00f9 lontano un canale di cui allora nessuno conosceva ancora l&#8217;esistenza. Il timone era tutto a dritta&quot; perch\u00e9 il &quot;Dresden&quot; vi potesse entrare senza urtare alcun bassofondo. L\u00e0 dove stava andando, gli inglesi non lo avrebbero certamente scovato. Quel canale e tutte le sue insenature non erano ancora stati iscritti sulle carte navali e l&#8217;unico uomo che lo conosceva era Alberto Pagels, il pescatore curioso&#8230;<\/p>\n<p>Appena il &quot;Dresden&quot; scivol\u00f2 nelle acque del canale il sole scomparve di nuovo e una fitta foschia scese a oscurare ogni cosa. Era uno dei soliti temporali cos\u00ec comuni sul versante occidentale della Terra del Fuoco. Con la solita spaventosa velocit\u00e0 s&#8217;era gettato sul &quot;Dresden&quot; come per colpirlo a morte.<\/p>\n<p>In plancia il comandante era al suo posto. Aveva lo sguardo teso e il viso scavato dall&#8217;accumulo di fatica. In quella semioscurit\u00e0 vedeva appena le onde spaccarsi furiose contro la prora del suo incrociatore.<\/p>\n<p>&quot;Bisogna tener gli occhi ben aperti&quot;, disse.<\/p>\n<p>Ma nello stesso tempo pens\u00f2 che era forse meglio fermarsi. Il rischio di penetrare tra quelle rocce sconosciute con quelle condizioni atmosferiche era veramente troppo grosso. Comunque fece dare il segnale di &quot;all&#8217;erta&quot; a tutto l&#8217;equipaggio e chiese all&#8217;ufficiale di macchina di ridurre notevolmente la velocit\u00e0. Malgrado tutto era profondamente impressionato. Il &quot;Dresden&quot; sembrava impotente contro le onde. Poi, di colpo, ancora una volta tutto cess\u00f2 e l&#8217;incrociatore braccato dalla flotta inglese pot\u00e9 riprendere la sua andatura normale.<\/p>\n<p>&quot;Le montagne sono sempre pi\u00f9 tristi&quot;, disse l&#8217;ufficiale in seconda, appena la visibilit\u00e0 si fece migliore. &quot;Che cosa ne pensa, comandante?&quot;<\/p>\n<p>&quot;La prospettiva \u00e8 ancora pi\u00f9 rassicurante. Significa che saremo soli per davvero.&quot;<\/p>\n<p>&quot;Gi\u00e0!&quot;, trov\u00f2 come sola risposta l&#8217;ufficiale in seconda.<\/p>\n<p>In quanto a tristezza ilo paesaggio era davvero impressionante. Anzi la parola &quot;tristezza&quot; era persino troppo dolce per definirlo. Man mano che l0incorcoatore penetrava lungo le due sponde del canale non si vedevano altro che scogli e rocce emergere dalle onde. La vegetazione era completamente scomparsa e solo qualche arbusto cresceva qua e l\u00e0, in una fessura o sotto una cengia al riparo dal vento. Le rocce erano levigate e solcate da infinite striature che ne raccontavano la lotta millenaria per esistere. Nel bordeggiare uno scoglio ricoperto di erbe ispide s&#8217;alz\u00f2 un volo di uccelli bianchissimi che prese a schiamazzare alla verticale del proprio isolotto come a volerne tener lontani gli intrusi del &quot;Dresden&quot;.<\/p>\n<p>Il comandante, guardandoli con il binocolo, disse solo: gabbiani che difendono le loro uova&quot;.<\/p>\n<p>L&#8217;incrociatore intanto era gi\u00e0 lontano mentre tutt&#8217;intorno a lui le rocce si spezzavano in un\u00ec&#8217;infinit\u00e0 di baie, di rade, di insenature sprofondare nel mistero.<\/p>\n<p>A ponente d&#8217;improvviso emersero alcuni torrioni che sembravano le sentinelle dell&#8217;oceano.<\/p>\n<p>&quot;Dove ci ancoreremo, comandante?&quot;, chiese l&#8217;ufficiale di macchina.<\/p>\n<p>&quot;Osservi pi\u00f9 a settentrione. Guardi bene. Vede quella spaccatura che s&#8217;inoltra tra le montagne?