{"id":26418,"date":"2019-02-06T03:16:00","date_gmt":"2019-02-06T03:16:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/02\/06\/la-filosofia-nellera-del-sospetto\/"},"modified":"2019-02-06T03:16:00","modified_gmt":"2019-02-06T03:16:00","slug":"la-filosofia-nellera-del-sospetto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/02\/06\/la-filosofia-nellera-del-sospetto\/","title":{"rendered":"La filosofia nell&#8217;\u00e8ra del sospetto"},"content":{"rendered":"<p>Viviamo nell&#8217;era del sospetto, o, se si preferisce, nell&#8217;era del post-sospetto, vale a dire del sospetto relativo al sospetto; alla quale seguir\u00e0, senza dubbio, un&#8217;era del post-post-sospetto, cio\u00e8 del sospetto relativo al sospetto del sospetto; e cos\u00ec via. S\u00ec, perch\u00e9 uno dei tratti distintivi della tarda modernit\u00e0 \u00e8, senza dubbio, l&#8217;originalit\u00e0: una originalit\u00e0 cos\u00ec grande che si esaurisce nel mettere l&#8217;etichetta <em>post<\/em> alla fine di ogni sostantivo, <em>ad infinitum<\/em>, come in un gioco interminabile di scatole cinesi, o magari di <em>matrjoske<\/em>. Tuttavia, per <em>non proceder troppo chiuso<\/em>, come direbbe Dante, proviamo a rendere il discorso pi\u00f9 semplice facendo un esempio pratico. L&#8217;\u00e8ra del sospetto \u00e8 caratterizzata dal fatto che tutto, ma proprio tutto, viene sospettato di non essere cos\u00ec come appare; di essere in tutt&#8217;altra maniera; il pi\u00f9 delle volte, di essere letteralmente l&#8217;opposto di quel che sembra. Dunque, se una cosa appare buona, bisogna sospettare, come minimo, che sia mediocre, meglio ancora pensare che sia cattiva, anzi addirittura pessima; e se una cosa pare giusta, che sia ingiusta; e se vera, che sia falsa; e, naturalmente, viceversa. Questo, \u00e8 ovvio, apre la porta al teorema degli specchi: se il vero \u00e8 falso, ma anche il falso \u00e8 vero, allora le due verit\u00e0 si elidono e ci resta in mano un bel nulla, zero virgola zero, il nichilismo allo stato puro. Fine del gioco, allora? Eh, no di certo: altrimenti cosa resterebbe da fare ai nobili pensatori della tarda modernit\u00e0? Potrebbero andare tutti quanti in pensione; ma sai che noia. E allora, ecco la soluzione: se il vero \u00e8, in realt\u00e0 falso, ma per la stessa ragione anche il falso \u00e8 vero, bisogna sospettare che un diavoletto maligno, come diceva Cartesio, ci abbia messo lo zampino, al preciso scopo di confonderci le idee (si vede che anche i diavoli, nella tarda modernit\u00e0, non sanno pi\u00f9 cosa inventarsi per ammazzare la noia); e che, per le leggi della rifrazione, il vero che sembrava vero, ma che in realt\u00e0 era falso, e che quindi, sembrando falso, era in realt\u00e0 vero, non era quel che sembrava neppure al secondo capovolgimento: bisogna pensare che \u00e8 davvero falso, perch\u00e9 tutto, nell&#8217;era del sospetto, non \u00e8 come sembra, e se fosse come sembra, sia pure dopo aver capovolto l&#8217;immagine di s\u00e9, come avviene nella retina dell&#8217;occhio, la cosa sarebbe davvero troppo semplice, perfino banale; mentre gli uomini contemporanei sono particolarmente lusingati &#8211; anche se, a parole, se ne lamentano &#8212; dal fatto di viere in un modo straordinariamente complesso e, sovente, ambiguo. Se riescono a vivere in un mondo cos\u00ec complesso, infatti, vuol dire che sono particolarmente bravi: i problemi quotidiani coi quali hanno a che fare non si possono mica paragonare a quelli semplici, elementari, dei loro nonni: loro leggono l&#8217;<em>Ulisse<\/em> di Joyce, quelli si limitavano ai <em>Promessi Sposi<\/em> di Manzoni: gi\u00e0 da questo ci capisce la differenza. Loro, quindi, hanno superato le banalit\u00e0 del romanzo ottocentesco, navigano nei vasti oceani dell&#8217;antiromanzo; si son lasciati alle spalle le banalit\u00e0 dell&#8217;arte bella, loro si misurano virilmente con le sfide dell&#8217;arte brutta; loro non si contentano pi\u00f9 della filosofia dell&#8217;essere, cio\u00e8 della metafisica, sono proiettati verso le meraviglie del pensiero debole, del relativismo eretto a sistema, del soggettivismo ridotto a sensismo. In breve, loro sono uomini del tempo presente, ben provvisti di materialismo dialettico, psicanalisi e genealogia della morale: hanno fatto una scorpacciata di Marx, Nietzsche e Freud e, dall&#8217;alto di tanto sapere, possono ben guardare dall&#8217;alto in basso il rozzo e infantile pseudo sapere dei loro progenitori, gente che si contentava &#8212; figuratevi un po&#8217;! &#8211; di Dante, di san Tommaso d&#8217;Aquino e di Aristotele.