&quot;<\/p>\n<p>&quot;S\u00ec, comandante.&quot;<\/p>\n<p>&quot;Andremo l\u00e0 e l\u00e0 resteremo. Secondo Albert Pagels nessuno pu\u00f2 raggiungerci in quel posto. Solo lui \u00e8 al corrente di questo nascondiglio.&quot;<\/p>\n<p>Tutti guardarono da quella parte e scoprirono una grande baia che si insinuava tortuosa tra rupi e faraglioni. Solo avvicinandola per\u00f2 si accorsero di cos&#8217;era veramente. Intanto l&#8217;orizzonte s&#8217;era nuovamente oscurato e il vento era di nuovo uragano. Ma entrando nella baia che si apriva oltre lo stretto canale, quasi impensabile tra quelle rocce, si accorsero che tutt&#8217;intorno tornava la calma. Oltre a essere ben nascosta la baia era anche perfettamente protetta dal vento.<\/p>\n<p>Quando il &quot;Dresden&quot; fu ancorato i comandante disse:<\/p>\n<p>&quot;Date il segnale di cessato allarme.<\/p>\n<p>Poi soggiunse guardando uno a uno i suoi ufficiali:<\/p>\n<p>&quot;Vi aspetto nella mia cabina tra mezz&#8217;ora per bere insieme allo scampato pericolo.&quot;<\/p>\n<p>Ne uscirono alcune ore dopo per andare a poppa dove una compagnia di fucilieri di marina si apprestava a scendere a terra.<\/p>\n<p>&quot;Il vostro compito&quot;, disse il comandante non appena fu di fronte ai suoi uomini &quot;\u00e8 tra i pi\u00f9 importanti per la salvezza della nostra nave. Appena sarete a terra vi sparpaglierete a due a due e raggiungerete secondo le istruzioni dei vostri ufficiali i punti culminanti delle varie montagne che ci circondano. Da lass\u00f9 potrete dominare ogni anfratto di questi labirinti d&#8217;acqua. Sappiate che un amico della Germania, un pescatore che vive da queste parti, sar\u00e0 costantemente all&#8217;erta, con il suo cutter, per indicarci i movimenti della flotta inglese. Per il momento abbiamo viveri e combustibile sufficienti per sostenere un lungo assedio. Ma l&#8217;importante p che gli inglesi non ci scoprano. La loro superiorit\u00e0 di fuoco ci eliminerebbe in pochi minuti. Quindi tutto dipende da voi, dalla velocit\u00e0 con cui informerete e4 dall&#8217;attenzione che avrete per ogni oggetto sospetto. Lo so che vi chiedo molto. So che come tutti avreste bisogno di riposo; ma lo avrete non appena saremo in salvo.&quot;<\/p>\n<p>Ci fu un lungo silenzio poi gli uomini scesero sulle imbarcazioni che dovevamo portarli a riva. Tutti erano lacerati da una muta comprensione per le parole del capo e da una vera e propria paura. Temevano ogni cosa e soprattutto che il &quot;Dresden&quot; fosse costretto ad andarsene abbandonandoli alla loro sorte. Ma obbedirono.<\/p>\n<p>L&#8217;alba li trov\u00f2 ai loro posti sui vari torrioni che dominavano il gruppo di isole che li circondava. Vi trascorsero due mesi interminabili. Lottando contro le nebbie nere come il carbone, le folate di nevischio e cercando di scaldarsi ai rari sprazzi di sole che ogni tanto riuscivano a spezzare quel cielo d&#8217;uragano. Due a due, sulle vette di quelle montagne, non avevano da osservare che uno degli spettacoli pi\u00f9 lugubri immaginato da mente umana. Intorno rocce scheletriche che sembravano emergere dall&#8217;orizzonte come frantumi d&#8217;un mondo che stava scomparendo. Le isole fitte, minuscole o immense, e lo sguardo sempre fisso, attraverso i binocoli, a percepire i segnali di Albert Pagels. E poi la comunicazione immediata con il &quot;Dresden&quot;e la sua ombra che andava, entrava, veniva in quel dedalo liquido, riuscendo ogni volta a evitare d&#8217;essere scorto dagli inglesi. La solitudine immensa che li colpiva allora era tale da riempire tutto i loro essere d&#8217;un profondo senso di sgomento. Luci nere, nuvole sconvolte dagli spasimi del vento, nebbie che gelavano sul viso e sulle uniformi. Ma intanto giorno dopo giorno la loro missione si compiva con successo. Gli inglesi venivano, andavano. Sembravano cani da caccia impazziti su una pista incomprensibile. Ma il &quot;Dresden&quot; continuava a sopravvivere. E per tutti era l&#8217;unica cosa che contava.