<\/p>\n<p>Forti di una tale provvigione, gli uomini contemporanei, e specialmente quel particolare tipo antropologico che va sotto il none d&#8217;intellettuale, e che nessuno ha capito bene in cosa si distingua da un qualsiasi cialtrone che le spara grosse ora su questo e ora su quello, solo perch\u00e9 ha una bocca per parlare e soprattutto un microfono davanti alla bocca, e una telecamera che lo riprende e che distribuisce i suoi sproloqui sui teleschermi dei comuni mortali, non hanno alcun dubbio sul fatto che la sola cosa sensata, a questo mondo, \u00e8 sospettare di tutte le certezze, tranne la diffidenza sistematica verso ogni certezza altrui; rifiutare qualsiasi verit\u00e0, se non un sovrano disprezzo, una congenita avversione contro l&#8217;idea stessa di verit\u00e0. Costoro, dunque, sono puramente e semplicemente dei parassiti sociali, nel senso pi\u00f9 specifico e pregnante del termine: infatti non producono alcunch\u00e9, ma si limitano a consumare, e quindi a distruggere, quel che producono altri. A questa poco simpatica e poco invidiabile caratteristica, poi, ne aggiungono un&#8217;altra: la presunzione particolarmente fastidiosa di chi, non sapendo nulla, crede per\u00f2 d&#8217;aver capito tutto: dove quel &quot;tutto&quot; sarebbe la ferma convinzione che non c&#8217;\u00e8 nulla da capire, o, il che \u00e8 lo stesso, che nulla pu\u00f2 essere compreso. In altre parole, e per adoperare un&#8217;immagine evangelica, loro non entrano, non vogliono o non sono capaci di entrare nella casa della verit\u00e0; per\u00f2 non sopportano che altri lo facciano, o almeno ci provino: e dispiegano tutto il loro zelo missionario, tutto il loro encomiabile filantropismo, tutta la loro brillantissima intelligenza, per ridicolizzare, banalizzare e sminuire qualsiasi tentativo un quel senso, per non parlare poi di eventuali risultati positivi. Per definizione, secondo loro, noi viviamo in un mondo privo di ordine, quindi anche privo di senso: che c&#8217;\u00e8 da capire, allora, se non prendersi il gusto di fare le pulci a tutti quei sempliciotti, a tutti quegli ingenui, a tutti quei fideisti che vorrebbero capire? Quale sport pi\u00f9 bello di questo, quale passatempo pi\u00f9 incantevole, che puntare l&#8217;occhialino su costoro, come fanno le dame a teatro, e soffermarsi sui difetti, sugli insuccessi, sui fallimenti di quei poveri sciocchi che ancora parlano della verit\u00e0, e ne vanno perfino in cerca, come se la verit\u00e0 esistesse o come se fosse accessibile all&#8217;uomo moderno, cos\u00ec smaliziato, cos\u00ec edotto nelle arti del sospetto, cos\u00ec terribilmente filologo sino in fondo all&#8217;anima? Qualsiasi cosa possano dire quei poveri cercatori della verit\u00e0, che poi sarebbero i filosofi (quelli veri, quelli di sempre), i nostri intellettuali politicamente corretti la bloccano subito, mostrando loro l&#8217;assoluta fragilit\u00e0, per non dire l&#8217;inconsistenza, delle fonti storiche e metodologiche sulle quali hanno formulato i loro giudizi. Partendo dal linguaggio, i professionisti del sospetto decostruiscono qualunque proposizione, mostrano che qualunque proposizione \u00e8 priva di senso nel momento in cui vuole applicarsi a delle verit\u00e0 generali, e cos\u00ec liquidano con un sorrisetto e con una battuta gli sforzi ciclopici e coraggiosi dei veri filosofi.