<\/p>\n<p>Ma poi per il &quot;Dresden&quot; venne il momento di lasciare il suo rifugio sicuro. La stagione stava peggiorando e le riserve di bordo avevano raggiunto un minimo al di sotto del quale la salvezza era impossibile.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, un mattino pi\u00f9 nebbioso degli altri, l&#8217;incrociatore tedesco lasci\u00f2, dopo aver recuperato tutti i suoi uomini, le acque di quella che pi\u00f9 tardi venne battezzata la baia Dresden. Fece rotta a nordovest badando a rimanere costantemente nelle acque territoriali cilene.<\/p>\n<p>Una navigazione folle fatta di continui cambiamenti di ritta per ingannare gli inseguitori che comunque non avevano abbandonato.<\/p>\n<p>Ma quando arriv\u00f2 nelle acque dell&#8217;isola di Juan Fernandez il &quot;Dresden&quot; fu sorpreso alla fonda da due incrociatori inglesi, il &quot;Glasgowe&quot; e il Kent&quot;. Era la fine. Bench\u00e9 in acque territoriali cilene gi inglesi si fecero sotto. Ma il comandante del &quot;Dresden&quot; ordin\u00f2 l&#8217;autoaffondamenti dell&#8217;incrociatore evitando cos\u00ec la morte e la distruzione dei suoi uomini. Era il 14 marzo 1915. E finiva una delle pi\u00f9 strane avventure navali che ebbero per teatro i fiordi e i canali della Terra del Fuoco.\u00bb<\/p>\n<p>Tale fu la fine del \u00abDresden\u00bb, l&#8217;ultima delle navi di von Spee, a pi\u00f9 di tre mesi dalla tragica battaglia delle Isole Falkland.<\/p>\n<p>Per averne ragione, gli Inglesi non avevano esitato a violare le leggi internazionali relative ai diritti degli Stati neutrali. Proprio loro, che avevano dichiarato guerra alla Germania in difesa della neutralit\u00e0 del Belgio e che, sull&#8217;invasione tedesca del Belgio neutrale, avevano costruito tutta la loro martellante propaganda di guerra.<\/p>\n<p>Adesso, Winston Churchill poteva tirare un grosso sospiro di sollievo, fregarsi le mani e fumarsi con soddisfazione uno dei suoi famosi sigari: l&#8217;ultima minaccia ai commerci alleati lungo le rotte del Capo Horn era stata definitivamente eliminata ed il povero ammiraglio Cradock, che lui stesso aveva mandato incontro a morte certa, era stato definitivamente vendicato agli occhi dell&#8217;opinione pubblica inglese.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;incrociatore leggero tedesco \u00abDresden\u00bb apparteneva a una classe di navi di cui furono costruiti due soli esemplari (l&#8217;altro era il celebre \u00abEmden\u00bb) nei primi anni del<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[92],"class_list":["post-26422","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26422","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26422"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26422\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26422"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26422"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26422"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}