<\/p>\n<p>Ma loro, non sono dei filosofi? Certo che no. Un filosofo \u00e8, per definizione, un metafisico: uno che cerca l&#8217;intero, non il molteplice; e, per trovare l&#8217;intero, bisogna andare oltre l&#8217;apparenza, oltre la dimensione fisica. In effetti, il filosofo \u00e8 un tipo umano scomparso da almeno un paio di secoli: quelli che vanno ancora sotto questo nome, in realt\u00e0 lo usurpano, perch\u00e9 non solo non cercano l&#8217;intero, ma negano che sia possibile anche solo immaginarlo. E che cosa sono, allora, i signori del sospetto? Sono dei <em>philosophes<\/em>, cosa ben diversa dai filosofi; in sostanza, si tratta dell&#8217;ultima versione, aggiornata e rivista in chiave moderna, di una professione antichissima: quella dei sofisti. La principale differenza fra i moderni intellettuali e gli antichi sofisti \u00e8 che quelli si limitavano ad insegnare, s\u00ec, ma senza alcuna pretesa di avere una propria filosofia; questi, invece, non solo ritengono di averla, e sia pure una radicale anti-filosofia, cio\u00e8 una radicale anti-metafisica, cio\u00e8 un materialismo e un relativismo assoluti, ma si sentono pure investiti della sacra missione di diffonderla in tutto il mondo, come il verbo di salvezza senza il quale non vi sono che le tenebre della pi\u00f9 abietta ignoranza e la pi\u00f9 medievale superstizione. Inutile dire che questa loro &quot;filosofia&quot; si riduce a tre punti essenziali, tutti di segno negativo: nulla ha prodotto il genere umano, se non per la dialettica della lotta di classe (materialismo storico); bisogna diffidare di tutti i buoni sentimenti, perch\u00e9 nascono dalla morale del gregge e dal risentimento dei deboli contro i forti e gli audaci (genealogia nietzschiana); ciascun essere umano avrebbe l&#8217;istinto di scopare sua madre e ammazzare suo padre (o, nel caso delle donne, farsi scopare dal padre e ammazzare la madre), cosa che per ragioni pratiche \u00e8 meglio evitare, quindi sono tutti condannati all&#8217;inferno della nevrosi, nel quale ciascuno si arrabatta come pu\u00f2. Naturalmente quei signori, che sono intellettuali assai colti e raffinati, non la mettono gi\u00f9 cos\u00ec dura, per\u00f2 \u00e8 precisamente questo che hanno in mente ed \u00e8 questo il &quot;sapere&quot; che li fa sentire tre spanne al di sopra dei comuni mortali, immersi nell&#8217;ignoranza o, peggio, nell&#8217;ipocrisia; e se avessero appena un po&#8217; di fegato e meno timore di farsi delle inimicizie e giocarsi qualche comodit\u00e0, lo ammetterebbero anche loro. Che dire o che fare, allora, di fronte a un sistema del sospetto cos\u00ec ramificato e cos\u00ec sofisticato che nulla pu\u00f2 sfuggire al suo occhio di Grande Fratello, neppure le pieghe pi\u00f9 riposte dell&#8217;inconscio? Vediamo.<\/p>\n<p>La prima cosa da fare, sul piano psicologico ed esistenziale, \u00e8 fregarsene altamente dei moderni sofisti e lasciarli cuocere nel loro brodo. Inutile discutere con essi: non sono in buona fede; non cercherebbero di ragionare con voi, punterebbero solo a farvi sentire degli stupidi se solo osaste affermare che la verit\u00e0, dopotutto, esiste, e che il vero sapere \u00e8 puntare ad essa, non alla sua negazione. E probabilmente ci riuscirebbero, perch\u00e9 sono dotati di formidabili mezzi dialettici, senza contare il vantaggio di chi, non mirando alla verit\u00e0, ma solo a individuare il punto debole dell&#8217;interlocutore, per poi farlo cadere in contraddizione; per cui finireste per sentirvi davvero degli sciocchi, solo perch\u00e9 la verit\u00e0 non pu\u00f2 essere interamente esperita per mezzo della ragione logico-matematica, pur se \u00e8 possibile darne una discreta definizione: <em>adaequatio rei et intellectus<\/em>, cio\u00e8 corrispondenza fra la cosa e il giudizio. Lasciamo i sofisti ai loro sofismi; i sospettosi ai loro sospetti; i degenerati, gli anormali, i nevrotici, i falliti, i rancorosi, i biliosi, quelli che hanno la denuncia facile (perch\u00e9 state certi che vi faranno querela, se li seccate spezzando una lancia a favore della verit\u00e0), i narcisisti, gli egoisti e gli egoici, ai loro fantasmi e alle loro allucinazioni: aria, aria pura, aria fresca! Lasciamoli nei loro salotti televisivi, nei loro premi letterari, nelle loro tavole rotonde culturali, nelle loro cattedre universitarie, nelle redazioni dei loro giornali, dove imperversano senza contraddittorio, perch\u00e9 chi si muove nel politicamente corretto non deve temere mai smentite, obiezioni e altri fastidi del genere: ama parlare e scrivere in regime di monopolio, anche se a parole \u00e8 per il pluralismo e il dialogo con tutti (quelli che gli danno ragione). E cos\u00ec pure lasciamo perdere tutte quelle persone, e sono legione, cresciute alla medesima scuola, e che pur non avendo letto, n\u00e9 studiato, n\u00e9 cercato, n\u00e9 ascoltato, n\u00e9 meditato, pretendono di saper tutto e aprono bocca solo per denunciare la pagliuzza nell&#8217;occhio del prossimo e per correggere gli errori degli altri, veri o supposti che siano. Sono anime perse: neppure se la verit\u00e0 suonasse alla loro porta, essi la riconoscerebbero, tanto sono accecati dall&#8217;orgoglio e dalla presunzione.<\/p>\n<p>La seconda cosa da fare \u00e8 diffidare e sospettare di se stessi: ma di un sospetto sano, onesto, pulito; non di una sospettosit\u00e0 malata e distruttiva. E dopo essersi esaminati lealmente, senza finzioni, deponendo ogni maschera, raccogliere se stessi e andare avanti, rassicurati una volta per tutte che non vi sono furbizie o espedienti o secondi fini nel proprio cercare, ma una coscienza limpida, che si \u00e8 sottoposta alla prova e non intende trascorrere il resto della propria vita sul lettino dello psicanalista, per sapere se quel che pensa \u00e8 vero o no, se i suoi sentimenti sono sinceri o no, se i suoi scopi sono quelli dichiarati o sono altri. Noi abbiamo bisogno di fidarci di noi stessi; e, per farlo, dobbiamo vagliarci, severamente, come faremmo con uno strumento necessario, del quale dobbiamo sapere se si pu\u00f2 contare su di esso; ma dopo esserci vagliati, dobbiamo imparare a volerci bene e a fare affidamento sul nostro giudizio. Il modello negativo \u00e8 Amleto, col suo <em>essere o non essere<\/em>: dubbio sterile, distruttivo, dal quale un uomo non pu\u00f2 che uscire fiaccato, paralizzato, svirilizzato. Il complesso di Amleto, che poi \u00e8 il complesso di Edipo, \u00e8 la camicia di forza nella quale le energie migliori si isteriliscono e si spengono: e chi se ne lascia dominare, muore gi\u00e0 in vita e seguita a condurre una vita da cadavere, senza saper di essere un fantasma.<\/p>\n<p>La terza cosa da fare, e la pi\u00f9 importante, \u00e8 confidare in Dio. Fare filosofia \u00e8 cercare la verit\u00e0 delle cose; ma la verit\u00e0 delle cose non si mostra allo sguardo arrogante e superbo, ma solo allo sguardo che si lascia guadare dallo sguardo di Dio. Tutta l&#8217;intelligenza di questo mondo non basterebbe neanche per incominciare il cammino, se non si ponesse, fin dall&#8217;inizio, sotto lo sguardo di Dio, per essere guidata e illuminata dall&#8217;alto. Fare filosofia \u00e8 cercare la verit\u00e0 con gli strumenti della ragione; ma la ragione, a sua volta, ha bisogno di essere sostenuta e illuminata: da sola, finisce per impazzire e mordersi la coda, come un cane idrofobo. Tutta la filosofia moderna non \u00e8 che il delirio di un cane idrofobo che si morde la coda; e cos\u00ec la letteratura, la poesia, il teatro, il cinema, l&#8217;arte, la musica, e soprattutto le scienze, psicologia in testa. Nessun disprezzo verso la ragione; al contrario, essa \u00e8 uno strumento magnifico: ma \u00e8 solo uno strumento; e, come tale, deve essere usato nella maniera giusta, in base a un principio che le sia superiore. Il dramma della modernit\u00e0 \u00e8 che la ragione, specialmente nel campo della scienza e della tecnica, corre senza esser guidata dalla Virt\u00f9: e dove stia andando, nessuno lo sa. \u00c8 come un treno impazzito, senza macchinista, che aumenta sempre pi\u00f9 la velocit\u00e0. Per sapere e per decidere dove si vuole andare bisogna chiederlo a Dio, lasciandosi guardare da Lui.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Viviamo nell&#8217;era del sospetto, o, se si preferisce, nell&#8217;era del post-sospetto, vale a dire del sospetto relativo al sospetto; alla quale seguir\u00e0, senza dubbio, un&#8217;era del<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[148,185,250,263],"class_list":["post-26418","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-friedrich-nietzsche","tag-karl-marx","tag-sigmund-freud","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26418","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26418"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26418\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26418"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26418"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26418"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}